martedì 15 novembre 2011

L'ENNESIMO SUICIDIO DELLA SINISTRA ITALIANA?

DOPO TANGENTOPOLI FESTEGGIAMMO.... E VINSE BERLUSCONI
PER LA CADUTA DI BERLUSCONI FESTEGGIAMO ...MA CHI VINCERA'?




In piazza del Quirinale la sera del 12 novembre una folla grida a perdifiato: “Galera, galera”.
E’ il popolo italiano, che vuoi farci. Feroce con i tiranni che paiono scivolare giù dal piedistallo, dopo averli adorati quando erano trionfanti.
Ma questa volta il branco non è solo feroce, è anche stupido.





Credono che Berlusconi esca di scena, ma la verità è che stiamo assistendo al capolavoro finale di Berlusconi, che lui lo sappia o no, che lui abbia o meno l’energia e l’intelligenza per portare fino alla conclusione la sua avventura anarco-autoritaria. Se il povero vecchio mammasantissima non reggesse all’emozione e al cardiopalma, ci sarà qualcuno che prenderà il suo posto, più giovane e più freddo, per condurre in tragedia quella che finora a ieri è stata una farsa costosa e pericolosa. Ricapitoliamo i fatti, per dissipare la nebbia auto-consolatoria scalfariana.
La Banca Centrale Europea ha mandato una lettera-diktat, anzi più d’una. Con l’arroganza del proprietario che esige obbedienza assoluta dai sudditi, chiede di rinunciare ai diritti sindacali, impone un rinvio dell’età pensionabile, esige la privatizzazione dei beni pubblici. Obbedienza assoluta all’indiscutibile forza dei numeri.
Berlusconi ha ricevuto la lettera della Banca Centrale Europea e ne ha fatto il suo programma. Ma avendo altro cui pensare, si è presto reso conto di non aver la forza per applicarlo. Ha quindi passato la mano allo zelante Napolitano e agli storditi faccendieri del centrosinistra. Hanno convocato un consulente della Goldman Sachs, un ragioniere della classe finanziaria di nome Mario Monti e l’hanno fatto santo. Suo compito è applicare il programma di Berlusconi con ferocia bocconiana.


Può darsi che il vanesio cavaliere non si renda conto ancora a pieno del suo trionfo, ma Bossi l’ha capito subito: Opposizione è bello. Ci rifacciamo la verginità e guidiamo il popolo contro la plutocrazia. E la voce della verità, l’innocente Scilipoti ha già cominciato ad attaccare la congiura giudeo-massonica. Scilipoti non usa queste parole difficili, ma il suo intervento alla Camera del 12 novembre è tutt’altro che stupido: mentre il governo Monti si affannerà a eseguire il programma che noi gli abbiamo lasciato in eredità, noi scateniamo la furia populista del nazionalismo antieuropeo. L’esercito di mafia, l’esercito razzista del nord, l’esercito dell’evasione fiscale e dell’abusivismo edilizio si preparano a dissotterrare l’ascia di guerra, che hanno seppellito negli ultimi quindici anni per la semplice ragione che avevano nelle mani le leve del governo.


Mentre i probi esattori fiscali della Goldman Sachs taglieggiano e privatizzano la società italiana, Berlusconi e Bossi si ripresenteranno alla testa di un’armata populista antieuropea.
E’ l’uovo del serpente, quello che stanno covando i probi consulenti della Goldman Sachs.
Nel 1992 il padronato italiano usò la crisi finanziaria e il crollo della prima Repubblica come occasione per attaccare l’organizzazione operaia e per imporre un modello di rappresentanza politica maggioritaria che favorisse la governabilità, cioè riducesse la democrazia e accelerasse i processi di privatizzazione e razionalizzazione capitalista. Una banda di onesti cretini si impadronì della scena per un po’ (chi si ricorda più di Mario Segni?).

