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venerdì 14 novembre 2014

IL RAZZISMO POLITICO NON PAGA



Il razzismo è un fenomeno in  continua e preoccupante ascesa alimentato da ignoranza, condizioni economiche sempre più precarie, incapacità di rapportarsi con qualcuno o qualcosa che percepiamo in una qualche misura come “diverso”, alimentato ad arte da gruppi e movimenti fascistoidi che mestano nel torbido per squallidi interessi di bottega..
Però, se permettete, non è di questo razzismo che voglio parlare, ma di altri, meno visibili, meno gridati, più subdoli ma che alla fine in maniera più “elegante” ma ugualmente efficace contribuiscono a creare steccati, divisioni alimentando il senso di superiorità, se non sociale o razziale, politica e di caoacità di analisi.
Cerco di chiarire meglio, in questo periodo storico caratterizzato da una crisi che, probabilmente, non ha avuto uguali nei tempi a noi più vicini, con una gestione della stessa che rigetta nel cestino della storia le conquiste e i diritti delle persone e dei lavoratori, ci si aspetterebbe da parte di chi questa visione non condivide, un’azione tesa ad unire e isolare il più possibile il virus.capital-liberista che sta permeando, oltre che la società, le menti e le coscienze.
In breve e senza troppi giri di parole ci si sarebbe aspettati da parte di quelle forze e di quei personaggi che fino a ieri si dividevano sul come meglio rappresentare l’opposizione sociale e politica, un atteggiamento più responsabile.
Non è più tempo di dividersi ed emarginare  (ecco il razzismo) il nostro compagno di viaggio su discriminanti che poco o nulla hanno a che fare con i bisogni delle persone e che attengono a visioni e momenti di analisi validi in altre stagioni, ma non in questa.
La storia del movimento operaio è ricca di momenti in cui si è fatto prevalere l’interesse comune rispetto a quelle che erano le nostre, seppur legittime aspettative. E penso, ad esempio alla svolta di Salerno, criticata e non capita del tutto, ma che permise all’Italia di superare quello snodo della storia con il minor danno sociale possibile al momento. E penso all’ipotesi di “compromesso storico” negli anni ’70, quando l’Italia era nel pieno di una lotta sociale e politica senza precedenti in cui, le forze fasciste e reazionarie erano pronte ad intervenire anche con la forza.
Quindi non si capisce quale sia il motivo per cui oggi ci si debba mettere a dividere in base ad un pregiudizio di superiorità intellettuale assolutamente fuori luogo, le poche forze di sinistra residue. Probabilmente c’è lo storico ed endemico limite della sinistra, soprattutto italiana, di voler affermare con il mantenimento delle proprie posizioni, una propria verginità politica  e d’analisi, essendo sufficiente all’ego di molti leader, rimanere tali nel proprio orticello e non confrontarsi con sfide più impegnative, accontentandosi, troppo spesso, di poter affermare dopo un fallimento :”L’avevo detto io!”.
La gente, i lavoratori, i giovani, le donne, gli anziani, quelli che voi avete scelto di voler rappresentare non vi seguono più su questa strada. Tutti noi che ostinatamente continuiamo a tentare di rappresentare una visione del mondo alternativa a quest’incubo che stiamo vivendo, vogliamo prima di tutto l’unità. Solo uniti si può pensare, se non di vincere, almeno di poter condizionare le scelte. Va bene anche ricercare l’unità con quella parte del PD cosiddetta di sinistra, se questa si decide a crescere e a prendere coscienza dell’inutilità della propria presenza in quel partito. La sinistra può e deve essere plurima,alternativa, comunista, socialista, ambientalista ma convivente in un unico corpo. Due, tre o quattro sinistre, serviranno solo alla prossima inevitabile sconfitta a scaricare la colpa sugli altri, ma per gli ultimi e i penultimi della società non sarebbero servite a nulla.
Quindi, io continuo a riaffermare quello che, per me ormai è un refrain. “Un passo indietro tutti”: Tanta riconoscenza, tante grazie ma i rapporti, i pregiudizi e le ambizioni dei leader della sinistra non possono e non devono condizionare la vita e le aspettative di milioni di persone. Spazio a volti e proposte nuove, fuori dai rancori e dagli sbagli del recente passato. Che ognuno possa coltivare e rappresentare il proprio modo di essere all’interno però, di un percorso che sia il minimo comune denominatore, condiviso convintamente da tutti.
Altrimenti molti, me compreso, non capirebbero e vi lascerebbero soli a fare la guardia ai bidoni vuoti della purezza ideologia o del compromesso continuo, a seconda delle scelte.
Ad maiora


MIZIO

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