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sabato 5 aprile 2014

L’ITALICUM E LA LISTA TSIPRAS



Il sistema proporzionale è l’unico in grado di rappresentare veramente gli elettori. Non a caso il Parlamento europeo è eletto con il sistema proporzionale. E l’Italia ha conosciuto il miracolo economico degli anni ’50-60 anche grazie al sistema proporzionale adottato dalla costituente.
Il sistema proporzionale è sempre stato, storicamente, un baluardo da difendere della sinistra nelle sue varie versioni. Cambiare questo principio significa tradire alla base la propria appartenenza politico- storica.
Negli ultimi due secoli la sinistra, socialista, marxista e comunista, ha sempre sostenuto l’utopia democratica egualitaria. Tutti, ricchi e poveri, donne e uomini, contadini e latifondisti, istruiti e analfabeti, operai epadroni, devono avere pari diritto di voto e di rappresentanza.
 Mentre il principio maggioritario e i collegi uninominali, nati (non a caso) nella monarchica Gran Bretagna, sono sempre stati promossi dalla destra storica. Infatti il maggioritario, come dice la parola, crea e rafforza le maggioranze relegando ai margini della vita politica le minoranze.
Ora, in Italia, sull’onda emotiva di una delle tante crisi create, la necessità di un’accentuazione in senso maggioritario è stata ed è soprattutto, utilizzata ad arte come alibi. Si è tentato, già nel passato, con il referendum sul sistema elettorale, in cui solo una sparuta minoranza (14%) ha tentato di opporsi, di far passare il messaggio che, se le cose non si sono fatte o, sono state fatte male., la responsabilità è stata di un sistema che permetteva l’esistenza e la rappresentatività, anche di partiti e movimenti minoritari.
La mistificazione non poteva essere più infame, ma grazie all’enorme battage mediatico che spinge (in modo disinteressato?) in tal senso l’opinione pubblica si tenta di capovolgere la lettura della storia e delle responsabilità nelle italiche vicende.
Si ritiene, dunque, che il Italia la responsabilità delle ruberie e del malgoverno siano delle sparute forze che si sono opposte in questi anni alle ingiustizie e allo stupro delle regole democratiche o non ricadano, invece, sulle spalle di chi questo paese lo ha (mal)governato negli scorsi decenni spesso con maggioranze notevoli?
Chiunque sano di mente e dotato di un minimo senso critico non avrebbe dubbi a rispondere, invece le stesse forze e le stesse persone responsabili dello sfascio attuale, stanno tentando (e ci riusciranno purtroppo) un golpe ai danni della democrazia, accreditandosi, con il nuovo sistema elettorale proposto (Italicum), di un potere ancor più grande che nel passato e, soprattutto, senza il fastidio di un opposizione reale, pur presente nel paese.
Io, per natura, non tendo a dare molto credito alle teorie complottiste, ma tali disegni eversivi (si eversivi!) sembrano obbedire a tentativi di condizionare le società, i popoli, le persone in misura molto maggiore di quelli che che sono i normali e naturali  limiti imposti dal vivere in comunità organizzate.
Chi garantirà i giovani, i lavoratori, le minoranze quando il potere di chi governa non sarà mediato e condizionato da forze minoritarie ma interpreti degli interessi dei più deboli? Chi denuncerà, con cognizione e conoscenze, le malefatte stando fuori dal palazzo?
Io qui non faccio una questione di Renzi si, Renzi no, perché tale lettura della società, pare affascinare e coinvolgere molti settori della stessa a cominciare da quelli finanziari ed economici. Ma mi chiedo, e chiedo a tutti noi, è un prezzi giusto e etico da pagare la rinuncia al confronto e alla rappresentanza, sale stesso della democrazia, in nome di un (im)probabile aumento dello 0,1/0,2 del PIL? Sapendo, tra l’altro, che la crisi si potrebbe affrontare e risolvere in ben altra maniera, ma di questo adesso non voglio parlare.


La sinistra, quella vera, quella che riempiva le piazze, quella dei diritti, quella della difesa della democrazia, quella celebrata e rispettata quando è morta, ignorata e vilipesa quando è attiva dov’è? Non è ora di uscire dal guscio del mugugno e dell’autoreferenzialità, dal rancoroso sentimento d’impotenza e riprovare ad essere protagonisti e non vittime sacrificali?
C’è un’occasione storica, (forse l’ultima): la lista Tsipras per le europee. Non facciamola cadere, critichiamola, denunciamone i limiti e i rischi ma proviamoci, chissà che magari stavolta si riesca a fare qualcosa di buono. Non seguiamo I Vendola, I Ferrero o i duri e puri di turno, seguiamo il nostro istinto, il nostro cuore, il nostro sentirsi compagni, anche se su fronti apparentemente diversi, facciamo nostro il motto “un passo indietro per farne due in avanti. Smettiamola di spaccare il capello in quattro per dimostrare che solo noi avevamo ragione, visti i risultati dovrebbe essere chiaro per tutti che tale esercizio è perdente.
Il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) comprendeva personalità e idee diverse per origine e per obiettivi, ma la consapevolezza di dover unire le forze per contrastare e battere il fascismo diede vita a una delle poche stagioni gloriose vissute dall’ Italia.
Bene, pensiamo che oggi i pericoli siano minori e che non vi sia questa necessità? Solo perché oggi ancora si può esprimere “liberamente” la propria opinione non vuol dire che i pericoli per la democrazia e la libertà siano minori. Non si usa più il manganello e l’olio di ricino, questo è vero (anche se non sempre),  ma la disinformazione e il condizionamento pianificato a tavolino sono meno dolorosi ma altrettanto, se non più, efficaci nel controllare e tenere sotto ricatto le masse.
Compagni, rimbocchiamoci le maniche, ritroviamoci in territori neutri, riscopriamo ciò che ci accomuna e lasciamo in disparte ciò che ci divide, insomma ripartiamo, per discutere e confrontarci tra noi avremo e troveremo sicuramente i tempi e i modi per farlo.


MIZIO

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