lunedì 4 settembre 2017
mercoledì 16 agosto 2017
ORMAI ABBIAMO UNA CERTA...
In
genere quando si arriva a una certa età……Certo, già dire certa età mi rendo
conto sia approssimativo, ma per qualcuno, la certa, comincia già dopo i 30,
per altri progressivamente più avanti.
Facciamo conto, quindi che la certa età sia quella in cui comincia a essere
sempre più presente la fastidiosa sensazione che qualcosa di importante ti stia
sfuggendo dalle mani. Il momento in cui ti accorgi che del presente non riesci
ad apprezzare neanche la buona musica, perché la paragoni a quella che
consideri la tua. Il tuo tempo sembra sia solo quello di anni prima immobile e cristallizzato nei ricordi. Dove
tutto era più bello, tutto più facile, tutto anche, se non soprattutto il
futuro. Il futuro ha però una fastidiosa, sinistra caratteristica. Ed è quella
di trasformarsi rapidamente in presente, spesso senza darci neanche modo di
accorgercene e poter, così, elaborare un nuovo e più affascinante domani da inseguire.
Troppo
spesso si vive con il portabagagli della memoria e del vissuto appesantiti da
tonnellate di ricordi che col tempo si trasformano facilmente in rimpianti e,
anche se raramente, in rimorsi. In questo credo ci siano diversi livelli e codici di lettura.
Possiamo
guardare il fenomeno dal punto di vista della perdita degli affetti, dei primi rapporti
emozionali che, inevitabilmente per leggi di natura immutabili, ci vengono a
mancare sempre troppo presto. Coloro che ci generano e ci amano per primi e di
più sono destinati a lasciarci soli prima o poi. Ma questo tipo di rimpianto
per il legame spezzato e speciale è,
sicuramente quello più comprensibile essendo legato a momenti di tenerezza, di affetto,
di senso di protezione e sicurezza, ma anche quello, alla fine, più accettabile
Guardiamo
invece l’aspetto che più mi intriga e che ha più ricadute sul sociale. Quante
volte sentiamo dire, o diciamo noi stessi. “Eh, ai miei tempi si che si lottava”.
“Ai miei tempi si che ci facevamo rispettare”, “Ai miei tempi si che la
politica era tutta un’altra cosa”. Confesso che anch’io in momenti di
particolare animosità ho avuto la debolezza di richiamare quei tempi. Niente di
più sbagliato!
Questi
tempi, il presente è nostro quanto lo era quello di allora. I miei tempi erano
e saranno sempre tutti quelli che avrò la ventura di attraversare fino all’ultimo
respiro. Solo a quel punto, e neanche un secondo prima, non lo saranno più. Il trascorrere
dell’esistenza, le modifiche, i cambiamenti del pensiero, dell’azione, della
pratica volenti o nolenti ci accompagnano sempre e siamo costretti ad
attraversarli costantemente. Non esiste un punto X in cui si possa diventare
spettatori passivi del fluire del tempo e della vita. Sembra persino scontato
che, ad alcuni anni e ad alcuni momenti, si resti sentimentalmente attaccati,
ma mai fino al punto di mitizzarli e giustificare così l’abbandonarsi al
disinteresse. Quante volte sento dire: “Io ho dato, adesso tocca ai giovani”.
Detto quasi sempre con un tono di sfida generazionale come a dire: “Vediamo di
cosa sono capaci”.
I
giovani, ma anche quelli meno giovani, devono trovare in ognuno di noi un esempio
non da seguire, non da emulare, ma che li aiuti nella comprensione, nella
maturazione fino al punto di far scattare in loro la molla: “Cavolo se lui/lei
ha ancora questa voglia, questa passione, forse potrei farcela anch’io”. I
giovani odiano e respingono, giustamente, i sermoni, le prediche, le morali, la
retorica ma sono estremamente sensibili
all’esempio, alla coerenza alla rettitudine morale.
A
questo punto, scusate, devo, però fare un riferimento al passato. Le sezioni
dei partiti e dei movimenti extra parlamentari erano piene di persone, in gran
parte giovani che oggi sono mie coetanee. Bene,
mi chiedo dove sono finite? Qualcuna non ci sarà più, purtroppo, ma la
stragrande maggioranza dovrebbe essere ancora tra noi. Sono in poltrona? Sono stanchi,
delusi e si sono rinchiusi nel loro recinto a rimuginare sui bei tempi andati?.
