lunedì 2 novembre 2026

DUE NOVEMBRE 1975

Eravamo a Colfelice, in Ciociaria in una casa di campagna semiabbandonata e pericolante. Eredità della famiglia di un amico e compagno. Ci si era organizzati (per modo di dire), per trascorrere il ponte della festa di tutti i santi in modo diverso e lontano dal solito ambiente. La compagnia come era normale in quel periodo, risultava variegata e improvvisata. In quanto ognuno aveva portato un amico dell'amico. Il problema, comunque, non era certamente quello. Perchè le giornate bene o male, passavano tra passeggiate nei campi, raccolta di qualsiasi cosa fosse commestibile, oltre il fare la spesa e la preparazione dei pasti. Attività che, in assenza di gas e attrezzature idonee alla bisogna, impegnava parecchio tempo, sia per la ricerca di legna atta a bruciare che per la gestione del fuoco indispensabile per cucinare. Quindi si capisce facilmente che un gruppo di ragazzi più o meno adolescenti, aspettassero con vera ansia le ore serali, per cercare di movimentare un pò quelle poche giornate di relax bucolico. La questione fu, che non si tenne in debito conto, sia della particolarità della location, della località (carina ma poco stimolante per "giovani e vivaci rivoluzionari" quali si pensava di essere) e dello stesso particolare periodo in questione. Difatti ci trovammo a percorrere, anche con una certa apprensione, la lunga e buia strada di campagna che conduceva su al paese. Avendo come sfondo e compagnia le uniche luci visibili, rosse e tremolanti dei lumini. Quelli tradizionalmente messi sui davanzali delle rare case in occasione della ricorrenza dei defunti. Come era facile immaginare comunque, nell'unico bar ancora aperto (ma forse era proprio l'unico in assoluto) la vivacità del luogo e del momento, era limitata ad un paio di avventori. Cui servimmo sicuramente da distrazione e motivo di curiosità. Era accesa una televisione in bianco e nero e facemmo in tempo a percepire, anche se distratti, che si parlava della morte di qualcuno di importante. Bastò un pò più di attenzione per capire che si trattava di P.P.Pasolini. Ostia Idroscalo, aggressione, investimento. Era tutto ancora molto poco chiaro, si parlava di un diciassettenne come responsabile. Di un delitto maturato nell'ambito di un incontro occasionale, in quel mondo di emarginazione in cui al regista piaceva immergersi. Comunque la notizia e le discussioni seguenti ci impegnarono nel ritorno a casa e nel cercare, il mattino seguente, di andare di buon' ora a comprare qualche quotidiano per avere notizie più precise. (Ci avevano avvisato che ne arrivavano poche copie). Comprammo Paese sera visto che l'alternativa erano Corriere dello Sport, Messaggero e Tempo. Non sembravano esserci maggiori particolari rispetto quel poco che si era sentito, se non il nome del giovane sospettato. Che per molto tempo, e ancora oggi, è rimasta l'unica cosa riconosciuta di quel delitto. Nome ed età del presunto autore. Tutto il resto, i dubbi, i sospetti, le accuse e le ritrattazioni, i veri e propri depistaggi fanno ancora parte del mistero e della leggenda stessa della morte dell'eretico per eccellenza della cultura italiana. MIZIO

sabato 24 ottobre 2026

TRA PAURA E VIOLENZA, MUORE LA SPERANZA.

