martedì 14 luglio 2026

NERO BRUTTO SPORCO E CATTIVO

 Nel paese in cui ci si è sempre arrangiati con metodi border line con la legalità e la moralità. Il paese in cui il concetto di libertà è inteso molto spesso come anarchia comportamentale a proprio uso e consumo. Dove le leggi sono fatte per essere aggirate prima ancora che rispettate. Dove l’evasione fiscale piccola o grande è vista con compiacimento. Dove quando prendiamo una sacrosanta multa siamo pronti a far causa o ad affidarci all’amico compiacente nell’ufficio giusto per farcela togliere Dove l’ illegalità e i metodi mafiosi siamo riusciti ad esportarli in tutto il mondo. Anche più della pizza e degli spaghetti. Un paese dove si è quasi sempre votato per clientela e favoritismi diretti o indiretti. Ebbene, proprio in questo paese le bacheche di Fb, le discussioni nei bar o per la strada, ormai hanno un filo comune che le lega e che trova spesso complicità ed approvazione. "Sono troppi, sono delinquenti, rimandiamoli al paese loro." La famosa e famigerata "remigrazione", l'ultima nata nelle strategie mediatiche di una destra sempre più cinica e cialtrona. Che di volta in volta, a seconda del bisogno, veicola e promuove personaggi, sempre più improbabili ma paradossalmente mediaticamente efficaci come l'ultimo generale Vannacci. Ormai tutti i giorni e più volte al giorno ci sono siti e persino trasmissioni tv, che rilanciano sdegnati notizie vere, presunte o, anche false, di crimini commessi da extracomunitari. Ci sono partiti e movimenti, come detto, che su questo ci sguazzano e attirano consensi. Questi atteggiamenti hanno anche ridato voce e visibilità a movimenti dichiaratamente fascisti e razzisti che, in uno stato serio, sarebbero da tempo stati relegati nelle pagine più vergognose dei libri di storia o nel registro degli indagati. Non sarò certo io a dire che l’ondata migratoria massiccia non rappresenti un problema. Ma sono anche cosciente che il problema più grosso ce l’hanno loro. Con la disperazione, con i drammi e le tragedie che li hanno portati fino da noi. Come sono cosciente che tra di loro ci sia anche chi delinque. Mi pare che siano esseri umani e non c’è alcuna comunità umana ove elementi di delinquenza non siano presenti. Nel loro caso c’è anche una forte molla di carattere psicologico e sociale, come quella di avere a portata di mano quel benessere sognato e inseguito e non poterne godere Ma questo continuo esaltare le notizie di reati quando, questi, riguardino i migranti, oltre che aumentare il senso di insicurezza collettiva (paura). Ne rende ancora più difficile un confronto sereno, per quanto possibile, con il problema. e con le sue eventuali e possibili soluzioni. D’altra parte che questo sia vero lo dicono le statistiche, i reati commessi dagli stranieri sono, percentualmente (a parità di condizione sociale), più o meno in linea con quelli commessi dagli italiani. Questo quanto per sottolineare quanto sia la povertà e emarginazione sociale a favorire fenomeni delinquenziali. Non certo la provenienza o colore della pelle. Quindi va condannato, come è normale che sia, l’atto delinquenziale. Ma non può essere l’aggravante, il fatto di essere stato commesso da uno straniero. Uno stupro perpetrato da un italiano non è meno grave e odioso di uno commesso da un immigrato (magari di colore). Ma non ha la stessa rilevanza mediatica e lo stesso tasso d’indignazione. Lo spaccio di droga non fa schifo perché il pusher è marocchino (anche perché il grande trafficante che lo utilizza, quasi sempre è italiano) ma perché la cultura dello sballo e della morte che la droga comporta va rigettata e combattuta a prescindere. Il fenomeno dell’immigrazione si deve analizzare nella sua gestione e in un’ottica che non sia solo quella dell’emergenza e della sicurezza. Perché ormai il fenomeno è endemico e strutturale. Come endemici e strutturali sono i motivi che li portano a rischiare la vita in traversate del deserto e in mare aperto abbandonano o, addirittura vedendo morire i propri cari. Non voglio parlare delle responsabilità storiche dell’Occidente, e, quindi anche dell’Italia, nelle guerre, nelle carestie, nell’appoggio e finanziamento di regime dittatoriali in cambio di materie prime per le multinazionali, oltre la vergognosa e lucrosa vendita di armi. Non voglio neanche ricordare che la legge che regola l'immigrazione è la Bossi-Fini, non propriamente dei comunisti buonisti. così come non si può dimenticare che sono quattro anni che abbiamo un governo di destra. Che su queste tematiche ha costruito le sue fortune ma che nulla o quasi ha cambiato rispetto la questione. Anzi, ha approvato un piano per un'ulteriore quota di oltre 500mila emigranti perchè necessari alla nostra economia. La mia riflessione puntava soprattutto a sensibilizzare tutti quelli che si fanno facilmente condizionare da notizie, spesso ripeto, anche gonfiate, dimenticando che in casa nostra i primi e, per tanti anni, gli unici a delinquere e a non rispettare le regole siamo stati noi. Pronti, però, di fronte al nero sporco e cattivo a diventare i paladini della legalità e della nostra cultura (si cultura, perché anche di questo si riempiono la bocca, quelli che fino a ieri il massimo impegno culturale prodotto era nel leggere la Gazzetta dello sport o Novella 2000).


