lunedì 30 novembre 2020
DECIMA MALAFEDE: RISERVA O GIARDINETTO PUBBLICO?
domenica 29 novembre 2020
IN FILA PER IL PANE?
giovedì 26 novembre 2020
MARADONA E' MORTO! VIVA MARADONA!
mercoledì 11 novembre 2020
PER FARE UN UOMO..
giovedì 10 settembre 2020
CHI HA AMMAZZATO WILLY?
In questo periodo in cui i fatti e l'emotività connessa, corrono rapidi, verso non sappiamo cosa, per alcuni fatti appare più semplice ricercare i colpevoli piuttosto che le cause. Trovati i colpevoli, su cui sfogare rabbia e risentimento, si può passare rapidamente ad altro. Ma rimane esattamente come il giorno prima il clima, l'habitat sociale e culturale in cui certi accadimenti (definiti inspiegabili) crescono e si manifestano, purtroppo a volte, anche in modo tragico. Rimane intatto anche il dolore dei parenti e degli amici che amavano Willy e che nel loro ricordo, rimarrà sempre quello con lo stesso contagioso sorriso dei suoi vent'anni.
I colpevoli sono figli legittimi del clima di odio razziale, fascista, come negarlo? Ma anche di un bullismo ostentato, accettato e quasi riconosciuto supinamente. E, come dimenticare, il neo machismo tracimante, fatto di presunta superiorità per investitura naturale. Di un presunto ruolo da affermare e rafforzare con la violenza e i messaggi (quasi rituali) come l'ossessiva attenzione per il fisico e i tatuaggi (senza volerli demonizzare per questo).
Anche l'accettazione passiva di un modus di stare insieme, di rapportarsi col prossimo competitivo che si manifesta pure al di fuori della più ristretta cerchia legata a certe ideologie e certi ambienti.
Quanti Willy potenziali ci sono ogni notte nei week end nei luoghi della movida. Fuori delle discoteche come nei locali più alla moda, dove la rissa del sabato sera sembra diventata una piacevole abitudine rituale. Tasso alcolico fuori controllo, uso di sostanze che bypassano freni inibitori e spengono neuroni. Immaturità nel gestire situazioni unite a presunti diritti territoriali o di possesso sulla componente femminile. La donna è mia e qui comando io! Il concetto di proprietà verso luoghi e persone, come unico mezzo per l'affermazione e il riconoscimento del sé sociale e pubblico. Concetto che si esalta e ne rappresenta una grossa e altrettanto pericolosa componente, nella violenza morale e fisica con cui ci si rapporta con le donne. I numerosi casi di violenza e stupro in quegli ambienti, spesso non vengono neanche percepiti o denunciati come tali, ma quasi come un ineluttabile prezzo da pagare per essere accettati.
Questi atteggiamenti crescono e si rafforzano nel clima omertoso che, da sempre avvolge un certo mondo “giovanile” cui si riconosce il diritto di vivere, invece che in modo dialogante e aperto col mondo, in una realtà parallela indistinta e non permeabile.
L'esempio pratico. Quanti genitori (me compreso) sanno tutto quello che fanno o i dicono i propri figli quando sono fuori casa? Credo molto pochi. Mentre siamo, anche giustamente per carità, sempre presenti nel coprire e giustificare i pargoli, senza permetterne,però, una presa di coscienza e relative assunzioni di responsabilità.
D'altra parte questo meccanismo è quello che, poi permette, l'esaltazione e la speculazione di chi, su questa naturale particolarità giovanile, ci sguazza e ci specula guadagnandoci senza scrupoli e non solo economicamente.
Anche la politica, ovviamente, ha le sue grandi responsabilità. E, anche se con gradazioni diverse, nessuna componente e nessuna parte può essere considerata esente.
Anche la sinistra e i suoi componenti (tra cui, anche chi scrive, ovviamente) ha le sue belle responsabilità.
Prima fra tutti quella di aver sposato una visione politica che ha rinunciato alla funzione formativa ed educativa, per puntare tutto sulla pura gestione del potere. Di essere stata complice delle varie riforme scolastiche sempre più indirizzate al mondo produttivo piuttosto che alla formazione umana. Di aver tralasciato e sottovalutato la presenza fisica e capillare nei territori,nelle scuole e nei posti di lavoro, per delegare il tutto alla semplice comunicazione mediatica. Senza sottacere le altrettanto enormi responsabilità dei media, e dei mezzi di comunicazioni in generale. Come dimenticare, infine ma non per importanza, i salotti e le trasmissioni trash in cui i portatori (e portatrici) del vuoto cosmico, assurgono a personaggio in virtù del fisico palestrato e dell'ultimo tatuaggio (che ha un significato profondo, ovviamente) in bella mostra.