Da quella fase di moralizzazione e razionalizzazione è venuto fuori Berlusconi.
Bravi, ottimo risultato. Negli anni ’80 Veltroni aveva detto di lui che era un uomo di sinistra
Dopo la crisi del governo Berlusconi del 1994. quando era al governo e avrebbe dovuto colpire il monopolio di mafia della comunicazione, il centro-sinistra si accordò con lui per “non toccare le sue televisioni”, cioè per accettare con un accordo mafioso il regime di illegalità in cui Mediaset era nato e cresciuto (come rivela una successiva dichiarazione di Violante alla Camera). 
Adesso si parla di crisi della Seconda Repubblica: è l’occasione per distruggere quel che resta della democrazia e soprattutto per sottomettere compiutamente la società all’azione predatoria della finanza.
Ci riusciranno?




Io credo di no. L’effetto della devastazione e del cinismo della classe dominante è questo: hanno rimesso in moto una dinamica sociale che da oltre venti anni era stata congelata, paralizzata, disgregata, polverizzata. Il corpo collettivo della società ha ricominciato a muoversi. 

L’11.11.11 ha segnato l’inizio di un esorcismo di massa contro la depressione e contro l’isolamento: l’esistenza precaria si fa gioia frugale di corpi che si accarezzano, e si connette al lavoro cognitivo: studenti, ricercatori, insegnanti, tecnici, medici, ingegneri e poeti, fino ai programmatori del software proprietario e finanziario che presto inizieranno dall’interno il lavoro di sabotaggio. 

Le occupazioni nei prossimi mesi prolifereranno, diverranno luoghi di aggregazione di un precariato diffuso che ha bisogno di riconoscersi, organizzarsi, e iniziare il processo di appropriazione della ricchezza che ci è stata sottratta.

Le occupazioni organizzeranno l’insolvenza che non è soltanto l’azione puntuale del non pagare il debito finanziario, ma è, più generalmente, il processo di disincagliamento della potenza sociale dal debito semiotico che si incorpora nelle tecnologie di controllo.

Insolvenza significa rifiuto di subire e riconoscersi nella semiotizzazione finanziaria del mondo, significa sperimentazione di altre semiotiche, di altre forme di organizzazione del territorio, della produzione, della vita quotidiana.

Insolvenza significa costruzione delle strutture della sopravvivenza (ristoranti popolari, case collettive, strutture di autoformazione) che ci permetteranno di sottrarci al debito materiale della miseria e al debito simbolico della solitudine, insomma ci permetteranno di cominciare a vivere.

Qualcuno dirà che si tratta di azioni illegali, come il sergente Merola, bolognese, un tempo assessore all’Urbanistica del fascista Cofferati e attualmente sindaco. Di che legalità sta parlando? Forse quella della proprietà assenteista e speculativa che lascia migliaia di abitazioni vuote e centinaia di sale pubbliche inutilizzate, mentre la gente non ha posto in cui dormire, e non ha spazi in cui riunirsi studiare parlare e decidere. E’ una legge che gli insolventi non riconoscono.
E l’insolvenza è destinata a dilagare.

Franco Berardi Bifo
http://www.comedonchisciotte.org







DANTE E PETRARCA? INUTILI!


Licenziamo pure Dante e Petrarca: non servono più. La nostra scuola ha contribuito a fare dell’Italia la settima potenza industriale del mondo, nonché l’economia meno indebitata d’Europa dopo la Germania? Non importa: il super-potere che ha messo al guinzaglio l’Italia farà terra bruciata della nostra cultura. E proprio la scuola potrebbe essere il primo obiettivo di Mario Monti, commissario di fiducia designato dall’impero finanziario euro-atlantico. Lo sostengono Fabio Bentivoglio e Michele Maggino, a partire dalla lettera che il “ministro dell’economia” europeo, Olli Rehn, ha inviato a Roma: una lettera «ancora più agghiacciante» di quella di Draghi & Trichet, inviata ad agosto. Perché Olli Rehn spiega che l’Europa vuole colpire al cuore la nostra fabbrica di futuro: il sistema scolastico.

