lunedì 11 marzo 2019

"NON TACERE"

Film documentario di Fabio Grimaldi sulla straordinaria esperienza umana, politica e di testimonianza di Don Roberto Sardelli e della "Scuola 725" nel borghetto romano dell'Acquedotto Felice negli anni che vanno da 1968 al 1973.



giovedì 13 dicembre 2018

La Giunta Zingaretti favorisce la speculazione immobiliare nei parchi naturali del Lazio.


Lo scorso 12 settembre 2018 è stato approvato, con emendamenti, l’articolo 3 della proposta di legge regionale n. 55 del 2018 sulla semplificazione amministrativa effettuata dalla Giunta regionale del Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti, che ha modificato l’art. 26 della legge regionale Lazio n. 29/1997 e s.m.i. sulle aree naturali protette.

La modifica riguarda la procedura di approvazione dei piani dell’area naturale protetta (parchi e riserve naturali), ora impera il silenzio – assenso: “trascorsi tre mesi dall’assegnazione della proposta di piano alla commissione consiliare competente la proposta è iscritta all’ordine del giorno dell’Aula … Il Consiglio regionale si esprime entro i successivi centoventi giorni, decorsi i quali il piano s’intende approvato”.

In precedenza, la Giunta regionale, entro 90 giorni, raccoglie i necessari pareri esterni e ne formula uno complessivo, poi assegna la proposta alla Commissione consiliare competente, che – sempre entro altri 90 giorni – invia la proposta di piano all’Aula per il pronunciamento definitivo.  
In realtà, può mancare qualsiasi pronunciamento, perché è sempre previsto il silenzio – assenso.  In complessivi sette mesi di silenzio – assenso il piano dell’area naturale protetta può esser approvato senza la benchè minima discussione.
L'antica torre dell'Acquafredda

Una vera e propria autostrada amministrativa per favorire le più devastanti speculazioni immobiliari anche nei parchi e nelle riserve naturali del Lazio.
Qualche esempio: la proposta di piano della riserva naturale “Tenuta dell’Acquafredda” prevede ben 180 mila metri cubi di volumetrie “a scopo socio-sanitario” per la “valorizzazione di terreni di proprietà dell’ente ecclesiastico” Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica, il Vaticano, per capirci, mentre numerosi interventi di grave trasformazione del territorio avverranno mediante piani ambientali di miglioramento agricolo (PAMA) comprendenti impianti di compostaggio, centro di vendita ortofrutticola e nuove volumetrie (es. Quarto della Zolforatella).

L'operazione è decisamente grave sul piano politico-ambientale, ma rivela anche profili di incostituzionalità, visto che contrasta con gli articoli 12, 22 e 25 della legge n. 394/1991 e s.m.i. sulle aree naturali protette, legge quadro che vincola anche le normative regionali e che prevede la valenza di piani paesistici per i piani delle aree naturali protette, obbligando la Regione alla co-pianificazione con il Ministero dell’ambiente e con il Ministero per i beni e attività culturali.


Decima, Castello di Monte di Leva

Se la legge regionale, una volta approvata, conserverà tali aspetti, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus rivolgerà un’istanza al Governo perché la impugni (art. 127 cost.) davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia ambientale (art. 117, comma 2°, lettera s. cost.).


Come avvenuto per i tagli boschivi nella riserva naturale “Decima – Malafede” della primavera 2018, più volte denunciati dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in tutte le sedi, emergono gravi omissioni e assordanti silenzi nell’attività gestionale delle aree naturali protette del Lazio e di Roma Capitale in particolare, segno evidente che la speculazione e la difesa degli interessi particolari sia amorevolmente considerata in via trasversale fra le forze politiche.
                       
                               Gruppo d’Intervento Giuridico onlus



lunedì 19 novembre 2018

IL TEMPO DEI RESTI!


