giovedì 24 aprile 2014

AL LUPO AL LUPO! GRILLO E TSIPRAS


Il sempre crescente successo e visibilità che i mass media conferiscono al movimento 5 stelle e al suo mentore Grillo è perlomeno sospetto e si presta a diverse chiavi di lettura. La prima e più semplice è che essendo una novità assoluta nel panorama politico non si può fare a meno di dar loro spazio e visibilità, ma dietro se ne possono intravedere altre forse meno chiare e insospettabili. Grillo e il M5S con il loro sentimento anticasta la loro maniacale applicazione di principi e metodi dettati dal barbuto comico genovese, evidentemente rispondono ad un sentimento condiviso da molti cittadini e ne rappresentano l'espressione visibile ma in questo  non sono stati certo nè i primi nè gli unici..
Facciamo un passo indietro, in senso storico, movimenti d’opposizione in Italia non sono mai mancati e, anzi, in questi ultimi anni si sono moltiplicati e hanno assunto connotazioni diverse. Dai movimenti secessionisti, (Lega e similari) a quelli più genericamente definiti dell’anti-politica (che tra l’altro è anch’essa un modello di politica), un po’ più lontani e distanti nel tempo e nella percezione i movimenti di sinistra e/o antagonisti.
La reazione del “sistema” rispetto questi movimenti è stato diverso e rapportato a seconda di chi manifestasse il dissenso. Quindi grande visibilità e tolleranza a suo tempo alla Lega e ai suoi epigoni, via via assimilati e integrati all’interno del sistema stesso, intolleranza e minimizzazione rispetto a movimenti riconducibili alla sinistra sociale e politica che assurgeva agli onori della cronaca solo in occasione delle sonore manganellate democratiche di cui veniva generosamente condita qualsiasi manifestazione piccola o grande, con l’apoteosi raggiunta durante il G8 di Genova.
A differenza della tolleranza e, verrebbe da dire, compiacimento, che si manifesta attualmente nei confronti del M5S.
Dov’è la differenza? E’ solo perché i militanti grillini , in genere, sono bravi, lindi e pinti a differenza dei militanti di sinistra sporchi barbuti e cattivi? Forse, ma non solo e non principalmente.
La verità sta nella diversa percezione del pericolo rappresentato dai diversi movimenti. Alla fin fine il M5S non rappresenta un’alternativa all’attuale impianto sociale, ne pretende solo una sua applicazione più etica e morale, chiedendo il sangue (metaforico) di una classe politica incapace e corrotta sostituendola con i suddetti soldatini bravi, tranquillizzanti e più onesti.
Avete forse visto manifestazioni di piazza dei grillini per il lavoro e i lavoratori? Li avete visti nei movimenti per il diritto alla casa? Non mi pare, li vediamo, però sempre, durante le riprese televisive inveire e manifestare all’interno dei palazzi del potere ad uso e consumo delle telecamere. E se vengono sanzionati con una squalifica per i loro eccessi in qualche seduta parlamentare, vengono incensati e presentati come nuovi eroi e perseguitati politici. Vorrei ricordare loro di parlare, finchè c’è n’è qualcuno ancora in vita, con qualche partigiano e oppositore politico che ha conosciuto carcere, esilio e torture altro che saltare due sedute parlamentari.
Quindi il movimento grillino si presenta come anticasta ma non antisistema. Sono a favore delle privatizzazioni e liberalizzazioni, sono contro la tassazione delle rendite e della patrimoniale (redistribuzione della ricchezza), sull’Europa hanno una posizione che cambia a seconda dell’interlocutore di turno. Allora a cosa serve veramente un movimento come quello di Grillo e co.? Ovvio, a veicolare il malcontento depotenziandolo, e ,inoltre, a poter gridare al lupo, al lupo e riproporre da parte di qualcuno, lo schemino semplice semplice,  ma sempre efficace del “voto utile”. Prima era: votate me se no vince Berlusconi, adesso sarà votate me se no vince Grillo. Con questa logica in Italia abbiamo fatto estinguere e sparire i partiti e i movimenti che rappresentavano oltre la denuncia, anche una pericolosa (per loro) alternativa e non solo un’ alternanza di governo con i risultati che sappiamo.
Ora con le elezioni europee si ha una ulteriore possibilità di rappresentare un’alternativa all’idea d’Europa dominante e non sono ne i grillini ne i movimenti antieuropei (direi anche antistorici) che vanno per la maggiore ed è la lista “L’Altra Europa con Tsipras” l’unica a detta degli osservatori anche non organici al movimento, a portare un’idea d’Europa veramente alternativa e innovativa.
Ma dovrete impegnarvi a cercarla per avere sue notizie visto che mass media daranno pagine, immagini e megafoni a chi griderà "Al lupo al lupo" 
Ad maiora