I movimenti giovanili di queste settimane, vedendoli oltre gli episodi di vandalismo, stupidi prima ancora che violenti, indicano però qualcosa di fondamentale. Questi ragazzi per scelta o per mancanza oggettiva, non hanno riferimenti politici o sociali. Manifestano un disagio e un'insofferenza derivante da situazioni precarie e, fondamentalmente, da una paura per il loro futuro. La presenza di questo vuoto, rappresenta un segnale di quanto, non solo le istituzioni e il governo siano lontani e alieni da questi movimenti. Ma anche quanta inadeguatezza e incapacità ci sia nelle forze di opposizione. Sia quelle, diciamo più istituzionali (l'attuale campo largo e sindacato). Ma anche quelli definiti, per comodità estremisti e testimoniali. E questo rappresenta forse, l'aspetto più drammatico per questi ragazzi. Negli anni '70, ad esempio, il malessere, le aspettative le lotte giovanili trovavano e si manifestavano in un habitat pronto e preparato sia all'ascolto che alla rappresentanza. Con varie e diversificate posizioni, più o meno interessate, criticabili o speculative. Ma presenti e facilmente intercettabili e utilizzabili da singoli e gruppi. Oggi, dal punto di vista sociale, politico e umano, questi ragazzi hanno intorno il deserto sentimentale. Che va ad aggiungersi ad un vissuto personale spesso quasi solo virtuale, in gran parte veicolato dal modello e nello strumento social. Se pensiamo poi, quanto possano aver influito nella loro formazione, le scelte incomprensibili e le grandi paure secolari, guerre, epidemie e crisi climatiche. Paure reali o indotte, ma che la politica, che di questo si dovrebbe occupare, ha ridotto spesso, a semplice motivo di bassa e sterile speculazione politica. Quasi fine a sé stessa. Utile esclusivamente, ad un' autopromozione personale o di gruppo. Manca la visione utopica, la capacità di immaginare futuri. Di essere protagonisti di un cambiamento che faccia rima con miglioramento. E non solo una limitata alternanza che virrebbe far rima con speranza. Gli scioperi generali del 30 ottobre e del 20 novembre pv. Che in altri momenti avremmo salutato con entusiasmo. In questo clima e in questo quadro, rischiano di essere una rituale dimostrazione di semplice esistenza. Magari da una parte con una dose maggiore di rabbia, e fall' altra con un bella ciao collettivo e rassicurante. Ma rischiano entrambi di essere rappresentazioni fuori tempo massimo. Almeno fino a che quei ragazzi, quei disagi, quelle paure, quella disperazione non troveranno accoglienza, non rituale o opportunistica, tra le loro fila. Ne saranno capaci? MIZIO

