Prima il leader o prima il programma? This is the question. Non è la stessa cosa, ovviamente. Ma sia in un caso che nell'altro, sappiamo già che a prevalere saranno compromessi. Frutto di rapporti di forza, di ambizioni e visioni parziali, di questo o quel personaggio. E che fatalmente, sterilizzeranno, in nome di una necessaria mediazione, tanto di quello che invece, sarebbe indispensabile e utile fare.
Quanto mi piacerebbe invece, che prima fossero presi in considerazione i bisogni delle persone. E primo fra tutti quelli dei più deboli ed esposti.
Ma questa è cosa che può diventare possibile solo se i rapporti, le istanze, le identità stesse di chi si propone a tale impegno. Vengano discusse, elaborate e confrontate con la realtà vissuta. E non quella percepita solo attraverso i dati di fredde statistiche. E al di fuori dalle canoniche stanze chiuse delle trattative più o meno riservate.
I partiti, la politica (ovviamente parlo di chi si professa e spaccia per sinistra) non sono e non dovrebbero essere i mediatori tra i bisogni, i diritti e persino i sogni dei più e quelli, di ben altro livello, di lorsignori. Non dovrebbero rappresentarsi, come sta accadendo da troppo tempo, un ulteriore scalino e ostacolo da superare. Ma dovrebbero esserne , nel più puro spirito costituzionale, i rappresentanti e interpreti della loro difesa. Interpretando al meglio possibile, quel fattore equilibratore, di lotta e resistenza indispensabile per poter definire una società classista, come la nostra, anche minimamente libera e rappresentativa
Il fascismo di questa interpretazione politica e umana limitata e escludente, rappresenta sicuramente l'aspetto più odioso e pericoloso. Ma per sconfiggere tale rischio, secondo me sarebbe preferibile farlo provando ad arruolare e coinvolgere le persone e le loro aspettative piuttosto che quelle di qualche leader. Cui toccherebbe poi, eventualmente e ovviamente, il compito di rappresentarle e portarle avanti al meglio.
A quel punto liberi e non condizionati e condizionabili dal compagno di banco Lo so, e sono pienamente cosciente di essere s un illuso e un sognatore. Al limite del patetico. Ma dopo aver percorso tutti o quasi i sentieri possibili di un impegno. Pagandone anche dei costi. Soprattutto nei termini di autostima. Lascio tranquillamente ad altri le circonvoluzioni verbali del nulla. E scelgo il sognare, che non costa nulla. E che, a differenza dei classici balletti e opzioni limitate al morire impiccati o fucilati, nulla costa e nessun danno procura. Ne' al sottoscritto e tantomeno agli altri.
MIZIO




