Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiritualità. Mostra tutti i post

sabato 1 luglio 2023

CIAO MIZIO

La pensione, alcuni piccoli acciacchi, il post covid ha comportato la necessitò di rimettersi in forma per evitare qualche guaio possibile. Cosa che più si va avanti con l'età, e più diventa ipotesi realistica. La sigaretta era stata già abbandonata da anni. L'alcol è sempre stato limitato ad un moderato utilizzo in poche occasioni particolari. Le droghe, a parte isolate e quasi uniche esperienze poco significative, in età giovanile con gli spinelli, non mi avevano mai attratto e mai ho sentito sentito il bisogno dello sballo. Però i chili in più, frutto di pigrizia, sedentarietà e godimenti della buona tavola, c'erano comunque, insieme a qualche valore ematico leggermente alterato, da riportare nei giusti limiti. Quindi che fare? Palestra? Neanche a parlarne! In mezzo a fighetti più impegnati a mostrare l'ultimo outfit adeguato, piuttosto che alla propria salute. Si poteva pensare a correre. Ma un pregiudizio atavico me l'ha sempre fatta ritenere cosa poco congeniale e, da adottare solo nel caso di pericolo imminente, come l' eventuale inseguimento da parte di qualche pit bull arrabbiato. Convinzione rafforzata già anni fa, dalla notizia che l'inventore americano dello jogging, fosse morto proprio corricchiando allegramente. Quindi ho optato per la cosa più naturale del mondo camminare. Funziona, non è stressante, è idonea alla causa e compatibile con qualsiasi età. Non prevede, se non per qualche patetico fissato, un abbigliamento ad hoc da dover esibire orgogliosamente come le penne del pavone a certificare l'appartenenza alla salutare cerchia dei runners. Unica concessione alla moda del settore, un paio di scarpe idonee, morbide e comode abbastanza da per poterci camminare a lungo senza problemi. Attività che, qualche volta alterno con una pedalata in bici. Cosa altrettanto sana e idonea ma che comporta maggiore attenzione e tempo da dedicare al mezzo, oltre a qualche rischio in più. Come quello da rimanere per strada con la bici inutilizzabile da trascinarsi dietro però, per chilometri fino a casa. Da affiancare a questo, altrettanto necessario è stato naturalmente, adottare una dieta adeguata con una drastica diminuzione della quantità e qualità del cibo. Cosa che, per una dipendenza seria dai carboidrati, da cui ero affetto sin dalla più tenera età sembra più facile a dirsi che a farsi. Ma siccome nulla è impossibile, con una buona dose di impegno, anche se con qualche isolata caduta in tentazione, tutto si può fare. Quindi eccoci qua, veniamo all' oggi e a cosa tutta questa premessa è propedeutica. Come quasi tutte le mattine di buon' ora, dopo una leggera (sigh) colazione, siamo pronti per la nostra dose di passi quotidiani. A meno di non avere incombenze particolari per cui unendo l'utile al dilettevole, cammino e contemporaneamente disbrigo le questioncelle (cosa questa resa possibile dal vivere in una cittadina di non enormi dimensioni). cerco di camminare laddove la presenza di auto e persone sia più limitata. Con conseguente migliore qualità dell'aria e del mio umore. Quindi preferibilmente zone periferiche su strade anche sterrate e senza traffico. Posti dove, anche se prossime al centro abitato, sia possibile anche godere di quell'altra mia grande passione. L'osservazione attenta, curiosa con l'occhio perso e continuamente stupito del naturalista dilettante, di tutto ciò che ci circonda. Dagli umili ma coloratissimi fiori di campo, agli uccelli per cercare di indovinarne l'identità dal volo o dal canto. Dal fruscio improvviso e rapido delle lucertole e dei rari ramarri o lo strisciare veloce di qualche, ancor più raro biacco. Senza dimenticare, a seconda della stagione, la possibilità di poter assaporare anche qualche frutto spontaneo. Dalle more di rovo, a quelle del gelso,o ai fichi ed altro. Quindi momenti, oltre che benefici, ricchi di stimoli, di stupore, di godimento fine a se stesso. Momenti che permettono una full immersion nel mare magnum della meditazione, della fantasia di cui bearsi e in cui immergersi totalmente in piena libertà e privi di qualsiasi dovere, costrizione o convenzione Era proprio un momento di questi quando, a lato della strada sterrata, all'ombra di una sughera di discrete dimensioni, poco più avanti mi pare di scorgere una figura che sembra familiare. Seduto su un sasso con uno stelo di avena fatua in mano cui era legata una cetonia che, penosamente provava a volare riuscendo però, solo a roteare in circolo nei limiti imposti dalla limitata lunghezza dello stelo stesso, c'era proprio lui Palesando una sicurezza e mistificando un'assenza di sorpresa, stavolta gioco d'anticipo: “Ciao! Mi sembra proprio di conoscerti” e senza dargli ill tempo di rispondere, “Che diamine ci fai qui? Non avevamo chiarito il nostro rapporto la prima, unica e ultima volta in cui ci eravamo visti?”... “Cosa avresti da rimproverarmi stavolta?”... “Hai visto, da allora mi sono sempre sforzato di ascoltarti e compiacerti. Pure quando sembravi non esserci più.”... “Perchè pure tu, nonostante i tuoi discorsi, non è che sia sempre così presente eh?. Dovresti sapere pure quanto il farlo costasse fatica e creasse anche qualche discreto imbarazzo. Non è stato per niente facile“....” Che c'è non parli? Neanche saluti? Guardami almeno. Sono qui. Sono io... E tu sei sempre tu, o sei diventato altro da quello che mi dicesti di essere?” Mentre continuo a parlare e fare domande, lui lentamente e apparentemente concentrato solo su quella delicata operazione, prende la cetonia, le libera delicatamente la zampetta dal cappio fatto col filo d'erba e la lancia in aria. Finalmente libera, riconsegnata al suo elemento naturale. Poi alza lo sguardo e,sempre con quell'aria impertinente da saputello indisponente :”Ciao Mizio. Stavolta mi hai riconosciuto subito eh?” “E come potrei dimenticarti dopo quel nostro primo e allucinante incontro. Pensavo solo che non ci saremo rivisti più. Almeno, non in questi termini. Mi avevi parlato di momenti molto particolari e quasi unici, in cui questi, diciamo così, contatti, diventino possibili. Mi perdonerai perciò se mi stupisco di rivederti e se insisto per avere una qualche risposta. che abbia almeno una parvenza di logica. Dopo tutto quello che mi hai vomitato addosso ì' altra volta e che ho dimostrato più volte, di tenerne conto, penso di averne diritto. O no?” “Ci sono alcune cose che non riesci proprio a cambiare eh? Una fra tutte, quella di fare tante domande per lo più inutili... Proprio tu che dovresti, tutto sommato, sentirti un privilegiato, invece di godere e apprezzare questi momenti, per quello che sono, vorresti rinchiuderli subito in una tua scatola....Quella scatola in cui tutto il tuo mondo deve avere una sua lettura e una risposta logica ad ogni domanda.... Al mattino ogni volta che ti risvegli e apri gli occhi. Chiedi forse a qualcuno perchè lo puoi fare? Perchè sei vivo e rinasci ogni giorno? Eppure quello credo sia il mistero più grande cui dover dare risposte” “Pensi veramente che, alla luce proprio di quel mistero l'incontro con un possibile te stesso bambino, sia la cosa più importante da spiegare?” “No, non dico questo, questo, no. Soprattutto dopo i non rari strani inspiegabili avvenimenti in cui ogni tanto, mi è capitato di incappare, non mi stupisco di nulla. Solo che l'incontro con te, se possibile, è stato certamente il più destabilizzante e quello che ha comportato i mutamenti più significativi. L'avrai notato sicuramente anche tu no?” “Certo che l'ho notato. Ed è stato anche molto apprezzato da parte mia. Non mi sono più sentito un estraneo con il me stesso adulto che sei tu. Ci eravamo finalmente ritrovati, riconosciuti, accettati. Ed è proprio per questo che oggi sono di nuovo qui. L'altra volta fu più una mia necessità per aiutare me stesso a ritrovarmi in te. Oggi voglio provare a ricambiare il favore e aiutare anche te a ritrovare te stesso. TI obbligai a guardare indietro per vedere e riconoscere gli errori. I tuoi limiti non potevo certo farteli superare, ma farteli conoscere e accettare sicuramente si. Ti obbligai a prenderne coscienza, a metterti in discussione,a cambiare profondamente Stavolta, invece voglio provare a farti guardare avanti. Tranquillo non farò certo il cartomante o l'astrologo. Sai che sono con te e in te. Quindi non ne so più di te su ciò che ci aspetta. Ma non potrei svelarti il futuro neanche se lo conoscessi. Nel gran gioco della vita l'illusione, la convinzione e la responsabilità di essere gli unici artefici del nostro cammino non può e non deve essere intaccato minimamente. Sai meglio di me quante disquisizioni filosofiche, religiose, sociali abbia succitato e ancora susciti, la questione del libero arbitrio. Vorrei molto più semplicemente , provare a dotarti degli occhiali migliori per guardare tutto quello (tanto o poco che sia) che la vita ci metterà di fronte. Vieni, ti faccio un po' di spazio, siediti qui vicino a me.” “Vedi io sono più piccolo. Anzi, per la precisione, apparentemente più piccolo di te. Perchè nell'assoluto, dovresti saperlo, il piccolo e il grande si rapportano a dimensioni, proporzioni e concetti totalmente diversi da quelli nostri. Però, rispetto a te e alla maggioranza di qualsiasi altra persona ho un vantaggio non indifferente. Ed è il non poter essere condizionato o toccato dagli aspetti fisici, giornalieri, tipici della vostra vita quotidiana. Ne sono sfiorato solo di rimbalzo se colpiscono profondamente te. Sai meglio di me, ormai, quanto fino ad un certo punto, noi siamo cresciuti e vissuti all'unisono. E questo è un fatto naturale, comune a tutti gli esseri umani. Quello che è meno frequente è proprio quello che stiamo vivendo in questi momenti. Non a tutti è concesso e reso possibile il potersi guardarsi in questo modo allo specchio. Ma questo, oltre ad essere un privilegio assoluto, è nello stesso tempo una responsabilità pesante e difficile da portare.” “Non me lo devi certo ricordare. Lo so benissimo quanto costi in termini di attenzione alle sfumature, di coerenza nelle scelte. Nella difficoltà di trasmettere, condividere cercare di essere comprensibili. Tutto sommato, non è che sia tutto sto gran regalo!...Però la questione dell'aiuto che mi vorresti dare riguardo l mio futuro mi incuriosisce non poco. Vai, vai avanti.” “Vedi, anche se per tanto tempo mi avevi dimenticato in soffitta, non sono così impreparato o illuso da non saper che gli anni che abbiamo da vivere da qui in avanti, siano meno di quelli che abbiamo alle spalle. Però so anche che di quelli passati, quanti effettivamente sia per colpa tua o, soprattutto, per il dipanarsi imprevedibile, cinico e crudele della vita hai sentito e sono stati veramente tuoi. Non che, anche quelli non abbiano avuto il loro perchè. Ogni attimo, ogni respiro, ogni accadimento ha il suo posto e il suo valore nel completare il meraviglioso anche se oscuro disegno universale. Ma non si può negare che troppi siano stati quelli in cui l'unica opzione sembrava essere il subirli passivamente. Quindi quanti anni o mesi o giorni, hai veramente vissuto con coscienza e consapevolezza da protagonista? Te lo dico io. Molti, molti di meno, di quelli che l'anagrafe ti assegna.” “Vabbè, dai mi stai dicendo che, oltre essere anziano ho anche sprecato tanto tempo. Non è che sia un grande aiuto, anzi. E' un bel colpo alla già scarsa considerazione e autostima che ho di me stesso. E, poi, lasciatelo dire. No è che col fatto che sei parte di me puoi continuamente puntare il dito e accusarmi di tutte le nefandezze del mondo, come fossi chissà quale essere spregevole.” “Ecco che riesce fuori la vittima designata, il puntaspilli dell'universo, l'incompreso di professione. Ancora non hai capito che tra noi a certi livelli non ci sono accuse. Non ci sono giudizi, non ci sono sentenze. C'è, come ti ho ripetuto all'infinito, la rara possibilità di godere di una prospettiva diversa da cui guardare le cose del mondo e le tue in particolare. E quella che ti sembra durezza,accanimento o accusa non è altro che lo stimolo a fare e sentire meglio Non di più o di meno, ma semplicemente meglio. E non per gli altri ma per te stesso. Perchè, adesso si che ti dico una grande banalità, se migliori te stesso migliori anche il mondo intorno a te.. Se non l'avessi ancora capito, tu, come chiunque altro, non sei certo un essere finito e completo. La possibilità di essere migliore, di crescere e di vivere meglio esiste fino all'attimo in cui esaleremo l'ultimo respiro, Quel momento che si lega idealmente al primo pianto liberatorio post parto e chiude di fatto un cerchio. Quello che c'è e rimane per sempre in quel cerchio, siamo semplicemente noi. Sarebbe da incoscienti e irresponsabili non farne tesoro e agire di conseguenza. Cosa ci trovi di così tremendo o distruttivo in tutto questo. Se non la tua cocciutaggine e il tuo ostinarti a rimanere ancorato alle tue piccole convenzioni e convinzioni che ti hanno sempre impedito di mollare gli ormeggi e affidarti agli umori del mare aperto...Ti ricordi? Qualcuno te lo disse pure tanto, tanto tempo fa. -Nulla ti sarà chiesto che tu non voglia e non possa. Solo di non far del male ad alcuno!- Si lo so. Il tuo senso del dovere, la tua correttezza, i tuoi impegni. L'esaltazione della tua onestà e coerenza. Il rapporto di dipendenza con la tua coscienza. Cosa questa, che da sempre, sembra essere stata considerata, soprattutto da altri, come una zavorra. Zavorra che per te, invece, è stata sempre più un approdo sicuro o una zattera di salvataggio. E se tutto questo, per quello che possa valere, ti fa benevolmente qualificare in positivo, non puoi nascondere, soprattutto a te stesso che spesso, sia servito anche da alibi. Se non altro per quel tot di indolenza, fatalismo, timore che, comunque, fanno parte del tuo essere e hanno contraddistinto il tuo cammino.” “Non ti ricordavo così loquace. Impertinente e fastidioso si, ma non logorroico. Quello che dici, tutto sommato già lo conoscevo. Non mi pare che ci siano grandi verità rivelate. Perchè, piuttosto, se veramente mi volessi essere utile non mi dai qualche bel terno da giocare al lotto come fanno in tanti nei sogni? Ti giuro che l'apprezzerei moltissimo. Ah ah ah, dai sto scherzando mamma mia. Per fortuna dovresti essere tu a mia parte giocosa”. “No tranquillo, anzi mi hai fatto sorridere. Solo che non c'è più molto tempo e vorrei assicurarmi di poterti dire quello per cui sono qui. Non so se riesco a spiegarmi a sufficienza e se tu riesci a comprendere” “Dai adesso mi sottovaluti. Non sono io a doverti ricordare che io e te siamo la stessa persona. Quindi se una cosa la capisci tu, è inevitabile che la senta, la percepisca e, prima o poi la capisca anch'io. Non me l'aspettavo, ma capisco benissimo perchè sei qui. Perchè ci siamo incontrati e perchè abbiamo parlato di nuovo. Non sei tu che sentivi la necessità di parlarmi. Ero io che avevo e ho bisogno di incontrarti ogni tanto. Ne sento l'esigenza. In questo mondo, che pur amo e di cui cerco di conoscere e rispettarne le regole, sai meglio di me, quanto però, mi senta estraneo. Al pari di uno studente portato per lettere e filosofia costretto a studiare, rapportarsi e vivere in un mondo di matematici. L' incomunicabilità, la difficoltà nei rapporti, i pregiudizi rischiano di portare all'impotenza esistenziale. Cerchi di adattarti, di ritagliarti il tuo piccolo spazio, ma il disagio congenito, per quanto si possa fare, rimane” Comunque ho capito, lo sapevo, ma evidentemente mi serviva una conferma. La vita è solo nostra e ogni attimo è sempre sotto la nostra responsabilità. Non nel su accadere, spesso inevitabile, ma nel suo diverso sentire e reagire. Nessun dio da accusare o adorare. Nessuna guerra santa da dichiarare se non contro le nostre imperfezioni. Nessun picchetto limite, se non quello scritto non sappiamo dove e da chi, in grado di dirci o da interpretare come la fine o la minore qualità di quella cosa chiamata vita” “Ammazza. Mi stai facendo commuovere. Ci voleva il te bambino per aiutarti a crescere ancora. Mi fa piacere se ti sono stato utile. Se stai meglio tu di conseguenza sto meglio anch'io. Questo è il concetto che sta alla base di tutto. Talmente semplice da essere però, il più difficile da capire. Forse perchè sempre mal interpretato e ancor peggio raccontato. Noi oggi, su questo sasso, sotto questo albero non ci siamo scambiati parole. Ci siamo scambiati energia empatica reciproca. E cos'è mai se non quella cosa che possiamo considerare e definire come la legge dell'equilibrio universale? Quella stessa che molti, in modo limitato, esclusivo, settoriale chiamano amore. Quell' amore che, lungi dall'essere quel sentimento altruistico o passionale, decantato retoricamente da sempre è invece, quando vero e reciproco, il sentimento paradossalmente più egoistico. Perchè migliora, porta benessere e appaga oltre gli altri soprattutto chi lo fa e lo pratica costantemente nelle sue infinite forme. Comunque vedo che non hai più bisogno di me. Mi pare tu abbia capito qualcosina in più. E io, anche volendo, non posso rimanere nei tuoi occhi troppo a lungo. Ciao Mizio, ti prego di non dimenticarmi. Sai dove trovarmi” “Si, grazie, lo farò ancora sicuramente prima o poi. Ciao Mizio.”

