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lunedì 7 settembre 2026

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE




Nessuno più di me vorrebbe che ci fosse un argine a questa deriva che sembra inarrestabile, umana, prima che politica. Questa follia che sembra ormai, pervadere e influenzare gran parte del paese, dell'Europa e non solo. Perchè la paura, l'egoismo, il bisogno di sicurezza, su cui giocano certe forze e certi personaggi, sono, tutto sommato, sentimenti umani. E come tali, ineliminabili. Ma sicuramente da indirizzare e limitare nel loro manifestarsi, limitato e in negativo, sul piano pratico e politico. E questo può essere fatto solo con un lavoro paziente, continuo e persino pedagogico di ricostruzione di quella fiducia e di quel rapporto critico, ma funzionale ad una crescita collettiva morale, umana, prima ancora che politica ed economica.

E arrivo rapidamente al vulnus. Certamente si può sconfiggere elettoralmente questa destra. La questione si pone nel momento i cui si decide il come farlo. Un'ammucchiata di sigle, come sembra essere l'unica possibilità attualmente, è sicuramente oggi, quasi obbligata. Ma nella sua purtroppo quasi, obbligatorietà contiene in sè però, già il seme del del ritorno boomerang, in tempi rapidi dello stesso pericolo che si vuole combattere oggi.

A meno che, i personaggi (!) e le forze che di questo campo fanno parte. Improvvisamente e anche incredibilmente, siano convinte e consapevoli che si tratta semplicemente di una toppa. Non risolutiva e non esaustiva.
E che il vero argine e limite al manifestarsi e al ripetersi del successo di certe forze, sta nell'avanzamento sociale delle masse. Non nella difesa degli interessi di pochi. Sta nel fornire servizi, educazione e sicurezza sociale investendo in questi piuttosto che in guerre inconcepibili e inaccettabili. Sta nell'accettazione ed educazione alla diversità. Nella consapevolezza che siamo tuti marinai e passeggeri di questa enorme, ma pur sempre limitata, nave che chiamiamo Terra. Che prima di confini e razze è la casa comune di tutti. Di cui dovremmo prenderci cura collettivamente. E che sta soprattutto, nel considerare prevalente sempre e in maniera assoluta la vita e i bisogni delle persone. Rispetto quelli di qualsiasi accordo capestro, ricattatorio o obbligato da rapporti di forza sbilanciati e ormai inaccettabili.
Perchè, se così non fosse, alla prossima tornata elettorale che ci sarà. Ci si potrebbe trovarsi di fronte, seguendo la stessa logica legata al momento specifico. Alla necessità di fare fronte comune, magari anche con l'attuale destra che si vuole combattere. Giustificando il tutto, con la sola motivazione di dover sconfiggere altre forze, ancor più pericolose perchè dichiaratamente nazifasciste senza infingimenti.
Insomma il momento è sicuramente il più delicato e pericoloso dal dopoguerra ad oggi. Guerre, difficoltà economiche, paure diffuse e alimentate ad arte, problemi enormi ambientali. Mettono tutti di fronte a enormi responsabilità. E a fronte di queste, ridurre e limitare il tutto a una semplice rinfrescata alle pareti. Senza trovare una quadra comune per rinsaldare le fondamenta e l'intera struttura architettonica in modo permanente. Non elimina e non risolve alcunchè. Rischia solo di rimandarne sine die il problema. Sperando che, nel frattempo, non crolli tutto definitivamente.

MIZIO

domenica 30 agosto 2026

FASCISTA È....?


Tanto per chiarire, per me il fascismo piu' pericoloso non e' tanto quello nostalgico che guarda al ventennio, al suo presunto ordine. Quello dell'ostentazione bulimica dei suoi simboli e del duce. Quello e' stato gia' giudicato dalla storia e rimane confinato in un ristretto ambito di nostalgici. (sempre comunque troppi).

Il fascismo peggiore e' quello che si e' impadronito delle coscienze di tanti che lo esercitano sempre piu' spesso e sempre piu' scopertamente. Ci si mimetizza all'interno di un sentire comune strisciante che porta comunque, sempre a una condivisione e un'approvazione di massa basata sui peggiori luoghi comuni. Come se una condivisione collettiva rappresentasse gia' di per se' una legittimazione. Ovviamente tali manifestazioni e derive collettive non nascono sotto un cavolo. Ma rappresentano una reazione becera, logica e semplice a una situazione sociale oggettivamente difficile. E che sta scivolando sempre più verso una catastrofe annunciata, tra guerre assurde (quale guerra non lo è?), cambiamenti climatici, insicurezza e rischio povertà diffusi. Ma, soprattutto, sono veicolate scientemente con azioni di condizionamento mediatico ossessivo, da parte di soggetti (questi si schifosamente consapevoli) che li alimentano per interessi neanche troppo nascosti..
Allora perche' parlo, in questo caso parlo di fascismo e non anche di altro.
Perche' il fascismo rappresenta storicamente, la massima espressione politica dell'intolleranza. Della supremazia per diritto divino di alcuni a scapito di altri. Dell'esaltazione e legittimazione del disprezzo e dell'odio per il diverso. Quindi quando si vede alimentare, spesso anche con false notizie, l' odio razziale come si può non assimilarlo al fascismo? Quando, nei casi inconcepibili di violenza sulle donne, si va ad analizzare l'eventuale comportamento "libero" o "provocatorio" della vittima, non si tratta, tutto sommato, di un atteggiamento fascista? Quando individuiamo nel nemico da combattere il comunque diverso da noi, non e' forse fascismo? Quando giustifichiamo il potere se colpisce i lavoratori e i loro diritti. O gruppi che non siamo noi stessi, non e' fascismo? E non e' fascismo anche quando di fronte le ingiustizie ci giriamo dall'altra parte?
Quindi, vediamo che ci possono essere diversi livelli, dell'essere e manifestare il fascismo. Cui andrebbero messi in atto, conseguentemente e logicamente, diversi modi di lotta e contrasto.
Da quello, diciamo istituzionale, portato avanti da parte di meritorie associazioni, prima fra tutte l'Anpi, a quello morale e comportamentale che riguarderebbe, invece, tutti noi, nessuno escluso.
Perchè, da quello non detto, ma evidenziabile dagli esempi precedenti, c'e' anche un fascismo, piu' sottile, ma non per questo più trascurabile. Esercitato troppo spesso, in questi anni di pensieri deboli e personalità ancora più inadeguate. Anche da parte di alcuni che militano o, addirittura guidano gruppi (partito o associazione che siano) teoricamente in opposizione alle forze dichiaratamente fasciste. In cui troppo spesso, in nome della sola e semplice opposizione frontista di cui sopra. Gioca all'irrisione e alla delegittimazione di chiunque sia portatore di una diversa visione. Ed e' sicuramente quello meno comprensibile ma anche, potenzialmente più insidioso. In quanto portatore sano di quell'indifferenza o incapacità di comprendere o, semplicemente riconoscere, i limiti di una posizione politica e culturale basata sul solo anti di maniera e di facciata. La stessa che ha permesso il diffondersi all'apatia e della rassegnazione diffusa che ha reso possibile e permeabile la nostra società a un fascismo strisciante e meno esibito, ma non per questo meno pericoloso.
Ed è lo stesso motivo che rende difficile l'accettazione del cosiddetto male minore, se non se ne prende coscienza.

MIZIO




giovedì 13 agosto 2026

PRIMA IL LEADER O IL PROGRAMMA?


Prima il leader o prima il programma? This is the question. Non è la stessa cosa, ovviamente. Ma sia in un caso che nell'altro, sappiamo già  che a prevalere saranno compromessi. Frutto di rapporti di forza, di ambizioni e visioni  parziali, di questo o quel personaggio. E che fatalmente, sterilizzeranno, in nome di una necessaria mediazione, tanto di quello che invece, sarebbe indispensabile e utile fare.

Quanto mi piacerebbe invece, che prima fossero presi in considerazione i bisogni delle persone. E primo fra tutti quelli dei più deboli ed esposti.

Ma questa è cosa che può diventare possibile solo se i rapporti, le istanze, le identità stesse di chi si propone a tale impegno. Vengano discusse, elaborate e confrontate con la realtà  vissuta. E non quella percepita solo attraverso i dati di fredde statistiche. E al di fuori dalle canoniche stanze chiuse delle trattative più o meno riservate.

I partiti, la politica (ovviamente parlo di chi si professa e spaccia per sinistra) non sono e non dovrebbero essere i mediatori tra i bisogni, i diritti e persino i sogni dei più e quelli, di ben altro livello, di lorsignori. Non dovrebbero rappresentarsi, come sta accadendo da troppo tempo, un ulteriore scalino e ostacolo da superare. Ma dovrebbero esserne , nel più  puro spirito costituzionale, i rappresentanti e interpreti della loro difesa. Interpretando al meglio possibile, quel fattore equilibratore, di lotta e  resistenza indispensabile per poter definire una società classista, come la nostra, anche minimamente libera e rappresentativa

Il fascismo di questa interpretazione politica e umana limitata e escludente, rappresenta sicuramente l'aspetto più odioso e pericoloso. Ma per sconfiggere tale rischio, secondo me sarebbe preferibile farlo provando ad arruolare  e coinvolgere le persone e le loro aspettative piuttosto che quelle di qualche leader. Cui toccherebbe poi, eventualmente e  ovviamente, il compito di rappresentarle e portarle avanti al meglio.

