Ogni tanto è capitato, di ritrovarsi a passare in quello che, fino a pochi anni fa, ha costituito il mio habitat. Non il preferito, ma il principale della mia vita. Quello che, oltre dare la possibilità di vivere dignitosamente. Ha rappresentato pubblicamente e socialmente il mio ruolo nella società e, di conseguenza, ne certificato e legittimato la presenza in questa parte del mondo. In questo preciso momento storico e in questa dimensione esistenziale. Rappresentando, quindi, quasi un ritorno a casa. Un riassaporare, attraverso volti e cose un profumo conosciuto, familiare, rassicurante. Già solo per il fatto di vederlo e percepirlo come sempre uguale, sempre lo stesso. Gli stessi volti, sconosciuti eppur noti. Le stesse ansie, le stesse aspirazioni, le stesse frustrazioni. Tutto sempre uguale, eppure tutto così diverso, quasi estraneo. E si, perchè le sensazioni, le emotività, anche se epidermiche si trasmutano facilmente in riflessioni più articolate, più motivate che si reputano anche, se forse a torto, più profonde e significative. Ad esempio vedere che, nonostante la nostra assenza, le cose continuano a funzionare esattamente come prima, come sempre. Forse, addirittura meglio. Anche se si ha la tangibile sensazione che, per i lavoratori, qualcosa sia ulteriormente cambiato. E non in meglio. Questo, comunque, lungi da essere un colpo alla propria già scarsa autostima, porta ad altre considerazioni. La consapevolezza, non so se più amara o decisamente liberatoria, della nostra non indispensabilità. Anche laddove l'ambiente, le necessità, le contingenze, le scelte o convenienze altrui, ci avevano convinto quasi del contrario. Forse, in modo assolutamente realistico e generoso, possiamo considerarci talvolta utili, ma l'indispensabilità attiene sicuramente ad altri ambiti e ad altri momenti, che non a quelli lavorativi. Soprattutto se svolti per necessità, e non per scelta, piacere o vocazione. Assodato questo, però poi, le riflessioni continuano a prenderti per mano e ad accompagnarti ancora più in profondità. E ti sussurrano domande, dubbi che con il lavoro cominciano ad avere poco a che fare, ma che molto hanno a che vedere con la vita nel suo complesso e nel suo mistero. La nostra indispensabilità come individui su questo pianeta, su questo territorio, in questo momento. Siamo stati sicuramente utili, ma non indispensabili, quando andavamo a scuola. Quando ci hanno chiamato a servire (molto malvolentieri) la patria, Quando si giocava al calcio, o si cazzeggiava con gli amici. Siamo stati utili, certo, in uno scambio di momenti sereni. Ma anche lì non indispensabili. Per non accennare all' impegno sociale, politico per i quali in alcuni momenti, ci siamo sentiti addirittura votati come missionari in un'azione salvifica per il mondo. Acquisendo la consapevolezza che, addirittura, in alcuni frangenti, forse siamo stati più perniciosi che utili. Altro che indispensabile! Forse si è sicuramente più indispensabili (almeno lo si spera sempre) negli affetti personali. Per la compagna, figli, famiglia o per chiunque nonostante tutto, ti voglia bene. Certo, in quest'ambito più ristretto, sembrerebbe più facile certificare una nostra indispensabilità. Ma ne siamo veramente sicuri? Se al posto nostro ci fosse stato un altro, sarebbe stato tanto diverso? Certo qualcuno o anche molti, avrebbero potuto svolgere sicuramente meglio il compito, ma sicuramente altri anche peggio. E ognuno di loro sarebbe stato, nel bene e nel male, assolutamente intercambiabile e non indispensabile. Esattamente come te che vai ad arrotolarti e invischiarti in tali elucubrazioni. Con quesiti apparentemente e sicuramente per molti percepiti come inutili. Ma per tanti altri indispensabili per provare a trovare e dare un senso al proprio posto nel mondo. Provando a condividerli per cercare e stimolare risposte ai tanti perchè. Anche se coscienti che in gran parte, siano destinati a rimanere irrisolti.
