sabato 5 novembre 2011

PARCO NAZIONALE DELL’APPENNINO LUCANO ASSEDIATO DAL PETROLIO



Difficile conciliare in Basilicata, in un territorio limitato ma ricco di un rilevante patrimonio culturale e naturale, tutela dell’ambiente, ed in particolare, delle aree protette con i forti interessi economico-finanziari, rappresentati dalle societa energetiche. Il potere politico-amministrativo, rappresentato dall’Ente Regione, spesso non resiste alle lusinghe di questi poteri. Succede così che la Regione Basilicata  farà nascere 20 nuovi  pozzi petroliferi che si aggiungono ai 40 già esistenti per un totale di 60 pozzi petroliferi in Val d’Agri (Basilicata). In particolare, sedici pozzi petroliferi si trovano all’interno del perimetro del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, istituito con DPR 8/12/2007.  Si tratta dei pozzi Pergola 1, S.Elia 1, Monte Enoc 1, Monte Enoc 6, Monte Enoc 7, Monte Enoc 10, Alli 2, Alli 4, Caldarosa 2, Caldarosa 3, Serra del Monte di Montemurro, Costa Molina Ovest 1, che si aggiungono alla costellazione dei pozzi denominati Cerro Falcone: il CF1, CF2, CF3, CF4, CF5, CF7 e il CF8. La nuova intesa è propedeutica al raddoppio delle attività estrattive sancite dal Memorandum, ovvero l’accordo tra Regione Basilicata e Governo. C’ è da notare tra l’altro, come il pozzo CF7 non risultava, ad oggi: è un cavallo di Troia per operare dentro il Parco, dove è vietata ogni attività estrattiva. L’Alli 2 verrebbe perforato a poche centinaia di metri l’ospedale di Villa d’Agri, verrà spostato di poche centinaia di metri, ma sempre davanti il suddetto ospedale; e i due pozzi Monte Enoc 6 e 7 saranno realizzati addirittura dentro l’abitato di Viggiano, in un’area franosa, già ritenuta dall’amministrazione municipale inidonea ad edificare abitazioni.
Evidentemente, l’Eni può dove ad altri è vietato! Nell’ambito della variazione del programma di lavori di ricerca e sviluppo, infatti, la Regione Basilicata, agli inizi di agosto, approfittando delle distrazioni tipiche dell’afa estiva, li ha approvati. Alcuni nuovi pozzi petroliferi si trovano all’interno e altri limitrofi al perimetro del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese il cui Ente Parco non ha rilasciato i pareri d’incidenza ambientali previsti dalle leggi. E’ da evidenziare che tra le misure di salvaguardia del Decreto istitutivo del parco  è fatto divieto di ricerca e l’estrazione di idrocarburi, salvo quelle autorizzate prima dell’emanazione del decreto presidenziale.
Alcuni pozzi petroliferi sono previsti vicino ai centri abitati o in prossimità di limpide sorgenti d’acqua, come quella denominata Acqua dell’Abete, bene comune, prezioso  oro blu, indispensabile per la vita stessa della popolazione. Ebbene, queste sorgenti sono state inquinate da metalli pesanti e sostanze usate durante la trivellazione, come il bario. L’area è situata all’interno del parco nazionale, ove insiste, a poche centinaia di metri, il pozzo petrolifero Cerro Falcone 2, recentemente autorizzato dalla Regione Basilicata alla “messa in produzione” (nonostante il divieto previsto nel Decreto istitutivo e le misure di salvaguardia allegate al Decreto del Presidente della Repubblica del 2007) ovvero ad estrarre greggio, anch’esso situato all’interno di un SIC/ZPS del parco nazionale. Tutto questo avviene nella noncuranza e connivenza della Regione Basilicata di fronte alla sempre più insistente richiesta che viene dai cittadini per una moratoria su nuove attività minerarie.
Ciò, anche  per cercare di capire quali conseguenze  queste ricerche portino, come si evince dai molteplici segnali di inquinamento delle falde e dei sedimenti che ormai arrivano da più parti e che sono persino certificate dalla stessa Arpab (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Basilicata), l’organo ufficiale funzionale alle esigenze regionali. L’inquinamento sotto il centro oli di Viggiano con toluene e benzene nelle falde, riscontrato dall’Arpab, è talmente grave da non poter essere edulcorato e sottaciuto in alcuna maniera. Come sa bene chi vive intorno al lago del Pertusillo,  zona umida, sito nella Valle del fiume Agri di origine Quaternaria,sempre all’interno del perimetro Parco Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese-
Il lago, dovuto allo sbarramento artificiale del fiume Agri, perfettamente integrato nel contesto della valle e delle montagne circostanti, è diventato  rinomata meta turistica per la bellezza e l’armonia del paesaggio. Ebbene, il lago, area protetta SIC/ZPS, zona 1, è stato interessato nel mese di luglio dalla terza incomprensibile moria di pesci in pochi mesi.
Oltre che al patrimonio naturale della Val d’Agri, anche i beni culturali hanno subìto conseguenze per le attività estrattive. Numerosi sono i reperti rinvenuti sul tracciato degli oleodotti.   A Marsicovetere, loc. Barricelle, nell’ambito dei lavori dell’ENI per la ristrutturazione petrolifera, la Soprintendenza Archeologica  di Potenza ha messo in luce un impianto edilizio di notevoli dimensioni (una villa rustica) risalente all’età augustea-primo imperiale (fine I sec. a.C.- I sec. d. C.).
L’area della villa romana di Barricelle, di proprietà Bruttia Crispina, moglie dell’imperatore Commodo (nella villa è stato ritrovato uno dei suoi sigilli reali…che non si sa dove sia attualmente) è stata inaugurata in pompa magna con l’ambasciatore britannico (venuto in val d’Agri in visita ai pozzi della concessione Shell – ENI). Poi tutto è ritornato nell’oblio, anche se Italia Nostra ha proposto  un’ipotesi di gestione  di una collaborazione con i proprietari dell’ Agriturismo in cui insiste  l’area archeologica –per un centro di educazione/formazione al patrimonio culturale ed ambientale. Proprio per salvare i numerosi reperti archeologici trovati nel territorio dalla distruzione  sarebbe opportuno rilanciare il ruolo del Museo Nazionale di Grumentum,  antica città romana,  Museo che non ha ancora ricevuto le dovute attenzioni.
Dispiace notare che i finanziamenti ricevuti dalle royalties sono spesi in opere di cementificazione piuttosto che utilizzati per sostenere  il patrimonio culturale ed  ambientale così rilevante di tutta l’area protetta del parco nazionale che, commissariato sin dalla nascita, continua ad esserlo. Tale gestione provvisoria non aiuta certo lo sviluppo ecosostenibile del parco a vantaggio della popolazione della Valle. Forse, servirà per altri, ben diversi interessi. Patrimonio culturale, naturale, paesaggio: l’articolo 9 della Costituzione Italiana afferma che vanno tutelati e salvaguardati, come le sorgenti cristalline di ’acqua, preziosa risorsa della collettività. Come salvaguardare e custodire anche per le generazioni future  questi rilevanti  Beni Comuni, se le ricerche petrolifere nel parco della Val d’Agri continueranno ad andare avanti?
 [di Teresa Liguori, consigliere nazionale Italia Nostra]

