martedì 30 giugno 2026

VOTO MIGRANTE O REMIGRATO

 

Purtroppo presi dalle mille problematiche giornaliere che angustiano la vita, troppo poco tempo dedichiamo al ragionamento. Poco o niente al dubbio. Mentre molto, di quel poco che rimane purtroppo, lo si lascia all'emotività
Che sfocia poi, facilmente, nella rabbia cieca  condividendo alcune presunte "verità". Magari le più semplici e tranquillizzanti oer ognuno.
Quindi, ad esempiodalli ai migranti, soprattutto se neri. Bombardati, praticamente a ciclo continuo h 24, 7 su 7, da notizie vere, verosimili o addirittura false riguardanti le malefatte e i problemi creati da costoro.
Ora, non sarò certo io a dire che i fenomeni migratori di massa non rappresentino un problema (ma soprattutto per loro, evidentemente). E nemmeno che non possano provocare anche criticità riguardanti la sicurezza. Ma quello che contesto, non per pregiudizio, ma proprio, come dicevo, per cercare di capire. È il perché tutta l'attenzione che, in nome della sicurezza collettiva e individuale, viene indirizzata ai migranti. Con relative, fantasiose (la remigrazione ad esempio) soluzioni, escogitate dagli stessi soggetti e forze politiche che cavalcano opportunisticamente l' allarme . La stessa attenzione, non sia mai stata rivolta ad altre grandi e storiche criticità del nostro paese? Criticità e problematiche che riguardano e avvelenano da sempre la vita di parte del nostro territorio.
Forse perché fare i forti e i duri con i più deboli è più facile che farlo con altri soggetti e in altre realtà. Perché tale decisione, tale impegno, tale foga non è mai stata rivolta, ad esempio, a tutto ciò che grava e gira intorno alle realtà criminali e mafiose. Perché mai si è puntato l'indice accusatore e ci si è  mobilitati contro i boss di turno? Perché non ci si mai adoperati per rimuovere le cause sociali, quali ad esempio, l'abbandono scolastico in molte zone? Vero serbatoio di manovalanza a basso costo per la criminalità organizzata?
Eppure in entrambe le situazioni, migranti e di molti  abitanti del nostro territorio le motivazioni alla base sono, tutto sommato le stesse. E sono quelle legate a ingiustizia, disagio sociale, sfruttamento, povertà e ignoranza. E, praticamente mai ci si sia mobilitati e adoperati per eliminare tali condizioni di disuguaglianza.
Quindi non potendo immaginare un'incapacità congenita nel capire, non rimane che pensare a un disegno speculativo e di convenienza.
Dopo anni di campagne stampa avvelenate ed effettive situazioni di difficoltà, il dare addosso al diverso paga sempre in termini di popolarità  ed elettorale.
Ma per lo stesso motivo anzi, anche moltiplicato, mi pare si sia scelto un comodo e inconcepibile silenzio sulle altre situazioni.
Ma che tanto inspiegabile forse non è.
Difatti, non è un mistero quanto la malavita, con i vari boss locali, in determinati luoghi possa condizionare e indirizzare i voti su questo o quel personaggio. Su questa o quella forza politica. E se andiamo a vedere, a quali forze appartengano molti politici, locali e non, incriminati per reati connessi a rapporti, perlomeno poco chiari, con le organizzazioni mafiose. Forse ne abbiamo la facile risposta.


MIZIO 



domenica 14 giugno 2026

SI VIS PACEM, PARA BELLUM (MA PROPRIO NO)

 

Le vicende del mondo costantemente e a un ritmo sempre più frenetico spostano attenzione e focus da una criticità ad un'altra. E in questo caotico rincorrersi di notizie e allarmi globali, rischiano spesso di far passare altre situazioni, in secondo piano. Facendole diventare sfondi fuori fuoco, quasi normali e degne di minore attenzione. Ma, anche se più sfocati dall'attenzione mediatica, certe situazioni rimangono e anzi, rischiano di essere ancor più devastanti, nei loro effetti. E magari, proprio grazie al minor interesse registrato.

In una qualsiasi guerra quando svanisce ogni ragionevole ipotesi di vittoria, si dovrebbe cercare una via d'uscita. Capace certamente di salvare faccia e onore di tutti i soggetti in campo. Ma capace anche di minimizzare, in una scelta di semplice realismo, i prezzi da pagare. Sia in vite umane che economici e materiali.

In Ucraina, da troppo tempo stiamo assistendo all'esatto contrario di quanto sarebbe logico e comprensibile aspettarsi.

Sembra che il tifo e gli aiuti interessati di soggetti terzi, faccia scattare contro ogni logica e calcolo probabilistico di vittoria, una reazione orgogliosa, ma allo stesso tempo patetica nella sua sterile e tragica rappresentazione.

E che questo atteggiamento risponda a logiche che, con la narrazione retorica dell'aggressore e aggredito, abbiano poco a che fare. Lo dimostra il diverso e molto più tollerante atteggiamento verso altre situazioni in cui aggressori e aggrediti sono interpretati da soggetti diversi.