MIZIO 

sabato 5 aprile 2014

L’ITALICUM E LA LISTA TSIPRAS



Il sistema proporzionale è l’unico in grado di rappresentare veramente gli elettori. Non a caso il Parlamento europeo è eletto con il sistema proporzionale. E l’Italia ha conosciuto il miracolo economico degli anni ’50-60 anche grazie al sistema proporzionale adottato dalla costituente.
Il sistema proporzionale è sempre stato, storicamente, un baluardo da difendere della sinistra nelle sue varie versioni. Cambiare questo principio significa tradire alla base la propria appartenenza politico- storica.
Negli ultimi due secoli la sinistra, socialista, marxista e comunista, ha sempre sostenuto l’utopia democratica egualitaria. Tutti, ricchi e poveri, donne e uomini, contadini e latifondisti, istruiti e analfabeti, operai epadroni, devono avere pari diritto di voto e di rappresentanza.
 Mentre il principio maggioritario e i collegi uninominali, nati (non a caso) nella monarchica Gran Bretagna, sono sempre stati promossi dalla destra storica. Infatti il maggioritario, come dice la parola, crea e rafforza le maggioranze relegando ai margini della vita politica le minoranze.
Ora, in Italia, sull’onda emotiva di una delle tante crisi create, la necessità di un’accentuazione in senso maggioritario è stata ed è soprattutto, utilizzata ad arte come alibi. Si è tentato, già nel passato, con il referendum sul sistema elettorale, in cui solo una sparuta minoranza (14%) ha tentato di opporsi, di far passare il messaggio che, se le cose non si sono fatte o, sono state fatte male., la responsabilità è stata di un sistema che permetteva l’esistenza e la rappresentatività, anche di partiti e movimenti minoritari.
La mistificazione non poteva essere più infame, ma grazie all’enorme battage mediatico che spinge (in modo disinteressato?) in tal senso l’opinione pubblica si tenta di capovolgere la lettura della storia e delle responsabilità nelle italiche vicende.
Si ritiene, dunque, che il Italia la responsabilità delle ruberie e del malgoverno siano delle sparute forze che si sono opposte in questi anni alle ingiustizie e allo stupro delle regole democratiche o non ricadano, invece, sulle spalle di chi questo paese lo ha (mal)governato negli scorsi decenni spesso con maggioranze notevoli?
Chiunque sano di mente e dotato di un minimo senso critico non avrebbe dubbi a rispondere, invece le stesse forze e le stesse persone responsabili dello sfascio attuale, stanno tentando (e ci riusciranno purtroppo) un golpe ai danni della democrazia, accreditandosi, con il nuovo sistema elettorale proposto (Italicum), di un potere ancor più grande che nel passato e, soprattutto, senza il fastidio di un opposizione reale, pur presente nel paese.
Io, per natura, non tendo a dare molto credito alle teorie complottiste, ma tali disegni eversivi (si eversivi!) sembrano obbedire a tentativi di condizionare le società, i popoli, le persone in misura molto maggiore di quelli che che sono i normali e naturali  limiti imposti dal vivere in comunità organizzate.
Chi garantirà i giovani, i lavoratori, le minoranze quando il potere di chi governa non sarà mediato e condizionato da forze minoritarie ma interpreti degli interessi dei più deboli? Chi denuncerà, con cognizione e conoscenze, le malefatte stando fuori dal palazzo?
Io qui non faccio una questione di Renzi si, Renzi no, perché tale lettura della società, pare affascinare e coinvolgere molti settori della stessa a cominciare da quelli finanziari ed economici. Ma mi chiedo, e chiedo a tutti noi, è un prezzi giusto e etico da pagare la rinuncia al confronto e alla rappresentanza, sale stesso della democrazia, in nome di un (im)probabile aumento dello 0,1/0,2 del PIL? Sapendo, tra l’altro, che la crisi si potrebbe affrontare e risolvere in ben altra maniera, ma di questo adesso non voglio parlare.


