Mi pare abbastanza chiaro, che ci sia una parte del paese che, con la sponda complice di un governo imbarazzante cerchi palesemente lo scontro. Se non addirittura, si stia adoperando per una sorta di guerra civile che vada a giustificare poi, ulteriori limitazioni e relative repressioni.
È semplicemente spaventoso pensare quanto, ad esempio, sia stato sdoganato e ormai legittimato il ventennio fascista con i suoi orrori. Con continui e palesi richiami nella simbologia e nella fraseologia. E quanto vengano esaltati e sfruttati mediaticamente in modo speculativo oltremisura, singoli episodi di cronaca. Anche condannabili o semplicemente deprecabili. Ma da analizzare e giudicare eventualmente, nello specifico. Non certo nell'utilizzo interessato come facenti parte di tessere di un unico puzzle o progetto complottista di chissà chi. Cosa che, messa in questa modalità non prevede, realisticamente e al momento, molte altre possibilità oltre quelle paventate all'inizio.
Ed è quindi, in questo contesto che si deve porre, oltre che l' accento, anche un' enorme attenzione. Affinché non si diventi strumenti, sia pur inconsapevoli, di questo che appare ormai, come un disegno strategico, non occasionale e non legato al contingente.
Prova ne sia anche l'ultima genialata di rendere penalemente punibili già i quattordicenni. Per reati anche, con difficoltà, da considerare tali.
Dicevo quindi dell'attenzione, della responsabilità che ci si assume nel momento che si provi a rappresentare un'alternativa all'esistente. O, anche semplicemente una qualche forma di resistenza civile e sociale. Appare fin troppo chiaro quanto sia controproducente, ad esempio, rispondere e scendere sullo stesso terreno e relativo basso livello. Insomma della serie "muoia Sansone con tutti i Filistei". Come sembra insufficiente in modo imbarazzante. Provare a riportare attenzione e fiducia a un popolo con la sola retorica e una generica chiamata alle armi contro il nemico. Modalità già viste e già sperimentati quali ne siano gli effetti e i risultati. E realisticamente, anche oggi, non possiamo aspettarci molto di meglio. Perché se da quella parte, si cavalca la paura come volano per la strategia del loro successo. Di qua sembra si sia rimasti alle prime pagine dell'abbecedario della politica, della strategia e della tattica connesse.
Se il tutto sia dovuto a semplice incapacità o, come sospetto, a calcoli speculativi che riguardano l'orticello personale di ognuno dei componenti. È argomento da verificare, ma da tenere in debito conto.
Quindi su cosa si dovrebbe puntare per provare a invertire tendenze che sembrano scivolare ineluttabilmente verso la barbarie?
Non ce ne sono molte purtroppo. Non può essere una risposta affidata a una reazione violenta. Non condivisa e non auspicabile per gli inevitabili tragici effetti che avrebbe. Non si pensi che io sia eccessivamente apprensivo e pessimista. Me lo augurerei di cuore. Ma il periodo storico e gli accadimenti mi portano a temere che possano concretizzarsi anche le ipotesi peggiori.
L'altra opzione sul piatto pare sia quella cui accennavo prima e che si concretizza nel famoso campo largo. Un minestrone di posizioni con l'unico filo unitario di non essere considerato destra.
Pensate sia sufficiente? Me lo augurerei ma rimanendo cosciente che sarebbe una vittoria di Pirro. E soprattutto relativa al contingente. Senza le caratteristiche e potenzialità per avere un respiro più lungo e, soprattutto, realmente alternativo.
E allora che fare? Abbiamo metà del paese che non ritiene di essere rappresentato e non si riconosce negli attuali scenari e opzioni politiche esistenti. Di questa metà, almeno una parte è pronta a ridare fiducia e anche a schierarsi Come dimostrato col recente referendum sulla giustizia.
Ma deve avere le giuste motivazioni e speranze. Che non sono, ad esempio, quelle di una Schlein che ribadisce la sua fedeltà all'atlantismo e al riarmo. Ma che magari vorrebbero un programma stringente e capace di raccogliere , se non l'entusiasmo, almeno interesse? Un programma che preveda, per riportare al protagonismo le persone ad esempio il sistema elettorale proporzionale. Per mettere definitivamente in soffitta questa narrazione asfittica del male minore. Ritornare a scegliere chi sia, per ognuno di noi, il più meritevole di rappresentarci. Invertire la tendenza al progressivo smantellamento dei servizi pubblici, a cominciare dalla sanità. Reperendo le risorse dalle spese per gli armamenti e da dove ce ne sono tanti. Magari anche con una patrimoniale una tantum, ma soprattutto dal ripristino di una progressione impositiva che faccia pagare più chi ha di più. Al contrario di quanto accaduto progressivamente fino ad oggi.
Inoltre un mea culpa e un'assunzione di responsabilità da parte di molti è altro elemento irrinunciabile per la credibilità dell'eventuale proposta. Abbandonare decisamente il giochino dello scaricare le colpe su chi c'era prima. Visto che prima ci sono stati tutti (o quasi) e ognuno ha contribuito per la propria parte alla situazione attuale.
Inoltre, vista la diffusa sensazione (e non solo) di insicurezza diffusa. Appare inevitabile che, come contrasto all 'illegalita. Soprattutto a quella legata alle condizioni di disagio, povertà ed esclusione sociale. Ci debbano essere politiche di forte e anche rivoluzionario impatto. Per il supporto di gruppo e singolo, attraverso una rete solidale. Ma, soprattutto con scelte tese alla creazione di opportunità di lavoro. Magari ricorrendo anche a uno di quei miti giovanili del "lavorare meno, lavorare tutti".
Un paese con una denatalità crescente. Che vede andare via molte delle sue risorse e non riesce a dar loro opportunità, figuriamoci cosa possa offrire a quei disperati che vengono da situazioni ancora peggiori.
Un paese in queste condizioni è un paese semplicemente destinato ad estinguersi. E, in genere la guerra (civile o classica) è uno dei metodi classici con cui lorsignori risolvono tali situazioni.
Purtroppo molti dei protagonisti che vorrebbero proporsi come la soluzione a questi problemi sono molto più preoccupati della loro estinzione. Piuttosto di quella del paese.
Speriamo bene!

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