venerdì 16 ottobre 2026

LA NOIA

Leggendo le dichiarazioni dei due ragazzi, autori a Roma di atti violenti contro ignari passanti. Scopriamo che il tutto viene, se non giustificato, comunque spiegato con momenti di noia. “Ci annoiavamo”, ha detto uno dei due. Senza peraltro, mostrare segni di pentimento. Come se la noia fosse già motivo sufficiente di comprensione di atti così gravi. Sembrerebbero, perlomeno assenti, nel loro animo, componenti empatici o almeno di quella componente minima che definiamo come quel rispetto minimo dovuto al prossimo. Comunque ritorniamo alla noia. Sentimento da sempre associato a momenti di passività, mancanza di stimoli e, in definitiva da leggere in negativo. Cosa già presente nel passato e che ha ispirato anche opere come “La noia” di Alberto Moravia. Che, però erano da leggere come una manifestazione, se vogliamo anche estrema, di un nichilismo narrato. Ma assolutamente rispondente soprattutto al sentimento e alla grandezza dell'animo dell'autore. Che, ovviamente, guarda all'esistente, con un occhio altro da quello comune. Ma ritornando a noi,la moderna società capital-liberista-consumista bolla la noia e il tempo perso con essa, come quanto di più negativo si possa manifestare. Tanto è vero che riempie sempre più i nostri tempi con stimoli continui dei moderni mezzi di comunicazione e intrattenimento. Film, serie, giochi virtuali e non, social e via così. La vita che rimane strappata al lavoro e ai doveri appaltata e gestita dai nuovi padroni del tempo. E tutto questo circo comincia sempre prima. Già nella culla e negli asili nido, cui deleghiamo la sicurezza e la cura dei nostri figli, viene privilegiato e, anche forzato, l'attivismo. Cosa che crescendo si sostanzia, oltre che negli impegni scolastici, nel fare almeno uno sport, un corso musicale, studiare una lingua e mille altre attività. Ognuna meritevole di lode, importante e anche motivata da nobili intenti. Ma siamo sicuri che l'occupazione, totalizzante del tempo e degli spazi sia la scelta migliore e unica di uno sviluppo sano ed equilibrato? Certamente si consegneranno alla società individui preparati, pronti, professionali, iper attivi, competitivi. Ma anche felici ed equilibrati? Il crescente successo di figure come psicologi e psicanalisti nelle moderne società, farebbero pensare il contrario. Ma soprattutto nell'infanzia e nell'adolescenza credo sia fondamentale crescer cominciando a conoscere sé stessi. Anche attraverso quei momenti di apparente far nulla. Appunto, la noia. Momenti che però, servono, oltre che a un necessario e naturale momento di pausa da una frenesia complessiva imposta. Anche a trovare progressivamente una confidenza col sé più profondo, e con questa interiorità da scoprire. Imparare a conviverci e trovare quell'equilibrio necessario, che diventa indispensabile nel proseguio della vita. Ma qui entriamo in un campo che,oltre la crescita equilibrata e rispettosa dell'individuo, si allarga sino ad abbracciare i modelli di società. Il potere, la sua gestione, la competitività eletta a sistema. Mentre la solidarietà e la stessa sua interpretazione, sotto forma della cosiddetta carità cristiana. Viene irrisa, combattuta e bollata come debolezza. Basterebbe guardare alla nostra storia. Credo che le più grandi opere artistiche, letterarie e anche le grandi scoperte scientifiche, siano figlie dei momenti di noia e del dolce far nulla che, in alcuni geni diventa poi, alto momento creativo. E basterebbe questo a definire la noia altro, rispetto la valenza negativa cui è comunemente associata. Alla fine però, mi preme sottolineare che, tutto questo breve pistolotto, non serve assolutamente a giustificare o comprendere le gesta dei due teppisti. O di chiunque altro dovesse commettere crimini o violenze per “noia”. Che dovranno essere giudicati con quanto previsto dalla legge. Non con intento vendicativo, ma sicuramente senza troppe attenuanti. Pur tenendo conto della giovane età, le responsabilità in questi casi sono sempre e assolutamente individuali. Ma non per questo però, celare quelle complessive della società tutta. E qui la chiudo, sennò rischio di annoiare. MIZIO

