martedì 12 giugno 2012

L'ARCHEOLOGIA PROIBITA








IL PUNTO DI NON RITORNO? FORSE CI SIAMO

Nonostante la leggenda urbana, basata su un'interpretazione errata del calendario Maya, che predice la fine del mondo per quest' anno, diversi ricercatori credono che possa essere veritiero un programma per computer di 40 anni fa, il quale predice un collasso socioeconomico ed un massiccio calo della popolazione 





Vi ricordate di quando Wile E. Coyote, nella sua ossessione di catturare Road Runner, cadeva dalla cima di un dirupo? Lo sfortunato predatore correva fuori dal bordo, si fermava a mezz' aria come solo un personaggio dei cartoni animati può fare, guardava in basso in un incredibile attimo di illuminazione, precipitava giù in una nuvola di polvere, poi il tonfo! 

Una quarantina di anni fa, un modello computerizzato del Massachusetts Institute of Technology chiamato World3 avvertiva la civiltà umana di una fine simile nel 21° secolo. In The Limits to Growth, libro del 1972 aspramente criticato che spiega questi risultati, i ricercatori sostengono che il sistema industriale globale ha così tanta inerzia che non riesce a correggere la sua direzione in risposta ai segnali di stress del pianeta. Ma, a meno che non ci sia un crollo della crescita economica che ci fermi sull' orlo del precipizio, ci avvertono, la civiltà andrà oltre – e ci sarà un tonfo che ucciderà miliardi di persone. 

Non guardate in basso ma stiamo già correndo a mezz' aria, così afferma un altro libro. In 2052: A Global Forecast for the Next Forty Years (Chelsea Green Publishing), Jorgen Rander della BI Norwegian Business School di Oslo ed uno dei modellisti originali del World3, afferma che la seconda metà del 21° secolo ci porterà vicino all' apocalisse tramite un grave riscaldamento globale. Dennis Meadows, professore emerito di System Policy alla Università del New Hampshire, che guidò il team originale del MIT e revisionò World3 nel 1994 e nel 2004, ha una visione ancora più buia. Il programma degli anni '70 ha prodotto diversi scenari, in alcuni l' umanità prova a tenere sotto controllo la produzione e la popolazione per vivere nei limiti del pianeta (Limits to Growth). Meadows sostiene che i percorsi sostenibili non sono più alla nostra portata perché l' umanità ha fallito nell' agire secondo le conseguenze. 

Invece gli ultimi dati mondiali stanno tracciando uno scenario allarmante, dove queste variabili aumentano costantemente fino a raggiungere il picco e poi improvvisamente crollare, in un processo chiamato collasso. Infatti Meadows dice: “vedo il collasso già ora. Il cibo pro capite sta calando, l' energia scarseggia, le acque sotterranee sono in esaurimento”. Per Randers le maggiori preoccupazioni vengono dai gas serra, emessi due volte più velocemente di quanto gli oceani e le foreste possono assorbire. Mentre nel 1972 usavamo l' 85% della capacità rigenerativa della biosfera per supportare le attività economiche come la produzione di cibo e beni e assimilare l' inquinamento, ora ne usiamo il 150% - ed aumenterà.

 

Le idee di Rander somigliano molto ad uno scenario di World3 in cui l' efficienza energetica e le energie rinnovabili rallentano i peggiori effetti del cambiamento climatico fino al 2050. Secondo Rander per i prossimi decenni la vita sulla terra andrà avanti più o meno come prima. Ricche economie continueranno a crescere anche se gli investimenti lentamente dovranno essere dirottati per far fronte alle risorse che scarseggiano e ai problemi ambientali, e che quindi lasceranno meno capitali per la creazione di beni di consumo. La produzione alimentare migliorerà, più anidride carbonica nell' atmosfera farà crescere le piante più velocemente, e il riscaldamento globale aprirà per la coltivazione nuove zone come la Siberia. La popolazione aumenterà, anche se lentamente, fino ad un massimo di 8 miliardi verso il 2040. Alla fine, comunque, inondazioni e desertificazione cominceranno a ridurre i terreni agricoli e quindi la disponibilità di grano. Randers prevede che nonostante gli sforzi dell' umanità per ridurre i cambiamenti climatici i suoi effetti cominceranno a diventare devastanti all' incirca nella seconda metà del secolo, quando il riscaldamento globale si autorinforzerà, ad esempio, accendendo fuochi che faranno diventare le foreste emittenti invece che assorbenti di anidride carbonica. “Molto probabilmente ci sarà guerra prima di arrivare a questo”, aggiunge cupo Randers. Si aspetta anche che le masse di migranti dei paesi diventati invivibili porteranno a conflitti armati locali. 