giovedì 4 marzo 2021

L' AMORE NON E' UN EQUILIBRISTA

Credo che molti, se non tutti, prima o poi si interroghino sul significato profondo dell'esser vivi. Il “chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”, sono domande che sembrano già senza risposta nell'enunciazione stessa, ma che ostinatamente, costantemente ogni essere umano dotato di un minimo di coscienza d'essere si è posto da sempre attraversando i secoli e le barriere evolutive. Il mito, la superstizione, le religioni, il pensiero filosofico l'impegno sociale o politico, ognuno a suo modo e ognuno con i suoi limiti o ambizioni hanno provato a dare, se non risposte, potenziali strumenti di comprensione. Da dove nascono e cosa sono veramente il bene e il male? Sono stati preesistenti o esistono solo in quanto trovano modo di manifestarsi all'interno di coscienze costituite, predisposte all'occorrenza? E, se riuscissimo a svincolarci dalle nostre personali convinzioni, tutte nobili e degne del massimo rispetto e allargassimo lo sguardo a ciò che ci circonda vedremmo, con le nostre attuali conoscenze e capacità interpretative, come il tutto tenda da sempre costantemente, ostinatamente alla ricerca di un equilibrio. Ricerca che chiamiamo evoluzione, i cui adattamenti, anche non volontari, non pensati, sperimentano e premiano poi, quelli che meglio si adattano al precario equilibrio precedente creandone un altro più favorevole. Lo stesso equilibrio cui tende, fondamentalmente, l'intero universo o, almeno quella parte che conosciamo un pochino meglio. Le leggi che regolano i rapporti tra i vari corpi celesti altro non sono che una ricerca costante di quell' equilibrio che tenta di contrastare l'inevitabile caos cosmico che ci scatenerebbe in loro assenza. A fronte di queste domande, anche inquietanti e potenzialmente destabilizzanti, lo riconosco, ognuno risponde a suo modo e con le possibilità che il personale livello evolutivo consenta. Parlando degli esseri umani vediamo, però, che gran parte di essi, un attimo dopo essersi posto il quesito, lo sfuggono, lo mettono da parte, considerandolo cruccio inutile e da cui è impossibile arrivare ad una qualsiasi risposta. Molti di questi aderiscono, poi acriticamente a precetti religiosi, confidando che l'essere fedeli di quell'idea, possa comportare improbabili, ma possibili, premi successivi e magari, una vita meno disgraziata con l'adesione a comportamenti socialmente accettati. Un po' dappertutto, folle oceaniche di fedeli pronte a piccoli o grandi sacrifici e a omaggiare sacerdoti e rappresentanti di un dio invisibile ma non per questo meno tiranno e meno vendicativo. Un Dio che predica amore ma permette l'esercizio e la pratica dell'odio tra esseri umani. Un Dio troppo spesso usato come paravento per meschine, violente e anche tragiche vicende tutte umane. Un Dio che viene usato e arruolato sotto la propria bandiera per benedire armi cannoni e giustificare guerre sante. Nel passaggio precedente abbiamo accennato all'amore, anche se riferito al divino. L'amore è uno dei tratti unificanti e un sentimento comunemente accettato riconoscendogli una valenza positiva e superiore ad altri. Per la verità quasi sempre ci si riferisce all'amore tra i sessi, consolatorio e finalizzato al proseguimento della specie ma limitato all'interno di una dialettica di coppia. Dialettica che, altrimenti, senza condizionamenti culturali sarebbe naturalmente portata all'anarchia e alla promiscuità riproduttiva oltre che sentimentale. Ecco, il riconoscimento dell'amore come sentimento superiore però, è uno di quei passaggi evolutivi che hanno, indubbiamente, consentito nel corso dei secoli una migliore stabilità dell'organizzazione sociale, prevedendo già un mutualismo tra gli esseri sia pure, inizialmente, limitato al proprio nucleo familiare. Ma se allarghiamo il concetto vedremmo che l'amore è stato anche la molla per allargare progressivamente il concetto di solidarietà, di mutualismo sociale anche prima ancora che questo fosse teorizzato, ad esempio col marxismo, come progetto di diversa organizzazione sociale. Quindi l'amore, nelle sue varie accezioni e interpretazioni lo possiamo tranquillamente assimilare e sovrapporre a quello che si diceva all'inizio riguardo l'equilibrio universale. L'amore, perlomeno quello comunemente accettato, altro non è che uno scambio sentimentale e pratico in cui sia previsto un dare e un avere. Quindi, cos'altro è, o possiamo considerare ad esempio, lo scambio energetico tra i corpi celesti che ne permette l'equilibrio se non uno scambio di forze (gravità) reciproche , preesistenti e necessarie? E cosa cambierebbe sostanzialmente se lo definissimo amore? E cos'altro è lo scambio di energie vitali tra quella solare che fa crescere i vegetali che offrono nutrimento agli erbivori che, a loro volta sostengono i carnivori e tutti insieme tendono alla perenne ricerca di un equilibrio sempre più perfettibile? Abbandonando visioni ed elucubrazioni forse troppo lontani e anche poco sentite come indispensabili o semplicemente utili, dal nostro quotidiano, cerchiamo di riportare il ragionamento a noi e all'oggi. Se il tratto caratteristico e costante che ci accompagna è (volenti o nolenti) la ricerca continua dell'equilibrio (amore), potremmo tranquillamente inquadrare qualsiasi nostra attività all'interno di tale schema. E, lasciatemelo dire, anche l'attività e l'impegno politico, sindacale o sociale, quando esercitata con spirito sincero e altruistico possono rientrare a pieno titolo in questa lettura. La demonizzazione che troppo spesso accompagna tali attività (sia pur giustificata da comportamenti scorretti) come la storia ci insegna è, spesso foriera di interruzioni traumatiche e violente di quell'equilibrio ideale ricercato. I regimi dittatoriali, le guerre, le violenze, le ingiustizie che hanno contrassegnato da sempre la nostra storia sono lì a dimostrarlo. Oggi abbiamo le capacità collettive sia di coscienza che intellettive per impedire che tutto ciò possa ripetersi, possiamo e dobbiamo farlo soprattutto lavorando su noi stessi e sul nostro equilibrio. Eliminando, ad esempio, per quanto possibile, l'odio, la violenza, il rancore pur presenti e necessari indirizzandoli, però costantemente, alla ricerca della giustizia e della pace. Pace e giustizia che se raggiunte come convinzione da una massa critica sufficiente, potrebbero rappresentare la più grande e la più equilibrata delle rivoluzioni possibili (almeno al momento). Utopistico? Certamente, ma conoscete qualcosa di diverso dall' utopia che possa cambiare il mondo? Ad maiora MIZIO