NONNA, TI SPIEGO LA CRISI ECONOMICA

(Il Più Grande Crimine spiegato agli anziani, agli adolescenti e a persone del tutto digiune di economia)






Nonna: Allora chi sono sti delinquenti che ci tolgono i soldi dello Stato, quelli che dicono che il debito pubblico è un nostro debito, quando invece non lo è, insomma, sti qui che con l’Euro ci hanno fatto sto brutto scherzo. Perché guardavo la televisione ieri e mi dicevo “ma sta a vedere che quel politico lì è uno di loro”. Dimmi mò.
P. Attenta, il debito pubblico non è un nostro debito quando lo Stato ha una moneta sovrana, come le lire di una volta. Ti ho spiegato che con l’Euro tutto è ribaltato. Ok? Allora nonna, per la tua domanda bisogna prima capire un paio di cose, poi ti faccio i nomi…

Nonna: Ohh, sempre bisogna capire cento cose per capirne una, insomma…
P.: Eh bè, nonna, se fosse semplice allora non avrebbero conquistato il mondo. Guarda che è proprio il fatto che la gente si stufa di capire e non ascolta più, che li ha fatti vincere così. Ma consolati, neppure i ragazzi contestatori in Italia hanno la pazienza di studiare ste cose, e neppure loro combinano un accidenti alla fine. Ok, ascolta. Ci hanno tutti convinti che i politici sono i potenti. No, assolutamente no. Il loro potere è un teatrino locale, cioè hanno potere a Roma o a Parigi o a Londra, certamente possono comandare su tante cose e hanno privilegi, sono temuti e rispettati, qualcuno di loro fa anche soldi. Ma quello non è vero potere. Sai cosa significa avere vero potere? Immagina un uomo che può decidere di mandare in bancarotta un’intera nazione. Un singolo uomo, e non manda in bancarotta una nazione di poveretti tipo il Congo, ma per esempio l’Inghilterra, addirittura. Immagina un gruppo di uomini che possono dire a un governo “cambia le tue regole, paga di meno la gente, vendici la Sanità, le tue banche, le tue spiagge e tutti i tuoi treni, le vogliamo a poco, e se disobbedisci ti facciamo fallire”. Immagina un altro gruppo di uomini che fa una legge che obbliga gli Stati a non proibire un prodotto tossico che è pericoloso per milioni di cittadini, e se gli Stati disobbediscono allora sono multe pazzesche. Immagina addirittura un altro gruppo ancora che pensa a regole che faranno impoverire 30 milioni di persone in due anni, così li si può sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, e quelle regole non solo le impongono ai ministri, ma tutti sono tenuti a dire che sono giuste! Infine ecco una serie di miliardari che fanno scommesse giocandosi, come fossero al casinò, i bilanci di intere nazioni, e nel fare questi giochini finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi…
Nonna: Ma esistono uomini così? Dai, ma dai! Nei film di James Bond, non nella vita vera.
P. Allora, 1) Quello che ha mandato in bancarotta l’Inghilterra era uno speculatore monetariodi nome George Soros; sono uomini ricchissimi che con trucchi contabili possono far perdere di valore a una moneta di uno Stato al punto da farla crollare. Inondano i mercati con quella moneta, e per il principio per cui se di una cosa ce n’è troppa in giro non vale più niente, come le cipolle, anche quella moneta perderà valore e così quello Stato va in vacca. 2) Gli uomini che possono dire al nostro governo di svendergli i beni pubblici se no lo fanno fallire, sono gente come Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti Provera, i Moratti, Caltagirone, fra i maggiori. Sono gli amici di quei ricconi internazionali che ti dicevo la volta scorsa, quelli che prestano gli Euro allo Stato e che poi guardano il nostro debito e gridano:“Oddio! Siete molto indebitati!”, e allora via col panico, e per prestarci gli Euro ci chiedono interessi altissimi, così la nostra economia va ancora più nel fosso. E quando è con una gamba nel fosso, gli stessi ricconi gridano al governo “dovete privatizzare i beni pubblici a buon mercato per far cassa!”, e se lui non lo fa ci chiedono ancor più interessi per darci gli Euro, così nel fosso ci finiremo interi. Allora lo Stato è costretto a vendere la nostra roba, e la comprano quegli altri signori che dicevo prima, i Montezemolo e soci, a prezzi stracciati. 3) Gli uomini che possono obbligare gli Stati a non proibire un prodotto tossico sono quelli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra. Fanno regole più potenti delle nostre leggi, e che sono amiche SOLO del business, e se una nostra legge nazionale va contro il business per proteggere noi persone, viene punita con multe pazzesche. 