Non è che questa disaffezione dei giovani verso la politica e, più in generale,
alle cose di comune interesse, in parte potrebbe derivare proprio dal fatto che
tanti, troppi hanno tirato i remi in barca troppo presto? Abbiamo forse
lasciato disegnare la politica e le sue scelte a quelli che meno potevano
rappresentare quell’esempio cui si accennava sopra? Abbiamo lasciato che la
politica venisse interpretata in maniera speculativa e che divenisse agli occhi
dei più giovani, nel migliore dei casi, un modo per svoltare nella vita?
Ecco
questo è il compito di chi pensa di essere arrivato ad una “certa”. Vivere
compiutamente il suo tempo nel segno della trasmissione di esperienza ed esempi
di vita. Non riempire l’apparente vuoto col rimpianto e il rancoroso rapporto
col tempo che passa.
Combattiamo
l’invidia sociale, combattiamo anche quella generazionale.
MIZIO
domenica 23 luglio 2017
TRA INCENDI; AUTOSTRADE E......
L'Italia sta bruciando. Dove non ci sono stati roghi forse è perchè era già bruciato tanto in altre stagioni. La situazione idrica provocata dalla siccità sta assumendo connotazioni drammatiche anche in zone che finora sembravano escluse da questo problema,ad esempio, come Roma che a memoria d'uomo non aveva mai avuto problemi di approvvigionamento idrico.I danni di questa e delle altre stagioni siccitose che si susseguono con sempre maggiore frequenza li stiamo cominciando a scontare e li sconteremo sempre più negli anni a venire. Stiamo andando incontro ad una catastrofe, forse senza precedenti, e il nostro paese sembrerebbe in pole position, tra i paesi industrializzati, a dover fare i conti con i nefasti effetti del cambiamento climatico.Abbiamo firmato l' accordo di Parigi sul clima, ma già sappiamo che è un pannicello caldo e insufficiente ad affrontare la vastità del problema, con l'aggravante che non è stato sottoscritto neanche da tutti i paesi (ad es. Usa che hanno ritirato la firma). Se continueremo con questo trend non sarà solo un problema di qualche in grado in più e, quindi, di dover stare all'ombra nelle ore più calde. L'innalzamento del livello dei mari derivante dallo scioglimento dei ghiacci polari renderà inabitabili e improduttive milioni di ettari di territorio oggi coltivabile o abitato. Cambierà il clima e i paesaggi che abbiamo imparato a conoscere da millenni. Cambierà la morfologia, la vegetazione, la fauna e sicuramente cambieranno forzatamente, in peggio, le nostre abitudini e i nostri stili di vita.Oggi ci preoccupiamo dell'arrivo dei migranti dall'Africa, tra pochi decenni potremmo essere noi costretti a spostarci da un paese diventato progressivamente inospitale.I cambiamenti, l'evoluzione, le estinzioni, anche di massa, fanno parte della storia del pianeta e non saremo certo noi a poterle impedire. Quello che possiamo fare è impedire che avvengano in tempi ristretti e per nostra responsabilità..Cosa che, per altro, sta già accadendo e non solo in linea puramente ipotetica.Siamo coscienti che fare questo vuol dire mettere in discussione un intero modello di sviluppo basato sullo sfruttamento intensivo, dell'ambiente, delle materie prime e anche degli esseri umani. Questo modello nelle sue varie versioni possiamo ricondurlo tranquillamente sotto un'unica denominazione: modello capitalista.Anche per questo non può essere sufficiente una semplice operazione di maquillage ad un modello ormai paragonabile ad un organismo che finirà per divorare se stesso. Un pò come il serpente di questa simpatica storiella zen.
"Come si uccide un serpente?
Il serpente è ghiotto di marmellata di albicocche. Si spalma la marmellata sulla schiena del serpente dal labbro superiore alla coda. Il serpente comincia a mangiarsi dalla coda e quando ha mangiato anche la testa l'avrai sterminato."
