giovedì 14 maggio 2026

DIGNITA'

 DIGNITOSI

“Povero ma dignitoso”; “Anziana povera ma dignitosa; “La dignitosa povertà”; ”Famiglia povera ma dignitosa”, "lavoro malpagato ma dignitoso".
Ecco, la nostra società mediatica e il nostro potere cosiddetto democratico, concedono alla povertà e ai poveri, lavoratori o meno, bontà loro, il diritto di essere dignitosi. Riconoscendo all' accettazione di questa condizione un' accezione positiva (per lorsignori, evidentemente). Invece che considerarla per quello che è realmente. Un rassegnato abbandonarsi a una consolatoria considerazione, ritenendola un qualcosa evidentemente, naturale o frutto di un destino cinico e baro. Condizione e atteggiamento che spazza via preventivamente e pregiudizialmente qualsiasi scrupolo di coscienza (ammesso che sia presente) e tantomeno, assunzioni di responsabilità, sia individuali che collettivi.
Il povero dignitoso e persino fiero della sua considerazione come tale, è innocuo per i benpensanti e lorsignori. É colui che accetta la sua situazione e qualsiasi altra conseguenza al pari del cane randagio scodinzolante per una carezza e un osso buttato in terra per pietà.
Che nel caso dei poveri e dei lavoratori (termini purtroppo, sempre più coincidenti e sovrapponibili) sono rappresentati dalle briciole elargite, da carità pelosa pubblica o privata e da sfruttamento lavorativo che sconfina nello schiavismo legalizzato. Il povero dignitoso fa comodo. Il povero dignitoso serve al potere. Il povero dignitoso puo' diventare addirittura grato (e implicitamente complice) del sistema sfruttatore e carnefice).La povertà, in un mondo che vive del superfluo, del privilegio, dell'ingiustizia, dello squilibrio, della prevaricazione, della ragione della forza piuttosto che della forza della ragione, non può essere mai dignitosa.
Perchè, in questo quadro diventa molto più semplicemente condizione squilibrata, innaturale, ingiusta e inaccettabile.
Quindi il povero non deve essere dignitoso. Dovrebbe essere più logicamente brutto sporco e cattivo. Dovrebbe essere rancoroso, rabbioso, incaxxato nero. Tutto meno che dignitoso. E dovrebbe trovare, qui arriviamo al punto, qualcuno che stimoli, nutra e coltivi una sensibilità, una forza, un sentire collettivo e organizzato. Un qualcosa che questa rabbia, questa ingiustizia la senta propria e la canalizzi in un agire comune per cambiare l'esistente. Lo stesso che, nel secolo scorso, ovviamente con forme e modi adattati ai mutati tempi, erano i partiti, i movimenti e i sindacati (oggi squalificati e compromessi. In primis, da loro stessi).
Una volta lessi una frase che a distanza di decenni, non ricordo dove e di chi fosse. Ma ricordo bene cosa diceva::”Cosa succederebbe (succederà) quando la rabbia dei poveri esploderà?” Non c'era risposta.
E, ovviamente potrei saperlo io.
Ma sono sicuro che, qualora accadesse, difficilmente sarebbe qualcosa di dignitoso per lorsignori.



domenica 10 maggio 2026

UTILI SEMPRE. INDISPENSABILI MAI.

 

