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giovedì 12 settembre 2013

MILIONI DI MORTI IN CAMPANIA E NEL LAZIO?



...Passiamo alla seconda bomba (ma autentico tric trac per la melma mediatica quotidiana). L'ha lanciata con due interviste a Sky (e ad un paio di tivvù casertane) Carmine Schiavone, cugino del più noto Francesco, alias Sandokan. Tra una cifra e l'altra di morti ammazzati come noccioline nelle faide tra clan, si fa uscire una cifra rotonda: nei prossimi anni 5 milioni di morti nelle terre avvelenate di Campania e Lazio. Anche stavolta: strilli e titoloni su carta stampata? Altre tivvù a cercare di capirci meglio? Aule parlamentari in seduta permanente per far luce? Inquirenti, forze dell'odine e autorità di controllo a sirene spiegate? Sempre lo stesso, tombale silenzio. Un'omertà di Stato che più compatta non si può. Come se una colata di cemento – in perfetto stile mafioso – avesse cucito bocche, occhi e orecchie.

Eppure Schiavone – in modo terribilmente crudo, fino a scivolare per certe parti nel grottesco – ne ha raccontate di tutti i colori. L'avvelenamento è cominciato più di vent'anni fa, ora la situazione è irrecuperabile – questo il tono delle sue frasi – ogni bonifica non serve ormai a niente, la gente muore, i tumori crescono ogni giorno, arriveremo a 5 milioni di cadaveri. Una guerra, un'ecatombe. E altre cifre dello scempio: a metà anni '90 servivano 26 mila miliardi di lire, figurarsi oggi quanti, e per di più adesso inutili. La camorra ha comprato tutti, ha fatto affari con tutti, ha pagato perchè i controllori non controllassero e divenissero complici. Ha fatto i nomi di politici di prima e seconda repubblica, parlato di servizi deviati (come nel caso di Carmine Mensorio, il dc gavianeo atteso dai pm per una verbalizzazione bomba e “tuffatosi” dal traghetto che dalla Grecia lo avrebbe riportato in Italia: caso archiviato in un baleno dalla procura di Ancona come “suicidio”). Ha descritto (scivolando in una parodia alla Totò e Peppino) la sua passione per la facoltà di medicina e la sua abitudine a esaminare i “suoi” picciotti a caccia di esame facile, indossando il camice bianco con la complicità di baroni e accademici dell'epoca (ha fatto addirittura nomi, cognomi e cattedre interessate).

La cosa più incredibile è che Schiavone ha ora raccontato davanti a un microfono cose che aveva già cominciato a dire circa vent'anni fa. Agli inquirenti. E poi addirittura anche in commissione antimafia. In una verbalizzazione del 1996 in una caserma dei carabinieri del basso Lazio – riportata per ampi stralci dalla Voce circa un anno fa – Carmine Schiavone raccontava per filo e per segno zone di sversamento, quantitativi, indicava collusioni, complicità, faceva riferimento ad altri business, parlava di personaggi che solo dopo anni e anni balzeranno alla ribalta delle cronache giudiziarie (come l'avvocato pro Casalesi Cipriano Chianese), calcolava tangenti e mazzette, segnalava la somma globale che i clan potevano investire per i loro “soldati” e per comprare i silenzi. Parole al vento. Mentre gli sversamenti illeciti sono proseguiti a ritmo incessante. La stessa Voce, del resto, ha cominciato a descrivere i traffici di rifiuti super tossici fino dal fine degli anni '80, dettagliando – per fare solo due esempi – i ruoli di Gaetano Vassallo (un altro che ha cominciato a verbalizzare davanti agli inquirenti solo qualche anno fa) e dello stesso Chianese (in combutta con Licio Gelli, visti i frequenti viaggi della band, in compagnia di Francesco Bidognetti, alias Cicciotte 'e mezzanotte, in quel di villa Wanda, ad Arezzo). Fino ad un reportage del 2007, “Le nostre Seveso”, dedicato – tragiche cifre alla mano – alla morte annunciata (e parliamo di 6 anni fa) delle martoriate terre campane, che oggi va di moda chiamare “le terre dei fuochi”, e prima ancora “il triangolo della morte”.



