mercoledì 7 marzo 2012

CONVIENE PRENDERE MONTI SUL SERIO...





Come avrà notato chi legge questo blog, il mio giudizio su Monti è tutt’altro che positivo, ma rileggendo i pezzi mi sono accorto che prevale un tono ironico che rischia di generare fraintendimenti. Ed allora mi sembra opportuno precisare alcune cose: Mario “il Grigio” non è affatto un avversario da prendere sotto gamba o una macchietta come il suo predecessore. Anzi, è un avversario da prendere molto sul serio.

Innanzitutto togliamo di mezzo un equivoco: questo non è un governo “tecnico di transizione”. In primo luogo questo è un governo pienamente politico e non solo perchè i governi tecnici non esistono, ma esistono sempre e solo governi politici; ma soprattutto perchè questo è un governo politico di alto profilo, molto più dei precedenti sia di centro destra che di centro sinistra.

Parlando di “alto profilo” non intendo dire che condivido la sua progettualità (tutt’altro) ma che questo non è il solito governo del tirare a campare, con poche e ben confuse idee come è stato per i governi di Berlusconi, Prodi, D’Alema e Amato. Questo è un governo che ha un progetto di ampio respiro che sta attuando senza perdere tempo. E, dunque, qualcosa che va molto al di là dell’anno e qualcosa che dovrebbe durare, sino alle prossime elezioni (ma siamo poi sicuri che fra un anno voteremo? In Grecia le elezioni sono state rinviate a non si capisce quando e nessuno ha fatto un fiato).

Monti (della cui intelligenza avevamo dubitato e tutt’ora non siamo certi) o chi per lui, sta traghettando l’Italia dalla seconda alla terza repubblica: 

- ha abolito la “concertazione” (che certo non rimpiangiamo) sostituendola con finte consultazioni cui fa seguito una prassi ultra decisionista

- con l’abrogazione dell’art. 18 vuol conseguire un risultato di immagine che ponga le basi di un diverso sistema di relazioni industriali

- attraverso i suoi alleati di centro (ma anche quelli che ha nel Pdl e nel sempre più inutile Pd) sta discretamente lavorando alla riforma delle istituzioni e del sistema elettorale

- con la politica fiscale e le “liberalizzazioni” sta frantumando quel che resta del ceto medio, per approdare ad un modello sociale pienamente dicotomico: una vasta ed indistinta massa popolare da un lato ed un ristrettissimo gruppo di ultra ricchi dall’altro.

Ma soprattutto sta compiendo una doppia manovra: sul piano internazionale sta perfezionando la cessione di quote di sovranità al direttorio europeo (più che altro, tedesco), quel che rende sempre meno rilevante il Parlamento ed assegna al Governo un ruolo essenzialmente di cerniera fra l’apparato amministrativo nazionale ed il direttorio europeo.

Sul piano interno sta tacitamente provocando la scomposizione delle attuali forze politiche riaggregandone pezzi in una nuova formazione di cui si scorgono a mala pena i contorni, se non il dato che sarà una forza di centro che allea il partito della finanza laica con quello della finanza cattolica.

Berlusconi ormai è liquidato definitivamente e, per la prima volta, dice la verità, quando dice che non si ricandiderà: non glielo permetterebbero quegli stessi che, con due poderose sberle borsistiche al titolo Mediaset, lo hanno indotto a dimettersi senza fare troppe storie. Ormai il Pdl ha rotto con la Lega, si appresta a perdere l’ala più impresentabilmente fascista di Larussa e quella dei tecnocrati “socialisti” (Tremonti, Brunetta, Sacconi). Ormai l’approdo sembra essere la fusione del vecchio troncone forzitaliota con l’Udc di Casini nel Partito Popolare Europeo (una sorta di Dc). Non è detto che le cose vadano così: il partito di centro potrebbe avere una più accentuata caratteristica imprenditorial-finanziario-massonica con l’arrivo di imprenditori quali Cordero di Montezemolo, Della Valle ed altri, magari potrebbe risucchiare qualcosa dal Pd e prendere del Pdl solo lo strettamente necessario. Questo per evitare sia un peso eccessivo dei cattolici (l’idea è piuttosto quella di una prevalenza “Laica”) sia per evitare una presenza troppo ingombrante del Cavaliere nel nuovo partito.

