DIGNITOSI
“Povero ma dignitoso”; “Anziana povera ma dignitosa; “La dignitosa povertà”; ”Famiglia povera ma dignitosa”, "lavoro malpagato ma dignitoso".
Ecco, la nostra società mediatica e il nostro potere cosiddetto democratico, concedono alla povertà e ai poveri, lavoratori o meno, bontà loro, il diritto di essere dignitosi. Riconoscendo all' accettazione di questa condizione un' accezione positiva (per lorsignori, evidentemente). Invece che considerarla per quello che è realmente. Un rassegnato abbandonarsi a una consolatoria considerazione, ritenendola un qualcosa evidentemente, naturale o frutto di un destino cinico e baro. Condizione e atteggiamento che spazza via preventivamente e pregiudizialmente qualsiasi scrupolo di coscienza (ammesso che sia presente) e tantomeno, assunzioni di responsabilità, sia individuali che collettivi.
Il povero dignitoso e persino fiero della sua considerazione come tale, è innocuo per i benpensanti e lorsignori. É colui che accetta la sua situazione e qualsiasi altra conseguenza al pari del cane randagio scodinzolante per una carezza e un osso buttato in terra per pietà.
Che nel caso dei poveri e dei lavoratori (termini purtroppo, sempre più coincidenti e sovrapponibili) sono rappresentati dalle briciole elargite, da carità pelosa pubblica o privata e da sfruttamento lavorativo che sconfina nello schiavismo legalizzato. Il povero dignitoso fa comodo. Il povero dignitoso serve al potere. Il povero dignitoso puo' diventare addirittura grato (e implicitamente complice) del sistema sfruttatore e carnefice).La povertà, in un mondo che vive del superfluo, del privilegio, dell'ingiustizia, dello squilibrio, della prevaricazione, della ragione della forza piuttosto che della forza della ragione, non può essere mai dignitosa.
Perchè, in questo quadro diventa molto più semplicemente condizione squilibrata, innaturale, ingiusta e inaccettabile.
Quindi il povero non deve essere dignitoso. Dovrebbe essere più logicamente brutto sporco e cattivo. Dovrebbe essere rancoroso, rabbioso, incaxxato nero. Tutto meno che dignitoso. E dovrebbe trovare, qui arriviamo al punto, qualcuno che stimoli, nutra e coltivi una sensibilità, una forza, un sentire collettivo e organizzato. Un qualcosa che questa rabbia, questa ingiustizia la senta propria e la canalizzi in un agire comune per cambiare l'esistente. Lo stesso che, nel secolo scorso, ovviamente con forme e modi adattati ai mutati tempi, erano i partiti, i movimenti e i sindacati (oggi squalificati e compromessi. In primis, da loro stessi).
Una volta lessi una frase che a distanza di decenni, non ricordo dove e di chi fosse. Ma ricordo bene cosa diceva::”Cosa succederebbe (succederà) quando la rabbia dei poveri esploderà?” Non c'era risposta.
E, ovviamente potrei saperlo io.
Ma sono sicuro che, qualora accadesse, difficilmente sarebbe qualcosa di dignitoso per lorsignori.
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