giovedì 15 novembre 2012

L'ITALIANO MORIRA' SCHIAVO?


Aristotele definì lo schiavo uno 'strumento animato malleabile.'

Questa affermazione valida già ai tempi del “filosofo dell’immanenza”, ossia circa 2.500 anni fa, pare non aver perso con il trascorrere dei secoli un suo fondo di verità, e, pare, dimostrarsi sempre attuale.
Vero è che, come affermava G. B. Vico la storia è un succedersi di corsi e ricorsi, per cui a un periodo di evoluzione, come possiamo considerare dal punto di vista sociale il secolo scorso, pur con tutti i suoi orrori, si passa ad un periodo involutivo in cui si ripropongono in  modi e forme diverse difetti e ingiustizie che si credevano superati.
Ma in qualsiasi periodo storico, sia esso evolutivo o involutivo, l’italiano medio non ha mai abbandonato la sua propensione alla schiavitù prima intellettuale, morale e poi fisica.
Se nel passato però potevano essere addotti a parziale scusante l’ignoranza e la mancanza di fonti d’informazione, oggi questo non  è più possibile.
Dappertutto, se solo volessimo, ci arrivano informazioni che, seppur ritenute non condivisibili, ci offrono, comunque punti di vista alternativi a quelli ufficiali e dovrebbero, se non altro, farci venire qualche dubbio.
Lo sport preferito in pubblico attualmente, e su cui quasi tutti si trovano d’accordo, è la denigrazione, il dileggio e il disprezzo per la classe politica e per qualsiasi istituzione questa rappresenti. Salvo, poi, quando è il momento delle scelte rifugiarsi nell’antico e sempre valido sistema della clientela, d’altra parte si sa “tennim famiglia”.
Ecco allora che l’atavica propensione italica a servire il più forte, anche se detestabile, si sposa con la più radicata nostra caratteristica, l’interesse personale immediato. E checchè se ne dica, non esistono, in questo, sostanziali differenze tra Nord e Sud. Quello che al sud si manifesta con l’asservimento ai potenti di turno spesso collusi con interessi di dubbia legalità, al nord si manifesta con l’intreccio malsano tra poteri finanziari e politici e con un diffuso disinteresse per il benessere collettivo.
Non dimentichiamo l’esempio del Veneto che, fino agli inizi degli anni ’80, veniva definito il mezzogiorno del nord e da sempre legato a doppio filo col potere democristiano più integralista, con il boom economico che l’ha trasformato nell’ormai ex locomotiva d’Italia ha, scoperto la voglia d’indipendenza dal resto del paese soprattutto dal punto di vista fiscale. Insomma le tasse non si pagano, i soldi sono miei e me li tengo io!
E comunque da sempre tutti pronti a seguire l’uomo della provvidenza di turno, sia esso espressione di feroci dittature come Mussolini o siano essi capipopolo affabulatori e imbonitori come Berlusconi, Bossi e l’odierno Grillo.
La meschinità di gran parte del nostro popolo si manifesta proprio quando sembra sempre più intollerante rispetto i soprusi e le angherie del potere, se ci conviene tutti sotto Piazza Venezia ad applaudire, quando cambia il vento tutti a Piazzale Loreto ad inveire contro il mostro. Abbiamo mantenuto per 40 anni la Democrazia Cristiana al potere pur sapendo degli illeciti e della corruzione, l’abbiamo sostituita con l’ancor più detestabile seconda Repubblica di Berlusconi, Bossi e co., che ora  stiamo sostituendo con i tecnici del governo  Monti e dei suoi vassalli politici, pronti, in ogni modo, a saltare sul carro del contestatore Grillo e del rottamatore di turno se questo dovesse dimostrarsi il più forte.
Incapaci, quindi di scrollarsi di dosso la sindrome dello schiavo che affida le sue fortune o disgrazie al volere del padrone, chiunque esso sia, incapace di progetti d’interesse collettivo, di cambiamento reale che non riguardi solo i protagonisti ma le regole stesse del gioco. Ma si sa per questo ci vuole coraggio e, come dice Don Abbondio:” Se uno non ce l’ha non se lo può dare”.
Il pensiero unico del potere mondiale avanza spedito e, in Italia, trova meno resistenza che altrove. I pochi che, per fortuna sono liberi e si oppongono, appaiono, però come predicatori nel deserto, e l’unica speranza è che la loro voce raggiunga le coscienze dei più in modo che, ciò che non è stato possibile  finora,  lo sia in un futuro più o meno prossimo.

