mercoledì 9 maggio 2012

MEGLIO GRILLO O I NAZISKIN?




Le recenti elezioni amministrative in Italia, seppur in modo parziale, hanno evidenziato alcuni aspetti che non vanno sottovalutati e che, in qualche misura, anche in questa occasione marcano differenze sostanziali tra noi e gli altri paesi europei. Se poi, questo sia un bene o un male, è tutto da valutare e verificare.
In Francia ha vinto, per la verità non troppo a sorpresa, il candidato socialista che si presentava marcando , almeno nei programmi, una discontinuità rispetto al recente passato caratterizzato dall'asse Franco-Tedesco in materia di politiche economiche. Vittoria che, però è stata possibile grazie all'erosione di voti ai danni di Sarkosy effettuata dal boom elettorale del movimento di estrema destra di Marine Le Pen (18% circa), decisamente antieuropeista e nostalgica della grandeur francese con caratterizzazioni razziste e xenofobe.
Ancora diversa la situazione in Grecia dopo la tornata elettorale con la quasi impossibilità di formare un governo valido a causa del crollo dei partiti storici e la notevole affermazione di liste che da noi definiremmo di sinistra radicale e di formazioni di estrema destra, anche qui razziste e xenofobe, ma che rappresentano entrambe il rifiuto delle politiche strangolapopoli dell'Europa e della sua  rigorosa visione economico-finanziaria.
In Italia, per fortuna, il crollo dei partiti "storici", non ha premiato formazioni di estrema destra violenta e razzista, e neanche la Lega che qui da noi può rappresentarne una versione in salsa padana, ma ha premiato un movimento "non movimento" come il 5 Stelle di Grillo che si caratterizza per l'indubbia  personalizzazione ma anche per una critica feroce al sistema partitico, finanziario e lobbystico.
Si assiste quindi, da parte dei rappresentanti di quei partiti e di quelle istituzioni che, da qualsiasi parte la si voglia guardare, escono bastonati dalla tornata elettorale (compreso il PD che, come al solito, fatica a capire), a una snobbistica sottovalutazione del fenomeno. Le dichiarazioni di Bersani: "I grillini capiranno" e del Capo dello Stato che dichiara di ricordare solo il boom degli anni '60 e invita i partiti a riflettere, invece di invitarli a fare le valigie e a ripresentarsi di fronte agli elettori, come sarebbe logico, fanno quasi pensare che, avrebbero preferito anche qui in Italia la vittoria di formazioni nazi skin dalle teste rasate e dalla facile violenza.
Di fronte a questa,eventuale, situazione avrebbero potuto intonare i soliti peana sull'unità nazionale invitando tutti a lasciar perdere le divisioni per fronteggiare il pericolo rappresentato da tali formazioni. Davanti a un movimento che, invece, si presenta con la bandiera della nonviolenza, della trasparenza comportamentale, dell'onestà (che andrà ovviamente verificata) e,per molti aspetti, anche della verginità e ingenuità politica rimangono spiazzati e adottano il criterio della "diminutio", contando sul fatto (a ragione) che in Italia alla fine si dimentica tutto e tutto alla fine si sistema, continuando con il più che brevettato modus operandi  di cambiare tutto affinché nulla cambi.
A scanso  di equivoci voglio sottolineare che, pur guardando con interesse e piacere al movimento 5 Stelle e alle novità che porta nella stagnante palude politica italiana, personalmente non credo di votarli ne oggi ne in futuro. Io faccio parte di quegli elettori, forse nostalgici, sicuramente schierati, che aspettano che, una parte politica (la Sinistra), si ricordi del significato storico, sociale e politico di tale appartenenza, rinunciando a posizioni ormai al limite del culto di sè stessi e del proprio ombelico e che vada a riempire quel vuoto angosciante nel panorama politico. Buona parte del 40% di non votanti lo stanno aspettando da un pezzo!

MIZIO

lunedì 7 maggio 2012

EUROPA AVVISATA...MEZZA SALVATA?