La sinistra, quella vera, quella che riempiva le piazze, quella dei diritti, quella della difesa della democrazia, quella celebrata e rispettata quando è morta, ignorata e vilipesa quando è attiva dov’è? Non è ora di uscire dal guscio del mugugno e dell’autoreferenzialità, dal rancoroso sentimento d’impotenza e riprovare ad essere protagonisti e non vittime sacrificali?
C’è un’occasione storica, (forse l’ultima): la lista Tsipras per le europee. Non facciamola cadere, critichiamola, denunciamone i limiti e i rischi ma proviamoci, chissà che magari stavolta si riesca a fare qualcosa di buono. Non seguiamo I Vendola, I Ferrero o i duri e puri di turno, seguiamo il nostro istinto, il nostro cuore, il nostro sentirsi compagni, anche se su fronti apparentemente diversi, facciamo nostro il motto “un passo indietro per farne due in avanti. Smettiamola di spaccare il capello in quattro per dimostrare che solo noi avevamo ragione, visti i risultati dovrebbe essere chiaro per tutti che tale esercizio è perdente.
Il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) comprendeva personalità e idee diverse per origine e per obiettivi, ma la consapevolezza di dover unire le forze per contrastare e battere il fascismo diede vita a una delle poche stagioni gloriose vissute dall’ Italia.
Bene, pensiamo che oggi i pericoli siano minori e che non vi sia questa necessità? Solo perché oggi ancora si può esprimere “liberamente” la propria opinione non vuol dire che i pericoli per la democrazia e la libertà siano minori. Non si usa più il manganello e l’olio di ricino, questo è vero (anche se non sempre),  ma la disinformazione e il condizionamento pianificato a tavolino sono meno dolorosi ma altrettanto, se non più, efficaci nel controllare e tenere sotto ricatto le masse.
Compagni, rimbocchiamoci le maniche, ritroviamoci in territori neutri, riscopriamo ciò che ci accomuna e lasciamo in disparte ciò che ci divide, insomma ripartiamo, per discutere e confrontarci tra noi avremo e troveremo sicuramente i tempi e i modi per farlo.


MIZIO

giovedì 3 aprile 2014

SALVARE L' ORSO MARSICANO, MISSIONE IMPOSSIBILE?

A parole, la salvezza dell’Orso marsicano sembra la più affannosa preoccupazione di tutti, ma in realtà nell’ultimo decennio le goffe azioni condotte da politici, burocrati, tecnocrati e accademici hanno prodotto soprattutto enormi sperperi di danaro, molti danni e pochissimi fatti concreti. Si vocifera che siano stati spesi dai 15 ai 25 milioni di fondi europei o di altra provenienza (un’inchiesta è in corso), ma con quali risultati? Vediamoli. Anzitutto, orsi attratti con esche a base di pollo e pesce, diventati troppo confidenti, viziati, vulnerabili e potenzialmente pericolosi.
Poi, mandrie incontrollate di “vacche sacre”, invadenti ogni alto pascolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, nella piú sovrana indifferenza generale. Inoltre, numerose esche avvelenate ripetutamente disperse, non a caso, lungo gli itinerari percorsi dalla fauna protetta. Soppressa, senza valide ragioni, la campagna alimentare, che da 33 anni tutelava i plantigradi nel periodo autunnale di iperfagìa. In sostanziale disfacimento il presidio del territorio, un tempo assicurato con servizi notturni, festivi e contnui apporti di volontariato. Infine, oltre una cinquantina di orsi perduti, nelle circostanze più diverse, negli ultimi 12 anni.
Un salvataggio che sembra quindi assumere sempre piú il carattere di una vera “missione impossibile”, almeno se non cambieranno radicalmente il governo, la strategia e i protagonisti di questa battaglia, oggi senza dubbio una delle più significative nel quadro della conservazione della natura. E si profila già un pericolo più subdolo: perché qualcuno cerca di insinuare l’idea che gli orsi siano ormai condannati senza scampo, e quindi tanto varrà rinchiudere i pochi superstiti in un confortevole zoo (magari denominato “bioparco”), per allevarli con cura e farli riprodurre. Sarà semplice coincidenza, ma una delle ultime uscite dei nuovi “salvatori” data di appena qualche settimana fa, e sembrerebbe muovere proprio in questa direzione. Autorevolissimi esperti convenuti da varie parti d’Italia e dall’estero hanno partecipato a questa straordinaria corsa per la scoperta dell’acqua calda: accorgendosi che gli orsi potevano davvero essere allevati facilmente, e magari anche riprodotti, in cattività. Partendo anzitutto da quegli individui che, come spesso avviene, vengono occasionalmente salvati o recuperati, ma non sono più autosufficienti, e quindi sarebbe impossibile rilasciarli. Ma che splendida idea, si dirà. Peccato però che tutti dimenticano – o fingono di dimenticare – che un progetto del genere esisteva già negli anni Novanta, era stato positivamente avviato e si erano reperiti anche i fondi per completarlo…