Graham Turner del Australia’s Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization teme che il collasso possa avvenire anche prima, ma più per il picco del petrolio che per il cambiamento climatico. Dopo aver confrontato i vari scenari di World3 con i dati recenti sulla popolazione, produzione industriale ed altre variabili, Turner e, separatamente, la BL Netherlands Environmental Assessment Agency, conclude che il sistema globale sta strettamente seguendo la piega del business, come sempre. 

In questo modello l' economia continuerà a crescere come previsioni fino al 2015 circa, per poi vacillare per il costo sempre maggiore dell' estrazione di risorse non rinnovabili come il petrolio. “Non che abbiamo finito queste risorse”, spiega Turner, “è che se cercate di raggiungere fonti non convenzionali come il fondale oceanico, ci vorrà molta più energia per estrarre ogni singola unità di energia”. Per gestire la mancanza di petrolio, il modello predice che la società dovrà dirottare investimenti dall' agricoltura, causando un calo nella produzione alimentare. In questo scenario, il picco di popolazione è vicino al 2030 con 7 o 8 miliardi per poi diminuire drasticamente a circa 4 miliardi nel 2100. 




Meadows sostiene che ormai il collasso è quasi inevitabile e che la sua forma attuale è troppo complessa per qualsiasi modello di previsione. “Il collasso non sarà guidato da una sola causa identificabile che agisce contemporaneamente in tutti i paesi” osserva. “Avverrà per via di complessi fattori che si autorinforzano” - compreso il cambiamento climatico, la diminuzione delle risorse e diseguaglianze socioeconomiche. Meadows spiega che quando l' economia rallenterà, pochi prodotti verranno creati rispetto alla domanda, e “quando i ricchi non otterranno più dalla produzione cominceranno ad usare il loro potere per prendere dal settore inferiore”. Con l' aumento di penuria e della diseguaglianza, rivoluzioni e movimenti socioeconomici come la Primavera Araba o Occupy Wall Street diventeranno sempre più diffusi - così come la loro repressione. 

Molti osservatori protestano che questi scenari apocalittici non tengono conto dell' ingegno umano. Dicono che tecnologia e mercati risolveranno i problemi quando si presenteranno. Ma per far si che ciò accada, dice Parha Dasgupta dell' Università di Cambridge nel Regno Unito, i politici dovrebbero guidare la tecnologia con giusti incentivi. Dasgupta afferma che finché le risorse naturali sono sottovalutate rispetto al loro costo ambientale e sociale reale – fino a che, per esempio, i possessori di automobile non pagheranno per le vite perse per le condizioni climatiche estreme causate dal riscaldamento dell' emissione di carbonio dei loro veicoli – la tecnologia continuerà a produrre beni con uso intensivo delle risorse e peggiorare il fardello dell' ecosistema. “Non potete aspettarvi che i mercati risolvano i problemi”. Randers va oltre, affermando che le mire a breve termine del capitalismo e i sistemi democratici esistenti rendono impossibile, non solo per i mercati ma anche per la maggior parte dei governi, affrontare problemi a lungo termine come il cambiamento climatico. 

“Siamo in un periodo di caos dalla dimensione inimmaginabile,” avverte Meadows e non spende più tempo per persuadere l' umanità sui limiti della crescita. Invece, dice: “Sto provando a capire come le comunità e le città possono ammortizzare” l'inevitabile impatto. 

