Ogni tanto è capitato, di ritrovarsi a passare in quello che, fino a pochi anni fa, ha costituito il mio habitat. Non il preferito, ma il principale della mia vita. Quello che, oltre dare la possibilità di vivere dignitosamente. Ha rappresentato pubblicamente e socialmente il mio ruolo nella società e, di conseguenza, ne certificato e legittimato la presenza in questa parte del mondo. In questo preciso momento storico e in questa dimensione esistenziale. Rappresentando, quindi, quasi un ritorno a casa. Un riassaporare, attraverso volti e cose un profumo conosciuto, familiare, rassicurante. Già solo per il fatto di vederlo e percepirlo come sempre uguale, sempre lo stesso. Gli stessi volti, sconosciuti eppur noti. Le stesse ansie, le stesse aspirazioni, le stesse frustrazioni. Tutto sempre uguale, eppure tutto così diverso, quasi estraneo. E si, perchè le sensazioni, le emotività, anche se epidermiche si trasmutano facilmente in riflessioni più articolate, più motivate che si reputano anche, se forse a torto, più profonde e significative. Ad esempio vedere che, nonostante la nostra assenza, le cose continuano a funzionare esattamente come prima, come sempre. Forse, addirittura meglio. Anche se si ha la tangibile sensazione che, per i lavoratori, qualcosa sia ulteriormente cambiato. E non in meglio. Questo, comunque, lungi da essere un colpo alla propria già scarsa autostima, porta ad altre considerazioni. La consapevolezza, non so se più amara o decisamente liberatoria, della nostra non indispensabilità. Anche laddove l'ambiente, le necessità, le contingenze, le scelte o convenienze altrui, ci avevano convinto quasi del contrario. Forse, in modo assolutamente realistico e generoso, possiamo considerarci talvolta utili, ma l'indispensabilità attiene sicuramente ad altri ambiti e ad altri momenti, che non a quelli lavorativi. Soprattutto se svolti per necessità, e non per scelta, piacere o vocazione. Assodato questo, però poi, le riflessioni continuano a prenderti per mano e ad accompagnarti ancora più in profondità. E ti sussurrano domande, dubbi che con il lavoro cominciano ad avere poco a che fare, ma che molto hanno a che vedere con la vita nel suo complesso e nel suo mistero. La nostra indispensabilità come individui su questo pianeta, su questo territorio, in questo momento. Siamo stati sicuramente utili, ma non indispensabili, quando andavamo a scuola. Quando ci hanno chiamato a servire (molto malvolentieri) la patria, Quando si giocava al calcio, o si cazzeggiava con gli amici. Siamo stati utili, certo, in uno scambio di momenti sereni. Ma anche lì non indispensabili. Per non accennare all' impegno sociale, politico per i quali in alcuni momenti, ci siamo sentiti addirittura votati come missionari in un'azione salvifica per il mondo. Acquisendo la consapevolezza che, addirittura, in alcuni frangenti, forse siamo stati più perniciosi che utili. Altro che indispensabile! Forse si è sicuramente più indispensabili (almeno lo si spera sempre) negli affetti personali. Per la compagna, figli, famiglia o per chiunque nonostante tutto, ti voglia bene. Certo, in quest'ambito più ristretto, sembrerebbe più facile certificare una nostra indispensabilità. Ma ne siamo veramente sicuri? Se al posto nostro ci fosse stato un altro, sarebbe stato tanto diverso? Certo qualcuno o anche molti, avrebbero potuto svolgere sicuramente meglio il compito, ma sicuramente altri anche peggio. E ognuno di loro sarebbe stato, nel bene e nel male, assolutamente intercambiabile e non indispensabile. Esattamente come te che vai ad arrotolarti e invischiarti in tali elucubrazioni. Con quesiti apparentemente e sicuramente per molti percepiti come inutili. Ma per tanti altri indispensabili per provare a trovare e dare un senso al proprio posto nel mondo. Provando a condividerli per cercare e stimolare risposte ai tanti perchè. Anche se coscienti che in gran parte, siano destinati a rimanere irrisolti.
domenica 10 maggio 2026
UTILI SEMPRE. INDISPENSABILI MAI.
domenica 26 aprile 2026
VIVA IL 25 APRILE
Ogni anno che passa la celebrazione del 25 aprile, sembra diventare più problematica. Per tutto quello che sappiamo a livello di risultati elettorali nel nostro paese, oltre che per un clima più generale a livello globale.
