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martedì 12 giugno 2012

IL PUNTO DI NON RITORNO? FORSE CI SIAMO

Nonostante la leggenda urbana, basata su un'interpretazione errata del calendario Maya, che predice la fine del mondo per quest' anno, diversi ricercatori credono che possa essere veritiero un programma per computer di 40 anni fa, il quale predice un collasso socioeconomico ed un massiccio calo della popolazione 





Vi ricordate di quando Wile E. Coyote, nella sua ossessione di catturare Road Runner, cadeva dalla cima di un dirupo? Lo sfortunato predatore correva fuori dal bordo, si fermava a mezz' aria come solo un personaggio dei cartoni animati può fare, guardava in basso in un incredibile attimo di illuminazione, precipitava giù in una nuvola di polvere, poi il tonfo! 

Una quarantina di anni fa, un modello computerizzato del Massachusetts Institute of Technology chiamato World3 avvertiva la civiltà umana di una fine simile nel 21° secolo. In The Limits to Growth, libro del 1972 aspramente criticato che spiega questi risultati, i ricercatori sostengono che il sistema industriale globale ha così tanta inerzia che non riesce a correggere la sua direzione in risposta ai segnali di stress del pianeta. Ma, a meno che non ci sia un crollo della crescita economica che ci fermi sull' orlo del precipizio, ci avvertono, la civiltà andrà oltre – e ci sarà un tonfo che ucciderà miliardi di persone. 

Non guardate in basso ma stiamo già correndo a mezz' aria, così afferma un altro libro. In 2052: A Global Forecast for the Next Forty Years (Chelsea Green Publishing), Jorgen Rander della BI Norwegian Business School di Oslo ed uno dei modellisti originali del World3, afferma che la seconda metà del 21° secolo ci porterà vicino all' apocalisse tramite un grave riscaldamento globale. Dennis Meadows, professore emerito di System Policy alla Università del New Hampshire, che guidò il team originale del MIT e revisionò World3 nel 1994 e nel 2004, ha una visione ancora più buia. Il programma degli anni '70 ha prodotto diversi scenari, in alcuni l' umanità prova a tenere sotto controllo la produzione e la popolazione per vivere nei limiti del pianeta (Limits to Growth). Meadows sostiene che i percorsi sostenibili non sono più alla nostra portata perché l' umanità ha fallito nell' agire secondo le conseguenze. 

Invece gli ultimi dati mondiali stanno tracciando uno scenario allarmante, dove queste variabili aumentano costantemente fino a raggiungere il picco e poi improvvisamente crollare, in un processo chiamato collasso. Infatti Meadows dice: “vedo il collasso già ora. Il cibo pro capite sta calando, l' energia scarseggia, le acque sotterranee sono in esaurimento”. Per Randers le maggiori preoccupazioni vengono dai gas serra, emessi due volte più velocemente di quanto gli oceani e le foreste possono assorbire. Mentre nel 1972 usavamo l' 85% della capacità rigenerativa della biosfera per supportare le attività economiche come la produzione di cibo e beni e assimilare l' inquinamento, ora ne usiamo il 150% - ed aumenterà.

 

Le idee di Rander somigliano molto ad uno scenario di World3 in cui l' efficienza energetica e le energie rinnovabili rallentano i peggiori effetti del cambiamento climatico fino al 2050. Secondo Rander per i prossimi decenni la vita sulla terra andrà avanti più o meno come prima. Ricche economie continueranno a crescere anche se gli investimenti lentamente dovranno essere dirottati per far fronte alle risorse che scarseggiano e ai problemi ambientali, e che quindi lasceranno meno capitali per la creazione di beni di consumo. La produzione alimentare migliorerà, più anidride carbonica nell' atmosfera farà crescere le piante più velocemente, e il riscaldamento globale aprirà per la coltivazione nuove zone come la Siberia. La popolazione aumenterà, anche se lentamente, fino ad un massimo di 8 miliardi verso il 2040. Alla fine, comunque, inondazioni e desertificazione cominceranno a ridurre i terreni agricoli e quindi la disponibilità di grano. Randers prevede che nonostante gli sforzi dell' umanità per ridurre i cambiamenti climatici i suoi effetti cominceranno a diventare devastanti all' incirca nella seconda metà del secolo, quando il riscaldamento globale si autorinforzerà, ad esempio, accendendo fuochi che faranno diventare le foreste emittenti invece che assorbenti di anidride carbonica. “Molto probabilmente ci sarà guerra prima di arrivare a questo”, aggiunge cupo Randers. Si aspetta anche che le masse di migranti dei paesi diventati invivibili porteranno a conflitti armati locali. 