Madhusree Mukerjee 
Fonte: www.scientificamerican.com

http://www.comedonchisciotte.org

venerdì 8 giugno 2012

ULTIMA CHIAMATA PER LA SINISTRA




Dopo la morte di Clemente IV si svolse il conclave più lungo della storia per l'elezione del nuovo papa. I cardinali divisi in fazioni , spesso dettati da personalismi e interessi che nulla avevano a che fare con l'esigenza di rappresentare il supremo interesse dei cristiani tutti.
Gli abitanti di Viterbo,dove si svolgeva il conclave, stanchi della lunga attesa, prima li rinchiusero nel palazzo, ora detto "Dei Papi", riducendo progressivamente le razioni di cibo per i cardinali, arrivando alla fine a scoperchiare il tetto del palazzo per esporre i suddetti anche al freddo e alle intemperie. Questa  fu la mossa decisiva per arrivare alla scelta del nuovo papa, Gregorio X.
Questa premessa per evidenziare che, da troppi anni le forze politiche che dovrebbero rappresentare le posizioni di sinistra si disperdono, si frammentano spesso in base a minimali e risibili motivi d'orgoglio con sindromi da primi della classe, mentre il loro popolo rimane in stupefatta e sempre più malinconica attesa.
Dopo essere riusciti a far andare per tre volte il nano di Arcore al governo, con le conseguenze che sappiamo, essere riusciti per la prima volta nella storia della Repubblica a non portare nessun parlamentare al Senato e alla Camera, la frammentazione "ideologica" fra le varie anime della sinistra "radicale" è ben lungi dall'essere conclusa. Ognuno asserragliato nel proprio fortino dell'uno virgola qualcosa per cento a difesa della propria integrità morale di rivoluzionari da salotto, pronti a spaccare il capello in quattro in dotte e professorali analisi politiche, ci si  dimentica il primo e più doveroso impegno: quello di rappresentanza. Rappresentanza di condizioni e di bisogni quali non si registravano da 50 anni a questa parte, troppo impegnati a contemplarsi il proprio ombelico, hanno lasciato che la classe operaia venisse travolta dalle follie neo liberiste e speculative- finanziarie.
Cari compagni un bagno di modestia e di umiltà é necessario e urgente: Vendola la smetta di corteggiare il PD sperando  nella possibilità di governare. Se anche si vincesse, le posizioni del PD in tema di economia,sviluppo, finanza, diritti dei lavoratori  sono quanto di più lontano dalla tradizione politico-sindacale italiana ed europea, essendo molto più vicine per scelta e composizione  a vecchi modelli di democristiana memoria (a parte qualche illuso in buona fede che ancora ci crede).
Per i Ferrero, i Bertinotti, i Salvi, i Diliberto se vogliono avere un qualche ruolo di rappresentanza e cominciare ad attrarre la sterminata platea di delusi e autoesclusi dal voto, la prima cosa da fare è trovare un minimo denominatore comune per stare insieme,(vista la provenienza di ognuno, non dovrebbe esser così difficile). Presentare un programma che sia rivoluzionario oggi come oggi non è difficile, basta far ritornare al centro del dibattito politico il lavoratore e il lavoro,inquadrandolo e dimensionandolo al nuovo. Oggi l'operaio alla catena di montaggio è minoranza, ma è assimilabile tranquillamente al giovane precario operatore nei call center. I rapporti di forza col padronato e i loro rappresentanti è il medesimo: sfruttato-sfruttatore.
Si smetta, di considerarsi, se non gli unti dal signore di arcoriana memoria,  comunque i duri e puri, e si scenda al confronto con forze nuove e diverse (es.Movimento 5 stelle,comitati cittadini ecc.) e con le novità e le esigenze che questi rappresentano senza giudizi spocchiosi e prevenuti.
Purtroppo il popolo che dovreste rappresentare è ormai sparpagliato come il gregge rimasto senza pastore, altrimenti si potrebbe fare come gli abitanti di Viterbo nell'episodio riportato all'inizio: rinchiudervi dentro e tagliarvi i viveri fino a che non troviate un accordo che superi i personalismi e che ridia speranza ai lavoratori.
Ma se lo faceste voi di vostra iniziativa ve ne saremmo grati anche perchè siamo vicini all'ultima chiamata.
O si trova la maniera di difenderci tutti insieme o si lascia spazio, nella migliore delle ipotesi a Grillo e allo spontaneismo, nella peggiore all'abulia o alla rabbia nichilista e autodistruttiva.