giovedì 23 aprile 2026
BORGHESI
Borghesi
giovedì 9 aprile 2026
LA RADIO
MIZIO
domenica 29 marzo 2026
Ritorno a scrivere su questo blog dopo molto tempo. E lo faccio riportando una riflessione di qualche tempo fa. Riflessione frutto di un accadimento particolare, ma che, alla luce degli avvenimenti successivi e della deriva attuale, nazionale e globale, mantiene intatta, anzi ne aumenta valore e significato. Questo vuol dire una sola cosa. Che le sensibilità individuali e le relative capacità e conclusioni, quasi mai hanno le stesse tempistiche e risultanze di quelle frutto di comunicazioni mediatiche. Troppo spesso interessate e funzionali all'ego e gli interessi di una cerchia sempre più ristretta e compresa in un circuito di pensiero escludente dei più. Con il risultato pressochè scontato che, le condizioni dei più poveri scivola sempre più in basso, mentre da quelle parti ci si arrotola nel tormento della comprensione della cosiddetta complessità. trovando soluzione, quasi sempre nella polemica frontista, quasi fine sè stessa. Ragionamento che porta quasi sempre e inevitabilmente, a giustificare le proprie titubanze e scelte ininfluenti per i poveri ma gratificanti e auto promozionali per sè stessi.
Marzo 2019
-Qualcuno un pochino più attento, paziente e sensibile, avrà notato che negli ultimi tempi la morte di una persona particolarmente significativa, nella mia formazione personale e politica mi ha portato a fare alcune considerazioni. La persona in questione è un prete, Don Roberto Sardelli, cosa strana e sorprendente, per chi mi conosce e sa il mio atteggiamento nei confronti della Chiesa e di tutte le religioni organizzate. Ma una grande persona non può essere aumentata o diminuita nella stima e nella considerazione a seconda dei ruolo ricoperto, soprattutto per chi l' ha conosciuta. Don Roberto ha accompagnato la mia (nostra) crescita nel periodo forse più delicato della vita, quella del passaggio dall' infanzia all'adolescenza. Ha dato un senso compiuto a quella che era la rabbia o la rassegnazione respirata nelle borgate della periferia romana. Ha trasmesso il concetto che non si media quando si parla dei diritti dei poveri. Non si fa politica per sé stessi, ma ci si deve porre al servizio degli ultimi. Che, seppure questo sia possibile farlo soprattutto a sinistra, non deve mai prevalere la logica d'appartenenza sulla necessità di difendere e servire comunque i più poveri. E farlo non con lo spirito delle dame di carità ma con il fuoco sacro della passione per la giustizia. La vita poi, con le sue problematiche e le sue durezze, ci ha allontanato e, negli anni, ho rischiato più volte di far venir meno, quello che era l' intendimento iniziale di servizio. Facendo prevalere un sentimento più egoistico e circoscritto. Quando mi sono accorto di ciò, non ho fatto altro che fare un passo di lato e guardare il tutto da una posizione non predefinita e non sclerotizzata. Ed è quello che sono ritornato a fare adesso. Nel momento in cui già stavo avendo la netta percezione che il dibattito si stava, per l'ennesima volta arrotolando su se stesso e su chi avesse ragione o torto tra chi ci è più vicino, è arrivata la notizia della scomparsa di Don Roberto. Oltre il dispiacere in sé e' stato il motivo per riavvolgere il nastro del mio impegno recente e attuale, scoprendo che stavo sbagliando ancora una volta, nonostante l'età non più verdissima. Stavo facendo anch'io, far prevalere il senso d'appartenenza disperdendo forze ed energie in sterili guerre intestine. Tutto questo per dire che pur non mancando di esercitare critiche, anche pungenti, non intendo arruolarmi per nessuna ulteriore guerra sacra tra compagn*. Guerre che come la logica e la storia ci insegnano, non servono ad altro che a rafforzare l'avversario e, di conseguenza, venir meno al proprio compito primario. Per cui sono consapevole che adesso non sia, visto il momento pre elettorale, quello migliore per fare un ragionamento del genere, ma io credo che, superate le elezioni, il mio impegno e quello di tanti altri dovrebbe essere quello di ritrovarsi in uno spazio neutro, senza bandierina di rappresentanza e verificare se esiste la possibilità di ritrovarsi dalla stessa parte. Con la voglia, non di promuovere sé stessi, ma di trovare il modo di difendere gli ultimi dando vita a qualcosa. Non so neanche cosa di preciso, che però riesca a trovare un tratto unitario nella chiarezza e nella radicalità. Chiarezza nel rifiuto della mediazione e compromissione al ribasso, quindi paletti netti verso chi lo fa (PD e satelliti) ed esclusione, non alla partecipazione, ma alla smania dirigistica di tutti quei personaggi responsabili di tale situazione. Probabilmente sarà questo il tipo di impegno su cui, se si potrà farlo, lavorerò, non demonizzando nessuno, ma nello stesso modo non sposandone alcuno.