Appare, quindi non importante, ma fondamentale che si costituisca anche politicamente e socialmente un fronte che faccia argine a questa follia e che si manifesti ovunque ci sia la possibilità di impedire scempi o semplicemente continuare come nulla fosse. Per fare un esempio piccolo ma indicativo. E' in dirittura d'arrivo l'apertura dei cantieri della famigerata autostrada Roma Latina. A parte qualche sporadica e isolata manifestazione contraria, la stragrande maggioranza si disinteressa della questione e molti addirittura fanno addirittura il tifo affinchè si faccia in fretta.E, in questo caso non si tratta neanche della vecchia questione dell'uovo e della gallina, perchè l'autostrada oggi non è certo avere l'uovo subito ma è sicuramente non avere la gallina domani. Gallina rappresentata da territori, già compromessi, che verranno tolti per sempre dalla possibilità di essere goduti dai più e di poter svolgere il loro compito regolatore e di protezione. Ettari di zone protette e di pregio naturalistico devastati, ettari di produzione agricola resi improduttivi, centinaia di aziende danneggiate o addirittura fatte chiudere. Centinaia di posti di lavoro a rischio nel lungo termine. Sarà un' autostrada il cui scopo sociale sarà il profitto di alcuni a scapito del bene collettivo e dei poveri utenti che saranno costretti a pagare. Quando mai si sono visti 14 caselli su 50 km di autostrada?
La semplice messa in sicurezza della Pontina, evidentemente non è affare appetibile.Qualcuno ancora per giustificare l'opera fa finta di credere alla favoletta dei capitali privati Sono pronto a scommettere che il capitale pubblico alla fine sarà la parte maggiore dell'investimento o, comunque sarà superiore a quello della semplice sistemazione della strada esistente o, ma è un sogno alla costruzione finalmente della metropolitana leggera tra Roma e Pomezia, progettata da decenni , o al raddoppio della linea Roma-Nettuno.E, in ogni caso, dopo aver visto i miliardi utilizzati per salvare le banche , quelli utilizzati per gli F35, quelli per le missioni militari in giro per il mondo, non credo di essere più disposto ad accettare la scusa del "non ci sono fondi sufficienti" . Ci dobbiamo rendere conto che di fronte a certe situazioni, con il disastro incombente di cui si parlava all'inizio, non esiste ragion di stato e tantomeno del privato, che giustifichi il consumo, lo sfruttamento del territorio, l'avvelenamento delle risorse idriche, l'impoverimento e l'inquinamento dei mari e dei fiumi. Anzi va incentivato il ripristino ambientale di tutte quelle zone inquinate e devastate. Ormai ogni metro quadro di territorio è da difendere come il più prezioso dei beni di famiglia. Perchè da quello che saremo in grado di lasciare alle generazioni successive dipenderà la stessa possibilità di sopravvivenza del genere umano. Sembra argomento abbastanza convincente, o no?
MIZIO
sabato 15 luglio 2017
CHI HA PAURA DELL'UOMO NERO?