MIZIO

sabato 11 luglio 2026

LA POLITICA NON PER I POVERI. MA FATTA DAI POVERI

 Comunque la convinzione che la rappresentanza degli ultimi e degli sfruttati passi attraverso l'esclusiva e autoassegnata di un'unica sigla. Per quanto possano essere apprezzabili le intenzioni,  è perlomeno esercizio di iperottimismo e anche di una certa supponenza.

Considerando anche il fatto che, queste modalità di autopromozione, fanno spesso il paio con le stesse logiche di chi si autoassegna una presunta rappresentanza di  opposizione al governo.  Mettendo semplicemente insieme sigle. (spesso anche confliggenti fra loro). Cosa che, quando va bene, rappresenta realmente poco più  di un 20% reale. Quindi lontano da una qualsiasi pretesa di rappresentanza esclusiva.

Viviamo di narrazioni e convinzioni che, pur volendole considerare sincere e convinte nelle proprie posizioni. Mancano di quegli elementi di realismo, capacità  di ascolto e umiltà che ne potrebbero migliorare, e non di poco, credibilità ed efficacia nel rappresentare strategie e posizionamento. Anche se fossero limitate, nel momento contingente, solo a quelle comunicative.

Attualmente, nel mondo reale, soprattutto quello filtrato, limitato e percepito dagli ultimi. Oltre ciò che si dice o si propone, conta molto anche il come lo si fa.

Aggiungerei anche purtroppo! Ma questo è e con questo bisognerebbe confrontarsi. Non solo ci i nostra desiderata. Per quanto giusti e nobili siano.

MIZIO 



domenica 5 luglio 2026

ULTIMO, MA NON PER TUTTI

 Cosa scandalizza tanto del successo di un cantante come Ultimo? Cosa c'è da rimproverare a tantissimi giovani e giovanissimi che si sottopongono a un tour de force fisico ed economico per essere lì, in quella spianata brulla, sotto il sole di luglio? Non è la stessa voglia e gioia che ognuno di noi ha provato alla loro stessa età? Spesso solo per poter dire c'ero anch'io. Certo erano diversi i tempi, la società e, di conseguenza anche i miti dell'epoca. Più impegnati, più colti, più raffinati, più preparati musicalmente? Certo, e non poteva essere diversamente. Perché le stesse differenze si notano anche nella letteratura, nello sport, nel vivere di tutti i giorni. Per non parlare poi, della politica. Quindi un ragazzo che riesce a interpretare con la sua voce e le parole il sentire di un'intera generazione è fenomeno da capire, da studiare, da accettare. Non certo da rifiutare e criticare a priori. Ovviamente inserendolo,nella considerazione all'interno del periodo storico attuale. E al quale, comunque, va riconosciuta una capacità di scrittura e interpretativa ben superiore a quella di gran parte dei rapper e trapper che vanno per la maggiore da diverso tempo. I suoi messaggi sono malinconici, ma non disperati e tendenti al nichilismo. Passionali ma anche delicatamente romantici. Minimali, ma aperti alla speranza. Ma, soprattutto, in sintonia col sentire di quelle centinaia di migliaia di giovani che si riconoscono nelle sue canzoni.