PER UN FUTURO DIVERSAMENTE MODERNO
domenica 10 maggio 2026
UTILI SEMPRE. INDISPENSABILI MAI.
domenica 26 aprile 2026
VIVA IL 25 APRILE
Ogni anno che passa la celebrazione del 25 aprile, sembra diventare più problematica. Per tutto quello che sappiamo a livello di risultati elettorali nel nostro paese, oltre che per un clima più generale a livello globale.
giovedì 23 aprile 2026
BORGHESI
Borghesi
giovedì 9 aprile 2026
LA RADIO
MIZIO
domenica 29 marzo 2026
Ritorno a scrivere su questo blog dopo molto tempo. E lo faccio riportando una riflessione di qualche tempo fa. Riflessione frutto di un accadimento particolare, ma che, alla luce degli avvenimenti successivi e della deriva attuale, nazionale e globale, mantiene intatta, anzi ne aumenta valore e significato. Questo vuol dire una sola cosa. Che le sensibilità individuali e le relative capacità e conclusioni, quasi mai hanno le stesse tempistiche e risultanze di quelle frutto di comunicazioni mediatiche. Troppo spesso interessate e funzionali all'ego e gli interessi di una cerchia sempre più ristretta e compresa in un circuito di pensiero escludente dei più. Con il risultato pressochè scontato che, le condizioni dei più poveri scivola sempre più in basso, mentre da quelle parti ci si arrotola nel tormento della comprensione della cosiddetta complessità. trovando soluzione, quasi sempre nella polemica frontista, quasi fine sè stessa. Ragionamento che porta quasi sempre e inevitabilmente, a giustificare le proprie titubanze e scelte ininfluenti per i poveri ma gratificanti e auto promozionali per sè stessi.
Marzo 2019
-Qualcuno un pochino più attento, paziente e sensibile, avrà notato che negli ultimi tempi la morte di una persona particolarmente significativa, nella mia formazione personale e politica mi ha portato a fare alcune considerazioni. La persona in questione è un prete, Don Roberto Sardelli, cosa strana e sorprendente, per chi mi conosce e sa il mio atteggiamento nei confronti della Chiesa e di tutte le religioni organizzate. Ma una grande persona non può essere aumentata o diminuita nella stima e nella considerazione a seconda dei ruolo ricoperto, soprattutto per chi l' ha conosciuta. Don Roberto ha accompagnato la mia (nostra) crescita nel periodo forse più delicato della vita, quella del passaggio dall' infanzia all'adolescenza. Ha dato un senso compiuto a quella che era la rabbia o la rassegnazione respirata nelle borgate della periferia romana. Ha trasmesso il concetto che non si media quando si parla dei diritti dei poveri. Non si fa politica per sé stessi, ma ci si deve porre al servizio degli ultimi. Che, seppure questo sia possibile farlo soprattutto a sinistra, non deve mai prevalere la logica d'appartenenza sulla necessità di difendere e servire comunque i più poveri. E farlo non con lo spirito delle dame di carità ma con il fuoco sacro della passione per la giustizia. La vita poi, con le sue problematiche e le sue durezze, ci ha allontanato e, negli anni, ho rischiato più volte di far venir meno, quello che era l' intendimento iniziale di servizio. Facendo prevalere un sentimento più egoistico e circoscritto. Quando mi sono accorto di ciò, non ho fatto altro che fare un passo di lato e guardare il tutto da una posizione non predefinita e non sclerotizzata. Ed è quello che sono ritornato a fare adesso. Nel momento in cui già stavo avendo la netta percezione che il dibattito si stava, per l'ennesima volta arrotolando su se stesso e su chi avesse ragione o torto tra chi ci è più vicino, è arrivata la notizia della scomparsa di Don Roberto. Oltre il dispiacere in sé e' stato il motivo per riavvolgere il nastro del mio impegno recente e attuale, scoprendo che stavo sbagliando ancora una volta, nonostante l'età non più verdissima. Stavo facendo anch'io, far prevalere il senso d'appartenenza disperdendo forze ed energie in sterili guerre intestine. Tutto questo per dire che pur non mancando di esercitare critiche, anche pungenti, non intendo arruolarmi per nessuna ulteriore guerra sacra tra compagn*. Guerre che come la logica e la storia ci insegnano, non servono ad altro che a rafforzare l'avversario e, di conseguenza, venir meno al proprio compito primario. Per cui sono consapevole che adesso non sia, visto il momento pre elettorale, quello migliore per fare un ragionamento del genere, ma io credo che, superate le elezioni, il mio impegno e quello di tanti altri dovrebbe essere quello di ritrovarsi in uno spazio neutro, senza bandierina di rappresentanza e verificare se esiste la possibilità di ritrovarsi dalla stessa parte. Con la voglia, non di promuovere sé stessi, ma di trovare il modo di difendere gli ultimi dando vita a qualcosa. Non so neanche cosa di preciso, che però riesca a trovare un tratto unitario nella chiarezza e nella radicalità. Chiarezza nel rifiuto della mediazione e compromissione al ribasso, quindi paletti netti verso chi lo fa (PD e satelliti) ed esclusione, non alla partecipazione, ma alla smania dirigistica di tutti quei personaggi responsabili di tale situazione. Probabilmente sarà questo il tipo di impegno su cui, se si potrà farlo, lavorerò, non demonizzando nessuno, ma nello stesso modo non sposandone alcuno.