Nel paese in cui ci si è sempre arrangiati con metodi border line con la legalità e la moralità. Il paese in cui il concetto di libertà è inteso molto spesso come anarchia comportamentale a proprio uso e consumo. Dove le leggi sono fatte per essere aggirate prima ancora che rispettate. Dove l’evasione fiscale piccola o grande è vista con compiacimento. Dove quando prendiamo una sacrosanta multa siamo pronti a far causa o ad affidarci all’amico compiacente nell’ufficio giusto per farcela togliere Dove l’llegalità e i metodi mafiosi siamo riusciti ad esportarla in tutto il mondo più della pizza e degli spaghetti. Un paese dove si è quasi sempre votato per clientela e favoritismi diretti o indiretti ebbene proprio in questo paese le bacheche di Fb, le discussioni nei bar o per la strada ormai hanno un filo comune che le lega e che trova spesso complicità ed approvazione. Sono troppi, sono delinquenti, rimandiamoli al paese loro. Ormai tutti i giorni e più volte al giorno ci sono siti e persone che rilanciano sdegnati notizie vere, presunte o, spesso false, di crimi commessi da extracomunitari. Ci sono partiti e movimenti che su questo ci sguazzano e attirano consensi. Questi atteggiamenti hanno anche ridato voce e visibilità a movimenti che, in uno stato serio, sarebbero da tempo stati relegati nelle pagine più vergognose dei libri di storia o nel registro degli indagati. Non sarò certo io a dire che l’ondata migratoria massiccia non rappresenti un problema. Ma sono anche cosciente che il problema più grosso ce l’hanno loro con la disperazione, con i drammi e le tragedie che li hanno portati fino da noi. Come sono cosciente che tra di loro ci sia anche chi delinque. Mi pare che sono esseri umani e non c’è alcuna comunità umana ove elementi di delinquenza non siano presenti. Nel loro caso c’è anche una forte molla di carattere psicologico come quella di avere a portata di mano quel benessere sognato e inseguito e non poterne godere Ma questo continuo esaltare le notizie di reati quando, questi, riguardano i migranti, oltre che aumentare il senso di insicurezza collettiva (paura) rende ancora più difficile un confronto sereno, per quanto possibile, con il problema. e con le sue eventuali e possibili soluzioni. D’altra parte che questo sia vero lo dicono le statistiche, i reati commessi dagli stranieri sono, percentualmente, più o meno in linea con quelli commessi dagli italiani. Quindi va condannato, come è normale che sia, l’atto delinquenziale e non l’aggravante, dell’ essere stato commesso da uno straniero. Uno stupro perpetrato da un italiano non è meno grave e odioso di uno commesso da un immigrato (magari di colore) ma non ha la stessa rilevanza mediatica e lo stesso tasso d’indignazione. Lo spaccio di droga non fa schifo perché il pusher è marocchino (e anche perché il grande trafficante che lo utilizza quasi sempre è italiano) ma perché la cultura dello sballo e della morte che la droga comporta va rigettata e combattuta a prescindere. Il fenomeno dell’emigrazione si deve analizzare nella sua gestione e risoluzione nell’ottica che non sia quella dell’emergenza. Perché ormai il fenomeno è endemico e strutturale. Come endemici e strutturali sono i motivi che li portano a rischiare la vita in traversate del deserto e in mare aperto vedendo morire spesso i propri cari. Non voglio parlare delle responsabilità storiche dell’Occidente, e, quindi anche dell’Italia, nelle guerre, nelle carestie, nell’appoggio e finanziamento di regime dittatoriali in cambio di materie prime per le multinazionali, oltre la vergognosa vendita di armi. La mia riflesione puntava soprattutto a sensibilizzare tutti quelli che si fanno facilmente condizionare da notizie, spesso ripeto, anche gonfiate, dimenticando che in casa nostra i primi e, per tanti anni, gli unici a delinquere e a non rispettare le regole siamo stati noi. Pronti, però, di fronte al nero sporco e cattivo a diventare i paladini della legalità e della nostra cultura (si cultura, perché anche di questo si riempiono la bocca, quelli che fino a ieri il massimo impegno culturale prodotto era nel leggere il Corriere dello Sport o Novella 2000).
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lunedì 10 luglio 2017
VERRA’
Tutta colpa della memoria
quella che torna a farti male.
Quella che srotola la stessa storia
per riscriverla sempre uguale.
quella che torna a farti male.
Quella che srotola la stessa storia
per riscriverla sempre uguale.
Puoi chiamarla nostalgia,
orologio fermo sul passato
con le lancette sulla malinconia
e il quadrante oscurato.
orologio fermo sul passato
con le lancette sulla malinconia
e il quadrante oscurato.
Verrà il tempo che non sarà
ove riguardare, se vorrai.
Ma quel che è stato rimarrà,
e gli attimi persi non li riavrai.
ove riguardare, se vorrai.
Ma quel che è stato rimarrà,
e gli attimi persi non li riavrai.
MIZIO

martedì 6 giugno 2017
PENSA CHE TI RIPENSA.....