mercoledì 11 novembre 2020

PER FARE UN UOMO..

Ci sono più cose tra gli spazi bianchi fra le righe che nelle parole scritte.
La regola del tre e la legge dell'equilibrio! Ognuno di noi arriva, apre gli occhi al mondo e comincia a guardarlo dalla sua singola, unica e irripetibile visuale. Visuale che è tale, in quanto famiglia, habitat, condizione sociale sono unici e non sovrapponibili. Operazione impossibile anche tra fratelli, entrando in ballo, oltre le condizioni più o meno simili, anche la componente caratteriale. Insomma si viene al mondo come un vaso pieno solo in parte, ma quella parte è quella che condizionerà e la renderà unica, filtrando tutta l'esperienza, la conoscenza, le gioie e i dolori dell'intero arco vitale. Ovviamente tale consapevolezza non ha la pretesa di rappresentare una verità assoluta ma, proprio per quello enunciato prima, ne rappresenta esclusivamente una testimonianza parziale e, proprio per questo senza altro valore che quello di affiancarsi alle milioni di altre che, collettivamente rappresentano il tutto variegato, unico, affascinante che abbiamo davanti ogni giorno. Prima discriminante è, ovviamente, il dove e come si nasce. Le differenze saranno tanto più ampie quanto più differenti sono le condizioni iniziali. Chi nasce nella polvere degli ultimi, ovviamente sarà, fin dall'inizio, sottoposto a esperienze e necessità diverse e opposte rispetto i figli del nobile o del ricco. Ma, nonostante le enormi differenze, si avrà in comune, l'appartenenza allo stesso genere homo (benchè qualcuno provi a smentire anche tale verità. Questa si assoluta). Si condivide lo stesso habitat, vivendo nello stesso spazio su un pianeta vagante nell'universo. Si è assoggettati alle stesse esigenze e limiti derivanti da quelle che sono le necessità e caratteristiche comuni ad ogni corpo. Prime fra tutte quelle del nutrimento e delle funzioni fisiologiche, oltre quella che nella grande giostra della vita di ognuno inevitabilmente, si sostanzia alla fine, nella morte. Il tratto comune per eccellenza, anche se non arriverei a considerarla una livella, come piace raccontarla a tanti perchè, se è vero che la fine è comune, il come si ci arriva, cambia e anche di molto. C'è pure un altro tratto condiviso, anche se con gradazioni e caratteristiche diverse. Quello che rappresenta l'innata, congenita, e direi anche necessaria, curiosità verso le eterne domande. 
Chi sono? Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Domande, purtroppo destinate a rimanere senza risposta certa e cui,  collettivamente o singolarmente, si prova da sempre comunque, a fornire visioni rassicuranti o, specularmente disperanti. Che hanno provato e provano ancora a farlo le religioni e il loro speculare ma opposto ateismo. Ma anche la filosofia, oltre la politica e la scienza. 
Ma non tutti si ritengono appagati o semplici sostenitori di questa o quella visione. Ci sono persone come il sottoscritto, in cui arde da sempre, il sacro fuoco della curiosità. Di quella conoscenza che non sia limitata o inscatolata in un'unica visuale e in un unico percorso cognitivo. L' impegno politico contro le ingiustizie sociali, la sensibilità e attenzione all' ambiente, la ricerca spirituale. Sono i tre filoni principali attraverso i quali, anche il sottoscritto, ha cercato, magari maldestramente, in maniera disorganizzata ma, assolutamente priva di pregiudizi, di trovare un percorso per una comprensione che giustifichi e renda accettabile il proprio stare nel mondo. La componente e la curiosità politica era cosa respirata fin da piccolo in famiglia che ha reso più semplice la comprensione degli avvenimenti e gli incontri succedutesi negli anni. Fin da quello, il più qualificante in assoluto, con Don Roberto Sardelli che ha allargato gli orizzonti e le sensibilità politiche e sociali, fino al punto di renderli parte integrante del proprio essere e del proprio sentire. Comprensione e coscienza che ha sempre reso difficoltoso e poco comprensibili alcuni atteggiamenti. Che sembravano sempre sfuggire a quella che era la logica di una militanza classica che depotenzia e declassa (anche giustamente) il sentire personale sacrificandolo a quello generale. Quello che porta all'assunto che:”il mio partito ha sempre ragione”. Da qui, sempre con il massimo rispetto verso compagni e partiti, il mio è stato un percorso che è stato contrassegnato più da dolorose dimissioni (da incarichi di partito e istituzionali), che da luminosi successi e carriera personale e politica. D'altra parte, citando al contrario un concetto riferito a Don Abbondio, “Se uno la coscienza ce l'ha, non può ignorarla o allontanarla da sè”. Nessuna logica di partito mi ha mai convinto al punto tale di dover mettere in discussione alcuni personali valori ideali e principi morali. O giustificare eventuali ingiustizie Cosa che comunque, è stata espressa sempre in modo estremamente rispettoso anche degli interessi del partito. Cosciente che avrebbe avuto nel caso, un pessimo interprete della propria immagine. Meglio, molto meglio che a rappresentarla ci fosse qualcuno con un pochino di pelo in più sullo stomaco, meno scrupoli e maggiore capacità affabulatoria. La politica e i partiti in cui ho militato li ho sempre considerati non come un fine, ma come uno strumento per trasformare il naturale sentimento di giustizia in obbligato e utile spirito di servizio, soprattutto dei più derelitti. Se l'avessi intesa come possibilità di carriera o promozione individuale avrei fatto tutt'altre scelte. Sarebbe bastato tacitar la coscienza e la propria storia personale, accettando di condividere scelte, anche compromissorie. Per cui il filo rosso dell' impegno politico ha sempre segnato il mio percorso ma spesso, da semplice osservatore critico e piazzato di lato. Piuttosto che protagonista o comprimario interessato. Anche l'altro aspetto, quello dell'attenzione all'ambiente e alla natura nasce nella primissima infanzia. Infanzia vissuta in un borghetto romano posto ai limiti della sua smisurata periferia. Ambiente dove, in quei tempi, il confine tra campagna e città era ancora molto labile e incerto. Per cui prati, fossi, marrane e relativi abitanti, erano i protagonisti delle scorribande del bambino che fui. Scorribande anche segnate da una certa crudeltà (di cui mi sono pentito successivamente) come la caccia a lucertole, ramarri, farfalle ecc. Ambiente simile a quello in cui passai la successiva adolescenza e la gioventù. Non più borgata, ma moderno quartiere periferico, sempre caratterizzato, però, da enormi spazi verdi. Spazi che appena a pochi passi nascondevano tesori naturalistici notevoli e quasi impensabili a un passo dai palazzoni della moderna piccola e media borghesia. Cinghiali, istrici, tassi, falchi e un milione di altre rarità e scoperte, quasi giornaliere botaniche e faunistiche facevano di quei posti la mia Amazzonia. I barbi che risalivano i fossi in primavera erano i miei salmoni. I biacchi, le natrici le mie anaconda, con qualche cobra rappresentato da timide  vipere. Mentre i nibbi erano i miei avvoltoi  le nutrie erano credibili castori. Cominciò allora, grazie a un paio di compagni, il lavoro a fianco di uno dei primi piccoli gruppi ecologici dell'epoca. Gruppo nato proprio per lo studio e la salvaguardia di quel paradiso naturale, cui pur senza esser organico, diedi il mio piccolo contributo. Sia per lo studio ma, soprattutto per aiutarli a veicolarne le prime battaglie e richieste protezionistiche. Cosa possibile anche grazie anche, al mio ruolo istituzionale dell'epoca. Dopo il trasferimento da Roma continuai lo studio, l'amore e le sensibilità più da lontano e fui felice quando seppi che, quel territorio entrò a far parte del circuito di Roma Natura e che, da allora è conosciuto come Riserva naturale di Decima Malafede. Territorio purtroppo che, nonostante l'istituzione della riserva, ha continuato ad essere oggetto di appetiti speculatori da parte di privati e istituzioni (Si pensi solo alla devastazione provocata dalla prossima autostrada Roma Latina). Il mio rapporto di curioso osservatore della natura e le sue meraviglie non ha mai, però, assunto l'aspetto che avrebbe preso piede con successo, successivamente. Non facevo trekking, né bird watching, né esplorazioni, né percorsi con mete obbligate o prefissate da raggiungere, che non fossero la pace interiore. Il mio ideale rapporto con la natura l'ho sempre vissuto al meglio e al massimo in compagnia, di me stesso. E, a volte, eravamo pure in troppi. Per dare un'immagine di facile lettura, ho sempre ricercato l'amore quasi fisico e la fusione col tutto. Nel bosco, sulle rive di un torrente, su un altopiano o sulla cima di un monte. Esperienze intrise quasi di un misticismo laico! E, il misticismo ci porta diritti a considerare l' ultimo aspetto, quello della ricerca spirituale, quello delle grandi verità ricercate dall'essere umano di ogni tempo. Per questo devo far riferimento a tre fasi ben distinte del percorso. In parte consapevole e in altra assolutamente casuale e fortuito, ma non meno vero o impattante. Il primo approccio, ovviamente, come quasi tutti avvenne nella parrocchia del quartiere con l'oratorio e col catechismo. Arrivando, addirittura con il far parte del coro dei “Pueri cantores” locali e, anche servendo messa come chierichetto. Periodo propedeutico, a prendere confidenza col concetto di divino, con il mistero non spiegato e scavallabile solo con la fede. Periodo pure sereno, tutto sommato. A parte le paure determinate quando, e succedeva spesso, ci si abbandonava a quei piccoli “peccati” possibili da parte di bambini. Crescendo con l'adolescenza apparve chiaro che rifugiarsi nella sola fede non bastava a oscurare tutte le incongruenze e i limiti che la religione comportava. Quindi ci fu il necessario strappo dalla Chiesa, dai doveri che questa comportava. Dalle visioni ormai troppo strette per essere condivise da un adolescente pieno di dubbi e curiosità. In questa fase ci fu l'incontro con Don Roberto, già ricordato prima, che diede della religione, della figura stessa del prete, un'immagine completamente diversa. Immagine che, pur non avvicinandomi di più alla chiesa, mi permise, però di mettere la questione del rapporto col mistero in stand by. Nè credente, né ateo, ripromettendomi di riaffrontare l'argomento quando e se, ne avessi sentito la necessità. Di una cosa ero però, già sicuro. Non avrei mai fatto parte di una organizzazione religiosa precostituita che, per una visione personale ancora confusa, ma non modificabile, ai miei occhi avrebbe rappresentato la negazione stessa del concetto di divino. Quindi si aprì la fase in cui cominciai a definirmi agnostico, essendo quella la parola che più avrebbe potuto rappresentare la mia posizione sull'argomento. Sentivo chiaramente di non poter chiudere definitivamente la questione, ma neanche, di sposarne una versione oggettivamente limitata e limitante. Complice anche una certa naturale sopravvalutazione del proprio punto di vista tipico della gioventù, tutto sommato riuscii, per diversi anni a convivere senza problemi con la questione. Probabilmente proprio grazie, a quella porticina lasciata volutamente socchiusa. E dalla quella porticina, come sempre accade, con le questioni messe da parte e quasi dimenticate, entrò con la violenza di uno tsunami tutto un corollario di avvenimenti, apparentemente inspiegabili, che mi posero per forza, nella condizione di dover riaffrontare la questione 0 rifiutarla definitivamente. Questione che, a quel punto, non riguardava solo un aspetto filosofico esistenziale, ma riguardava il vissuto quotidiano. Questi avvenimenti scatenarono la curiosità che, fino a quel momento, era stata disciplinatamente tranquilla nel suo angolino. Insieme a quelli, cominciarono a verificarsi tutta una serie di episodi che, in altri tempi, avrei potuto tranquillamente considerare casuali e spiegabili in mille altri modi logici. Ma che in quel momento e con le caratteristiche con cui si presentavano ai miei occhi assumevano l'aspetto di un sentiero di conoscenza e di apertura di sentire che sembrava, e forse lo era, lì solo per me. Incontri casuali, letture suggerite, altre assolutamente occasionali con libri addirittura trovati sui treni dove lavoravo. Percorsi rischiosi che ti portavano a conoscere, forzatamente, anche il lato oscuro e pericoloso del percorso, da cui allontanarsi rapidamente. Ma anche momenti di illuminazione improvvisa in cui alcune cose cominciavano ad apparire più chiare e ad avere una propria logica leggibile e comprensibile. E, soprattutto, la certezza che nessuna religione organizzata, con i suoi riti, i suoi precetti, i suoi limiti avrebbe potuto rappresentare la strada o la verità rispetto l'esistere. E di quanto il rapporto, con l'idea stessa del mistero e del divino, sia percorso intimo, solitario e non trasmettibile. Che lo stesso si presenta e si arricchisce solo se e quando, il singolo e il momento lo rendano utile o necessario alla personale evoluzione. Ovviamente, e proprio per i motivi sopra esposti, nessuno e, tantomeno il sottoscritto, può o deve sentirsi in diritto/dovere di trasmettere il proprio punto di vista come quello più giusto o idoneo per tutti. E, ancor meno potrebbe o dovrebbe, pensare minimamente a fare proseliti. Rappresenterebbe la fine stessa delle poche certezze personali raggiunte con fatica. La solidarietà, l'equilibrio, quello che molti chiamano amore, si deve provare ad applicarli, almeno come tendenza, nella vita di tutti i giorni. Nei rapporti personali, nella vita politica e sociale, nel rapporto col resto dell'esistente. Ed è questo e solo questo a stabilire il grado evolutivo, non il credere o meno. Si può essere santi o demoni, pure in modo inconsapevole e lontano anni luce dal misticismo e dal sentimento religioso. Così come si può essere umani, nel senso più compiuto del termine, pur senza attraversare e comprendere i tre aspetti fondanti della mia personale e, come si diceva prima, non replicabile esperienza. Per ognuno c'è un sentiero evolutivo che aspetta e, tranquilli, che ognuno, prima o poi, lo incrocia e lo percorrerà, anche se inconsapevolmente. MIZIO

