Ritorno a scrivere su questo blog dopo molto tempo. E lo faccio riportando una riflessione di qualche tempo fa. Riflessione frutto di un accadimento particolare, ma che, alla luce degli avvenimenti successivi e della deriva attuale, nazionale e globale, mantiene intatta, anzi ne aumenta valore e significato. Questo vuol dire una sola cosa. Che le sensibilità individuali e le relative capacità e conclusioni, quasi mai hanno le stesse tempistiche e risultanze di quelle frutto di comunicazioni mediatiche. Troppo spesso interessate e funzionali all'ego e gli interessi di una cerchia sempre più ristretta e compresa in un circuito di pensiero escludente dei più. Con il risultato pressochè scontato che, le condizioni dei più poveri scivola sempre più in basso, mentre da quelle parti ci si arrotola nel tormento della comprensione della cosiddetta complessità. trovando soluzione, quasi sempre nella polemica frontista, quasi fine sè stessa. Ragionamento che porta quasi sempre e inevitabilmente, a giustificare le proprie titubanze e scelte ininfluenti per i poveri ma gratificanti e auto promozionali per sè stessi.
Marzo 2019
-Qualcuno un pochino più attento, paziente e sensibile, avrà notato che negli ultimi tempi la morte di una persona particolarmente significativa, nella mia formazione personale e politica mi ha portato a fare alcune considerazioni. La persona in questione è un prete, Don Roberto Sardelli, cosa strana e sorprendente, per chi mi conosce e sa il mio atteggiamento nei confronti della Chiesa e di tutte le religioni organizzate. Ma una grande persona non può essere aumentata o diminuita nella stima e nella considerazione a seconda dei ruolo ricoperto, soprattutto per chi l' ha conosciuta. Don Roberto ha accompagnato la mia (nostra) crescita nel periodo forse più delicato della vita, quella del passaggio dall' infanzia all'adolescenza. Ha dato un senso compiuto a quella che era la rabbia o la rassegnazione respirata nelle borgate della periferia romana. Ha trasmesso il concetto che non si media quando si parla dei diritti dei poveri. Non si fa politica per sé stessi, ma ci si deve porre al servizio degli ultimi. Che, seppure questo sia possibile farlo soprattutto a sinistra, non deve mai prevalere la logica d'appartenenza sulla necessità di difendere e servire comunque i più poveri. E farlo non con lo spirito delle dame di carità ma con il fuoco sacro della passione per la giustizia. La vita poi, con le sue problematiche e le sue durezze, ci ha allontanato e, negli anni, ho rischiato più volte di far venir meno, quello che era l' intendimento iniziale di servizio. Facendo prevalere un sentimento più egoistico e circoscritto. Quando mi sono accorto di ciò, non ho fatto altro che fare un passo di lato e guardare il tutto da una posizione non predefinita e non sclerotizzata. Ed è quello che sono ritornato a fare adesso. Nel momento in cui già stavo avendo la netta percezione che il dibattito si stava, per l'ennesima volta arrotolando su se stesso e su chi avesse ragione o torto tra chi ci è più vicino, è arrivata la notizia della scomparsa di Don Roberto. Oltre il dispiacere in sé e' stato il motivo per riavvolgere il nastro del mio impegno recente e attuale, scoprendo che stavo sbagliando ancora una volta, nonostante l'età non più verdissima. Stavo facendo anch'io, far prevalere il senso d'appartenenza disperdendo forze ed energie in sterili guerre intestine. Tutto questo per dire che pur non mancando di esercitare critiche, anche pungenti, non intendo arruolarmi per nessuna ulteriore guerra sacra tra compagn*. Guerre che come la logica e la storia ci insegnano, non servono ad altro che a rafforzare l'avversario e, di conseguenza, venir meno al proprio compito primario. Per cui sono consapevole che adesso non sia, visto il momento pre elettorale, quello migliore per fare un ragionamento del genere, ma io credo che, superate le elezioni, il mio impegno e quello di tanti altri dovrebbe essere quello di ritrovarsi in uno spazio neutro, senza bandierina di rappresentanza e verificare se esiste la possibilità di ritrovarsi dalla stessa parte. Con la voglia, non di promuovere sé stessi, ma di trovare il modo di difendere gli ultimi dando vita a qualcosa. Non so neanche cosa di preciso, che però riesca a trovare un tratto unitario nella chiarezza e nella radicalità. Chiarezza nel rifiuto della mediazione e compromissione al ribasso, quindi paletti netti verso chi lo fa (PD e satelliti) ed esclusione, non alla partecipazione, ma alla smania dirigistica di tutti quei personaggi responsabili di tale situazione. Probabilmente sarà questo il tipo di impegno su cui, se si potrà farlo, lavorerò, non demonizzando nessuno, ma nello stesso modo non sposandone alcuno.
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