Zalensky e i suoi sponsor occidentali da potenziali difensori di un paese aggredito sono, neanche troppo velatamente, passati a interpretare il ruolo dei peggiori nemici della stessa Ucraina e dei suoi abitanti.

Credo di non affermare una bestialità se affermo che la linea dei sacrifici di sangue ed economici, ritenuti obbligatori, leciti e giusti, per affermare il sacrosanto diritto alla difesa, sia stato superata già da tempo.

E si sia fatto interpretare coscientemente e molto più a lungo del necessario all'Ucraina il ruolo di vittima sacrificale e designata. E non solo della Russia di Putin.

Appare perciò chiaro che, continuare ad alimentare la guerra con continui esborsi di miliardi e di armamenti, non sembra essere la soluzione più idonea a fermare questa follia. E, tantomeno ad ipotizzare una molto improbabile vittoria.

Quella follia che solo spettatori interessati  da una comoda posizione privilegiata, possono considerare la strada più idonea e giusta per dare un futuro, sicuramente difficile e complicato, ma onorevole e dignitoso, alla stessa Ucraina e ai suoi abitanti.

E che questa linea di appoggio a prescindere, nel proseguire la guerra, accomuni la nostra destra al potere e anche una parte del cosiddetto campo largo, che a questa si oppone, non credo sia assolutamente casuale.

MIZIO


martedì 9 giugno 2026

W LA MEDIOCRITA'

 




Il dramma vero di questi tempi è l' esaltazione della mediocrità. Ci hanno convinto che il massimo cui possiamo aspirare sia il meno peggio. Questo spiega in gran parte le deficienze, le debolezze, fino alle vere e proprie mostruosità cui assistiamo da troppo tempo. Cominciamo a non rinunciare ad aspirare al meglio. Ad esempio scegliendo i migliori, non quelli che conviene. Cominciamo a non considerare ineluttabile lo scivolamento verso l'imbarbarimento, figlio legittimo di quella mediocrità di cui sopra. Il peggio si combatte e si supera con il meglio possibile, non con una sua versione edulcorata e più presentabile. Lo chiamano realismo e pragmatismo per trovare una giustificazione ai propri limiti e scelte che spesso coincidono con interessi non proprio limpidi, che poco hanno di nobile.

Intanto provare a costruire un campo che non sia la triste scelta del meno peggio. Ma la prospettiva concreta di costruire il meglio. Cominciando, ad esempio, dal condividere e scegliere la pace, come elemento cardine e non contrattabile in questo momento storico, e non solo. Sarebbe già una scelta che indica, non il meno peggio, ma la migliore possibile. Scelta da cui poi, farne discendere, logicamente tante altre di carattere sociale , civile di innovazione con lo sguardo al futuro, senza mortificare il presente. Purtroppo i mille condizionamenti e relative argomentazioni imposte dalla becera logica maggioritaria, della vittoria tattica ad ogni costo, ha talmente permeato le menti e ridotto le capacità analitiche progettuali, di gran parte dei protagonisti. Fino al punto di aver reso risibile e non degno di nota, qualsiasi argomentazione si distacchi da questo mantra falsamente indicato come l'unico possibile.


MIZIO

lunedì 1 giugno 2026

SCRIVO PERCHE'

Perché si scrive? Per farsi leggere? Anche, é indubbio e sarebbe ipocrita negarlo..Per esprimere un proprio originale punto di vista? Certamente. Per esercitare un legittimo diritto di critica ? Perbacco, certo che si!Ma soprattutto, e chi ama la penna o la tastiera lo sa benissimo, si scrive principalmente per noi stessi. Nello stesso speculare modo per cui si ama leggere soprattutto per trovare risposte, spesso si scrive per porre domande ad alta voce. Domande, dubbi, problematiche indirizzate principalmente al nostro io.Così come, forse ancor più spesso scatta, in alcuni momenti, l'esigenza di scrivere senza un motivo o uno spunto in particolare. Ma quasi esclusivamente per alleggerire l'animo di pesi, dolori e pene, che inevitabilmente si sedimentano nel tempo. Ecco che lo scrivere, in questa ultima accezione, va a ricoprire un ruolo quasi catartico e salvifico Al pari, come risultante e soddisfazione per altri, di attività fisiche, ludiche o semplicemente rilassanti.Amare lo scrivere, e non parlo di quello esercitato per professione o per ambizione. Ma di quello del piacere quasi adolescenziale da rinchiudere nel diario, sia quello col lucchettino, che quello più esposto dei moderni social, una parte di sé. Quella spesso meno conosciuta, meno mediaticamente veicolata ma indubbiamente più vera e più rispondente ai sentire più intimi e personali.Quindi leggiamo, scriviamo, confrontiamoci con noi stessi. Con gli unici con cui non possiamo barare. Non si cerchi il consenso a tutti i costi. Il plauso e l'ammirazione altrui (pur graditi e ben accetti). Ma si ricerchi l'equilibrio indispensabile dentro di noi, di quella triade contemplata dalle religioni, dalle filosofie e anche dalla moderna scienza. Quel mix di istinto, ragione e coscienza che fa di ognuno di noi un progetto unico, irripetibile e degno di ammirazione e rispetto di noi stessi e non necessariamente di altri.

MIZIO