MIZIO

lunedì 12 novembre 2012

ACHTUNG! IL GRUPPO BILDERBERG DOMANI A ROMA


Nel momento politico più drammatico per l'Italia e per l'Europa il gruppo Bilderberg, quasi come se fosse una provocazione, ha scelto proprio Roma per tenere da domani la sua 61° sessione di lavori che si concentrerà soprattutto sul commissariamento dei paesi euro più a rischio Italia, Spagna e Grecia. Della riunione non c'è traccia neppure sul sito ufficiale della più potente e misteriosa organizzazione mondiale che raccoglie manager, banchieri e imprenditori da tutto il mondo.





Marlieke de Vogel, segretaria organizzativa del Gruppo Bilderberg è però disperata: l'incontro segretissimo di Roma del più potente circolo finanziario para-massonico mondiale, previsto per domani, rischia un clamoroso flop. Perché mai, visto i successi di questi meeting super riservati che si tengono ininterrottamente dal 1954 e che prende il nome dall'albergo olandese dove si tenne il primo incontro?

Semplicemente perché i geni dell'organizzazione hanno piazzato gli ospiti che vengono per discutere i destini del pianeta, all' indomani della conferma di Obama e con le borse in fibrillazione, nel prestigioso Hotel de Russie di via del Babuino, angolo piazza del Popolo, invaso però nelle stesse ora da troupe televisive alla ricerca di starlette, attrici, papponi e veline venuti a smignotteggiare per il Festival cinematografico di Roma.

Addio quindi alla segretezza e a quell'aria super ovattata che caratterizza tutti gli incontri che il Bilderberg organizza solitamente solo in posti ultra riservati due volte l'anno lontano da telecamere e pettegolezzi. L'ultima riunione si è tenuta nella riservata cittadina di Chantilly in Virginia, Usa, dal 31 maggio al 2 luglio.

Ma a Roma, si sa, tutto finisce a puttane e così, tanto per non farsi notare, l'ottantina di congiurati si trasferirà in gita domani pomeriggio con decine di pulmini con i finestrini oscurati e i lampeggiatori e le sirene a palla, ai Musei Capitolini che chiuderanno i battenti addirittura in anticipo, alle 17, per permettere ai grembiulini una visita guidata a partire dalle 19 facendo infuriare centinaia di turisti che verranno allontanati con conseguente blindatura dell'intera area.

Il catering che sovrintende l'organizzazione, ha previsto un aperitivo all'ingresso e poi la visita, divisa in due gruppi, della sala degli Orazi e Curiazi, del Tabularium e nell' Esedra di Marco Aurelio dove si svolgerà la cena.

A proposito, pare che il vecchio Enrico Bondi abbia avuto sotto gli occhi il preventivo per la visitina guidata e la cenetta. Per circa 80 persone pare oltre 100 mila euro, un prezzo di saldo, poco più di 1000 euro a grembiulino... Mangeranno caviale e tartufo ? Berranno solo Crystal? Ma chi paga?

Lo vorrà sapere certamente l'austero Mario Monti dato per certo alla cena e forse anche ai lavori del mercoledì assieme al sempre presente Corradino Passera, al ministro dell'istruzione Francesco Profumo, all'immancabile duo femminile Paola Severino ed Elsa Fornero. Anche se per la verità ai lavori non sono mai previsti per tradizione esponenti di governo ma si sa che SuperMario non resiste quando si tratta di Aspen, Bilderberg, Trilateral e consorterie varie...

Nonostante l'appannamento per la clamorosa sconfitta della sua Roma la più lucida rimane la ministra dell'interno Anna Maria Cancellieri che, sentendo puzza di bruciato ha declinato l'invito cosa che non ha fatto ovviamente Giuliano Amato, indicato nei documenti ufficiali come semplice Presidente della Treccani.

