mercoledì 30 ottobre 2019

MIZIO, MI CHIAMO MIZIO

Ci sono più cose tra gli spazi bianchi tra le righe che nelle parole scritte.


Questo autunno che resiste all'inverno e continua a strizzare l'occhio all'estate, ha la caratteristica di addolcire e rendere piacevolmente morbidi momenti che altrimenti,sarebbero intrisi solo della malinconica attesa dei prossimi giorni di poca luce.

Non sembra quindi fuori posto l'abbandonarsi al fluire dei pensieri che, liberi come mille rivoli d'acqua montani, gocciolano, si cercano, si rincorrono fra le rocce quasi anarchici, sfrontati, irriverenti fino ad unirsi e fondersi in pensieri più grandi. Tutti di corsa verso mete sconosciute ma terribilmente attraenti. Fino a dissolversi nei grandi fiumi, laghi o nell'immenso mare. Sempre se prima non si siano persi cadendo in fessure tra le rocce che li porteranno, dopo lunghi percorsi in tubi a dissetare intere città. Il tutto con lo sguardo sognante, perso nell'infinito orizzonte,  rappresentazione in cui l'universo  tenta di rappresentare anche il tutto il tuo limitato mondo. L'attenzione allentata, la ragione che sembra essersi messa di lato, lasciando spazio e protagonismo all'anima, quella bella, pulita, sognante.
Ciao”. “Oh Madonna, e che diamine, mi hai fatto prendere un colpo!”
Sussultando mi volto dalla parte della voce, senza però vedere nessuno, se non dopo aver abbassato lo sguardo. Seduto su un sasso che, più o meno, poteva assolvere ad una funzione di seduta non troppo scomoda, almeno per un bambino! E già, perchè all'improvviso era arrivato questo bambino a rompere un momento che stava per diventare magico nella sua dolcezza evocativa addirittura di stati prossimi all'illuminazione mistica o alla follia allucinatoria.
Ciao, Maurizio” ripete,
Ciao piccolo ci conosciamo? Sei forse figlio di qualcuno che conosco? Come ti chiami?”
Mizio. Mi chiamo Mizio”
Mizio? Ma tu guarda che combinazione! E'' un nome che mi è caro da sempre, ma tu pensa! Comunque, non mi sembra di conoscere nessuno che abbia dato questo nome al proprio figlio. Chi sei? Dove abiti? E' quasi ora di cena, che fai in giro da solo a quest'ora?”
“Tranquillo, non sono mai solo, anche se troppo spesso ho la terribile sensazione di esserlo veramente”.
Scusami, che stai dicendo? Non hai una casa, una famiglia? Ti sei perso? Vuoi che chiami i tuoi... o la polizia?”.
No. Ma quale polizia, mamma mia! Sempre tragico e portato all'esasperazione eh? Non Sei mai cambiato molto, da questo punto di vista!”
Continuo a non capire. Intanto cerca di dirmi chi sei altrimenti la polizia la chiamo sul serio. Non lascio un bambino da solo in un posto così isolato, che col buio potrebbe diventare anche pericoloso. 
Dai, smettila di giocare e dammi il numero dei tuoi, così li chiamo. O al limite, dimmi dove abiti che ti accompagno.”
Calmati e cerca di ragionare. Mi vedi forse spaventato? Smarrito? Confuso? Non mi sembra di averti dato questa impressione. In verità, mi sembri più confuso tu. Io sono tranquillo. Sono solo un po', anzi di più, amareggiato e, ti dirò, anche un pelino arrabbiato.”
Mi dispiace per te, piccolo. Ehm, scusa, ma questo non cambia di una virgola le cose. Devi dirmi chi sei, dove abiti e perchè sembri, o pensi, di conoscermi, mentre io credo, anzi ne sono sicuro, di non averti mai visto”.
Certo che pensi e sei convinto di non avermi mai visto. Ti dirò, per maggiore precisione e per tua maggiore chiarezza, che tu abbia dimenticato, non di avermi visto, perché questo potrebbe essere vero, ma addirittura di conoscermi. Troppo spesso hai guardato e continui a guardare fuori, altrove. Sei sempre stato preso da questioni di interesse relativo, dimenticando e lasciandoti alle spalle cose, forse più importanti”.
Ma che stai dicendo. Ma come ti permetti!. Ma senti questo, arriva, compare dal nulla, mai visto e conosciuto e spara sentenze. Le cose importanti? La mia famiglia, i miei figli, mia moglie, anche se con qualche errore, sono sempre stati in cima ai miei pensieri. A loro ho dedicato gran parte della mia vita. Per quanto mi è stato possibile ho cercato di non far mancare loro nulla. Se qualche volta non ci sono riuscito non è stato per mancanza di volontà ma per l' impossibilità a farlo. Ma...ma poi perchè dovrei dare spiegazioni sulla mia vita privata a un....un cavolo di bambino signor nessuno, figlio di nessuno, che non abita da nessuna parte. Ma falla finita su! Senti io mi sono quasi stufato. Se fossi stato più grande già ti avrei mandato a quel paese e ti avrei lasciato qui.”
