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sabato 9 agosto 2014

A SINISTRA C’E’ SPAZIO


Un partito si giudica dalla sua storia, dai suoi componenti, dalle sue scelte, dalla visione complessiva della società. Destra e sinistra hanno tali denominazioni, non solo per la loro collocazione nel Parlamento, ma perché dovrebbero corrispondere a diverse visioni e progettualità della società, cosa che si sarebbe dovuta rafforzare anche con la scelta del sistema maggioritario che, al contrario,  dopo venti anni, possiamo definire senza dubbio fallimentare, non avendo garantito né la governabilità, né la rappresentanza, né differenze sostanziali tra i due maggiori schieramenti. Ma facciamo finta che vada bene così.
Ritorniamo alle differenze di vedute, la destra promuove e difende il libero mercato, la concorrenza, la competizione la minor presenza possibile del pubblico nei servizi, in generale privilegia  l’interesse del singolo rispetto l’interesse generale. La sinistra, invece, ha (dovrebbe) avere una visione di una società basata sulla condivisione dei beni e delle risorse, sulla giustizia sociale, sul superamento delle differenze economiche sociali razziali o di genere, sulla tolleranza e su una forte presenza pubblica nei servizi e nell’assistenza.
Molto bene! Quindi quando si va a votare il cittadino ha (dovrebbe avere) la possibilità di scegliere chi meglio rappresenti la sua visione della società. Ora in un paese chiamato Italia accade che, da circa venti anni, le differenze tra i maggiori contendenti alla gestione dello stato si concentrasse soprattutto sull’avversione o meno rispetto uno dei leader. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo, è stato il collante che ha tenuto in piedi le ragioni per indirizzare il voto a favore dell’uno e dell’altro dei contendenti, bollando, tra l’altro, chi si teneva fuori da questa tenaglia di favorire o boicottare la vittoria dell’altro.
Per un certo periodo il giochino ha funzionato garantendo all’uno o all’altro la maggioranza nelle elezioni. Il banco, però, sta saltando, tanto è vero che ci si sta affrettando a cambiare la costituzione e le regole democratiche, onde poter continuare a garantirsi una rendita di posizione nella gestione del potere.
La crisi economica che ormai da sei anni imperversa avrebbe dovuto essere la discriminante che marcava le differenze tra l’una e l’altra visione della società prospettando soluzioni e azioni diverse.
Qualcuno ha notizia di scelte di “sinistra” in tal senso?
Qualcuno ha potuto notare una redistribuzione migliore delle risorse economiche?
Qualcuno ha notato una strenua difesa dei servizi pubblici difendendoli dall’attacco speculativo dei privati?
Qualcuno ha difeso le fasce più deboli della società^
Qualcuno ha favorito politiche che favorissero l’accesso al mondo del lavoro dei giovani?
Qualcuno ha visto un miglioramento nella sanità pubblica, nella scuola, nei trasporti e negli altri servizi pubblici?
Qualcuno ha difeso i milioni di lavoratori penalizzati dalla riforma Fornero in termini di accesso posticipato di molti anni alla pensione e di  abbattimento delle loro  tutele sul posto di lavoro?
Quello che è stato fatto lo sappiamo tutti accondiscendenza alle politiche suicide e vessatorie della troika, addirittura mettendo il pareggio di bilancio nella costituzione (unico paese a farlo,) un paese in ginocchio, una classe politica incapace persino di evitare il ridicolo come ci ha dimostrato bene il ministro Padoan che, recentemente,  ha invitato gli italiani a non essere avari e ad investire gli ottanta euro dell’elemosina di Renzi. Non sa o fa finta di non sapere, il che sarebbe peggio, che gli aumenti delle  sole tasse locali, Tares, Imu, Tarsu, Trius hanno comportato esborsi  ben superiori agli ottanta euro. Per non parlare degli aumenti generalizzati delle bollette dell’energia , del gas, telefoniche ecc. ecc..
Potrei continuare a lungo, e qualcuno si sarà già chiesto, ma questo dove vuole arrivare? Tutte queste cose le sapevamo già.
Il mio vuole essere uno stimolo a chi ancora a sinistra del PD pensa ad una possibilità di rapporto con lo stesso, che le cose e le scelte, pur affascinanti e attrattive nei loro postulati iniziali,  non possono seguire le nostre desiderata, ma vanno giudicate dai fatti. E i fatti ci dicono, facendo riferendo alla iniziale definizione di sinistra e destra, che il PD oggi è chiaramente collocabile in quella che possiamo definire senza dubbio un’area tipicamente di destra, e la strenua difesa, al limite della legalità, come nel caso della riforma del Senato, di tale scelta lo fa ritenere una fase non transitoria e non modificabile, a dispetto delle dichiarazioni di alcuni dei componenti che parlano ancora di sinistra riferendosi al proprio partito.
Già sento i lamenti e le geremiadi di chi dice: ” Si però, hanno preso il 40%, ne dobbiamo tenere conto”.
A parte che il famigerato 40% equivale in verità a uno striminzito 22% reale sul totale degli aventi diritto, quindi una minoranza, corposa quanto si vuole, ma minoranza.
Inviterei, pertanto a lavorare  di più su quel 40% (reale) che non vota più e ad erodere una parte di quel 22% che vota PD, convinto cha sia ancora una scelta di sinistra  o una parte del voto 5 stelle, mettendo in campo tutte le energie possibili buttando a mare tutta la spocchia e la difesa della verginità ideologica per ricostruire un soggetto politico che possa essere riferimento per quella fetta di società che non ha più rappresentanza e dignità.
Perché, potete definirle come volete, ma le classi sociali esistono ancora, ne abbiamo solo oscurato la visione e ingannato la percezione con una pseudomodernità lessicale.
Il moderno disagio sociale non è diverso dalla vecchia povertà, così come il vecchio spazzino non è diverso dal moderno operatore ecologico, cambia il nome ma sempre di mondezza si tratta.


Ad maiora


MIZIO

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