Inserito nella lista degli ospiti il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, per la delicatezza dei temi che verranno trattati e che in un certo senso lo coinvolgono istituzionalmente, ha fatto sapere al francese Henry de Castries, presidente del Bilderberg che seguirà prudenzialmente gli sviluppi dei lavori da Francoforte per evitare con la sua presenza a Roma inevitabili strumentalizzazioni.

La povera de Vogel è inoltre sbiancata quando ha notato che tra gli ospiti italiani oltre alla ormai habitué Lilli Gruber, già attovagliata a Chantilly, c'è una new entry del giornalismo come Chicco Mentana proprio per far vedere che La7 di Bebe' Bernabe', gran cerimoniere, è di casa. Flebuccio de Bortoli, con il suo impermeabile bianco ed il bavero alzato per passare inosservato, è in forse fino all'ultimo momento. Attesa anche per l'arrivo probabile di Vendeline von Bredow del ‘'The Economist'' la testata più anti berlusconiana del mondo.

Ma chi sono gli ospiti che per ora hanno confermato? Tra gli italiani l'ex sindacalista della CGIL il ferroviere Mauro Moretti, Alberto Nagel, ad di Mediobanca, Angelo Cardani, presidente di Agcom, Federico Ghizzoni ad di Unicredito, Enrico Cucchiani di Intesa, Fulvio Conti dell'Enel, la presidente della Rai Anna Maria Tarantola, il neo presidente della CIR Rodolfo De Benedetti il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, ancora indeciso, ed il solito Gabriele Galateri.

Per provare a farsi le ossa anche in questa sessione parteciperà il sempre verde Enrico Letta presentato, non si capisce perché mai, come leader del Partito Democratico. Ci tiene moltissimo anche se spera che lo zio Gianni non lo venga a sapere.

Quelli più furbi che hanno capito l'andazzo vedendo il programma ed hanno preferito rinunciare, per non finire paparazzati, sono invece Squinzi, Montezemolo, Della Valle, Mario Greco, John Elkann e Renato Pagliaro.

Tra gli stranieri brillano invece Tom Enders, ceo della Eads, Marcus Agius di Barclays, Edmund Clark, canadese boss della Td Bank group, Kenneth Jacobs gran capo della Lazard, l'americano Klaus Kleinfeld chairman dell'Alcoa (che spera di non essere contestato dopo la chiusura dell'impianto in Sardegna), Jorma Ollila della Shell. Hanno dato forfait immaginando forse il casino di Roma due pezzi da novanta come David Rockefeller e Jean Claude Trichet.

Riusciranno i nostri eroi a salvare il mondo, magari commissariando ancora i governi più deboli come Grecia, Spagna e Italia, ed a passare inosservati grazie ad un imponente servizio d'ordine che ancora una volta paralizzerà il centro di Roma? Una cosa è comunque ormai decisa: prima di riunirsi di nuovo in Italia passerà molto tempo...


venerdì 9 novembre 2012

CI STANNO UCCIDENDO...E LO SANNO!


I dati ISTAT lo dimostrano, ci stanno uccidendo… e non mollano!



Disoccupazione: nel 2012 c'è stato un incremento del tasso di disoccupazione (10,6%). Nel 2013 il tasso di disoccupazione continuerà a salire (11,4%) tutto questo nonostante le leggi liberticide in materia di lavoro, abolizione contratti nazionali, abrogazione art. 18, riforma pensioni.

Prodotto interno lordo: per il 2012 l'Istat prevede una riduzione del prodotto interno lordo italiano pari al 2,3%, ossia non c'è crescita economica, anzi è recessione.

Consumi: crollo dei consumi con una contrazione del 3,2%. Giustamente senza lavoro e senza produzione cosa c'è da consumare? Inoltre questo è un dato particolarmente odioso, in quanto la contrazione dei consumi tocca i ceti più popolari e quindi i generi di prima necessità, in misura ben maggiore del valore medio, mentre resta praticamente invariato per i benestanti.