Risultati immagini per tempi bui

C'è qualcosa di indefinito, di non esattamente inquadrato e inquadrabile e che porta questi tempi ad essere difficilmente catalogabili o definiti in modo preciso e significativo. Sono i tempi delle grandi paure e della temuta fine delle speranze. Delle grandi conquiste e delle ancor più grandi ingiustizie. Delle grandi prospettive fantasticate e delle miserie effettivamente vissute. Delle grandi promesse, delle grandi potenzialità e del nulla possibile. Del grande ingombrante passato e dell'imbarazzante limitato presente. In mancanza di chiavi di lettura più convincenti e chiarificatrici credo di non essere blasfemo e troppo lontano dalla realtà se, senza paura di essere criticato, mi sento di definirlo come il “tempo dei resti”. Perchè dei resti? Perchè nell'incapacità acclarata di elaborare nuovi modi e nuovi pensieri, siamo talmente immersi nel nulla esistenziale contemporaneo capace di sterilizzare e rendere meritevole di sbeffeggio qualsiasi tentativo di rilettura o di arricchimento originale del presente. Quindi, per costrizione o per scelta, ci si trova a contentarsi dei resti. Per incapacità o timore dell'ignoto nei nostri resti ci illudiamo di ritrovare il tutto.Resti o briciole di un cosiddetto benessere consumista elevato a modello unico e possibile dell'umana esistenza la cui torta sempre più grande ma sempre più riservata a una platea ancora più ridotta e privilegiata. A fronte del sempre più tangibile e sempre più probabile rottura degli ultramillenari equilibri naturali del pianeta, ci contentiamo di godere dei resti di una natura ridotta a mera testimonianza e considerata, al massimo, come fonte di guadagno e non elemento insostituibile e imprescindibile della vita stessa. Nel migliore dei casi difendiamo quei resti rinchiudendoli in riserve e parchi come isole assediate e circondate dal marciume.
Su un piano decisamente meno materiale, avventurandoci nell'intimo di ognuno vediamo che spesso, ci si contenta dei resti emotivi ed emozionali derivanti dagli scoop del pomeriggio trash della tv o del Web. Nei rapporti interpersonali ci si fa bastare i resti sentimentali in cui, progressivamente l'io prevale decisamente sul noi. L'altro visto come fattore limitante e concorrenziale piuttosto che come completamento e arricchimento.
In questi tempi di resti e di incompitezza dove sono le speranze? Dove si manifestano le potenzialità di riscatto, di maturazione complessiva e di presa di coscienza?
Fino ad oggi abbiamo dovuto assistere ad un'azione ideale, filosofica, religiosa e politica (non scandalizzi l'accostamento di questi elementi) che tenta di sopravvivere grazie all'uso dei resti. Resti di ideali e ideologie cui non sono stati forniti i necessari aggiornamenti e le imprescindibili mutate condizioni d'essere. Facendosi bastare troppo spesso l'uso retorico dei resti di slogan e simbologie che, gratificano, purtroppo, quasi esclusivamente chi le espone orgogliosamente.
L'incapacità, ormai acclarata di analisi, di incisione sul presente, di rappresentanza, ha lasciato ampio spazio a quelli che possiamo definire i resti più deleteri del dibattito.
Rabbia, rancore, spirito di vendetta conditi da ignoranza e la presunzione tipica dei pensieri corti e asfittici sono ormai i tratti predominanti dei rapporti, non solo politici, ma sociali e collettivi.
Prima o poi i resti non basteranno neanche più.
Cosa ci dobbiamo aspettare allora? Un imbarbarimento ancora più devastante che ci riporti a tempi ancora più bui o un'improvviso, e ad oggi non preventivabile, scatto d'orgoglio che riscatti le attuali miserie?
Qualunque sia o sarà il domani, chiunque ne abbia coscienza ha il dovere di provare a cambiare prima di tutto sé stesso e integralmente, con la coscienza che i resti nella vita spesso andranno a finire nell'indifferenziato.
Ad maiora

MIZIO

martedì 30 ottobre 2018

SE 12 ANNI VI SEMBRAN TROPPI!


