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giovedì 4 giugno 2015

LA MORALE E' SEMPRE QUELLA? BOH!


Già il Machiavelli  nel XVI secolo aveva sdoganato e reso accettabile la doppia etica pubblica (politica) e privata. Quella che prima di allora passava attraverso un’imposizione più o meno autoritaria del potente di turno senza il bisogno di alcun consenso popolare e senza necessità di essere vagliata sotto la lente della morale e dell’etica, di fronte al risvegliarsi, almeno in quella parte di umanità che poteva permetterselo, della dedizione alle speculazioni filosofiche o alla ricerca del bello come mezzo di avvicinamento al divino, rese necessario, probabilmente, mettere al riparo da critiche e censure troppo severe i potenti facendo filtrare le loro azioni attraverso la lente deformante della ragion di stato. Cioè di un comportamento la cui  etica era permesso sottrarsi alle normali censure morali in quanto espressione di un interesse ben maggiore di quello del singolo che le ha materialmente adottate.
Di questa facoltà autoassolutoria si sono sempre avvalsi tutti i poteri siano essi tirannici o quelli più aperti e democratici, non dimenticando la doppia morale adottata spesso, anche dalle religioni, rigide persecutrici della morale privata giustificatrici delle proprie malefatte, ovviamente tutte per la maggior gloria di Dio.
Quindi l’evoluzione della coscienza privata e collettiva ha seguito percorsi paralleli ma distinti con pochi punti di contatto che non siano quelli imposti dal riconoscimento di un minimo comune denominatore.
La sensibilità del singolo segue quella che è una propria evoluzione (spirituale, di coscienza chiamiamola come ci fa più piacere) determinata dal suo livello di partenza, dagli ambienti e dagli accadimenti della sua vita che rimane singola e non cooptabile. Quella collettiva alla luce del cosiddetto bene comune, è molto più legata all’interesse specifico e relativo al momento, per cui sono stati possibili, nella storia anche periodi di ritorno a forme di barbarie che si ritenevano ormai superate, come nel periodo nazista e fascista rese accettabili, in quel caso, dalla presunta  necessità di ordine e dal riconoscimento di una, ancor più presunta, superiorità razziale.. Il livello medio di evoluzione individuale era, in quel periodo, indubbiamente superiore a quello collettivo rappresentato da quei regimi che, infatti, e senza troppi rimpianti sono stati spazzati via dalla presa di coscienza singola, prima che dalla reazione collettiva di rigetto.
Questo, in parte, spiegherebbe come mai, anche in un periodo come l’attuale in cui i mezzi a disposizione, l’informazione complessiva, permette al singolo un’acquisizione di notizie e punti di vista molteplici, il tutto non riesca a trasformarsi in qualcosa di collettivamente significativo. La risposta potrebbe essere già compresa nella domanda, l’acquisizione diretta di informazioni favorisce una presa di coscienza individuale e soggettiva che difficilmente riesce a riconoscersi in un progetto collettivo in cui ognuno è costretto a rinunciare ad una parte della propria visione e a riconoscere pari dignità anche a quella di altri. E questo penalizza soprattutto quei movimenti che fanno dell’esercizio critico e propositivo scevro da interessi particolari il proprio modus operandi. Qualcuno che legge sta pensando alla sinistra italiana? Non sbaglia, proprio a quella sto pensando anch’io.
Si parla da anni di soggetto unico, di alternativa senza riuscire a trovare un punto d’equilibrio che soddisfi le mille visioni individuali. A parte le trite e ritrite critiche (giuste e giustificate) ai leader, inadeguati, arrivisti, superbi, vecchi non dobbiamo forse esercitare lo stesso esercizio critico nei nostri confronti? Quante volte ognuno di noi ha privilegiato il proprio orgoglioso punto di vista rispetto a un pur piccolo passo avanti collettivo? Siamo sinceri. Siamo diventati un po’ tutti autosufficienti dal punto di vista cognitivo, ascoltiamo le idee altrui con il sopracciglio alzato in segno di sufficienza e, senza spesso ascoltare, pensiamo già alla difesa del nostro punto di vista, ovviamente migliore a prescindere.
Chi ha avuto la pazienza di arrivare sin qui nella lettura si chiederà: si ma che c’entra la doppia morale singola e collettiva con tutto questo?
Bene provate a liberarvi per un attimo dei vostri pregiudizi e delle vostre visioni che si scontrano con la grigia realtà quotidiana e pensate che il vostro mondo e la realtà in cui si è calati possano essere, invece, frutto dell’identica visione (morale, politica di coscienza).
Ecco il punto, la doppia morale, seppur comprensibile, non può essere tollerata. Ciò che è moralmente valido o, al contrario, censurabile, per il singolo non può essere giustificato e valido a qualunque altro livello sia esso politico e/o sociale.
Sognatore? Forse! Ma se imparassimo a coltivare  la nostra coscienza come coltiviamo il nostro ego e trasferissimo il tutto a disposizione degli altri, sfrondandolo di quel tanto di auto celebrazione e supponenza, credo che qualche passettino in avanti si possa fare.
Ad maiora


MIZIIO

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