Sarkozy  va a casa, i greci spazzano i sadici partiti del rigorismo e della resa al totalitarismo dell'interesse esponenziale posticipato ed eterno. Battuta d'arresto per il fondamentalismo globalista imposto dagli emissari  liberisti che si sono impossessati abusivamente della dirigenza dell'Europa. La loro marcia trionfale è ora coperta da cori di fischi e lanci di verdure marce. Non di pomodori (sono ormai un lusso). E' uno scossone, da cui si evidenzia l'avanzata di chi fa pollice verso ai liquidatori dello Stato-sociale ed ai becchini della sovranità nazionale. Pernacchie ad unaelite cooptata o
autonominata che ha usurpato la direzione dell'economia e monetaria. In particolare, si fanno largo quelli che imboccano l'uscita di sicurezza dall'euro e dal non-Stato europeo.

"Entità europea" avvisata, mezzo salvata? Magari... Zapatero, Papandreu, quelli di Lisbona, cedettero rapidamente agli ultimatum estremisti, ritenendo di potersi muovere con agio nelle vesti del "neoliberismo di sinistra". Impossibile. Tra l'aumento generale della diserzione elettorale, li sostituirono dei ruspanti gallinacci dell'adiacente pollaio concorrente, i quali stanno somministrano posologie più massicce della stessa medicina. Questa classe dirigente che si è fatta espropriare di tutto a cambio di nulla, è oggi minimizzata al ruolo di sceriffo ed esattore di tasse da spedire oltrefrontiera.
Privi di bussola, mappe, etica, dignità, e senza  un "modello" minimalista emergenziale. Sarebbe troppo pretendere da loro un modello-Paese, economico o sociale. Devoti ed ostaggi dell'economia che deve dirigere tutto -nel senso dei cinque dogmi di  Mastricht- predicati dalla Chiesa Globalista de Santi Liberisti ai loro Ultimi Giorni.

Se Hollande ripercorre questi passi -limitandosi a rinnovare gergo e posologie- i risultati saranno analoghi. Ha il compito di recuperare alla Francia -e agli Stati nazionali- maggiore autonomia e potere sull'economia, quindi dovrà delimitare la libertà di manovra del "governo ombra" dell'entità europea. Costoro non rispondono più ai cittadini d'Europa a cui negarono la possibiltà di votare la Costituzione, dopo che in Olanda e Francia venne bocciata. Hollande deve ricordare quest'ultimo dettaglio, e che l'intruppamento nella NATO azzera il ruolo nazionale francese e strozza la possibiltà d'un polo europeo equidistante, votato alla pace ed al multipolarismo.

Dubitiamo che ciò possa avvenire senza una mareggiata di proteste sociali dilaganti, autorganizzate dal basso e tasversali alle residuali burocrazie politiche e sindacali. Contro una regressione sociale senza precedenti nell'ultimo mezzo secolo, hanno sfoderato una manciata di ore di sciopero.Il liberismo moderno venne partorito in Cile, con le cure del ginecologo-generale Augusto Pinochet, al prezzo di una feroce dittatura gorillesca. Il ciclo che ha portato i Paesi sudamericani verso l'uscita dalle dittature neoliberiste, è stato preceduto dalla disintegrazione dei partiti, antipolitica, diserzione elettorale, e poi dalla germinazione di anticorpi che si materializzarono in movimenti, in cui gli esclusi storici acquisirono peso specifico e protagonismo.

Il famoso "populismo" -che provoca spasmi e brufoli ad un arrogante ceto politico al capolinea- non è altro che questa forza sismica quando perviene a conformare ampie alleanze sociali, che divengono anche convergenze politiche. E' stata un'arma che ha modificato profondamente l'andazzo globalista. L'Argentina e la Bolivia -che hanno appena nazionalizzato (con indennizazione) gas ed energia elettrica- dopo aver estromesso il FMI hanno pagato il debito, aumentato la riserva monetaria, ampliato i servizi per l'educazione, salute, alimentazione e previdenza sociale.L'entità-europea va rigogliosamente in senso opposto. Il suo governo-ombra, in piena fregola neocoloniale, vorrebbe promuovere sanzioni e rappresaglie per il delitto di "leso liberismo". A Bruxelles sapranno che la Cina, India e Russia sono felici di prendere il loro posto? di  Tito Pulsinelli


SelvasBlog

venerdì 4 maggio 2012

L'ANTIPOLITICA SONO I TECNICI E LE PRIVATIZZAZIONI





Era scontato che il grillismo conquistasse il centro dell'arena mediatica proprio nel momento in cui esso è diventato marginale rispetto alla questione dei veri equilibri del potere coloniale che domina sull'Italia. Venti anni fa Beppe Grillo nei suoi spettacoli parlava dello strapotere e degli abusi delle multinazionali; poi, mangiato vivo dalle cause civili per danni di immagine intentategli dalle stesse multinazionali, Grillo ha progressivamente spostato la sua polemica sui partiti, cioè sul nulla. In democrazia la libertà di parola è strettamente condizionata alla sua ininfluenza; quando invece si parla in televisione, allora nominare una multinazionale può mandarti sul lastrico. 