Risultati immagini per riscaldamento globale


Gli scienziati dell' Onu hanno dato l'allarme:”12 anni per salvare il mondo”. Questo è il limite temporale per poter sperare di invertire la tendenza al riscaldamento globale che potrebbe scattare e superare il famigerato grado e mezzo arrivando ai due gradi di aumento della temperatura con conseguenze disastrose e senza possibilità di ritorno. Scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, desertificazione progressiva. Scomparsa di migliaia di specie vegetali e animali e cambiamenti complessivi e drammatici per l'accesso all'acqua e alla possibilità stessa di vita per come la conosciamo. E' vero che di allarmi del genere negli ultimi decenni ne sono stati lanciati molti e, quasi sempre l'accusa preconcetta di catastrofismo li ha depotenziati facendoli scivolare nella considerazione alla stessa stregua della storia di Pierino e il lupo.
E adesso, che sembrerebbe che il lupo sia arrivato veramente, e stia proprio dietro la porta di casa, pare quasi che la cosa non ci interessi più di tanto. E' vero che è aumentata di molto la sensibilità del singolo verso gli animali o verso la salvaguardia di piccoli o grandi porzioni di territorio da tutelare. Cose ottime, cose da sviluppare e apprezzare ma che non incidono se non in minima parte sul risultato finale. Salvare il cucciolo di cinghiale o il piccolo riccio sulla strada è cosa buona e giusta come impegnarsi per la salvaguardia del fazzoletto di verde sotto casa. Ma hanno un effetto positivo quasi esclusivamente per noi stessi e il nostro impegno ma hanno un impatto prossimo allo zero se non c'è un'attenzione pari o superiore al mantenimento dell'equilibrio ambientale complessivo. E questo, purtroppo sfugge alle possibilità, anche le più positive del singolo, ma rientrano in quelle assunzioni di coscienza e responsabilità che devono diventare collettive. Per far questo bisogna ripensare complessivamente e non settorialmente, l'organizzazione stessa della società. Ripensare la mobilità del singolo e di conseguenza, l'organizzazione del lavoro. Andare verso un lavorare meno, lavorare tutti e lavorare meglio. Ripensare il consumismo sfrenato, con i suoi ritmi infernali di produttività (crescita) malata e destinata fatalmente a infrangersi contro l'esaurimento delle fonti non rinnovabili di materie prime e la desertificazione del pianeta. Spostare le risorse ancora disponibili verso una loro redistribuzione più equa affinchè i cambiamenti necessari siano più facilmente accettati dalla gran massa. Introdurre come legge ineludibile né quella divina né tantomeno quella di mercato ma solo ed esclusivamente quella della natura e delle sue potenzialità, enormi ma non infinite, di produrre e garantire benessere e sopravvivenza a tutti se rispettata. Sviluppare cultura e conoscenza quale principale se non unico argine, all'ignoranza e all'incapacità di comprendere i processi sia sociali che naturali. Così, come sarebbe un argine alla sovrappopolazione, soprattutto nei paesi più poveri, con la valorizzazione e il riconoscimento della funzione e delle potenzialità delle donne, ancor oggi troppo limitate nel loro essere in quei paesi.
Per non parlare dell'inquinamento atmosferico e delle acque, del consumo continuo di suolo, della pesca intensiva che sta spopolando interi oceani, delle miliardi di tonnellate di plastica e altri rifiuti che contaminano e alterano equilibri biologici frutto di milioni di anni di evoluzione. Questo quadro mette paura solo a immaginarlo, figuriamoci a doverlo vivere come stiamo facendo e come tragicamente si aggraverà non tra un secolo ma già da domani. Conviene allora, come struzzi mettere la testa sotto la sabbia e fare finta che non sia così? Magari sperare in maniera fatalistica o fideistica che qualcosa cambi o, come nella famosa opera di Eduardo, tanto “Addà passà a nuttata”! La nuttata che stiamo contribuendo, con i nostri silenzi, con il nostro disinteresse a costruire non passerà, se non in tempi misurabili in secoli e solo con un'inversione totale del nostro modello di sviluppo.
Fatto un elenco e un quadro non terroristico, ma realistico, delle prospettive a breve rimane da stabilire cosa possiamo ragionevolmente fare. Diciamo che parliamo di piccole speranze, ammesso che ancora sia possibile coltivarne. Si può, ragionevolmente, pensare di operare svolte così radicali e impattanti se continuiamo ad avere come riferimenti i dati dei vari PIL dei vari paesi, del Moloch del debito pubblico, di una crescita misurata in miliardi di ore lavorate o miliardi di prodotti immessi sul mercato? Come si potrà convincere i potenti della terra (economici, finanziari e politici) a rinunciare al proprio disegno egemonico sul pianeta e sulla vita dello stesso? Non lo si potrà certo fare se guardiamo, ad esempio, a come la maggioranza degli elettori nel nord e nel sud del pianeta si sta esprimendo. Si premiano candidati e forze politiche che fanno della cementificazione, della distruzione del territorio dello sfruttamento intensivo e pronta cassa delle risorse e delle fonti energetiche non rinnovabili la propria Bibbia. I Salvini in Italia, Ii Trump in America e i Bolsorano in Brasile ne sono solo gli ultimi e più rappresentativi esponenti. Rappresentano esattamente e senza gli infingimenti cui altri ricorrono, lo spirito predatorio ed egoista del peggiore essere umano. Visione in cui si privilegia il singolo, il suo egoismo, la competizione anziché valorizzare una visione, meno gratificante per il singolo ma drammaticamente necessaria, basata su rispetto, solidarietà, equilibrio tra gli esseri umani e l'ambiente tutto.
Questo sarebbe il compito storico che toccherebbe alla sinistra e a chiunque abbia nel pensiero solidale e altruistico il faro nella propria vita.
Purtroppo è un compito storico che, a questo punto possiamo definire tranquillamente in gran parte fallito. E, con altrettanta certezza possiamo certificare che non c'è alcuna capacità o voglia di prenderne atto.
Dodici anni, ma fossero anche cento, per l'universo sono meno di un battito di ciglia. Per la Terra, i suoi abitanti e il genere umano sono l'attuale limite tra la possibilità di continuare a vivere o scegliere, invece, un suicidio collettivo.
Ad maiora!

