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martedì 10 febbraio 2015

VECCHIO O NUOVO? E' UGUALE!


Dopo aver fatto l nostro dovere di persone sdegnate (giustamente), indignate (giustamente), dubbiose (giustamente), non è forse il caso di cominciare a fare una serie di analisi sui motivi che sono dietro determinati avvenimenti?
Sappiamo tutti dell'impatto e del ruolo degli Stati Uniti e dei paesi occidentali in genere, nel tentare, di controllare e intervenire in determinati territori senza che nessuno richiedesse di farlo.
Sappiamo dell'integralismo islamico che legge con altri occhi la nostra libertà e la nostra democrazia. 
Sappiamo dell'intolleranza xenofoba e razzista che non vede oltre il proprio naso e che per qualche voto in più darebbe vita a guerre sante. 
Sappiamo tutto, ma difficilmente dal’apparente sapere passiamo a pensieri conseguenti.
Ci sarebbero guerre per il petrolio con assetti sociali e uno sviluppo economico diverso? 
Ci sarebbero moti religiosi se non alimentati da un’intollerabile diseguaglianza sociale?
Ci sarebbero imbecilli che assediano centri di accoglienza per rifugiati politici se non ci fosse la povertà, e la conseguente ignorante rabbia?
Tutto ciò comporta certamente uno sforzo di analisi, di riflessione, di domande,, ma anche, e soprattutto, di risposte.
Siamo diventati timorosi nel dire che il vero cancro è, ed è sempre stata, la discriminazione sociale e  le intollerabili diseguaglianze che da questa dipendono.
Condizione, questa, necessaria per garantire al potere ceti e popoli disperati da utilizzare a piacimento per il mantenimento dello status esistente.
Tutto ciò ha un nome ben preciso: Capitalismo!
Ci siamo illusi che nelle moderne democrazie occidentali le classi sociali andassero ormai verso l' omologazione ed una pari dignità. Abbiamo pensato che coniugare il rispetto delle regole democratiche, tipiche della società borghese, con il rispetto e migliori condizioni esistenziali dei ceti proletari fosse condizione sufficiente per il superamento delle barriere sociali e dei muri economici disinnescando, in questa maniera, le legittime rivendicazioni popolari per un periodo di tempo sufficiente affinchè si ricreassero le condizioni per il ripristino del vecchio e immutabile assetto sociale, basato su disuguaglianza e ingiustizia.
Abbiamo alle spalle, purtroppo, anche il fallimento dell’utopia comunista con le esperienze del socialismo reale che, nate per creare l’uomo nuovo e la società nuova sono, con il tempo, diventate mere rappresentazioni di facciata di un nuovo modo di esercitare il potere in maniera vessatoria (Anche se, a onor del vero, in questo caso non c’erano discriminazioni sociali. Riguardava tutti!).
E’ vero quando si afferma che la società è cambiata, che il mondo non è più lo stesso e, di conseguenza, non si può guardare e analizzare con i vecchi schemi ideologici, ma è altrettanto vero che i rapporti di forza (e lo vediamo in questi anni di crisi) sono rimasti gli stessi, modificandone solo gli aspetti esteriori. Gli attuali speculatori predoni del nuovo capitalismo economico sono i nuovi padroni del vapore e, a differenza del vecchio classico padrone, svincolati dal rapporto di dipendenza dal prodotto e dal plus-valore aggiunto del vecchio rapporto padrone-operaio, esercitano il potere in maniera più cinica e spietata.
Dall’altra parte, la componente operaia e, in genere, dei lavoratori dipendenti è andata progressivamente diminuendo, sostituita dalle nuove tecnologie e dalla globalizzazione che sposta la produzione là dove più conviene. 
Sono nate così nuove forme di proletariato svincolate anch’esse, come il nuovo capitalismo, dal classico rapporto col plusvalore creato sul prodotto finito.
Sono le masse, soprattutto, ma non solo, giovanili magari laureate e impiegate in settori sottopagati, finalizzati alla realizzazione del maggior guadagno possibile con la minore spesa. Esempio tipico gli operatori dei call center, pagati (poco) non per il lavoro e il tempo ad esso dedicato ma in funzione di quanto questo sia produttivo per il gestore.
Tutto questo, come sappiamo, aiutato e permesso dalla connivenza di una classe politica incapace di opporre alcunchè allo strapotere finanziario , rinunciando a priori alla dirigenza dell’ economia ma., anzi, da questa, farsi dirigere e condizionare.
Ritorniamo ai nostri operatori di call center, giovani, diplomati, spesso laureati magari con master e ulteriori specializzazioni che, a differenza, degli operai classici della vecchia catena di montaggio sindacalizzati e con una netta coscienza di classe, pur soffrendo la loro situazione, non danno vita ad un sentire comune di appartenenza tale da mettere in discussione il loro ruolo e la loro posizione.
Ritorniamo ancora più indietro nel ragionamento, a quando si è accennato  all’ apparente superamento delle barriere sociali nelle moderne democrazie, ecco, questa scarsa reattività degli sfruttati del secondo millennio è in gran parte dovuta al non sentirsi appartenente ad una classe subordinata e che la propria condizione sia frutto del caso  la cui soluzione appartiene, non a un cambiamento sostanziale e globale della società, ma ad una propria capacità di tirarsene fuori individualmente.

Nuovo capitalismo, nuovi sfruttati, nuove povertà uguale nuova progettualità. 
Il nemico ha cambiato pelle, è più lontano, meno definito occorre, quindi, che anche noi che ancora crediamo nelle potenzialità dell’essere umano di cambiare in meglio, ci inventiamo nuove forme di lotta, nuove progettualità, se necessario anche rinunciando a schematismi ideologici scarsamente applicabili oggi e, ancor meno, condivisi. Fermo restando l’obiettivo finale di una società più giusta, più libera, basata sul rispetto e la condivisione anziché sulla sopraffazione e la competizione. Che poi si chiami comunista, socialista o del sole credo importi poco alla stragrande maggioranza.
Lavoriamo per questo, portando le nostre esperienze e le nostre speranze, ma essendo disposti anche a mettere da parte qualche nostra convinzione e qualche nostro sentimentalismo, cui , però a nessuno dovrà essere permesso di chiedere di rinunciare.
Ad maiora!


MIZIO

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