E perché mai non se ne fece nulla? Le cronache riferiscono che venne improvvisamente interrotto, senza valide ragioni, all’inizio del Terzo Millennio: così come fu bloccata la campagna alimentare, e non andarono avanti gli studi su eventuali inseminazioni artificiali, ricondizionamento dei cuccioli alla vita selvatica e banche del seme. Un vero peccato! Altrimenti già oggi avremmo potuto festeggiare i primi orsacchiotti restituiti alla vita selvatica nelle valli del Parco a più alta protezione, e seguire il lento ma sicuro incremento della popolazione dell’animale più straordinario e minacciato della nostra fauna.
Purtroppo questi, in un’Italia come l’attuale, che pare votata all’autodistruzione, restano soltanto bellissimi sogni. La realtà è assai meno confortante, resta quella che tutti viviamo e conosciamo, e sarebbe inutile continuare a lamentarsi, se non si è capaci di cambiare nulla. Ma gli interrogativi incalzano, sia consentito porre almeno i più pressanti: 1. Ma si è mai visto un Paese dove in poco tempo vengono massacrati una cinquantina di individui dell’animale più raro, e non viene individuato alcun colpevole? 2. Ma è possibile che di fronte alla continua dispersione di veleni nel Parco e dintorni le autorità non abbiano saputo reagire in modo efficace e definitivo? 3. Ma si è mai sentito che in un parco a parole superprotetto centinaia di vacche semibrade, portatrici di ogni disturbo e rischio sanitario, vengano lasciate vagare liberamente per anni anche nelle parti più riservate alla fauna? 4. Ma come mai le interrogazioni al Parlamento Europeo, le indagini da questo aperte, le lettere e le sollecitazioni al Ministero sono rimaste tutte senza esito né risposta?


Un cucciolo salvato da morte sicura viene allattato: potrà crescere e riprodursi in cattività?

sabato 15 marzo 2014

RISERVE NATURALI A RISCHIO CON LA NUOVA LEGGE REGIONALE

mercoledì 12 marzo 2014

Una grande rete di parchi urbani


La legge regionale che attribuisce nuovi poteri a Roma Capitale cancellerà l'Ente Roma Natura, affidando al Campidoglio la gestione di 14 riserve naturali protette.
Le associazioni e i comitati ambientalisti scrivono una lettera a Zingaretti chiedendo di salvare l'ente. Il pericolo? Che senza regole, l'aspetto urbanistico prevalga sulla tutela dell'ambiente.
Anche il commissario straordinario Maurizio Gubbiotti, nominato lo scorso luglio, auspica dalla Regione un ripensamento: "Abolire Roma Natura non è un segnale positivo. Va rafforzata, non chiusa"


LA LEGGE
- Secondo la proposta di legge n. 25/2014, infatti, tutti parchi gestiti dall'Ente Regionale Roma Natura, d'ora in poi saranno affidati Roma Capitale e l'Ente, all'atto dell'approvazione della legge, dovrà essere considerato estinto. Il Campidoglio si troverà quindi a gestire un patrimonio di oltre 16 mila ettari che comprende 9 Riserve Naturali Protette (fra cui la Marcigliana e la vastissima Decima - Malafede), il parco regionale di Aguzzano e quello del Pineto, 3 monumenti naturali (Mazzalupetto – Quarto degli Ebrei, Galeria Antica e Parco della Cellulosa) e l'area marina protetta delle Secche di Tor Paterno. Zone di grande pregio che però rischiano di rimanere in un vuoto amministrativo che ne pregiudica l'esistenza.
LA LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI -
E' questa infatti la maggiore preoccupazione di oltre 20 associazioni, fra cui TerritorioRoma, Legambiente Lazio e Italia Nostra sezione romana, che dopo essersi riunite lo scorso 5 marzo alla Casa del Parco di RomaNatura in via del Casaletto 400, hanno scritto una lettera indirizzata al governatore Zingaretti in cui chiedono alla Regione di fare dietrofront sul provvedimento. “Riteniamo questa scelta sbagliata – si legge nella missiva - perché il mantenimento dell'Ente e l'approvazione di tutti i piani di assetto è condizione indispensabile per garantire una corretta gestione ambientale ed economica dei parchi”.