Il
pensare è un’ attività indubbiamente tra le più naturali. I pensieri sono
preesistenti e si attivano da soli, come il respiro e il battito del cuore,
sono autonomi e invadenti .Si appropriano dei tuoi momenti, spesso fino al
punto di oscurare quell’attività che, appena un attimo prima, era meritevole di
tutta la tua attenzione. Paziente li ascolti e ti lasci sedurre se il loro
fascino è degno d’attenzione e cure. Li lasci andare, senza rimpianti, se esauriscono
il loro compito con la fugace e inopportuna apparizione in scena.
A
volte, capita di intrattenersi talmente intensamente con alcuni di loro, di
arrivare a considerare opportuno condividere l’oggetto delle proprie riflessioni col prossimo e, quando questo capita, diventa
tutto molto più complicato. E’ difficile spiegare (ma perché poi?) in quale
modo e attraverso quali tortuosi percorsi quell’idea, che tanto ti ha
solleticato e stimolato l’anima, sia arrivata fino a te e ti abbia talmente
compreso nel suo gorgo da considerarla degna di approfondimenti e confronti. Come
trasferire in un altro contenitore qualcosa che è stata filtrata e adattata
sulle tue misure. Come trasformare in parole comprensibili un mix di
sensazioni, sentimenti visioni in cui tu stesso sei rimasto avvolto
Senza
considerare l’ onnipresente zampino dell’ ipervalutazione di autostima e di
bulimico egocentrismo. O, anche, anche, il sincero e generoso tentativo di
trasferire ad altri un punto di vista conquistato e che, ne siamo sicuri,
avrebbe un effetto benefico su chiunque ne venga a contatto e a cui ne vorremmo
far comprendere la profondità.
Senza
dimenticare, poi, il sottile sadico piacere di costringere il prossimo a
lambiccarsi con innumerevoli perché, destinati fatalmente, a rimanere senza
risposta ma che, ci si augura, gli facciano adeguata compagnia durante lunghe
notti insonni.
Che
si vorrà mai dire con questa premessa?
Niente
di più e niente di meno di quanto espresso. Ognuno di noi è figlio di se stesso
delle sue (in)capacità, del suo essere unico e irripetibile. Allo stesso modo
dei mondi e degli astri sospesi, in precario equilibrio, nel vuoto. Ognuno, nella
sua diversità, accomunato dall’ obbligo (meglio se cosciente) di essere immerso
nello stesso universo. Universo, il cui
ordine ed equilibrio caotico è regolato da leggi preesistenti cui non si
può sfuggire pena la collisione con le stesse leggi che lo regolano.
Ecco,
quelle leggi molti di noi le stanno
infrangendo, ignorando le regole del gioco. Stiamo strappando il reticolo di
relazioni e di sentimenti solidali necessari al mantenimento dell’equilibrio per
erigere muri. Ci si erge a carnefici, giudici, angeli vendicatori piuttosto che
in pazienti tessitori e costruttori di pace. Ci si rinchiude nella torre
d’avorio più alta e impermeabile, non preoccupandosi di lasciare fuori anche la
pietà e la giustizia.
Si
mina alle fondamenta un equilibrio, instabile, ma necessario.
Per
fortuna, a volte, arrivano i pensieri, quelli eternamente liberi e incoscienti
alla ricerca di ragione e coscienza e…. rimani sveglio la notte.
MIZIO
giovedì 13 aprile 2017
IL RITORNO
Le storie degli spazi bianchi
Spesso ci sono più cose negli spazi bianchi che nelle parole.
Apro
il foglio che il viaggiatore mi ha consegnato, convinto di ottemperare per
l’ennesima volta ad un ‘operazione di controllo come mille altre e, invece mi
trovo a leggere:
”
Spett.le sign.xxxxxx la informiamo che dal giorno 30 aprile 21017 il suo
rapporto di lavoro con la nostra società può considerarsi terminato ai sensi
del…………….”.
Imbarazzato
per l’involontaria intrusione nella vita privata di un estraneo:
“Scusi,
credo mi abbia dato un’altra cosa”…
”Ah,
scusi lei” Sono completamente frastornato…. Se ha letto avrà capito anche
perché”….
“Si
non volendo ho letto qualcosa, mi dispiace”……
“Sapesse
quanto dispiace a me”
Nel
breve dialogo lo guardo con maggiore attenzione. E’ anziano. Uno dei tanti
lavoratori che, negli anni scorsi, hanno risalito la penisola per trovare
lavoro.