Strano poi che l'emergenza dell'antipolitica venga associata alla figura di Grillo, quando alla Presidenza del Consiglio vi è un ex advisor di Goldman Sachs e del Consiglio Atlantico della NATO. Mario Monti rappresenta infatti la personificazione di quell'intreccio tra militarismo e finanza che è alla base del colonialismo. 

In un'intervista al "Corriere della Sera", Claudio Costamagna, un ex di Goldman Sachs, ha gridato al complottismo per l'allarme che hanno causato i precedenti di Monti. Secondo Costamagna, quella di Monti era una semplice funzione di consulente, ed il meschino non aveva neppure un ufficio a Goldman Sachs, magari si sedeva pure per terra; è la linea di Goldman Sachs quella di assicurarsi la consulenza dei più competenti, e questi danno il loro contributo disinteressatamente, per la pura soddisfazione morale di condurre Goldman Sachs per i retti sentieri. [1] 

Insomma, anche Monti sarebbe una vittima del pregiudizio e dell'invidia sociale, quasi a confermare che il governo Monti si pone, anche sul piano del vittimismo, in continuità con Berlusconi. Nella sua conferenza del 30 aprile, Monti ha rivendicato una sorta di rottura con il berlusconismo, di fatto da lui appoggiato negli anni scorsi, in veste di opinionista dalle colonne del "Corriere della Sera". Ma non basta questa polemica strumentale dell'ultim'ora per poter negare che il governo Monti non sia altro che la prosecuzione del berlusconismo con altri mezzi. 

Berlusconi è stato un'icona grottesca del vittimismo padronale, del "se mi lasciaste fare, allora vedreste". Ma, a ben vedere, anche il liberismo, di cui Monti è ideologo ed alfiere, non è affatto una dottrina economica, bensì la retorica vittimistica del ricco incompreso, sempre avviluppato nei lacci e lacciuoli dell'invidia sociale, soffocato dal parassitismo dei poveri che gli impedirebbero di muoversi. Sul piano ideologico il liberismo è il lamento del ricco che si sente perseguitato, mentre sul piano pratico il liberismo non significa concorrenza e libero mercato (che non esistono), ma soccorso ai ricchi contro la "minaccia" costituita dai poveri. 

Il liberismo non è un vero antistatalismo, ma un alibi propagandistico per riconvertire la spesa pubblica e previdenziale in assistenzialismo per ricchi. Del tutto normale perciò che Elsa Cuornero si riveli la ministra del Welfare per Banchieri. Che i pensionati siano obbligati ad aprire un conto corrente e che i precari vengano vincolati ad una carta di credito, sono fatti che rientrano nella regola aurea del capitalismo, secondo la quale sono i poveri a dover dare l'elemosina ai ricchi. 

Il fenomeno Monti ha le stesse motivazioni del fenomeno Berlusconi: la marginalizzazione della mediazione politica e della funzione di governo, che, con le privatizzazioni, sono state private della possibilità materiale di contare qualcosa, riducendosi a lobbismo, o ad agenzia di guerra psicologica contro i poveri. Non solo le provocazioni antioperaie della Cuornero sono risultate in totale continuità con quelle del suo predecessore Sacconi, ma c'è di simile anche quella compiaciuta esibizione di cialtroneria che ha lo scopo di avvilire maggiormente gli animi. Non ci si aspettava certo che i ministri tecnici possedessero davvero anche solo una minima parte delle competenze che sono state loro attribuite, eppure l'inconsistenza di questi personaggi ha qualcosa di surreale. 

Nel ricevimento al Quirinale del Primo Maggio, la ministra Cuornero ha elencato i dati appena sfornati dall'ISTAT, per rivelarci che la disoccupazione giovanile è in aumento e che le donne sono le più penalizzate dalla mancanza di occupazione; e, infine, non poteva mancare nella rassegna l'alibi eterno e onnicomprensivo del sottosviluppo meridionale, con la terribile notizia che la crisi colpisce più al Sud che al Nord. Tutta questa fiera della banalità presentata come se fosse l'Oracolo di Delfi; se non ci fosse il fuoco di sbarramento della stampa calabrache, si dovrebbe ammettere che persino il Trota farebbe la sua brillante figura in un simile consesso. 

