domenica 26 aprile 2026

VIVA IL 25 APRILE

 Ogni anno che passa la celebrazione del 25 aprile, sembra diventare più problematica. Per tutto quello che sappiamo a livello di risultati elettorali nel nostro paese, oltre che per un clima più generale a livello globale.

Ma, detto questo, per molti aspetti, la lettura di questo fenomeno può diventare anche più significativa. A patto che si riesca a mantenere una lucidità e un equilibrio rispetto i processi e i sentimenti, sia collettivi che individuali che tale ricorrenza naturalmente suscita. Dando per scontata una certa retorica connessa a questa, come a tante altre date collettive e simboliche. Retorica giustificata ovviamente da una narrazione accettata collettivamente e non rifiutata o contestabile a prescindere. Se non, in passato, da quei pochi nostalgici, ancora increduli e frastornati dalla loro sconfitta storica e da ciò che ne era derivato. Ma i decenni che sono passati. Le scelte che progressivamente, una classe politica non all'altezza, per non definirla in altro modo peggiore, ha operato. Interrompendo o rendendo più fragile di fatto, il filo che legava quel momento storico alla vita di ognuno. Quel filo rappresentati da una crescita e una progressione democratica di allargamento e riconoscimento dei diritti sociali, civili, individuali e collettivi. Questo ha provocato nel tempo uno scollamento progressivo ma sostanziale e difficile da ignorare nel sentimento comune e collettivo. Scollamento tale ormai,da mettere in discussione addirittura per molti, il ricordarne e riconoscerne il valore.
Ritornando alla necessità di possedere capacità ed equilibrio nel vedere e giudicare tali fenomeni, sembra che non molti ne colgano la portanza e le eventuali gravi conseguenze. Si preferisce fare di questi fenomeni una lettura banalizzata legando il tutto a semplice ignoranza, menefreghismo o collateralita' e complicità col fascismo stesso. Tutti elementi ovviamente presenti e che giustificano anche una reazione di pancia segnata da un frontismo orgoglioso. Cosa confermata anche dal risultato del recente referendum sulla giustizia. Ma questa reazione, se limitata allo sdegno, alla polemica e alle reciproche accuse nelle piazze reali o, più spesso virtuali, poco o nulla cambia dell'esistente. Anzi rischia addirittura di radicalizzare e legittimare ulteriormente, un pensiero "contro". Pensiero che, magari con un'attenzione maggiore, ma soprattutto con un'assunzione di responsabilità cosciente e piena, potrebbe, invece, essere condizionato e indirizzato a tessere quel tessuto connettivo e collettivo. Quello indispensabile per condividere e far sentire come proprie anche determinate ricorrenze. Come appunto la Liberazione e la sua celebrazione il 25 aprile.
Per come è organizzata la moderna società. Per quelle che sono le attuali possibilità, non sembrano esserci potenzialità e possibilità per cambiamenti radicali e rivoluzionari. Ma non sembra neanche che il frontismo fine a sé stesso, di cui sopra, abbia maggiori possibilità, oltre che per qualche vittoria parziale, di poter agire sulle coscienze e suscitare cambiamenti profondi.
Combattere il fascismo condannandone sdegnati la simbologia connessa con tutto il suo ciarpame è logico, doveroso, ma anche estremamente facile. Addirittura è aspetto anche condiviso spesso, dagli stessi nostalgici in doppio petto. Qualora servisse per i loro scopi. Più difficile è condannare quel fascismo non esibito, non sguaiato anzi, addirittura elegante e forbito nel suo agire. Quello che progressivamente, nel recente passato, in nome di non si sa quale bene di superiore interesse, ha impoverito, precarizzato e umiliato proprio quelli che più di tutti dovrebbero essere chiamati a ricordare ed esaltare il 25 aprile. Quel fascismo che si manifesta nel professare il proprio antifascismo di facciata e non sostanziale. Perché ogni scelta che penalizza o umilia i giovani, le donne, i lavoratori è uno schiaffo a chi lotto' per la Liberazione. E un disincentivo per tanti poveracci dal poterne sentire l'immenso valore sulla propria pelle e nella propria vita. Esponendoli, di contro alle contaminazioni di narrazioni interessate e storicamente discutibili.
Quindi, viva il 25 Aprile, viva la Liberazione ma con la consapevolezza che la strada per vaccinarsi definitivamente contro certi virus sembra ancora lunga e impegnativa. E che per essere credibili ed efficaci in questo auspicabile percorso di rinascita politica e culturale sia necessario anche tagliare qualche ramo secco o improduttivo, corresponsabile di tale situazione.
Perché il saluto romano è certamente offensivo e fastidioso, ma molto facile da individuare e contrastare. Meno, molto meno individuare il fascismo latente e subdolo in chi ti sta accanto.
Ma per fare questo ci vuole più impegno, più capacità, meno aria fritta e meno retorica.

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