Molto si è detto e molto ancora si dirà sull'episodio della professoressa accoltellata da un tredicenne. Episodio che contiene in sè molti spunti di riflessione e ancor più dubbi sul quanto fatto, o non fatto, sull' accompagnamento dei ragazzi a una crescita di coscienza e valori umani. Aspetto che troppo spesso, specialmente nell'era dei social, viene demandato alla sola responsabilità genitoriale. Cui, poi scaricare l'intera responsabilità. Mentre poco o nulla si sottolinea quanto la società, nel suo complesso, abbia progressivamente smantellato un percorso cognitivo e di apprendimento basato su una crescita personale, Puntando tutto o quasi, sull'acquisizione di "competenze" utilizzabili dal mondo del lavoro e su una formazione personale da perfetto prodotto della società liberista e consumista.
Comunque, successivamente, qualche dichiarazione della professoressa stessa, hanno introdotto nella questione altri elementi. Con le sue dichiarazioni di appartenenza e simpatie politiche verso una certa destra e a favore della cosiddetta remigrazione.
E a questo proposito ho letto dichiarazioni che fanno passare, l'aggressione, per questi motivi, quasi come meritata o, comunque, da derubricare, rispetto lo sconcerto e condanna iniziale.
Questo modo di ragionare credo faccia scopa con quello che spesso, e giustamente, si condanna e si stigmatizza se adottato dalla controparte.
Sono fermamente e assolutamente convinto che uno dei tratti distintivi, di chi si oppone a violenza, autoritarismo, guerre e ingiustizie, non possa che essere prima di tutto, una grande umanità. Lo "Stay human" di Vittorio Arrigoni, non può e non deve essere solo uno slogan.
E mai, come i questi casi, bisogna avere la capacità di distinguere i piani di discussione e confronto. Che in questo caso non possono essere sovrapposti. Rimane la condanna, ovviamente, ma prima di tutto il cercare di capire i motivi di un gesto evidentemente assurdo. Da cui trarre poi considerazioni politiche e sociali.
Rimandando i dubbi e le considerazioni sulle convinzioni nostalgiche della prof ad altro livello.
Quello, ad esempio, di capire come sia possibile che una persona con quel tipo di idee, espresse anche pubblicamente, possa ricoprire un ruolo di educatrice nella scuola pubblica.
Ma nel paese in cui i rappresentanti ed eredi di quello stesso pensiero nostalgico, sono addirittura al governo, la risposta mi sembra scontata.
Ah, e in ultimo, il sottolineare che il ragazzo che ha aiutato per primo la professoressa, fosse originario del Congo, aggiunge, forse, solo un elemento di colore . Perchè, nella "normale" considerazione, le persone andrebbero giudicate sempre per quello che sono e fanno. Non per l'origine, il colore della pelle o il genere.
Queste classifiche di "merito" lasciamole fare a loro, no?

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