Anche quaranta anni fa i ministri esibivano il proprio squallore e rimediavano le loro brave figuracce, ma questo non sembrava essere il loro unico mestiere. Ancora venti anni fa il ministero del Tesoro poteva incidere sull'economia poiché, ad esempio, possedeva una sua banca - piuttosto consistente - la Banca Nazionale del Lavoro, la cui privatizzazione fu avviata addirittura dal governo Ciampi. Dopo varie vicissitudini, la BNL è stata acquisita nel 2006 dalla multinazionale francese BNP Paribas. Sul sito dell'attuale BNL si plaude euforicamente alla scomparsa definitiva dello "Stato Banchiere". [2] 

La privatizzazione della BNL non ha risposto a nessuna logica economica, poiché lo Stato non vi ha guadagnato nulla; anzi, invece di rendere, le privatizzazioni si dimostrano costose per l'erario, dato che alla fine, per poter cedere una sua proprietà, lo Stato deve sempre assistere finanziariamente il privato che l'acquisisce. Eppure la privatizzazione della BNL è stata un grosso affare sia per chi l'ha acquisita, sia per i lobbisti interni alle Istituzioni che l'hanno favorita. 

Affari ed economia sono cose ben distinte e spesso separate: più un affare è antieconomico, più risulta lucroso per gli affaristi, come nel caso del tunnel TAV, ma anche nel caso della politica depressiva dei tagli di bilancio. Numerosi economisti hanno rilevato la evidente antieconomicità di questi provvedimenti di austerità finanziaria; ma, mentre l'economia è un gioco di equilibri, al contrario il business può alimentarsi e giovarsi degli squilibri sociali. 

Ciò che Naomi Klein chiama "Shock Economy" non è altro che il caro vecchio business della povertà, già teorizzato da Mandeville agli inizi del XVIII secolo. I poveri sono la principale materia prima degli affari. Basti pensare al nesso tra finanziarizzazione e migrazione: il migrante è sempre dipendente dal sistema finanziario, sia nel momento in cui contrae il debito che dovrà ripagare per anni andando a lavorare all'estero, sia quando dovrà passare per i circuiti finanziari per spedire soldi a casa. 

Come teorico del capitalismo, Mandeville aveva il torto di essere troppo chiaro ed esplicito, perciò venne relegato nel dimenticatoio, lasciando spazio alle arti retoriche e fumogene di un Adam Smith, capace di mescolare abilmente verità e mitologie in modo da confondere le acque. Gli schemi retorici di Adam Smith non sono affatto archeologia della propaganda: Smith denunciava i crimini delle compagnie commerciali, ma, al tempo stesso, raccomandava proprio i provvedimenti che avrebbero fatto più comodo alle compagnie commerciali. Pare esattamente ciò che avviene oggi con le banche, condannate in astratto, ma poi difese punto per punto nelle scelte concrete; a cominciare dalla proposta del denaro elettronico, i cui vantaggi per il fisco sono del tutto ipotetici e astratti, mentre risultano evidenti e concreti i benefici per le banche. 

La politica ha smarrito il suo ruolo di mediazione sociale non perché gestisca troppo denaro, ma perché ormai, a causa delle privatizzazioni, ne gestisce troppo poco. Non sono la stessa cosa il fatto che in passato il governo controllasse delle banche, oppure il fatto che oggi i partiti stiano nei consigli di amministrazione delle banche: nel primo caso i partiti andavano a gestire un potere diretto, mentre nel secondo caso i politici assumono un ruolo di lobbisti delle banche. La politica povera è la politica che non conta nulla, cioè una semplice area di reclutamento del lobbying. 

Carisma, organizzazione, consenso sono spesso solo pseudonimi del denaro. Strano che persino la Chiesa Cattolica sia d'accordo a riguardo. Nel medioevo la Chiesa Cattolica condannava per eresia non chi praticava la povertà (come Francesco d'Assisi), bensì coloro che invocavano una Chiesa povera. A questi eretici la gerarchia ecclesiastica replicava che una Chiesa povera avrebbe potuto lanciare precetti morali, ma non avrebbe avuto alcun potere reale. 