Poche mosche bianche a raccontare quelle scomode, incredibili, dolorosissime verità. Un oncologo che per i più raccontava favole, Antonio Marfella (proprio oggi in audizione al Senato per dettagliare i numeri della tragedia annunciata), un colonnello dell'esercito toscano in pensione, Giampiero Angeli, le Assise di palazzo Marigliano, costola dello storico Istituto per gli Studi Filosofici fondato dall'avvocato Gerardo Marotta. Per il resto, una coltre di silenzio: tutto ok, tutto in ordine, secondo l'Arpac, costituita allo scopo di accertare la salute del territorio, nel tempo diventato un feudo mastelliano di collusione & coperture; tutto ok secondo la Regione, sia sotto il regno di Antonio Bassolino che quello dell'attuale governatore, l'ex psi Stefano Caldoro (al cui attivo anche i crac sanità e trasporti). E pensare che il registro-tumori in Campania (cardine per una lotta concreta contro il cancro, previsto e attuato praticamente in tutte le regioni del Paese) ha visto la luce solo qualche mese fa... Forse perchè ci vuole un registro da 5 milioni di pagine. Nere.
DI ANDREA CINQUEGRANI



sabato 27 luglio 2013

NO ALL'AUTOSTRADA ROMA-LATINA

Autostrada Roma-Latina: il progetto


ROMA - Autostrada Roma-Latina. L'ultimo atto, dal finale ancora aperto, di questa saga lunga vent'anni sta andando in scena proprio in questi giorni. In questi giorni infatti nel XII municipio si sta discutendo con consigli e riunioni sulla bretella Tor De Cenci-A12 che dovrà unire l'autostrada Azzurra, quella che da Civitavecchia arriva a Roma e che da lì poi, passando per la periferia sud-est romana, si ricollegherà alla nuova autostrada.

Uno scorcio della Riserva naturale Decima-Malafede che verrebbe devastata se il progetto venisse realizzato

Un'opera "minore" se paragonata alla totalità del progetto del corridoio, lungo complessivamente ben 99,8 chilometri, che collegherà la Capitale con Latina seguendo per circa il 60% il tracciato dell'attuale strada statale Pontina. Eppure vitale dal momento che senza la sua progettazione nessun cantiere potrà partire. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) infatti, stanziando i primi finanziamenti, ha subordinato l'avvio dei lavori alla progettazione di questa bretella.

La volontà di realizzare l'opera ha sollevato le proteste non solo dei cittadini riuniti in comitato che chiedono di privilegiare il trasporto su ferro rispetto a quello su gomma, ma anche del mondo politico che da destra a sinistra sta lanciando messaggi contrari alla sua realizzazione. Anche il vicesindaco di Roma, Sveva Belviso, che proviene proprio da quel quadrante cittadino, si è fatta paladina della battaglia contro la bretella e ha mandato per posta a tutti i cittadini una lettera con una petizione da firmare per opporvisi (http://eur.romatoday.it/belviso-lancia-petizione-contro-bretella-tor-de-cenci-.html). Eppure dell'eventualità di realizzare un'autostrada che unisca il sud del Lazio con Roma se ne parla da più di vent'anni. E la Grande Opera, nata sotto l'ala socialista, è stata sostenuta in maniera bipartisan da tutte le giunte regionali che si sono succedute nel tempo.


LA STORIA - La storia del corridoio Roma-Latina inizia più di vent'anni fa. Allora a guidare la Regione Lazio c'era l'attuale presidente di Federambiente, il socialista Bruno Landi, che iniziò a pensare a un collegamento tra Fiumicino e Valmontone, ovvero tra il litorale e l'A1. Ma è con Francesco Storace (giunta centrodestra), che ha governato la regione dal 2000 al 2005, che la grande opera assume un valore centrale per ogni futura amministrazione regionale. Tra progetti, ricorsi e contenziosi, sulla Roma-Latina ci si è giocato molto dal punto di vista politico.