La missiva, inviata il 4 novembre da quel «signore finlandese dall’aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato», e che per inciso è il Commissario dell’Unione Europea agli Affari Economici e Monetari, prende per la giacca il governo di Roma chiedendogli come intende mantenere le promesse delle “riforme strutturali” annunciate dall’ultimo Berlusconi, messo alle strette e umiliato dai signori del G20. Tanti i passaggi-chiave: dall’aggiustamento dei conti alla riforma delle pensioni, dalla riforma fiscale a quella del mercato del lavoro, fino all’uso dei fondi Ue, alle “liberalizzazioni” (privatizzazioni) dei beni pubblici. Addirittura, Olli Rehn insiste sulla svendita dell’acqua: chiede esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque», e lo chiede, testualmente, «malgrado i risultati del recente referendum». Bruxelles annuncia apertamente che imporrà il suo potere sull’Italia «malgrado» gli italiani.
Ma il meglio, sottolineano Bentivoglio e Maggino, arriva sulla scuola: «Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test Invalsi?», domanda l’euro-censore. I due analisti di “Megachip” trasecolano: «Che c’azzeccano le prove Invalsi con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013?». E spiegano: l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; come ammette lo stesso istituto, si cerca di integrare la valutazione dell’efficienza delle singole scuole con quella dell’intero sistema educativo. Ed è proprio qui che Olli Rehn non approva: pretende che la selezione sia decisiva per ogni unità scolastica, ogni “individual school”.
«È evidente – scrivono Bentivoglio e Maggino – che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato». Si tratta cioè di un’impostazione che, per i due analisti di “Megachip”, «sovverte il dettato costituzionale». Anche perché, aggiungono, «diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell’Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora». E allora che c’entra la scuola col pareggio di bilancio? Olli Rehn è andato fuori dal seminato? «Purtroppo no: quella lettera ha un grande merito, svela la verità: ci dice dove stiamo andando, e non da oggi».

I test Invalsi, aggiungono Bentivoglio e Maggino, fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni, a partire dalla riforma Berlinguer e dall’introduzione dell’autonomia per gli istituti scolastici e per le università. Un sistema «predisposto da organismi economici con l’obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un’istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività». Negli ultimi decenni, tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (Fmi, Wto, Banca Mondiale) hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo, funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali, cancellando ogni differenza: «In qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società, le differenze sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo. Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia».
Si prendano dunque provvedimenti, scalpita Olli Rehn, per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove Invalsi: i lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che qualche scolaresca rimanga indietro rispetto al passo dei tempi del neoliberismo. Mario Monti è avvisato: dovrà intervenire sulle singole scuole e alimentare “merito” e “concorrenza”, incrementando anche la “competitività” tra le università, le stesse che poi sfornano gli ottimi ricercatori che il resto del mondo ci contende. Riordinare i conti pubblici con tagli alla cieca, orizzontali, a scapito di chi non può pagarsi un’istruzione costosa? Peggio: è in gioco il dna della cultura italiana, che alimenta la capacità creativa del paese.
«Non si tratta di pareggio di bilancio – protestano Bentivoglio e Maggino – ma di colpire al cuore l’essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita». Oggi, nel novembre 2011, ci troviamo «distanti anni luce dalla scuola pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di sessant’anni fa». Amara traduzione: dopo la perdita della sovranità politica (vedi: programma di governo scritto dalla Bce), la perdita della sovranità nazionale (guerra in Libia) e la perdita della sovranità monetaria con l’adesione all’euro, «ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale». Settecento anni dopo, Dante Alighieri fa ancora paura?