A quel punto liberi e non condizionati e condizionabili dal compagno di banco Lo so, e sono pienamente cosciente di essere s un illuso e un sognatore. Al limite del patetico. Ma dopo aver percorso tutti o quasi i sentieri possibili di un impegno. Pagandone anche dei  costi. Soprattutto nei termini di autostima. Lascio tranquillamente ad altri le circonvoluzioni verbali del nulla. E scelgo  il sognare, che non costa nulla. E che, a differenza dei classici balletti e opzioni limitate al morire impiccati o fucilati, nulla costa e nessun danno procura. Ne' al sottoscritto e tantomeno agli altri.


MIZIO 

 


domenica 9 agosto 2026

QUANDO I NANI SI SENTONO GIGANTI


Ricapitolando: Il nostro governo coglie l'occasione dell'invasione di Ceuta per riaffermare il proprio ruolo di  cacciatore di migranti. E chiude le frontiere con la Spagna (per i distratti ricordo che, comunque, Ceuta è in Africa). Alla richiesta successiva del governo spagnolo, che nel frattempo e in poche ore, ha risolto la questione Ceuta, di rivedere la decisione. Si risponde con un no secco e deciso, mostrando orgogliosamente il petto con sprezzo del pericolo. Nonostante nella riunione urgente, chiesta dal nostro governo, i paesi europei abbiano addirittura, lodato l'azione della Spagna. Sbugiardando di fatto, gli stessi che questa riunione  avevano richiesto. A questo punto, il governo spagnolo, vista l'ostinazione di quello italiano. Decide di rendere pan per focaccia e sospende l' accordo di Schengen per i viaggiatori provenienti dall'Italia. Ma non solo, proprio partendo dalle  considerazioni, timori e decisioni della Meloni per i migranti a Ceuta. Il governo tedesco di Metz, ci rimanda indietro migliaia di migranti sbarcati in Italia. Applicando quegli accordi di Dublino. Gli stessi che, particolare non secondario, furono approvati in questo modalità, grazie anche alla latitanza dell'allora ministro e prima ancora, europarlamentare  europeo, Salvini.Quindi i nostri eroi alla fine hanno fatto la fine dei pifferi di montagna. Che andarono per suonare e furono suonati. Peccato che a pagarne i costi, come sempre d'altra parte, siano i cittadini italiani.

MIZIO 


domenica 2 agosto 2026

EIA EIA ALALA', IL FASCISMO E' QUESTO QUA!

Furono sconfitti i fascisti, non il fascismo! Il virus è rimasto dormiente in attesa che si ripresentassero le condizioni idonee per riproporsi. Si pensava che il fascismo fosse il saluto romano, l'orbace, il manganello, la trimurti dio-patria-famiglia o tutta quell'esibizione cialtrona ostentata e retorica.

Macché, quella ne fu solo la rappresentazione macchiettistica, buona per solleticare i bassi istinti e farne un simbolo identitario intorno cui dirottare su altro i fisiologici malumori del popolino. Dandogli un'identità attraverso un'immagine di forza e capacità assolutamente sovradimensionata e fantasiosa.
Così, come successivamente il fascismo non fu solo quello delle bombe, della strategia della tensione, dei tentativi di golpe. Anzi, per alcuni aspetti, paradossalmente, queste azioni ne hanno rappresentato un boomerang. Rafforzando, in quegli anni, un sentimento collettivo di rifiuto, data la forte presenza, comunque, di anticorpi democratici nella corpo vivo della società italiana.
È stato, dopo, nel momento in cui, pochi decenni fa, che quegli anticorpi sono stati (coscientemente o meno) ma di fatto, indeboliti, che il fascismo, quello vero, ha ricominciato a manifestarsi seriamente e a circolare di nuovo. Perché il fascismo vero non è solo o soprattutto Casa Pound, o adesso Vannacci. Questi ne sono, eventualmente i frutti e le rappresentazioni pratiche ed estremizzate. Quello vero, quello pericoloso, quello che ha attecchito è quello che ha perseguito e avvallato la perdita di diritti. Quello che ha aumentato la competizione tra le persone, trasferendola da un modello sociale verticale in uno orizzontale. Lo stesso che ha fatto del profitto il proprio dio di riferimento.
Insomma, quello che ha legalizzato l'ingiustizia e ha legato il destino dei più alla ruota del bisogno e dello sfruttamento.
E la cosa paradossale, se non fosse tragica, è che il tutto è stato favorito e promosso spesso proprio da quelle forze e da quei personaggi che, poi, dell'antifascismo di maniera, ne fanno una bandiera identitaria. Bandiera che però, in assenza di una presa di coscienza e un'assunzione di responsabilità conseguente, non ne assolve e non ne ridimensiona, le responsabilità.
E sono, questi gli stessi che, per incapacità o scelta, non ne stanno ancora cogliendo i pericolosi segnali di insofferente rabbia che si agitano nel corpo sociale. Rabbia e risentimento che fanno persino fatica a capire quanto alimentati dalle loro stesse azioni.
Questo è il fascismo che può essere decisamente reale e ancor più pericoloso. Proprio per la sua capacità di mimetizzare e veicolare messaggi all'interno di un frontismo molto di forma e meno di sostanza. Non rendersi conto e non proteggersi da ciò, rischia di trasformarsi in qualcosa di stupido se non decisamente autolesionista.
C'è l'assoluta necessità di reintrodurre dosi massicce di anticorpi nel debilitato organismo italiano. Questo non puo' avvenire e non può passare se non attraverso un processo di crescita di una forza grande, unica, realmente alternativa di sinistra, che rompa decisamente col recente passato e si ponga come opzione pratica, realistica e possibile.
Ovviamente questo non cambierebbe di un millimetro quell'antifascismo quotidiano, militante e anche un po' retorico e, anche assolutamente necessario. Ma ne toglierebbe molta dell'acqua non proprio limpida in cui nuota attualmente.
Insomma è necessario che:"Ripijammoce tutt chello che è o nuost", in termini di valori, posizionamento, battaglie e prospettive.
Non si pensi che questo sia frutto di ingenuo e poco attenta lettura del momento e dei fenomeni. E condivido pure, per averlo fatto spesso in passato, una voglia e una smania di esserci, comunque.
E, di conseguenza, non sarei neanche contrario per principio in assoluto. Ma solo quando e se, tale scelta, sia rappresentata con una forza e una rappresentanza decisamente più ampia e qualificata di quelle attuali. Utopico? Certo, ma solo fino a che tali esigenze e tali necessità vitali per i lavoratori e tutti coloro che neanche votano più, sono rappresentati e delegati a personaggi. Capaci e attenti principalmente più che a interpretare i fenomeni sociali, a rappresentarli soprattutto in funzione di loro stessi e della propria ridotta cerchia di appartenenza.
Insomma se volessimo e dovremmo assolutamente liberarci dal pericolo e dalla retorica del fascismo, dovremmo imparare anche a liberarci dalla sola limitata retorica parolaia di un antifascismo di maniera.



MIZIO

venerdì 24 luglio 2026

Guerra incivile

Mi pare abbastanza chiaro, che ci sia una parte del paese che, con la sponda complice di un governo imbarazzante cerchi palesemente lo scontro. Se non addirittura, si stia adoperando per una sorta di guerra civile che vada a giustificare poi, ulteriori limitazioni e relative repressioni. 

È semplicemente spaventoso pensare quanto, ad esempio, sia stato sdoganato e ormai legittimato il ventennio fascista con i suoi orrori. Con continui e palesi richiami nella simbologia e nella fraseologia. E quanto vengano esaltati e sfruttati mediaticamente in modo speculativo oltremisura, singoli episodi di cronaca. Anche condannabili o semplicemente deprecabili. Ma da analizzare e giudicare eventualmente, nello specifico. Non certo nell'utilizzo interessato come facenti parte di tessere di un unico puzzle o progetto complottista di chissà chi. Cosa che, messa in questa modalità non prevede, realisticamente e al momento, molte altre possibilità oltre quelle paventate all'inizio.

Ed è quindi, in questo contesto che si deve porre, oltre che l' accento, anche un' enorme attenzione. Affinché non si diventi strumenti, sia pur inconsapevoli, di questo che appare ormai, come un disegno strategico, non occasionale e non legato al contingente.

Prova ne sia anche l'ultima genialata di rendere penalemente punibili già i quattordicenni. Per reati anche, con difficoltà, da considerare tali.