MIZIO


  

giovedì 7 giugno 2012

IL VERO OBIETTIVO ? IL LAVORATORE

MA QUAL' E' LA STRATEGIA?






A leggere le manovre già passate e quelle in essere ( la licenziabilità liberalizzata anche per la PA) sembrano manovre senza un disegno preciso o quantomeno dettati da disegni oscuri diversi da quelli annunciati ad ogni piè sospinto.
E’ chiaro a tutti, ormai, che il taglio delle pensioni con la lotta alla precarietà non c’entra nulla, nè tantomeno con il debito pubblico. Ossia c’entra nel senso che sarà il salario differito dei lavoratori a finanziare le casse dello Stato,
che l’abolizione dell’art 18 chiamata pomposamente “flessibilità in uscita” altro non è che libertà di licenziabilità individuale senza se e senza ma e che con la Crescita nulla a che fare. E la famosa flessibilità in ingresso che doveva preservare dagli abusi è rimasta tutta invariata con l’aggiunta di una nuova forma ( e siamo a quarant’otto,) quella dell’apprendistato. E tutto questo fa il paio con il famoso art 8 del collegato lavoro legiferato dai loro precedessori Sacconi e Berlusconi, che di sicuro porterà a trasformare i sindacati da strumento a difesa dei lavoratori a strumenti a sindacato aziendale di mercato,  un sindacato di mercato, sempre più di “servizi”intermediario di quei residui servizi che si salveranno dai tagli al welfare..
Ma non è finito .
L’aumento delle tasse sono tutte indirizzate verso i ceti medio bassi , visto che di patrimoniale non se ne parla e di seri provvedimenti contro la seria evasione fiscale non c’è traccia.


Ma parliamo delle pompose Liberalizzazioni 
Queste in maniera molto propagandistica e ideologica si sono tradotte in un attacco, su quei settori di lavoratori autonomi di “prima generazione”, e su settori soprattutto della distribuzione e della logistica, provvedimenti che fondamentalmente servono a produrre concentrazione, ingrandimento delle imprese, ingresso delle grande imprese della logistica in questi settori con una salarizzazione di fatto, se non formale, dei piccoli produttori con il loro piccolo capitale. La  proletarizzazione dei ceti medi produttivi . In termini marxisti
Un ulteriore pezzo grosso arriverà: i tagli e le ristrutturazioni, mai da separare perché vanno insieme, con la spending review i tagli sulla sanità e alla spesa statale per i servizi sociali erogati dagli enti locali ai vari livelli, dove il pezzo grosso è comunque quello della sanità, e poi si prevedono interventi su scuola e pubblico impiego, che non saranno salvati dall’ondata ristrutturatrice. Nel frattempo si sono procurati l’alibi della legge sul pareggio di bilancio in Costituzione che li preserverà da possibili spinte legaliste per l’aumento della spesa pubblica per servizi e welfare.

Gli ammortizzatori sociali: anche qui si è puntato a eliminare le varie tipologie di cassa integrazione, in realtà si è conservata la cig ordinaria per le resistenze non solo e non tanto sindacali quanto in questa particolare contingenza soprattutto confindustriali, e anche per le preoccupazioni rispetto alle possibili conseguenze sociali Anche qui la direttrice è chiara: eliminare l’indennità di disoccupazione e la cassa integrazione, in cambio di cosa? Assolutamente fumo , fumo senza arrosto
Il tutto ormai in un contesto in cui la scusante è il debito pubblico. Ma che di pubblico non ha nulla visto che l’avanzo primario è in crescita e che il bilancio al netto delle spese per interessi è in netto attivo. Allora il debito, come ormai tutti gli economisti lo affermano è debito privato, è debito della bilancia dei pagamenti e debito di importazioni rispetto all’export. La spese per il welfare è nettamente al di sotto rispetto alle entrate e il taglio di questa è solo per fare cassa.
Ma allora qual’è la strategia?
Ma sicuramente alcuni risultati sono evidenti:
  • abbattere ogni residua capacità di difesa non individuale del lavoratore e della lavoratrice
  • abbassare i salari, perché quando sei ricattabile e licenziabile individualmente è ovvio che la pressione aumenta,
Il che significa che devi lavorare di più, lavorare in condizioni peggiori, lavorare per meno – proprio in relazione ai tagli sul welfare attivarti ancora di più per la tua riproduzione che tu sia uomo o donna, giovane o anziano. La cifra profonda è, per creare queste condizioni, separare il lavoratore dall’impresa e buttarlo direttamente sul mercato.
Ed inoltre si ha l’affermazione che il lavoratore deve scordare di aver un “titolo di proprietà” sul posto di lavoro; la proprietà è sacra, in suo nome si salvano le banche ecc. ma non provate a applicare questo format al posto di lavoro.
Il lavoratore è solo , isolato , unico individuo di fronte al mercato. di Zag


