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lunedì 1 agosto 2016

LO DICE IL PURE IL PAPA......


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Ha suscitato molto scalpore e interesse il silenzio e la compassione mostrata da Papa Francesco nella sua visita ad Auschwitz. Molti commenti ammirati da credenti e atei di varia estrazione politica, culturale e sociale. Sono sinceramente contento che questo papa abbia il coraggio, la forza e la determinazione nel calarsi empaticamente in quelle che sono state e sono le grandi tragedie del genere umano. Il suo mostrarsi vicino al di fuori di schematismi bigotti a tematiche sociali ed esistenziali.
Premesso questo mi chiedo perchè mai tutta questa ammirazione esibita e sopra le righe per gesti e parole che dovrebbero essere assolutamente scontate per chi ha l'onere e l'onore di rappresentare Cristo in Terra?
Parliamoci chiaro, dichiararsi contro la guerra, l'ingiustizia, la povertà, i grandi mali che affliggono l'umanità dovrebbe essere il minimo sindacale per chi guida la religione che fa dell'amore, la fratellanza e la solidarietà il proprio credo, oltre, ovviamente agli aspetti più strettamente teologici.
E' come gridare d'ammirazione ed esaltarsi per un insegnante, un muratore, un contadino che vanno ogni giorno a fare il loro lavoro. Sarebbe perlomeno fuori luogo ed esagerato.
Per offrire una chiave di lettura, in primis a me stesso, di quello che vorrei dire, devo riconoscere che la mia formazione umana, culturale, sociale ha subito forti influenze dal mondo cattolico, anche se di quella parte critica, e, ovviamente dalla cultura marxista che sembrerebbe in antitesi alla prima.Il diavolo e l'acquasanta, insomma
In entrambi i campi ho avuto modo di trovare vette eccelse dal punto di vista umano come non sono mancati esempi di segno esattamente opposto.
Quindi nessuna posizione preconcetta nel ragionamento
L'ammirazione per Francesco, come ormai viene confidenzialmente chiamato, deriva dal fatto che sembra interpretare il ruolo in maniera diversa e meno lontana dal comune sentire rispetto ai suoi predecessori. Questo fa pensare, allora, che finora la Chiesa e la sua religione, sono state rappresentate dai suoi massimi esponenti in modo percettibilmente diverso.
Questa diversità ha colpito, comprensibilmente, il mondo cattolico ma ha, sorprendentemente, anche fatto proseliti fra l'intellighenzia (almeno quella poca reperibile) e molti esponenti della sinistra, storica, nuova, radicale o meno.
Sembra quasi che dietro quest' ingenua sorprendente ammirazione ci sia la sorpresa del bambino che scopre improvvisamente un nuovo gioco o un nuovo interesse.
Ma veramente qualcuno rimane ammirato e si sorprende del fatto che si possano dire cose di una banalissima verità in modo diretto semplice, chiaro senza per forza dover attraversare analiticamente e puntigliosamente tutto l'armamentario dialettico e visionario che ognuno porta dentro di sè?
Se ci stupiamo di un Papa che con gesti semplici e scontati ci lascia basiti, vuol dire che noi quei gesti, quelle parole, quella chiarezza l'abbiamo persa, volutamente o meno non lo so, ormai da anni.
Quindi prima di fare scorrere (metaforicamente) il sangue per identificare le colpe dello scarso appeal (e sono tenero) della sinistra attuale, utilizziamo questo stupore, questa disarmante scoperta per un'approfondita riflessione. Oltre ad analizzare, autoflagellarsi, rinchiuderci nel rancore, fare i calcoli dei decimali per vedere quale tesi sia la migliore, proviamo a comunicare chiaramente, a farci capire anche al di fuori del nostro recinto.
Magari, qualcuno in più potrebbe sapere e capire chi siamo e cosa vorremmo. O no?
Ad maiora


MIZIO

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