giovedì 15 ottobre 2026

COMUNITA' E POLITICA

Politica e comunità In questi ultimi decenni, oltre che nel fare, la politica si è modificata anche nel lessico. Una di quelle situazioni in cui, al pari della storiella dell'uovo e della gallina, non sai quale delle due cose abbia provocato l'altra. Per capire meglio il ragionamento devo però anche fornire qualche elemento in più, utile alla comprensione. Per alcuni anni, tanto per intenderci quelli successivi allo scioglimento del PCI e alla, più o meno contemporanea, nascita della cosiddetta seconda repubblica,personalmente mi sono allontanato dalla militanza e dalla politica attiva. Sia per motivi di carattere personale, che per difficoltà a rapportarmi con quel cosiddetto nuovo che stava nascendo. Quello che sceglieva di gettare l'acqua sporca col bambino dentro. Quel nuovo che, già nelle prime mosse mi faceva intravedere facilmente i limiti e faticare molto a trovarne i pregi. Quindi, pur rimanendo attento e interessato osservatore, non ho partecipato più direttamente a frequentare e costruire quel nuovo habitat politico. Habitat in cui, i vecchi partiti andavano trasformando, anche forzatamente, il dibattito e la loro stessa formazione e composizione interna. Cosa che, pur con tutti i limiti che le si potevano riconoscere, aveva comunque garantito per decenni, quell'indispensabile legame con il mondo e quei soggetti politici e sociali, singoli o collettivi, che si andavano a rappresentare. Da una parte l'ambizione al governo tout court, e dall'altra una frammentazione ideologica (sto parlando ovviamente della sinistra chè a destra, non c'era bisogno di letture diverse dal passato), hanno portato progressivamente a un cambiamento, come accennavo, anche lessicale. Sparivano incomprensibilente anche negli interventi, sia pubblici che nei dibattiti interni, i riferimenti espliciti alla propria collocazione politica e sociale. Abbandonando progressivamente, veicolati e vissuti come vecchi e retorici, termini come popolo, lavoratori, classi. Prendeva così, sempre più piede, un modo sia pratico che mediatico diverso di valutare e di porsi come soggetto politico. Quindi, quando mi sono riavvicinato, quasi casualmente alla politica attiva, ho faticato non poco a comprendere e immergermi in quel modo nuovo (per me) di condividere e percepire alcune scelte. A cominciare da quei riferimenti continui, apparentemente innocui e casuali con ci si rivolgeva al proprio partito e ai propri compagne/i come comunità. Comunità che, ovviamente, non è termine da leggere in negativo in assoluto. Ma che riferito ad una scelta, che dovrebbe essere, prima e soprattutto ideale e ideologica. E da questa far discendere, eventualmente quella partitica, che ne delimiti confini d'azione e di pensiero più stretti e, quasi scientemente, limitati Difatti è un temine che da sempre è stato associato ad esempi, a gruppi di ispirazione religiosa. In cui veicolare e condividere concetti spirituali, quasi per scelta divina, destinati a pochi e non alla massa. Oppure di cultori delle stesse passioni,condivise in ambito sportivo, hobbystico, artistico, culturale ecc.. In altri ambiti si parla di comunità internazionale, concetto tanto significativo quanto vago nella comprensione. Così come si usa in campo sanitario o terapeutico. Si pensi alle comunità di recupero di tossicodipendenti. Quindi termine tanto utile quanto però abusato e che diventa anche inopportuno se legato a una visione politica. Quella stessa legata alla liberazione degli esseri umani dalle catene del bisogno e dall'ingiustizia, partendo da una considerazione di uguaglianza e libertà. Proprio per queste considerazioni il rinchiudermi e considerarmi parte di una comunità che delimiti soprattutto i suoi confini in funzione di una competizione con i vicini di banco, non può essere il mio habitat. Che è poi il motivo per cui mi avvicino, seppur con un' ingenuità tipica e ripetuta, ma segnata dalla speranza, ad ogni tentativo unitario. Esattamente lo stesso motivo, per cui, dopo averne testato limiti e contraddizione me ne allontano. Senza rancore e senza sbattere la porta, ma uscendone rafforzato nelle mie considerazioni. Nella mia piccola, insignificante e limitata esperienza di vita, oltre che politica, posso affermare con convinzione quale sia la mia comunità ideale e condivisibile. Quella dei poveri, degli sfruttati, dei lavoratori, degli ultimi e penultimi. Tutti coloro che non hanno bisogno di ulteriori confini e limiti per i propri diritti. Cui ogni sigla che si aggiunge creando una nuova “comunità”, non fa altro che restringerne, volenti o meno, confini e potenzialità. E che, alla fine e paradossalmente, tiene fuori dai quei circuiti proprio coloro che ne dovrebbero essere i protagonisti. Si vabbè, tutto ok, allora tu che fai? Perfetto logica e giustificata domanda. Nulla di più o di meno di quello che la vita mi ha permesso di fare. Anche se, ne sono cosciente, non può essere nè sufficiente nè esaustivo. Ma questo non può e non deve essere un limite o un ostacolo nel giudicare, valutare, criticare o anche anticipare dinamiche e fenomeni. Anche perchè credo che, se fosse attività di tanti, forse avremmo meno comunità,per quanto valide ma limitate e infarcite di retorica. E più coinvolgimento e protagonismo attivo e propositivo. E' molto, è poco?. E' quello possibile. Volenti o nolenti. Un pò più di realaismo, meno protagonismo e più consapevolezza dei propri limiti. Fare un passo indietro in pochi, per provare a farne qualcuno avanti in tanti. Ma ne saremo capaci? MIZIO

domenica 20 settembre 2026

POLITICA? MA DE CHE?