lunedì 2 dicembre 2024
MIZIO CI SEI?
MIZIO CI SEI?
IL caldo, l'estate, il silenzio innaturale del meriggio assolato, il frinire lontano di cicale annoiate. Cosa poter fare? Non sembra esserci occasione o voglia di scambiarsi parole. E con chi poi? Il monotono discreto ma continuo roteare delle pale del ventilatore non contribuisce certo a rendere più vivace e possibile una qualsiasi attività diversa dal pensare. Ma ecco che ti arriva in aiuto un rigurgito di memoria. E ritorna l'immagine di quel ragazzino, impertinente, sfacciato, maturo e saggio. Mizio, proprio lui! Ma come trovarlo? Di solito è stato lui a farsi trovare da me. Però ricordo che, l'ultima volta che ci siamo visti, mi ha detto di cercarlo pure quando, e se ne avessi avvertito il bisogno. E oggi mi pare proprio il giusto momento per farlo. Si ma come? L a prima volta fu in montagna, quella seguente durante una passeggiata in campagna. Forse devo provare a ricreare quei momenti nella loro percezione piuttosto che nel luogo. Che ovviamente, e completamente diverso dai precedenti. Quindi potrei provare a immaginare una specie di sospensione dalla realtà con una forma leggera di meditazione. Soerando che porti ad una somiglianza con quei momenti. Ma si, proviamoci dai! Chiudo gli occhi. Fisso il pensiero nel nulla (qualcuno malignamente direbbe che per me è affare semplice) e nel silenzio del vuoto che progressivamente riempie l'ambiente circostante, provo a riempirlo chiamando per nome:”Mizio... Mizio... ci sei?”... “Mizio, Mizio... mi senti?”... “Mizio, Mizio... rispondi?” “MIZIO....MIZIOOOO....”.......
”E non urlare! Sono qui, che succede?”
“Ohi, ci sei veramente? Mi hai quasi spaventato...Ciao, non ci speravo. Quasi quasi, avrei preferito non rispondessi. Nonostante tutto, sta cosa qua, mi sembra sempre così assurda.”
“Di assurdo e capoccione qui ci sei sempre stato solo tu. Guarda se non fosse che sono così intimamente e ahimè, anche inesorabilmente legato a te, ti avrei mollato da tempo sai? Non è che sei proprio il prototipo perfetto dell' esempio da seguire eh?”
“Scusami, so di non essere quello che vorresti. Faccio del mio meglio, ma evidentemente come si dice: chi nasce tondo non può morire quadrato. E comunque, vorrei farti notare che in passato, ho riconosciuto sempre i miei errori, anche nei nei tuoi confronti. E ti ho chiesto scusa. Ma sai anche che spesso, non riesco ad essere neanche come vorrei io stesso. Ed è proprio per questo che ti ho cercato. Ci sono giornate, come quella di oggi, che sembrano decisamente più vuote. Più inutili e noiose nella loro stanca ripetitività. Giornate che nulla aggiungono e nulla tolgono. Ma che lasciano spazi enormi a pensieri, interrogativi, dubbi. E fanno montare forte la voglia, quasi la necessità di volerli confrontare e condividere con qualcuno. Ma chi vorrebbe condividere i miei timori, le mie elucubrazioni, le domande senza risposta se non un altro me stesso? Qualcuno che, oltre che conoscerti meglio di tutti, quei dubbi e quelle speculazioni, magari le condivide pure?”
“Va bene, va bene, ti conosco lo so. Non fare il patetico che tanto sai che non ci casco. E sono, purtroppo, anche consapevole di quale siano le mie responsabilità e il mio ingrato compito. Cosa ti sconvolge stavolta così in profondità, da sentire il bisogno di chiamarmi addirittura ricorrendo a strane pratiche che, per quello che ti conosco, sono poco consone al tuo essere?”