Non è De Andrè, non è Dalla e nemmeno De Gregori. E penso che lui sia il primo ad esserne cosciente. Ma come quei miti della nostra epoca, farà parte della memoria collettiva di intere generazioni.Che saranno magari le stesse che, come tanti di noi, criticheranno quelle successive. Non riuscendo a spiegarsi il successo di un qualche menestrello del futuro.

E non dimentico che ai nostri tempi c'erano pure i Baglioni, Battisti i Pooh. Che anch'io ascoltavo con piacere. E che non erano esattamente dei rivoluzionari politici, sociali o musicali.

Ah, e comunque il ragazzo canta pure senza autotune. E oggi non sembri roba da poco.

MIZIO



martedì 30 giugno 2026

VOTO MIGRANTE O REMIGRATO

 

Purtroppo presi dalle mille problematiche giornaliere che angustiano la vita, troppo poco tempo dedichiamo al ragionamento. Poco o niente al dubbio. Mentre molto, di quel poco che rimane purtroppo, lo si lascia all'emotività
Che sfocia poi, facilmente, nella rabbia cieca  condividendo alcune presunte "verità". Magari le più semplici e tranquillizzanti oer ognuno.
Quindi, ad esempiodalli ai migranti, soprattutto se neri. Bombardati, praticamente a ciclo continuo h 24, 7 su 7, da notizie vere, verosimili o addirittura false riguardanti le malefatte e i problemi creati da costoro.
Ora, non sarò certo io a dire che i fenomeni migratori di massa non rappresentino un problema (ma soprattutto per loro, evidentemente). E nemmeno che non possano provocare anche criticità riguardanti la sicurezza. Ma quello che contesto, non per pregiudizio, ma proprio, come dicevo, per cercare di capire. È il perché tutta l'attenzione che, in nome della sicurezza collettiva e individuale, viene indirizzata ai migranti. Con relative, fantasiose (la remigrazione ad esempio) soluzioni, escogitate dagli stessi soggetti e forze politiche che cavalcano opportunisticamente l' allarme . La stessa attenzione, non sia mai stata rivolta ad altre grandi e storiche criticità del nostro paese? Criticità e problematiche che riguardano e avvelenano da sempre la vita di parte del nostro territorio.
Forse perché fare i forti e i duri con i più deboli è più facile che farlo con altri soggetti e in altre realtà. Perché tale decisione, tale impegno, tale foga non è mai stata rivolta, ad esempio, a tutto ciò che grava e gira intorno alle realtà criminali e mafiose. Perché mai si è puntato l'indice accusatore e ci si è  mobilitati contro i boss di turno? Perché non ci si mai adoperati per rimuovere le cause sociali, quali ad esempio, l'abbandono scolastico in molte zone? Vero serbatoio di manovalanza a basso costo per la criminalità organizzata?
Eppure in entrambe le situazioni, migranti e di molti  abitanti del nostro territorio le motivazioni alla base sono, tutto sommato le stesse. E sono quelle legate a ingiustizia, disagio sociale, sfruttamento, povertà e ignoranza. E, praticamente mai ci si sia mobilitati e adoperati per eliminare tali condizioni di disuguaglianza.
Quindi non potendo immaginare un'incapacità congenita nel capire, non rimane che pensare a un disegno speculativo e di convenienza.
Dopo anni di campagne stampa avvelenate ed effettive situazioni di difficoltà, il dare addosso al diverso paga sempre in termini di popolarità  ed elettorale.
Ma per lo stesso motivo anzi, anche moltiplicato, mi pare si sia scelto un comodo e inconcepibile silenzio sulle altre situazioni.
Ma che tanto inspiegabile forse non è.
Difatti, non è un mistero quanto la malavita, con i vari boss locali, in determinati luoghi possa condizionare e indirizzare i voti su questo o quel personaggio. Su questa o quella forza politica. E se andiamo a vedere, a quali forze appartengano molti politici, locali e non, incriminati per reati connessi a rapporti, perlomeno poco chiari, con le organizzazioni mafiose. Forse ne abbiamo la facile risposta.