Come che vada, assisteremo ad una ristrutturazione del sistema politico. Per quanto attiene all’aspetto istituzionale, non tutto sarà fatto in questo anno: una parte del programma, inevitabilmente, slitterà in avanti nella (forse) nuova legislatura.

Il punto è che siamo ad un momento di svolta non solo in Italia: la crisi inizia a produrre i suoi effetti politici e seleziona un ceto di governo diverso dal passato. Berlusconi (come i suoi consimili Ross Perrot, Timinsky, Pujol, Taipi, Collor del Mello, Fujimori) fu l’espressione di un capitalismo rampante di prima generazione, ed in forte odore di denaro sporco. Fu il prodotto dell’incrocio fra neo-populismo e neo liberismo, utile, nella fase di liquidazione del “compromesso socialdemocratico”, a raccogliere il consenso dei lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, piccoli imprenditori ecc.) sotto la bandiera della protesta antifiscale.

Oggi la crisi rende impossibile quella politica di fisco allegro che colpiva i redditi da lavoro dipendente per risparmiare gli autonomi. Ora anche gli autonomi devono dare il sangue per salvare la grande rendita finanziaria di cui i Monti ed i Papademos sono l’espressione coerente. 

Berlusconi era indecente, lo sappiamo, ma in fondo era un pagliaccio interessato solo agli affaruzzi suoi. Monti non è questo, è molto di più: è il vero avversario di classe da combattere. Molto più duro, pericoloso ed autoritario del precedente. C’è chi ha paragonato Monti a Bruning (il cancelliere tedesco che precedette Hitler) chi a Facta (immediato predecessore di Mussolini). A noi ricorda molto da vicino un altro professore di economia finanziaria : António de Oliveira Salazar.

Aldo Giannuli


www.aldogiannuli.it

lunedì 5 marzo 2012

PASOLINI: L'UOMO MEDIO




NULLA E' PIU' PERICOLOSO DI CHI NON AVENDO IDEE PROPRIE DIVENTA PALADINO DEL PENSIERO DOMINANTE





sabato 3 marzo 2012

SILENZIO, ASCOLTIAMO LA NATURA



Tutti parlano, anzi gridano, ognuno certo di aver trovato la verità. Mi guardo intorno e spesso non vedo dialoghi ma solo tanti monologhi.

Io credo invece che sarebbero opportuni un po' di umiltà e di ascolto. Reciproco anzitutto, ma forse ancor più della natura, che cerca in ogni modo di comunicarci qualcosa.
Dopo aver cercato per secoli di trasformare la natura secondo le nostre ideologie, con evidenti catastrofici effetti, è giunto il momento di ribaltare completamente il nostro approccio ed iniziare ad improntare la costruzione delle nostre società sulla base di quello che io amo chiamare il "linguaggio della vita", che la natura parla da sempre e che grazie all'ecologia noi iniziamo negli ultimi decenni a conoscere sempre meglio!
Come ci ha insegnato il grandeFritjof Capra, ci sono alcuni principi che sorreggono ogni sistema vivente, dai quali non si può in alcun modo prescindere. Andrebbero insegnati a scuola a partire dalle scuole elementari!!!

I principali sono questi:

1) diversità: è una vera costante in natura, essenziale in qualunque organismo vivente, dal più minuscolo dei batteri fino al più grande degli ecosistemi. E' un valore imprescindibile, invece spesso ci viene presentato come un problema.

2) interdipendenza: siamo tutti collegati fra noi e con tutti gli altri organismi viventi del pianeta. Chi parla di indipendenza non ha un'idea di cosa essa sia. Provate a immaginare a quali condizioni noi potremmo essere indipendenti da un punto di vista delle materie prime, tanto per intenderci. Non avremmo rame, ferro, alluminio, stagno...

3) cooperazione: pensate al nostro corpo; se i diversi organi seguissero la logica della competizione (su cui sembra fondarsi tutta la nostra società) moriremmo immediatamente! La vita è possibile perché c'è cooperazione fra i diversi organi, tutti collegati fra loro.