Questi sono gli esempi e i valori che la società, nelle sue mille sfaccettature riesce a trasmettere come premianti ai più giovani, naturalmente dotati di minori difese, culturali o ambientali.
E, non dimentichiamo, ma questo era valido anche prima, il naturale rigetto giovanile nei confronti del paternalistico atteggiamento dei più grandi, pronti a sfoderare il classico: “ai miei tempi...”. Per cui riesce più facile e naturale affidarsi all' amico o alla logica del branco. Che, per fortuna, non sempre assume aspetti delinquenziali, ma rappresenta, comunque in mancanza di altro, il minimo denominatore comune.
Detto quindi, con questo bel pistolotto, di chi sono colpe e responsabilità? Cosa fare?
Intanto ci vorrebbe una consapevolezza collettiva che questo sia una delle mille manifestazioni di ciò che accade costantemente. C'è bisogno, non solo dell'indice puntato, in maniera indistinta sui giovani e il loro mondo, ma di un modello formativo e sociale che possa far percepire a tutti, giovani e non, che un altro mondo sia possibile e conveniente per tutti.
Compito che spetta in prima battutta alle istituzioni, alla politica, ai corpi intermedi, all'economia, ma anche alle religioni, al mondo culturale e alle sue arti. Pensate quale impatto, ad esempio, sulle tenere coscienze in formazione, possano avere serie tv e film come “La banda della Magliana” o “Gomorra” in cui i personaggi peggiori rischiano di diventare eroi e riferimento proprio per quei giovani più fragili. In assenza di una rete di consapevolezza e valori diffusi, rappresentanti esattamente, del contrario.
Sarà un lavoro lungo, paziente ma necessario e con la consapevolezza che continueranno, purtroppo, a manifestarsi situazioni in cui altri Willy potrebbero subire le stesse cose, sperando con conseguenze meno gravi. Quindi, nell'immediato, anche un'azione, non solo punitiva, ma forte e decisa della giustizia sembra inevitabile.
Così come sembra inevitabile un abbassamento collettivo dei toni e delle modalità di confronto-scontro politico che tracima fatalmente, grazie ai social, nel corpo sociale e, soprattutto, in altri ambienti, quali stadi, discoteche, piazze ecc.
Facciamo in modo che, veramente, non sia solo una pia speranza e che Willy, oltre tutte le altre vittime di questo clima, non siano state sacrificate invano. Lo dobbiamo a lui e a chi gli ha voluto bene, e continuerà a volergliene!
Willy è diventato figlio di tutti noi, ma pure se ci ripugna e vorremmo disconoscerli, anche i suoi assassini lo sono. Per molti illegittimi, ma lo sono!
MIZIO
martedì 25 agosto 2020
SIAMO GIA' OLTRE GLI AVVISI?
Una pandemia che, probabilmente, ci farà compagnia a lungo. Il cambiamento climatico che sembra aver accellerato esponenzialmente le pesanti ricadute sul clima e sull'intero pianeta. Si scioglie l'artico dei ghiacci perenni, brucia e si scioglie quello delle grandi foreste del Nord. Il riscaldamento mette in crisi, pare irreversibile, le barriere coralline e l'esistenza di isole, atolli e porzioni di territorio continentale destinati ad essere sommersi. Procede in tutti i continenti, imperterrita anche la deforestazione nei paesi della cintura tropicale, favorendo la desertificazione di centinaia di milioni di Kmq. Non mancano certo le invasioni bibliche di cavallette e le morie di pesci e organismi acquatici un po' dappertutto ove ci siano corsi d'acqua che vengono condannati coscientemente a morte.
La plastica sta letteralmente soffocando il pianeta, il consumismo stupido lo sta erodendo incessantemente dall'interno. Le catastrofiche eccezioni climatiche, sembrano diventate la norma, portando distruzione e morte un po' dappertutto. E, infine, come inquietante ciliegina sulla torta il virus nuovo e sconosciuto che sta mettendo in ginocchio l'intera umanità. Sembra che, nonostante il suo essere nuovo e sconosciuto lui, invece, ci conosca benissimo e sappia i nostri punti deboli.