Eliminare Roma Natura, esporrebbe le riserve naturali a un duplice rischio secondo Luigi Tamborrino, presidente di TerritorioRoma. Da una parte si teme sull'effettiva capacità di Roma Capitale di gestire in maniera adeguata un simile patrimonio ambientale, come testimonia il caso della Riserva del Litorale Romano, dove, nella parte di competenza capitolina, operano solo 7 addetti.

giovedì 13 marzo 2014

VENEZUELA, L' ORGIA DELLA DISINFORMAZIONE

disintwitter

Prima arrivò internet, poi i social network. La conclusione sembrava senza appello, si era arrivati alla democratizzazione delle informazioni. I cittadini, osservatori, testimoni, armati con i loro gadgets tecnologici e una connessione a banda larga mobile avevano rovesciato l'oligopolio dei grandi media mettendofine ai loro interessi e manipolazioni che hanno condizionato il giornalismo. In primo luogo oggi, attraverso blog e social network la realtà sarebbe arrivata in casa, senza le mediazioni perverse dei media.
 
Effettivamente la diagnosi sul potere e l'applicazione della manipolazione da parte dei media mainstream ha avuto successo, ma l'illusione che stavamo andando a conoscere la verità attraverso la partecipazione di massa dei cittadini  e tutto il potenziale tecnologico ora sembra perlopiù un miraggio.



Ancora una volta, il Venezuela è diventato il banco di prova per le nuove tendenze di (dis)informazione. Scontri tra oppositori e sostenitori del governo di Nicolas Maduro, e la violenza hanno innescato una riflessione sui social network , in particolare su Twitter, che mostra come  internet e questa rete sociale possono diventare un vero e proprio letamaio grazie all'intervento di campagne dirette da mani occulte di militanti "paranoici". Vecchie foto e avvenimenti in altre parti del mondo hanno alimentato tutta una marea di menzogne ​dove alla fine diventa più difficile smontare la menzogna che raccontare la verità.
 
Violenza e repressione poliziesca hanno avuto un ruolo speciale. Essi hanno presentato delle immagini della polizia che reprime gli studenti nello stato venezuelano di Merida, immagini che risalgono al 2010 e mostrano un corpo di polizia che non esiste più.
Imagen de policía venezolana de 2010
In altre occasioni sono state utilizzate immagini del Brasile nel 2013
Policía brasileña en 2013
o di studenti che manifestano contro il governo cileno nel 2012.
Represión en Chile
Non potevano mancare immagini di violenza sessuale, un "classico" successo virale di sempre. Viene diffusa una fotografia di poliziotti che costringono uno studente a fare fellatioma in realtà è una "prestazione" presa da un sito porno.
Violación en una página porno
Presentati come studenti uccisi a Maracayuna dozzina di cadaveri di siriani ad Aleppo nel2012.
Muertos en Siria
Non solo brasiliani, cileni e siriani hanno una seconda possibilità di essere protagonisti in Venezuela, anche il cittadino basco Unai Romanodeformato dagli "infortuni" causati dentro la caserma della Guardia Civil nel 2001, accusato di appartenere all'ETA, e  presentato come una vittima della tortura del "regime" venezuelano.
Torturado vasco
Oltre alla repressione sono state presentate delle condizioni nel paese che potevanogiustificare questa "rivolta" contro il governo di Maduro. Sostengono, ad esempio che all'Ospedale Centrale a Maracay la situazione era così precaria che i bambini erano stati messi in scatole e ceste.
Queste foto in realtà sono state scattate in Honduras nel 2012.
Bebés en cajas en Honduras
 
Come dimostrazione di una massiccia partecipazione dei movimenti contro il governo venezuelano, sono state anche diffuse immagini di una catena umana a favore dell'indipendenza della Catalogna in Spagna dicendo che erano state 
scattate in Venezuela.
 