“Niente di particolare, o forse no, parecchio! Tu, forse ancora meglio di me, sai quanto tempo ed energia mentale abbia sempre dedicato a riflessioni sul senso dell'esistenza, sulle sue finalità (ammesso che ce ne siano) e sul tempo che passa”. Pur non essendo minimamente un filosofo, credo però, di essere la rappresentazione vivente di quello che si diceva intorno a tale materia. La filosofia è quella cosa che per la quale e con la quale, tutto rimane tale e quale....“ “Non dirmelo, meglio di tutti conosco e ho subito gli effetti di questo tuo modo di essere. Se solo pensassi a quanto tempo mi hai lasciato solo e dimentico in un angolo, mentre tu rimuginavi sui destini del mondo, meriteresti che ti ripagassi con ugual moneta. Avere come unica compagnia l'eco lontano della tua voce, ti assicuro non era per nulla divertente, né piacevole e tanto meno sufficiente. Comunque vai avanti”.
“Niente, è da qualche tempo ormai che mi interrogo non più e non solo sulle grandi questioni dell'esistere. Ci hanno sbattuto la testa per secoli menti e anime ben più grandi e capaci della mia, per poter solo immaginare di poter arrivare a qualcosa di meglio e di più valido. Pur essendo ben saldo in alcune mie convinzioni conquistate con fatica, sono altrettanto coscio delle difficoltà per poterle superare e provare ad andare oltre. Non posso che prendere atto di capacità e competenze evidentemente e forzatamente limitate. Ed è proprio da questa amara consapevolezza che nasce l' attuale necessità di provare a chiarire alcune cose.”
“Sei sempre inutilmente prolisso, vieni al dunque. Sai che non mi piace, ma in fondo neanche a te, girare troppo intorno alle questioni. Cos'è che ti infastidisce così tanto da rendere necessaria una rottura di scatole al tuo fanciullino preferito? Dico preferito senza troppa enfasi perchè cosciente di essere anche l'unico, ah ah ah!.... Vabbè scusa, vai avanti...”
“ Simpatico come un gesso stridulo sulla lavagna. Comunque, mi chiedevo se quello che provo, o a volte esattamente all'opposto, non riesco a provare, abbia una spiegazione logica. Un qualcosa da interpretare in positivo o come un limite, da evidenziare in negativo. Ovviamente cerca di capire, nella non rigida assolutezza di questa o quella definizione”.
“Aspetta aspetta, cominci come al solito ad essere incomprensibile anche per me. Entra nello specifico, aiutami a capire, fai qualche esempio”.
“Si certo, ci provo, ma tu stai attento e cerca di seguirmi. Guardando attorno e confrontandomi forzatamente con un comportamento altrui, considerato e accettato come normale, mi chiedo perchè per me sia così complicato l'uniformarmi e il tutto sembri funzionare in modo diverso. Come se fossimo tutti sulla stessa autostrada ma io fossi immobile ai suoi lati vedendo le altre macchine scorrere veloci verso chissà dove.Ti faccio un esempio. Perchè pur avendone avuto tante volte motivo e ragione, io non riesca a provare un vero e proprio sentimento d'odio e di rancore profondo verso qualcuno? Anche negli accadimenti più impattanti e dolorosi, alla fine se riguardanti l'azione di un singolo, pur non riuscendo nell'immediato, a reprimere una reazione anche rabbiosa, mai violenta, preferisca poi l' allontanamento e il rinchiudermi in me stesso. Coltivando, anche se con fatica, una difficile comprensione e una conseguente accettazione . Sembra che quella scintilla di reazione che pur è ritenuta comunemente normale, si esaurisca per me, in un amen. Il risentimento e l'odio che dovrebbe scattare e impadronirsi del mio sé, non riesca mai a trovare quel terreno, quel substrato fertile e idoneo per la sua crescita. Altra questione, mi pare sia quando la cosa riguardi, nell'ambito della passione e confronto politico e sociale, personaggi, scelte e schieramenti, condannabili o addirittura criminali. Anche in quel caso però, l'odio e l'avversione più che per i singoli, si indirizza, quasi naturalmente senza sforzi verso le idee e ideologie che danno vita a quelle azioni e scelte”