Tasse: +10,627 miliardi di euro di entrate tributarie rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Anche qui le misure colpiscono in misura maggiore e quasi esclusiva lavoratori e piccoli imprenditori, lasciando fuori le rendite finanziarie parassitarie e i grandi capitali.

Queste politiche di austerity basate su tagli della spesa pubblica e aumento delle tasse non fanno altro che condurre  il popolo verso il baratro: disoccupazione e recessione economica.
Se questi sono i mirabolanti risultati di personaggi sfornati dalla mitica “Bocconi”, tanto vale chiuderla per accertata pericolosità sociale e attentato all’integrità della nazione e del suo popolo. Gente nel passato è stata condannata per molto meno.
Quando lo capiranno questi "tecnici", servi dell'oligarchia bancaria e delle multinazionali, che per far crescere un Paese c'è bisogno di una politica monetaria ESPANSIVA, finanziando la spesa pubblica, stimolando gli investimenti alle imprese ed i consumi, e non una politica monetaria RESTRITTIVA come quella che stanno facendo, con la scusa banale di seguire il pareggio di bilancio imposto dai quei complici criminali di Francoforte? La mia domanda è retorica, ovvio che i "tecnici" al governo sono ben consci di questo, poichè la loro missione è proprio quella di seguire alla lettera i compiti della BCE e FMI, controllare il popolo attraverso il debito e dare in pasto alle corporations beni e servizi che prima erano pubblici, mentre ora grazie alle PRIVATIZZAZIONI arricchiscono gli azionisti della SpA "amiche delle banche".
Mi auguro un risveglio collettivo che sia il meno traumatico possibile, ma che porti a un’inversione di tendenza che, tanto più sarà rapida, tanto più sarà  efficace. Riconquistare la sovranità monetaria, imprescindibile requisito per una politica di crescita sostenibile e non strozzata dal cappio delle banche. Rinegoziare il  cosiddetto debito pubblico e ricondurlo al suo naturale compito di finanziatore di beni e servizi per la collettività e non a uso e consumo del sistema bancario. Protezione dei ceti più deboli per farli ritornare nel circolo virtuoso della condivisione del benessere e non della miseria.

E poi….un sogno:  una novella Norimberga per tutti gli artefici di questo massacro sociale: economisti, politici, banche e banchieri, che siano incriminati per attentato alla Costituzione, falso in bilancio, istigazione al suicidio, attentato all’integrità e alla sovranità nazionale e tanti altri reati che lascio ad altri indicare. ( E ce ne stanno...ce ne stanno)

MIZIO

giovedì 8 novembre 2012

IL GOVERNO DEL BILDEBERG


   

L'Europa è ormai tutta felicemente conquistata. Il programma messo a punto dalla società segreta Bilderberg nella riunione del maggio 2009 è stato quasi del tutto realizzato. Diciamo meglio: dato che la parte più difficile e tuttavia indispensabile era quella riguardante la liquidazione delle nazioni d’Europa, essere riusciti a impadronirsene è il segnale che ormai l’opera è al sicuro, nulla potrà più ostacolarne il completamento. Le bandierine del Bilderberg sventolano allegramente sui colli e le torri europee più importanti. La Banca centrale europea ne è per certi aspetti il capolavoro. Attraverso la Bce il Bilderberg ha in mano la vita di quasi tutti gli Stati che, con una decisione illegittima e assurda dei loro governanti, hanno rinunciato a battere moneta e si sono consegnati alla volontà di coloro che ne sono i padroni (partecipanti al patrimonio): Beatrice d’Olanda, il principe Constantjin, Sofia di Spagna, Philippe del Belgio, David Rockfeller,  Filippo di Edimburgo, Mario Draghi (in quanto partecipante della Banca d’Italia), tutti membri del Bilderberg e presenti alla riunione del 2009. Le partecipazioni degli Stati sono in percentuali minime e forse servono, oltre che a salvare le apparenze, anche a ricompensare i politici per la loro rinuncia alla creazione e alla gestione della moneta.