Dicevo quindi dell'attenzione, della responsabilità che ci si assume nel momento che si provi a rappresentare un'alternativa all'esistente. O, anche semplicemente una qualche forma di resistenza civile e sociale. Appare fin troppo chiaro quanto sia controproducente, ad esempio, rispondere e scendere sullo stesso terreno e relativo basso livello. Insomma della serie "muoia Sansone con tutti i Filistei". Come sembra insufficiente in modo imbarazzante. Provare a riportare attenzione e fiducia a un popolo con la sola retorica e una generica chiamata alle armi contro il nemico. Modalità già viste e già sperimentati quali ne siano gli effetti e i risultati. E realisticamente, anche oggi,  non possiamo aspettarci molto di meglio. Perché se da quella parte, si cavalca la paura come volano per la strategia del loro successo. Di qua sembra si sia  rimasti alle prime pagine dell'abbecedario della politica, della strategia e della tattica connesse. 

Se il tutto sia dovuto a semplice incapacità o, come sospetto, a calcoli speculativi che riguardano l'orticello personale di ognuno dei componenti. È argomento da verificare, ma da tenere in debito conto.

Quindi su cosa si dovrebbe puntare per provare a invertire tendenze che sembrano scivolare ineluttabilmente verso la barbarie?

Non ce ne sono molte purtroppo. Non può essere una risposta affidata a una reazione violenta. Non condivisa e non auspicabile per gli inevitabili tragici effetti che avrebbe. Non si pensi che io sia eccessivamente apprensivo e pessimista. Me lo augurerei di cuore. Ma il periodo storico e gli accadimenti mi portano a temere che possano concretizzarsi anche le ipotesi peggiori.

L'altra opzione sul piatto pare sia quella cui accennavo prima e che si concretizza nel famoso campo largo. Un minestrone di posizioni con l'unico filo unitario di non essere considerato destra.

Pensate sia sufficiente? Me lo augurerei ma rimanendo cosciente che sarebbe una vittoria di Pirro.  E soprattutto relativa al contingente. Senza le caratteristiche e potenzialità per avere un respiro più lungo e, soprattutto, realmente alternativo.

E allora che fare? Abbiamo metà del paese che non ritiene di essere rappresentato e non si riconosce negli attuali scenari e opzioni politiche esistenti. Di questa metà, almeno una parte è pronta a ridare fiducia e anche a schierarsi Come dimostrato col recente referendum sulla giustizia.

Ma deve avere le giuste motivazioni e speranze. Che non sono, ad esempio, quelle di una Schlein che ribadisce la sua fedeltà all'atlantismo e al riarmo. Ma che magari vorrebbero un programma stringente e capace di raccogliere , se non l'entusiasmo, almeno interesse? Un programma che preveda, per riportare al protagonismo le persone ad esempio il sistema elettorale proporzionale. Per mettere definitivamente in soffitta questa narrazione asfittica del male minore. Ritornare a scegliere chi sia, per ognuno di noi, il più meritevole di rappresentarci. Invertire la tendenza al progressivo smantellamento dei servizi pubblici, a cominciare dalla sanità. Reperendo le risorse dalle spese per gli armamenti e da dove ce ne sono tanti. Magari anche con una patrimoniale una tantum, ma soprattutto dal ripristino di una progressione impositiva che faccia pagare più chi ha di più. Al contrario di quanto accaduto progressivamente fino ad oggi.

Inoltre un mea culpa e un'assunzione di responsabilità da parte di molti è altro elemento irrinunciabile per la credibilità dell'eventuale proposta. Abbandonare decisamente il giochino dello scaricare le colpe su chi c'era prima. Visto che prima ci sono stati tutti (o quasi) e ognuno ha contribuito per la propria parte alla situazione attuale.

Inoltre, vista la diffusa sensazione (e non solo) di insicurezza diffusa. Appare inevitabile che, come contrasto all 'illegalita. Soprattutto a quella legata alle condizioni di disagio,  povertà ed esclusione sociale. Ci debbano essere politiche di forte e anche rivoluzionario impatto. Per il supporto di gruppo e singolo, attraverso una rete solidale. Ma, soprattutto con scelte tese  alla creazione di opportunità di lavoro. Magari ricorrendo anche a uno di quei miti giovanili del "lavorare meno, lavorare tutti". 

Un paese con una  denatalità crescente. Che vede andare via molte delle sue risorse e non riesce a dar loro opportunità, figuriamoci cosa possa offrire a quei disperati che vengono da situazioni ancora peggiori. 

Un paese in queste condizioni è un paese semplicemente destinato ad estinguersi. E, in genere la guerra (civile o classica) è uno dei metodi classici con cui lorsignori risolvono tali situazioni.

Purtroppo molti dei protagonisti che vorrebbero proporsi come la soluzione a questi problemi  sono molto più preoccupati della loro estinzione. Piuttosto di quella del paese.

Speriamo bene!









sabato 18 luglio 2026

ANCHE I GIUDICI SUONANO LA CHITARRA

 Una pagina satirica di FB ha pubblicato questa foto indicando i soggetti come i giudici che hanno condannato il gioielliere pistolero. Ve lo devo dire cosa si è scatenato nei confronti di quelli che, in realtà, erano e sono, tre chitarristi rock pure abbastanza famosi? Che è vero non tutti sono tenuti a. conoscere. Ma a individuare l'ironia connessa alla pagina e alla foto pubblicata, ci si potrebbe e dovrebbe arrivare tranquillamente.

Se questo oramai non avviene più, praticamente in nessun campo e per i motivi più disparati. Credo si  dovrebbero fare delle riflessioni più  ragionate e decisamente meno emotive. Chiunque abbia qualche primavera ahimè, come il sottoscritto, ha sempre avuto ben presente chi fossero gli avversari e chi i compagni di viaggio. La militanza e l' avversione politica, pur purtroppo non esente da avvenimenti anche tragici. Era però vissuta su un livello medio decisamente più alto. Sia di valori che di capacità di comprensione. E, spero non si inorridisca, anche da parte di esponenti o simpatizzanti della destra dell'epoca. Di conseguenza anche dalla massa di non militanti o schierati. Certe competenze e conoscenze rappresentavano una base condivisa comune.

Negli ultimi trent'anni, si è invece assistito ad una regressione della capacità d'analisi, di dialettica e di valori da rappresentare che è decisamente inquietante. E non si può fare a meno di notare che, per contribuire a ciò, ognuno per la sua parte, abbiano (abbiamo) contribuito un po' tutti. Ognuno, ovviamente, per la propria quota  percentuale di responsabilità. 

La fine della prima repubblica, lungi dal contribuire a sanarne gli esserori e le distorsioni. Sembrò, invece essere stata vista come una sorta di liberi tutti. 

In cui un personaggio, ad esempio, come Berlusconi, è stato permesso, prima di condizionare e inquinare il pensiero del paese con le sue TV e media. E poi addirittura di sfruttarne le potenzialità per provare a diventarne addirittura il padrone. La sponda politica, in quegli stessi anni, è stata, perlomeno distratta. Preoccupandosi soprattutto della propria sopravvivenza. E, in spregio, anche in modo bipartisan, allo stesso spirito  costituzionale, ha cominciato a cambiare l'architettura stessa del paese  e della sua rappresentanza democratica. A partire dalla scelta del sistema elettorale maggioritario con i forti limiti della rappresentanza che questo ha comportato. Le modifiche costituzionali, a partire da quella dell'articolo V. Le varie riforme progressive e con firme diverse ma accomunate da una stessa visione, dell'istruzione, del mondo del lavoro. L' accettazione di un' Unione europea a trazione finanziaria. Il defilarsi progressivo dello stato e del pubblico dalla responsabilità di fornire servizi a partire dalla sanità, trasporti, acqua affidandoli alle leggi e alle speculazioni di mercato. Il trasformare l'azione politica da confronto tra progetti e valori ideali diversi, in una semplice occupazione del potere fine a sé stessa. Portata avanti consapevolmente e colpevolmente con scelte suicide (qualora ci si volesse ancora considerare una società democratica). Eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Aprendo porte e portoni, soprattutto dei partiti maggiori alla ricerca di finanziatori. E l,' irruzione diretta dei potenti con i partiti addorittura personali. Che, ovviamente non essendo candidati alla santità,certo non sono disinteressati. Riducendo e provocando ulteriormente, con la minore rappresentanza provocata, anche un impoverimento preoccupante del dibattito e delle capacità stesse di comprensione dei fenomeni. Non vorrei dimenticare anche il ruolo svolto da movimenti populisti che, con un generico attacco a testa bassa, alla cosiddetta casta, con la riduzione del numero dei parlamentari ne ha aumentato ulteriormente la distanza con le persone. Insomma il ckassiso gettare l'acqua sporca col bambino dentro. 

Sfido oggi a fare delle semplici domande a qualsiasi persona di età inferiore anche ai 40 anni per le strade e verificare quanto sappia delle attribuzioni e dei poteri delle varie istituzioni e figure pubbliche. Se ne sentirebbero delle belle.  Cosa certificata anche dalla disaffezione al voto e alla partecipazione. Aspetti mai verificatisi, in queste percentuali nei decenni precedenti.