Tanto non sarebbe certo la prima volta che lo faresti”
Che intendi? Che cosa avrei già fatto? Continui ancora con queste accuse infondate e calunniose. Ma che diavolo vuoi da me? Senti, sta facendo quasi buio. O ti decidi alla svelta, a dirmi chi sei e cosa vuoi o chiamo la polizia e lascio che ci pensino loro. Anzi avrei dovuto già farlo.”
“Mamma mia, capoccione eri e capoccione sei rimasto. Pensi di aver capito tante cose ma dimostri di non aver capito quasi nulla. Ti riconosco la capacità di essere curioso, sincero nelle tue aspirazioni ideali e con la giusta dose di ingenuità... L'ingenuità, si quella nobile, quella che la maggior parte degli altri riconosce come la valenza negativa del fesso. Quella che ti espone alle fregature, alle delusioni e ancor più spesso alla solitudine, Quella peggiore, quella animica.”
Aspetta, aspetta, Ma che ragionamenti fai,? Non sono adatti alla tua età... A proposito quanti anni hai?”
A che ti serve sapere la mia età? Comunque, se proprio vuoi conoscerla, sappi che nessuno meglio di te la conosce”!
"Ma che stai dicendo? Perchè mai dovrei conoscere la tua età. Non ti conosco. Non conosco i tuoi. E' la prima volta che ti vedo. Ah, credo d'aver capito! Non è che , per caso, tu voglia insinuare qualcosa di infamante? Se fosse così, sappi che sono assolutamente sicuro di non avere figli sparsi in giro. Anzi, se dovessi insistere sappi pure che sono pronto a fare tutte le prove del DNA immaginabili e, subito dopo a far partire denunce, querele e richieste di risarcimento danni per chi ti ha messo in testa certe cose. Vai, vai, diglielo a chi ti manda. A questo punto neanche mi interessa più sapere chi sei e di chi sei figlio. Chiamo la polizia e amen.”
Ma smettila. Ma quale figlio! Ma che pensi di stare in una soap opera di bassa lega? Ma vuoi che non sappia che nella tua visione di vita fedeltà e correttezza sono sempre state prioritarie? Che hai sempre preferito un eventuale rimpianto al sicuro rimorso? Comunque, tranquillo, non sono tuo figlio. Al massimo, parlando di parentela potrei definirmi, forse, tuo fratello”.
Fratello? Eh certo, perchè così diventa tutto più chiaro. Un bel fratellino di cinquant'anni più giovane fatto e concepito col pensiero da chi, purtroppo non c'è più e tutto diventa comprensibile. L'unico fratello che ho avuto, purtroppo se n'è andato anche lui molti anni fa e, detto fra noi, neanche ti somigliava.”
Oh signur! Sembra proprio che stai perdendo la capacità di essere attento e anche intuitivo. E' abbastanza ovvio che fratello fosse un'iperbole. Ma avresti capito di più se ti avessi detto che sono una parte di te? Che sono stato sempre con te? Che addirittura posso quasi essere considerato te, che altrimenti saresti incompleto? Ovviamente, credo proprio di no.”
No, no, aspetta aspetta! Fermiamoci un attimo. Credo di aver bisogno di sedermi anch'io. Non so se comincia a mancare di più l'aria o la ragione. Ripensandoci, già una volta anni fa, mi capitò di avere un assurdo dialogo con quella che poi si qualificò come essere la mia coscienza. Non ho mai saputo accettarlo razionalmente. L'ho messo e lasciato tra le tante cose inspiegabili, senza spiegazione e risposta, che ci accompagnano nella vita fin dalla nascita e che chiamiamo coincidenze, fortuna, caso o allucinazione. Però diciamolo che forse, nella sua assurdità, era addirittura un pochino più credibile rispetto quello che stai affermando tu. Lui era uguale a me, praticamente un gemello. Tu, invece, che c'entri? Sei un bambino. Un bambino molto particolare, anche molto sveglio e intrigante, te lo riconosco senza fatica. Ma sei pur sempre un bambino...un...Mizio. Hai detto di chiamarti Mizio, vero?”
Sei sveglio eh? Si mi chiamo Mizio. E indovina chi mi ha dato questo nome? Dai anche con la tua lentezza di comprendonio e la tua cocciutagine ci puoi arrivare. A questo punto non dovrebbe essere troppo difficile persino per te”.

