Il dramma vero di questi tempi è l' esaltazione della mediocrità. Ci hanno convinto che il massimo cui possiamo aspirare sia il meno peggio. Questo spiega in gran parte le deficienze, le debolezze, fino alle vere e proprie mostruosità cui assistiamo da troppo tempo. Cominciamo a non rinunciare ad aspirare al meglio. Ad esempio scegliendo i migliori, non quelli che conviene. Cominciamo a non considerare ineluttabile lo scivolamento verso l'imbarbarimento, figlio legittimo di quella mediocrità di cui sopra. Il peggio si combatte e si supera con il meglio possibile, non con una sua versione edulcorata e più presentabile. Lo chiamano realismo e pragmatismo per trovare una giustificazione ai propri limiti e scelte che spesso coincidono con interessi non proprio limpidi, che poco hanno di nobile.
Intanto provare a costruire un campo che non sia la triste scelta del meno peggio. Ma la prospettiva concreta di costruire il meglio. Cominciando, ad esempio, dal condividere e scegliere la pace, come elemento cardine e non contrattabile in questo momento storico, e non solo. Sarebbe già una scelta che indica, non il meno peggio, ma la migliore possibile. Scelta da cui poi, farne discendere, logicamente tante altre di carattere sociale , civile di innovazione con lo sguardo al futuro, senza mortificare il presente. Purtroppo i mille condizionamenti e relative argomentazioni imposte dalla becera logica maggioritaria, della vittoria tattica ad ogni costo, ha talmente permeato le menti e ridotto le capacità analitiche progettuali, di gran parte dei protagonisti. Fino al punto di aver reso risibile e non degno di nota, qualsiasi argomentazione si distacchi da questo mantra falsamente indicato come l'unico possibile.
MIZIO
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