Cadena humana en Cataluña
Con l'espediente della rete possiamo anche aiutare qualche ragionamento mentalmentepiuttosto limitato per dimostrare certe tesi. ("I poliziotti erano cubani perchè quelli venezuelani non sono così neri")
Policías cubanos negros
Abbiamo pensato che i social network avrebbero potuto rendere democratica l'informazionema, purtroppohanno democratizzato quella che è invece la disinformazione.

Tutto questo è solo su Twitterdove la maggior parte degli utenti mettono i loro "cinguettii" in libertàIn circoli più stretti come Facebook noi temiamo che la spirale endogamica della disinformazione possa invece raggiungere il parossismo. Perché qualcuno ha detto che in tempi di inondazioni l'acqua potabile diventa scarsaForse è questo che sta accadendo con unsovraccarico di informazioniE' ora che impariamo ad essere molto più cauti e selettiviNon c'è dubbio che la verità è lìc'è stato un tempo in cuiattraverso la censura, veniva nascosta;ora con un sovraccarico di informazioni, noi la seppelliamo
 
Allo stesso modo dei nostri nonni e genitori che impararono ad aggirare la censura, anche  noi dobbiamo imparare
ad aprirci un varco contro la mezogna.
 
Pascual Serrrano

venerdì 7 marzo 2014

IL VERO GOVERNO RENZI SARA' IL PROSSIMO


Renzi ce l’ha fatta a mettere insieme una risicata fiducia al Senato, nonostante abbia praticamente preso a schiaffi i senatori (la Annunziata parla di “provocazione dadaista”). La maggioranza, però, è la stessa che aveva Letta, niente di più. Della Camera non diciamo: risultato ovvio. I giornali sono tutti molto freddi per la vaghezza del discorso e il suo stile “informale”. Diversi sottolineano l’eccessiva propensione alle battute e la strafottenza del gesto: i plateali sbadigli, il discorso tenendo ostentatamente la mano in tasca ecc. (peraltro come fece Carlo Scognamiglio nel suo discorso di insediamento come Presidente del Senato nel 1994). Comunque, in effetti il tono era quello di chi dice: “Sbrigatevi a votarmi e non fatemi perdere tempo,
bestie!”.

Non che la maggioranza dei senatori non meriti questo ed altro, ma è scomparsa l’ultima ombra di rispetto per le istituzioni. In fondo, invertendo il detto latino, potremmo dire “senatores mali viri, Senatus bona res”. Ma lasciamo perdere e vediamo al merito: la nota che si coglieva nei commenti giornalistici era una certa incredulità nei confronti del giovanotto neo Premier, come dire “Renzi ha vinto, ma non ha convinto”. Lo prendiamo per un segno di scetticismo di chi sta dietro quelli che scrivono: i “poteri forti” (ammesso che quelli italiani si possano ancora definire così) non sembrano puntare granché su questo governo. E con buona ragione.

Renzi sta seduto su due sedie: una è la maggioranza (fittizia) con Alfano che gli ha votato la fiducia e l’altra (quella vera) è con Berlusconi per le riforme istituzionali. Quanto durerà? Prima o poi una delle due sedie verrà meno e lui finirà di sedere per terra.

In secondo luogo: la fiducia si vota a scrutinio palese, per cui i parlamentari si attengono alle indicazioni di partito, ma su moltissime altre cose si vota a scrutinio segreto, in particolare sulle riforme istituzionali e lì faremo la conta vera.

E questo discorso vale in particolare per il Pd, dove Letta, Civati, Bersani, D’Alema si divertiranno a fare “lo schiaffo del soldato” con Renzi.

Ci sono poi valutazioni di politica estera di cui ci occuperemo a breve e che ripetono la situazione di “doppia maggioranza”.

Poi, la squadra dei ministri sembra la “Corrida” di Corrado: dilettanti allo sbaraglio. Largo ai giovani, per carità, non saremo mai troppo contenti della scomparsa dei vecchi tromboni e diamo anche per scontato che il rinnovamento comporta anche rapide ascese di sconosciuti. Va bene, ma, insomma, ci vuole almeno qualcuno che abbia fatto qualcosina prima di diventare ministro. Questi da dove escono, dall’uovo di Pasqua? Va bene, staremo a vedere senza pregiudizi cosa sanno fare almeno sul piano amministrativo (su quello politico non ci facciamo nessuna illusione).