Beh, MIzio mi chiamavano da piccolo, Mizio mi chiama mia moglie. Come Mizio firmavo le poesie e i disegni adolescenziali. E a Mizio lascio spesso l'onere di esprimere considerazioni quando ho la necessità di essere più libero nell'esporre qualcosa. Quando voglio essere svincolato da doveri e visioni condizionate e condizionanti.”
Ecco ci siamo! Io sono quel Mizio! In questo senso posso dire tranquillamente che non solo sono un parte di te, ma che senza di me anche tu non saresti completo.  Menomato di una parte più che importante. Risponde al vero che io senza te non potrei esistere, ma tu senza di me semplicemente non saresti tu! Io sono la tua parte fanciullesca, ingenua, sognatrice, utopista. Quella che tenta sempre, da una vita di condizionare e riequilibrare l'altra parte. Quella pubblica, seria, realista. Quella legata a ruolo e posizione. Io sono quello che ti permette, quando tu me lo permetti, di interpretare i vari ruoli della tua vita in modo leggero, salvaguardando la serietà di fondo, ma senza scivolare nella barbosa seriosità. Cosa non sempre, e non da tutti capita e apprezzata. A te è toccata la scena pubblica, sei la parte visibile di te... o, per meglio dire, di noi. Sei quello che cresce e adesso, quadrati, pure quello che comincia ad invecchiare. Sei quello obbligato dal ruolo a fare scelte e a interpretare un ruolo in questa gigantesca commedia dell'assurdo che chiamiamo vita”.
Ok, credo di essere sufficientemente preparato anche alle cose più improbabili. Credo che nulla, o quasi, mi possa sorprendere o destabilizzare più di tanto. Però ti confesso che, se non è una sorpresa in assoluto, non è neanche, ti assicuro, una cosa semplice da capire e accettare. Spero tu mi possa capire.E a questo a questo punto credo anche che mi si debbano alcune spiegazioni che reputo dovute e obbligate. 
Finora dov'eri? Perchè se sei parte di me, io sto diventando anziano e tu sei rimasto bambino?
In che rapporti sei con quell'altro tizio cui accennavo prima...la sedicente mia coscienza? 
Comincio ad essere decisamente a disagio pensando al mio essere, che ormai sembra somigliare sempre più, una sorta di affollato condominio. Perchè da quel che so dovrebbero, o potrebbero essere presenti anche la componente femminina e l'ingombrante eredità del nostro ancestrale passato animalesco e magari, chissà cos'altro.” Quasi quasi diventa più accettabile la classica divisione della chiesa corpo, anima, spirito almeno saremmo solo in tre
Piano, piano. Non correre, rischi di perderti. Io, essendo te, so esattamente tutto quello che potresti o dovresti sapere anche tu. Quindi più di tanto, non posso dirti o aiutarti nella comprensione. Ho il solo vantaggio di avere meno sovrastrutture che mi permettono di avere una visione più chiara delle cose, ma sempre limitatamente al nostro rapporto. Con la coscienza non ho legami diversi o maggiori dei tuoi, cioè non tangibili, ma ne avverto costantemente la presenza, a volte anche decisamente fastidiosa! Per quanto riguarda il mio essere rimasto bambino credo te ne debba assumere pienamente la responsabilità. Stavamo così bene insieme da bambini. Quello che interessava te a me incuriosiva. Quello che era piacevole per te a me divertiva da matti. Le tue amicizie erano le mie, le tue corse decidevo io dove indirizzarle e quando fermarsi. Nostre erano le scoperte, nostre le stesse passioni. Poi non so come o perchè, qualcosa è cominciato a cambiare. Tutto è cominciato quando hai iniziato a guardare le ragazzine con occhi diversi da quelli di solo pochi mesi prima. Ti atteggiavi, cominciavi a perdere troppo tempo nel trovare la pettinatura, i vestiti, e tutte quelle carinerie che potessero catturare il loro interesse. E poi la scoperta della politica, il calarsi nei ruoli che progressivamente la vita ti obbligava ad interpretare. Progressivamente per sempre meno tempo e per meno volte, avevo la possibilità di crescere e imparare con te. Rimanevano quei pochi spazi che dedicavi alla scrittura, molto intima, crepuscolare e anche pallosa, lasciatelo dire, di quel periodo.