  Cosa avevano deciso i membri del Bilderberg nella riunione del 2009? Volendo raggiungere come meta finale la realizzazione di un’unica civiltà planetaria, ne erano state predisposte le tappe (ormai per quanto riguarda l’Occidente quasi raggiunte): la distruzione delle identità nazionali, da perseguire attraverso la sovversione dei valori che vi si fondano e l’eliminazione dei singoli Stati; il controllo centralizzato di tutti i sistemi educativi di cui l’avvio è stato dato in Europa con il Trattato di Maastricht e la cosiddetta “armonizzazione” dei programmi scolastici; il ripudio delle discipline storiche e del loro insegnamento in quanto possibile ostacolo nei giovani all’accettazione del Nuovo Ordine Mondiale e al superamento psicoaffettivo del valore della patria, della tradizione, dei costumi in tutti i campi; il controllo delle politiche interne ed estere, come già avviene in Europa attraverso l’esame preventivo delle finanziarie e i vari trattati sui confini, sull’immigrazione, sull’uguaglianza dei diritti; una lingua unica, che è quella già in uso e che a poco a poco tutti sono obbligati ad adoperare: l’inglese. Il perno sul quale i bilderberghiani si fondano in tutti i loro progetti è però sempre quello finanziario visto che, tramite le banche e le speculazioni di Borsa, riescono a guidare concretamente ogni tipo di politica riducendo a propri esecutori gli uomini di governo dei singoli Stati. L’instaurazione di un mercato unico e di una moneta unica è quindi la meta più importante; ma essere riusciti, con la creazione dell’euro, a eliminare quasi tutte le monete europee rappresenta la loro vittoria più significativa in quanto segnala che il progetto finale è sulla via del traguardo. Di fatto tutta l’operazione “Unione europea” è stata pensata come una specie di esperimento la cui riuscita avrebbe confortato i progettisti nel proseguire sulla stessa strada. Nessuno creda che le crisi finanziarie, l’impoverimento dei popoli, l’eccesso di tassazione, siano per il Bilderberg segnali negativi, tutt’altro: era programmato che sarebbero stati questi gli strumenti con i quali giungere alla meta. Come abbiamo potuto vedere attraverso quello che è successo in Italia, il colpo di forza con il quale un banchiere è diventato capo del governo ha avuto come “giustificazione” il crescere del debito, il differenziale sempre più alto con i titoli tedeschi; ma per chi è padrone del gioco di Borsa provocare tali squilibri è facilissimo, tanto più quando i manovratori sono d’accordo sul da farsi essendo tutti membri del Bilderberg o dei suoi rami più importanti, quali la Trilateral Commission e l’Aspen Institut: Mario Monti, Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, José Barroso, Giuliano Amato, Vincenzo Visco, Enrico Letta… Tutti nomi citati più volte e da diversi autori, oltre me, negli anni scorsi, quali per esempio Daniel Estulin con il suo “Il Club Bilderberg” pubblicato nel 2005, Marco della Luna con “Euro schiavi” anch’esso del 2005, Elio Lannutti  con “La repubblica delle banche” pubblicato nel 2008, senza che nessuno li abbia mai smentiti.

  Dunque possiamo constatare che tutte le previsioni si sono avverate: gli Stati d’Europa hanno perso la sovranità, l’identità, le loro ricchezze e quelli più difficili da domare a causa della loro creatività, del loro attaccamento alla propria storia, alla propria indipendenza, quali la Grecia, l’Irlanda, la Spagna, l’Italia, sono stati ridotti, tramite la pressione sui titoli sovrani, a dipendere dalla “generosità” dei banchieri con una nuova, orribile immagine di sé, quella di “mendicanti”, di possibili ladri cui è pericoloso prestare soldi se non danno se stessi e i propri figli in garanzia. I banchieri hanno adesso finalmente raggiunto il loro ultimo scopo: darsi la mano diventando interscambiabili con i politici e proclamando così apertamente che è iniziata una nuova era: il Regno dei Banchieri. Avevo scritto due anni fa, nella Dittatura europea, che avrei creduto a questa ricostruzione, che pure ero stata io stessa a fare con puntigliosa, scrupolosissima ricerca, il giorno in cui avessi visto i banchieri mettersi al posto dei politici. E’ proprio quello che è avvenuto. Ed è avvenuto - cosa incredibile - con l’aiuto, la complicità dei politici. Ho tante volte interrogato negli anni scorsi i maggiori leader del mondo politico, religioso, industriale, giornalistico sul perché avessero accettato in silenzio di uccidere se stessi, insieme all’ Italia, senza riuscire ad avere una risposta. Oggi però non possono continuare a tacere e consegnarsi alla storia come dei vigliacchi traditori della propria nazione e del proprio popolo. E’ indispensabile che si scuotano dalla passività nella quale sono sprofondati e si convincano che la desertificazione attuale dei partiti, l’assenteismo e il ripudio degli elettori, perfino la corruzione che ha invaso tutte le istituzioni, sono la conseguenza di questo tradimento perché nessuno ha più davanti a sé una patria da difendere, un valore collettivo in cui credere, un futuro in cui sperare e da costruire per i suoi figli.