Quindi ritornando a bomba all'incipit iniziale. Se tante teste, poco pensanti,  non riescono a distinguere una palese provocazione ironica. Come pretendere che riescano ad avere un pensiero e una posizione cosciente ed equilibrata, che non sia una semplice, rabbiosa, ignorante reazione?


MIZIO 


Giusto per informazione i tre chitarristi dell'immagine incriminata sono, da sinistra: Briam May dei Queen, Jimmy Page dei Led Zeppelin e Tony Jimmy dei Black Sabbath.

martedì 14 luglio 2026

NERO BRUTTO SPORCO E CATTIVO

 Nel paese in cui ci si è sempre arrangiati con metodi border line con la legalità e la moralità. Il paese in cui il concetto di libertà è inteso molto spesso come anarchia comportamentale a proprio uso e consumo. Dove le leggi sono fatte per essere aggirate prima ancora che rispettate. Dove l’evasione fiscale piccola o grande è vista con compiacimento. Dove quando prendiamo una sacrosanta multa siamo pronti a far causa o ad affidarci all’amico compiacente nell’ufficio giusto per farcela togliere Dove l’ illegalità e i metodi mafiosi siamo riusciti ad esportarli in tutto il mondo. Anche più della pizza e degli spaghetti. Un paese dove si è quasi sempre votato per clientela e favoritismi diretti o indiretti. Ebbene, proprio in questo paese le bacheche di Fb, le discussioni nei bar o per la strada, ormai hanno un filo comune che le lega e che trova spesso complicità ed approvazione. "Sono troppi, sono delinquenti, rimandiamoli al paese loro." La famosa e famigerata "remigrazione", l'ultima nata nelle strategie mediatiche di una destra sempre più cinica e cialtrona. Che di volta in volta, a seconda del bisogno, veicola e promuove personaggi, sempre più improbabili ma paradossalmente mediaticamente efficaci come l'ultimo generale Vannacci. Ormai tutti i giorni e più volte al giorno ci sono siti e persino trasmissioni tv, che rilanciano sdegnati notizie vere, presunte o, anche false, di crimini commessi da extracomunitari. Ci sono partiti e movimenti, come detto, che su questo ci sguazzano e attirano consensi. Questi atteggiamenti hanno anche ridato voce e visibilità a movimenti dichiaratamente fascisti e razzisti che, in uno stato serio, sarebbero da tempo stati relegati nelle pagine più vergognose dei libri di storia o nel registro degli indagati. Non sarò certo io a dire che l’ondata migratoria massiccia non rappresenti un problema. Ma sono anche cosciente che il problema più grosso ce l’hanno loro. Con la disperazione, con i drammi e le tragedie che li hanno portati fino da noi. Come sono cosciente che tra di loro ci sia anche chi delinque. Mi pare che siano esseri umani e non c’è alcuna comunità umana ove elementi di delinquenza non siano presenti. Nel loro caso c’è anche una forte molla di carattere psicologico e sociale, come quella di avere a portata di mano quel benessere sognato e inseguito e non poterne godere Ma questo continuo esaltare le notizie di reati quando, questi, riguardino i migranti, oltre che aumentare il senso di insicurezza collettiva (paura). Ne rende ancora più difficile un confronto sereno, per quanto possibile, con il problema. e con le sue eventuali e possibili soluzioni. D’altra parte che questo sia vero lo dicono le statistiche, i reati commessi dagli stranieri sono, percentualmente (a parità di condizione sociale), più o meno in linea con quelli commessi dagli italiani. Questo quanto per sottolineare quanto sia la povertà e emarginazione sociale a favorire fenomeni delinquenziali. Non certo la provenienza o colore della pelle. Quindi va condannato, come è normale che sia, l’atto delinquenziale. Ma non può essere l’aggravante, il fatto di essere stato commesso da uno straniero. Uno stupro perpetrato da un italiano non è meno grave e odioso di uno commesso da un immigrato (magari di colore). Ma non ha la stessa rilevanza mediatica e lo stesso tasso d’indignazione. Lo spaccio di droga non fa schifo perché il pusher è marocchino (anche perché il grande trafficante che lo utilizza, quasi sempre è italiano) ma perché la cultura dello sballo e della morte che la droga comporta va rigettata e combattuta a prescindere. Il fenomeno dell’immigrazione si deve analizzare nella sua gestione e in un’ottica che non sia solo quella dell’emergenza e della sicurezza. Perché ormai il fenomeno è endemico e strutturale. Come endemici e strutturali sono i motivi che li portano a rischiare la vita in traversate del deserto e in mare aperto abbandonano o, addirittura vedendo morire i propri cari. Non voglio parlare delle responsabilità storiche dell’Occidente, e, quindi anche dell’Italia, nelle guerre, nelle carestie, nell’appoggio e finanziamento di regime dittatoriali in cambio di materie prime per le multinazionali, oltre la vergognosa e lucrosa vendita di armi. Non voglio neanche ricordare che la legge che regola l'immigrazione è la Bossi-Fini, non propriamente dei comunisti buonisti. così come non si può dimenticare che sono quattro anni che abbiamo un governo di destra. Che su queste tematiche ha costruito le sue fortune ma che nulla o quasi ha cambiato rispetto la questione. Anzi, ha approvato un piano per un'ulteriore quota di oltre 500mila emigranti perchè necessari alla nostra economia. La mia riflessione puntava soprattutto a sensibilizzare tutti quelli che si fanno facilmente condizionare da notizie, spesso ripeto, anche gonfiate, dimenticando che in casa nostra i primi e, per tanti anni, gli unici a delinquere e a non rispettare le regole siamo stati noi. Pronti, però, di fronte al nero sporco e cattivo a diventare i paladini della legalità e della nostra cultura (si cultura, perché anche di questo si riempiono la bocca, quelli che fino a ieri il massimo impegno culturale prodotto era nel leggere la Gazzetta dello sport o Novella 2000).


MIZIO

sabato 11 luglio 2026

LA POLITICA NON PER I POVERI. MA FATTA DAI POVERI

 Comunque la convinzione che la rappresentanza degli ultimi e degli sfruttati passi attraverso l'esclusiva e autoassegnata di un'unica sigla. Per quanto possano essere apprezzabili le intenzioni,  è perlomeno esercizio di iperottimismo e anche di una certa supponenza.

Considerando anche il fatto che, queste modalità di autopromozione, fanno spesso il paio con le stesse logiche di chi si autoassegna una presunta rappresentanza di  opposizione al governo.  Mettendo semplicemente insieme sigle. (spesso anche confliggenti fra loro). Cosa che, quando va bene, rappresenta realmente poco più  di un 20% reale. Quindi lontano da una qualsiasi pretesa di rappresentanza esclusiva.

Viviamo di narrazioni e convinzioni che, pur volendole considerare sincere e convinte nelle proprie posizioni. Mancano di quegli elementi di realismo, capacità  di ascolto e umiltà che ne potrebbero migliorare, e non di poco, credibilità ed efficacia nel rappresentare strategie e posizionamento. Anche se fossero limitate, nel momento contingente, solo a quelle comunicative.

Attualmente, nel mondo reale, soprattutto quello filtrato, limitato e percepito dagli ultimi. Oltre ciò che si dice o si propone, conta molto anche il come lo si fa.

Aggiungerei anche purtroppo! Ma questo è e con questo bisognerebbe confrontarsi. Non solo ci i nostra desiderata. Per quanto giusti e nobili siano.

MIZIO 



domenica 5 luglio 2026

ULTIMO, MA NON PER TUTTI

 Cosa scandalizza tanto del successo di un cantante come Ultimo? Cosa c'è da rimproverare a tantissimi giovani e giovanissimi che si sottopongono a un tour de force fisico ed economico per essere lì, in quella spianata brulla, sotto il sole di luglio? Non è la stessa voglia e gioia che ognuno di noi ha provato alla loro stessa età? Spesso solo per poter dire c'ero anch'io. Certo erano diversi i tempi, la società e, di conseguenza anche i miti dell'epoca. Più impegnati, più colti, più raffinati, più preparati musicalmente? Certo, e non poteva essere diversamente. Perché le stesse differenze si notano anche nella letteratura, nello sport, nel vivere di tutti i giorni. Per non parlare poi, della politica. Quindi un ragazzo che riesce a interpretare con la sua voce e le parole il sentire di un'intera generazione è fenomeno da capire, da studiare, da accettare. Non certo da rifiutare e criticare a priori. Ovviamente inserendolo,nella considerazione all'interno del periodo storico attuale. E al quale, comunque, va riconosciuta una capacità di scrittura e interpretativa ben superiore a quella di gran parte dei rapper e trapper che vanno per la maggiore da diverso tempo. I suoi messaggi sono malinconici, ma non disperati e tendenti al nichilismo. Passionali ma anche delicatamente romantici. Minimali, ma aperti alla speranza. Ma, soprattutto, in sintonia col sentire di quelle centinaia di migliaia di giovani che si riconoscono nelle sue canzoni.