“Scusa, però cerca di farmi capire. Ma se odi le loro azioni, come fai a non odiare anche chi tali azioni pratica?” “Non lo so, non è che abbia mai fatto una scelta cosciente a priori. Mi viene così, naturale, come il respirare...Ovviamente con la totalità di questi, non ci terrei a stare neanche nella stessa stanza, respirando la stessa aria, per quanto sia insofferente a certe idee. Ma da questo a coltivare l'odio come sentimento prevalente rispetto le persone, non ci riesco proprio. Ho accettato, come tutti non potendo fare altrimenti, l'esser nato senza aver ancora capito. Come ho sopportato l'ingiuria e la fatica d'esser spesso l'ultimo della fila. Ho perdonato il non sapere, i vuoti da riempire. Le cadute e le risalite non mi hanno fermato. Ho amato la vita, spesso non ricambiato. Ma l'ho sempre difesa, in modo spassionato. Perchè la vita, anche se mi ha più volte fregato, è comunque l'unica cosa che ho e percepisco come veramente come mia. Non cercata, non scelta, non voluta, ma comunque solo ed esclusivamente mia. Anche se è la stessa che se una cosa mi dato, dieci se ne è riprese. Quella del non capito e tante volte solo subìto. E dovrei e anche vorrei spesso detestarla, combatterla, metterla all'indice.. Ma, alla fine non riesco. La subisco, la sopporto, la vivo a fatica, ma non la odio”.
“Mi sembra che stia allargando eccessivamente il fronte del dubbio e faccio fatica a seguirti“.
“Scusa, hai ragione cerco di spiegarmi meglio. Per quello che sappiamo, sia in una concezione spirituale o più semplicemente e logicamente umana. L' essere cosciente e pensante non potrebbe, per essere considerato tale, che aspirare ad essere anche completo. Senza mancanze, deficit o limiti che ne inficino e ne limitino questa sua naturale peculiarità. Quindi, venendo a noi, anche la carenza nel proprio animo dell' odio, non potrebbe essere speculare a quella che sarebbe condannata ed evidenziata se riguardasse la carenza dell' amore? Rappresentandone nel caso, per semplice assunto logico, un indubbio limite? Ma sarà un limite da dover superare per camminare verso una perfezione, che sarebbe poi comunque, irraggiungibile? O va accettato e considerato come patrimonio personale e immodificabile pari a quello genetico? Trasmesso da chissà chi e chissà dove, nella miriade di incroci possibili tra i miei avi? Per cui considerando l'obiettivo della perfezione, come detto, irraggiungibile, la conclusione logica e conseguente non può che essere il riconoscimento dei propri enormi limiti e la non completezza come caratteristica oggettiva dell'essere umano. Di tutti gli esseri umani, a prescindere dall' impegno o dall'intenzione del singolo ”
“Fermati, ti prego, fermati. Non dimenticare che io sono comunque, un bambino. Si d'accordo sono sempre te. Sono quella parte fanciullesca che è non stupida e nemmeno così pura e innocente. Ma sicuramente non in grado di seguirti su sentieri di pensiero così complessi. Poi oggi in particolare, mi sembri più sfasato del solito. Pare un po', e mi da fastidio anche il solo a pensarlo, tu sia ritornato quel Mizio che mi aveva dimenticato e relegato nei sottoscala del tuo essere per seguire le sirene della vita e le sue fascinazioni. Non ti seguo più di tanto, non posso farlo. E tanto più io non posso, se neanche tu puoi.”
“Hai ragione. Forse pretendo troppo da te. Che poi sarebbe pretendere troppo da me. Dovrei riuscire ad accontentarmi di quelle, non molte per la verità, opportunità e potenzialità che la vita, la genetica, il caso o un oscuro disegno divino mi hanno messo a disposizione. Cosciente che, qualunque sia stato il motivo poteva andarmi meglio. Ma anche decisamente peggio...Il solo fatto di poter avere questo rapporto e questa conversazione con te, ben oltre il limite del comprensibile e di ciò che può essere considerato “normale”, mi sembra un fatto straordinario se non un vero e proprio privilegio. Credo che un po' tutti si immergano prima o poi entro sè stessi, ma ben pochi credo abbiano la possibilità di vedere, parlare e persino toccare, qualcosa. Quello che normalmente è confinato nell'ambito di quel repertorio considerato tipico della fantasia, quando va bene. Ma molto più spesso catalogato frettolosamente nelle problematiche meritevoli di attenzioni psicologiche.”
