giovedì 13 agosto 2026

PRIMA IL LEADER O IL PROGRAMMA?


Prima il leader o prima il programma? This is the question. Non è la stessa cosa, ovviamente. Ma sia in un caso che nell'altro, sappiamo già  che a prevalere saranno compromessi. Frutto di rapporti di forza, di ambizioni e visioni  parziali, di questo o quel personaggio. E che fatalmente, sterilizzeranno, in nome di una necessaria mediazione, tanto di quello che invece, sarebbe indispensabile e utile fare.

Quanto mi piacerebbe invece, che prima fossero presi in considerazione i bisogni delle persone. E primo fra tutti quelli dei più deboli ed esposti.

Ma questa è cosa che può diventare possibile solo se i rapporti, le istanze, le identità stesse di chi si propone a tale impegno. Vengano discusse, elaborate e confrontate con la realtà  vissuta. E non quella percepita solo attraverso i dati di fredde statistiche. E al di fuori dalle canoniche stanze chiuse delle trattative più o meno riservate.

I partiti, la politica (ovviamente parlo di chi si professa e spaccia per sinistra) non sono e non dovrebbero essere i mediatori tra i bisogni, i diritti e persino i sogni dei più e quelli, di ben altro livello, di lorsignori. Non dovrebbero rappresentarsi, come sta accadendo da troppo tempo, un ulteriore scalino e ostacolo da superare. Ma dovrebbero esserne , nel più  puro spirito costituzionale, i rappresentanti e interpreti della loro difesa. Interpretando al meglio possibile, quel fattore equilibratore, di lotta e  resistenza indispensabile per poter definire una società classista, come la nostra, anche minimamente libera e rappresentativa

Il fascismo di questa interpretazione politica e umana limitata e escludente, rappresenta sicuramente l'aspetto più odioso e pericoloso. Ma per sconfiggere tale rischio, secondo me sarebbe preferibile farlo provando ad arruolare  e coinvolgere le persone e le loro aspettative piuttosto che quelle di qualche leader. Cui toccherebbe poi, eventualmente e  ovviamente, il compito di rappresentarle e portarle avanti al meglio.

A quel punto liberi e non condizionati e condizionabili dal compagno di banco Lo so, e sono pienamente cosciente di essere s un illuso e un sognatore. Al limite del patetico. Ma dopo aver percorso tutti o quasi i sentieri possibili di un impegno. Pagandone anche dei  costi. Soprattutto nei termini di autostima. Lascio tranquillamente ad altri le circonvoluzioni verbali del nulla. E scelgo  il sognare, che non costa nulla. E che, a differenza dei classici balletti e opzioni limitate al morire impiccati o fucilati, nulla costa e nessun danno procura. Ne' al sottoscritto e tantomeno agli altri.


MIZIO 

 


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