Le vicende del mondo costantemente e a un ritmo sempre più frenetico spostano attenzione e focus da una criticità ad un'altra. E in questo caotico rincorrersi di notizie e allarmi globali, rischiano spesso di far passare altre situazioni, in secondo piano. Facendole diventare sfondi fuori fuoco, quasi normali e degne di minore attenzione. Ma, anche se più sfocati dall'attenzione mediatica, certe situazioni rimangono e anzi, rischiano di essere ancor più devastanti, nei loro effetti. E magari, proprio grazie al minor interesse registrato.
In una qualsiasi guerra quando svanisce ogni ragionevole ipotesi di vittoria, si dovrebbe cercare una via d'uscita. Capace certamente di salvare faccia e onore di tutti i soggetti in campo. Ma capace anche di minimizzare, in una scelta di semplice realismo, i prezzi da pagare. Sia in vite umane che economici e materiali.
In Ucraina, da troppo tempo stiamo assistendo all'esatto contrario di quanto sarebbe logico e comprensibile aspettarsi.
Sembra che il tifo e gli aiuti interessati di soggetti terzi, faccia scattare contro ogni logica e calcolo probabilistico di vittoria, una reazione orgogliosa, ma allo stesso tempo patetica nella sua sterile e tragica rappresentazione.
E che questo atteggiamento risponda a logiche che, con la narrazione retorica dell'aggressore e aggredito, abbiano poco a che fare. Lo dimostra il diverso e molto più tollerante atteggiamento verso altre situazioni in cui aggressori e aggrediti sono interpretati da soggetti diversi.
Zalensky e i suoi sponsor occidentali da potenziali difensori di un paese aggredito sono, neanche troppo velatamente, passati a interpretare il ruolo dei peggiori nemici della stessa Ucraina e dei suoi abitanti.
Credo di non affermare una bestialità se affermo che la linea dei sacrifici di sangue ed economici, ritenuti obbligatori, leciti e giusti, per affermare il sacrosanto diritto alla difesa, sia stato superata già da tempo.
E si sia fatto interpretare coscientemente e molto più a lungo del necessario all'Ucraina il ruolo di vittima sacrificale e designata. E non solo della Russia di Putin.
Appare perciò chiaro che, continuare ad alimentare la guerra con continui esborsi di miliardi e di armamenti, non sembra essere la soluzione più idonea a fermare questa follia. E, tantomeno ad ipotizzare una molto improbabile vittoria.
Quella follia che solo spettatori interessati da una comoda posizione privilegiata, possono considerare la strada più idonea e giusta per dare un futuro, sicuramente difficile e complicato, ma onorevole e dignitoso, alla stessa Ucraina e ai suoi abitanti.
E che questa linea di appoggio a prescindere, nel proseguire la guerra, accomuni la nostra destra al potere e anche una parte del cosiddetto campo largo, che a questa si oppone, non credo sia assolutamente casuale.
MIZIO
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