4) Quelli che possono far impoverire 30 milioni di persone in due anni, così poi altri li possono sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, sono le grandi banche criminali del mondo, come Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JPMorgan Chase, Credit Suisse, UBS ecc. Attenta nonna, queste non sono le banche che abbiamo sotto casa, non tengono i conti correnti dei normali cittadini. Sono specie di banche che trafficano in soldi con trucchi sporchissimi, ma talmente sporchi che sono riusciti a vendere carta straccia a migliaia di altre banche come fosse denaro vero. Così tutte ste banche sono andate alla malora e hanno smesso di prestare i soldi alle aziende, che sono andate in malora pure loro e hanno licenziato milioni di lavoratori. Questi poveracci sono in mezzo alla strada, ma anche quelli che sono rimasti impiegati sono spaventati a morte di perdere il lavoro. Così succede che chi cerca lavoro accetta qualsiasi stipendio miserabile per paura e disperazione. Chi ne approfitta, e ci lucra, sono soprattutto le grandi industrie delle elite, tipo Renault, Siemens, Boeing, Microsoft, Electrolux, General Electric, Procter & Gamble, Alcoa, Caterpillar, Volkswagen, o le italiane Finmeccanica, Fiat, Benetton, Luxottica, Tod’s, e altre, che vogliono pagare poco gli operai per battere le industrie concorrenti cinesi. Cioè vogliono poter vendere i loro prodotti nel mondo a prezzi competitivi con quelli cinesi.
Nonna: Ma aspetta un momento. Mica solo quelli lì super potenti ci guadagnano a pagar poco la gente. La Mimma c’ha il figlio che qui alla Brosetti di San Giorgio del Colle, quelli che fanno i cancelli e che sono 60 anime, gli danno 950 Euro al mese. E ringrazia Dio, perché prima prendeva meno.
P. Vedi nonna, le piccole e medie aziende, che vanno dal bar all’imbianchino, dal negozio di scarpe fino alla fabbrica come quella che dici tu, sono quelli che impiegano la maggioranza degli italiani. Loro non decidono nulla, non possono nulla e subiscono solo. Per loro pagare poco i dipendenti è più un obbligo che una volontà. Mi spiego: prima viene la crisi economica causata dai potenti che ho detto, che porta a un calo della ricchezza dei consumatori, che porta a un calo delle vendite del bar, del negozio, della fabbrica; poi allora viene l’obbligo dei titolari a pagare poco, perché non vendono più. Non è che ci godano, preferirebbero vendere tanto a cittadini pagati bene. Invece, quei potentissimi industriali se ne fregano di pagare bene la gente qui, perché loro vogliono vendere in Cina, Brasile, America, Giappone, India. Poi tieni conto che i piccoli titolari non capiscono nulla delle cose che ti sto spiegano, e a volte neppure si rendono conto che chi li costringe dall’alto a pagare poco i loro dipendenti li condanna alla rovina, visto che con stipendi miseri anche le vendite sono per forza misere.
Nonna: Eh sì!
P. Ma finiamo la lista. 5) I miliardari che fanno scommesse giocandosi come fossero al casinò i bilanci di intere nazioni, e che finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi, sono soprattutto gli Hedge Funds
Nonna: Aspetta, questi proprio, booo! Electrolux sì, c’ho la scopa elettrica, li conosco, ma questi… effan, eggians che?
P. Non importa, sono organizzazioni di investitori potentissimi che possono fare quello che gli pare con montagne di soldi che tu neppure t’immagini, tipo fa conto, 40 volte tutta la ricchezza dell’America, non scherzo. Nessun governo li regolamenta, e fra l’altro fanno parte anche loro di quelli che poi gridano agli Stati “Oddio! Siete molto indebitati!” e così succede quel disastro a catena che ti ho detto già due volte. Ora capisci questo: i signori e gli istituti che ho appena listato lavorano in combutta fra di loro, ma hanno al loro servizio anche moltissimi politici e giornalisti prezzolati, e anche professori universitari che insegnano le loro teorie micidiali come se fossero invece il Vangelo. Sono proprio una rete di potentissimi che fra l’altro si ritrovano ogni anno in club super riservati dove fanno i loro piani. Tutta sta macchina è quello che io chiamo le elite del Vero Potere di cui parlo da quando ci incontriamo. E a proposito di macchina, tira fuori la macchina da cucire nonna, che sti jeans qui c’hanno un buco che ci passa un aereo. Baci.
Paolo Barnard
www.paolobarnard.info/