Ida Magli

sabato 3 novembre 2012

UNA PERNACCHIA VI SEPPELLIRA'



"La vita é quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti" (A. De Mello)

Perchè un essere umano, o un popolo deve essere espropriato della propria libertà, della propria capacità decisionale, del proprio impegno cosciente e responsabile nel cogestire la società e il paese in cui vive. A stretto rigor di logica non ci sarebbe alcuna ragione e, in effetti non c'é. Non c'é fino a che, quelli tra di noi che, per motivi che  risultano oscuri, vengono designati a interpretare e rappresentare il comune sentimento e i bisogni dell'umana società, tendono a complicare le cose e, attraverso passaggi, studiati ed elaborati da eminenti studiosi delle varie branche dello scibile, arrivano a conclusioni esattamente opposte a quelle per le quali erano stati indicati..
Costoro sono il vero cancro dell'umanità, il vero ostacolo alla comprensione e, in definitiva, alla vita,.
Non può e non deve esistere alcun motivo per il quale si possa espropriare un popolo e gli esseri umani che ne fanno parte, del godimento pieno e responsabile di quel mistero chiamato vita.
Sappiamo che la sofferenza e il dolore, così come la gioia e il piacere, fanno parte qualificante e ineludibile dell'avventura terrena, ma a nessuno deve essere permesso di giocarci come cosa propria.
Politica, economia, finanza, scienza, religione devono tornare nelle mani e nella comprensione dei più. Bisogna lavorare per un risveglio di coscienze, in parte già avviato, che riesca, con la semplice consapevolezza e la ragione, a smontare le alchemiche formule dell'Azzeccagarbugli di turno, per fare in modo che i rappresentanti siano davvero tali, e siano al servizio del prossimo e non della propria corte dei miracoli e dell'inganno.
Per fare questo c'è bisogno di una sola cosa semplice, semplice: crescere, informarsi, svegliarsi da sonni millenari, in una sola parola vivere nel senso più pieno e ampio del termine.
Se poi qualcuno volesse ancora continuare col balletto di cifre, statistiche, bilanci, messo in piedi dalla compagnia della menzogna globale, ebbene la risposta migliore non potrà che essere una sonora e liberatoria pernacchia.