4) ciclicità: tutto in natura è ciclico, dall'acqua all'energia, dalle stagioni alla nostra respirazione... l'aver interrotto i cicli a favore di una visione lineare è una delle grandi fonti di catastrofi moderne!!! Dalla folle gestione dei rifiuti al dissesto idrogeologico, passando attraverso le fonti di energia non rinnovabile e l'idea delirante di una crescita illimitata in un mondo limitato.
Occorre prendere coscienza che il consumismo è una malattia! C'è una sola cosa che in natura si moltiplica all'infinito, senza limiti: è la cellula tumorale. E sappiamo bene, purtroppo, cosa questo comporti.

cammino,natura,scuola,ecologia,coscienza,cambiamento,culturaEinstein diceva che "l'uomo intelligente risolve i problemi, ma l'uomo saggio li previene". Io credo proprio che avesse ragione e che oggi più che mai ci sia bisogno di cambiare prospettiva e rivedere completamente il nostro modo diorganizzare le società, impostandolesulla base di questi elementari principi vitali.

Si tratta di una rivoluzione culturale più che tecnologica. Abbiamo già tutto quello che occorre per una conversione ecologica delle nostre società, mancano solo una corretta educazione einformazione che creino le condizioni per una matura volontà di cambiamento.
Non è facile, lo so perfettamente, ma se abbiamo chiara la direzione in cui camminare siamo già a metà del cammino.






venerdì 2 marzo 2012

TEMA: LA DEMOCRAZIA PER UN BAMBINO GRECO


SCRITTO DA UN BAMBINO GRECO DI 10 ANNI


"La Democrazia è nata per prima volta, migliaia di anni fa in Grecia e dopo si è diffusa in tutto il mondo molto velocemente, sebbene la mancanza di internet. La democrazia è il più importante dei regimi, è una cosa molto buona.
Se non ci fosse stata, l'avremmo sospesa come i termometri con il mercurio.
Democrazia in Grecia oggi significa che puoi dire liberamente la tua opinione, basta che è d'accordo con te Pretederis e la Tremi ed anche Protosaltis (annunciatori e commentatori televisivi). Democrazia è anche, che puoi manifestare liberamente per ogni cosa che vuoi.
Esistono migliaia di manifestazioni per andare ogni tanto. Vorrei anch'io andare in una manifestazione dove si dice che possiamo mangiare liberamente suvlakia, cheeseburger e altri cibi di merda ogni giorno e non 1 volta al mese, ma non si è fatta ancora una manifestazione così.
In queste (manifestazioni) che realizzano oggi i grandi, manifestano per la stessa cosa, ma separati.
Se si troveranno tutti coloro che scendono nelle strade insieme, può essere che litigheranno e cominceranno a darsi i cazzotti.
Nelle manifestazioni te la passi bene, è un' avventura pura, basta che porti la maschera, occhiali e resisti alle botte.

I grandi che vanno a queste manifestazioni, fanno bene a comprare gli occhiali, perché l'ultima volta che ci è andato il mio papà, mi ha preso gli occhiali della piscina, per non sentire il bruciore negli occhi e me li ha perduti. Io mi sono arrabbiato e dopo...ha litigato con la mamma, che gli diceva che è un incapace e che se fosse stato degno "avrebbe mangiato" anche lui un po' di soldi da quelli che avevano mangiato gli altri e ora non avrebbe bisogno di correre alle manifestazioni e di prendere botte...un uomo di 40 anni, ma non ho capito molto bene che cosa volesse dire.
Nella Democrazia voti chi vuoi far diventare parlamentare e dopo se non ti piace puoi anche insultarlo, puoi fargli i gestacci o buttargli le uova liberamente. Ma, lui anche se sente molti insulti non lo sposta nessuno dal suo posto...non capisce Cristo ( non capisce niente).
I diversi parlamentari dentro il Parlamento gridano, litigano, fanno i nemici e le persone rimproverate certe volte si insultano l'uno con l'altro. Per esempio uno ha chiamato gli altri asini, poco tempo fa e dopo loro lo hanno fatto Ministro.
Quindi nella Democrazia puoi insultare liberamente se sei grande. Se invece sei piccolo, la maestra ti può dare la punizione perché hai chiamato Teodoro stronzo.
Oggi in Grecia abbiamo Democrazia..che è buona. L'opposto della Democrazia è la Junta (Dittatura) che è brutta. È quella che aveva papà quando era piccolo. Nella dittatura non fanno elezioni e non chiudono le scuole 4 giorni.
Neanche adesso facciamo elezioni perché sarebbe una catastrofe per il Paese, dicono tutti nelle televisioni, che non vogliono che perdiamo le lezioni altrimenti rimaniamo ignoranti.
Oggi abbiamo per primo ministro un signore molto buono Papadimos, che piace molto alla nonna perché è serio, bello, fa i discorsi senza guardare le carte come faceva il precedente, è venuto anche dall'estero.
La nonna ha l'Alzheimer crede che lui (Papadimos) è il re e si meraviglia perché non mette l'uniforme. Il re non l'aveva votato nessuno per governarci, ma neanche questo non l'ha votato nessuno, per questo la nonna si confonde.
Democrazia è anche fare quello che dicono i molti. Nella mia scuola non abbiamo democrazia, perché siamo 25 bambini in classe, facciamo sempre quello che vuole la nostra maestra.
A casa nostra pure abbiamo democrazia. Facciamo sempre quello che vogliamo: mio fratello, la mia mamma e io.
Siamo di più del mio papà. Siamo il popolo. E il papà è un buon governatore che ci ascolta.
Anche in Grecia abbiamo democrazia e in casa abbiamo democrazia e saremmo stati tutti felici se oltre alla democrazia, il mio papà avesse avuto anche lavoro".

