martedì 6 giugno 2017

PENSA CHE TI RIPENSA.....


Il pensare è un’ attività indubbiamente tra le più naturali. I pensieri sono preesistenti e si attivano da soli, come il respiro e il battito del cuore, sono autonomi e invadenti .Si appropriano dei tuoi momenti, spesso fino al punto di oscurare quell’attività che, appena un attimo prima, era meritevole di tutta la tua attenzione. Paziente li ascolti e ti lasci sedurre se il loro fascino è degno d’attenzione e cure. Li lasci andare, senza rimpianti, se esauriscono il loro compito con la fugace e inopportuna apparizione in scena.
A volte, capita di intrattenersi talmente intensamente con alcuni di loro, di arrivare a considerare opportuno condividere l’oggetto delle proprie riflessioni  col prossimo e, quando questo capita, diventa tutto molto più complicato. E’ difficile spiegare (ma perché poi?) in quale modo e attraverso quali tortuosi percorsi quell’idea, che tanto ti ha solleticato e stimolato l’anima. Sia arrivata fino a te e ti abbia talmente compreso nel suo gorgo da considerarla degna di approfondimenti e confronti. Come trasferire in un altro contenitore qualcosa che è stato filtrato e adattato sulle tue misure. Come trasformare in parole comprensibili un mix di sensazioni, sentimenti, visioni in cui tu stesso sei rimasto avvolto in modo così intimo.
Senza considerare l’ onnipresente zampino dell’ ipervalutazione, di autostima e di bulimico egocentrismo. O, anche, il sincero e generoso tentativo di trasferire ad altri un punto di vista conquistato con fatica. Ma che, ne siamo sicuri, avrebbe un effetto benefico su chiunque ne venga a contatto e a cui vorremmo farne comprendere la profondità.
Senza dimenticare poi, il sottile e un pò sadico piacere di costringere il prossimo a lambiccarsi con alcuni irrisolvibili perché. Destinati fatalmente, a rimanere senza risposta ma che, ci si augura,  facciano comunque adeguata compagnia durante lunghe notti insonni.
Che si vorrà mai dire con questa premessa?
Niente di più e niente di meno di quanto espresso. Ognuno di noi è figlio di sè stesso delle sue (in)capacità, del suo essere unico e irripetibile. Allo stesso modo dei mondi e degli astri sospesi, in precario equilibrio, nel vuoto. Ognuno, nella sua diversità, ma accomunato dall’ obbligo (meglio se cosciente) di essere immerso nello stesso universo. Universo, il cui  ordine ed equilibrio apparentemente caotico, è regolato da leggi preesistenti. Leggi cui non si può sfuggire e cui tutto è legato. Guai se così non fosse, pena la collisione con le stesse leggi che lo regolano. Con esiti che nessuno può ragionevolmente, prevedere o anche solo immaginare.
Ecco, quelle leggi molti di noi, pur nella nostra infinitesimale dimensione,  le stanno infrangendo, ignorando le regole del gioco. Stiamo strappando il reticolo di relazioni e di sentimenti solidali tra esseri viventi. Diversi ma indispensabili al mantenimento di quell’equilibrio per erigere muri. Ci si erge a carnefici, giudici, angeli vendicatori piuttosto che in pazienti, tolleranti tessitori e costruttori di pace e solidarietà. Ci si rinchiude nella torre d’avorio più alta e impermeabile, non preoccupandosi, che così facendo, si lascia fuori anche la pietà e la giustizia.
Ma per fortuna, poi a volte, arrivano i pensieri, quelli per loro natura liberi e incoscienti alla ricerca di ragione e coscienza e…. rimani sveglio la notte.


MIZIO