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domenica 7 giugno 2015

NUTRIRE IL CORPO E LO SPIRITO

Un altro prezioso e interessante contributo del Dott. Maurizio Santopietro che analizza il rapporto o, non rapporto, tra cibo per il corpo e  cibo dell'anima.

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Malnutrizione, malattia del corpo e dello spirito Il principio: L’uomo non vivrà di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio (Mt 4,4). Il sistema: I poveri li avrete sempre con voi[…] (Mt 26,11). La constatazione: Siamo quello che mangiamo (L. Feuerbach). Il rimedio: Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca (Gv 3,30). A maggio 2015 si è inaugurata a Milano l’Expò mondiale sul tema Nutrire il Pianeta. Energia della vita, quasi ad accorgersi solo ora della disparità all’accessibilità al cibo fra gli emisferi nord e sud del globo. L’intenzione più elevata, che sarebbe “cosa buona e giusta”, sarà quella di redigere una sorta di “Carta internazionale del diritto all’alimentazione”. Vedremo. Senza approfondire in questa sede le matrici di ordine economico, politico e sociale, è palese che questa netta sperequazione sia espressione di un’iniqua distribuzione di beni e risorse, che favorisce la concentrazione di beni nelle mani di pochi a danno dei moltissimi, soprattutto in questi ultimi decenni in cui il divario fra ricchi e poveri è terribilmente aumentato. La malnutrizione non va identificata esclusivamente con la mera denutrizione o la carente assunzione di sostanze macro e micro nutrizionali (proteine, carboidrati, lipidi da una parte, vitamine e oligominerali dall’altra), infatti nei Paesi occidentali la malnutrizione si manifesta anche per cause opposte (eccesso di nutrimento), colpisce un alto numero di persone e bambini, e causa obesità e patologie correlate o anoressia, patologico paradosso del rifiuto di cibo che si verifica nella parte del mondo opulento. Si pone così in evidenza l’ambivalenza del fenomeno: ci si ammala e/o si muore sia per eccesso che per mancanza di cibo. Manca l’equilibro, l’armonia nella distribuzione della fruibilità e nella composizione bilanciata della dieta quotidiana, laddove ci sia disponibilità. 1 In ambito spirituale, Cristo si offre da oltre duemila anni come “vero cibo e vera bevanda”: In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo affinché uno ne mangi e non muoia, Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita 1 La FAO stima che la malnutrizione causi 9 milioni di morti (per insufficienza alimentare e denutrizione) e 6 milioni nei Paesi Occidentali, per patologie dovute ad obesità e cattive abitudini alimentari (Radiogiornale Rai, 01/05/2015). 2 del mondo […]. Perciò Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi (Gv. 6,47 ss.). La disponibilità di questo specifico cibo spirituale, al contrario di quello che deperisce, è per tutti gli uomini e in modo equilibrato. Si sente dire talvolta che il cibo spirituale sarebbe fruibile quasi solo in una specifica regione del mondo (area Occidentale). Un comunissimo pensiero era fino a qualche tempo addietro il seguente: come fanno a salvarsi quelli che vivono nelle zone sperdute del mondo? Si insinuava così che Dio non avrebbe distribuito equamente sulla terra il “pane” della salvezza, ma avrebbe discriminato come fanno gli uomini! Si ignorava stoltamente che Dio è giusto Giudice, che ha dato a tutti il diritto di diventare suoi figli, a prescindere dal luogo di nascita, dall’appartenenza etnica e culturale (Gv 1,12)! Nelle prime esperienze di partecipazione alla cena del Signore, i cristiani della chiesa di Corinto dettero pessimo esempio per il modo sacrilego con cui vi si accostavano, riproducendo squilibri sociali tipici del mondo pagano. Alcuni consumavano anzitempo pasti fastosi mentre altri erano a digiuno, e altri ancora addirittura si ubriacavano (1 Cr 11,17 ss.). Era un oltraggio al memoriale, cioè all’annuncio dell’Evangelo fatto proprio mediante la cena del Signore (1 Cr 11,26 ss.). Anche nella nascente chiesa di Gerusalemme, con migliaia di neoconvertiti, sorsero dispute fra ellenisti ed ebrei a causa dell’infelice distribuzione dei pasti alla mensa comune e, in particolare, nell’assistenza alle vedove. Nella circostanza, gli apostoli fecero scegliere alcuni servitori (diaconi) perché risolvessero la questione, mentre gli apostoli stessi si dedicavano alla predicazione (Atti 6,1 ss.), che era la vera priorità. Nella Bibbia ebraica troviamo un’altra dimostrazione d’immaturità spirituale e civica. Durante il cammino nel deserto, Dio inviò al popolo manna e quaglie giorno dopo giorno, immancabilmente. Cosa fecero i furbi? Cercarono di accumulare quanto più cibo possibile, nonostante il divieto tassativo di non raccogliere e consumare oltre il giusto quantitativo giornaliero per l’intera famiglia. I furbi non compresero, e furono puniti col rapido deterioramento del cibo ammassato, divenuto incommestibile e maleodorante (Es 16,13 ss.). Se Dio avesse consentito la razzia di cibo oltre il reale fabbisogno quotidiano per ogni gruppo familiare, altri ne avrebbero certo sofferto; si sarebbe generata ingiustizia, forse fino a realizzare un mercato nero! Questi sono i limiti della mentalità umana volta al male e priva della forma mentis di Dio, di Cristo (e ciò in persone che, pure, si erano affidate al Signore). Mancò l’applicazione del principio secondo cui non di pane soltanto vive l’uomo, ma di ogni parola che procede da Dio, (Mt 4,4). Mancò il rimedio: “Bisogna che egli [Dio e/o Cristo] cresca, e che io diminuisca”, oggigiorno ancora più valido. 