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venerdì 31 luglio 2015

AZZOLINI E I PESCI DI ORBETELLO

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A Orbetello nella laguna decine di tonnellate di pesci morti a causa della mancanza d’ossigeno derivante dalle alte prolungate alte temperature.
Al senato il sen. Azzolini salvato dall’arresto da quella che, ormai, si prefigura come una compagnia di giro bipartisan: “se io do una mano a te, tu poi dai una mano a me”.
Per entrambi gli accadimenti titoli e articoli hanno invaso tutte le testate e le tv (ad onor del vero molto più per il senatore che per i poveri pesci), ma cosa accomuna due fatti così distanti tra loro nelle modalità e nella percezione? Entrambi, come molti altri, sono vissuti con l’emotività legata al momento e alle conseguenti reazioni indignate, dispiaciute o rassegnate. Entrambe, però, rispondono a quella che definisco ‘”l’impotentia coendi” (impotenza, per i non frequentatori del latino o dell’andrologo) che caratterizza la nostra recente era politica e sociale. Fin dai tempi dell’avvento dei primi governi Berlusconi e seguenti il giudizio e il tiro della comunicazione, favorevole o contraria, si è puntata su aspetti che possiamo considerare tutto sommato secondari andando a spulciare sempre più nel folklore e nello  scandalo piuttosto che nella sostanza. Caratteristica che è diventata sempre più evidente con il diffondersi di massa dei social e della conseguente mole d’informazioni vere, verosimili o false che si aggirano per la rete.
Quindi l’informazione, la cultura politica, la sensibilità in questi anni è stata basata sempre più su aspetti di “colore” e megafonati ad arte piuttosto che su serie proposte alternative e di cambiamento. Con l’avvento, poi del M5S, maestri nell’uso del media informatico è diventato un vero e proprio modus operandi. Intendiamoci, io non nego che ci sia anche una funzione pedagogica nell’evidenziare aspetti perlomeno discutibili della vita pubblica, ma quello che si nota è che, difficilmente, accanto a questa si manifestano con la stessa intensità e la stessa visibilità proposte che siano veramente alternative.
Che i cambiamenti climatici siano un dato di fatto quasi incontrovertibile è patrimonio comune, così come è patrimonio comune che le forze politiche alternatesi al governo ultimamente non rappresentino più un diverso modo di organizzazione della società ma tutte condividono lo stesso sistema, le sue storture e contraddizioni.
Come al solito qualcuno si starà chiedendo :”Si vabbè, e allora?”.
Come tutti penso sappiate, sono un uomo di sinistra, la mia visione del mondo è inficiata e condizionata da idee comuniste, socialiste, ambientaliste ed è proprio alla mia parte, alla nostra coscienza e sensibilità e a quella dei suoi rappresentanti che mi rivolgo. Credo che non sia più né sufficiente né utile denunciare le malefatte di Renzi & co., ormai le conosciamo e le conoscono tutti abbondantemente e non sarà su questo che passeranno e si ingrosseranno le file di forze alternative. Il risultato più evidente che si ottiene è solo quello di contribuire ad ingrossare le fila degli schifati e sfiduciati dalla politica portando acqua al mulino delle forze più populiste e qualunquiste. Oltre la denuncia si deve passare ad una fase propositiva, non caratterizzata dal “faremo”, “ci impegneremo” fumosi e rimandati sempre ad un auspicabile ma ipotetico futuro. Qui, adesso, oggi bisogna cominciare a cambiare ottica, metodo e prospettiva. Non è più tempo di speculare sugli errori e le aberrazioni altrui per aumentare consensi futuri, ma bisogna essere in grado di formulare idee, proposte, iniziative che siano visibili e percepibili oggi. Nella situazione attuale il sol dell’avvenire, lo sappiamo tutti, non sorgerà a breve per nessuno e continuare a coltivare questa pia illusione serve solo a consolarci e a riconoscersi tra di noi.
Quello che si può e si deve fare, superando la fase della denuncia scandalizzata e scandalistica, è proporre alternative praticabili (stavo per scrivere possibili, mi sono trattenuto in tempo, onde evitare maliziosi retropensieri).
Condividere, ad esempio le motivazioni delle proteste, anche quelle che possono sembrare estreme, ad esempio nel campo della politica ambientale sapendo che non può esserci spazio per trattative e posizioni di compromesso perché sono in gioco valori e interessi che vanno a ledere la possibilità e la qualità della vita stessa, così come noi la conosciamo.
Esempio pratico, in alcune amministrazioni locali, dalla regione in giù, sono presenti anche forze di sinistra sulla base di programmi condivisi con il Pd. Se escludiamo la Puglia esempio quasi unico, anche se con qualche naturale limite e ombra, da altre parti non si riconosce minimamente il cambio di passo nel campo delle politiche ambientali. Non è sufficiente, ad esempio, che la Regione Lazio riveda il piano casa della giunta precedente, abbassando le cubature previste precedentemente ma continuando, comunque, a permettere di costruire laddove, la situazione del consumo del territorio e della massa di immobili presenti, non consentirebbe neanche la posa di un singolo mattone.
Le trivelle che lo “Sblocca Italia” ha praticamente liberalizzato nei mari e nel territorio italiano, non possono essere combattute a colpi di comunicati stampa ma vanno contrastate con azioni di visibilità e impatto mediatico e a colpi di informazioni e proposte alternative schierando in campo tutte le forze presenti e utilizzando il potere delle amministrazioni locali, che non possono e non devono rifugiarsi dietro un comodo e tranquillizzante “non possumus”.
Altro esempio, abbiamo giustamente sposato il concetto di legalità contrapponendolo a quello opposto caratterizzato dal non rispetto della legge e delle norme, anche non scritte, del convivere civile, ma abbracciandola con troppa enfasi, si è forse dimenticato che esiste anche un altro fattore discriminante quello relativo al concetto di giustizia che non sempre corrisponde a quello di legalità. Se un provvedimento o una legge è palesemente ingiusta anche il concetto di rispetto della stessa non può essere uguale. Pensiamo a Rosa Parks e al suo gesto (illegale all’epoca) che ha dato il via alla pacifica rivoluzione degli afroamericani contro le leggi razziste degli Stati Uniti.
Ovviamente parlando di eventuale non rispetto della legge ingiusta, non mi riferisco certo ad azioni violente o dannose, ma soprattutto a forme di resistenza e trasgressione finalizzate alla denuncia e alla visibilità da queste data alla contestuale presentazione di proposte alternative.
Questo principio è applicabile per tutte le leggi e regolamenti approvati nel corso degli ultimi anni che hanno ristretto notevolmente il recinto dei diritti sia personali che collettivi. A volte, a scopo dimostrativo e di denuncia, non è sbagliato o censurabile infrangerli.
Ritornando all’inizio, lo stupore, lo scandalo e gli allarmi per i pesci di Orbetello e per il salvataggio di Azzolini in Senato sono figli della stessa ipocrita visione legata al momento specifico ma che non cambia di una virgola l’esistente e  tantomeno quello futuro.
Mi auguro che la (le) neonate nuove forze della sinistra che si formeranno, auspicabilmente a breve, siano in grado di smarcarsi da questa visione limitata e limitativa ma sappiano proporre e proporsi come forze in grado di interpretare un cambiamento reale e alternativo alla penosa impotenza attuale. 
Per concludere, il fatto che Azzolini sia stato salvato e i pesci della laguna di Orbetello siano invece morti è una significativa, anche se orrenda, metafora del'attuale momento storico. 
Ad maiora


MIZIO 

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