MIZIO 



domenica 14 giugno 2026

SI VIS PACEM, PARA BELLUM (MA PROPRIO NO)

 

Le vicende del mondo costantemente e a un ritmo sempre più frenetico spostano attenzione e focus da una criticità ad un'altra. E in questo caotico rincorrersi di notizie e allarmi globali, rischiano spesso di far passare altre situazioni, in secondo piano. Facendole diventare sfondi fuori fuoco, quasi normali e degne di minore attenzione. Ma, anche se più sfocati dall'attenzione mediatica, certe situazioni rimangono e anzi, rischiano di essere ancor più devastanti, nei loro effetti. E magari, proprio grazie al minor interesse registrato.

In una qualsiasi guerra quando svanisce ogni ragionevole ipotesi di vittoria, si dovrebbe cercare una via d'uscita. Capace certamente di salvare faccia e onore di tutti i soggetti in campo. Ma capace anche di minimizzare, in una scelta di semplice realismo, i prezzi da pagare. Sia in vite umane che economici e materiali.

In Ucraina, da troppo tempo stiamo assistendo all'esatto contrario di quanto sarebbe logico e comprensibile aspettarsi.

Sembra che il tifo e gli aiuti interessati di soggetti terzi, faccia scattare contro ogni logica e calcolo probabilistico di vittoria, una reazione orgogliosa, ma allo stesso tempo patetica nella sua sterile e tragica rappresentazione.

E che questo atteggiamento risponda a logiche che, con la narrazione retorica dell'aggressore e aggredito, abbiano poco a che fare. Lo dimostra il diverso e molto più tollerante atteggiamento verso altre situazioni in cui aggressori e aggrediti sono interpretati da soggetti diversi.

Zalensky e i suoi sponsor occidentali da potenziali difensori di un paese aggredito sono, neanche troppo velatamente, passati a interpretare il ruolo dei peggiori nemici della stessa Ucraina e dei suoi abitanti.

Credo di non affermare una bestialità se affermo che la linea dei sacrifici di sangue ed economici, ritenuti obbligatori, leciti e giusti, per affermare il sacrosanto diritto alla difesa, sia stato superata già da tempo.

E si sia fatto interpretare coscientemente e molto più a lungo del necessario all'Ucraina il ruolo di vittima sacrificale e designata. E non solo della Russia di Putin.

Appare perciò chiaro che, continuare ad alimentare la guerra con continui esborsi di miliardi e di armamenti, non sembra essere la soluzione più idonea a fermare questa follia. E, tantomeno ad ipotizzare una molto improbabile vittoria.

Quella follia che solo spettatori interessati  da una comoda posizione privilegiata, possono considerare la strada più idonea e giusta per dare un futuro, sicuramente difficile e complicato, ma onorevole e dignitoso, alla stessa Ucraina e ai suoi abitanti.

E che questa linea di appoggio a prescindere, nel proseguire la guerra, accomuni la nostra destra al potere e anche una parte del cosiddetto campo largo, che a questa si oppone, non credo sia assolutamente casuale.