mercoledì 30 ottobre 2019

MIZIO, MI CHIAMO MIZIO

Ci sono più cose tra gli spazi bianchi tra le righe che nelle parole scritte.


Questo autunno che resiste all'inverno e continua a strizzare l'occhio all'estate, ha la caratteristica di addolcire e rendere piacevolmente morbidi momenti che altrimenti,sarebbero intrisi solo della malinconica attesa dei prossimi giorni di poca luce.

Non sembra quindi fuori posto l'abbandonarsi al fluire dei pensieri che, liberi come mille rivoli d'acqua montani, gocciolano, si cercano, si rincorrono fra le rocce quasi anarchici, sfrontati, irriverenti fino ad unirsi e fondersi in pensieri più grandi. Tutti di corsa verso mete sconosciute ma terribilmente attraenti. Fino a dissolversi nei grandi fiumi, laghi o nell'immenso mare. Sempre se prima non si siano persi cadendo in fessure tra le rocce che li porteranno, dopo lunghi percorsi in tubi a dissetare intere città. Il tutto con lo sguardo sognante, perso nell'infinito orizzonte,  rappresentazione in cui l'universo  tenta di rappresentare anche il tutto il tuo limitato mondo. L'attenzione allentata, la ragione che sembra essersi messa di lato, lasciando spazio e protagonismo all'anima, quella bella, pulita, sognante.
Ciao”. “Oh Madonna, e che diamine, mi hai fatto prendere un colpo!”
Sussultando mi volto dalla parte della voce, senza però vedere nessuno, se non dopo aver abbassato lo sguardo. Seduto su un sasso che, più o meno, poteva assolvere ad una funzione di seduta non troppo scomoda, almeno per un bambino! E già, perchè all'improvviso era arrivato questo bambino a rompere un momento che stava per diventare magico nella sua dolcezza evocativa addirittura di stati prossimi all'illuminazione mistica o alla follia allucinatoria.
Ciao, Maurizio” ripete,
Ciao piccolo ci conosciamo? Sei forse figlio di qualcuno che conosco? Come ti chiami?”
Mizio. Mi chiamo Mizio”
Mizio? Ma tu guarda che combinazione! E'' un nome che mi è caro da sempre, ma tu pensa! Comunque, non mi sembra di conoscere nessuno che abbia dato questo nome al proprio figlio. Chi sei? Dove abiti? E' quasi ora di cena, che fai in giro da solo a quest'ora?”
“Tranquillo, non sono mai solo, anche se troppo spesso ho la terribile sensazione di esserlo veramente”.
Scusami, che stai dicendo? Non hai una casa, una famiglia? Ti sei perso? Vuoi che chiami i tuoi... o la polizia?”.
No. Ma quale polizia, mamma mia! Sempre tragico e portato all'esasperazione eh? Non Sei mai cambiato molto, da questo punto di vista!”
Continuo a non capire. Intanto cerca di dirmi chi sei altrimenti la polizia la chiamo sul serio. Non lascio un bambino da solo in un posto così isolato, che col buio potrebbe diventare anche pericoloso. 
Dai, smettila di giocare e dammi il numero dei tuoi, così li chiamo. O al limite, dimmi dove abiti che ti accompagno.”
Calmati e cerca di ragionare. Mi vedi forse spaventato? Smarrito? Confuso? Non mi sembra di averti dato questa impressione. In verità, mi sembri più confuso tu. Io sono tranquillo. Sono solo un po', anzi di più, amareggiato e, ti dirò, anche un pelino arrabbiato.”
Mi dispiace per te, piccolo. Ehm, scusa, ma questo non cambia di una virgola le cose. Devi dirmi chi sei, dove abiti e perchè sembri, o pensi, di conoscermi, mentre io credo, anzi ne sono sicuro, di non averti mai visto”.
Certo che pensi e sei convinto di non avermi mai visto. Ti dirò, per maggiore precisione e per tua maggiore chiarezza, che tu abbia dimenticato, non di avermi visto, perché questo potrebbe essere vero, ma addirittura di conoscermi. Troppo spesso hai guardato e continui a guardare fuori, altrove. Sei sempre stato preso da questioni di interesse relativo, dimenticando e lasciandoti alle spalle cose, forse più importanti”.
Ma che stai dicendo. Ma come ti permetti!. Ma senti questo, arriva, compare dal nulla, mai visto e conosciuto e spara sentenze. Le cose importanti? La mia famiglia, i miei figli, mia moglie, anche se con qualche errore, sono sempre stati in cima ai miei pensieri. A loro ho dedicato gran parte della mia vita. Per quanto mi è stato possibile ho cercato di non far mancare loro nulla. Se qualche volta non ci sono riuscito non è stato per mancanza di volontà ma per l' impossibilità a farlo. Ma...ma poi perchè dovrei dare spiegazioni sulla mia vita privata a un....un cavolo di bambino signor nessuno, figlio di nessuno, che non abita da nessuna parte. Ma falla finita su! Senti io mi sono quasi stufato. Se fossi stato più grande già ti avrei mandato a quel paese e ti avrei lasciato qui.”
Tanto non sarebbe certo la prima volta che lo faresti”
Che intendi? Che cosa avrei già fatto? Continui ancora con queste accuse infondate e calunniose. Ma che diavolo vuoi da me? Senti, sta facendo quasi buio. O ti decidi alla svelta, a dirmi chi sei e cosa vuoi o chiamo la polizia e lascio che ci pensino loro. Anzi avrei dovuto già farlo.”
“Mamma mia, capoccione eri e capoccione sei rimasto. Pensi di aver capito tante cose ma dimostri di non aver capito quasi nulla. Ti riconosco la capacità di essere curioso, sincero nelle tue aspirazioni ideali e con la giusta dose di ingenuità... L'ingenuità, si quella nobile, quella che la maggior parte degli altri riconosce come la valenza negativa del fesso. Quella che ti espone alle fregature, alle delusioni e ancor più spesso alla solitudine, Quella peggiore, quella animica.”
Aspetta, aspetta, Ma che ragionamenti fai,? Non sono adatti alla tua età... A proposito quanti anni hai?”
A che ti serve sapere la mia età? Comunque, se proprio vuoi conoscerla, sappi che nessuno meglio di te la conosce”!
"Ma che stai dicendo? Perchè mai dovrei conoscere la tua età. Non ti conosco. Non conosco i tuoi. E' la prima volta che ti vedo. Ah, credo d'aver capito! Non è che , per caso, tu voglia insinuare qualcosa di infamante? Se fosse così, sappi che sono assolutamente sicuro di non avere figli sparsi in giro. Anzi, se dovessi insistere sappi pure che sono pronto a fare tutte le prove del DNA immaginabili e, subito dopo a far partire denunce, querele e richieste di risarcimento danni per chi ti ha messo in testa certe cose. Vai, vai, diglielo a chi ti manda. A questo punto neanche mi interessa più sapere chi sei e di chi sei figlio. Chiamo la polizia e amen.”
Ma smettila. Ma quale figlio! Ma che pensi di stare in una soap opera di bassa lega? Ma vuoi che non sappia che nella tua visione di vita fedeltà e correttezza sono sempre state prioritarie? Che hai sempre preferito un eventuale rimpianto al sicuro rimorso? Comunque, tranquillo, non sono tuo figlio. Al massimo, parlando di parentela potrei definirmi, forse, tuo fratello”.
Fratello? Eh certo, perchè così diventa tutto più chiaro. Un bel fratellino di cinquant'anni più giovane fatto e concepito col pensiero da chi, purtroppo non c'è più e tutto diventa comprensibile. L'unico fratello che ho avuto, purtroppo se n'è andato anche lui molti anni fa e, detto fra noi, neanche ti somigliava.”
Oh signur! Sembra proprio che stai perdendo la capacità di essere attento e anche intuitivo. E' abbastanza ovvio che fratello fosse un'iperbole. Ma avresti capito di più se ti avessi detto che sono una parte di te? Che sono stato sempre con te? Che addirittura posso quasi essere considerato te, che altrimenti saresti incompleto? Ovviamente, credo proprio di no.”
No, no, aspetta aspetta! Fermiamoci un attimo. Credo di aver bisogno di sedermi anch'io. Non so se comincia a mancare di più l'aria o la ragione. Ripensandoci, già una volta anni fa, mi capitò di avere un assurdo dialogo con quella che poi si qualificò come essere la mia coscienza. Non ho mai saputo accettarlo razionalmente. L'ho messo e lasciato tra le tante cose inspiegabili, senza spiegazione e risposta, che ci accompagnano nella vita fin dalla nascita e che chiamiamo coincidenze, fortuna, caso o allucinazione. Però diciamolo che forse, nella sua assurdità, era addirittura un pochino più credibile rispetto quello che stai affermando tu. Lui era uguale a me, praticamente un gemello. Tu, invece, che c'entri? Sei un bambino. Un bambino molto particolare, anche molto sveglio e intrigante, te lo riconosco senza fatica. Ma sei pur sempre un bambino...un...Mizio. Hai detto di chiamarti Mizio, vero?”
Sei sveglio eh? Si mi chiamo Mizio. E indovina chi mi ha dato questo nome? Dai anche con la tua lentezza di comprendonio e la tua cocciutagine ci puoi arrivare. A questo punto non dovrebbe essere troppo difficile persino per te”.