A metà mandato, Storace, con il benestare dell'allora ministro alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, propone la realizzazione di un corridoio per collegare Fiumicino con Formia. Le opposizioni cittadine si fanno sentire fin da subito con cortei e proteste. Nel 2005 il cambio di giunta. Il centro sinistra vince le elezioni e Piero Marrazzo diventa presidente della regione. Come i suoi predecessori decide di continuare a portare avanti il progetto per la realizzazione dell'autostrada così nel 2006, in accordo con l'allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, viene stilato il progetto che, al netto di alcune variazioni, costituisce ancora oggi il tracciato del Corridoio Roma-Latina. L'impianto generale della grande opera infatti sopravvive anche all'ultimo cambio di giunta che riporta la regione Lazio nelle mani di un centrodestra guidato dalla presidente Polverini. "Ci auguriamo che i cantieri partano entro il 2013" ha dichiarato la governatrice. "È un'opera strategica per il nostro territorio e per il Paese". E stavolta, dopo la pubblicazione lo scorso dicembre in gazzetta ufficiale e il via ai finanziamenti da parte del Cipe, se il progetto definitivo della bretella Tor De Cenci-A12 vedrà la luce, l'autostrada Roma-Latina potrebbe diventare realtà.

I COSTI - Come spesso accade in tema di grandi opere, con l'allungamento dei tempi, aumentano a dismisura anche i costi. 2,8 i miliardi di euro previsti per la "nuova Pontina" e le due bretelle autostradali, la Tor De Cenci-A12 e la Cisterna-Valmontone. Una cifra consistente se paragonata a quella iniziale definita durante la giunta Storace che ammontava a "appena" 850 milioni di euro (al netto delle due bretelle), poi lievitata a oltre 1,4 miliardi durante l'amministrazione Marazzo. 800 milioni il costo della bretella Cisterna-Valmontone mentre ben 500 quelli del collegamento Tor De Cenci-A12. Una grande opera nella grande opera, considerando che i 16 km chilometri di bretella dovranno non solo scavalcare il fiume Tevere con una campata unica di oltre 1,5 km per non far ricadere i piloni del futuro ponte nell'area golenale del fiume, ma attraverseranno la riserva naturale di Decima-Malafede e quella del Litorale romano. In quanto ai costi, pessimista il Comitato No Corridoio Roma Latina per la metropolitana leggera che ne prevede un raddoppio: "Rimanendo da definire con precisione ancora 83 chilometri possiamo dire che i costi si aggirano attorno ai 5 miliardi".



LE PROTESTE - Che la statale Pontina sia una strada da mettere in sicurezza, lo dicono le cifre. Come riporta il libro Capitale Immobile pubblicato dal Centro di documentazione sui conflitti ambientali all'inizio del 2012 "le ultime stime contano oltre 560 incidenti mortali negli ultimi vent'anni, rendendo la tratta una delle più rischiose d'Italia. Preceduta solo dalla Romea, percorrendo la Pontina si rischia di essere coinvolti in un incidente con una probabilità di almeno sei volte maggiore rispetto alle altre strade nazionali (dello stesso tipo, ndr) con una media di 3,09 incidenti ogni chilometro a dispetto di quella nazionale che è di 0,7". I comitati si oppongono all'idea che altro cemento possa portare a una soluzione del problema. "Questo progetto è devastante dal punto di vista ambientale, dal momento che distruggerebbe molti ettari di campi coltivati che si trovano lungo il percorso, ma soprattutto inutile per i pendolari che ogni giorno dal Pontino si mettono in coda per raggiungere Roma, che dovrebbero stare comunque nel traffico, soprattutto in entrata a Roma dove si verrebbe a creare un vero e proprio tappo, e ritrovarsi a pagare anche il pedaggio". La proposta del comitato è scritta nel suo nome: No Corridoio Roma Latina per la metropolitana leggera. "Con molti meno soldi si potrebbe realizzare un'infrastruttura come la metro leggera che diminuirebbe il traffico dei pendolari e sarebbe più sostenibile dal punto di vista economico". Senza dimenticare la necessità di "mettere in sicurezza la Pontina, una strada davvero pericolosa per l'incolumità di chi la percorre tutti i giorni". (da RomaToday)“


Al link qui sotto è possibile scaricare le planimetrie del progetto in Pdf
http://www.autostradedellazio.it/on-line/Home/Documenti/DocumentazioneTecnica/docCatCorridoioIntermodaleRoma-Latina.28.17.8.2.3.html