Per non rimanere in una visione astratta della politica, occorre contestualizzare questo progressivo arretramento dello Stato banchiere ed imprenditore. Il processo non è cominciato venti anni fa con il famoso convegno del panfilo Britannia, ma molto prima. La sconfitta dell'Unione Sovietica nella guerra fredda va infatti retrodatata di almeno di sette o otto anni. 

Nel 1981 ci veniva raccontato che in Afghanistan gli eroici mujaheddin contrastavano l'invasione sovietica volontaristicamente, con cariche di cavalleria e vecchi fucili. Nell'epoca di internet sono bastate poche settimane perché almeno una minoranza venisse a conoscenza del fatto che la "rivoluzione libica" è stata tutta una mistificazione della NATO. Negli anni '80 invece non si avevano elementi per dubitare della fiaba ufficiale, che presentava l'Afghanistan schiacciato dallo strapotente tallone sovietico. 

In realtà l'Armata Rossa si trovava di fronte un enorme esercito mercenario con base in Pakistan, reclutato dalla CIA in tutto il Medio Oriente, e provvisto delle armi più sofisticate, dai missili antiaerei a quelli anticarro. Niente di paragonabile all'attuale impasse della NATO in Afghanistan, poiché negli anni '80 l'Armata Rossa dovette subire una vera e propria distruzione del suo apparato bellico convenzionale. 

La potenza sovietica quindi era già all'angolo otto anni prima della caduta del Muro di Berlino, e con quella data coincide l'inizio della finanziarizzazione a tappeto e dello smantellamento dell'imprenditoria di Stato in Europa. Non si è mai calcolato a sufficienza quali siano state le conseguenze della dismissione della siderurgia pubblica negli anni '80, che segnò il ritiro dello Stato da un settore allora etichettato come "arretrato", ma che in realtà è rimasto strategico per gli equilibri economici mondiali. 

Il compromesso socialdemocratico che aveva retto l'Europa per trenta anni, ed anche il welfare e le garanzie del lavoro, erano solo l'effetto della prudenza dettata dalla minaccia del capitalismo di Stato sovietico. Il ruolo assunto dalla mediazione politica e sociale sino agli anni '70, era esclusivamente la conseguenza dell'equilibrio di potenza, e non di intrinseche qualità del sistema dei partiti di allora. Non appena l'equilibrio di potenza è venuto a mancare, l'illusione del professionismo politico si è sfaldata, ed il gruppo dirigente comunista è stato quello che ha dimostrato la maggiore inconsistenza; tanto che il passaggio degli ex PCI al nuovo acronimo DS ha finito per rispecchiare più adeguatamente il loro contenuto: Dilettanti allo Sbaraglio. Forse è persino possibile che il ceto politico degli anni '80 e '90 si sia adagiato davvero nel mito-alibi dell'Europa, perdendo di vista il fatto che l'Unione Europea era nata come propaggine della NATO - quindi dell'imperialismo USA -, e come diretta applicazione dell'articolo 2 del Trattato Nord-Atlantico del 1949. 

La nozione di imperialismo americano non si deve intendere come dominio tout court degli Stati Uniti, ma come la guerra mondiale dei ricchi contro i poveri, nella quale gli USA costituiscono il riferimento ed il supporto ideologico-militare per gli affaristi e i reazionari di tutto il pianeta. Il procedere delle privatizzazioni e dei tagli di bilancio, fa intendere che l'aggressività imperial-coloniale non trova oggi dei veri contrappesi economico-militari che possano indurla alla prudenza; perciò i piagnistei sul "declino americano", sulla potenza emergente dei BRICS, sulla crescente minaccia ideologica/militare/economica costituita da Putin ecc., potrebbero essere soltanto una tattica vittimistica dei soliti filoamericani. di Comidad
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giovedì 3 maggio 2012