Si vive sospesi tra nostalgie e timori. Non si spera più, non si aspetta nulla, perchè si ha la percezione che, qualunque siano le scelte, saranno quasi sicuramente, peggiorative e penalizzanti. Lottare, schierarsi sembra sempre più un esercizio di pura rappresentanza se non, addirittura, un'illusione che la nostra psiche crea a proprio uso e consumo come forma necessaria ma consolatoria. E che questo sia veritiero lo dimostra il fatto che la militanza politica, ma non solo, è esercizio, ormai, frequentata in gran maggioranza da over. Appare persino ovvio, in questo quadro, che le potenzialità di cambiamento, le innovazioni, gli scatti qualitativamente innovativi siano limitati e destinati quasi fatalmente a ripercorrere le stesse linee e gli stessi errori, reiterandoli nel tempo. Ovviamente è un discorso di carattere generale perchè, per fortuna, si conoscono esempi di anziani con una capacità e una lucidità d'analisi e proposta indiscutibili come, d'altra parte, si vedono frequentemente giovani che rinunciano al naturale compito generazionale di contestazione e innovazione. E che, per piccoli interessi di bottega sono speculativamente accondiscendenti verso i potenti o le logiche dominanti. Non è semplice individuare le responsabilità e, soprattutto, la loro distribuzione percentuale. Appare chiaro che tutti, più o meno, siamo responsabili di ciò che accade al di fuori del nostro recinto. Sia con scelte sbagliate, sia decidendo di rimanere alla finestra preferendo estraneità e presunzione. Questa premessa per arrivare a dire che, se si vuole avere come obiettivo il recupero e il coinvolgimento in un progetto di speranza collettiva, che ridia entusiasmo e motivazioni. Le strade che si stanno percorrendo a sinistra non appaiono certo quelle più indicate e idonee. Il tutto continua a svolgersi, in gran parte, all'interno di un ristretto circuito. Circuito da cui sembrano rimanere fuori le sensibilità e le istanze reali più sentite tra i cittadini. I cui echi rimbalzano in quei circuiti al massimo come auspici, buoni per stilare programmi condivisibili mediaticamente. In genere e spesso, solo a scopo autopromozionale. Nessuno vuole negare l'importanza di accordi, confronti e proposte che possano avere anche una valenza elettorale, ma andrebbero modulate, interpretate in maniera decisamente più coinvolgente e meno autoreferenziale. Non si risveglia lo spirito d'appartenenza e l'entusiasmo, se le scelte non sono precedute e accompagnate da intenti e azioni con forti caratterizzazioni ideali e di rottura con l'esistente. A cominciare dalle forme di partecipazione. Non si tratta di dover rispolverare bandiere e simboli che pur fanno parte della nostra storia. Ma della capacità di reinterpretarli alla luce delle moderne dinamiche e implicazioni sociali. Si dice che di buone intenzioni sia lastricata la strada dell'inferno. Ecco, le buone intenzioni non bastano più se non si ha la capacità di renderli comprensibili e fatte proprie dai più. Un buon dirigente non è solo quello capace di stringere accordi, ripeto pur necessari. Ma quello capace di avere quel fiuto, quella sensibilità politica e quella capacità d'ascolto, capace di farlo percepire come tale dai molti e non solo dal proprio ristretto circolo, spesso interessato. Questa non è una critica rivolta a Tizio o Caio, ma una riflessione più generale su un modo d'approcciarsi di quella politica. Che si vorrebbe della speranza e del riscatto, ma che ha contribuito, irresponsabilmente, a tagliare i rami della speranza, dell'entusiasmo, della progettualità per rinchiudersi anch'essa, nel moderno cinismo utilitaristico.

