PER UN FUTURO DIVERSAMENTE MODERNO
lunedì 2 novembre 2026
DUE NOVEMBRE 1975
sabato 24 ottobre 2026
TRA PAURA E VIOLENZA, MUORE LA SPERANZA.
venerdì 16 ottobre 2026
LA NOIA
giovedì 15 ottobre 2026
COMUNITA' E POLITICA
domenica 20 settembre 2026
POLITICA? MA DE CHE?
Si vive sospesi tra nostalgie e timori. Non si spera più, non si aspetta nulla, perchè si ha la percezione che, qualunque siano le scelte, saranno quasi sicuramente, peggiorative e penalizzanti. Lottare, schierarsi sembra sempre più un esercizio di pura rappresentanza se non, addirittura, un'illusione che la nostra psiche crea a proprio uso e consumo come forma necessaria ma consolatoria. E che questo sia veritiero lo dimostra il fatto che la militanza politica, ma non solo, è esercizio, ormai, frequentata in gran maggioranza da over. Appare persino ovvio, in questo quadro, che le potenzialità di cambiamento, le innovazioni, gli scatti qualitativamente innovativi siano limitati e destinati quasi fatalmente a ripercorrere le stesse linee e gli stessi errori, reiterandoli nel tempo. Ovviamente è un discorso di carattere generale perchè, per fortuna, si conoscono esempi di anziani con una capacità e una lucidità d'analisi e proposta indiscutibili come, d'altra parte, si vedono frequentemente giovani che rinunciano al naturale compito generazionale di contestazione e innovazione. E che, per piccoli interessi di bottega sono speculativamente accondiscendenti verso i potenti o le logiche dominanti. Non è semplice individuare le responsabilità e, soprattutto, la loro distribuzione percentuale. Appare chiaro che tutti, più o meno, siamo responsabili di ciò che accade al di fuori del nostro recinto. Sia con scelte sbagliate, sia decidendo di rimanere alla finestra preferendo estraneità e presunzione. Questa premessa per arrivare a dire che, se si vuole avere come obiettivo il recupero e il coinvolgimento in un progetto di speranza collettiva, che ridia entusiasmo e motivazioni. Le strade che si stanno percorrendo a sinistra non appaiono certo quelle più indicate e idonee. Il tutto continua a svolgersi, in gran parte, all'interno di un ristretto circuito. Circuito da cui sembrano rimanere fuori le sensibilità e le istanze reali più sentite tra i cittadini. I cui echi rimbalzano in quei circuiti al massimo come auspici, buoni per stilare programmi condivisibili mediaticamente. In genere e spesso, solo a scopo autopromozionale. Nessuno vuole negare l'importanza di accordi, confronti e proposte che possano avere anche una valenza elettorale, ma andrebbero modulate, interpretate in maniera decisamente più coinvolgente e meno autoreferenziale. Non si risveglia lo spirito d'appartenenza e l'entusiasmo, se le scelte non sono precedute e accompagnate da intenti e azioni con forti caratterizzazioni ideali e di rottura con l'esistente. A cominciare dalle forme di partecipazione. Non si tratta di dover rispolverare bandiere e simboli che pur fanno parte della nostra storia. Ma della capacità di reinterpretarli alla luce delle moderne dinamiche e implicazioni sociali. Si dice che di buone intenzioni sia lastricata la strada dell'inferno. Ecco, le buone intenzioni non bastano più se non si ha la capacità di renderli comprensibili e fatte proprie dai più. Un buon dirigente non è solo quello capace di stringere accordi, ripeto pur necessari. Ma quello capace di avere quel fiuto, quella sensibilità politica e quella capacità d'ascolto, capace di farlo percepire come tale dai molti e non solo dal proprio ristretto circolo, spesso interessato. Questa non è una critica rivolta a Tizio o Caio, ma una riflessione più generale su un modo d'approcciarsi di quella politica. Che si vorrebbe della speranza e del riscatto, ma che ha contribuito, irresponsabilmente, a tagliare i rami della speranza, dell'entusiasmo, della progettualità per rinchiudersi anch'essa, nel moderno cinismo utilitaristico.
Ed è da questa desolante e desolata consapevolezza che si ritrovano e si veicolano i messaggi tipo: "Con Renzi si vince" "I voti vanno conquistati al centro", "Insieme per battere la destra" e via così. E si continua, nonostante il solco scavato con le sensibilità e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini più esposti, si allarghi sempre più. Rischiando sempre più, di diventare irreversibile.
MIZIO
sabato 19 settembre 2026
UMANI SEMPRE.
Molto si è detto e molto ancora si dirà sull'episodio della professoressa accoltellata da un tredicenne. Episodio che contiene in sè molti spunti di riflessione e ancor più dubbi sul quanto fatto, o non fatto, sull' accompagnamento dei ragazzi a una crescita di coscienza e valori umani. Aspetto che troppo spesso, specialmente nell'era dei social, viene demandato alla sola responsabilità genitoriale. Cui, poi scaricare l'intera responsabilità. Mentre poco o nulla si sottolinea quanto la società, nel suo complesso, abbia progressivamente smantellato un percorso cognitivo e di apprendimento basato su una crescita personale, Puntando tutto o quasi, sull'acquisizione di "competenze" utilizzabili dal mondo del lavoro e su una formazione personale da perfetto prodotto della società liberista e consumista.