Non è De Andrè, non è Dalla e nemmeno De Gregori. E penso che lui sia il primo ad esserne cosciente. Ma come quei miti della nostra epoca, farà parte della memoria collettiva di intere generazioni.Che saranno magari le stesse che, come tanti di noi, criticheranno quelle successive. Non riuscendo a spiegarsi il successo di un qualche menestrello del futuro.

E non dimentico che ai nostri tempi c'erano pure i Baglioni, Battisti i Pooh. Che anch'io ascoltavo con piacere. E che non erano esattamente dei rivoluzionari politici, sociali o musicali.

Ah, e comunque il ragazzo canta pure senza autotune. E oggi non sembri roba da poco.

MIZIO



martedì 30 giugno 2026

VOTO MIGRANTE O REMIGRATO

 

Purtroppo presi dalle mille problematiche giornaliere che angustiano la vita, troppo poco tempo dedichiamo al ragionamento. Poco o niente al dubbio. Mentre molto, di quel poco che rimane purtroppo, lo si lascia all'emotività
Che sfocia poi, facilmente, nella rabbia cieca  condividendo alcune presunte "verità". Magari le più semplici e tranquillizzanti oer ognuno.
Quindi, ad esempiodalli ai migranti, soprattutto se neri. Bombardati, praticamente a ciclo continuo h 24, 7 su 7, da notizie vere, verosimili o addirittura false riguardanti le malefatte e i problemi creati da costoro.
Ora, non sarò certo io a dire che i fenomeni migratori di massa non rappresentino un problema (ma soprattutto per loro, evidentemente). E nemmeno che non possano provocare anche criticità riguardanti la sicurezza. Ma quello che contesto, non per pregiudizio, ma proprio, come dicevo, per cercare di capire. È il perché tutta l'attenzione che, in nome della sicurezza collettiva e individuale, viene indirizzata ai migranti. Con relative, fantasiose (la remigrazione ad esempio) soluzioni, escogitate dagli stessi soggetti e forze politiche che cavalcano opportunisticamente l' allarme . La stessa attenzione, non sia mai stata rivolta ad altre grandi e storiche criticità del nostro paese? Criticità e problematiche che riguardano e avvelenano da sempre la vita di parte del nostro territorio.
Forse perché fare i forti e i duri con i più deboli è più facile che farlo con altri soggetti e in altre realtà. Perché tale decisione, tale impegno, tale foga non è mai stata rivolta, ad esempio, a tutto ciò che grava e gira intorno alle realtà criminali e mafiose. Perché mai si è puntato l'indice accusatore e ci si è  mobilitati contro i boss di turno? Perché non ci si mai adoperati per rimuovere le cause sociali, quali ad esempio, l'abbandono scolastico in molte zone? Vero serbatoio di manovalanza a basso costo per la criminalità organizzata?
Eppure in entrambe le situazioni, migranti e di molti  abitanti del nostro territorio le motivazioni alla base sono, tutto sommato le stesse. E sono quelle legate a ingiustizia, disagio sociale, sfruttamento, povertà e ignoranza. E, praticamente mai ci si sia mobilitati e adoperati per eliminare tali condizioni di disuguaglianza.
Quindi non potendo immaginare un'incapacità congenita nel capire, non rimane che pensare a un disegno speculativo e di convenienza.
Dopo anni di campagne stampa avvelenate ed effettive situazioni di difficoltà, il dare addosso al diverso paga sempre in termini di popolarità  ed elettorale.
Ma per lo stesso motivo anzi, anche moltiplicato, mi pare si sia scelto un comodo e inconcepibile silenzio sulle altre situazioni.
Ma che tanto inspiegabile forse non è.
Difatti, non è un mistero quanto la malavita, con i vari boss locali, in determinati luoghi possa condizionare e indirizzare i voti su questo o quel personaggio. Su questa o quella forza politica. E se andiamo a vedere, a quali forze appartengano molti politici, locali e non, incriminati per reati connessi a rapporti, perlomeno poco chiari, con le organizzazioni mafiose. Forse ne abbiamo la facile risposta.


MIZIO 



domenica 14 giugno 2026

SI VIS PACEM, PARA BELLUM (MA PROPRIO NO)

 

Le vicende del mondo costantemente e a un ritmo sempre più frenetico spostano attenzione e focus da una criticità ad un'altra. E in questo caotico rincorrersi di notizie e allarmi globali, rischiano spesso di far passare altre situazioni, in secondo piano. Facendole diventare sfondi fuori fuoco, quasi normali e degne di minore attenzione. Ma, anche se più sfocati dall'attenzione mediatica, certe situazioni rimangono e anzi, rischiano di essere ancor più devastanti, nei loro effetti. E magari, proprio grazie al minor interesse registrato.

In una qualsiasi guerra quando svanisce ogni ragionevole ipotesi di vittoria, si dovrebbe cercare una via d'uscita. Capace certamente di salvare faccia e onore di tutti i soggetti in campo. Ma capace anche di minimizzare, in una scelta di semplice realismo, i prezzi da pagare. Sia in vite umane che economici e materiali.

In Ucraina, da troppo tempo stiamo assistendo all'esatto contrario di quanto sarebbe logico e comprensibile aspettarsi.

Sembra che il tifo e gli aiuti interessati di soggetti terzi, faccia scattare contro ogni logica e calcolo probabilistico di vittoria, una reazione orgogliosa, ma allo stesso tempo patetica nella sua sterile e tragica rappresentazione.

E che questo atteggiamento risponda a logiche che, con la narrazione retorica dell'aggressore e aggredito, abbiano poco a che fare. Lo dimostra il diverso e molto più tollerante atteggiamento verso altre situazioni in cui aggressori e aggrediti sono interpretati da soggetti diversi.

Zalensky e i suoi sponsor occidentali da potenziali difensori di un paese aggredito sono, neanche troppo velatamente, passati a interpretare il ruolo dei peggiori nemici della stessa Ucraina e dei suoi abitanti.

Credo di non affermare una bestialità se affermo che la linea dei sacrifici di sangue ed economici, ritenuti obbligatori, leciti e giusti, per affermare il sacrosanto diritto alla difesa, sia stato superata già da tempo.

E si sia fatto interpretare coscientemente e molto più a lungo del necessario all'Ucraina il ruolo di vittima sacrificale e designata. E non solo della Russia di Putin.

Appare perciò chiaro che, continuare ad alimentare la guerra con continui esborsi di miliardi e di armamenti, non sembra essere la soluzione più idonea a fermare questa follia. E, tantomeno ad ipotizzare una molto improbabile vittoria.

Quella follia che solo spettatori interessati  da una comoda posizione privilegiata, possono considerare la strada più idonea e giusta per dare un futuro, sicuramente difficile e complicato, ma onorevole e dignitoso, alla stessa Ucraina e ai suoi abitanti.

E che questa linea di appoggio a prescindere, nel proseguire la guerra, accomuni la nostra destra al potere e anche una parte del cosiddetto campo largo, che a questa si oppone, non credo sia assolutamente casuale.

MIZIO


martedì 9 giugno 2026

W LA MEDIOCRITA'

 




Il dramma vero di questi tempi è l' esaltazione della mediocrità. Ci hanno convinto che il massimo cui possiamo aspirare sia il meno peggio. Questo spiega in gran parte le deficienze, le debolezze, fino alle vere e proprie mostruosità cui assistiamo da troppo tempo. Cominciamo a non rinunciare ad aspirare al meglio. Ad esempio scegliendo i migliori, non quelli che conviene. Cominciamo a non considerare ineluttabile lo scivolamento verso l'imbarbarimento, figlio legittimo di quella mediocrità di cui sopra. Il peggio si combatte e si supera con il meglio possibile, non con una sua versione edulcorata e più presentabile. Lo chiamano realismo e pragmatismo per trovare una giustificazione ai propri limiti e scelte che spesso coincidono con interessi non proprio limpidi, che poco hanno di nobile.

Intanto provare a costruire un campo che non sia la triste scelta del meno peggio. Ma la prospettiva concreta di costruire il meglio. Cominciando, ad esempio, dal condividere e scegliere la pace, come elemento cardine e non contrattabile in questo momento storico, e non solo. Sarebbe già una scelta che indica, non il meno peggio, ma la migliore possibile. Scelta da cui poi, farne discendere, logicamente tante altre di carattere sociale , civile di innovazione con lo sguardo al futuro, senza mortificare il presente. Purtroppo i mille condizionamenti e relative argomentazioni imposte dalla becera logica maggioritaria, della vittoria tattica ad ogni costo, ha talmente permeato le menti e ridotto le capacità analitiche progettuali, di gran parte dei protagonisti. Fino al punto di aver reso risibile e non degno di nota, qualsiasi argomentazione si distacchi da questo mantra falsamente indicato come l'unico possibile.


