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mercoledì 11 febbraio 2015

ECONOMIA ECOLOGICA


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Abbiamo il piacere di presentarvi l’intervento che l’ingegnere energetico Carlo Federico Marazzi ha tenuto in occasione del Festival Culturale per la Cooperazione Officina Futuro con la speranza annunciata di aprire il dialogo tra economisti e professionisti di altre discipline.

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Dato il poco tempo a disposizione, cercherò di spiegare cos’è l’economia ecologica nei suoi tratti essenziali. In realtà ogni punto meriterebbe di essere approfondito a parte. Così questa mia breve esposizione di oggi può essere, tutt’al più, considerata come un promemoria di lavoro.

INTRODUZIONE
Ci è stato detto che la crisi economico–finanziaria, importata dagli Stati Uniti nel 2008, e tutt’ora in atto, è stata originata dallo scoppio della bolla immobiliare negli USA e dalla cartolarizzazione dei mutui subprime. Poi, una volta giunta in Eurolandia, questa crisi si è ulteriormente aggravata a causa del sistema economico finanziario qui esistente (sistema dell’euro) e del rilevante indebitamento privato con l’estero dei Paesi del Sud Europa. Questo è senz’altro vero, ma la verità completa è che questa crisi mondiale è una crisi sistemica, causata da molti fattori che si influenzano a vicenda.
L’attuale dibattito sulla crisi economica che si sta tiepidamente aprendo anche alle voci non allineate, considera, con un’insistenza martellante, alcune presunte cause della crisi economica ma trascura un tassello molto importante, la cui conoscenza è indispensabile per capire, in tutta la sua complessità e gravità, la crisi che stiamo vivendo. In verità, c’è un silenzio quasi assordante su una causa fondamentale di questa crisi economico– finanziaria: il progressivo esaurimento delle risorse energetiche del pianeta ed il suo progressivo inquinamento. Nonostante la loro rilevante importanza sull’economia, gli aspetti energetici della crisi sono ancora completamente taciuti dai media, sia per la grande complessità del tema, che è di natura sistemica, ma anche per l’assoluta impreparazione della classe dirigente del Paese ad affrontare l’argomento e a proporre soluzioni.
I rendimenti decrescenti di produzione dell’energia, dovuti alla sempre minore accessibilità alle risorse energetiche, e le azioni di mitigazione per contrastare gli effetti del cambiamento climatico stanno sottraendo sempre più risorse all’economia reale, tanto che ne rimangono sempre di meno per produrre beni e servizi. Questi, sono i veri fattori che hanno innescato la crisi economico–finanziaria e che stanno portando al collasso il nostro attuale sistema socioeconomico.
Il problema energetico è un problema molto complesso e, senza una solida conoscenza di base delle varie problematiche, è facile prendere degli abbagli e cadere in luoghi comuni. Personalmente ritengo fondamentale che tutti abbiano almeno una conoscenza elementare dei problemi che ci affliggono a causa delle caratteristiche del nostro esistente sistema socioeconomico, fortemente dipendente dai combustibili fossili. Non è lontano il giorno in cui dovremo prendere delle decisioni molto importanti riguardo al nostro futuro stile di vita.

