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martedì 5 giugno 2012

IL DECALOGO



-E' la globalizzazione che impone la moderazione salariale, 
-licenziare è bello perché crea occupazione, 
-abbiamo vissuto troppo a lungo e al di sopra dei nostri mezzi, 
-il privato è più efficiente del pubblico,
-è colpa delle pensioni se in Europa c’è il debito sovrano 
-i giovani non trovano lavoro per colpa dei padri,
-le differenze di classe sono ormai superate
-per la crescita servono grandi opere e cemento
-la natura va domata e controllata
-il profitto è sacro, l'uguaglianza blasfema
.........................................................................
......bla,bla, bla.............

Quante volte abbiamo sentito e sentiremo ancora questi principi enunciati con professorale e seriosa (in)espressione e venduti all'opinione pubblica come assunti incontestabili e non negoziabili ala luce dei numeri e delle regole che lor signori hanno autodeciso di adottare per l'intera umanità, presentandole come leggi immutabili e sacre quasi fossero indicate da un qualche dio.
Il recente terremoto in Emilia che sfugge a qualsiasi previsione e tentativo di controllo, è lì a dimostrare che ben altre sono le leggi e le regole da rispettare.  Anche il miglior benessere creato con il lavoro e il rispetto di quelle leggi economiche se non tiene conto e non rispetta l'equilibrio naturale (e per naturale non intendo solo quello ambientale, ma anche quello dei rapporti umani) è destinato prima  o poi a fallire.
Non è un caso o, se volete credere invece che lo sia liberi di farlo, che, da quando la ventata di follia neoliberista si è affermata in gran parte del mondo creando enormi squilibri a tutti i livelli, siano aumentate a dismisura, non solo le disuguaglianze sociali ma anche le reazioni violente della natura che sta lì a ricordarci la nostra fragilità e la perniciosa inutilità di questo tipo di sviluppo.
Ma il potere economico finanziario che tiene le fila di questo teatrino è sempre lì a ricordarci con cifre, numeri forniti spesso da una scienza asservita e legata più o meno volontariamente.  ai finanziamenti privati, che questa è l'unica via possibile.
In questo senso anche la cara e vecchia divisione tra destra e sinistra sembra non funzionare più, dal momento che la "sinistra" ha da tempo rinunciato a rappresentare un'alternativa a questo modello appiattendosi su quello esistente, magari cercando di interpretarlo in maniera meno brutale, essendosi anch'essa (gran parte) legata a doppio filo con potentati economico-finanziari.
Un'altra strada è, quindi, impossibile? 
Impossibile forse no, estremamente difficile sicuramente si!
Proviamo a buttare giù un decalogo alternativo a quello presentato all'inizio e vediamo se è proprio così assurdo immaginare una società e un mondo diverso:

-globalizzazione dei diritti e delle libertà
-lavorare per produrre meglio e non di più
-qualità della vita per vivere bene e più a lungo
-il privato integra e lavora per il pubblico
-è colpa di quest' Europa se le pensioni sono un problema
-lavorare meno, lavorare tutti
-sostituire il merito alle classi
-servono tante "piccole" opere per mettere in sicurezza l'Italia
-la natura va rispettata e protetta
-distribuire equamente la ricchezza prodotta limitando i profitti

Se ognuno di noi si impegnasse a perseguire qualcuno dei principi enunciati e lo facesse con convinzione e coerenza, forse non cambieremo il mondo domani, ma sicuramente cambieremo (in meglio) noi stessi. E, tante persone migliori, fatalmente darebbero vita, anche non volendo, a una società migliore.
Come dice il mio amico Soter:"Basta poco... che ce vò!"

MIZIO









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