MIZIO


martedì 16 ottobre 2018

AMORE ED EQUILIBRIO


Risultati immagini per equilibrio cosmico

Credo che molti, se non tutti, prima o poi si interroghino sul significato profondo dell'esser vivi. Il “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”, sono domande che sembrano già senza risposta nell'enunciazione stessa, ma che ostinatamente, costantemente ogni essere umano dotato di un minimo di coscienza d' essere si è posto da sempre attraverso i secoli e le barriere evolutive. Il mito, la superstizione, le religioni, il pensiero filosofico l'impegno sociale o politico, ognuno a suo modo e ognuno con i suoi limiti o ambizioni hanno provato a dare se non risposte, almeno potenziali strumenti di comprensione.
Da dove nascono e cosa sono veramente il bene e il male? Sono stati preesistenti o esistono solo in quanto trovano modo di manifestarsi all'interno di coscienze costituite e predisposte all'occorrenza? E, se riusciamo a svincolarci dalle nostre personali convinzioni, tutte nobili, degne del massimo rispetto e allarghiamo lo sguardo a ciò che ci circonda vediamo, con le nostre attuali conoscenze e capacità interpretative, che esiste una tendenza da sempre costantemente, ostinatamente alla ricerca dell'equilibrio. Considerando il male quindi, non  non come una categoria alternativa ma una inadeguatezza nella ricerca dell'equilibrio che chiamiamo evoluzione. Evoluzione i cui adattamenti, anche non volontari, non pensati sperimentano e premiano poi, coloro che meglio si adattano all'equilibrio preesistente, creandone costantemente un altro più favorevole, ma altrettanto precario e perfettibile. Lo stesso equilibrio cui tende l'intero universo o, almeno quella sua parte che conosciamo un pochino meglio. Le leggi che regolano i rapporti tra i vari corpi celesti altro non sono che una ricerca costante dell' equilibrio che tenta di contrastare l'inevitabile caos cosmico che ci scatenerebbe in loro assenza (che possiamo rapportare al male).
A fronte di queste domande, anche inquietanti e potenzialmente destabilizzanti, lo riconosco, ognuno risponde a suo modo e con le possibilità che il suo livello evolutivo consente. Parlando degli esseri umani vediamo che gran parte di essi, un attimo dopo essersi posto il quesito, lo sfuggono, lo mettono da una parte, considerando inutile e impossibile qualsiasi risposta. Molti di questi aderiscono poi acriticamente, a precetti religiosi, sperando che l'essere fedeli di quell'idea, possa comportare premi successivi e magari, una vita meno disgraziata con l'adeguamento a comportamenti socialmente o religiosamente accettati. Folle oceaniche di fedeli pronte a piccoli o grandi sacrifici e ad omaggiare sacerdoti e rappresentanti di un dio invisibile, ma non per questo meno tiranno e meno vendicativo. Un Dio che predica amore ma permetterebbe l'esercizio e la pratica dell'odio tra esseri umani. Un Dio troppo spesso usato come paravento per meschine, violente e anche tragiche vicende e interessi tutti umani. Un Dio che viene usato e arruolato sotto la propria bandiera per benedire armi, cannoni e giustificare guerre sante.