giovedì 3 novembre 2011

LETTERA DI MONTEZEMOLO A BERLUSCONI...LEGGIAMOLA!



Leggiamola e commentiamo:


Gentile Direttore,
l’ingresso in campo dell’FMI e i rendimenti dei BTP al 6 per cento, indicano che siamo ormai al punto di non ritorno. Non c'è più un minuto da perdere. Sono in gioco i risparmi degli italiani, la tenuta sociale e la permanenza dell'Italia nel sistema Euro

Da maggioranza e opposizione non arrivano risposte adeguate. Il Governo è paralizzato da conflitti interni. L’opposizione ha una linea di politica economica confusa e non è in grado di garantire quanto richiesto dall’Europa. Le elezioni non rappresenterebbero dunque una soluzione e paralizzerebbero il paese. 

La lettera alla UE è manifestamente insufficiente rispetto alla gravità della situazione. Le tensioni che percorrono l'Italia non consentono di affrontare i problemi con soluzioni parziali, che diano l’impressione di riservare i sacrifici solo a una parte dei cittadini, magari proprio quelli che non votano i partiti di governo. Con questo metodo l’Italia rischierebbe di esplodere. Esiste oggi una ampia condivisione, da parte di cittadini e di esponenti politici moderati e riformisti, sulle misure prioritarie da adottare
*(Non sembra solo un'impressione la richiesta di sacrifici a una sola parte di cittadini, è una certezza! Notare, inoltre il riferimento a esponenti moderati e riformisti ,anche se ricorrente come espressione è una contraddizione in termini)

1. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, la politica e le istituzioni devono mettere mano ai loro stessi costi, partendo dal numero dei parlamentari, dall’abolizione delle province e degli altri enti inutili. Non ci vuole una legge costituzionale per abolire il novanta per cento delle province. E poi varando una “patrimoniale sullo Stato”, una vendita massiccia di cespiti pubblici che vada ben oltre quanto attualmente prospettato dal Governo. 
*(Abolizione delle Province, tema non nuovo e, comunque da valutare bene e non, superficialmente, sopratutto per le migliaia di posti di lavoro che si perderebbero,il discorso, poi, della vendita dei beni dello stato assomiglia molto a quello che fecero le nobili famiglie quando, persi i privilegi nobiliari, ricorsero alla massiccia vendita di proprietà con il risultato di non avere più alcun bene e di andare in rovina.)