MIZIO


venerdì 2 novembre 2012

LA CARTA DELLA TERRA



PREAMBOLO
Ci troviamo ad una svolta critica nella storia del Pianeta, in un momento in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. A mano a mano che il mondo diventa sempre più interdipendente e fragile, il futuro riserva allo stesso tempo grandi pericoli e grandi opportunità. Per progredire dobbiamo riconoscere che, pur tra tanta straordinaria diversità di culture e di forme di vita, siamo un’unica famiglia umana e un’unica comunità terrestre con un destino comune. Dobbiamo unirci per costruire una società globale sostenibile, fondata sul rispetto per la natura, i diritti umani universali, la giustizia economica e una cultura di pace. Per raggiungere questo obiettivo è imperativo che noi tutti, popoli della Terra, dichiariamo le nostre responsabilità gli uni verso gli altri nei confronti della vasta comunità degli esseri viventi e delle generazioni future.
La Terra, nostra casa
L’umanità è parte di un più vasto universo in rapida evoluzione. La Terra, nostra casa, è viva e ospita un’unica comunità vivente. Le forze della natura rendono l’esistenza un’avventura impegnativa e incerta, ma la Terra fornisce le condizioni essenziali per l’evoluzione della vita. La capacità di resistenza della comunità degli esseri viventi e il benessere dell’umanità dipendono dalla preservazione della salute della biosfera, con tutti i suoi sistemi ecologici, una ricca varietà vegetale e animale, la fertilità del suolo, la purezza dell’aria e delle acque. L’ambiente globale, con le sue risorse finite, riguarda tutti i popoli. La tutela della vitalità, diversità e bellezza della Terra è un impegno sacro.
La situazione globale
Il modello dominante di produzione e consumo sta provocando devastazioni ambientali, l’esaurimento delle risorse e la massiccia estinzione delle specie. Intere comunità vengono distrutte. I benefici dello sviluppo non vengono equamente distribuiti e aumenta il divario tra ricchi e poveri. Ingiustizia, povertà, ignoranza e violenti conflitti sono diffusi e causano grandi sofferenze. L’aumento senza precedenti della popolazione umana sovraccarica i sistemi ecologici e sociali. Le fondamenta stesse della sicurezza globale sono minacciate. Queste tendenze sono pericolose, ma non inevitabili.
Le sfide che ci attendono
La scelta è nostra: o creare un’alleanza globale per proteggere la Terra e occuparci gli uni degli altri o rischiare la nostra distruzione e quella della diversità della vita. Occorrono radicali modifiche nei nostri valori, nelle nostre istituzioni e nei nostri stili di vita. Dobbiamo renderci conto che, una volta soddisfatti i nostri bisogni primari, lo sviluppo umano consiste fondamentalmente nell’essere migliori e non nell’avere di più. Possediamo le conoscenze e le tecnologie per provvedere a tutti gli abitanti della Terra e per ridurre il nostro impatto sull’ambiente. L’emergere di una società civile globale sta creando nuove opportunità per costruire un mondo più umano e democratico. Le nostre esigenze ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono interconnesse e insieme possiamo costruire soluzioni che le comprendano.
La responsabilità universale
Per realizzare queste aspirazioni dobbiamo decidere di vivere secondo un senso di responsabilità universale, identificandoci con l’intera comunità terrestre, oltre che con le nostre comunità locali. Noi siamo, allo stesso tempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo, in cui il locale e il globale sono collegati. Ognuno ha la sua parte di responsabilità per il benessere presente e il futuro della famiglia umana e per il più vasto mondo degli esseri viventi. Lo spirito di solidarietà umana e di parentela con ogni forma di vita è rafforzato quando viviamo con un profondo rispetto verso le fonti del nostro essere, con gratitudine per il dono della vita, e con umiltà riguardo al posto che occupa l’essere umano nello schema complessivo delle cose.
Riconosciamo il bisogno urgente di una visione condivisa di valori fondamentali che provvedano una base etica per l’emergente comunità mondiale. Perciò, uniti nella speranza, affermiamo i seguenti principi interdipendenti per una forma di vita sostenibile, in base ai quali guidare e valutare le condotte degli individui, delle organizzazioni, delle imprese, dei governi e delle istituzioni transnazionali.

PRINCIPI
I.  Rispetto e cura per la comunità della vita
1. Rispetta la Terra e la vita, in tutta la sua diversità
a. Riconoscendo che tutti gli esseri viventi sono interdipendenti e che ogni forma di vita ha un valore intrinseco, indipendentemente dalla sua utilità per gli esseri umani.
b. Affermando la fede nell’intrinseca dignità di tutti gli esseri umani e nel loro potenziale intellettuale, artistico, etico e spirituale.

2. Prenditi cura della comunità vivente con comprensione, compassione e amore
a. Accettando che il diritto di possedere, gestire e utilizzare le risorse naturali si accompagna al dovere di prevenire danni all’ambiente e di tutelare i diritti dei popoli.
b. Affermando che l’aumento della libertà, della conoscenza e del potere si accompagna all’aumento della responsabilità di promuovere il bene comune.