Nel passaggio precedente abbiamo accennato all'amore, anche se riferito al divino. L'amore è uno dei tratti unificanti e un sentimento quasi comunemente accettato, riconoscendogli una valenza positiva e potenzialmente superiore ad altri. Per la verità quasi sempre ci si riferisce all'amore tra i sessi, finalizzato al proseguimento della specie e limitato all'interno di una dialettica di coppia che, altrimenti, senza il condizionamento culturale sarebbe stata naturalmente portata all'anarchia e alla promiscuità riproduttiva oltre che sentimentale. Ecco, il riconoscimento dell'amore come sentimento superiore però, è uno di quei passaggi evolutivi che hanno, indubbiamente, consentito nel corso dei secoli una migliore stabilità dell'organizzazione sociale, prevedendo già un mutualismo tra gli esseri sia pure limitato al proprio nucleo familiare. Ma se allarghiamo il concetto vediamo che l'amore è stato anche la molla per allargare progressivamente il concetto di solidarietà, di mutualismo sociale prima ancora che questo fosse teorizzato, ad esempio col marxismo, come progetto di organizzazione sociale. Quindi l'amore, nelle sue varie accezioni o interpretazioni lo possiamo tranquillamente assimilare e sovrapporre a quello che si diceva all'inizio riguardo l'equilibrio universale. L'amore, perlomeno quello comunemente accettato, altro non è che uno scambio sentimentale e pratico in cui si prevede un dare e un avere. Quindi con un passaggio che non sembri troppo ardito, cos'altro è o possiamo considerare, lo scambio energetico tra i corpi celesti che ne permette l'equilibrio nell'universo, se non un scambio di forze di gravità reciproche e preesistenti che potremmo anche definire, per la loro modalità una forma d'amore? E cos'altro è lo scambio di energie vitali tra quella solare che fa crescere i vegetali che offrono nutrimento agli erbivori che, a loro volta sostengono i carnivori e tutti insieme alla perenne ricerca di un equilibrio sempre più perfettibile?
Abbandonando visioni ed elucubrazioni forse troppo lontani dal nostro quotidiano riportiamo il ragionamento a noi e all'oggi. Se il tratto caratteristico e costante che ci accompagna è la ricerca continua dell'equilibrio (amore), possiamo tranquillamente inquadrare qualsiasi nostra attività all'interno di tale schema. E, lasciatemelo dire, anche l'attività e l'impegno politico, sindacale o sociale, quando esercitata con spirito sincero e altruistico rientrano a pieno titolo in questa lettura. La demonizzazione che troppo spesso accompagna tali attività (sia pur giustificata da comportamenti scorretti) come la storia ci insegna è, spesso foriera di interruzioni traumatiche e violente di quell'equilibrio ideale ricercato. I regimi dittatoriali, le guerre, le violenze, le ingiustizie che hanno contrassegnato da sempre la nostra storia sono lì a dimostrarlo. Oggi abbiamo le capacità di coscienza e intellettive per impedire che tutto ciò si possa ripetere ma possiamo e dobbiamo farlo soprattutto lavorando su noi stessi e sul nostro equilibrio eliminando, per quanto possibile, l'odio, la violenza, il rancore. Indirizzando, invece i sentimenti costantemente alla ricerca della giustizia e della pace. Pace e giustizia che se raggiunte come convinzione da una massa critica sufficiente, potrebbero rappresentare la più grande e la più equilibrata delle rivoluzioni possibili (almeno al momento). Utopistico? Certamente, ma conoscete qualcosa di diverso dall' utopia che possa cambiare il mondo?
Ad maiora