MONTI, LE IMPOSTE E L'INIQUITA' SOCIALE





Ed ecco che il gioco di Monti e del suo esecutivo, al servizio della classe dominante globale, diventa chiarissimo anche sul piano della fiscalità.
In qualità di ministro dell’economia, oltre che di capo di un governo imposto all’Italia dai potentati finanziari, nell’Atto di indirizzo sulla politica fiscale per il triennio 2012-2014, Mario Monti manifesta pubblicamente l’intenzione di spostare gradualmente il peso dalle imposte dirette, sul reddito (IRPEF, IRES, IRAP) ed anche sul patrimonio (ICI), a quelle indirette che colpiscono i consumi (IVA, accise ed altre). [www.ansa.it

Perché lo vuole fare e quali sono i veri scopi di questa manovra?

Cerchiamo di capirlo, attraverso una breve ma non inutile analisi. 

Sappiamo bene che le imposte indirette, ed in particolare quelle che colpiscono i consumi di massa, sono "regressive", cioè punitive per i bassi livelli di reddito e "premianti" per i redditi più alti, in particolare se la loro manovra in aumento sostituisce progressivamente quella sulle aliquote delle imposte dirette sui redditi personali e delle società.

L'imposizione cosiddetta regressiva è quella che meglio realizza l'iniquità sociale, e ciò può avvenire seguendo due strade:

1) Stabilendo per le imposte dirette, che colpiscono i redditi personali, aliquote decrescenti per scaglioni di reddito crescenti. Ma in tal caso il gioco sarebbe scoperto, e l'iniquità sociale quanto mai palese. La giustificazione di un simile obbrobrio fiscale potrebbe essere: "Premiare chi produce un maggior reddito, e stimolare chi ha redditi bassi a produrre redditi più alti", giustificazione che è falsa, oltre che ipocrita. Questa soluzione, nonostante Monti non abbia necessità di consenso popolare e i suoi padroni hanno preventivamente comprato interi gruppi parlamentari e numerosi capi sindacali, è però irrealistica, non applicabile, perché è troppo “scoperta”, e potrebbe suscitare forti reazioni nel paese. Una via più nascosta per colpire i subalterni e incrementare il tasso di iniquità sociale potrebbe essere quella di ridurre il numero di scaglioni e aliquote, relativi alle imposte sui redditi. Ad esempio, per quanto riguarda l’IRPEF vigente in Italia, dagli attuali cinque a soli tre, o peggio, da cinque a due, che è quello che da sempre avrebbe voluto fare l’estromesso Silvio Berlusconi. 