Beh, MIzio mi chiamavano da piccolo, Mizio mi chiama mia moglie. Come Mizio firmavo le poesie e i disegni adolescenziali. E a Mizio lascio spesso l'onere di esprimere considerazioni quando ho la necessità di essere più libero nell'esporre qualcosa. Quando voglio essere svincolato da doveri e visioni condizionate e condizionanti.”
Ecco ci siamo! Io sono quel Mizio! In questo senso posso dire tranquillamente che non solo sono un parte di te, ma che senza di me anche tu non saresti completo.  Menomato di una parte più che importante. Risponde al vero che io senza te non potrei esistere, ma tu senza di me semplicemente non saresti tu! Io sono la tua parte fanciullesca, ingenua, sognatrice, utopista. Quella che tenta sempre, da una vita di condizionare e riequilibrare l'altra parte. Quella pubblica, seria, realista. Quella legata a ruolo e posizione. Io sono quello che ti permette, quando tu me lo permetti, di interpretare i vari ruoli della tua vita in modo leggero, salvaguardando la serietà di fondo, ma senza scivolare nella barbosa seriosità. Cosa non sempre, e non da tutti capita e apprezzata. A te è toccata la scena pubblica, sei la parte visibile di te... o, per meglio dire, di noi. Sei quello che cresce e adesso, quadrati, pure quello che comincia ad invecchiare. Sei quello obbligato dal ruolo a fare scelte e a interpretare un ruolo in questa gigantesca commedia dell'assurdo che chiamiamo vita”.
Ok, credo di essere sufficientemente preparato anche alle cose più improbabili. Credo che nulla, o quasi, mi possa sorprendere o destabilizzare più di tanto. Però ti confesso che, se non è una sorpresa in assoluto, non è neanche, ti assicuro, una cosa semplice da capire e accettare. Spero tu mi possa capire.E a questo a questo punto credo anche che mi si debbano alcune spiegazioni che reputo dovute e obbligate. 
Finora dov'eri? Perchè se sei parte di me, io sto diventando anziano e tu sei rimasto bambino?
In che rapporti sei con quell'altro tizio cui accennavo prima...la sedicente mia coscienza? 
Comincio ad essere decisamente a disagio pensando al mio essere, che ormai sembra somigliare sempre più, una sorta di affollato condominio. Perchè da quel che so dovrebbero, o potrebbero essere presenti anche la componente femminina e l'ingombrante eredità del nostro ancestrale passato animalesco e magari, chissà cos'altro.” Quasi quasi diventa più accettabile la classica divisione della chiesa corpo, anima, spirito almeno saremmo solo in tre
Piano, piano. Non correre, rischi di perderti. Io, essendo te, so esattamente tutto quello che potresti o dovresti sapere anche tu. Quindi più di tanto, non posso dirti o aiutarti nella comprensione. Ho il solo vantaggio di avere meno sovrastrutture che mi permettono di avere una visione più chiara delle cose, ma sempre limitatamente al nostro rapporto. Con la coscienza non ho legami diversi o maggiori dei tuoi, cioè non tangibili, ma ne avverto costantemente la presenza, a volte anche decisamente fastidiosa! Per quanto riguarda il mio essere rimasto bambino credo te ne debba assumere pienamente la responsabilità. Stavamo così bene insieme da bambini. Quello che interessava te a me incuriosiva. Quello che era piacevole per te a me divertiva da matti. Le tue amicizie erano le mie, le tue corse decidevo io dove indirizzarle e quando fermarsi. Nostre erano le scoperte, nostre le stesse passioni. Poi non so come o perchè, qualcosa è cominciato a cambiare. Tutto è cominciato quando hai iniziato a guardare le ragazzine con occhi diversi da quelli di solo pochi mesi prima. Ti atteggiavi, cominciavi a perdere troppo tempo nel trovare la pettinatura, i vestiti, e tutte quelle carinerie che potessero catturare il loro interesse. E poi la scoperta della politica, il calarsi nei ruoli che progressivamente la vita ti obbligava ad interpretare. Progressivamente per sempre meno tempo e per meno volte, avevo la possibilità di crescere e imparare con te. Rimanevano quei pochi spazi che dedicavi alla scrittura, molto intima, crepuscolare e anche pallosa, lasciatelo dire, di quel periodo.
Ricordo quando cominciasti ad interessarti di ambiente ed ecologia. Cominciasti a esplorare con lunghe giornate di full-immersion nella natura tra prati, fossi, stagni e boschi cuocendo dal caldo d'estate e tremando dal freddo in inverno. In quei momenti, quasi sempre vissuti in solitaria, sentivo di essere, e forse lo eravamo veramente, una cosa sola. Anche se ognuno aveva un suo particolare approccio. Tu cercavi, osservavi, annotavi. Cercavi le motivazioni che giustificassero anche agli occhi  di chi non era interessato alla protezione ambientale, quali fossero quelle per cui invece, fosse necessario farlo. Io , invece, vivevo lo stupore, la magia della scoperta, la meraviglia di fronte a un fungo dalla forma particolare o a un involo improvviso di un uccello. Tu cercavi di fare un lavoro serio, mentre io guidavo la tua mano a casa. Trasformando in scritti e disegni ciò che avevamo visto. Ma quello fu quasi un'eccezione e, praticamente, il nostro canto del cigno. Così, fin troppo presto, mi sono ritrovato rinchiuso nell'angolo più buio e isolato del tuo animo. Senza più la possibilità di partecipare alla tua (nostra) vita. Così mentre tu continuavi a crescere, e più crescevi e più ti sclerotizzavi nella tua visione limitata e monca della vita, ti avviavi senza rendertene conto anche ad un lento, inesorabile invecchiamento. E mentre tu invecchiavi, io restavo quello che ero, un bambino. Un bambino dimenticato, relegato ai margini, impossibilitato ad attirare le tua attenzione, pur avendoci provato milioni di volte. Un bambino che non cresceva ma in cui aumentavano sempre più rabbia e frustrazione. 
Riesci a seguirmi? Non voglio osare chiederti se mi capisci. Forse per te, così insensibile e poco accorto sarebbe chiedere troppo!”
Uè, ragazzino, Non offendere per favore. Se, come dici, sei parte di me da sempre, conosci benissimo i miei limiti, ma anche i miei pregi. Sai cosa ho fatto, quali mari e deserti animici e pratici ho dovuto attraversare e sai, certamente quanto, pur essendo praticante sistematico del dubbio, non sia  chiuso o refrattario di fronte a qualsiasi evenienza. 
Quindi, prendendo per vero, in via ipotetica, ciò che affermi, perchè ti saresti manifestato in maniera così tangibile solo oggi? Se il tuo desiderio fosse stato veramente quello di fare cose insieme a me, perchè non l'hai manifestato praticamente molto tempo fa?”
Ti ho già detto prima che ci ho provato sempre. In ogni giorno e in ogni notte ero lì vicino a te. Così vicino, eppure così lontano da non poter essere ascoltato e, tantomeno visto. Le sovrastrutture che ti sei costruito... no, per meglio dire quelle che hai permesso ti fossero costruite intorno, ti mettevano nell'impossibilità di percepire i livelli vibratori e sentimentali con cui avremmo potuto comunicare e vivere esperienze condivise”.
Asp...scusa quali vibrazioni, che stai dicendo? Vai piano, fatico a seguirti.”
Lo sapevo che sarebbe stata dura ma ascoltami. Ti faccio un esempio pratico. Hai presente le onde radio? Ad ogni frequenza corrisponde una vibrazione diversa da tutte le altre. Incomunicabili e non sovrapponibili. Per ascoltare una determinata stazione radio non è sufficiente avere uno strumento idoneo ed accenderlo. Bisogna anche sintonizzarlo sulla giusta frequenza. Ecco tra noi per tantissimo tempo non è stato possibile comunicare perchè abbiamo occupato frequenze diverse. Non so se adesso ti può essere più chiaro.”
Si, boh, cioè così sembra un po' più chiaro. Però di conseguenza diventa naturale chiederti perchè proprio oggi e non prima? Ieri, l'anno scorso o ancora prima? Cavolo, hai avuto decenni a disposizione
Semplice, ricordi? Stavi guardando il tramonto. Non pensavi a nulla, eri quasi in pace, o meglio in equilibrio con gran parte del tuo essere e,  quasi quasi, anche con l'intero universo. Ecco in quel preciso momento la tua vibrazione si è riconnessa sulla stessa lunghezza d'onda della mia riaprendo un varco comunicativo tra noi. In quel momento, anche se ero mezzo addormentato, sono riuscito ad approfittarne e a sgusciare fuori da quel varco. Addirittura con la possibilità di potermi rendere anche visibile. Sappi che è un privilegio raro e riservato a pochi, non sottovalutarne l'enorme valore potenziale.”
No, certamente non potrei né sottovalutare né fare finta di nulla. Però mi capirai se, decisamente, non sono del tutto lucido e presente a me stesso in questo momento. Ammettendo che riesca a mantenere un minimo di lucidità. A questo punto che dovrei o vorresti che faccia per te...o meglio per noi?”
"Niente di più e niente di meno di quello che stavi facendo prima che ci incontrassimo. Alza lo sguardo, libera l'anima, cerca sempre lo stupore e l'ingenuità del fanciullino. Annega nel bello, ricerca la giustizia, non essere severo con gli altri e soprattutto con te stesso. Sii sempre pronto a portare il tuo peso col sorriso. È il modo migliore di renderlo più leggero, e io sarò lì ad aiutarti in questo. Non chiudere i rubinetti delle valvole di sfogo o uscite di sicurezza dalla seriosità e dalla monotonia. Ritorniamo insieme, riportami per campi e per boschi. Emozioniamoci ancora alla vista del falco o di una farfalla su un fiore. Portami con te sempre, anche nei momenti più duri e prometto che farò del tutto per renderteli più sopportabili. Non scegliere e non permetterti di invecchiare da solo quando possiamo tranquillamente continuare a crescere insieme. Qua la mano Maurizio!”
Eccola Mizio!”