Comunque, successivamente, qualche dichiarazione della professoressa stessa, hanno introdotto nella questione altri elementi. Con le sue dichiarazioni di appartenenza e simpatie politiche verso una certa destra e a favore della cosiddetta remigrazione.
E a questo proposito ho letto dichiarazioni che fanno passare, l'aggressione, per questi motivi, quasi come meritata o, comunque, da derubricare, rispetto lo sconcerto e condanna iniziale.
Questo modo di ragionare credo faccia scopa con quello che spesso, e giustamente, si condanna e si stigmatizza se adottato dalla controparte.
Sono fermamente e assolutamente convinto che uno dei tratti distintivi, di chi si oppone a violenza, autoritarismo, guerre e ingiustizie, non possa che essere prima di tutto, una grande umanità. Lo "Stay human" di Vittorio Arrigoni, non può e non deve essere solo uno slogan.
E mai, come i questi casi, bisogna avere la capacità di distinguere i piani di discussione e confronto. Che in questo caso non possono essere sovrapposti. Rimane la condanna, ovviamente, ma prima di tutto il cercare di capire i motivi di un gesto evidentemente assurdo. Da cui trarre poi considerazioni politiche e sociali.
Rimandando i dubbi e le considerazioni sulle convinzioni nostalgiche della prof ad altro livello.
Quello, ad esempio, di capire come sia possibile che una persona con quel tipo di idee, espresse anche pubblicamente, possa ricoprire un ruolo di educatrice nella scuola pubblica.
Ma nel paese in cui i rappresentanti ed eredi di quello stesso pensiero nostalgico, sono addirittura al governo, la risposta mi sembra scontata.
Ah, e in ultimo, il sottolineare che il ragazzo che ha aiutato per primo la professoressa, fosse originario del Congo, aggiunge, forse, solo un elemento di colore . Perchè, nella "normale" considerazione, le persone andrebbero giudicate sempre per quello che sono e fanno. Non per l'origine, il colore della pelle o il genere.
Queste classifiche di "merito" lasciamole fare a loro, no?
martedì 15 settembre 2026
C'E' CONFUSIONE; GRANDE CONFUSIONE
Direi che la vecchia differenza tra destra e sinistra fino a qualche anno fa, fosse già ampiamente sufficiente per chiarire e scegliere da che parte stare. Tutte le differenze subordinate, spesso trasversali, che si sono aggiunte nel corso degli anni, mi pare abbiano introdotto elementi di confusione scarsamente comprensibili ai più. Confusione che aggiunta a scelte scarsamente comprensibili e ancor meno condivisibili, dei rappresentanti di quei vecchi schieramenti. Ha aumentato notevolmente il distacco emotivo delle masse dai processi e dalla partecipazione democratica. Cosa che, vista con occhio un minimo libero e non condizionato, fa sicuramente il gioco dei padroni del vapore e del loro sistema. Già aver permesso di essere trascinati, ad esempio, in un conflitto puro e semplice tra sovranisti e globalisti, nel recente passato, senza operare i necessari distinguo, ha operato un primo strappo da un processo cognitivo collettivo. Poi il covid e le successive speculazioni hanno permesso un'ulteriore massificante operazione di demonizzazione tra novax complottisti e non. Queste divisioni procurate e alimentate ad arte, hanno contribuito, indubbiamente, a scompaginare ulteriormente energie e forze che potevano, tranquillamente, ritrovarsi dalla stessa parte della barricata. Se questo non è avvenuto e anzi, si sono approfonditi i fossati, credo debba sollecitare più di una riflessione. Demonizzare giustamente le stupidaggini parascientifiche spacciate sui vaccini ha di fatto, contribuito a mettere sullo sfondo la questione del potere e delle intromissioni delle grandi multinazionali farmaceutiche. Rispetto il diritto alla salute e ad una sanità pubblica per tutti. Così come lo scegliere di schierarsi per Biden nelle elezioni americane, sottacendo o facendo finta di ignorare, che lui o Trump non siano altro che facce diverse dello stessa medaglia. Non aiuta certo nella comprensione dei conflitti politici, economici e armati che si alimentano nel mondo. Non voglio neanche accennare alle scelte di campo pregiudiziali e aprioristiche operate nel conflitto Russia Ucraina. Oltre i silenzi prolungati sulla questione palestinese e di Gaza. Troppo fresche e troppo intrise di pregiudizi per operarne un'analisi serena e libera. Sono d'accordo con la lettura che vede l'attuale sistema, al momento, troppo forte per poter essere abbattuto o cambiato in profondità. Quindi si rende necessaria, realisticamente, una lotta e presenza di forte resistenza. Ma far discendere da questa, una trasformazione della propria posizione critica, libera e alternativa, anche se proiettata al futuro, in una gamba a sostegno e difesa dell'attuale sistema. Rischia di essere scarsamente comprensibile, contribuendo alla confusione e disaffezione cui si accennava prima. Quando dico che a sinistra, perchè è a quella parte che mi riferisco, per cambiare e anche scandalizzare, bisognerebbe cominciare a cambiare e scandalizzare prima di tutto sè stessi, è proprio a questo che faccio riferimento. Ad una capacità di lettura che, oltre che basarsi sui logici e naturali retaggi ideologici storici. Li sappia però interpretare, adattandoli al momento e ai bisogni contingenti. Non permettendo che la propria agenda di azione, lotta e scelte sia troppo condizionata dagli interessi e dalle logiche del potere e del sistema. Anche se, di quel potere e di quel sistema se ne deve obbligatoriamente tener conto.