di Giorgio Cattaneo
http://decrescitafelice.it/

di Giorgio Cattaneo
Licenziamo pure Dante e Petrarca: non servono più. La nostra scuola ha contribuito a fare dell’Italia la settima potenza industriale del mondo, nonché l’economia meno indebitata d’Europa dopo la Germania? Non importa: il super-potere che ha messo al guinzaglio l’Italia farà terra bruciata della nostra cultura. E proprio la scuola potrebbe essere il primo obiettivo di Mario Monti, commissario di fiducia designato dall’impero finanziario euro-atlantico. Lo sostengono Fabio Bentivoglio e Michele Maggino, a partire dalla lettera che il “ministro dell’economia” europeo, Olli Rehn, ha inviato a Roma: una lettera «ancora più agghiacciante» di quella di Draghi & Trichet, inviata ad agosto. Perché Olli Rehn spiega che l’Europa vuole colpire al cuore la nostra fabbrica di futuro: il sistema scolastico.
La missiva, inviata il 4 novembre da quel «signore finlandese dall’aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato», e che per inciso è il Commissario dell’Unione Europea agli Affari Economici e Monetari, prende per la giacca il governo di Roma chiedendogli come intende mantenere le promesse delle “riforme strutturali” annunciate dall’ultimo Berlusconi, messo alle strette e umiliato dai signori del G20. Tanti i passaggi-chiave: dall’aggiustamento dei conti alla riforma delle pensioni, dalla riforma fiscale a quella del mercato del lavoro, fino all’uso dei fondi Ue, alle “liberalizzazioni” (privatizzazioni) dei beni pubblici. Addirittura, Olli Rehn insiste sulla svendita dell’acqua: chiede esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque», e lo chiede, testualmente, «malgrado i risultati del recente referendum». Bruxelles annuncia apertamente che imporrà il suo potere sull’Italia «malgrado» gli italiani.
Ma il meglio, sottolineano Bentivoglio e Maggino, arriva sulla scuola: «Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test Invalsi?», domanda l’euro-censore. I due analisti di “Megachip” trasecolano: «Che c’azzeccano le prove Invalsi con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013?». E spiegano: l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; come ammette lo stesso istituto, si cerca di integrare la valutazione dell’efficienza delle singole scuole con quella dell’intero sistema educativo. Ed è proprio qui che Olli Rehn non approva: pretende che la selezione sia decisiva per ogni unità scolastica, ogni “individual school”.
«È evidente – scrivono Bentivoglio e Maggino – che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato». Si tratta cioè di un’impostazione che, per i due analisti di “Megachip”, «sovverte il dettato costituzionale». Anche perché, aggiungono, «diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell’Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora». E allora che c’entra la scuola col pareggio di bilancio? Olli Rehn è andato fuori dal seminato? «Purtroppo no: quella lettera ha un grande merito, svela la verità: ci dice dove stiamo andando, e non da oggi».
I test Invalsi, aggiungono Bentivoglio e Maggino, fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni, a partire dalla riforma Berlinguer e dall’introduzione dell’autonomia per gli istituti scolastici e per le università. Un sistema «predisposto da organismi economici con l’obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un’istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività». Negli ultimi decenni, tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (Fmi, Wto, Banca Mondiale) hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo, funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali, cancellando ogni differenza: «In qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società, le differenze sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo. Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia».
Si prendano dunque provvedimenti, scalpita Olli Rehn, per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove Invalsi: i lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che qualche scolaresca rimanga indietro rispetto al passo dei tempi del neoliberismo. Mario Monti è avvisato: dovrà intervenire sulle singole scuole e alimentare “merito” e “concorrenza”, incrementando anche la “competitività” tra le università, le stesse che poi sfornano gli ottimi ricercatori che il resto del mondo ci contende. Riordinare i conti pubblici con tagli alla cieca, orizzontali, a scapito di chi non può pagarsi un’istruzione costosa? Peggio: è in gioco il dna della cultura italiana, che alimenta la capacità creativa del paese.
«Non si tratta di pareggio di bilancio – protestano Bentivoglio e Maggino – ma di colpire al cuore l’essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita». Oggi, nel novembre 2011, ci troviamo «distanti anni luce dalla scuola pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di sessant’anni fa». Amara traduzione: dopo la perdita della sovranità politica (vedi: programma di governo scritto dalla Bce), la perdita della sovranità nazionale (guerra in Libia) e la perdita della sovranità monetaria con l’adesione all’euro, «ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale». Settecento anni dopo, Dante Alighieri fa ancora paura?