Ogni tanto è capitato, di ritrovarsi a passare in quello che, fino a pochi anni fa, ha costituito il mio habitat. Non il preferito, ma il principale della mia vita. Quello che, oltre dare la possibilità di vivere dignitosamente. Ha rappresentato pubblicamente e socialmente il mio ruolo nella società e, di conseguenza, ne certificato e legittimato la presenza in questa parte del mondo. In questo preciso momento storico e in questa dimensione esistenziale. Rappresentando, quindi, quasi un ritorno a casa. Un riassaporare, attraverso volti e cose un profumo conosciuto, familiare, rassicurante. Già solo per il fatto di vederlo e percepirlo come sempre uguale, sempre lo stesso. Gli stessi volti, sconosciuti eppur noti. Le stesse ansie, le stesse aspirazioni, le stesse frustrazioni. Tutto sempre uguale, eppure tutto così diverso, quasi estraneo. E si, perchè le sensazioni, le emotività, anche se epidermiche si trasmutano facilmente in riflessioni più articolate, più motivate che si reputano anche, se forse a torto, più profonde e significative. Ad esempio vedere che, nonostante la nostra assenza, le cose continuano a funzionare esattamente come prima, come sempre. Forse, addirittura meglio. Anche se si ha la tangibile sensazione che, per i lavoratori, qualcosa sia ulteriormente cambiato. E non in meglio. Questo, comunque, lungi da essere un colpo alla propria già scarsa autostima, porta ad altre considerazioni. La consapevolezza, non so se più amara o decisamente liberatoria, della nostra non indispensabilità. Anche laddove l'ambiente, le necessità, le contingenze, le scelte o convenienze altrui, ci avevano convinto quasi del contrario. Forse, in modo assolutamente realistico e generoso, possiamo considerarci talvolta utili, ma l'indispensabilità attiene sicuramente ad altri ambiti e ad altri momenti, che non a quelli lavorativi. Soprattutto se svolti per necessità, e non per scelta, piacere o vocazione. Assodato questo, però poi, le riflessioni continuano a prenderti per mano e ad accompagnarti ancora più in profondità. E ti sussurrano domande, dubbi che con il lavoro cominciano ad avere poco a che fare, ma che molto hanno a che vedere con la vita nel suo complesso e nel suo mistero. La nostra indispensabilità come individui su questo pianeta, su questo territorio, in questo momento. Siamo stati sicuramente utili, ma non indispensabili, quando andavamo a scuola. Quando ci hanno chiamato a servire (molto malvolentieri) la patria, Quando si giocava al calcio, o si cazzeggiava con gli amici. Siamo stati utili, certo, in uno scambio di momenti sereni. Ma anche lì non indispensabili. Per non accennare all' impegno sociale, politico per i quali in alcuni momenti, ci siamo sentiti addirittura votati come missionari in un'azione salvifica per il mondo. Acquisendo la consapevolezza che, addirittura, in alcuni frangenti, forse siamo stati più perniciosi che utili. Altro che indispensabile! Forse si è sicuramente più indispensabili (almeno lo si spera sempre) negli affetti personali. Per la compagna, figli, famiglia o per chiunque nonostante tutto, ti voglia bene. Certo, in quest'ambito più ristretto, sembrerebbe più facile certificare una nostra indispensabilità. Ma ne siamo veramente sicuri? Se al posto nostro ci fosse stato un altro, sarebbe stato tanto diverso? Certo qualcuno o anche molti, avrebbero potuto svolgere sicuramente meglio il compito, ma sicuramente altri anche peggio. E ognuno di loro sarebbe stato, nel bene e nel male, assolutamente intercambiabile e non indispensabile. Esattamente come te che vai ad arrotolarti e invischiarti in tali elucubrazioni. Con quesiti apparentemente e sicuramente per molti percepiti come inutili. Ma per tanti altri indispensabili per provare a trovare e dare un senso al proprio posto nel mondo. Provando a condividerli per cercare e stimolare risposte ai tanti perchè. Anche se coscienti che in gran parte, siano destinati a rimanere irrisolti.

Alla fine quindi, accanto alla consapevolezza del nostro essere al massimo talvolta funzionali. Lavorandoci su si può arrivare però, ad acquisire la coscienza che l'indispensabilità attiene esclusivamente ad un nostro individuale, personale, intimo processo di crescita. Il motivo e le finalità di tale processo di consapevolezza e crescita, ovviamente non possono che trasformarsi in una logica e conseguenziale operazione successiva. Ma questo ulteriore step attiene poi, ad altre riflessioni che, ancor più scendono nel profondo e che appartengono poi a convinzioni, visioni, dubbi, percorsi, assolutamente individuali e non facilmente condivisibili o trasmettibili. Se non in quei pochissimi casi in cui la corresponsione d'anima sia assolutamente simile nella comune vibrazione.



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