2. Lavoro. Non possiamo chiedere più flessibilità in uscita senza affrontare il problema delprecariato permanente e la riforma degli ammortizzatori sociali. La proposta Ichino è del tutto condivisibile e attuabile, ma va presa nella sua interezza. Bisogna abolire i contratti a termine (mantenendo solo quelli fisiologici e stagionali), sostituendoli con un contratto unico, che consenta il licenziamento per motivi economici o organizzativi, ma che protegga il lavoratore dalle discriminazioni, gli eviti di dover rincorrere rinnovi periodici e lo supporti in caso di perdita del lavoro. I lavoratori che attualmente godono di un contratto a tempo indeterminato, protetto dall’art.18, continuerebbero a beneficiare di una protezione più ampia rispetto ai giovani lavoratori, ma in cambio dovrebbero andare in pensione più tardi, contribuendo così a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali. 
*(Qui si continua con la favoletta che, rendendo più debole, chi debole lo è già di suo, si migliora la situazione finanziaria del paese, A meno che, non ci si fidi ciecamente della correttezza e della moralità dell'imprenditore medio italiano che, come si è visto con la legge sul precariato, è stato pronto a snaturarne il principio originario, facendone uno strumento per avere dipendenti meno pagati e più ricattabili)

3.Dobbiamo tornare ad essere il paese del lavoro e della produzione. Non possiamo più permetterci di avere un fisco che premia rendite e patrimoni. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di efficienza dell’economia. Se la crescita scompare anche il valore dei patrimoni diminuisce. Occorre reperire risorse da destinare all’abbattimento delle aliquote su lavoratori e imprese. Con l’introduzione di una imposta permanente sulle grandi fortunee l’abolizione degli incentivi alle imprese si potrebbe tagliare in maniera radicale l’IRAP. Mentre, vincolando per legge i proventi della lotta all’evasione alla diminuzione dell’Irpef, ad iniziare dai redditi medi e bassi, si creerebbero le condizioni per un positivo conflitto di interessi tra chi paga e chi evade. Un ulteriore ritocco all’IVA, può essere valutato, ma solo a patto che vada automaticamente a diminuire la pressione fiscale sulle persone. Tutta la manovra sul fisco deve essere sottoposta al vincolo di destinazione. La sfiducia dei contribuenti, che non sanno più dove vanno a finire i loro soldi, si combatte evitando discrezionalità nell’uso delle risorse che provengono dalle loro tasche. 
*( Tagliare l' IRAP e sostituirla con una tassa sui grandi patrimoni credo sia impossibile vista l'esiguità "ufficiale" del numero dei ricchi nel nostro paese; bisognerebbe scovare la ricchezza sommersa ma a quel punto sono sicuro che molti di quelli che attualmente pagano l'IRAP preferirebbero continuare a pagarla, piuttosto che pagare una tassa sui patrimoni)

4. Bisogna intervenire subito sulle pensioniabolendo quelle di anzianità e passando ad un sistema interamente contributivo. Una parte consistente dei proventi generati andranno utilizzati per investire in un welfare dedicato ai giovani e alle donne.
*(Anche questa proposta pecca di mancanza di originalità, sono decenni che si mette mano alle pensioni e sembra che non basti mai, ma d'altra parte i fondi pensioni privati stentano a decollare e allora ci vuole un incentivo.)

