Quando nasci periferia della periferia, si rischia di partire già sconfitti, e, ovviamente, all'inizio non lo si sa. Si impara piano piano, dai discorsi dei genitori, dagli sguardi dei benpensanti, dai desideri che rimangono inappagati.
Lo si impara quando l'unica scelta è la strada di cui si deve imparare le regole non scritte, ma vive, palpabili, fin troppo violente. Se non si riesce a vibrare armonicamente e in sintonia con quel mondo, ci si ritrova a scivolare verso un senso di estraneità a tutti suoni e colori che ti circondano. si comincia a sentire e far proprio uno stato di non appartenenza. Probabilmente troppo fragili e impreparati per quel paradigma. Sarebbe stato più facile fare come i tanti e assecondarne le aspettative. Tutto sommato sarebbe stato quasi naturale, per certi versi, forse, persino obbligato. Certamente più difficile, complesso cercare di rimanerne fuori. Ma quasi mai è una scelta cosciente. E' un ritrovarsi a fare i conti con sè stessi. E' quasi, una condanna alla solitudine, anche in mezzo alla folla. E' un essere messo costantemente e brutalmente alla prova. Come quando un dolore empatico segnò l'infanzia per quel vicino di banco cui morì improvvisamente la madre. Talmente forte e insopportabile il rimbalzo del suo dolore da chiedere piangendo alla propria, di madre, di cambiare classe. E anche quando si mise a repentaglio la propria incolumità per difendere un amichetto da una violenza gratuita e vigliacca. Erano più grandi e le si è prese. Ma di fronte al dolore e alle ingiustizie, devo dire, il senso di estraneità, da sempre, vacilla. Comunque, al di là degli episodi, non sapendolo ancora, in quei momenti iniziava il personale percorso di riscatto. Riscatto che, per molti, è scalata sociale, riconoscimento economico e supina accettazione delle regole del vivere civile e borghese. Per il potenziale estraneo a tutto ciò, era sforzo di comprensione, lavoro sfibrante e continuo su sé stesso. Nonostante le innumerevoli sbucciature di ginocchia e rotture di denti per gli ostacoli non previsti e non prevedibili, su cui inevitabilmente si andava a sbattere.
Col tempo si capisce che, anche il senso di estraneità, non può spingersi fino al punto estremo di affidare al caso e alle bizzarie della vita la propria incolumità, e la passività rispetto le ingiustizie. Con pazienza si sono ricercati i migliori prodotti disponibili e impermeabili da spalmare sull' anima. Creare una barriera fra la propria pelle e il resto del mondo sembrava essere necessario per girovagare senza traumi nelle strade della vita. Strade che, più si cresceva e più aumentavano di numero rendendo, conseguentemente, sempre più problematica la scelta di quella giusta:
Si è fatta la conoscenza con le suadenti sirene piazzate strategicamente in ognuna di esse. Con le loro luci, i loro richiami, le loro sfavillanti promesse di felicità. Lo sforzo per resistere a quegli inviti sarebbe stato sicuramente superiore alle proprie forze, se non ci si fosse trovati fin da subito a coltivare appunto, l’estraneità. Coscienti di essere nel mondo con le sue regole incomprensibili, ma altrettanto decisi a non farsi travolgere dai suoi flutti e affondare nei suoi gorghi. Si è costretti, spesso, a scegliere l'ombra come condizione necessaria. Ai lati della strada, non come rancorosi e bramosi spettatori, come sembra esser condannati. Ma come coscienti e attenti osservatori. Solo apparentemente ai margini dell' eterno fluire vitale perchè, altrettanto inevitabilmente e anche non volendo, si è esposti agli schizzi di fango e.....di peggio. D'altra parte non si è sulla terra per scivolare su di essa, ma per conoscere le sue impurità, le sue contraddizioni, i suoi limiti. Qui non si potrà mai volare, è vero! Ma non è detto che l' unica alternativa sia affogare nella melma. Anche se è altrettanto vero che, qualche contaminazione, è inevitabile che ci tocchi e ci segni.
Nasciamo ignari e moriremo altrettanto ignari. Nei due momenti cruciali dell'esistenza, l'alfa e l'omega, siamo stati e saremo soli. Ci accompagna, probabilmente, solo lo stesso senso di smarrimento e di angoscia. Ma tutto ciò che è in mezzo a questi due momenti, che è poi la vita consapevole. Dovrebbe essere conoscenza, ampliamento di coscienza, esperienza di equilibrio sentimentale da vivere con la pienezza di un' apparente estraneità!
MIZIO