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IKEA E LA CAMPAGNA DI RUSSIA


L'Ikea abbatte le vecchie foreste della Karelia per produrre mobili a basso costo?


Lo denuncia la Global Forest Coalition: l'Ikea usa alberi centenari per i propri prodotti. Gli alberi vengono dalla Russia, e più precisamente dalla Carelia,  attraverso l'impresa svedese Swedwood, controllata da Ikea. La Global Forest Coalition (un'alleanza di organizzazioni non governative con membri in oltre 40 paesi) condanna fermamente le le pratiche distruttiva di Ikea in Russia. L'associazione svedese Protect the Forest, membro della Global Forest Coalition, e l'associazione ambientalista russa Spok hanno provato con una investigazione sul campo in Carelia russa, che la Swedwood abbatte foreste con alto valore di biodiversità e di alberi centenari.
Secondo gli ambientalisti l'Ikea sta radendo al suolo foreste con alberi di un'età che varia tra i 200 e i 600 anni ed anche Josefin Thorell, una portavoce dell'Ikea, ha ammesso su o Mongabay t che "L'età media degli alberi abbattuti nella regione è di 160 anni", ma ha aggiunto che "L'età degli alberi tagliati è meno importante della gestione complessiva della concessione. In una gestione responsabile delle foreste si tratta davvero di gestire la foresta in modo da proteggere la biodiversità, piuttosto che concentrarsi sull'età dei singoli alberi. Risparmiamo il 16 - 17% della foresta per preservare i valori di alta conservazione, il che è ben al di sopra dei requisiti di legge, nonché dei requisiti Fsc. Il livello corrisponde l'obiettivo globale fissato dall'Onu nella Convention on biological diversity (Cbd)». Ma le foreste più vecchie sono importantissime perché ospitano i più alti livelli di biodiversità e stoccano più CO2, ma nonostante questo continuano ad essere prese di mira in tutto il mondo dal disboscamento legale ed illegale. La Thorell ribatte che l'Ikea non smetterà di sfruttare le sue enormi concessioni forestali: «Il livello di abbattimento nel nostro contratto d'affitto è basso: circa lo 0,4% all'anno del contratto di locazione, che è molto più basso rispetto alla velocità media della foresta zione della Karelia". Secondo Viktor Säfve di Protect the Forest, che anche se la Swedwood non taglia più di 1000 - 2000 ettari l'anno, consuma molto più legno della regione: "Ikea/Swedwood non utilizzano solo il legno proveniente dalle foreste centenarie che abbattono, acquistano anche legname proveniente da altri attori dell'area, e il numero reale di alberi centenari che Ikea ha contribuito a distruggere è maggiore".
"E' molto triste che foreste che ci hanno messo secoli per maturare possano andare perse in pochi giorni - spiega Andrei Laletin, di Friends of the Siberian Forests - Ikea promuove il consumo di massa di prodotti economici a base di legno, e questo abbassa il valore che la gente da alle foreste centenarie. In questo minaccia il diritto delle generazioni future a godere i vantaggi del nostro patrimonio forestale". 
L'associazione svedese Protect the Forest ha lanciato una petizione per aiutare Ikea e Swedwood a cambiare pratiche forestali.


 http://www.salvaleforeste.it/

martedì 5 giugno 2012

IL DECALOGO



-E' la globalizzazione che impone la moderazione salariale, 
-licenziare è bello perché crea occupazione, 
-abbiamo vissuto troppo a lungo e al di sopra dei nostri mezzi, 
-il privato è più efficiente del pubblico,
-è colpa delle pensioni se in Europa c’è il debito sovrano 
-i giovani non trovano lavoro per colpa dei padri,
-le differenze di classe sono ormai superate
-per la crescita servono grandi opere e cemento
-la natura va domata e controllata
-il profitto è sacro, l'uguaglianza blasfema
.........................................................................
......bla,bla, bla.............