3 Continuando nel simbolismo Cristo – cibo costituito dalla sua Parola, dal suo insegnamento, egli diviene un complesso di “sostanze essenziali” necessarie a far sviluppare la salute spirituale, a patto però che vengano assunti tutti i fondamentali del suo insegnamento. Se infatti dovessimo ingerirne arbitrariamente solo alcune parti, saremmo malnutriti, indeboliti, metteremmo a serio rischio la vita morale, esporremmo noi stessi al rischio di “malattie mortali”, esattamente come avviene nella realtà materiale. Ad esempio, Lutero riteneva lo scritto di Giacomo una “lettera di paglia”, perché enfatizza le opere rispetto alla fede, disposizione interiore non verificabile immediatamente. Gli uomini, soliti a semplificare le realtà, possono contrapporre impropriamente i due “macronutrienti” delle opere e della fede, che invece hanno qualità complementari e sono entrambi rilevanti nella “dieta spirituale” quotidiana. Non c’è motivo quindi per creare un insensato antagonismo fra opere e fede. È vero che Lutero dovette contrastare il mercato delle indulgenze e la simonia, ma Giacomo, ovviamente, non intendeva contrapporre le opere alla fede (Gc 2,17 s.)! Restando nel paragone alimentare, la dieta del cristiano è “onnivora”, egli si ciba indistintamente di TUTTI gli insegnamenti, tutti gli esempi e tutte le prescrizioni presenti nella Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento. È possibile però che alcuni, per immaturità spirituale, assumano ancora il “latte spirituale”, nonostante la lunga militanza nella fede (Eb 5,12). Potrebbero essere coloro che dicono “Io sono nella chiesa da trent’anni”, “io da quaranta”, come se non avessero più disponibilità ad apprendere dal Signore, come se il fattore cronologico da solo fosse sufficiente a garantire la vita spirituale. Sarebbe più utile chiedersi: sono stato cambiato dalla “dieta spirituale” di Cristo in tutto questo tempo? E quanto sono cambiato? Spesso, manca questo atto di profonda umiltà, e talvolta non ci si accorge di regredire, come appunto ci ricorda l’apostolo Paolo (Eb 5,2). Ora però poniamo al centro di un’ipotetica tavola del cibo e, in una seconda tavola virtuale, Cristo quale cibo spirituale. Alla prima tavola facciamo accomodare un vegetariano, un fruttariano, un vegano, un salutista e un “onnivoro”; alla seconda poniamo tanti invitati quante sono le centinaia di confessioni che si rifanno al cristianesimo. Proviamo a ragionare: quanti si adatterebbero alla sola “pietanza spirituale” che è il Cristo, senza rinunciare alla propria dieta? La risposta ecumenica, cioè di comodo, starebbe nello slogan: uniti nella diversità… nutrizionale! Così verrebbe fuori un Cristo “irriconoscibile”, cioè un pasto non digeribile per tutti, non gradito a tutti, ostico per molti, non salutare per alcuni, considerato che non potrebbe soddisfare l’appetito di tutti, e il rischio è che alcuni diventino anche INAPPENTENTI! Esiste però un pericolo difficile da scorgersi, per la sua parvenza di bontà. Corrono tale rischio soprattutto i predicatori, i pastori (vescovi) o i credenti stimati i quali, pensando di essere nobilmente ipernutriti del “cibo di Gesù”, alimentano di soppiatto il proprio ego, usano il Cristo 4 come mero mezzo di autoaffermazione, come “nutrimento narcisistico”! Attenzione perciò a coloro che si reputano detentori di verità assoluta e vogliono salire sul pulpito più alto, attenzione a coloro che “usano” il pane di Cristo per fini strumentali; pur avendo compiuto opere potenti, pur avendo molto predicato, pur avendo scacciato demoni, non troveranno conferma da parte del Signore: “Io non vi ho mai conosciuti, allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità” (Mt 7,21 ss.). Hanno mangiato “pane a tradimento”. E saranno gli stessi apparenti bravi cristiani quelli che, pur avendo manifestato doti eccezionali nell’oratoria, nelle opere potenti, in estremi sacrifici personali, pur avendo esibito doti eccezionali, hanno trascurato invece la Carità, l’Amore (1 Cr 13,1 ss.). Ma in termini evangelici l’amore coincide con l’osservanza della parola del Signore (1 Gv 5,3)! Per non essere malnutriti, dovremmo pertanto ambire allo stesso cibo assunto da Gesù, il figlio dell’uomo (Gv 4,34). All’Expò di Milano manca proprio il padiglione principale, quello dedicato al cibo spirituale, il vero Pane dell’anima!


© Riproduzione riservata – M. Santopietro 2015

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