MIZIO


martedì 9 giugno 2026

W LA MEDIOCRITA'

 




Il dramma vero di questi tempi è l' esaltazione della mediocrità. Ci hanno convinto che il massimo cui possiamo aspirare sia il meno peggio. Questo spiega in gran parte le deficienze, le debolezze, fino alle vere e proprie mostruosità cui assistiamo da troppo tempo. Cominciamo a non rinunciare ad aspirare al meglio. Ad esempio scegliendo i migliori, non quelli che conviene. Cominciamo a non considerare ineluttabile lo scivolamento verso l'imbarbarimento, figlio legittimo di quella mediocrità di cui sopra. Il peggio si combatte e si supera con il meglio possibile, non con una sua versione edulcorata e più presentabile. Lo chiamano realismo e pragmatismo per trovare una giustificazione ai propri limiti e scelte che spesso coincidono con interessi non proprio limpidi, che poco hanno di nobile.

Intanto provare a costruire un campo che non sia la triste scelta del meno peggio. Ma la prospettiva concreta di costruire il meglio. Cominciando, ad esempio, dal condividere e scegliere la pace, come elemento cardine e non contrattabile in questo momento storico, e non solo. Sarebbe già una scelta che indica, non il meno peggio, ma la migliore possibile. Scelta da cui poi, farne discendere, logicamente tante altre di carattere sociale , civile di innovazione con lo sguardo al futuro, senza mortificare il presente. Purtroppo i mille condizionamenti e relative argomentazioni imposte dalla becera logica maggioritaria, della vittoria tattica ad ogni costo, ha talmente permeato le menti e ridotto le capacità analitiche progettuali, di gran parte dei protagonisti. Fino al punto di aver reso risibile e non degno di nota, qualsiasi argomentazione si distacchi da questo mantra falsamente indicato come l'unico possibile.


MIZIO

lunedì 1 giugno 2026

SCRIVO PERCHE'

Perché si scrive? Per farsi leggere? Anche, é indubbio e sarebbe ipocrita negarlo..Per esprimere un proprio originale punto di vista? Certamente. Per esercitare un legittimo diritto di critica ? Perbacco, certo che si!Ma soprattutto, e chi ama la penna o la tastiera lo sa benissimo, si scrive principalmente per noi stessi. Nello stesso speculare modo per cui si ama leggere soprattutto per trovare risposte, spesso si scrive per porre domande ad alta voce. Domande, dubbi, problematiche indirizzate principalmente al nostro io.Così come, forse ancor più spesso scatta, in alcuni momenti, l'esigenza di scrivere senza un motivo o uno spunto in particolare. Ma quasi esclusivamente per alleggerire l'animo di pesi, dolori e pene, che inevitabilmente si sedimentano nel tempo. Ecco che lo scrivere, in questa ultima accezione, va a ricoprire un ruolo quasi catartico e salvifico Al pari, come risultante e soddisfazione per altri, di attività fisiche, ludiche o semplicemente rilassanti.Amare lo scrivere, e non parlo di quello esercitato per professione o per ambizione. Ma di quello del piacere quasi adolescenziale da rinchiudere nel diario, sia quello col lucchettino, che quello più esposto dei moderni social, una parte di sé. Quella spesso meno conosciuta, meno mediaticamente veicolata ma indubbiamente più vera e più rispondente ai sentire più intimi e personali.Quindi leggiamo, scriviamo, confrontiamoci con noi stessi. Con gli unici con cui non possiamo barare. Non si cerchi il consenso a tutti i costi. Il plauso e l'ammirazione altrui (pur graditi e ben accetti). Ma si ricerchi l'equilibrio indispensabile dentro di noi, di quella triade contemplata dalle religioni, dalle filosofie e anche dalla moderna scienza. Quel mix di istinto, ragione e coscienza che fa di ognuno di noi un progetto unico, irripetibile e degno di ammirazione e rispetto di noi stessi e non necessariamente di altri.

MIZIO