MIZIO 

venerdì 4 maggio 2018

ESTRANEI

Risultati immagini per estraneo

Quando nasci periferia della periferia, si rischia di partire già sconfitti, e, ovviamente, all'inizio non lo si sa. Si impara piano piano, dai discorsi dei genitori, dagli sguardi dei benpensanti, dai desideri che rimangono inappagati.
Lo si impara quando l'unica scelta è la strada di cui si deve imparare le regole non scritte, ma vive, palpabili, fin troppo  violente. Se non si riesce a vibrare armonicamente e in sintonia con quel mondo, ci si ritrova a scivolare verso un senso di estraneità a tutti suoni e colori che ti circondano. si comincia a sentire e far proprio uno stato di non appartenenza. Probabilmente troppo fragili e impreparati per quel paradigma. Sarebbe stato più facile fare come i tanti e assecondarne le aspettative. Tutto sommato sarebbe stato quasi naturale, per certi versi, forse, persino obbligato.  Certamente più difficile, complesso cercare di rimanerne fuori. Ma quasi mai è una scelta cosciente. E' un ritrovarsi a fare i conti con sè stessi. E' quasi, una condanna alla solitudine, anche in mezzo alla folla. E' un essere messo costantemente e brutalmente alla prova. Come quando un dolore empatico  segnò l'infanzia per quel  vicino di banco cui morì  improvvisamente la madre. Talmente forte e insopportabile il rimbalzo del suo dolore da chiedere piangendo alla propria, di madre, di cambiare classe. E anche quando si mise a repentaglio la propria incolumità per difendere un amichetto da una violenza gratuita e vigliacca. Erano più grandi e le si è prese. Ma di fronte al dolore e alle ingiustizie, devo dire, il senso di estraneità, da sempre, vacilla.  Comunque, al di là degli episodi, non sapendolo ancora,  in quei momenti iniziava il personale percorso di riscatto. Riscatto che, per molti, è scalata sociale, riconoscimento economico e supina accettazione delle regole del vivere civile e borghese. Per il potenziale estraneo a tutto ciò, era sforzo di comprensione, lavoro sfibrante e continuo su sé stesso. Nonostante le innumerevoli sbucciature di ginocchia e rotture di denti per gli ostacoli non previsti e non prevedibili, su cui inevitabilmente si andava a sbattere.
Col tempo si capisce  che, anche il senso di estraneità, non può spingersi fino al punto estremo di affidare al caso e alle bizzarie della vita la propria incolumità, e la passività rispetto le ingiustizie. Con pazienza si sono ricercati i migliori prodotti disponibili e impermeabili da spalmare sull' anima. Creare una barriera fra la propria  pelle e il resto del mondo sembrava essere necessario per girovagare senza traumi nelle strade della vita. Strade che, più si cresceva  e più aumentavano di numero rendendo, conseguentemente, sempre più problematica la scelta di quella giusta:
Si è fatta la conoscenza con le suadenti sirene piazzate strategicamente in ognuna di esse. Con le loro luci, i loro richiami, le loro sfavillanti promesse di felicità. Lo sforzo per resistere a quegli inviti sarebbe stato sicuramente superiore alle proprie forze, se non ci si fosse trovati fin da subito a coltivare appunto, l’estraneità. Coscienti di essere nel mondo con le sue regole incomprensibili, ma altrettanto decisi a non farsi travolgere dai suoi flutti e affondare nei suoi gorghi. Si è costretti, spesso, a scegliere l'ombra come condizione necessaria. Ai lati della strada, non come rancorosi e bramosi spettatori, come sembra esser condannati. Ma come coscienti e attenti osservatori. Solo apparentemente ai margini dell' eterno fluire vitale perchè, altrettanto inevitabilmente e anche non volendo, si è esposti agli schizzi di fango e.....di peggio.  D'altra parte non si è sulla terra per scivolare su di essa, ma per conoscere le sue impurità, le sue contraddizioni, i suoi limiti. Qui non si potrà mai volare,  è vero! Ma non è detto che l' unica alternativa sia affogare nella melma. Anche se è altrettanto vero che, qualche contaminazione, è inevitabile che ci tocchi e ci segni.
Nasciamo ignari e moriremo altrettanto ignari. Nei due momenti cruciali dell'esistenza, l'alfa e l'omega, siamo stati e saremo soli.  Ci accompagna, probabilmente, solo lo stesso senso di smarrimento e di angoscia. Ma tutto ciò che è in mezzo a questi due momenti, che è poi la vita consapevole. Dovrebbe essere conoscenza, ampliamento di coscienza, esperienza di equilibrio sentimentale da vivere con  la pienezza di un' apparente estraneità!

MIZIO

lunedì 4 settembre 2017

GOCCE



Gocce

Siamo gocce,
come gocce nel mare
Siamo acqua,
figli di un temporale
Uguali ma diversi
nell'eterno ritornare.
Mizio

martedì 1 novembre 2016

TREMORI E TIMORI


Risultati immagini per terremoto centro italia

La terra trema e non sembra fermarsi, come il cuore in gola che batte sempre più forte. Le ferite alla montagna, i colpi di maglio sulle case, sulle chiese. Il nostro paese come corpo di novello Cristo oltraggiato, torturato che, fattosi  carne, riesce solo a tremare. Sta superando, ormai, anche, la paura e invoca solo pace.
Le ferite che non sanguinano nemmeno più e, forse, sono le peggiori. Quelle che non cicatrizzeranno, quelle che rimarranno lì e bruceranno tutte le notti rinnovando ogni volta, non solo il terrore, ma la rassegnazione per un destino già segnato.
Il cuore verde dell’Italia, il corpo vivo, l’anima stessa del nostro paese, la catena che unisce non solo idealmente tutta la nostra penisola si scopre fragile, indifesa, novella vestale oltraggiata, non sappiamo se da un dio capriccioso e cinico o da esseri umani convinti d’essere a sua immagine e somiglianza.
Dopo essere stati cacciati dall’Eden sembrerebbe che i monti dell’Appennino Centrale siano i luoghi e i paesaggi che più gli si avvicinino. Forse, per questo, tanti grandi spiriti dell’anima, dell’arte, del bello si sono dati appuntamento in questi luoghi. Non è un caso che qui ogni monte, ogni pietra, ogni albero trasudi spiritualità e senso della meraviglia, di fronte al quale anche il più incallito dei miscredenti non può che rimanere in rispettoso silenzio.
Lo stesso silenzio che rimane dopo gli imprevisti, improvvisi, agghiaccianti schiaffi che la natura infligge alle nostre certezze.
Uscendo dalle immaginifiche metafore, affascinanti quanto si vuole, ma stucchevoli rispetto il dramma consumato si rende quanto mai necessario porsi la domande del che fare da oggi in poi.
Prendere atto dell’ineluttabilità degli eventi è il primo necessario passo. Pensare che tutto possa ritornare come prima senza una presa di coscienza, che nulla potrà essere come era è, invece, il principale errore da evitare.
L’altro errore da evitare, anche se può sembrare antitetico rispetto, il primo è  pensare a forme di eradicazione sociale e culturale di quei luoghi. La ricostruzione, per quanto lunga, difficile, costosa non può che avvenire mantenendo salde le radici e i sentimenti in quei luoghi, pena una seconda e ancora più dolorosa strage di anime.
Norcia, Amatrice, Castelluccio nel nostro immaginario possono continuare a vivere anche senza ricostruirle, ma per chi di quei luoghi è figlio e, anche custode per le generazioni future, non possiamo immaginare qualcosa di diverso da un ritorno a casa.
Quando avvengono accadimenti del genere sembriamo tutti presi e coscienti della nostra pochezza e della nostra impotenza. E, se singolarmente, riusciamo anche a trovare una scala classificatoria di valori con un’alta valenza morale, nel trasferire il tutto a dimensioni politiche e collettive le riposizioniamo in maniera diversa e moralmente discutibile.
Senza girarci troppo intorno, un paese come l’ Italia (ma non solo) che molto più di altri è sottoposto a rischi sismici, con la presenza di vulcani ad alta potenziale pericolosità, di fragilità diffusa del territorio, oltre ad essere esposta, vista la posizione, a fenomeni di accoglienza di enormi masse di disperati dall’Africa, può legare il suo destino e quello di milioni di cittadini alle ferree, ciniche, insensibili logiche finanziarie e neo liberiste di un’Europa a trazione bancaria?
Sembra di capire che, al momento, i fondi stanziati per i soccorsi e l’assistenza dei terremotati non saranno inseriti tra le spese correnti e non peseranno nel rapporto debito Pil, ed è già un piccolo passo avanti, ma è solo la punta dell’iceberg. Proprio per quello che si diceva un attimo prima la situazione geologica e geografica dell’Italia la pone in condizione di estrema precarietà e rende improcrastinabile e necessaria la programmazione di un piano pluriennale di messa in sicurezza dell’intero territorio. Per fare questo si rende prioritaria, anche perché estremamente giusto, la revisione delle leggi, dei trattati che limitano la spesa pubblica e la libera circolazione delle persone (argomenti in apparenza poco accomunabili ma sottoposti alle stesse inconcepibili logiche di trattati sottoscritti non con le penne e il cuore, ma con la calcolatrice in mano).
Le leggi, i trattati, le norme quando palesano limiti ed errori è giusto che debbano e possano essere sottoposti a riletture e correzioni. L’ economia quando svincolata dalla finanza e sottoposta al controllo e alla mediazione della politica è uno strumento utile e necessario regolatore sociale. Laddove questo non è, e non sia ritenuto possibile, mantenendo ostinatamente inalterate, scale di valori antitetici con la logica e la vita stessa, non credo sia una bestemmia denunciarne i limiti e prospettare, anche, scelte conseguenti.
Il territorio italiano, la sua storia, la sua bellezza, i suoi abitanti se non possono evitare i tremori della natura devono e possono evitare il timore di essere considerati come i passeggeri di terza classe del Titanic. Perché se è vero che, se la nave affonda, affondano tutti, ma quelli che hanno meno possibilità di sortirne fuori vivi sono proprio quelli che già sono, per natura, o scelta, sotto la linea di galleggiamento.
Ad maiora


MIZIO

mercoledì 5 ottobre 2016




VERITA’ NASCOSTE

Verità nascoste
come perle di fiume
per caso pescate
tra le pagine di un volume
Misera è la vita
che conta la sabbia nel costume
neanche fossero minuti
e non sa di aver anche le piume.