lunedì 14 novembre 2011

ASSALTO AI PARCHI D’ABRUZZO



Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo, e la condanna all’oblìo perpetuo della città dell’Aquila, destinata a diventare la Pompei del Terzo Millennio - come denuncia chiaramente il suo ultimo abitante che ancora non vuole abbandonare la città, l’insigne storico professor Raffaele Colapietra - le associazioni ambientaliste lanciano oggi un nuovo l’allarme: mascherato da opera benefica, avanza ora silenziosamente un altro sisma devastante, questa volta di origine umana e fortemente voluto da politici, affaristi e costruttori. Un diluvio di cemento gabellato per “opera di bene”,  che presto colerà sulle montagne circostanti, dal Gran Sasso al Velino-Sirente.
La soluzione magica di tutti i problemi economici, sociali e urbanistici che affliggono il territorio viene infatti individuata senza esitazione. Si tratta di creare i tanto decantati bacini sciistici: impianti, costruzioni e consumi di territorio nel cuore degli ultimi ambienti naturali finora scampati alla distruzione. Poco importa che si tratti di Parchi Nazionali di grande valore, sottoposti a tutti i vincoli di tutela, nè rileva che – come ormai tutti dovrebbero sapere - l’innevamento della penisola (anche a causa del riscaldamento globale, reso evidente dalla progressiva scomparsa dell’unico ghiacciaio appenninico, il Ghiacciaio del Calderone), non risulta davvero in grado di sostenere attività invernali per prolungati periodi.

Si finge di ignorare ciò che è ormai assodato: e cioè che gli impianti sciistici nell’Appennino costituiscono imprese disastrose sul piano economico, capaci di produrre molti danni paesaggistici, ecologici e ambientali, ma in grado di offrire pochissimi posti di lavoro, e destinate a restare comunque fortemente passive. I ricorrenti fallimenti delle stazioni di Scanno e Pescasseroli, che continuano a divorare fiumi di danaro senza risolvere mai alcun problema, lo dimostrano chiaramente. Nessuno deve fingere di non sapere, e non vedere, che in realtà questi impianti rappresentano veri e propri “specchietti per le allodole” per richiamare un turismo benestante, convincendolo ad acquistare la casa o la villa in montagna. Con un grimaldello del genere, lo scrigno della montagna inviolata potrà essere aperto alla consueta ondata  cementizia, edificatoria e speculativa: proprio come è già avvenuto in molte altre località dell’Appennino, vedere per credere.
E allora? Perchè incaponirsi a considerare questi bacini sciistici un toccasana magico per il futuro delle zone terremotate, come vorrebbe sostenere il nostro attuale governo attraverso le ripetute visite pastorali all’Aquila del sottosegretario Gianni Letta? Nessuno si rende conto del fatto che la verità è ben diversa, e che si prepara invece un diluvio di edilizia residenziale di media e alta quota, con alberghi, condomini e ville da vendere a romani e napoletani? In questo periodo di crisi finanziaria, da dove mai proverranno questi fiumi di danaro pronti a cementificare l’Aquilano in nome di una causa santa, definita “un vero atto d’amore” per le comunità locali? Qualcuno avrà il coraggio di rivelare cosa stia covando davvero sotto alle montagne dell’Abruzzo, un tempo noto come la mitica “Regione Verde d’Europa”? Nessuno ricorda le battaglie degli anni Settanta condotte con successo contro la speculazione selvaggia al Parco Nazionale d’Abruzzo? Allora le analisi socioeconomiche condotte dal Direttore Soprintendente Franco Tassi, le prime del genere a livello internazionale, dimostrarono in modo inoppugnabile che a trarre guadagno dallo sfacelo del territorio erano pochi affaristi, che i paesi e le comunità locali ne ricavavano soltanto svantaggi, e che assai meglio sarebbe stato invece puntare sulla risorsa Parco. Una strategia innovativa, che poi avrebbe avuto pieno successo con l’ecosviluppo e l’ecoturismo di Civitella Alfedena e di altri villaggi nel cuore del Parco, privi di impianti sciistici ma ricchi di natura protetta.