IL SISTEMA SOCIOECONOMICO DOMINANTE
Per tratteggiare l’attuale sistema socioeconomico, che è dominante in questa nostra epoca decadente e post capitalista, potremmo dire che è un sistema neoliberista, totalmente materialista e dogmatico, sostenuto dalla tecnologia della produttività, che è figlia di una scienza riduzionista. E’ un sistema la cui economia si impone sulla Natura per dominarla e non per comprenderla.
E’ un sistema socioeconomico, basato sul debito, progettato per crescere all’infinito, per poter agevolmente ripagare gli interessi, ma è un sistema strutturalmente instabile (per errore di progetto), che tende a collassare non appena cessa di crescere. Purtroppo, su un pianeta dalle risorse finite com’è il nostro, un tale sistema non può crescere all’infinito e già oggi incominciamo a vedere i primi limiti alla crescita. Limiti che si manifestano con una sempre minore accessibilità alle risorse materiali del pianeta, con un inquinamento in crescita esponenziale e con l’incapacità, da parte di questo sistema economico, di gestire la mutata realtà del mondo mentre si avvicina ai suoi limiti. La più lampante dimostrazione dell’ inadeguatezza del nostro sistema socioeconomico, è la presente crisi che, nonostante le reiterate parole tranquillizzanti dei politici, non finirà mai e che, per meglio comprenderne le origini, la dovremmo più correttamente chiamare terzo shock petrolifero (dopo i primi due degli anni ‘70).
Quello attuale è un sistema socioeconomico superbo e ambizioso. E’ privo di ogni riferimento etico e pretende di presentarsi come una disciplina scientifica per acquisire quell’autorevolezza, propria delle scienze naturali ed imporre le sue presunte verità. La sua teoria economica, giustificandosi con l’econometria, pretende di promuovere delle semplici correlazioni al rango di leggi fisiche, senza però rendersi conto che i suoi modelli econometrici non sono così solidi come i modelli della fisica e senza neppure sapere che, dopo Gödel e Popper, neanche la fisica può pretendere che i suoi modelli rappresentino la verità.
Per continuare ad alimentare l’illusione di una crescita infinita (che è fisicamente impossibile), da qualche decennio il sistema socioeconomico si sta, per così dire, dematerializzando. Ne è un segno evidente l’abnorme crescita dell’economia finanziaria la quale, era (e doveva rimanere) un semplice ed utile servizio dell’economia reale ma che, data la sua natura virtuale e basata sul nulla, si è pericolosamente gonfiata ed oggi è di un ordine di grandezza superiore all’economia reale.

NECESSITA’ DELLA CRESCITA ECONOMICA INFINITA
Gli economisti del sistema economico dominante, per giustificare la loro teoria della crescita economica infinita, anche su un pianeta dalle risorse limitate, precisano che quello che intendono far crescere indefinitamente è il valore dei beni e dei servizi e non la quantità fisica di energia e di materia necessarie per produrli. Però, con questa loro affermazione, dimostrano di credere in una tecnologia taumaturgica che permetterà di produrre beni e servizi reali, sia pure di valore sempre crescente, ma con un uso di risorse energetiche e materiali tendente a zero. Anche se, al momento, c’è ancora spazio per migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e quindi per ridurre ancora un po’ i flussi di materia e di energia, a parità di bene prodotto, è comunque evidente che non è possibile dematerializzare completamente l’economia. Quello che questi economisti affermano è solo una pia illusione. La verità è che anche in macroeconomia esiste un limite alla crescita infinita del PIL.
Perché la classe politica dirigente difende tenacemente la crescita infinita? Perché crede che essa, da sola, possa risolvere efficacemente e tutto in una volta diversi problemi di natura politica, quali: la sovrappopolazione, l’ingiusta distribuzione dei redditi, la disoccupazione ed il degrado ambientale. Ad esempio, i politici credono che la crescita economica risolva il problema della disoccupazione perché stimola gli investimenti oppure, ancora, che la crescita economica renda più tollerabile il problema dell’ ingiusta distribuzione dei redditi fra le classi sociali perché, con l’aumento del PIL procapite, tutti si arricchiscono, anche i poveri.
Senza crescita infinita, invece, i politici sono costretti ad individuare e adottare soluzioni politiche specifiche per i diversi problemi sociali. Soluzioni che, potendo essere radicali, impopolari e richiedere grandi sacrifici, sono molto restii ad imporre e fortemente osteggiate dalle diverse fasce sociali.