MIZIO

giovedì 14 maggio 2026

DIGNITA'

 DIGNITOSI

“Povero ma dignitoso”; “Anziana povera ma dignitosa; “La dignitosa povertà”; ”Famiglia povera ma dignitosa”, "lavoro malpagato ma dignitoso".
Ecco, la nostra società mediatica e il nostro potere cosiddetto democratico, concedono alla povertà e ai poveri, lavoratori o meno, bontà loro, il diritto di essere dignitosi. Riconoscendo all' accettazione di questa condizione un' accezione positiva (per lorsignori, evidentemente). Invece che considerarla per quello che è realmente. Un rassegnato abbandonarsi a una consolatoria considerazione, ritenendola un qualcosa evidentemente, naturale o frutto di un destino cinico e baro. Condizione e atteggiamento che spazza via preventivamente e pregiudizialmente qualsiasi scrupolo di coscienza (ammesso che sia presente) e tantomeno, assunzioni di responsabilità, sia individuali che collettivi.
Il povero dignitoso e persino fiero della sua considerazione come tale, è innocuo per i benpensanti e lorsignori. É colui che accetta la sua situazione e qualsiasi altra conseguenza al pari del cane randagio scodinzolante per una carezza e un osso buttato in terra per pietà.
Che nel caso dei poveri e dei lavoratori (termini purtroppo, sempre più coincidenti e sovrapponibili) sono rappresentati dalle briciole elargite, da carità pelosa pubblica o privata e da sfruttamento lavorativo che sconfina nello schiavismo legalizzato. Il povero dignitoso fa comodo. Il povero dignitoso serve al potere. Il povero dignitoso puo' diventare addirittura grato (e implicitamente complice) del sistema sfruttatore e carnefice).La povertà, in un mondo che vive del superfluo, del privilegio, dell'ingiustizia, dello squilibrio, della prevaricazione, della ragione della forza piuttosto che della forza della ragione, non può essere mai dignitosa.
Perchè, in questo quadro diventa molto più semplicemente condizione squilibrata, innaturale, ingiusta e inaccettabile.
Quindi il povero non deve essere dignitoso. Dovrebbe essere più logicamente brutto sporco e cattivo. Dovrebbe essere rancoroso, rabbioso, incaxxato nero. Tutto meno che dignitoso. E dovrebbe trovare, qui arriviamo al punto, qualcuno che stimoli, nutra e coltivi una sensibilità, una forza, un sentire collettivo e organizzato. Un qualcosa che questa rabbia, questa ingiustizia la senta propria e la canalizzi in un agire comune per cambiare l'esistente. Lo stesso che, nel secolo scorso, ovviamente con forme e modi adattati ai mutati tempi, erano i partiti, i movimenti e i sindacati (oggi squalificati e compromessi. In primis, da loro stessi).
Una volta lessi una frase che a distanza di decenni, non ricordo dove e di chi fosse. Ma ricordo bene cosa diceva::”Cosa succederebbe (succederà) quando la rabbia dei poveri esploderà?” Non c'era risposta.
E, ovviamente potrei saperlo io.
Ma sono sicuro che, qualora accadesse, difficilmente sarebbe qualcosa di dignitoso per lorsignori.



domenica 10 maggio 2026

UTILI SEMPRE. INDISPENSABILI MAI.

 

Ogni tanto è capitato, di ritrovarsi a passare in quello che, fino a pochi anni fa, ha costituito il mio habitat. Non il preferito, ma il principale della mia vita. Quello che, oltre dare la possibilità di vivere dignitosamente. Ha rappresentato pubblicamente e socialmente il mio ruolo nella società e, di conseguenza, ne certificato e legittimato la presenza in questa parte del mondo. In questo preciso momento storico e in questa dimensione esistenziale. Rappresentando, quindi, quasi un ritorno a casa. Un riassaporare, attraverso volti e cose un profumo conosciuto, familiare, rassicurante. Già solo per il fatto di vederlo e percepirlo come sempre uguale, sempre lo stesso. Gli stessi volti, sconosciuti eppur noti. Le stesse ansie, le stesse aspirazioni, le stesse frustrazioni. Tutto sempre uguale, eppure tutto così diverso, quasi estraneo. E si, perchè le sensazioni, le emotività, anche se epidermiche si trasmutano facilmente in riflessioni più articolate, più motivate che si reputano anche, se forse a torto, più profonde e significative. Ad esempio vedere che, nonostante la nostra assenza, le cose continuano a funzionare esattamente come prima, come sempre. Forse, addirittura meglio. Anche se si ha la tangibile sensazione che, per i lavoratori, qualcosa sia ulteriormente cambiato. E non in meglio. Questo, comunque, lungi da essere un colpo alla propria già scarsa autostima, porta ad altre considerazioni. La consapevolezza, non so se più amara o decisamente liberatoria, della nostra non indispensabilità. Anche laddove l'ambiente, le necessità, le contingenze, le scelte o convenienze altrui, ci avevano convinto quasi del contrario. Forse, in modo assolutamente realistico e generoso, possiamo considerarci talvolta utili, ma l'indispensabilità attiene sicuramente ad altri ambiti e ad altri momenti, che non a quelli lavorativi. Soprattutto se svolti per necessità, e non per scelta, piacere o vocazione. Assodato questo, però poi, le riflessioni continuano a prenderti per mano e ad accompagnarti ancora più in profondità. E ti sussurrano domande, dubbi che con il lavoro cominciano ad avere poco a che fare, ma che molto hanno a che vedere con la vita nel suo complesso e nel suo mistero. La nostra indispensabilità come individui su questo pianeta, su questo territorio, in questo momento. Siamo stati sicuramente utili, ma non indispensabili, quando andavamo a scuola. Quando ci hanno chiamato a servire (molto malvolentieri) la patria, Quando si giocava al calcio, o si cazzeggiava con gli amici. Siamo stati utili, certo, in uno scambio di momenti sereni. Ma anche lì non indispensabili. Per non accennare all' impegno sociale, politico per i quali in alcuni momenti, ci siamo sentiti addirittura votati come missionari in un'azione salvifica per il mondo. Acquisendo la consapevolezza che, addirittura, in alcuni frangenti, forse siamo stati più perniciosi che utili. Altro che indispensabile! Forse si è sicuramente più indispensabili (almeno lo si spera sempre) negli affetti personali. Per la compagna, figli, famiglia o per chiunque nonostante tutto, ti voglia bene. Certo, in quest'ambito più ristretto, sembrerebbe più facile certificare una nostra indispensabilità. Ma ne siamo veramente sicuri? Se al posto nostro ci fosse stato un altro, sarebbe stato tanto diverso? Certo qualcuno o anche molti, avrebbero potuto svolgere sicuramente meglio il compito, ma sicuramente altri anche peggio. E ognuno di loro sarebbe stato, nel bene e nel male, assolutamente intercambiabile e non indispensabile. Esattamente come te che vai ad arrotolarti e invischiarti in tali elucubrazioni. Con quesiti apparentemente e sicuramente per molti percepiti come inutili. Ma per tanti altri indispensabili per provare a trovare e dare un senso al proprio posto nel mondo. Provando a condividerli per cercare e stimolare risposte ai tanti perchè. Anche se coscienti che in gran parte, siano destinati a rimanere irrisolti.

Alla fine quindi, accanto alla consapevolezza del nostro essere al massimo talvolta funzionali. Lavorandoci su si può arrivare però, ad acquisire la coscienza che l'indispensabilità attiene esclusivamente ad un nostro individuale, personale, intimo processo di crescita. Il motivo e le finalità di tale processo di consapevolezza e crescita, ovviamente non possono che trasformarsi in una logica e conseguenziale operazione successiva. Ma questo ulteriore step attiene poi, ad altre riflessioni che, ancor più scendono nel profondo e che appartengono poi a convinzioni, visioni, dubbi, percorsi, assolutamente individuali e non facilmente condivisibili o trasmettibili. Se non in quei pochissimi casi in cui la corresponsione d'anima sia assolutamente simile nella comune vibrazione.



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domenica 29 marzo 2026

Ritorno a scrivere su questo blog dopo molto tempo. E lo faccio riportando una riflessione di qualche tempo fa. Riflessione frutto di un accadimento particolare, ma che, alla luce degli avvenimenti successivi e della deriva attuale, nazionale e globale, mantiene intatta, anzi ne aumenta  valore e significato. Questo vuol dire una sola cosa. Che le sensibilità individuali e le relative capacità e conclusioni, quasi mai hanno le stesse tempistiche e risultanze di quelle frutto di comunicazioni mediatiche. Troppo spesso interessate e funzionali all'ego e gli interessi di una cerchia sempre più ristretta e compresa in un circuito di pensiero escludente dei più. Con il risultato pressochè scontato che, le condizioni dei più poveri scivola sempre più in basso, mentre da quelle parti ci si arrotola nel tormento della comprensione della cosiddetta complessità. trovando soluzione, quasi sempre nella polemica frontista, quasi fine sè stessa. Ragionamento che porta quasi sempre e inevitabilmente, a giustificare le proprie titubanze e scelte ininfluenti per i poveri ma gratificanti e auto promozionali per sè stessi.  