Ricordo quando cominciasti ad interessarti di ambiente ed ecologia. Cominciasti a esplorare con lunghe giornate di full-immersion nella natura tra prati, fossi, stagni e boschi cuocendo dal caldo d'estate e tremando dal freddo in inverno. In quei momenti, quasi sempre vissuti in solitaria, sentivo di essere, e forse lo eravamo veramente, una cosa sola. Anche se ognuno aveva un suo particolare approccio. Tu cercavi, osservavi, annotavi. Cercavi le motivazioni che giustificassero anche agli occhi  di chi non era interessato alla protezione ambientale, quali fossero quelle per cui invece, fosse necessario farlo. Io , invece, vivevo lo stupore, la magia della scoperta, la meraviglia di fronte a un fungo dalla forma particolare o a un involo improvviso di un uccello. Tu cercavi di fare un lavoro serio, mentre io guidavo la tua mano a casa. Trasformando in scritti e disegni ciò che avevamo visto. Ma quello fu quasi un'eccezione e, praticamente, il nostro canto del cigno. Così, fin troppo presto, mi sono ritrovato rinchiuso nell'angolo più buio e isolato del tuo animo. Senza più la possibilità di partecipare alla tua (nostra) vita. Così mentre tu continuavi a crescere, e più crescevi e più ti sclerotizzavi nella tua visione limitata e monca della vita, ti avviavi senza rendertene conto anche ad un lento, inesorabile invecchiamento. E mentre tu invecchiavi, io restavo quello che ero, un bambino. Un bambino dimenticato, relegato ai margini, impossibilitato ad attirare le tua attenzione, pur avendoci provato milioni di volte. Un bambino che non cresceva ma in cui aumentavano sempre più rabbia e frustrazione. 
Riesci a seguirmi? Non voglio osare chiederti se mi capisci. Forse per te, così insensibile e poco accorto sarebbe chiedere troppo!”
Uè, ragazzino, Non offendere per favore. Se, come dici, sei parte di me da sempre, conosci benissimo i miei limiti, ma anche i miei pregi. Sai cosa ho fatto, quali mari e deserti animici e pratici ho dovuto attraversare e sai, certamente quanto, pur essendo praticante sistematico del dubbio, non sia  chiuso o refrattario di fronte a qualsiasi evenienza. 
Quindi, prendendo per vero, in via ipotetica, ciò che affermi, perchè ti saresti manifestato in maniera così tangibile solo oggi? Se il tuo desiderio fosse stato veramente quello di fare cose insieme a me, perchè non l'hai manifestato praticamente molto tempo fa?”
Ti ho già detto prima che ci ho provato sempre. In ogni giorno e in ogni notte ero lì vicino a te. Così vicino, eppure così lontano da non poter essere ascoltato e, tantomeno visto. Le sovrastrutture che ti sei costruito... no, per meglio dire quelle che hai permesso ti fossero costruite intorno, ti mettevano nell'impossibilità di percepire i livelli vibratori e sentimentali con cui avremmo potuto comunicare e vivere esperienze condivise”.
Asp...scusa quali vibrazioni, che stai dicendo? Vai piano, fatico a seguirti.”
Lo sapevo che sarebbe stata dura ma ascoltami. Ti faccio un esempio pratico. Hai presente le onde radio? Ad ogni frequenza corrisponde una vibrazione diversa da tutte le altre. Incomunicabili e non sovrapponibili. Per ascoltare una determinata stazione radio non è sufficiente avere uno strumento idoneo ed accenderlo. Bisogna anche sintonizzarlo sulla giusta frequenza. Ecco tra noi per tantissimo tempo non è stato possibile comunicare perchè abbiamo occupato frequenze diverse. Non so se adesso ti può essere più chiaro.”
Si, boh, cioè così sembra un po' più chiaro. Però di conseguenza diventa naturale chiederti perchè proprio oggi e non prima? Ieri, l'anno scorso o ancora prima? Cavolo, hai avuto decenni a disposizione
Semplice, ricordi? Stavi guardando il tramonto. Non pensavi a nulla, eri quasi in pace, o meglio in equilibrio con gran parte del tuo essere e,  quasi quasi, anche con l'intero universo. Ecco in quel preciso momento la tua vibrazione si è riconnessa sulla stessa lunghezza d'onda della mia riaprendo un varco comunicativo tra noi. In quel momento, anche se ero mezzo addormentato, sono riuscito ad approfittarne e a sgusciare fuori da quel varco. Addirittura con la possibilità di potermi rendere anche visibile. Sappi che è un privilegio raro e riservato a pochi, non sottovalutarne l'enorme valore potenziale.”
No, certamente non potrei né sottovalutare né fare finta di nulla. Però mi capirai se, decisamente, non sono del tutto lucido e presente a me stesso in questo momento. Ammettendo che riesca a mantenere un minimo di lucidità. A questo punto che dovrei o vorresti che faccia per te...o meglio per noi?”
"Niente di più e niente di meno di quello che stavi facendo prima che ci incontrassimo. Alza lo sguardo, libera l'anima, cerca sempre lo stupore e l'ingenuità del fanciullino. Annega nel bello, ricerca la giustizia, non essere severo con gli altri e soprattutto con te stesso. Sii sempre pronto a portare il tuo peso col sorriso. È il modo migliore di renderlo più leggero, e io sarò lì ad aiutarti in questo. Non chiudere i rubinetti delle valvole di sfogo o uscite di sicurezza dalla seriosità e dalla monotonia. Ritorniamo insieme, riportami per campi e per boschi. Emozioniamoci ancora alla vista del falco o di una farfalla su un fiore. Portami con te sempre, anche nei momenti più duri e prometto che farò del tutto per renderteli più sopportabili. Non scegliere e non permetterti di invecchiare da solo quando possiamo tranquillamente continuare a crescere insieme. Qua la mano Maurizio!”
Eccola Mizio!”