ECONOMIA ECOLOGICA O ECOFISICA
Immersi come siamo in una crisi economica globale, irrisolvibile con l’attuale sistema socioeconomico, in un mondo sempre più in stato di emergenza, con focolai di guerra sparsi ovunque, al limite della sostenibilità dell’uso delle risorse naturali, sentiamo un urgente bisogno di costruire un nuovo sistema socioeconomico, dal volto umano. Un sistema che opera contemporaneamente su due piani, diversi ma corrispondenti: il piano reale, che assicura che l’attività economica, quella dello scambio di beni e servizi, sia ben piantata nella realtà, ed il piano spirituale che garantisce che l’economia dell’uomo si sviluppi all’interno e nel rispetto dei limiti dell’Ecosistema di cui è parte e in profonda armonia con la Natura e le sue leggi.
Il nuovo sistema socioeconomico, che chiamiamo “Ecologico” o anche “Ecofisico” per ricordare, secondo l’originario significato greco della parola composta, che si fonda sulla disciplina e l’arte di operare contemporaneamente sui due piani: quello della realtà e dello spirito, questo sistema dicevo è progettato per regolare, in modo ecologico, sostenibile e resiliente, i rapporti economici tra gli uomini e per amministrare le risorse del pianeta, senza superare i limiti naturali dell’Ecosistema.
L’ecofisica può ben essere annoverata, insieme all’arte, all’estetica e alla vera politica, tra le discipline che aiutano l’uomo a riprodurre nel suo mondo convenzionale, nei rapporti tra i suoi simili, l’armonia dell’universo, l’ordine ”naturale” delle cose.
L’ aspirazione a condurre l’attività economica umana, in armonia con le leggi della Natura e dell’etica, deriva dal fatto che sentiamo ormai impellente la necessità:
  di avere una classe politica capace di allocare al meglio le limitate risorse del pianeta per l’esclusivo benessere della collettività;
  di avere imprenditori che esercitano l’attività economica in modo sostenibile;
 di avere economisti che consigliano i potenti (quelli che decidono), solo dopo aver meditato a lungo e aver maturato una profonda sensibilità sul ruolo dell’uomo all’interno dell’Ecosistema, sul delicato equilibrio con le altre specie viventi e sul valore intrinseco delle risorse materiali del pianeta.
Il nuovo sistema socioeconomico “ecofisico”, per potersi pienamente attuare, richiede soprattutto il cambiamento della nostra visione del mondo. Noi dobbiamo smettere di giocare il ruolo di consumatori inermi, teleguidati dalla pubblicità. Dobbiamo tornare a pensare con la nostra testa e riprendere in mano il nostro destino. Dobbiamo imparare ad essere pro-sumatori (produttori e consumatori insieme), dobbiamo imparare più mestieri (il concetto dei nostri vecchi di: imparare l’arte e metterla da parte) per essere più resilienti e autonomi (ad esempio: imparare a coltivare l’orto, fare piccoli lavori di manutenzione, riparare strumenti, rammendare, ecc.). Dobbiamo impegnarci a ricostruire, nella nostra comunità, un’economia locale promossa anche da una moneta locale che non sia basata sul debito. Dobbiamo vivere più centrati ed equilibrati, essere più fiduciosi in noi stessi e meno ansiosi, più poveri di beni materiali e più ricchi di relazioni umane, più collaborativi e meno competitivi. Dobbiamo infine pretendere da tutti il rispetto dei valori e della dignità umana e specialmente dalla classe che ci dirige.

LA DIPENDENZA DEL SISTEMA ECONOMICO DALL’ENERGIA
L’attuale sistema socioeconomico è fortemente dipendente dai combustibili fossili. Tutti i beni e i servizi prodotti dall’economia sono realizzati e trasportati con macchine che funzionano con i combustibili fossili (soprattutto petrolio).
A partire dagli inizi del ‘900, negli Stati Uniti, un Paese che si stava industrializzando grazie alla scoperta di ingenti quantità di petrolio sul suo territorio, gli economisti hanno rilevato una forte correlazione tra il Prodotto interno lordo (PIL) del Paese ed il suo consumo complessivo di risorse energetiche fossili. Una correlazione che poi si è scoperta valida anche per altri Paesi del mondo occidentale, anch’essi in via di industrializzazione. La persistenza, nel tempo, di quella correlazione ha indotto gli economisti a pensare che fosse una vera e propria legge della natura.
Fu così che, il rapporto tra l’energia netta totale prodotta dalle risorse fossili ed il Prodotto interno lordo (PIL) divenne un indice e prese il nome di intensità (di dipendenza) energetica dell’economia del Paese. Con la scoperta di questa legge, gli economisti non ebbero più dubbi: per assicurare al Paese la tanto desiderata crescita economica continua non si doveva fare altro che garantire un’ analoga crescita del consumo delle risorse energetiche fossili.