A tutto ciò aggiungete anche, che non sono state mai interrotte, anzi, guerre, violenze, fame,carestie e le ingiustizie diffuse..
Un tempo a fronte di eventi particolari e significativi se ne ricercava la spiegazione, non solo logica e visibile ma anche profetica, che ne facilitasse, però la comprensione e l'accettazione.
Oggi, pur avendo molte più armi e possibilità, rispetto il passato, grazie al progresso scientifico, sembriamo incapaci di cogliere i segni e le conseguenze delle nostre azioni.
Tra le conoscenze basilari che tutti noi possediamo, ci sono già quelle necessarie per capire alcuni meccanismi. Ad ogni azione corrisponde un'azione uguale e contraria. L'abbiamo studiato tutti no? Tutto si trasforma, nulla si distrugge! Altra verità condivisa e condivisibile. La vita universale e, a maggior ragione, anche quella sul nostro pianeta è assoggettata a tutte queste leggi immutabili dalle quali discende, come naturale filiazione, quella più visibile e tangibile, quella evolutiva. Evoluzione che, per tentativi o per eventi “casuali” catastrofici o meno, sembra muoversi costantemente alla ricerca di nuovi equilibri. E, tutto quello elencato all'inizio, non è altro che un elenco, pure limitato e incompleto, degli squilibri che l'attività umana sta provocando sull'ambiente terrestre.
E, se le cause vanno ricercate nello squilibrio, conseguentemente la loro soluzione non può essere ricercata che in scelte che vadano nella direzione esattamente opposta.
C'è solo un ragionevole e inquietante dubbio. Che tutto non abbia già superato, come dicono alcuni, il punto di non ritorno. Per cui, ciò che accade, anche in modo violento e incontrollabile, non sia più annoverabile tra i segnali, sia pur inquietanti, ma ad una sorta già di punizione riequilibratrice.
Non c'entra alcun dio vendicatore o irritabile, non c'è alcuna prova o premio da superare o guadagnare. Più semplicemente si tratta di riconoscere e prendere coscienza della nostra debolezza, limitatezza e, conseguentemente, dipendenza da qualcosa di enormemente più grande, addirittura in gran parte ancora sconosciuto, e meritevole di rispetto.
Non diciamo nulla di nuovo se affermiamo che l'universo e la stessa Terra, continuerà tranquillamente a vivere anche senza la presenza umana. Anzi., viene il sospetto che ne potrebbe trarre enorme vantaggio, dando vita a nuovi equilibri tra gli organismi e le coscienze che si dovessero formare grazie ai processi evolutivi.
Quindi che si fa? Ci si abbandona alla rassegnazione? Si sceglie, consapevolmente o meno, di ignorare la questione seguendo il motto carpe diem? Continueremo a scannarci tra di noi, pensando e sperando di rientrare tra i fortunati che “Io speriamo che me la cavo”? Oppure riscopriremo il mea culpa e la disperazione all'interno dei luoghi di culto implorando la benevolenza di un dio che, non si sa per quale motivo, dovrebbe salvare noi e non altri?
Credo che, in nessuno di questi atteggiamenti, si possa trovare una soluzione logica, credibile e praticabile.
L'unica valida e potenzialmente possibile è quella che, sia singolarmente che collettivamente, ci si metta in discussione. Si metta in discussione il sistema sociale prima che produttivo e consumistico. Che tutte le componenti responsabili, sia del degrado stesso, che della lettura della storia dell'umanità e, soprattutto, del futuro si mettano in discussione e abbattano le visoni che portano divisioni, conflitti e ingiustizie.
La politica, le religioni, l'economia si mettano al servizio di quella che è l'unica ragionevole, comprensibile e indispensabile funzione di ognuna di loro. Quella di servire l'umanità all'interno di scelte e coscienze che mirino al rispetto e a un riequilibrio complessivo.
Privilegiare la vita, rispetto lo spreco, l'effimero benessere di alcuni a scapito della disperazione dei più e del pianeta stesso non è una scelta socialista, comunista, ecologista o altrimenti etichettabile, ma obbligata e l'unica percorribile!
Mala tempora currunt
MIZIO