“Tranquillo sappiamo entrambi che non sei matto. Un po' strano, forse, ma matto decisamente no. I pazzi veri sono altri. Sono quelli che vedi sfrecciare su quell' autostrada, tanto per ritornare al tuo esempio. Quelli che sanno di andare a schiantarsi comunque, ma non si fermano mai a chiedersi il perchè. Gli stessi che reagiscono a una spinta con uno schiaffo. E poi con due, tre, quattro. E poi non basta e allora il bastone, i coltelli, la pistola, il cannone, la bomba, la guerra. Ecco quelli che non riescono ad uscire da questa logica sono i veri pazzi. E coloro che li seguono senza discutere condividendone le logiche e le scelte. Sia con l'appoggio vero proprio che con il silenzio complice, sono i veri incompleti e limitati. Non che tu non lo sia, ma se non altro, ne hai coscienza e provi a cambiare costantemente, soprattutto te stesso. Ecco mi hai fatto fare ancora una volta il saputello che diventa anche fastidiosamente spocchioso. Spero di esserti stato comunque utile...
Ops...il mio tempo, ma anche il tuo e questo dialogo, in questa dimensione sta per esaurirsi. Credo ci si debba salutare. Tanto ormai sai sempre dove trovarmi... ciao, non dimenticarmi.”
“ Ciao Mizio, ciao. Abbi cura di te....A presto....e grazie."
domenica 24 marzo 2024
EQUIVOCI
Dopo tanti tentativi di capire, di interpretare, di storicizzare gli eventi, le questioni e i relativi personaggi, si arriva a conclusioni spesso di una banalità sconcertante. Quante parole, quante mistificazioni, quanti demoni vestiti da santi e quanti santi trattati da demoni.
La verità appare all'improvviso come una saetta che illumina e squarcia un paesaggio desolato e desolante. Il big bang che si dice abbia dato il via a tutto ciò che possiamo, non solo vedere e conoscere ma anche, a tutto ciò che si possa anche solo e semplicemente immaginare, si ripropone dimensionalmente rapportato, all'improvviso e potenzialmente nella mente e nella vita di ognuno di noi.
Il rinchiudersi in una forma pensiero standard, immutato e immutabile nel tempo, se da una parte, facilita la comunicazione e la condivisione di una piattaforma comune di convivenza e accettazione delle relative regole. Dall'altra ne mostra spesso i limiti e la permeabilità. Permeabilità che, proprio facendo leva strumentalmente su quelle regole condivise e da accettare come inevitabili, permette a chiunque lo voglia e lo possa, di farsi interpreti di un ruolo e di una funzione più autopromozionale che corrispondenti a un interesse collettivo..
Può sembrare un ragionamento eccessivamente proiettato in una dimensione altra e anche, tutto sommato, di lana caprina. Ma se lo facciamo trascendere da quella dimensione esclusivamente e intellettualmente speculativa, per riportarlo in una dimensione più accessibile e calata nella realtà, ne possiamo sostanziare e riconoscerne una sua validità. Non assoluta certamente, e con molti bug o limiti facilmente riscontrabili. Ma sono gli stessi bug e limiti che si possono ritrovare in qualsiasi ragionamento abbia la pretesa di interpretare un qualsivoglia concetto o processo espresso o da giudicare. La differenza la fa quella cosa cui si accennava in precedenza. Cioè la condivisione per necessità o convenienza, di una comune piattaforma interpretativa e di un modus vivendi condiviso e accettabile dai più.
Detto ciò in premessa a cosa e dove si vuol andare a parare?
Praticamente a nulla più che al provare di fornirsi di una chiave di lettura della realtà circostante non limitandola ad una percezione unica e immutabile. Ma inquadrandola come frutto di convenzioni, abitudini, visioni non sempre e non per tutti, corrispondenti un sentire reale e spurio da interessi speculativi.
Questo, se da una parte è la meravigliosa caratteristica che fa della vita sulla Terra un'esperienza unica e irripetibile per ognuno. Per altri aspetti ne permette un condizionamento eccessivamente limitativo e penalizzante per la maggior parte di noi.