La domanda che sorge spontanea è quindi una sola, semplice e chiara: perché l’Abruzzo non torna ad essere la Regione Verde dei Parchi? Rilanciandoli davvero, e cercando nell’ambiente,  nella sua conservazione e intelligente utilizzazione la risorsa migliore per il proprio futuro… Comprendendo finalmente, nel segno e nel nome dell’Orso marsicano, che la strada maestra per il proprio riscatto è quella della natura.

sabato 12 novembre 2011

EDUARDO GALEANO: "L'Ordine Criminale Del Mondo" (1/2)

EDUARDO GALEANO: "L'Ordine Criminale Del Mondo" 1




EDUARDO GALEANO: "L'Ordine Criminale Del Mondo" 2


Eduardo Galeano nato a Montevideo nel 1940, già a quattordici anni entra nel mondo del giornalismo, firmando i propri disegni con il nome di Gius. Dopo qualche tempo, cominciò a scrivere articoli sotto il suo vero nome. Ha fatto di tutto: fattorino e disegnatore, operaio in una fabbrica di insetticidi, esattore, cassiere in una banca, stenografo, editore e viandante per le vie dell'America Latina. A Montevideo ha diretto un quotidiano e alcuni periodici, successivamente chiusi per decisione dei creditori. È stato capo redattore del settimanale Marcha e direttore del quotidiano Epoca. Nel 1973, in seguito al golpe militare, è stato imprigionato e poi espulso dal suo paese. A Buenos Aires ha fondato e diretto la rivista Crisis. Nel 1985 è rientrato in Uruguay dopo un esilio di dodici anni in Argentina e in Spagna. Con la trilogia Memoria del fuoco ha ricevuto nel 1998 l'American Book Award.

venerdì 11 novembre 2011

E ADESSO IL TG

TG ipotetico ma verosimile di questi tempi:



Buonasera, siamo dispiaciuti ma, anche stasera dobbiamo riferire che nel mondo ci sono ancora e, sempre più, guerre, carestie, fame siccità, inondazioni, epidemie, mortalità infantile, schiavismo, pestilenze, disoccupazione. Il mare sta morendo avvelenato, gli animali scompaiono in silenzio, il clima sta cambiando, il buco nell'ozono si allarga, così come l'effetto serra, le foreste bruciano o vengono tagliate, l'ingiustizia regna sovrana, recessioni, crisi economiche, debiti colossali attanagliano il mondo.
Il rifugiarsi nelle droghe e nell'alcool è considerato normale, l'istruzione e la cultura stanno agonizzando, le città esplodono sovrappopolate, la delinquenza impazza e regna nelle strade, piogge acide, terremoti, tsunami, uragani e eruzioni vulcaniche squassano il pianeta, senza dimenticare i disastri ambientali provocati dal petrolio e dal sempre incombente pericolo nucleare. La religione si affida alla provvidenza divina e intanto cura interessi terreni, i catastrofisti prevedono la fine del mondo (e forse hanno ragione). I politici parlano di governi tecnici, di spartizione di poltrone, di eventuali elezioni, di sicuri sacrifici!

E adesso passiamo al  gossip e allo sport.............



E noi? Veramente pensiamo di poter continuare così?
CAMBIARE E' NECESSARIO QUI E ADESSO!!!!

MIZIO