MIZIO 

sabato 28 settembre 2019

TERRA E GIOVENTU' BRUCIATA?


Risultati immagini per terra

Ieri hanno manifestato per il clima milioni di giovani e meno giovani in tutto il mondo e anche in Italia. E' comunque un fatto sempre importante e di buon auspicio che, sopratutto i più giovani scendano in piazza, prendano coscienza e cerchino di indirizzare le scelte per il proprio futuro. Quindi la valutazione complessiva è,e rimane estremamente positiva. Gli imbecilli che ironizzano su Greta e i gretini, li lasciamo tranquillamente continuare a crogiolarsi nei loro convincimenti. Li lasciamo nella loro presunzione di superiorità stabilita da chissà quale cieca divinità che li ha scelti come razza e come individui superiori. li lasciamo volentieri nelle loro convinzioni di vivere su un pianeta dalle risorse inesauribili per le quali sono giuste, sacrosante e giustificate anche le guerre. Li lasciamo al loro unico punto di vista che la competizione e lo sfruttamento dell'uomo sull' uomo e del pianeta siano l'unica forma di convivenza possibile. Li lasciamo nel loro ostinato tener basso lo sguardo capaci di guardare solo al piccolo meschino interesse immediato, perchè se alzassero gli occhi al cielo e tutt' intorno, vedrebbero la bellezza e la meraviglia dell' universo intero. Universo che, se creato da un Dio o dal caos, poco importa, si attiene a leggi universali che non prevedono eccezioni di sorta neanche per i più potenti fra noi. La vita di tutto il pianeta è sì una cosa meravigliosa ma anche stupendamente fragile, legata a equilibri frutto di milioni di anni di evoluzione e in continuo, perenne aggiornamento. Troppi di noi, pensano ancora che tali equilibri possano essere tranquillamente rotti e violentati senza che ci siano pesanti ritorni da pagare per chi ne è l'autore. Finora questi ritorni il sistema capitalista (che è stato il primo e maggiore colpevole delle accelerazioni nel consumo e nello sfruttamento) li ha dirottati sui popoli meno avanzati tecnologicamente del Terzo Mondo e sulle classi subordinate dei propri paesi. Oggi gli equilibri politici ed economici del mondo stanno cambiando molto rapidamente e paesi un tempo arretrati, seguendo lo stesso modello di sviluppo, hanno esponenzialmente aumentato la velocità di un rapido esaurimento delle risorse naturali provocando altresì, enormi cambiamenti del clima e sull'habitat dell'intero pianeta, comprese le sue regioni più remote e considerate incontaminate. La deforestazione e la desertificazione di enormi porzioni del pianeta avanzano inesorabilmente privando di risorse e possibilità di vita dignitose intere popolazioni, provocando anche una cospicua parte di quel fenomeno migratorio che tanto preoccupa gli eletti del Signore di cui sopra.
Quindi che milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo esprimano pubblicamente e in modo prepotente le loro preoccupazioni è da salutare sicuramente in modo non positivo, ma di più. Ma con altrettanta decisione e chiarezza va detto loro e a tutti noi che la battaglia per la salvezza del pianeta e della stessa vita che esso permette, passa certamente anche da un uso più virtuoso o, addirittura col divieto dell'uso del sacchetto o della cannuccia di plastica, ma fondamentalmente dovrà passare attraverso un cambiamento totale del nostro attuale stile di vita a cominciare dalla lotta al consumismo. Boicottare i prodotti con package non riciclabile è utile ma non quanto lottare contro il sistema che ne rende possibile o addirittura necessaria, la produzione. Il pericolo maggiore che questa generazione di ragazzi corre è quello, come altre precedenti, che si convincano che si possa o si debba venire a patti col sistema, invece che impegnarsi quotidianamente e senza condizionamenti per cambiarlo fin dalla alla base. Questo non vuol certo essere un appello all'insurrezione popolare adolescenziale, ma è indubbio che una lotta per salvare il pianeta non possa che sposarsi con lotte democratiche per cambiare l'intero sistema societario. Da me non avrete appelli a votare o sposare la causa di questo o quel partito ma un consiglio non posso fare a meno di darlo. Diffidate, diffidate sempre da chi vi userà come un'icona laica da portare in giro a coprire le proprie malefatte. Diffidate da chi vi offrirà una candidatura o da chi vi osannerà in programmi televisivi, un attimo prima di passare la linea alla pubblicità. Ascoltate tutti, non seguite nessuno se non la vostra coscienza. Non fate della lotta per salvezza del mondo un fatto esclusivamente generazionale, perchè siete giovani oggi e lo sarete per un po', ma poi diventerete adulti, uomini e donne che avranno il compito e la responsabilità di educare e formare altri giovani. Per salvare il pianeta c' è bisogno di un ripensamento generale del modello di vita e dei rapporti interpersonali o tra i popoli. Faccio un esempio. Fino agli anni '80, in Italia la fauna selvatica era considerata “res nullius” cioè cosa di nessuno. Quindi gli eventuali danni o prelievi illeggittimi erano puniti in maniera estremamente lieve proprio per la scarsa considerazione giuridica. La situazione cambiò quando invece venne considerata non più cosa di nessuno ma proprietà di tutti attraverso lo Stato, con ricadute pesanti sul piano giuridico. Ecco questo sarebbe un primo passo da pretendere dagli organismi sovranazionali come l'ONU. Considerare Gaia (il bel nome dato alla Terra considerandola un unico essere vivente) un bene universale il cui utilizzo, almeno per le cose che rivestono importanza globale al di là dei confini geopolitici, come le grandi foreste tropicali o delll'Artico non possono essere delegate ai singoli paesi.  Parliamo degli oceani dei mari, della calotta polare, dell''Antartide e, comunque  di tutti quegli ambienti che devono essere protetti e salvaguardati perchè elementi garanti di un equilibrio globale. Mi sembra persino ovvio sottolineare che questo senza una visione sociale completamente diversa non sarebbe possibile, Non sarebbe né giusto né possibile scaricare il costo e i limiti di tali scelte alle popolazioni locali o, semplicemente più povere. Ci sarebbero da fare scelte che spostino ricchezze da dove ce ne sono troppe e inutilmente accumulate a favore di chi ne ha molte di meno. Si accennava prima all'equilibrio necessario in tutto l'Universo. Ecco la ricerca di equilibrio anche nel sociale deve essere il primo e pregiudiziale atto da intraprendere per invertire il percorso distruttivo perseguito negli ultimi secoli. Poi chiamatelo come volete socialismo, comunismo, solidarismo, volemose bene, alla fine è il risultato che conterà.
Ovviamente, e questo vale soprattutto per i giovani che hanno sfilato e manifestato nei paesi più ricchi e privilegiati, come il nostro c'è da saper che per salvare il pianeta sarà non solo utile, ma indispensabile anche un cambio delle nostre abitudini di vita. Spostare risorse per una mobilità collettiva più sostenibile, forse dovremo dire addio all'aria condizionata dappertutto. Magari bisognerà rinunciare a cambiare smartphone o abbigliamento tutti gli anni. Riscoprire il concetto di uso delle cose sostituendolo a quello di consumo. Non partecipare e non incentivare la corsa all'arricchimento individuale, spendersi per il prossimo, lottare per lavorare meno per lavorare tutti.
Se si sarà disposti e convinti a fare tutto ciò(e io me lo auguro) forse quella di ieri potrebbe essere solo la prima parte di un'avventura straordinaria verso una magnifica utopia.
D'altra parte la belleza e la forza dell'essere giovani è proprio la capacità di sognare e credere nelle utopie.

MIZIO





lunedì 11 marzo 2019

"NON TACERE"

Film documentario di Fabio Grimaldi sulla straordinaria esperienza umana, politica e di testimonianza di Don Roberto Sardelli e della "Scuola 725" nel borghetto romano dell'Acquedotto Felice negli anni che vanno da 1968 al 1973.



giovedì 13 dicembre 2018

La Giunta Zingaretti favorisce la speculazione immobiliare nei parchi naturali del Lazio.


Lo scorso 12 settembre 2018 è stato approvato, con emendamenti, l’articolo 3 della proposta di legge regionale n. 55 del 2018 sulla semplificazione amministrativa effettuata dalla Giunta regionale del Lazio, presieduta da Nicola Zingaretti, che ha modificato l’art. 26 della legge regionale Lazio n. 29/1997 e s.m.i. sulle aree naturali protette.

La modifica riguarda la procedura di approvazione dei piani dell’area naturale protetta (parchi e riserve naturali), ora impera il silenzio – assenso: “trascorsi tre mesi dall’assegnazione della proposta di piano alla commissione consiliare competente la proposta è iscritta all’ordine del giorno dell’Aula … Il Consiglio regionale si esprime entro i successivi centoventi giorni, decorsi i quali il piano s’intende approvato”.