Uno
di quei pendolari - non pendolari che scendono una volta al mese a casa. Quelli
che vivono in quattro in una stanza come studenti fuori sede. Quelli che vedono
i figli ogni volta cresciuti e cambiati. Quelli che non li hanno visti muovere
i primi passi, non hanno ascoltato le prime parole.
Quelli
che non hanno assistito alle loro recite scolastiche, che non hanno avuto modo
di accompagnarli alla partita di calcio o a danza.
Quelli
cui, però, è sufficiente sapere che non manca loro nulla per essere in pace con
se stessi.
“Va
bene, comunque credo che possa usufruire di qualche ammortizzatore sociale che
l’accompagni fino alla pensione”
“Non
so per lei, ma per me la pensione è un miraggio, sono ancora troppo giovane,
per loro, con i miei 60 anni…. Consideri, poi, che i contributi versati
dall’azienda riguardano solo gli ultimi venti anni di lavoro. I primi erano in
nero.
“Beh,
comunque, c’è la liquidazione!”
“Quella
l’ho impegnata, quasi tutta, per acquistare una casetta dignitosa per la
famiglia… Non è giusto! Non è giusto! Dopo tanti anni di lavoro, di sacrificio,
di dedizione all’azienda essere trattati così”
Con
le mani tremanti continua febbrilmente a cercare il biglietto. Era solo in quei
quattro posti. Mi siedo di fronte a lui:
“Stia
tranquillo, si calmi, il biglietto in questo momento non è il problema più
importante”.
“Grazie….
Mi scusi se le sto facendo perdere tempo”.
“Non
si preoccupi fino a destinazione ho tutto il tempo che vuole. Ma il sindacato
che dice? Ha fatto qualcosa?”
“Il
sindacato? Eravamo pochi dipendenti. Il rapporto era diretto con il padrone. La
parola stessa, sindacato, era proibita. Eravamo la sua famiglia ci aveva sempre
detto. Qualcuno che nel passato aveva provato a fare qualcosa è a casa ormai da
molti anni”
“Certo
che questa crisi….”
“Crisi?
Avevamo addirittura aumentato il fatturato. La crisi vera è quella che colpisce
sempre i poveri cristi. Loro in qualche modo si salvano sempre”.
“Adesso
che farà? Ha qualche propsettiva?”
“Prospettive?
A sessant’anni? E chi mi prende più! A casa ancora non sanno niente. Pensano
che stia tornando per le feste di Pasqua. Non so dove troverò il coraggio di
dirglielo. Con che faccia guarderò mia moglie e miei figli! Con quale animo
dovrò dire loro che dovranno rinunciare a studiare. Come farò a spiegare che,
probabilmente, dovranno essere loro, adesso, a provvedere a se stessi magari
caricandosi uno zaino più vuoto di quanto avessero immaginato fino ad oggi.
Sono sincero. Non credo avrò il coraggio di farlo. Non so nemmeno se avrò
quello di rientrare in casa”.
“Ma
non lo dica neanche per scherzo. Vedrà che sua moglie e i suoi figli capiranno.
Li avrete cresciuti sicuramente bene, con dei valori, con l’affetto….
I
suoi occhi guardavano, ma non vedevano, le sue orecchie non sentivano già più.
Solo le mani continuavano a cercare.
“Ecco
è questo, l’ho trovato!”
Lo
guardo superficialmente, sicuramente è valido.
E
poi, il suo biglietto per la vita l’ha già pagato abbondantemente. Il mio
timore in quel momento, è che decida di scendere alla sua prossima fermata. E
potrebbe essere l’ultima.
“Arrivederci.
Mi raccomando dritto a casa. Vedrà che andrà tutto bene”
“Grazie.
Mi scusi per averle fatto perdere tempo e annoiato con i miei problemi”.
“Non
si preoccupi, di nuovo arrivederci!”.
Annoiato?
Amico mio,no, non sono annoiato. Sono semplicemente e tristemente incxxxxto!
Spero
di reincontrarti presto e sarò contento di aspettare ancora che tu trovi il
biglietto.
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