MIZIO

sabato 1 ottobre 2016

LA COSCIENZA NON PAGA I CAFFE'....

"Spesso ci sono più cose negli spazi bianchi tra le righe, che nelle parole".


Risultati immagini per al bar

Ed eccoci in piazza, le aspettative non sono molte, come spesso accade ultimamente, ma c’è sempre quel pizzico di curiosità infantile e un po’ narcisista di vedere quanti siamo. Beh, non moltissimi direi, ma più di quello che temevo o pensavo.
Cerco un punto più elevato per uno sguardo d’insieme. La piccola sorpresa sembra essere che, le teste ancora di colore scuro superano, sia pure non di molto, quelle grigie o bianche. Non considerate, in quanto difficilmente classificabili, quelle sprovviste di copertura tricologica.
Fatta la prima e abituale, operazione di valutazione generale, si passa alla parte analitica del chi, anziché del quanti.
Però! Parecchi volti nuovi, la maggioranza, comunque, fa parte della solita compagnia di giro che si sposta e si ritrova nelle strade, nelle piazze di Roma e, a volte, anche d’Italia. Presenzialisti, me compreso, della peggiore specie. Quelli che ancora manifestano un sacro e riverente atteggiamento nei confronti dei momenti collettivi. Persone che se non dovessero o, non potessero esserci, avrebbero lo stesso stato d’animo contrito del cattolico cui capitasse di saltare la messa domenicale. Viverle, respirarne l’aria, l’atmosfera è decisamente altro rispetto il racconto o commento di terzi sui social.
Potrebbe piovere, dice qualcuno, ma no, è una nuvola chiara non di pioggia, piuttosto guarda! 
Ecco cosa erano quelle strane grida e quel rumore tra i rami.  Pappagalli! E pure di quelli belli grossi. Verdi, gracchianti e veloci nel continuo  spostarsi da un albero all’ altro tra i rami. Che meraviglia! Un giardino, una piazza romana con i rumori e i colori di una foresta tropicale.
Con il solito fastidiosissimo fischio iniziale dell’impianto stereo, improvvisamente parte la musica e soverchia quella, sia pur potente dei verdi acrobati delle chiome.
E così tra qualche saluto distratto, un abbraccio con chi non si vede da tempo, gli incoraggiamenti di turno a qualcuno che deve intervenire, cerco una postazione da cui poter seguire tranquillamente e con attenzione.
Alla destra del palco, sembra esserci più spazio, meno movimento e, di conseguenza più calma,Bene! Mettiamoci qui.
“Oh, ciao. Si, hai visto? C’è un po’ di gente, pensavo peggio. Dai che ce la faremo. Se, se vabbè….a  dopo”.
Una postazione laterale rispetto il palco offre svantaggi e vantaggi. Lo svantaggio è quello di doversi accontentare delle parole e perdere la mimica, spesso più interessante del discorso, degli oratori. Però, poco male, li conosco quasi tutti e potrei, di alcuni, quasi anticipare pensieri e gestualità. Invece, il grande, indubbio vantaggio è quello di avere quasi tutti i presenti schierati di fronte, consentendomi, così, di osservare reazioni , gesti e attenzione degli astanti.
Che magnifico e inutile passatempo quello di guardare il prossimo con occhio attento, fattosi, col tempo anche esperto, non certo da psicologo ma da curioso esploratore dell’animo umano.  C’è modo di osservare tanti di quegli stereotipi così frequenti in queste situazioni. Dal classico compagno barbuto con cappello, occhiali e sigaro, alla compagna, un tempo femminista militante, oggi madre o nonna con prole o nipoti al seguito. Segno, anche questo del cinismo dei tempi. Se non hai soldi o nonni compiacenti non puoi permetterti neanche di allevare figli e, rischi così, di ritrovarteli al seguito di anziani che giocano ancora alla rivoluzione. Beh, parlare proprio di rivoluzionari è forse eccessivo, ma indignati permanenti effettivi, senz’altro.
Emerge qualche giovane volto di ventenne, più numerosi, e meno caratterizzati quelli dei sedicenti ancora giovani. Insomma, quelli della fascia trenta-quaranta.  
In mezzo un ragazzo di colore vende libri di fiabe africane.
Qualcuno un po’ più anziano sembra concentrato nell’ascolto ma quello sguardo assorto, che conosco bene, è la vitrea fissazione tipica della fase di dormiveglia, propedeutica al pisolino pomeridiano.
Beh, comunque la sensazione è sempre quella di un ritorno a casa. La si ritrova sempre uguale, con poche o nulle novità. Manca il venditore di giornale, segno dei tempi, ma, forse , solo perchè è pomeriggio e, comunque ormai, leggono tutti lo smartphone.
Quello invece, mi sembra di conoscerlo.  
Il viso è familiare.
E, infatti anche lui sembra mi stia guardando. Distolgo lo sguardo appena questo si incrocia col suo per evitare inutili imbarazzi e con apparente disinteresse lo volgo altrove. Altrove, si, ma per un nanosecondo, perché subito torno distrattamente, e a volo radente, a guardare da quella parte. Beh! Non mi sta guardando, mi sta proprio fissando. Mi sento, allora, in diritto/dovere di infischiarmene del bon ton e soffermarmi anch’io a guardare con più attenzione. Ha più o meno la mia età e, anche per lui, sembra ben portata. Occhiali leggeri, capelli brizzolati con ancora qualche chiazza scura, preziosi retaggi di antichi splendori tricologici, vestito casual. E lo conosco, certo che lo conosco ma, maledizione, non riesco a ricordare quando e dove l’ho visto. Non sembra un habituè di questi momenti, anche se appare certamente a suo agio, l’avrei visto senz’altro in altre occasioni e l’avrei ricordato. O, forse, è uno dei tanti colleghi di lavoro conosciuti nel corso degli anni, o forse un vicino di casa di quando ero a Roma o forse….boh, non lo ricordo!
Con un cenno del capo indica un chiosco li affianco, quasi un invito lanciato tra la folla ma diretto chiaramente a qualcuno in particolare. Chissà con chi ce l’ha.
Sbaglierò però sembra proprio che continui a guardare me o, perlomeno dalla mia parte.
Ah, ecco conosce sicuramente questo tizio arrivato appena qui dietro per fumare la sua sigaretta. E no! Questo non è venuto per fumare in pace, se ne sta proprio andando nella direzione opposta e lo sconosciuto continua a guardare in serena attesa di una risposta al suo invito gestuale
Dovrei forse avvicinarmi o, magari prima con altri cenni, magari casuali, verificare se il tutto non sia frutto di una mia forzatura fantasiosa.
Alt! Un momento. E se invece fosse un approccio di altro tipo? Non mi danno certo fastidio i gay, figuriamoci. Ma comunque, non vorrei dover giustificare il mio diniego all’interno di un rapporto casuale tra sconosciuti, lasciando i dubbio, magari che il rifiuto possa riguardare lui e non essere il segnale, invece, di una mia convinta eterosessualità.
Però la curiosità è un tarlo che continua a rodermi dentro. Chi è? Mi ha riconosciuto e io invece ancora no. Non può essere che mi sia dimenticato di qualcuno che invece, sembra conoscermi bene. O forse no, non è impossibile che possa accadere.
Ok rispondo! Ho deciso! Un breve cenno con la mano pronto, eventualmente, a trasformarlo in un gesto casuale di tutt’altro significato. Lui, invece coglie l’attimo si alza e mi fa segno di seguirlo in quel chioschetto un po’ discosto dalla calca.
Va bene, siamo tra gente di sinistra, tra compagni, se dovessi essere messo in condizione di spiegare potrei farlo sapendo di trovare comprensione. E comunque, ormai la curiosità mi sta divorando come una scimmia.
“Ciao” e allunga la mano per stringere la mia.
“Ciao, scusami, ma ci conosciamo?”
“Direi proprio di si! Accomodati e parliamone”.  “Dopo di te”, “Non sia mai, prego” “Ok sediamoci contemporaneamente”
Da vicino è ancora più forte la sensazione di familiarità .
Passa un compagno e ci guarda con un curioso e prolungato sguardo. Avrò, forse, qualcosa fuori posto? E il pensiero corre alla patta dei pantaloni. Magari è aperta. Un rapido controllo effettuato con noncuranza mi assicura che da quelle parti tutto è in ordine.
Ci sediamo. Il cameriere si avvicina, “Che prendi?” “Un caffè grazie”, “Ci avrei giurato! Sei noiosamente prevedibile. Caffè anche per me”.
Andiamo bene! Pure presuntuoso e prevenuto.
“Hai detto di conoscermi. Com’è possibile, visto che io, pur avendo una strana sensazione di deja vù, in realtà non mi ricordo assolutamente di qualcosa che mi possa collegare a te”
“E’ tutto molto semplice. Ci conosciamo da tanto, tanto tempo. Praticamente da sempre. Non ti ricordi? Ero con te quando nei prati intorno San Policarpo quel ragazzotto, Lorenzo si chiamava, voleva distruggere il campo di calcio che tu e i tuoi amici avevate costruito con tanta fatica e di cui andavate giustamente fieri. Non ci hai pensato un attimo a difendere il tuo e loro lavoro, e le hai buscate. Tu, a quei tempi, così piccolo e gracile. Ricordi, ti chiamavano cardillo? E, poi, non sei mai stato un violento, la tua mitezza di faceva rifuggire dal fare a botte. Ma lo hai fatto lo stesso per difendere il lavoro e la fatica di tanti ragazzini. Io ero lì a dirti che, la cosa, anche se, forse, non era la più giusta, mi rendeva, comunque, orgoglioso e fiero di te”
“Si, ricordo la questione, Lorenzo era decisamente più grande e forte di me. Ma tu allora eri uno dei ragazzi con cui giocavo al calcio? Come ti chiami?”
“Ogni cosa a suo tempo, non è importante il mio nome, quanto quello che tu hai fatto da allora in poi”
Intanto arrivano i caffè, sorseggio il mio con consumata lentezza persino eccessiva, ma necessaria  per raccogliere un po’ le idee. A questo punto, decisamente, più confuse che mai.
Per quanti sforzi facessi, non riuscivo a inquadrare il mio occasionale interlocutore in alcun momento significativo della vita. Ma forse, dipende tutto dal numero di anni trascorsi.
Adesso mi dirà come si chiama e tutto sarà più chiaro.
Certo che per essere una conoscenza di così vecchia data, ha una memoria di ferro e una capacità di fisiognomica ancora più stupefacente. Come mi ha riconosciuto dopo tanto tempo?
“Ero con te” riprese il discorso senza darmi la possibilità di chiedere ancora, ”quando arrivò da voi Don Roberto. Ricordi che tempesta emotiva ed esistenziale fu per te e per gli altri ragazzi della Scuola 725?”, “Certo che lo ricordo, e come potrei dimenticarlo, uno degli incontri più importanti della mia vita. Crebbi più in quei  pochi, ma decisivi anni, che, probabilmente, in tutto il resto della mia esistenza. Ah ecco allora dove ci siamo visti. C’eri anche tu!”