Energy Return on Energy Invested (EROI)
Dalla considerazione che, per ottenere energia, (in genere) si deve spendere energia, deriva un importante indice della qualità energetica: l’ EROI, detto anche tasso di ritorno energetico (dell’energia investita), che assume il significato di quanta energia si ottiene per unità di energia investita. Un modo di capire il concetto di EROI, è di pensare a quando facciamo il pieno di benzina. Sappiamo intuitivamente che l’EROI è molto grande perché l’energia che la benzina ci fornisce, per far funzionare la nostra auto, è molto maggiore di quella che è stata spesa per produrla (per estrarre il petrolio dal giacimento, per raffinarla, per trasportarla presso il rifornitore, per pomparla nel serbatoio della nostra auto)

Rapporto di intensità energetica (EIR)
Purtroppo l’EROI ha lo svantaggio di essere un indicatore un po’ difficile da valutare e, tutto sommato, abbastanza soggettivo. C’è invece un altro indice della qualità energetica che è più facile da calcolare: l’EIR o Rapporto di Intensità Energetica che misura il ritorno economico dell’energia spesa e assume il significato di quanto PIL è prodotto da un determinato sistema socioeconomico, per unità di spesa energetica. Il Paese che ha un indice EIR alto, ha un sistema socioeconomico molto efficiente nel trasformare le risorse energetiche disponibili in Prodotto Interno Lordo (PIL).
Purtroppo i dati dimostrano che gli indici EROI e EIR stanno calando in molti Paesi del mondo e questo è tra le principali cause delle attuali difficoltà economiche e della recessione.

LE CARATTERISTICHE DELL’ECONOMIA ECOLOGICA
Il sistema socioeconomico ecofisico è a basso profilo energetico e pone maggiore enfasi agli investimenti ecologici strategici piuttosto che ai consumi. Gli investimenti ecologici sono sostenibili e si distinguono da quelli tradizionali perché sono connotati da tassi di rendimento inferiori e da tempi di ritorno più lunghi, caratteristiche che implicano cambiamenti dei soggetti investitori e ridefinizione degli obiettivi.
Con riferimento ai soggetti investitori, gli investimenti ecofisici, data la loro minore redditività, sono prevalentemente guidati dal settore pubblico e puntano ai seguenti obiettivi:
  ridurre l’utilizzo delle risorse materiali
  garantire la piena occupazione
  costruire infrastrutture per lo sviluppo di attività sociali
  promuovere le tecnologie delle fonti energetiche rinnovabili,
  privilegiare le tecnologie dell’efficienza nei processi (rispetto alle tecnologie della produttività),
  salvaguardare l’Ecosistema (assistere i servizi ecosistemici e armonizzare l’attività economica con la biosfera e con la sfera inorganica: il clima). Nella visione ecofisica, l’Ecosistema è l’ unico sistema, enormemente complesso, che comprende tutta la vita sul nostro pianeta ed è composto da due importanti sotto–sistemi: il sistema delle specie viventi (biosfera) ed il sistema dei costituenti fisico–chimici che sostengono la vita (sfera inorganica). Pertanto, nella visione ecofisica, e questo è il punto fondamentale, il sistema socioeconomico (composto dagli uomini e dalla loro economia e tecnologia) è un sotto–sistema dell’Ecosistema e come tale deve e può vivere solamente all’interno dell’Ecosistema. In definitiva, il sistema socioeconomico ecofisico è peculiare perché:
  è caratterizzato da un più elevato rapporto tra investimenti pubblici e investimenti privati
  promuove l’economia dei servizi e le attività economiche a basso impatto ambientale dove il maggior valore aggiunto delle relazioni umane giustifica un maggior impiego di lavoro umano per unità di servizio reso
  considera della massima importanza il valore intrinseco del capitale naturale e dei servizi ecologici forniti dall’Ecosistema e li internalizza nei propri modelli di calcolo
 è un sistema socioeconomico stabile perché intrinsecamente sostenibile (non deve dipendere dalla continua crescita dei consumi)

CONCLUSIONI
A conclusione di questo mio intervento vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che esistono dei problemi che non si possono risolvere, semplicemente perché sono mal posti e intrinsecamente contraddittori. Non riusciremo mai a risolvere la crisi mantenendo un sistema socioeconomico basato sulla crescita infinita su un pianeta finito. L’unico esito possibile sarà il collasso.
Però, abbiamo ancora una speranza. Dobbiamo solo capire che occorre cambiare l’approccio per risolvere un problema ben posto. E la soluzione salta effettivamente fuori ed è quella di fare una transizione ordinata verso un sistema socioeconomico ecofisico. Ma dobbiamo farla al più presto perché, più tarderemo, maggiore sarà la probabilità che avvenga in modo caotico.

Signori, Benvenuti nel mondo senza soluzioni semplici ai problemi complessi.
Carlo Federici Marrazzo



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