In precedenza, la Giunta regionale, entro 90 giorni, raccoglie i necessari pareri esterni e ne formula uno complessivo, poi assegna la proposta alla Commissione consiliare competente, che – sempre entro altri 90 giorni – invia la proposta di piano all’Aula per il pronunciamento definitivo.  
In realtà, può mancare qualsiasi pronunciamento, perché è sempre previsto il silenzio – assenso.  In complessivi sette mesi di silenzio – assenso il piano dell’area naturale protetta può esser approvato senza la benchè minima discussione.
L'antica torre dell'Acquafredda

Una vera e propria autostrada amministrativa per favorire le più devastanti speculazioni immobiliari anche nei parchi e nelle riserve naturali del Lazio.
Qualche esempio: la proposta di piano della riserva naturale “Tenuta dell’Acquafredda” prevede ben 180 mila metri cubi di volumetrie “a scopo socio-sanitario” per la “valorizzazione di terreni di proprietà dell’ente ecclesiastico” Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica, il Vaticano, per capirci, mentre numerosi interventi di grave trasformazione del territorio avverranno mediante piani ambientali di miglioramento agricolo (PAMA) comprendenti impianti di compostaggio, centro di vendita ortofrutticola e nuove volumetrie (es. Quarto della Zolforatella).

L'operazione è decisamente grave sul piano politico-ambientale, ma rivela anche profili di incostituzionalità, visto che contrasta con gli articoli 12, 22 e 25 della legge n. 394/1991 e s.m.i. sulle aree naturali protette, legge quadro che vincola anche le normative regionali e che prevede la valenza di piani paesistici per i piani delle aree naturali protette, obbligando la Regione alla co-pianificazione con il Ministero dell’ambiente e con il Ministero per i beni e attività culturali.


Decima, Castello di Monte di Leva

Se la legge regionale, una volta approvata, conserverà tali aspetti, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus rivolgerà un’istanza al Governo perché la impugni (art. 127 cost.) davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze statali in materia ambientale (art. 117, comma 2°, lettera s. cost.).


Come avvenuto per i tagli boschivi nella riserva naturale “Decima – Malafede” della primavera 2018, più volte denunciati dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in tutte le sedi, emergono gravi omissioni e assordanti silenzi nell’attività gestionale delle aree naturali protette del Lazio e di Roma Capitale in particolare, segno evidente che la speculazione e la difesa degli interessi particolari sia amorevolmente considerata in via trasversale fra le forze politiche.
                       
                               Gruppo d’Intervento Giuridico onlus



lunedì 19 novembre 2018

IL TEMPO DEI RESTI!


Risultati immagini per tempi bui

C'è qualcosa di indefinito, di non esattamente inquadrato e inquadrabile e che porta questi tempi ad essere difficilmente catalogabili o definiti in modo preciso e significativo. Sono i tempi delle grandi paure e della temuta fine delle speranze. Delle grandi conquiste e delle ancor più grandi ingiustizie. Delle grandi prospettive fantasticate e delle miserie effettivamente vissute. Delle grandi promesse, delle grandi potenzialità e del nulla possibile. Del grande ingombrante passato e dell'imbarazzante limitato presente. In mancanza di chiavi di lettura più convincenti e chiarificatrici credo di non essere blasfemo e troppo lontano dalla realtà se, senza paura di essere criticato, mi sento di definirlo come il “tempo dei resti”. Perchè dei resti? Perchè nell'incapacità acclarata di elaborare nuovi modi e nuovi pensieri, siamo talmente immersi nel nulla esistenziale contemporaneo capace di sterilizzare e rendere meritevole di sbeffeggio qualsiasi tentativo di rilettura o di arricchimento originale del presente. Quindi, per costrizione o per scelta, ci si trova a contentarsi dei resti. Per incapacità o timore dell'ignoto nei nostri resti ci illudiamo di ritrovare il tutto.Resti o briciole di un cosiddetto benessere consumista elevato a modello unico e possibile dell'umana esistenza la cui torta sempre più grande ma sempre più riservata a una platea ancora più ridotta e privilegiata. A fronte del sempre più tangibile e sempre più probabile rottura degli ultramillenari equilibri naturali del pianeta, ci contentiamo di godere dei resti di una natura ridotta a mera testimonianza e considerata, al massimo, come fonte di guadagno e non elemento insostituibile e imprescindibile della vita stessa. Nel migliore dei casi difendiamo quei resti rinchiudendoli in riserve e parchi come isole assediate e circondate dal marciume.
Su un piano decisamente meno materiale, avventurandoci nell'intimo di ognuno vediamo che spesso, ci si contenta dei resti emotivi ed emozionali derivanti dagli scoop del pomeriggio trash della tv o del Web. Nei rapporti interpersonali ci si fa bastare i resti sentimentali in cui, progressivamente l'io prevale decisamente sul noi. L'altro visto come fattore limitante e concorrenziale piuttosto che come completamento e arricchimento.
In questi tempi di resti e di incompitezza dove sono le speranze? Dove si manifestano le potenzialità di riscatto, di maturazione complessiva e di presa di coscienza?
Fino ad oggi abbiamo dovuto assistere ad un'azione ideale, filosofica, religiosa e politica (non scandalizzi l'accostamento di questi elementi) che tenta di sopravvivere grazie all'uso dei resti. Resti di ideali e ideologie cui non sono stati forniti i necessari aggiornamenti e le imprescindibili mutate condizioni d'essere. Facendosi bastare troppo spesso l'uso retorico dei resti di slogan e simbologie che, gratificano, purtroppo, quasi esclusivamente chi le espone orgogliosamente.
L'incapacità, ormai acclarata di analisi, di incisione sul presente, di rappresentanza, ha lasciato ampio spazio a quelli che possiamo definire i resti più deleteri del dibattito.
Rabbia, rancore, spirito di vendetta conditi da ignoranza e la presunzione tipica dei pensieri corti e asfittici sono ormai i tratti predominanti dei rapporti, non solo politici, ma sociali e collettivi.
Prima o poi i resti non basteranno neanche più.
Cosa ci dobbiamo aspettare allora? Un imbarbarimento ancora più devastante che ci riporti a tempi ancora più bui o un'improvviso, e ad oggi non preventivabile, scatto d'orgoglio che riscatti le attuali miserie?
Qualunque sia o sarà il domani, chiunque ne abbia coscienza ha il dovere di provare a cambiare prima di tutto sé stesso e integralmente, con la coscienza che i resti nella vita spesso andranno a finire nell'indifferenziato.
Ad maiora