L'ITALIA MANGIA LE COSTE. SOLO IL 30% INTEGRO



Uno stivale consumato. Quel profilo così nobile e caratteristico, che rende l'Italia distinguibile a prima vista persino dallo spazio o sulle cartine geografiche, fatto di quasi 8mila chilometri di litorale, sta scomparendo, eroso dalla presenza invasiva dell'uomo. È quanto afferma il dossier Wwf Salviamo il profilo fragile dell'Italia, secondo il quale solo il 30 per cento delle nostre coste rimangono oggi allo stato naturale.
Il resto? Colonizzato – spesso deturpato – dai quasi 30 milioni di persone che vivono nelle vicinanze del mare, con una densità quasi doppia rispetto all'entroterra, 380 abitanti per kmq contro 200. Industrie, porti, strade, alberghi e villaggi hanno invaso oltre il 50 per cento delle coste, fatto sparire quasi l'80 per cento delle dune, eroso il 42 per cento dei litorali sabbiosi. L'erosione costiera, l'inquinamento hanno fatto il resto.
Per questo il Wwf ha lanciato il 29 aprile la nuova campagna “Un mare di oasi per te”. Dopo che lo scorso anno erano stati così salvati due boschi, nelle prossime tre settimane l'organizzazione ambientalista si affiderà al buon cuore degli italiani per proteggere dall'impatto umano tre preziose aree costiere in Sardegna, Puglia e Veneto, dando vita alla nuova oasi di Scivu ad Arbus, bonificando la spiaggia della riserva naturale Le Cesine in Salento, riforestando e riqualificando le zone umide della golena di Panarella sul delta del Po.
“I pochi chilometri di coste italiane che sono sopravvissuti alla mano dell’uomo – ha affermato Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia - conservano fragili ecosistemi di dune, spiagge, delta fluviali e boschi costieri popolati da migliaia di specie animali e vegetali, come fenicotteri, fratini, volpi, anfibi e tartarughe marine. Ma senza una quotidiana azione di tutela questi preziosi ritagli di natura rischiano di soccombere a un utilizzo sempre più sconsiderato del territorio e del mare. Per questo, memori della grande mobilitazione che l’anno scorso ci ha consentito di salvare due nuovi boschi, ci appelliamo alla generosità degli italiani e al loro amore per il mare e la natura, per coinvolgerli in un nuovo ambizioso progetto di tutela che con l’aiuto di tutti potrà dare nuova vita a tre bellissime aree tra terra e mare, vitali, protette e aperte alla fruizione di tutti”.
Iniziative del genere sono importantissime perché riescono a mobilitare migliaia di cittadini e a sensibilizzarne altrettanti sui temi della protezione del territorio. Ma la tutela dello splendido suolo italiano non dovrebbe essere certo prerogativa delle associazioni ambientaliste. Lo stato in prima persona dovrebbe occuparsi della protezione di quella che è senz'ombra di dubbio la maggior ricchezza della nostra nazione.
Ma il sole, il cielo terso e quel genere di piacevolezza che che può darti un paesaggio verdeggiante hanno un enorme difetto: sono gratis. E in un sistema che ha come unico indice di benessere un indice monetario, non valgono niente. Senza contare che un luogo accogliente e ospitale diminuisce notevolmente i bisogni di chi ci vive, e di conseguenza, altro difetto, i loro consumi.


Ciò comporta che i luoghi dove si vive meglio, quelli che altre civiltà in passato elessero a culla delle più fiorenti culture, siano oggi considerati periferia della civiltà. Aver scelto di gareggiare sul terreno della competitività economica e della crescita infinita, per paesi che offrono già ai loro abitanti tutto ciò di cui hanno bisogno, è stato perlomeno azzardato. È come se un campione di scacchi avesse deciso di salire sul ring per sfidare un peso massimo di pugilato. Non è il suo campo, non ha possibilità.
Così, alla ricerca della crescita, dello sviluppo, della ripresa, del pareggio di bilancio, del pagamento del debito o di qualsiasi altro obiettivo puramente economico dettato dai tempi e dalle situazioni, calpestiamo e distruggiamo giorno dopo giorno la nostra ricchezza più grande. Ci costruiamo sopra, la cementifichiamo, la svendiamo.
Forse un giorno, quando ogni centimetro di costa sarà stato definitivamente consumato, smetteremo finalmente di trovar conforto in un bel paesaggio, in un tuffo in mare o in uno scorcio mozzafiato. E diventeremo finalmente competitivi.