MIZIO

sabato 13 ottobre 2018

LA' DOVE PISCIANO I CANI



Breve estratto iniziale di un testo, in gran parte autobiografico che prima o poi vedrà la luce!




La' dove adesso portano a pisciare i cani, ho dormito io. Sembra impossibile che un prato, fortunatamente diventato un parco strappato alla speculazione edilizia, possa aver ospitato, neanche troppi anni fa, un'intera comunità. Una comunità che è stata per gli anni dell'infanzia anche la mia. Le maestose rovine degli acquedotti con la loro presenza millenaria ci facevano da scudo e da riferimento. Quello che oggi distratti running con l'occhio fisso sul cardiofrequenzimetro e coppie in cerca di tranquillità vedono come un angolo in cui rifugiarsi per sfuggire al caos dell'incombente città era il nostro habitat. Il panorama creato dalle fila dei palazzi che nascevano come funghi alterando continuamente la skyline, erano il nostro orizzonte e il nostro confine. Fortunatamente alle spalle si stendeva ancora la campagna romana che tentava di resistere alle bramosie dei palazzinari e porgeva la mano ai primi declivi dei Colli Albani. Campi di grano, vigneti, pinete erano la nostra savana e la nostra Amazzonia. Nulla chiedevano e molto davano, compresi i bagni nella marrana che allora era limpida e non insozzata da mille schifezze, in cui facevamo conoscenza sul campo e senza insegnanti di pesci, rane, tritoni e rettili. Ogni metro quadro è stato testimone di qualche nostra avventura. Ogni albero ha conosciuto il nostro stupore e la nostra, anche crudele, innocenza. Innocenza messa, presto a dura prova dall'incontro, che inevitabilmente diventava scontro, con l'habitat meschino, razzista e snob della piccola e media borghesia che, intanto progressivamente, si avvicinava. Eravamo i figli dei sottoproletari, eravamo gli zingari, come con disprezzo ci chiamavano. Eravamo i figli delle ultime vittime della guerra i cui genitori avevano faticato più di altri per rimettersi in piedi. Cui si erano aggiunti nel frattempo i figli degli emigranti dall'Abruzzo, dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Calabria, finiti relegati ai margini della grande città bisognosa di mano d'opera. La storia, anche ripensando all'oggi, alla fin fine racconta sempre sé stessa anche se con interpreti diversi. Ero circondato da figure come quelle descritte da Pasolini, cinici, sfrontati, costantemente sopra le righe, potenzialmente anche violenti ma fondamentalmente disarmati nella tragica impotenza a fronte di un mondo che cambiava troppo in fretta per i loro semplici schemi di lettura e capacità di decodifica.
In questo humus poteva nascere, e sarebbe stato anche comprensibile, un mix esplosivo di rabbia, di voglia di rivalsa a tutti i costi e anche di violenza cieca. Per fortuna, come cantava anche il grande Faber, dal letame nascono soprattutto fiori. Nello specifico, grazie anche a figure fondamentali nella nostra crescita sono nati molti fiori mossi dalla voglia giustizia e non di vendetta, dalla smania di conoscenza, dalla ricerca di un riscatto in termini di conquista di dignità e coscienza. Fiori che nel tempo si sono, quasi naturalmente, trasformati in impegno sociale, politico, per alcuni anche religioso ma, per tutti, fondamentalmente in un continuo tentativo di costruzione di un mondo in cui non ci siano classifiche di merito, ma solo persone con i loro sogni e i loro bisogni.
E di questo cammino di ricerca e conquista, non facile e irto di ostacoli, con molte dolorose cadute  e altrettanti momenti entusiasmanti che cercheremo di parlare. Ne parleremo non certo con la voglia o la presunzione di insegnare alcunchè, convinti come siamo, che l'avventura della vita sia per sua natura solitaria e non trasmettibile, se non a grandi linee.

MIZIO

lunedì 27 agosto 2018

FORSE AVEVA RAGIONE ECO!

Risultati immagini per solitudine computer

Ho vissuto molte stagioni politiche complesse, comprese quelle, anche se molto giovane, del terrorismo nero e degli aspri scontri sociali, ma mai ho avvertito questa fastidiosa sensazione di impotente solitudine. Mai avevo visto i peggiori istinti prendere il sopravvento sul ragionamento e sul confronto anche se di livello non eccelso. Lo scontro dialettico, e non solo, col potere borghese pur nella sua asprezza, si poneva su un livello di qualità e profondità neanche paragonabile a quello attuale. Non so se ciò derivasse da un'errata e personale percezione del momento o, se veramente, tutto è cambiato troppo in fretta e non abbiamo più gli strumenti idonei per comprendere ciò che sta avvenendo.
La stagione berlusconiana con l'avvento e la supremazia dei messaggi delle sue televisioni ha avuto sicuramente la sua importanza. Il successivo avvento di internet, dei social, ha cambiato radicalmente la comunicazione che è diventata diretta, personalizzata non più mediata lasciando ognuno solo nella capacità o possibilità interpretativa.
Quando Eco attaccò i nuovi strumenti di comunicazione io non fui d'accordo col suo pensiero, considerando la sua una posizione snobistica ed elitaria contrapposta alle grandi potenzialità e libertà che i nuovi mezzi democraticamente mettevano a disposizione di tutti.
Oggi, forse, sarei un pochino più riflessivo nel considerare totalmente positiva la libertà concessa ad ognuno di trasformarsi facilmente e impunemente in veicolatore di false informazioni, di meschine interpretazioni che, se prese singolarmente possono anche far sorridere, quando diventano seriali e di massa aumentano a dismisura il potere di condizionamento orientando l'opinione e solleticando i peggiori istinti di quello che prima non era ancora un popolo e che adesso si è trasformato nella versione più volgare di ggente.
C'è chi, questo l'ha capito molto bene e molto prima di altri e, oggi ne rappresenta anche politicamente il frutto.
Ad maiora


MIZIO