Quante volte abbiamo sentito e sentiremo ancora questi principi enunciati con professorale e seriosa (in)espressione e venduti all'opinione pubblica come assunti incontestabili e non negoziabili ala luce dei numeri e delle regole che lor signori hanno autodeciso di adottare per l'intera umanità, presentandole come leggi immutabili e sacre quasi fossero indicate da un qualche dio.
Il recente terremoto in Emilia che sfugge a qualsiasi previsione e tentativo di controllo, è lì a dimostrare che ben altre sono le leggi e le regole da rispettare.  Anche il miglior benessere creato con il lavoro e il rispetto di quelle leggi economiche se non tiene conto e non rispetta l'equilibrio naturale (e per naturale non intendo solo quello ambientale, ma anche quello dei rapporti umani) è destinato prima  o poi a fallire.
Non è un caso o, se volete credere invece che lo sia liberi di farlo, che, da quando la ventata di follia neoliberista si è affermata in gran parte del mondo creando enormi squilibri a tutti i livelli, siano aumentate a dismisura, non solo le disuguaglianze sociali ma anche le reazioni violente della natura che sta lì a ricordarci la nostra fragilità e la perniciosa inutilità di questo tipo di sviluppo.
Ma il potere economico finanziario che tiene le fila di questo teatrino è sempre lì a ricordarci con cifre, numeri forniti spesso da una scienza asservita e legata più o meno volontariamente.  ai finanziamenti privati, che questa è l'unica via possibile.
In questo senso anche la cara e vecchia divisione tra destra e sinistra sembra non funzionare più, dal momento che la "sinistra" ha da tempo rinunciato a rappresentare un'alternativa a questo modello appiattendosi su quello esistente, magari cercando di interpretarlo in maniera meno brutale, essendosi anch'essa (gran parte) legata a doppio filo con potentati economico-finanziari.
Un'altra strada è, quindi, impossibile? 
Impossibile forse no, estremamente difficile sicuramente si!
Proviamo a buttare giù un decalogo alternativo a quello presentato all'inizio e vediamo se è proprio così assurdo immaginare una società e un mondo diverso:

-globalizzazione dei diritti e delle libertà
-lavorare per produrre meglio e non di più
-qualità della vita per vivere bene e più a lungo
-il privato integra e lavora per il pubblico
-è colpa di quest' Europa se le pensioni sono un problema
-lavorare meno, lavorare tutti
-sostituire il merito alle classi
-servono tante "piccole" opere per mettere in sicurezza l'Italia
-la natura va rispettata e protetta
-distribuire equamente la ricchezza prodotta limitando i profitti

Se ognuno di noi si impegnasse a perseguire qualcuno dei principi enunciati e lo facesse con convinzione e coerenza, forse non cambieremo il mondo domani, ma sicuramente cambieremo (in meglio) noi stessi. E, tante persone migliori, fatalmente darebbero vita, anche non volendo, a una società migliore.
Come dice il mio amico Soter:"Basta poco... che ce vò!"

MIZIO









venerdì 1 giugno 2012

L'AGRO ROMANO A RISCHIO SCOMPARSA


Sommando le 160 aree ritenute compatibili con i requisiti fissati dall’invito pubblico, sono complessivamente 2.381 gli ettari di campagna romana (già in parte fagocitata negli anni da grandi capannoni industriali, ville e palazzoni) che presto potrebbero essere cancellati da una nuova colata di cemento. Aree bellissime sottoposte a vincoli, adiacenti alla Riserva del Litorale, a quellaMarcigliana, ai parchi dell’Appia Antica, di Veio e tanti altri.
Sono oltre 2mila gli ettari di campagna che potrebbero essere presto cancellati: aree adiacenti a parchi e riserve (Marcigliana, Appia Antica, Veio). Il sindaco: "Servono 25700 alloggi per le fasce deboli". Ma offre spazio per un numero molto maggiore. Legambiente: "Progetto da fermare subito"