5. Per esperienza diretta so quanto rapidamente la liberalizzazione di un settore può dareimpulso a investimenti e occupazione e quanto però siano forti le resistenze della politica per mantenerne il controllo. La lista dei settori da liberalizzare è lunghissima. È fondamentale che insieme ai provvedimenti di apertura alla concorrenza si rafforzino i poteri dell’Antitrust per dare agli investitori la garanzia del rispetto delle regole.
*(Anche questa è una favoletta visto che le liberalizzazioni e le privatizzazioni dei servizi pubblici, escluso qualche raro esempio, hanno dato come risultato servizi più cari, monopoli privati e aumenti dei costi  per i cittadini. Questa, poi, aprirebbe per il Sig. Montezemolo, una questione di conflitto d'interessi, a proposito di paese di "lavoro e produzione" ,essendo lui prossimo a iniziare un servizio di trasporto ferroviario con la sua NTV, compagnia creata con un capitale di 330 mila euro per ognuno dei tre soci fondatori,  "concorrente" di Trenitalia, ma alle cui spalle sembra profilarsi l'ombra della SNCF francese, già presente con quote azionarie)



Questi cinque provvedimenti, se attuati simultaneamente e accompagnati da un grande piano di rilancio dell’immagine internazionale dell’Italia, rappresenterebbero un valido argine alla speculazione, ridarebbero una prospettiva di crescita al paese e opererebbero nella direzione di una maggiore equità sociale

Sappiamo però che nessuno dei due schieramenti porterà avanti questa agenda. Al contrario di quanto avviene nelle democrazie avanzate, dove l’obiettivo è la conquista dell’elettorato moderato, in Italia la preoccupazione dei partiti è quella di compattare la parte più populista dell’elettorato, appellandosi ad un “serrate i ranghi” permanente..
*(Questa, poi, fa ridere, sono più di venti anni che i vari partiti o movimenti che hanno cambiato pelle, nomi e simboli si sono dedicati alla ricerca del consenso dell'elettorato moderato, perdendo le naturali differenze, sciogliendosi nella melassa rassicurante e banale centrista, che ha portato alla catastrofe attuale. Forse è l' ora del coraggio, non della moderazione ipocrita e sterile.)  

Oggi, per fortuna, molte persone non si riconoscono più in questa logica. Dentro la destra e la sinistra stanno emergendo forze che spingono per un rinnovamento vero del proprio schieramento. Compito di tutta la classe dirigente è quello di mettere da parte ogni ambizione personale per dare un contributo affinché queste forze vengano valorizzate e trovino un terreno di incontro

Questo è quello che dobbiamo fare oggi in vista di un prossimo futuro. Ma l’urgenza della situazione richiede soluzioni immediate. Non abbiamo tempo di attendere la naturale evoluzione del quadro politico. Il Presidente del Consiglio deve rendersi conto che l’unica strada per salvare il paese passa oggi attraverso un Governo di salute pubblica. In passato, in situazioni non più gravi di questa e con un’opposizione ideologicamente più radicale, i leader del partito di maggioranza relativa trovarono il coraggio per aprire una stagione di ampia collaborazione, nella consapevolezza che ci sono momenti in cui ridare coesione al paese viene prima di ogni altra considerazione
*( Eccoci! Siamo al nocciolo: governo di salute pubblica, assomiglia molto a quei governi "tecnici", che tanto bene hanno sempre fatto nel passato. Infatti ricordiamo tutti con grande affetto  i vari Ciampi, Amato, Dini  per le loro lungimiranti azioni che hanno peggiorato notevolmente le condizione dei lavoratori (ovviamente, per la salvezza dell'Italia anche allora), hanno svenduto la nostra industria pubblica perdendo prestigio e aprendo le porte alla speculazione interna ed internazionale)

Se Berlusconi continuerà ad anteporre le proprie ambizioni al bene dell’Italia, e se la sua maggioranza lo asseconderà in questa pericolosa scelta, si concluderà nel peggiore dei modi un percorso politico che ha ombre e luci, ma che non merita di affondare nello spirito del“dopo di me il diluvio”
Lettera pubblicata su "La Repubblica"


*(l'ultima parte è l'unica che, pur non brillando per originalità, può essere condivisa. L'Italia non merita di affondare per colpa di un megalomane e dei suoi servi sciocchi, ma non saranno certo le proposte e le figure come il Sig. Montezemolo a rappresentare la voglia e la necessità di cambiamento, che, non può essere, come mi sembra di capire tra le righe della sua lettera, il "cambiare tutto affinchè nulla cambi"


MIZIO

L' ONU COMUNICA SIAMO 7 MILIARDI!


