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venerdì 10 gennaio 2014

CAMBIARE NOI PER CAMBIARE TUTTO


E’ molto tempo, almeno per le mie abitudini, che non scrivo qualcosa che non sia attinente a questioni  politiche o sociali. Perché è vero che la politica è importante, soprattutto oggi che ha permeato qualsiasi aspetto anche il più intimo e personale, e che interessarsene in modo critico e partecipe è fondamentale. Ma quando la sera si torna a casa dopo il lavoro o un impegno politico e ritrovi i tuoi affetti, i problemi, le questioni non risolte magari, ti fermi a fumare e…alzando gli occhi al cielo, le tue certezze si sciolgono rapidamente.
Riemergono i dubbi, i mille perché, i tarli che nel frattempo hanno continuato il loro lavoro di demolitori di corazze, eterna dannazione ed estasi dell’umana esistenza.
Chi sono, chi siamo, che facciamo su quest’astronave lanciata a folle velocità nel nulla o nel tutto assoluto?
In mille modi ho cercato risposte, in mille mi hanno proposto le loro.
Da tutti e da tutto ho preso e appreso qualcosa, ma è stato molto di più quel che ho lasciato.
Big bang, Dio creatore, Energia pura, Dimensioni parallele, Motore primo, esperimento alieno. Tutte potenzialmente logiche, tutte possibili, ma tutte non dimostrabili, tutte confutabili e tutte bisognose di un atto fideistico per l'adesione.
Però, ognuna di queste ha qualcosa in comune: fato, destino, Karma, scelta divina. Ognuno di noi sembra seguire un suo sentiero che pare disegnato esclusivamente per lui e le cui tappe, gli ostacoli, le soste ristoratrici sono proprio quelle di cui abbisogna, anche se non è in grado di valutarne subito la validità.
Io ho seguito il mio tra ostacoli, gioie, certezze abbandonate, esperienze, ma se guardo indietro non scorgo rimpianti.
Errori ne ho fatti, e tanti, ma non fino al punto di dover dire: “Se non l’avessi fatto…”.
Se non l’avessi fatto, non sarei l’io di oggi, sarei altro e non potrei mai sapere se sarei stato migliore o peggiore.
Questo vuol dire una sola cosa che io (noi) in questo tempo e in questa dimensione non potremmo essere diversi da quel che siamo, ci piaccia o non ci piaccia! Ed ogni sforzo che valga veramente la pena di fare è quello di migliorare quel poco o tanto che è migliorabile in ognuno di noi, capendo che è solo attraverso la presa di coscienza della nostra unica e ineluttabile realtà, potremo affrontarla e pensare di cambiarla.
In certi momenti sembra proprio che la vita si diverta a frapporre ostacoli, dolori, sconfitte, consegnando le nostre vite ad una passiva rassegnazione o ad un’ altrettanto negativa rabbiosa reazione contro tutto e tutti.
Incolpiamo il fato, i nostri parenti, gli amici, il mondo intero, ma, quasi mai, rivolgiamo lo stesso critico atteggiamento nei nostri confronti. Eppure ci crediate o no è proprio quello che riuscirebbe a darci la chiave per superare qualitativamente le prove dell’esistenza.
La storia e l’esperienza ci insegnano che la rabbia, l’odio, il conflitto permanente generano sempre e comunque ulteriori mostri.
La competizione e lo scontro non sono un destino ineluttabile scritto nel nostro DNA, c’è la possibilità di scrivere anche altro: comprensione, collaborazione, condivisione. la “pietas”, non quella pelosa aggiustacoscienze che troppo spesso si vede, ma quella reale, empatica e fattiva che cerca il miglioramento di tutto il genere umano migliorando se stessi.
Ecco in questo la chiave della spiegazione della necessità dell’ impegno, sia esso sociale, politico, culturale o quant’altro, ed ecco perché non riesco a comprendere come molte persone, pur splendide, limitino le proprie potenzialità creatrici in un ambito ristretto e confinato da regole, precetti, divieti, dubbi che diventano muri invalicabili.
Le gabbie che la società ci costruisce intorno sono di cartapesta se siamo liberi, sono di acciaio inox se siamo prigionieri di noi stessi.
L’unica lotta che valga la pena di fare è quella contro quella parte di noi che ci vuole prigionieri, indifesi e incapaci di lottare, trovando in questo giustificazione e alibi a sufficienza per l’inazione che, detto fra noi, è molto peggio delle reazioni  rabbiose di cui si parlava prima.
Ad maiora


MIZIO

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