mercoledì 2 maggio 2012

GREGG BRADEN INTERVISTA ESCLUSIVA - PARTE 1 E PARTE 2












L'INDIFFERENZA DEGLI IDIOTI



E’ un primo maggio di lutto.
Un primo maggio che vede la Costituzione cancellata dalle decisioni di un governo antidemocratico, che registra, come mai, un numero impressionante di suicidi e di tentati suicidi causati dalle precarie condizioni economiche in cui versa la maggioranza del paese, che segna il record della disoccupazione rilevata dall’Istat, che tutti sanno ben inferiore alla reale, che porta con sé tutta la rabbia repressa di un popolo tradito dalle sue istituzioni e dalle sue rappresentanze sociali.
Le parole di Napolitano risultano l’ennesima offesa ai cittadini italiani. Non cita le disperazioni che stanno attraversando tutto lo stivale, parla di un lavoro che non c’è cercando, anche lui, come l’indegno ministro Fornero, di creare ulteriori spaccature nel paese, di far credere che il lavoro negato ai giovani sia dovuto alle “salvaguardie” che gli anziani continuano ad avere.
Fanno finta di dimenticarsi che il lavoro è un diritto per tutti, anche per quei cinquantenni che le ricette di questo governo stanno definitivamente gettando fuori dal mondo lavorativo.
Non è un caso che la quasi totalità delle persone che ha pensato di togliersi la vita avesse un’età non più considerata giovane, ma gli indifferenti anzianotti nostri governanti non sembrano accorgersene.
Ora il tecnico-professoron Monti ha chiamato un altro tecnico per fare quelle cose tecniche che lui tecnicamente non sa fare.
Ora passano all’attacco definitivo della salute e dell’istruzione.
I tagli di tutti i precedenti governi non sembrano siano bastati ad arginare il deficit di bilancio che cresce, anche dopo la cura del professorone, a ritmi vertiginosi…grazie agli sprechi non ancora sfiorati da nessuna riforma.
Ed allora le menti tecniche cancellano lo stato sociale…niente sanità, niente scuola pubblica, niente assistenza sociale, trasporti ridotti, giustizia massacrata.
Quindi, tecnicamente, pagheremo il 50% del nostro reddito per “mantenere” quella sovrastruttura che di Stato non ha più nulla e che di democratico non ha neanche più il senso.
Ci si aspetterebbe, anche da quei pochi media che ancora sembrano relativamente liberi, un’ondata di sdegno…dai sindacati ci si attenderebbe, come minimo, uno sciopero generale…e non di un solo giorno…viste le nefandezze che anche loro, nei comizi, denunciano.
Ed invece sui media c’è Grillo…il comico…quello che in un comizio ha paragonato queste persone, questo governo, alla mafia…
Per i sindacati c’è il comizione…seguito dal concertone…e tante, ma tante, belle parole…in totale assenza di ogni fatto ed atto sia a livello nazionale che a livello locale.
C’è da cominciare a domandarsi seriamente se sia possibile riuscire a trovare un’ uscita da questo massacro premeditato sperando ancora in questo o quel partito, in questo o quel sindacato.
Quanto sta accadendo non più in tv, ma sotto i nostri occhi, nel nostro condominio, nelle nostre case, non trova risposta alcuna in quella marmaglia di ricchi indifferenti idioti che riempiono le nostre orecchie delle loro sguaiate parole.
C’è bisogno d’altro…c’è bisogno di ricordare come è nato il primo maggio…e ripercorrere, senza leader né bandiere, quel percorso…

Da Wikipedia: A far cadere definitivamente la scelta su questa data, per commemorare la festa dei lavoratori, furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò nuovamente sui manifestanti provocando numerose vittime, anche tra i suoi.
L’11 novembre del 1887 a Chicago (USA), quattro operai, quattro organizzatori sindacali e quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il 1º maggio dell’anno precedente lo sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.
Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte. Le ultime parole pronunciate furono: Spies: “Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!” Fischer: “Hoch die Anarchie! (Viva l’anarchia!)” Engel: “Urrà per l’anarchia!” Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il (boia) strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: “Lasciate che si senta la voce del popolo!
di Pasquino
Ex dipendente di un'azienda d'informatica ormai vicina alla sparizione. Dirigente nazionale dello Slai-cobas nel 2003 iniziò una dura battaglia contro i vertici societari per impedire quella che sembrava, e poi si è rivelata, una vera e propria truffa ai danni dei lavoratori. Veniva licenziato nel 2005 con un pretesto. Vinceva tutte le cause contro l'azienda, che comunque non lo reintegrava nè pagava il dovuto. Attualmente disoccupato con un inutile tessera di giornalista pubblicista