Ne limita capacità, analisi, visione complessiva oscurandone approccio, metodo e finalità. Cosa che renderebbe necessaria una consapevolezza di coscienza e di pensiero con relativa capacità di resistenza, di critica alternativa e propositiva. Che poi non sarebbe altro che la base indispensabile per qualsiasi ipotesi di evoluzione e crescita personale o collettiva. Senza mettere, e mettersi in discussione, banalmente non si cresce e non si migliora.
Però per non appesantire troppo il ragionamento credo sia il momento di riportare il tutto ad una dimensione vicina e sicuramente più comprensibile. Che è la dimensione intellettualmente meno speculativa ma più vicina e compresa nella vita di ognuno, Anche se detestata, a torto o ragione, dai più. Che è la dimensione politica. Dimensione in cui ritroviamo trasformati in atti pratici e impattanti nella vita di ognuno, qualsiasi ipotesi, scelte o prospettive future fatte nella sua dimensione.
Si vive immersi in una comunicazione mediatica che trasforma e riduce spesso il tutto in una semplice e banalizzante questione di destra e sinistra. Cosa che non sarebbe in assoluto sbagliata, se solo fosse corrispondente al vero.
Appare chiaro, difatti che destra e sinistra nella percezione comune non siano più categorie dell'anima e della coscienza. Ma appartenenti ad altre, più meschine e limitate interpretazioni e schieramenti.
Di quelle che erano grandi (condivisibili o meno) concezioni, teorie capaci di sviluppare azioni, anche rivoluzionarie, coinvolgenti e di massa di altissimo livello qualitativo, non rimane che un unico grande immenso e brutalmente pernicioso equivoco.
Equivoco che un PD, ad esempio, sia sinonimo di appartenenza ad una qualsiasi sinistra. Equivoco che si ritenga un M5S come rivoluzionario nel senso nobile del termine. Equivoco che questa destra cialtrona, sia diversa da quella fascista da cui con molta fatica si dichiara diversa. Equivoco che alcuni personaggi compresi nel loro ruolo di sedicenti portatori di verità e giustizia assoluta, dal loro piccolo limitato recinto, possano nella loro minimale dimensione, poter cambiare alcunchè. Ritagliandosi e contentandosi di un ruolo che, comunque promuove e gratifica quasi esclusivamente il proprio ego.
Equivoco, fondamentalmente, che tutto ciò che questi (e i loro epigoni continentali o addirittura planetari) possano in qualche misura poter cambiare qualcosa che non sia pro domo loro e, anche dei propri sponsor e padroni. Difficile semplicemente da sperare se ad oggi sono al di fuori di slogan e di autocitazioni, risultare incapaci, impossibilitati e soprattutto, senza la volontà di cambiare, in primis sè stessi.
Ecco se questa consapevolezza, quando sia semplicemente registrata, ma non applicata nella visione complessiva, al pari della stessa funzione di un paio di occhiali per la miopia, apparirà per una strampalata, curiosa e sostanzialmente inutile o velleitaria provocazione. Ma se fatta propria e indossata costantemente come una seconda pelle, permetterà di vedere oltre le parole e le apparenze. Cosa che permetterebbe una maggiore coscienza e consapevolezza del tutto. Fornendoci una chiave di lettura più ampia per operare scelte e giudicare personaggi e azioni. Difatti l'obiettivo di questo ragionamento non è quello di porsi fuori dal mondo in una posizione di presunta superiorità morale o intellettuale. Ma anzi, di ribadire la necessità di immergersi nelle cose del mondo. In quanto solo con una maggiore consapevolezza e maggiori strumenti di valutazione si può vivere in modo più compiuto. Cosa che, ovviamente, non mette al riparo da errori o delusioni, ma ne limita effetti e contraccolpi in negativo e le relative frustranti delusioni.
Certo apparentemente rimane sempre molto più semplice, pagante e meno impegnativo sposare una causa, legarsi ad una sigla e fare squadra con tutto il bagaglio di emotività e retorica connesso. Sicuramente più gratificante che affidarsi ad una navigazione, spesso in solitaria, più perigliosa e meno sicura. Ma che preveda sempre e comunque una visione scevra da condizionamenti di sorta, comprese quelli delle proprie convinzioni.
Mettere sempre e comunque, in discussione se stessi, è la migliore garanzia di poter giudicare e criticare qualsiasi altra situazione.
Banalmente, come si ripete da sempre, non puoi pensare di cambiare il mondo, se non riesci a cambiare per primo te stesso.
MIZIO