MIZIO

martedì 30 ottobre 2018

SE 12 ANNI VI SEMBRAN TROPPI!


Risultati immagini per riscaldamento globale


Gli scienziati dell' Onu hanno dato l'allarme:”12 anni per salvare il mondo”. Questo è il limite temporale per poter sperare di invertire la tendenza al riscaldamento globale che potrebbe scattare e superare il famigerato grado e mezzo arrivando ai due gradi di aumento della temperatura con conseguenze disastrose e senza possibilità di ritorno. Scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, desertificazione progressiva. Scomparsa di migliaia di specie vegetali e animali e cambiamenti complessivi e drammatici per l'accesso all'acqua e alla possibilità stessa di vita per come la conosciamo. E' vero che di allarmi del genere negli ultimi decenni ne sono stati lanciati molti e, quasi sempre l'accusa preconcetta di catastrofismo li ha depotenziati facendoli scivolare nella considerazione alla stessa stregua della storia di Pierino e il lupo.
E adesso, che sembrerebbe che il lupo sia arrivato veramente, e stia proprio dietro la porta di casa, pare quasi che la cosa non ci interessi più di tanto. E' vero che è aumentata di molto la sensibilità del singolo verso gli animali o verso la salvaguardia di piccoli o grandi porzioni di territorio da tutelare. Cose ottime, cose da sviluppare e apprezzare ma che non incidono se non in minima parte sul risultato finale. Salvare il cucciolo di cinghiale o il piccolo riccio sulla strada è cosa buona e giusta come impegnarsi per la salvaguardia del fazzoletto di verde sotto casa. Ma hanno un effetto positivo quasi esclusivamente per noi stessi e il nostro impegno ma hanno un impatto prossimo allo zero se non c'è un'attenzione pari o superiore al mantenimento dell'equilibrio ambientale complessivo. E questo, purtroppo sfugge alle possibilità, anche le più positive del singolo, ma rientrano in quelle assunzioni di coscienza e responsabilità che devono diventare collettive. Per far questo bisogna ripensare complessivamente e non settorialmente, l'organizzazione stessa della società. Ripensare la mobilità del singolo e di conseguenza, l'organizzazione del lavoro. Andare verso un lavorare meno, lavorare tutti e lavorare meglio. Ripensare il consumismo sfrenato, con i suoi ritmi infernali di produttività (crescita) malata e destinata fatalmente a infrangersi contro l'esaurimento delle fonti non rinnovabili di materie prime e la desertificazione del pianeta. Spostare le risorse ancora disponibili verso una loro redistribuzione più equa affinchè i cambiamenti necessari siano più facilmente accettati dalla gran massa. Introdurre come legge ineludibile né quella divina né tantomeno quella di mercato ma solo ed esclusivamente quella della natura e delle sue potenzialità, enormi ma non infinite, di produrre e garantire benessere e sopravvivenza a tutti se rispettata. Sviluppare cultura e conoscenza quale principale se non unico argine, all'ignoranza e all'incapacità di comprendere i processi sia sociali che naturali. Così, come sarebbe un argine alla sovrappopolazione, soprattutto nei paesi più poveri, con la valorizzazione e il riconoscimento della funzione e delle potenzialità delle donne, ancor oggi troppo limitate nel loro essere in quei paesi.
Per non parlare dell'inquinamento atmosferico e delle acque, del consumo continuo di suolo, della pesca intensiva che sta spopolando interi oceani, delle miliardi di tonnellate di plastica e altri rifiuti che contaminano e alterano equilibri biologici frutto di milioni di anni di evoluzione. Questo quadro mette paura solo a immaginarlo, figuriamoci a doverlo vivere come stiamo facendo e come tragicamente si aggraverà non tra un secolo ma già da domani. Conviene allora, come struzzi mettere la testa sotto la sabbia e fare finta che non sia così? Magari sperare in maniera fatalistica o fideistica che qualcosa cambi o, come nella famosa opera di Eduardo, tanto “Addà passà a nuttata”! La nuttata che stiamo contribuendo, con i nostri silenzi, con il nostro disinteresse a costruire non passerà, se non in tempi misurabili in secoli e solo con un'inversione totale del nostro modello di sviluppo.
Fatto un elenco e un quadro non terroristico, ma realistico, delle prospettive a breve rimane da stabilire cosa possiamo ragionevolmente fare. Diciamo che parliamo di piccole speranze, ammesso che ancora sia possibile coltivarne. Si può, ragionevolmente, pensare di operare svolte così radicali e impattanti se continuiamo ad avere come riferimenti i dati dei vari PIL dei vari paesi, del Moloch del debito pubblico, di una crescita misurata in miliardi di ore lavorate o miliardi di prodotti immessi sul mercato? Come si potrà convincere i potenti della terra (economici, finanziari e politici) a rinunciare al proprio disegno egemonico sul pianeta e sulla vita dello stesso? Non lo si potrà certo fare se guardiamo, ad esempio, a come la maggioranza degli elettori nel nord e nel sud del pianeta si sta esprimendo. Si premiano candidati e forze politiche che fanno della cementificazione, della distruzione del territorio dello sfruttamento intensivo e pronta cassa delle risorse e delle fonti energetiche non rinnovabili la propria Bibbia. I Salvini in Italia, Ii Trump in America e i Bolsorano in Brasile ne sono solo gli ultimi e più rappresentativi esponenti. Rappresentano esattamente e senza gli infingimenti cui altri ricorrono, lo spirito predatorio ed egoista del peggiore essere umano. Visione in cui si privilegia il singolo, il suo egoismo, la competizione anziché valorizzare una visione, meno gratificante per il singolo ma drammaticamente necessaria, basata su rispetto, solidarietà, equilibrio tra gli esseri umani e l'ambiente tutto.
Questo sarebbe il compito storico che toccherebbe alla sinistra e a chiunque abbia nel pensiero solidale e altruistico il faro nella propria vita.
Purtroppo è un compito storico che, a questo punto possiamo definire tranquillamente in gran parte fallito. E, con altrettanta certezza possiamo certificare che non c'è alcuna capacità o voglia di prenderne atto.
Dodici anni, ma fossero anche cento, per l'universo sono meno di un battito di ciglia. Per la Terra, i suoi abitanti e il genere umano sono l'attuale limite tra la possibilità di continuare a vivere o scegliere, invece, un suicidio collettivo.
Ad maiora!