2) Agendo sull'imposizione indiretta che grava sui consumi ed aumentando indiscriminatamente le aliquote, che per quanto riguarda l'IVA sono tre: 4%, 10% e 21%. E' chiaro che l'incidenza dell'aumento, e quindi del peso fiscale sopportato, cresce con il ridursi del reddito disponibile, ed è proprio in ciò che risiede la regressività dell'imposta. Storicamente, durante il seicento francese e il regno di Luigi XIV, il sovrintendente alle finanze del re, il celebre mercantilista Jean-Baptiste Colbert, cercò di colpire l'aristocrazia e recuperare risorse per lo stato ristrutturando il rudimentale sistema d’imposizione fiscale di allora, e cercando di aumentare l'imposizione indiretta sui consumi. In quel mondo protocapitalistico, tardo aristocratico e proto borghese, si verificava una situazione opposta rispetto a quella attuale: i consumi erano privilegio della classe dominante, spesso si trattava di consumi di prestigio (arazzi di Gobelines, sete di Lione, lussuosi candelabri d’argento ed ammennicoli vari), e non erano perciò accessibili alla massa, al vecchio popolo di estrazione medioevale. Quella che ai tempi di Colbert era una politica fiscale tutto sommato "progressiva", che colpiva i ricchi difesi dai privilegi (l'aristocrazia, imbellettata e parassitaria, trasferitasi simbolicamente nella nuova reggia di Versailles, fra i piaceri dell’isola incantata), oggi diventa "regressiva", al punto che penalizza i bassi livelli di reddito nel segno più manifesto dell'iniquità sociale. Una strada, se combinata con una leggera discesa delle aliquote delle imposte dirette (sui redditi personali e d'impresa) per tutti gli scaglioni di reddito, che consente di mantenere o aumentare la pressione fiscale, in modo subdolo e (appunto) indiretto, sulle classi subalterne e sui bassi scaglioni, "defiscalizzando", di fatto, i più ricchi. 

E' questa la strada che seguirà il governo fantoccio di Monti, il quale intende spostare progressivamente il peso fiscale dall'imposizione diretta a quella indiretta, in primo luogo gravante sui consumi di massa. Del resto, Monti ha già mostrato la direzione di marcia che intende seguire il suo esecutivo mantenendo l’aumento di un punto percentuale della massima aliquota IVA, entrato in vigore il 17 settembre 2011, ed elevando le accise sui prodotti energetici (in breve, sui carburanti) con il decreto detto ironicamente Salva-Italia, accise che guarda caso sono imposte indirette quanto l’IVA e sulle quali incide la stessa Imposta sul Valore Aggiunto. 

Ecco cosa nasconde il famigerato «Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2012-2014» pubblicato alla fine di febbraio sul sito del ministero dell'Economia e delle Finanze. 

Un’ultima considerazione: se l’aumento dell’imposizione fiscale sui consumi avrà, com’è ragionevole aspettarsi, un effetto depressivo sugli stessi, e quindi un riflesso negativo su produzione e occupazione, in che modo ciò potrà conciliarsi con il progetto Cresci-Italia (la Crescita neocapitalistica “salvifica”) tanto sbandierato propagandisticamente da Monti e dalle grancasse mediatico-politiche che lo sostengono?

Eugenio Orso
http://pauperclass.myblog.it

CIAO LUCIO


LUCIO DALLA:  FUTURA

giovedì 1 marzo 2012

11 SETTEMBRE:LARRY SILVERSTEIN FU MOLTO FORTUNATO



Anche coloro che conoscono bene la storia degli Stati Uniti, e faticano meno ad accettare l’idea che l’11 settembre sia stato un autoattentato, a volte si domandano: “D’accordo farsi del male, ma perchè andare a distruggere due dei gioielli più meravigliosi che l’America abbia mai avuto? Non si poteva distruggere qualcos’altro?”
In realtà, le Torri Gemelle erano di tutto meno che gioielli meravigliosi.
Per quanto fossero collocate su un terreno fra i più appetibili e redditizi al mondo, dopo trent’anni i due edifici erano diventati decisamente obsoleti. Poiché ciascun piano era stato costruito come uno spazio aperto di oltre 4.000 metri quadrati, l’aumento dei costi energetici aveva reso i due edifici estremamente gravosi da riscaldare d’inverno, ed altrettanto gravosi da raffreddare d’estate. Il perimetro del WTC Plaza, inoltre, rappresentava un vero e proprio macigno nel mezzo della circolazione di Downtown Manhattan, una zona della città costruita all’inizio del secolo scorso, fatta tutta di strade lunghe e strette. I tassisti raccontavano che nell’ora di punta ci voleva più di un’ora solo per aggirare l’intero perimetro del World Trade Center.
Mai il problema più ingombrante per le Torri Gemelle era rappresentato dall’enorme quantità di amianto che contenevano. Costruite in un’epoca (1969-1973) in cui l’amianto non era ancora proibito, …
… questo composto fu usato sia per la protezione antincendio delle strutture in acciaio sia come isolante per le condutture dell’aria condizionata e dell’acqua.
Solo nei primi anni ’70 l’amianto iniziò ad essere riconosciuto come cancerogeno, ma a quel punto la costruzione delle Torri Gemelle era quasi terminata. Non è chiaro fino a che punto della costruzione sia stato usato, nè quale sia la quantità esatta di amianto utilizzato, ma le stime variano fra 400 e 5000 tonnellate complessive di amianto presenti nelle Torri Gemelle a costruzione ultimata