Marzo 2019

-Qualcuno un pochino più attento, paziente e sensibile, avrà notato che negli ultimi tempi la morte di una persona particolarmente significativa, nella mia formazione personale e politica mi ha portato a fare alcune considerazioni. La persona in questione è un prete, Don Roberto Sardelli, cosa strana e sorprendente, per chi mi conosce e sa il mio atteggiamento nei confronti della Chiesa e di tutte le religioni organizzate. Ma una grande persona non può essere aumentata o diminuita nella stima e nella considerazione a seconda dei ruolo ricoperto, soprattutto per chi l' ha conosciuta. Don Roberto ha accompagnato la mia (nostra) crescita nel periodo forse più delicato della vita, quella del passaggio dall' infanzia all'adolescenza. Ha dato un senso compiuto a quella che era la rabbia o la rassegnazione respirata nelle borgate della periferia romana. Ha trasmesso il concetto che non si media quando si parla dei diritti dei poveri. Non si fa politica per sé stessi, ma ci si deve porre al servizio degli ultimi. Che, seppure questo sia possibile farlo soprattutto a sinistra, non deve mai prevalere la logica d'appartenenza sulla necessità di difendere e servire comunque i più poveri. E farlo non con lo spirito delle dame di carità ma con il fuoco sacro della passione per la giustizia. La vita poi, con le sue problematiche e le sue durezze, ci ha allontanato e, negli anni, ho rischiato più volte di far venir meno, quello che era l' intendimento iniziale di servizio. Facendo prevalere un sentimento più egoistico e circoscritto. Quando mi sono accorto di ciò, non ho fatto altro che fare un passo di lato e guardare il tutto da una posizione non predefinita e non sclerotizzata. Ed è quello che sono ritornato a fare adesso. Nel momento in cui già stavo avendo la netta percezione che il dibattito si stava, per l'ennesima volta arrotolando su se stesso e su chi avesse ragione o torto tra chi ci è più vicino, è arrivata la notizia della scomparsa di Don Roberto. Oltre il dispiacere in sé e' stato il motivo per riavvolgere il nastro del mio impegno recente e attuale, scoprendo che stavo sbagliando ancora una volta, nonostante l'età non più verdissima. Stavo facendo anch'io, far prevalere il senso d'appartenenza disperdendo forze ed energie in sterili guerre intestine. Tutto questo per dire che pur non mancando di esercitare critiche, anche pungenti, non intendo arruolarmi per nessuna ulteriore guerra sacra tra compagn*. Guerre che come la logica e la storia ci insegnano, non servono ad altro che a rafforzare l'avversario e, di conseguenza, venir meno al proprio compito primario. Per cui sono consapevole che adesso non sia, visto il momento pre elettorale, quello migliore per fare un ragionamento del genere, ma io credo che, superate le elezioni, il mio impegno e quello di tanti altri dovrebbe essere quello di ritrovarsi in uno spazio neutro, senza bandierina di rappresentanza e verificare se esiste la possibilità di ritrovarsi dalla stessa parte. Con la voglia, non di promuovere sé stessi, ma di trovare il modo di difendere gli ultimi dando vita a qualcosa. Non so neanche cosa di preciso, che però riesca a trovare un tratto unitario nella chiarezza e nella radicalità. Chiarezza nel rifiuto della mediazione e compromissione al ribasso, quindi paletti netti verso chi lo fa (PD e satelliti) ed esclusione, non alla partecipazione, ma alla smania dirigistica di tutti quei personaggi responsabili di tale situazione. Probabilmente sarà questo il tipo di impegno su cui, se si potrà farlo, lavorerò, non demonizzando nessuno, ma nello stesso modo non sposandone alcuno.

mercoledì 22 novembre 2023

PATRIARCATO E DINTORNI

 Ripeto che il dibattito suscitato dalla morte della povera Giulia è perlomeno stucchevole. Almeno secondo me. Non serve il puntare il dito in modo indiscriminato. Non serve  scavare un fossato incolmabile e incomprensibile ai più tra generi e gruppi di persone. Non serve una graduatoria di buoni e cattivi a prescindere. Se accanto all'analisi politica, sociale e storica non si affianca quella indispensabile e  riferita ad una natura umana che sappiamo imperfetta. Natura di cui ignoriamo fondamentalmente, origine e finalità ultime, si rimane in mezzo al guado. Un guado che oltre non risolvere alcunché, aggiunge problematiche ulteriori. Vedo attacchi concentrici e anche bipartisan ad un cosiddetto patriarcato. Concetto che, di fatto, in larga parte della popolazione di questi tempi sembra, almeno nel suo

senso più deteriore abbondantemente non più rispondente alla realtà.  C'è piuttosto, sempre più presente ed esaltata la logica del più forte. Logica che poi si  ritiene "normale" affermare anche con la violenza. Sia essa fisica, che economica, sociale o di genere. Questione che, se è assolutamente vero  per alcuni aspetti essere più presente nella componente maschile, risulta però, laddove le condizioni lo permettano, anche assolutamente trasversale. Nel bullismo, ad esempio, così diffuso, sembrano non esserci differenze e limiti sostanziali tra chi lo esercita. L' affermazione e riconoscimento del sé attraverso la logica del gruppo che passa dallo svilimento e umiliazione del più  debole. Di qualsiasi genere questi sia. Magari su qualcuna/o più di altri perché visti più deboli e facili. 

Altro esempio, nei rapporti di lavoro spesso non è certo il genere a modificare i rapporti e gli abusi del potere e il ricorso all'uso della forza derivante dalla posizione. (In questo caso non fisica)

Certo si può affermare che questi siano esempi che possono essere analizzati e riportati più facilmente all'interno di un dibattito e di un posizionamento per una loro modifica . Come, altrettanto ovviamente, di fronte ad una morte innocente, l'approccio non può che essere diverso. Ma, pur nella diversità e nel maggiore sconquasso emotivo derivante, non può e non deve mancare mai la lucidità necessaria per un'analisi serena tesa alla ricerca del necessario equilibrio.  Pare, invece, anche in questi casi prevalere una logica di schieramento aprioristico, piuttosto quella che sarebbe necessaria e più funzionale. Credo che la società nel suo complesso debba e possa mettere in piedi misure di contenimento di tali fenomeni, oltre che mettendo in discussione sé stessa e la propria natura, anche sgombrando il campo dalla faciloneria e semplificazione con cui,  in genere, si è  portati a ricorrere in tali situazioni. Necessario introdurre modelli educativi e relazionali diversi sia nelle istituzioni preposte che negli ambiti familiari, ovviamente Ma quelle stesse istituzioni e le famiglie per poter esercitare a pieno tale esercizio, non potrebbero che farlo in un contesto sociale, economico e politico completamente diverso che lo renda compatibile e proficuo. Come potrebbe essere altrimenti se, accanto alla buona volontà dei singoli, corrispondesse poi, un ambiente attorno in cui fosse esaltata la competizione, il merito e conseguentemente la logica del più forte (migliore) cui si accennava prima?

E, comunque, sappiamo già che, oltre tutto quello che si potrebbe e si dovrebbe mettere in campo, ci sarà sempre quel tot di imponderabilita' e imperscrutabilità dell'animo umano. Quegli aspetti che potrebbero, nonostante tutto, ancora dar vita a episodi anche tragici. 

Il patriarcato, se lo vogliamo definire così non è, almeno in questa fase storica, appannaggio caratteristici di un genere. Ma eventualmente, di un sistema basato su rapporti di forza e di potere in cui le vittime sono sempre da ricercare tra i più  deboli E se sono di più tra appartenenti a un genere piuttosto che ad un altro, non è certo nella maggiore propensione di questi all'uso della violenza. Ma più semplicemente, nella maggiore possibilità di esercitarla (almeno fisicamente). Personalmente sono nato e cresciuto in ambienti non certo all'avanguardia. Circondato da famiglie "tradizionali" nell'estrema periferia cittadina. Frequentatore abituale di oratorio e catechismo. Quindi il prototipo perfetto del tipico maschio italico secondo alcune analisi che si vogliono progressiste. Eppure nella mia vita come in quella dei tanti con cui sono cresciuto di anni e di esperienze, non ci sono mai stati episodi violenti. Non sono mancati momenti complicati, anche dolorosi certamente, ma mai sfociati nella violenza o in nessuna presunta superiorità o supremazia di alcun tipo.

Perché quelle forme educative e modelli, seppur condizionanti, alla fine, nel bene e nel male, passano al vaglio del proprio singolo, unico e intimo sentire.

