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sabato 11 ottobre 2014

CHI DIVIDE NON MOLTIPLICA


E’ notizia di pochi giorni fa quella del ragazzino napoletano che ha rischiato di morire per l’imbecillità di chi pensa che tutto sia permesso, che tutto sia un gioco e che tutto passa attraverso la lente deformante della cosiddetta normalità. E si, perché quel ragazzino era stato preso di mira perché sovrappeso, non corrispondente, quindi,  a quelli che sono i canoni imposti dall’ignoranza e dal bombardamento mediatico dell’immaginario collettivo.
Il ragazzino, avrebbe potuto essere albino, troppo alto, troppo basso di colore, rosso, o addirittura effeminato chè su questi ultimi , poi, la violenza e lo scherno sembrano quasi atti dovuti.
La società negli ultimi anni attraverso gli scenari, complessi fin che si vuole , ma tendenzialmente, tutti tesi al profitto e al mantenimento del potere attraverso mille e più modi d’indirizzo del pensiero attraverso Tv, stampa, comunicazioni subliminali da pubblicità, siti web ecc. ha approfondito le divisioni tra gli esseri umani anziché limitarle nella comprensione e nell’accettazione.
Alle tradizionali differenze di razza, sesso, classe sociale, ne sono state aggiunte e incentivate altre: quelle anagrafica, prima di tutte, con il normale conflitto generazionale padri-figli trasformato in una guerra che vede gli uni contro gli altri armati. Gli uni accusano gli altri di aver scippato loro il futuro. Gli altri accusano a loro volta di scarso impegno e di scarsa propensione al sacrificio “Eh!….ai miei tempi”.
E, purtroppo, tale lettura che ci porta a puntare il dito su quello immediatamente più vicino a me sia esso anziano, giovane, di colore o gay è stata sposata e utilizzata anche da una certa intellighenzia (es.le critiche di Zucconi al rapper Fedez  per l’inno del M5S) , che avrebbe, invece, tutte le capacità di analizzare i fenomeni con un’altra ottica e indirizzare le critiche e le censure in tutt’altra direzione.
Ad un certo punto della nostra storia sembrava che il mondo ( almeno quello occidentale) fosse quasi pronto al grande salto, da società  classista a società, se non proprio di uguali, almeno di rispetto reciproco non solo formale.
Ma i reggitori del mondo, quelli che ne detengono i fili, che indirizzano le menti che canalizzano i pensieri hanno deciso che così non avrebbe potuto essere." Poffarbacco il lignaggio, il blasone (non quello nobiliare ma quello economico) non possono abdicare al loro ruolo e alla loro funzione. Ma che davvero pensavate che il figlio di un operaio potesse contare come quello di uno di noi? Poveri illusi, ve lo abbiamo fatto credere talmente bene, che ora siete pronti a sbranarvi tra di voi." 
E noi l'abbiamo fatto, abbiamo scaricato la rabbia al nostro interno cercando e criticando ogni nostra minima differenza, scavando solchi e fossati tra gli esseri umani, criticando prima di tutti i nostri simili e perdendo di vista i veri avversari.
La lotta di classe non si è conclusa con la firma di un trattato di non belligeranza reciproca. Non ve ne siete accorti ma è stata una resa incondizionata e, come in tutte le guerre, il vincitore ha stabilito le regole e le penali da pagare.
Per i padroni la guerra tra le classi non è mai finita, l’hanno continuata, oltre che con le tradizionali armi del capitalismo, con il condizionamento, con la creazione di realtà virtuali, con l’introduzione di nuove e perniciose divisioni. Il “dividi et impera” non è mai stato così efficacemente applicato.
Oddio, cosa c’entra tutto questo con il povero ragazzino napoletano. C’entra, c’entra! Quei tre cretini, autori dell’atto, se avessero avuto una scuola, una famiglia, una società intorno che invece di esaltare la competizione e il denigrare il diverso, ne avesse coltivato l’accettazione e valorizzato l’ arricchimento  reciproco che il contatto tra diversi comporta, forse (anzi senza il forse) non l’avrebbero fatto e magari in quel momento invece di bighellonare  e rompere le scatole al prossimo sarebbero stati al cinema, in biblioteca o a manifestare per la propria condizione di sottoproletariato.
Ad maiora


MIZIO

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