Ed è da questa desolante e desolata consapevolezza che si ritrovano e si veicolano i messaggi tipo: "Con Renzi si vince" "I voti vanno conquistati al centro", "Insieme per battere la destra" e via così. E si continua, nonostante il solco scavato con le sensibilità e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini più esposti, si allarghi sempre più. Rischiando sempre più, di diventare irreversibile.


MIZIO



sabato 19 settembre 2026

UMANI SEMPRE.

Molto si è detto e molto ancora si dirà sull'episodio della professoressa accoltellata da un tredicenne.  Episodio che contiene in sè molti spunti di riflessione e ancor più dubbi sul quanto fatto, o non fatto, sull' accompagnamento dei ragazzi a una crescita di coscienza e valori umani. Aspetto che troppo spesso, specialmente nell'era dei social, viene demandato alla sola responsabilità genitoriale. Cui, poi scaricare l'intera responsabilità. Mentre poco o nulla si sottolinea quanto la società, nel suo complesso, abbia progressivamente smantellato un percorso cognitivo e di apprendimento basato su una crescita personale, Puntando tutto o quasi, sull'acquisizione di "competenze" utilizzabili dal mondo del lavoro e su una formazione personale da perfetto prodotto della società liberista e consumista.

Comunque, successivamente, qualche dichiarazione della professoressa stessa, hanno introdotto nella questione altri elementi. Con le sue dichiarazioni di appartenenza e simpatie politiche verso una certa destra e a favore della cosiddetta remigrazione.

E a questo proposito ho letto dichiarazioni che fanno passare, l'aggressione, per questi motivi,  quasi come meritata o, comunque, da derubricare, rispetto lo sconcerto e condanna iniziale.

Questo modo di ragionare credo faccia scopa con quello che spesso, e giustamente, si condanna e si stigmatizza se adottato dalla controparte. 

Sono fermamente e assolutamente  convinto che uno dei tratti distintivi, di chi si oppone a violenza, autoritarismo, guerre e ingiustizie, non possa che essere prima di tutto, una grande umanità. Lo "Stay human" di Vittorio Arrigoni, non può e non deve essere solo uno slogan.

E mai, come i questi casi, bisogna avere la capacità di distinguere i piani di discussione e confronto. Che in questo caso non possono essere sovrapposti. Rimane la condanna, ovviamente, ma prima di tutto il cercare di capire i motivi di un gesto evidentemente assurdo. Da cui trarre poi considerazioni politiche e sociali.

Rimandando i dubbi e le considerazioni sulle convinzioni nostalgiche della prof ad altro livello. 

Quello, ad esempio, di capire come sia possibile che una persona con quel tipo di idee, espresse anche pubblicamente, possa ricoprire un ruolo di educatrice nella scuola pubblica.

Ma nel paese in cui i rappresentanti ed eredi di quello stesso pensiero nostalgico, sono addirittura al governo, la risposta mi sembra scontata.

Ah, e in ultimo, il sottolineare che il ragazzo che ha aiutato per primo la professoressa, fosse originario del Congo, aggiunge, forse,  solo un elemento di colore . Perchè, nella "normale" considerazione, le persone andrebbero giudicate sempre per quello che sono e fanno. Non per l'origine, il colore della pelle o il genere.

