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mercoledì 4 maggio 2016

IL LEICESTER E NOI


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La favola del Leicester ( per chi non fosse appassionato di calcio è la squadra inglese che, partita per non retrocedere, ha vinto il campionato superando squadroni imbottiti di soldi e campioni allenata dall’ italiano Ranieri) oltre che un bella  storia, buona per film e romanzi, si presta a tutta una serie di letture in cui possiamo  ritrovare molti aspetti della nostra attuale situazione. Ci chiediamo, tutto quanto è successo in Inghilterra e una simile avventura sarebbe stata possibile in Italia?
Nell’Italia della rottamazione in salsa renziana (e non solo) che guarda solo alla carta d’identità e non alle capacità come elemento discriminante, l’allenatore sessantacinquenne Ranieri era già stato messo in naftalina in quanto vecchio.
Senza scomporsi il suddetto (ovviamente rapportiamo il tutto alle diverse condizioni socio economiche) se n’è andato a cercar fortuna all’estero, prima in Grecia e poi in Inghilterra. Non è forse quello che sono costretti a fare anche migliaia di giovani, cui il nostro paese non offre più prospettive oltre una vita precaria e di pura sopravvivenza? E dando di questo colpe e responsabilità alle generazioni precedenti spostando il piano del conflitto da quello politico-sociale a quello generazionale?
Cosa che, d’altra parte, è sempre stato presente nell’avvicendarsi delle generazioni, con la differenza che , questo però, in un quadro di pseudo benessere diffuso, non veniva cavalcato in maniera populista e distrattiva rispetto i reali motivi delle ingiustizie sociali.
Altro aspetto dell’avventura della squadra inglese da prendere in considerazione è il riproporre, in salsa sportiva, la storia di Davide che sconfigge Golia. Anche questo in Italia sarebbe stato possibile?
Nell’Italia calcistica dove ci sono stati fenomeni diffusi di corruzione, “calciopoli” e non solo, una squadra come il Frosinone, ad esempio, potrebbe mai ambire a vincere lo scudetto? Nella patria dove si è stati costretti a inventare la “sudditanza psicologica” degli arbitri per giustificare l’ingiustizia, dove si toglie ai poveri per non toccare i privilegi dei ricchi siamo portati a pensare che ciò non sarebbe potuto avvenire.
Cosa imparare, allora, dalla bella avventura della squadra inglese?
Che il rinnovamento e il cambiamento, naturalmente e logicamente necessari, non passano esclusivamente attraverso il dato anagrafico.
Che la passione, l’impegno, il lavoro svolto in un ambiente idoneo e rispettoso dell’etica e della giustizia, a volte,  riescono ad emergere anche laddove sembrerebbero prevalere i soldi e il potere.
Che la rassegnazione e l’accettazione dello status quo non è la strada da perseguire, che la speranza da sola non basta, che l’impegno e la passione di giovani e meno giovani possono cambiare veramente le cose senza calcoli algoritmici sull’età media.
Che la giustizia sociale e una società più giusta ed equilibrata è un obiettivo difficile ma raggiungibile. Ranieri, Simeone,Sanders, Mujica, Iglesias, Tsipras età diverse stesse capacità propositive e comunicative 
Quindi al lavoro e alla lotta senza alibi e senza steccati!


MIZIO 

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