Graham Turner del Australia’s Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization teme che il collasso possa avvenire anche prima, ma più per il picco del petrolio che per il cambiamento climatico. Dopo aver confrontato i vari scenari di World3 con i dati recenti sulla popolazione, produzione industriale ed altre variabili, Turner e, separatamente, la BL Netherlands Environmental Assessment Agency, conclude che il sistema globale sta strettamente seguendo la piega del business, come sempre. 

In questo modello l' economia continuerà a crescere come previsioni fino al 2015 circa, per poi vacillare per il costo sempre maggiore dell' estrazione di risorse non rinnovabili come il petrolio. “Non che abbiamo finito queste risorse”, spiega Turner, “è che se cercate di raggiungere fonti non convenzionali come il fondale oceanico, ci vorrà molta più energia per estrarre ogni singola unità di energia”. Per gestire la mancanza di petrolio, il modello predice che la società dovrà dirottare investimenti dall' agricoltura, causando un calo nella produzione alimentare. In questo scenario, il picco di popolazione è vicino al 2030 con 7 o 8 miliardi per poi diminuire drasticamente a circa 4 miliardi nel 2100. 




Meadows sostiene che ormai il collasso è quasi inevitabile e che la sua forma attuale è troppo complessa per qualsiasi modello di previsione. “Il collasso non sarà guidato da una sola causa identificabile che agisce contemporaneamente in tutti i paesi” osserva. “Avverrà per via di complessi fattori che si autorinforzano” - compreso il cambiamento climatico, la diminuzione delle risorse e diseguaglianze socioeconomiche. Meadows spiega che quando l' economia rallenterà, pochi prodotti verranno creati rispetto alla domanda, e “quando i ricchi non otterranno più dalla produzione cominceranno ad usare il loro potere per prendere dal settore inferiore”. Con l' aumento di penuria e della diseguaglianza, rivoluzioni e movimenti socioeconomici come la Primavera Araba o Occupy Wall Street diventeranno sempre più diffusi - così come la loro repressione. 

Molti osservatori protestano che questi scenari apocalittici non tengono conto dell' ingegno umano. Dicono che tecnologia e mercati risolveranno i problemi quando si presenteranno. Ma per far si che ciò accada, dice Parha Dasgupta dell' Università di Cambridge nel Regno Unito, i politici dovrebbero guidare la tecnologia con giusti incentivi. Dasgupta afferma che finché le risorse naturali sono sottovalutate rispetto al loro costo ambientale e sociale reale – fino a che, per esempio, i possessori di automobile non pagheranno per le vite perse per le condizioni climatiche estreme causate dal riscaldamento dell' emissione di carbonio dei loro veicoli – la tecnologia continuerà a produrre beni con uso intensivo delle risorse e peggiorare il fardello dell' ecosistema. “Non potete aspettarvi che i mercati risolvano i problemi”. Randers va oltre, affermando che le mire a breve termine del capitalismo e i sistemi democratici esistenti rendono impossibile, non solo per i mercati ma anche per la maggior parte dei governi, affrontare problemi a lungo termine come il cambiamento climatico. 

“Siamo in un periodo di caos dalla dimensione inimmaginabile,” avverte Meadows e non spende più tempo per persuadere l' umanità sui limiti della crescita. Invece, dice: “Sto provando a capire come le comunità e le città possono ammortizzare” l'inevitabile impatto. 

Madhusree Mukerjee 
Fonte: www.scientificamerican.com

http://www.comedonchisciotte.org

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