Queste classifiche di "merito" lasciamole fare a loro,  no?




martedì 15 settembre 2026

C'E' CONFUSIONE; GRANDE CONFUSIONE

Direi che la vecchia differenza tra destra e sinistra fino a qualche anno fa, fosse già ampiamente sufficiente per chiarire e scegliere da che parte stare. Tutte le differenze subordinate, spesso trasversali, che si sono aggiunte nel corso degli anni, mi pare abbiano introdotto elementi di confusione scarsamente comprensibili ai più. Confusione che aggiunta a scelte scarsamente comprensibili e ancor meno condivisibili, dei rappresentanti di quei vecchi schieramenti. Ha aumentato notevolmente il distacco emotivo delle masse dai processi e dalla partecipazione democratica. Cosa che, vista con occhio un minimo libero e non condizionato, fa sicuramente il gioco dei padroni del vapore e del loro sistema. Già aver permesso di essere trascinati, ad esempio, in un conflitto puro e semplice tra sovranisti e globalisti, nel recente passato, senza operare i necessari distinguo, ha operato un primo strappo da un processo cognitivo collettivo. Poi il covid e le successive speculazioni hanno permesso un'ulteriore massificante operazione di demonizzazione tra novax complottisti e non. Queste divisioni procurate e alimentate ad arte, hanno contribuito, indubbiamente, a scompaginare ulteriormente energie e forze che potevano, tranquillamente, ritrovarsi dalla stessa parte della barricata. Se questo non è avvenuto e anzi, si sono approfonditi i fossati, credo debba sollecitare più di una riflessione. Demonizzare giustamente le stupidaggini parascientifiche spacciate sui vaccini ha di fatto, contribuito a mettere sullo sfondo la questione del potere e delle intromissioni delle grandi multinazionali farmaceutiche. Rispetto il diritto alla salute e ad una sanità pubblica per tutti. Così come lo scegliere di schierarsi per Biden nelle elezioni americane, sottacendo o facendo finta di ignorare, che lui o Trump non siano altro che facce diverse dello stessa medaglia. Non aiuta certo nella comprensione dei conflitti politici, economici e armati che si alimentano nel mondo. Non voglio neanche accennare alle scelte di campo pregiudiziali e aprioristiche operate nel conflitto Russia Ucraina. Oltre i silenzi prolungati sulla questione palestinese e di Gaza. Troppo fresche e troppo intrise di pregiudizi per operarne un'analisi serena e libera. Sono d'accordo con la lettura che vede l'attuale sistema, al momento, troppo forte per poter essere abbattuto o cambiato in profondità. Quindi si rende necessaria, realisticamente, una lotta e presenza di forte resistenza. Ma far discendere da questa, una trasformazione della propria posizione critica, libera e alternativa, anche se proiettata al futuro, in una gamba a sostegno e difesa dell'attuale sistema. Rischia di essere scarsamente comprensibile,  contribuendo alla confusione e disaffezione cui si accennava prima. Quando dico che a sinistra, perchè è a quella parte che mi riferisco, per cambiare e anche scandalizzare, bisognerebbe cominciare a cambiare e scandalizzare prima di tutto sè stessi, è proprio a questo che faccio riferimento. Ad una capacità di lettura che, oltre che basarsi sui logici e naturali retaggi ideologici storici. Li sappia però interpretare, adattandoli al momento e ai bisogni  contingenti. Non permettendo che la propria agenda di azione, lotta e scelte sia troppo condizionata dagli interessi e dalle logiche del potere e del sistema. Anche se, di quel potere e di quel sistema se ne deve obbligatoriamente tener conto.

Ci serve forse un Pasolini del secondo millennio che sappia fustigare modi, limiti e tic dell'attuale classe dirigente e del momento politico. Ma sembra che l'opera di destrutturazione politica e sociale operata dal sistema abbia provocato un crollo della qualità complessiva, non solo a livello di classe politica, ma anche di quel ruolo critico indispensabile della cosiddetta intellighenzia. Quindi c'è poco da stupirsi se le risultanze, strapiene di limiti e carenze, sono poi quelle che vediamo intorno e anche dentro di noi.

MIZIO