lunedì 2 novembre 2026

DUE NOVEMBRE 1975

Eravamo a Colfelice, in Ciociaria in una casa di campagna semiabbandonata e pericolante. Eredità della famiglia di un amico e compagno. Ci si era organizzati (per modo di dire), per trascorrere il ponte della festa di tutti i santi in modo diverso e lontano dal solito ambiente. La compagnia come era normale in quel periodo, risultava variegata e improvvisata. In quanto ognuno aveva portato un amico dell'amico. Il problema, comunque, non era certamente quello. Perchè le giornate bene o male, passavano tra passeggiate nei campi, raccolta di qualsiasi cosa fosse commestibile, oltre il fare la spesa e la preparazione dei pasti. Attività che, in assenza di gas e attrezzature idonee alla bisogna, impegnava parecchio tempo, sia per la ricerca di legna atta a bruciare che per la gestione del fuoco indispensabile per cucinare. Quindi si capisce facilmente che un gruppo di ragazzi più o meno adolescenti, aspettassero con vera ansia le ore serali, per cercare di movimentare un pò quelle poche giornate di relax bucolico. La questione fu, che non si tenne in debito conto, sia della particolarità della location, della località (carina ma poco stimolante per "giovani e vivaci rivoluzionari" quali si pensava di essere) e dello stesso particolare periodo in questione. Difatti ci trovammo a percorrere, anche con una certa apprensione, la lunga e buia strada di campagna che conduceva su al paese. Avendo come sfondo e compagnia le uniche luci visibili, rosse e tremolanti dei lumini. Quelli tradizionalmente messi sui davanzali delle rare case in occasione della ricorrenza dei defunti. Come era facile immaginare comunque, nell'unico bar ancora aperto (ma forse era proprio l'unico in assoluto) la vivacità del luogo e del momento, era limitata ad un paio di avventori. Cui servimmo sicuramente da distrazione e motivo di curiosità. Era accesa una televisione in bianco e nero e facemmo in tempo a percepire, anche se distratti, che si parlava della morte di qualcuno di importante. Bastò un pò più di attenzione per capire che si trattava di P.P.Pasolini. Ostia Idroscalo, aggressione, investimento. Era tutto ancora molto poco chiaro, si parlava di un diciassettenne come responsabile. Di un delitto maturato nell'ambito di un incontro occasionale, in quel mondo di emarginazione in cui al regista piaceva immergersi. Comunque la notizia e le discussioni seguenti ci impegnarono nel ritorno a casa e nel cercare, il mattino seguente, di andare di buon' ora a comprare qualche quotidiano per avere notizie più precise. (Ci avevano avvisato che ne arrivavano poche copie). Comprammo Paese sera visto che l'alternativa erano Corriere dello Sport, Messaggero e Tempo. Non sembravano esserci maggiori particolari rispetto quel poco che si era sentito, se non il nome del giovane sospettato. Che per molto tempo, e ancora oggi, è rimasta l'unica cosa riconosciuta di quel delitto. Nome ed età del presunto autore. Tutto il resto, i dubbi, i sospetti, le accuse e le ritrattazioni, i veri e propri depistaggi fanno ancora parte del mistero e della leggenda stessa della morte dell'eretico per eccellenza della cultura italiana. MIZIO

Nessun commento:

Posta un commento