“Ovvio che c’ero. Io c’ero e ci sono sempre stato dove eri tu. Anche adesso sono qui. non lo vedi?” “Scusami non ti seguo. Come c’eri sempre. Mi hai pedinato? E a che scopo, non mi sembra che la mia vita sia stata così interessante da meritare attenzioni costanti.  E poi, ti ripeto, è vero che mi sembra di conoscerti, ma non ricordo assolutamente nulla che ti riguardi. Se fosse come dici tu dovrei rammentarmi qualcosa, almeno un fotogramma. Invece niente, zero assoluto”.
“Se invece di fare continue domande a me, cominciassi a porne qualcuna a te stesso, forse potresti avere più chiaro chi sono. O, per dire meglio, chi sei tu. Ricordi i momenti di dolore, di frustrazione, di paura di tormento che hai attraversato? Ma anche quelli di gioia, di speranza di entusiasmo. Bene sappi che li abbiamo tutti vissuti insieme. E, a volte, anche se raramente ti sei anche ricordato di me e, ancora più raramente hai provato ad ascoltarmi”.
A questo punto cominciai, sinceramente anche ad avere un po’ di timore. Che razza di discorsi sta facendo. Matto non sembra, perlomeno non del tutto, visto che sa troppe cose vere sul mio conto. Cose che io stesso avevo quasi dimenticato. Perché non mi dice chiaramente chi è. Così la facciamo finita con questa commedia che sta rasentando l’assurdo. E, a questo punto, credo di aver diritto di sapere anche cosa vuole.
“Senti dimmi chi o cosa sei. Sei forse uno di quelle persone che vanno in giro affermando di essere dotate di poteri paranormali? Hai attinto, non so come, alcune informazioni su di me e adesso vuoi magari, predirmi il futuro, per spillarmi soldi? Sappi che non ci casco. Soldi non ne ho molti e quei pochi servono a me e alla mia famiglia. Figurati se li butto con un ciarlatano.”
“Ahahahah, sapessi quanto sei ridicolo. Ma ti pare che non sappia che non sei ricco e come tu sia molto critico, se non di più, su certe cose. Ma dai! Te l’ho detto, ma forse, non ascolti io sono con te da sempre, ci sarò per sempre e ti conosco più di quanto possa conoscerti te stesso”.
“E allora se ci sei da sempre perché sono io a non conoscerti?. Perché non ho memoria di alcuna cosa vissuta insieme? Dammi qualche spiegazione logica e valida e poi potremo continuare a parlare. Senno’ tanti saluti… E’ stato un piacere…..anzi, neanche tanto, e arrivederci”.
“Tranquillo, tanto sai meglio di me che non lo farai. Vuoi delle risposte? Hai visto come ci stanno guardando tutti? Non ti sembra che i loro sguardi siano diversi da quelli, normalmente impalpabili, che si concedono a due amici seduti al bar?”
“E’ vero, questo lo stavo notando anch’io. Eppure non mi sembra di essere particolarmente eccentrico e, anche la tua, di stranezza, al momento la conosco solo io. Forse abbiamo alzato un po’ troppo il tono della voce ….si è percepito qualcosa …o forse….”
“Zitto un attimo e ascolta. O, meglio guardami. Non noti niente? Occhiali, occhi, capelli, naso, labbra non ti ricorda nessuno? E la mia voce, il modo di gesticolare, quei piccoli trascurabili tic non li riconosci? Sai a volte, mi mangio anch’io le unghie”.
Perché dovrei guardarti per.....oddio….ma tu….è vero sembri…….. anzi sei proprio….porca miseria ..ma…tu…sei io. …ecco perchè.....porca miseria. Ma tu, cioè io..cioè io sono…te. No…ma è impossibile… tu io…. uguale a me….Cavolo!!!” 
Qualche secondo, non troppi, in verità, di stupito silenzio. Com’è possibile?.... Ma che siamo gemelli? I miei non mi hanno mai detto nulla in proposito. E’ vero che non parlavano mai volentieri del loro passato ma…forse questa, almeno da grande me l’avrebbero detta. Sei stato forse abbandonato o…venduto da piccolo? O…forse sono stato venduto io?. O mamma, mamma che confusione……”
“Ma quale venduto, ma quale gemello. Gli studi appassionati che hai portato avanti per tanti anni. In cui io ti portavo per mano, ti indicavo le letture, ti procuravo gli incontri giusti, ti ho lasciato persino dei libri sui treni per farteli trovare “casualmente”. Ero con te quando avesti…, anzi, veramente, ero io a procurartele, quelle tue strane esperienze. I mille discorsi, i mille viaggi alla ricerca di quel qualcosa, del tassello che mancava, le situazioni estreme che ti sconcertavano le hai proprio dimenticate? Eppure ne avevi compreso molto, ti sentivi persino pronto al grande salto. E sono io che, ti ho impedito di farlo, perché pronto non lo eri allora e oggi mi stai dimostrando che avevo ragione, visto che non lo sei neanche adesso.”
“Aspetta quella notte, quando accadde la prima volte…tu eri lì?” “Ovvio! Anzi non ero lì, ero te”. “No, aspetta, non correre se tu eri lì ed eri me, io dove ero?”
“Non ricordi? Ti sei anche spaventato vedendoti nel letto. Dai, possibile che dicevi di aver capito tutto, e adesso che ne hai la prova vivente davanti a te, dubiti in questa maniera?”
“Perché tu non faresti lo stesso? E poi, a cosa dovrei credere? Non sono certo sicuro di poter serenamente decidere cosa pensare di tutto ciò”
“Hai ragione. Probabilmente farei lo stesso anche io. Anzi il mio compito primario è proprio quello di salvarti (o salvarci) da te stesso”.
“E perché in tutti questi anni non ti sei mai fatto vedere? Se è vero che sei stato sempre con me, almeno qualche volta avrei dovuto incontrarti”.
“Ragioni ancora e sempre da stupido, scusami. Hai dimenticato i tre livelli di percezione? Mi stai dimostrando quanto sia facile far finta di non averli. Ecco, quando serviva il mio aiuto,  io ero lì nella parte che tu, troppo spesso, trascuravi. Non perché non sia giustificabile la tua disattenzione. La vita oggi è tremendamente complicata e impegnativa, soprattutto quando ti senti addosso responsabilità e oneri di altre persone care. So benissimo quali e quante prove tu abbia dovuto superare. Ma ogni volta che stavi per cadere io ero lì e ti mostravo una potenziale via d’uscita. Non risolutiva, che quello era compito solo tuo, ma sufficiente a farti rialzare da terra. Non ho mai permesso che ti abbandonassi alla disperazione. Quante volte hai detto a te e agli altri: ”Per fortuna che proprio in quel momento…..” Ecco quel momento te lo preparavo io, sperando che tu fossi in grado coglierlo. E finora devo dire, l’hai, quasi sempre , saputo cogliere. Ecco adesso che, forse il tutto ti è un po’ più chiaro. Vuoi dirmi qualcosa tu?”
“E che dovrei dirti. Io sono qui, tranquillo, convinto di partecipare ad una delle tante manifestazioni, forse inutili, ma che mi fanno sentire a mio agio e…arrivi tu a scombussolare tutto il mio lato razionale e logico faticosamente costruito per centrifugarmi neuroni, sentimenti e certezze. Sei forse quello che i cristiani chiamano angelo custode o quello che gli spiritualisti chiamano spirito guida?” 
“Ma quale angelo custode, quale spirito. Ti ho detto e ripetuto che io sono te. Non sono esterno a te. Sono con te e in te. Tu non saresti completo senza di me e io senza di te. Senza l’uno e l’altro, semplicemente non saremmo. Siamo nati insieme frutto del desiderio di due esseri umani e della legge universale che tende alla completezza e alla perfezione evolutiva. Tu non eri, io non ero, insieme siamo. Le religioni mi chiamano anima, corpo astrale, eterico. La scienza mi definisce inconscio, Es, Io, Super io, la stragrande maggioranza mi identifica genericamente come coscienza. E, detto fra noi, è la definizione che preferisco. Decisamente più laica, più libera meno soggetta a dogmi, precetti o contestazioni con disquisizioni tanto prolisse e dotte, quanto noiose e inutili. Come anima o spirito guida in questo ambiente di miscredenti, prevenuti a prescindere, ci starei a disagio. Come coscienza è il mio, o meglio, il nostro habitat naturale”.
“Senti, non so se sto capendo bene quello che sta succedendo. Forse, tra un po’ mi sveglierò e, magari, avrò dimenticato tutto. Forse è uno di quei sogni lucidi di cui ho letto qualcosa anni fa. Forse è una qualche forma di follia di cui non ho cognizione, qualche forma di Alzheimer che si manifesta in forma acuta. Di una cosa sono sicuro,  non ho fatto uso di droghe o alcool, quindi non è una visione indotta. Forse…..”
“Forse basta, adesso. Ho già abusato troppo della discrezionalità di cui ho potuto usufruire per questa occasione. Sappi che non tutti, anzi, pochissimi hanno di queste opportunità. Dovevo e volevo solo ricordarti che non sei mai solo. Io, anche se non mi vedrai più, sarò, però, sempre con te e in te. Ti chiedo solo di ascoltarmi più spesso, sarebbe un bene anche per me. Sai, qualche gratificazione per il buon lavoro svolto fa bene a tutti. E magari insieme potremmo fare grandi cose, non credi? Ciao…a risentirci presto,. Ovviamente non ti dico per ovvi motivi arrivederci. Non ci vedremo più. Almeno in queste vesti. E’ un momento che dovrai ricordare e farne ciò che vuoi, ma senza possibilità di replica…..”
“No aspetta, non puoi andartene così. Ho mille cose da chiederti, mille curiosità, un milione di dubbi da chiarire”. “Ciao, devo andare…non posso….”
“Fermati….ma che succede… perché ti stai sbiadendo? Dove vai?”.
“…. E adesso dove sei?....Dai fatti vedere. Sembro scemo a parlare da solo….O forse lo sono veramente”.
“Oddio ma che cavolo è successo”.
Intorno la manifestazione si sta avviando alla conclusione. Siamo agli impegni solenni. Alla rivendicazione orgogliosa dei propri ideali e io immagino di avere l’aria stralunata e fessa di un tonno appena pescato.
“Suo fratello è andato via? Prende qualcos’altro?”
“Mio fratello? No, guardi non era…” Lasciamo perdere. Troppo complicato
Il cameriere mi riporta alla realtà e, professionalmente, insensibile mi porge lo scontrino con il conto.
Due caffè! Quindi non ho sognato. Qualcuno c’era, qui con me.
E ha lasciato anche il conto da pagare.
Devo pensare che la mia coscienza, ammesso  sia stata veramente era lei, ha probabilmente  origini scozzesi.
“Tenga il resto”
“Grazie!" "Buonasera.”
Vabbè, torno a casa.
O, forse dovrei dire: torniamo?
“Perchè vieni anche tu, vero?”
.....E silenzio fu!


MIZIO