MIZIO


sabato 13 ottobre 2018

LA' DOVE PISCIANO I CANI

Ci sono più cose negli spazi bianche fra le righe che nelle parole scritte.


Breve estratto iniziale di un testo, in gran parte autobiografico che prima o poi vedrà la luce!




La' dove adesso portano a pisciare i cani, ho dormito io. Sembra impossibile che un prato, fortunatamente diventato un parco strappato alla speculazione edilizia, possa aver ospitato, neanche troppi anni fa, un'intera comunità. Una comunità che è stata per gli anni dell'infanzia anche la mia. Le maestose rovine degli acquedotti con la loro presenza millenaria ci facevano da scudo e da riferimento. Quello che oggi distratti running con l'occhio fisso sul cardiofrequenzimetro e coppie in cerca di tranquillità vedono come un angolo in cui rifugiarsi per sfuggire al caos dell'incombente città era il nostro habitat. Il panorama creato dalle fila dei palazzi che nascevano come funghi alterando continuamente la skyline, erano il nostro orizzonte e il nostro confine. Fortunatamente alle spalle si stendeva ancora la campagna romana che tentava di resistere alle bramosie dei palazzinari e porgeva la mano ai primi declivi dei Colli Albani. Campi di grano, vigneti, pinete erano la nostra savana e la nostra Amazzonia. Nulla chiedevano e molto davano, compresi i bagni nella marrana che allora era limpida e non insozzata da mille schifezze, in cui facevamo conoscenza sul campo e senza insegnanti di pesci, rane, tritoni e rettili. Ogni metro quadro è stato testimone di qualche nostra avventura. Ogni albero ha conosciuto il nostro stupore e la nostra, anche crudele, innocenza. Innocenza messa, presto a dura prova dall'incontro, che inevitabilmente diventava scontro, con l'habitat meschino, razzista e snob della piccola e media borghesia che, intanto progressivamente, si avvicinava. Eravamo i figli dei sottoproletari, eravamo gli zingari, come con disprezzo ci chiamavano. Eravamo i figli delle ultime vittime della guerra i cui genitori avevano faticato più di altri per rimettersi in piedi. Cui si erano aggiunti nel frattempo i figli degli emigranti dall'Abruzzo, dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Calabria, finiti relegati ai margini della grande città bisognosa di mano d'opera. La storia, anche ripensando all'oggi, alla fin fine racconta sempre sé stessa anche se con interpreti diversi. Ero circondato da figure come quelle descritte da Pasolini, cinici, sfrontati, costantemente sopra le righe, potenzialmente anche violenti ma fondamentalmente disarmati nella tragica impotenza a fronte di un mondo che cambiava troppo in fretta per i loro semplici schemi di lettura e capacità di decodifica.
In questo humus poteva nascere, e sarebbe stato anche comprensibile, un mix esplosivo di rabbia, di voglia di rivalsa a tutti i costi e anche di violenza cieca. Per fortuna, come cantava anche il grande Faber, dal letame nascono soprattutto fiori. Nello specifico, grazie anche a figure fondamentali nella nostra crescita sono nati molti fiori mossi dalla voglia giustizia e non di vendetta, dalla smania di conoscenza, dalla ricerca di un riscatto in termini di conquista di dignità e coscienza. Fiori che nel tempo si sono, quasi naturalmente, trasformati in impegno sociale, politico, per alcuni anche religioso ma, per tutti, fondamentalmente in un continuo tentativo di costruzione di un mondo in cui non ci siano classifiche di merito, ma solo persone con i loro sogni e i loro bisogni.
E di questo cammino di ricerca e conquista, non facile e irto di ostacoli, con molte dolorose cadute  e altrettanti momenti entusiasmanti che cercheremo di parlare. Ne parleremo non certo con la voglia o la presunzione di insegnare alcunchè, convinti come siamo, che l'avventura della vita sia per sua natura solitaria e non trasmettibile, se non a grandi linee.

MIZIO