Infine, il discorso ha prospettato cose di buon senso come la riduzione delle tasse sul lavoro e il saldo dei debiti della Pa con le aziende, ma senza dire dove si troveranno i soldi per farlo, per il resto belle frasi (“c’è bisogno di sogni e di coraggio” ecc.) ma poco di concreto.

Insomma, tutto ha un’aria di estrema precarietà, improvvisazione, scarsa credibilità, come un castello di carte tenuto insieme con lo sputo.

Civati è stato quello che lo ha avvertito più acutamente degli altri, poi alla fine si è piegato anche lui per evitare di dover uscire dal partito. Lo capisco, forse una scissione a freddo ora, a tre mesi dalla Europee (quando la scelta sarebbe stata non presentarsi e, di fatto, autoescludersi o presentarsi a fare una cosa affrettatissima) sarebbe stato un passo falso. Ma non è neppure questa una soluzione che può durare, perché, se Renzi riesce nel suo tentativo e mette radici, trasformerà il Pd in un “partito del leader” esattamente come Forza Italia, e non  ci sarà spazio per nessun altro, da Letta a D’Alema a Civati, appunto. Se invece dovesse fallire, non so se ci sarà ancora un Pd in cui militare in attesa di tempi migliori. Saremmo ai titoli di coda.

Però attenti: Renzi non va preso sotto gamba. Non credo che il suo governo possa durare a lungo, ma il piano potrebbe essere diverso da quello dichiarato di durare. Immaginiamo questo scenario:

a- Renzi fa rapidamente alcune cose di facile consenso del tipo sbattere fuori i consiglieri di Stato-consulenti strapagati (bisogna riconoscere che è una idea ottima, perché questa cosa è uno scandalo), distribuisce in due mesi un po’ di soldi alle aziende creditrici della Pa, tassa qualche titolo finanziario speculativo e alleggerisce le tasse sul lavoro. Ribadisce il suo forte tasso di informalità: tutto mirato solo a riassorbire almeno parte della protesta ora andata al M5s (quel che basta a portarlo al fatidico 37%)

b- Nello stesso tempo, vara questo orrore di legge elettorale che gli assicurerebbe la maggioranza assoluta alla Camera

c- Poi va al Senato dove, presumibilmente, la sua proposta di abrogazione viene bocciata con un voto bulgaro. E questa sarebbe la vera mossa calcolata, che spiegherebbe anche la “provocazione dadaista” di qualche giorno fa, fatta proprio per spingere i senatori a votargli contro. A quel punto monta l’indignazione contro la Casata che, come al solito, non vuole rinunciare a nulla e lui cavalca l’ondata di protesta, dimettendosi ed imponendo nuove elezioni, dove ci va come “quello che stava facendo le cose giuste ed è stato bloccato dai soliti politici”. Beninteso: con liste tutte di amici suoi e dopo aver massacrato bersaniani, cuperliani, civatiani, lettiani, dalemiani ed ogni qual si voglia oppositore. Alla Camera avrebbe ottime probabilità di farcela, al Senato probabilmente non avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi (lì si dovrebbe votare con il proporzionale) ma il clamoroso successo alla Camera lo metterebbe in condizioni di forza tali da domare anche la riottosa assemblea di Palazzo Madama: magari sciogliendo quella sola e ripetendo le elezioni all’insegna della “governabilità”, magari con una legge elettorale ad hoc.

A quel punto avrebbe tagliato le unghie agli oppositori interni, disporrebbe di una maggioranza solida alla Camera, metterebbe il Senato in ginocchio e sarebbe anche in grado di imporre le dimissioni a Napolitano ed eleggere un nuovo Presidente di suo gradimento. E forse sarebbe anche in grado di operare una radicale riforma Costituzionale.

A quel punto inizierebbe il vero governo Renzi di cui, questo attuale, è solo un modesto battistrada, con una sola vera operazione politica da fare: le nomine negli enti pubblici da inzeppare di fedelissimi.

E se le cose andassero davvero così, saremmo davvero al regime.


Aldo Giannuli