Le Nazioni Unite comunicano quanti siamo sulla terra. Nel 2050 previsti 9 miliardi e 300 milioni di abitanti. I più numerosi in Africa e Asia
abitanti terra, siamo 7 miliardi
Il 31 ottobre il mondo ha raggiunto i 7 miliardi di abitanti. A dirlo è uno studio delle Nazioni Unite, che prevedono 9 miliardi e 300 milioni di persone nel 2050 e 10 miliardi nel 2100.
La spinta demografica arriva principalmente da Africa e Asia.
L’Onu ha ricordato che i 6 miliardi di abitanti erano stati raggiunti 13 anni fa. A un miliardo di abitanti si è arrivati per la prima volta all’inizio del 1800. Nel 1930 la popolazione mondiale ha toccato quota  2 miliardi. Ci sono voluti 30 anni poi per diventare 3 miliardi. Nel 1974 gli abitanti della terra sono diventati 4 miliardi, mentre nel 1987 erano 5 miliardi. Dodici anni dopo, nel 1999, sono arrivati a 6 miliardi.
MIZIO

OMBRE SUL PARCO DEI MONTI LUCRETILI





Da anni si accendono duri dibattiti sulla realtà del Parco regionale dei Monti Lucretili, l’area naturale protetta della regione Lazio sotto l’attuale direzione dell’Ing. Luciana Distaso. Il parco è stato sempre messo in discussione sia da parte di qualche politico locale che da alcuni cittadini che vogliono mettere le sue mani sul territorio. Per qualcuno il parco è solo un impedimento.
Secondo altri, è una grande risorsa ma non è mai stato in grado di svilupparsi e di valorizzare il territorio. Non si capisce perché nell’area naturale, non vengano infatti valorizzate le tradizioni, il paesaggio e un turismo sostenibile. I cittadini che ne fanno parte non lo sentono loro, non ci sono progetti che sviluppino veramente uno splendido territorio . “Ogni anno – spiega Gaetano Benedetto, presidente del Parco nazionale del Circeo – i parchi costano 320 milioni di euro per stipendi, affitti e oneri vari. Ma ai paesi non giova nulla. Una grande ricchezza non sfruttata”.
Provocatoriamente, a chiedere lo scioglimento dell’ente sono stati proprio i 13 comuni che ne fanno parte: Licenza, Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone. Orvinio, Palombara Sabina, Percile, Poggio Moiano, Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri, Scandriglia, Vicovaro. I tredici paesi tra Roma e Rieti, il 4 ottobre, inviavano una lettera provocatoria alla Regione Lazio, in cui si chiedeva la soppressione del Parco, data l’assenza di risorse economiche, gestione politica, e mancanza di segnali di rilancio delle attività del Parco. “La lettera inviata alla presidente Polverini e all’assessore Mattei dall’assemblea dei sindaci del Parco dei Monti Lucretili, nella quale si chiede l’abrogazione della legge istitutiva del parco, vista la totale mancanza di fondi e risorse, è una legittima provocazione che mostra però con evidenza il grave disagio cui sono sottoposte le comunità locali, dalla incapacità della Regione di mettere in campo risorse e piani per le aree protette” dichiara Filiberto Zaratti, Consigliere di Sinistra ecologia e libertà alla Regione Lazio. Per ora, non c’è alcun segnale da parte della Polverini e della sua giunta. Continua un silenzio che mostra le fragilità di una Regione che lavora e prende decisioni, in disparte dai cittadini, diretti interessati.
Il
 Il Parco regionale dei Monti Lucretili cerca di barcamenarsi senza alcun progetto e senza alcuna rivalutazione del territorio per mancanza di fondi. Solamente il Parco può far sviluppare l’area e frenare la smania dell’uomo di distruggere tutto. Nonostante il Parco, l’abusivismo abbonda e incuranti del danno, si continua a cementificare anche illegalmente. Da circa 10 anni il servizio Guardiaparco cerca di contrastare gli abusi edilizi all’interno dell’area protetta. Ora, in giro per il parco, non c’è più nessuno che controlli. I cittadini pensano che i tagli non siano dovuti alla crisi ma siano stati fatti apposta per cementificare. O meglio, lasciar fare abusi edilizi per poi condonare. “Quello dell’abusivismo edilizio – si legge nel sito del parco – è uno dei più noti e dannosi fenomeni che stanno martoriando il territorio italiano. Nelle aree protette, forse, il perpetrarsi di tali reati appare ancora più grave. Proprio dove la conservazione dovrebbe essere la regola generale, vengono realizzate opere che pian piane sottraggono habitat vitali per tante specie animali e vegetali, peraltro protette da norme di carattere europeo, che nei parchi dovrebbero avere la possibilità di vivere indisturbate”.
Lo smantellamento porterebbe alla corsa frenetica del cemento e all’applicazione del “Piano Casa” della Polverini. Che a sua volta attirerebbe i palazzinari d’Italia a cementificare l’intero territorio nei paesi dove ci sono più case che abitanti.
C’è – ed è evidente – una sempre crescente difficoltà degli enti parco a gestire l’ordinario. E ci sono sempre meno soldi a disposizione. Qualche cittadino inizia a farsi qualche domanda sul perché la Regione Lazio spinge alla chiusura del Parco: Piano Casa a parte, i Lucretili non vogliono diventare una Malagrotta bis.di Andrea Onori


http://informarexresistere.fr

mercoledì 2 novembre 2011

SE TI CANDIDI RENZI, IO TI VOTO CONTRO



Dalla stazione Leopolda, il treno di Renzi a marcia indietro verso gli anni '90

   



Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa.
Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”.
Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.
Va di moda il cervello in fuga e mettiamoci il cervello in fuga e non importa se calunniamo anche il giusto con il peccatore e chi l’Università la manda avanti tutti i giorni senza un Euro e ci è entrato senza raccomandazioni né essendo figlio di barone. È vecchia come il mondo l’arte di scegliere il nemico e bastonarlo per compiacere i propri. Vanno di moda le “startup” (nuove imprese) e non parliamo d’altro. Sono importanti, ma il mercato del lavoro è un po’ più complesso. Va di moda la banda larga (per carità, che ideona!) e qualcuno tra gli oratori sembra ancora credere che domani sarà tutto telelavoro. Forse perciò nessuno ha nominato i treni per i pendolari, il tessile di Prato, i mobili di Matera, la ceramica di Sassuolo, le scarpe di Montegranaro (do you know Della Valle, Renzi?), i cassintegrati cinquantenni. Che noia i cassintegrati cinquantenni, vero? Meglio nasconderli sotto il MacBook.
A volte la gioventù (insomma, 36 anni, mica 16…) fa perfino brutti scherzi. Ma è possibile riproporre “as is” le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa, senza neanche spiegare che sì, era il programma di Berlusconi del 2001, ma noi lo faremo (chissà perché), meglio? Si può parlare di meritocrazia con gli stessi foglietti dei ghost writer di Mariastella Gelmini? Ci si può spacciare per nuovi, per rottamatori, col programma di D’Alema del secolo scorso: “pensiero unico”, mercato, flessibilità, profitto, spolverandolo appena con un po’ di fotovoltaico e un  po’ di banda larga? Cosa vende ‘l Renzi, se non l’adesione piena al modello economico che ci ha portato al disastro, con Marchionne “senza sé e senza ma”, e con la lettera della BCE come programma politico –dichiarato- da applicare pedissequamente come se Trichet fosse Mosé?
Spero di sbagliare ma mi pare che nessuno abbia parlato di “beni comuni”. Come nessuno ha fatto riferimento agli “indignati” che dal Cairo a Madrid a Santiago fino a Wall Street (dove di banda larga ne hanno a pacchi e le startup nascono come funghi) stanno palesando quanto il modello economico dal quale Renzi non si differenzia mai non sia affatto –neanche negli Stati Uniti dove i neolaureati sono sepolti dai debiti- pensato per favorire i gggiovani e il merito, ma solo i ricchi e i ben nati. Non perché tu debba andare ad occupare Wall Strett, ma neanche puoi far finta che nulla sia successo nell’ultimo decennio, che la crisi non sia sistemica e che basta fare come in America per far rifiorire l’Italia… Sta roba, Matteo, andava bene al tempo di Clinton e della bolla della new economy, non dopo il 2008 e mi sa che quello vecchio qui sei tu.
Se è un’altra parrocchia lo si dichiari, senza infiocchettare il nulla, come ha fatto lo scrittore Alessandro Baricco. Ai più avvertiti quelle parole di Baricco avranno ricordato lo squallido esercizio retorico di Giampaolo Pansa, “e se lo dico io che sono di sinistra che i partigiani erano brutti e cattivi…”, “e se lo dico io che sono di sinistra –ha detto- che siamo  più conservatori dei conservatori…”. Non fatevi ingannare dal packaging. Quella frase non vuol dire nulla. Semplicemente suona bene: un mantra buono per Cicchitto come per Baricco, per Gelmini come per Renzi: “la sinistra è conservatrice e va buttata come acqua sporca insieme al bambino”. Alla Leopolda s’è ripetuto fino alla noia. Poi Renzi sfotte Pierluigi Bersani su Martin Aubry (la segretaria del PSF sconfitta alle primarie) e si sente François Hollande (il burocrate di partito che l’ha battuta) ma neanche sa chi è Arnaud Montebourg (il vero outsider, con un programma critico verso il neoliberismo). Candidati Renzi. Io ti voto contro. 
di Gennaro Carotenuto http://www.gennarocarotenuto.it