L’Agro Romano – la vasta area a vocazione agricola intorno alla Capitale – rischia di scomparire definitivamente. A preoccupare sono i risultati di un bando promulgato dal sindaco Gianni Alemanno ad inizio legislatura per la selezione “di nuovi Ambiti di riserva a trasformabilità vincolata, finalizzati al reperimento di aree per l’attuazione del Piano Comunale di housing sociale e di altri interventi di interesse pubblico”. In poche parole: nuovi terreni da rendere edificabili. Delle 334 proposte pervenute – numerosi i proprietari di terreni agricoli che hanno partecipato – ben 160 sono ammissibili. Queste le valutazioni della Commissione istituita ad hoc nel 2008 (composta dal direttore dell’Ufficio per le Politiche Abitative e dai direttori dei Dipartimenti Urbanistica, Patrimonio, Mobilità, Ambiente e Riqualificazione delle periferie).
Legambiente Lazio commenta sconcertata la cartografia dei nuovi insediamenti proposti, diffusa dal Dipartimento Urbanistica di Roma Capitale : “Il progetto di Alemanno va fermato subito – lancia l’allarme Lorenzo Parlati, presidente dell’associazione ambientalista – la giunta non può approvare questo scempio, l’assemblea capitolina tanto meno”. Entro l’estate infatti la giunta potrebbe dare il via alla maxi variante del piano regolatore (i tecnici sono già a lavoro per la stesura della delibera). Perché l’emergenza abitativa va affrontata: “Servono 25.700 alloggi – spiegava qualche mese fa il sindaco – di cui 6mila in edilizia agevolata e 19.700 in housing sociale. In questo modo potremmo offrire abitazioni con mutui e affitti a prezzi molto più bassi di quelli che si sono mai potuti vedere in questa citta”. Quelle fasce deboli, a cui si riferisce il sindaco, la possibilità di accendere un mutuo (ancorché piccolo) non ce l’hanno di certo. Ma sarebbe comunque uno spreco, se si considera che a Roma gli immobili non utilizzati, vuoti, sfitti, sono 245mila (ultimo dato disponibile, riferito al 2009). A tal proposito va segnalato l’invito del forum “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori” al sindaco di Roma (così come ai sindaci degli altri 8100 Comuni d’Italia) a partecipare alla campagna per il nuovo censimento degli edifici sfitti o non utilizzati. Manco a dirlo, nessuna risposta.
Su 2.381 ettari, però, si possono costruire quasi 23 milioni di metri cubi di superficie edilizia. Corrispondenti non a 25.700 alloggi, ma ad oltre 66mila (il dato è fornito dalla stessa commissione). “Bisogna offrire ai privati terreni edificabili in cambio di nuove metropolitane – spiega l’assessore all’ Urbanistica, Marco Corsini – e poi ci sono delle compensazioni edificatorie ancora da riconoscere”. Cioè tutte quelle cubature che sono state sottratte dal Comune ai privati, in presenza di aree di pregio ambientale, e che vengono compensate dando la possibilità di costruire altrove. Non a parità di metri cubi bensì di valore immobiliare. “E comunque quelle 160 aree sono state selezionate – sottolinea Corsini – non scelte. Ciò vuol dire che alla fine saranno di meno”.
Esprime però le sue “perplessità” anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica: “Già nel 2008 avevamo criticato i criteri del bando, in particolare il fatto che si rendessero disponibili aree agricole, che fosse stabilita una distanza troppo grande dalle fermate del trasporto pubblico. E sul perché non venivano utilizzate le aree edificabili messe a disposizione dal Piano regolatore, né venivano attuati i ben 35 piani di zona per l’edilizia residenziale pubblica già approvati”.
E Legambiente rincara la dose: “Utilizzare la scusa dell’ housing è ridicolo e patetico. La verità è che Alemanno, dopo l’acqua, vorrebbe cedere ai privati anche l’Agro Romano”. Insomma una strumentalizzazione per dar vita a nuove anonime periferie senza servizi. L’ennesimo regalo – dopo quelli di Rutelli e Veltroni – a chi muove voti. D’altronde, come dice il presidente di Legambiente Lazio, “la campagna elettorale è già aperta”. di G. Paglino