MIZIO

giovedì 9 novembre 2023

IMPOTENZA

Ho passato anni a cercare di decifrare quale fosse il sentimento prevalente che, in una qualche misura, fosse capace di agire nel personale intimo più profondo. Quel non luogo dove dovrebbe farla da padrona ciò che definiamo coscienza. Quel substrato caratteriale, ereditario e culturale già preesistente in ognuno di noi che viene progressivamente, alimentato, arricchito e reso intelligibile negli anni attraverso le diverse esperienze della vita. Per molto tempo ho pensato che i sentimenti prevalenti fossero la rabbia, o meglio, il rancore. Il senso di insopportabilita' dell'ingiustizia e la ricerca di un'etica e di una dirittura morale che potesse rendere credibile scelte e azioni conseguenti. Poi, nello scorrere del tempo, si è aggiunto il senso di vuoto, la delusione, l'incapacità di accettare prima ancora di quella per capire di tante situazioni. La strenua, anche se impari, lotta per non abbandonarsi alla rassegnazione e alla sconfitta personale, oltre che storica e ideale. Quindi all'interno del personalissimo eremo esistenziale, in cui ognuno di noi si rifugge per provare a capire e ritrovarsi, improvvisamente appare il tutto molto più chiaro. Il sentimento prevalente che ha accompagnato la mia vita, pur nella differente scala d'importanza e relativa percezione, è stato sempre fondamentalmente quello dell'impotenza. La consapevolezza che, nonostante l'impegno e le buone intenzioni, il tutto fosse intangibile, immutabile e anzi, peggiorato nel tempo. Con relativa conseguente frustrazione esistenziale e il rinchiudersi, per sopravvivere, in recinti più stretti ma più comprensibili e compatibili con il resto della vita. Vita che, nonostante noi e per fortuna, continua a scorrere a prescindere. Soprattutto per chi ci è, nonostante tutto, più vicino. Impotenza quindi, che spiega meglio, e più di mille elucubrazioni, il mio ripetuto allontanarsi da situazioni che non condividevo, non capivo e non riuscivo a far diventare e sentire mie fino in fondo, nonostante una certa e sincera disponibilità. E nell'affermare ciò, non ne esalto certo una sua valenza positiva, che pur potrebbe ritrovarsi, ma ne certifico la sua (credo) quasi definitiva vittoria. Vittoria non facile, non riconosciuta, non accettata per molto tempo. Ma come arrivano implacabili le varie stagioni della vita, arriva pure quella della necessaria consapevolezza. Quella presa di coscienza che rende chiaro e leggibile ciò che sembrava, fino ad un certo momento, incomprensibile o inaccettabile. Però, a differenza di altri sentimenti, quello dell'impotenza rispetto il proprio ruolo nella vita e nella società, può essere combattuto e relegato in un cantuccio. A patto di rimanere, pur nello scetticismo complessivo, parzialmente aperti e disponibili a qualsiasi novità dovesse smuovere curiosità, interesse per i suoi presupposti e le sue potenzialità. MiZIO

martedì 10 ottobre 2023

LA RAI E' MIA E NON SI TOCCA

Non ho mai avuto simpatie o lesinato critiche alla Rai. Sia per la qualità non sempre eccelsa dei suoi programmi, che per il modo in cui è stata costantemente utilizzata dal potere politico. Ma lo tsunami programmatico e gestionale in atto, l'abbassamento qualitativo dell'offerta. Le censure preventive su personaggi e programmi. L'informazione drogata o anestetizzata appaltata a personaggi di scarsa o nulla capacità professionale, ma fedeli alla linea. E per quella poca residua con l'ambizione di essere libera, non mancano le minacce preventive e il confino in lager e spazi residuali dei palinsesti. Paradossalmente oggi sembrano quasi più aperti e meno allineati alcuni network privati. Tra l'altro sembra riprendere fiato anche l'ipotesi coccolata da molti da tempo, della sua privatizzazione. Con relativi spacchettamenti magari da lasciare in gestione agli appetiti di egoismi politici o territoriali. Cosa che non troverebbe opposizione nel corpo molle della società. Sia per il diminuito appeal dei suoi programmi, sia per provare a liberarsi dell'odioso ticket del canone (cosa che invece rimarrebbe, a meno di non cambiarne la natura). Io credo di essere tra i pochi che, pur come dicevo all'inizio, critico e non apprezzando granchè i suoi programmi, la difenderei a prescindere. Per lo stesso motivo per cui ho difeso dalle privatizzazioni e dal dare in pasto al cinismo del mercato, tutti gli altri settori strategici dello stato privatizzati nel tempo, Trasporti, comunicazioni, strade e autostrade oltre le migliaia di aziende a questi settori collegate. Tutti aspetti di un patrimonio collettivo lasciati alle speculazioni e al profitto del mercato. E, praticamente sempre, senza neanche riuscire nel cambio, a migliorare il servizio stesso e, tantomeno il bilancio dello stato. Molta della programmazione Rai è indifendibile (soprattutto in quest'ultima versione) ma la sua potenzialità mediatica, tecnica professionale non può essere nè svilita nè svenduta. Ma andrebbe difesa e valorizzata per quello che è il suo compito primario e istituzionale. Rappresentando il meglio dell'informazione e dell'immagine culturale e artistica del paese nel mondo. PS: non ho amici, parenti o interessi privati di alcun tipo legati alla Rai e al suo mondo. MIZIO

martedì 27 aprile 2021

25 APRILE, poi 26...27....28

Anche quest'anno, come tutti gli anni, e doverosamente, si è celebrata il 25 aprile la festa della liberazione. Attenzione, della Liberazione, non della libertà. Quella, eventualmente ne fu la logica conseguenza e, purtroppo, ancora non del tutto conquistata. Come tutte le ricorrenze del passato, presenti e future, la giornata è passata attraverso i necessari rituali richiami storici, ma anche attraverso l'altrettanto immancabile retorica, che diventa inutile e addirittura irritante, quando non supportata da azioni coerenti e conseguenti. Perchè è su questo che vorrei argomentare qualcosa. Siamo tutti d'accordo che sia fondamentale la memoria storica, il ribadirne la verità contro negazionismi e revisionismi interessati, e farlo in una giornata particolare a questo dedicata. Quindi viva la Liberazione, viva la Costituzione, viva la Resistenza e guai a chi tocca il 25 aprile che tutto ciò celebra e ricorda. Ma non possiamo dimenticare che, dopo e prima del 25 aprile, ci siano altri 364 giorni. E che ci siano stati, ormai diversi decenni. Giorni e anni in cui troppo spesso si sono dimenticate e accantonate le motivazioni per cui si festeggia quel giorno. E non mi riferisco ai nostalgici e ai fascisti più o meno mascherati e interessati, ma ai tanti che proprio in quel giorno, in maniera ipocrita, non rinunciano al presenzialismo retorico e autoreferenziale in nome di un antifascismo, troppo spesso solo dichiarato e di facciata. Perchè, penso, si possa essere tutti d'accordo, nel dire che il fascismo più pericoloso non sia solo quello esibito e provocatorio del saluto romano e della simbologia collegata. Qiello di quattro imbecilli già condannati e valutati dalla storia. Molto più subdole e pericolosr sono le scelte e le politiche che permettano, giustifichino e accentuino odiose differenze sociali, razziali e di genere. Perchè, mi sembra chiaro, che sia proprio in questo clima che favorisce l'ingiustizia, il privilegio, la difesa palese di precisi interessi che trovino il loro habitat elettivo l'impotenza, la disperazione e la disaffezione che, facilmente possono trasformarsi in rabbia e rancore. Rabbia e rancore ancor più facilmente sfruttabili dai mestatori di professione. Non è neanche, estraneo a questo processo, l'abbandono fisico dei territori da parte dei partiti e della politica istituzionale, lasciando colpevolmente, praterie immense a disposizione di facili e pericolose speculazioni. Speculazioni in cui, tra l'altro, troppo spesso si intrecciano interessi della peggiore espressione politica e della criminalità più o meno organizzata. Altro aspetto colpevolmente sottovalutato e,anzi, quasi incentivato lasciando (intenzionalmente?) zone franche, non solo dal punto di vista territoriale ma anche della legalità. Quindi, arrivando rapidamente alla conclusione, l'antifascismo per essere reale, credibile e formativo per coscienze, soprattutto giovanili, non può che sposarsi a politiche di giustizia sociale. Di lotta, anche dura, alle disuguaglianze. Di impegno costante, continuo giornaliero che non lasci zone d'ombra. Che faccia dello spirito costituzionale il proprio faro con l'impegno per una rivoluzione progressiva, democratica e permanente che non affidi solo al ricordo e alla simbologia il proprio bagaglio di valori ideali. Capisco sia difficile e impegnativo, soprattutto se lo leghiamo alle logiche, agli errori e alle facili colpevoli letture politiche degli ultimi decenni. Ma credo sia non solo necessario, ma indispensabile farlo. Altrimenti il 25 aprile sarà sempre più solo una retorica giornata sempre meno avvertita e vissuta con la necessaria coscienza e consapevolezza dai più. VIVA IL 25 APRILE! VIVA LA RESISTENZA! VIVA LA COSTITUZIONE! MIZIO