Man mano che venivano introdotti i regolamenti contro l’amianto, la situazione per le Torri Gemelle si faceva sempre più difficile, finché nel 1989 l’amianto fu definitivamente proibito in tutte le costruzioni civili. A quel punto si provò una soluzione di fortuna, incapsulando l’amianto delle Torri Gemelle con un cemento particolare, per evitare la dispersione nell’aria delle sue particelle.
Ma verso la metà degli anni ’90 i nuovi regolamenti prevedevano che dovunque si intervenisse per fare delle riparazioni o delle opere di manutenzione, l’amianto presente venisse rimosso per intero.
Nel frattempo, proprio a causa della sua pericolosità, il costo per la rimozione dell’amianto era diventato astronomico, poiché bisognava prima fare evacuare tutti i piani interessati, e poi utilizzare solo operatori specializzati, che dovevano lavorare esclusivamente con tute ermetiche e bombole di ossigeno.
Una cosa è chiamare l’idraulico per riparare una tubatura rotta, ben altra e dover evacuare un piano intero, con dozzine di società commerciali che perdono soldi ogni minuto che passa, e poi chiamare una squadra di astronauti per fare lo stesso lavoro. Sul finire degli anni ’90 i preventivi per la rimozione completa e lo smaltimento dell’amianto delle Torri Gemelle arrivavano ad un miliardo di dollari – più o meno la cifra che sarebbe costato costruire una torre nuova.
Con una mossa disperata la Port Authority, proprietaria delle Torri Gemelle, denunciò le compagnie di assicurazione perché si rifiutavano di coprire i costi della rimozione, ma alla fine di una lunga battaglia legale perse la causa.
A quel punto la Port Authority si trovò fra l’incudine e il martello: non si poteva più effettuare la manutenzione delle Torri Gemelle, per il costo della rimozione dell’amianto, ma non si potevano demolire proprio per le grandi quantità di amianto che contenevano. L’unica soluzione sarebbe stata di smontarle pezzo per pezzo, ma il costo di una tale operazione era semplicemente improponibile.
Fortuna volle che nella primavera del 2001 un imprenditore chiamato Larry Silverstein, già proprietario del Building 7, si sia offerto per rilevare la gestione delle Torri Gemelle con un lease di 99 anni.
In quel momento il valore sul mercato delle Twin Towers era di circa 1,2 miliardi di dollari, ma Silverstein pagò 3,2 miliardi pur di entare rapidamente in possesso di quello che lui ha definito “il sogno della sua vita”.
Nonostante la bomba del ‘93 avesse distrutto solo qualche piano all’interno della Torre Nord, nella nuova polizza assicurativa Silverstein fece aggiungere anche la possibilità di una distruzione completa delle torri per attacco terroristico.
Non si sa mai - avrà pensato - metti che invece di un camioncino pieno di letame ne usano tre o quattro, e io rischio che venga giù tutto insieme.
Quello che è successo l’11 di settembre lo sappiamo tutti.
Il mattino del 12 settembre Silverstein era talmente abbattuto per la perdita dei suoi “gioielli”, che andava dicendo a tutti di essere certo di poter incassare dall’assicurazione il doppio del massimale previsto – 7 miliardi invece di 3,5 - “perché si è trattato di due attacchi terroristici separati”.
Alla fine della lunga battaglia legale, Silverstein ha preso 4,5 miliardi di dollari per ricostruire le Torri Gemelle, ritrovandosi in mano dieci ettari di un terreno edilizio fra i più ambiti e redditizi al mondo.
Nel frattempo l’amianto delle Torri Gemelle lo hanno respirato tutto i soccorritori che hanno lavorato alacremente per sgomberare il suo terreno dalla macerie, e che oggi stanno morendo a centinaia, falciati dal mesotelioma e da altre malattie respiratorie, nel silenzio più vergognoso della stampa di tutto il mondo.
Autore: Massimo Mazzucco / Fonte: luogocomune.net


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