3. Costruisci società democratiche che siano giuste, partecipative, sostenibili e pacifiche
a. Assicurando che le comunità garantiscano a tutti i livelli i diritti umani e le libertà fondamentali e forniscano a tutti l’opportunità di realizzare appieno il proprio potenziale.
b. Promovendo una giustizia sociale ed economica che permetta a tutti uno standard di vita sicuro e dignitoso che sia ecologicamente sostenibile.

4. Tutela i doni e la bellezza della Terra per le generazioni presenti e future
a. Riconoscendo che la libertà di azione di ciascuna generazione è condizionata dalle esigenze delle generazioni future.
b. Trasmettendo alle generazioni future valori, tradizioni e istituzioni capaci di sostenere lo sviluppo a lungo termine delle comunità umane ed ecologiche della Terra.

Per potere realizzare questi quattro impegni generali occorre:
II. INTEGRITA' ECOLOGICA
5. Proteggi e restaura l’integrità dei sistemi ecologici terrestri, con speciale riguardo alla diversità biologica e ai processi naturali che sostentano la vita.
a. Adottando a tutti i livelli piani di sviluppo sostenibile e norme che integrino la conservazione e il restauro ambientale in ogni iniziativa di sviluppo.
b. Istituendo e tutelando riserve naturali e riserve della biosfera, comprese aree silvestri e marine, per salvaguardare la diversità biologica e preservare il nostro patrimonio naturale.
c. Promuovendo il recupero delle specie e degli ecosistemi in via di estinzione.
d. Controllando ed eliminando gli organismi esogeni o geneticamente modificati dannosi per le specie autoctone e per l’habitat e impedendo l’introduzione di questi organismi dannosi.
e. Amministrando l’utilizzo delle risorse rinnovabili come l’acqua, il suolo, i prodotti forestali e la vita marina in modo da non superare la loro capacità di recupero e compatibilmente con la salute degli ecosistemi.
f. Amministrando l’estrazione e l’uso delle risorse non rinnovabili, come i combustibili minerali e fossili, in modo da ridurne al minimo l’esaurimento e impedire gravi danni ambientali.

6. Previeni il danno come migliore misura di protezione ambientale e, quando le conoscenze sono limitate, sii cauto.
a. Prendendo provvedimenti per impedire la possibilità di danneggiare irreversibilmente o gravemente l’ambiente anche se le informazioni scientifiche sono incomplete o provvisorie.
b. Assegnando l’onere della prova a coloro che sostengono che una certa attività non provocherà danni significativi e chiamando i responsabili a rispondere di eventuali danni ambientali.
c. Assicurando che, nel processo decisionale, vengano affrontate le conseguenze cumulative, a lungo termine, indirette, remote e globali delle attività umane.
d. Impedendo l’inquinamento di ogni parte dell’ambiente e non permettendo l’accumulo di sostanze radioattive, tossiche e comunque pericolose.
e. Evitando le attività militari che siano dannose per l’ambiente.

7. Adotta sistemi di produzione, consumo e riproduzione che conservino la capacità rigenerativa della Terra, i diritti umani e il benessere delle comunità.
a. Riducendo l’uso, riutilizzando e riciclando i materiali usati nei processi di produzione e consumo, assicurandosi che i rifiuti residui siano assimilabili dai sistemi ecologici.
b. Imponendo limitazioni ed efficienza nell’utilizzo dell’energia e affidandosi sempre più spesso alle fonti di energia rinnovabile, come l’energia solare o eolica.
c. Promuovendo lo sviluppo, l’adozione e il trasferimento equo delle tecnologie ecologicamente efficaci.
d. Includendo nel prezzo di vendita i costi ambientali e sociali dei beni e dei servizi e permettendo ai consumatori di riconoscere i prodotti conformi alle normative sociali e ambientali più severe.
e. Garantendo l’accesso universale all’assistenza medica che sia di sostegno alla salute riproduttiva e a una procreazione responsabile.
f. Adottando stili di vita capaci di elevare la qualità della vita e adeguate risorse materiali in un mondo finito.

8. Sviluppa lo studio della sostenibilità ecologica e promuovi lo scambio libero e l’applicazione diffusa delle conoscenze così acquisite.
a. Promuovendo la cooperazione scientifica e tecnologica internazionale sulla sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda le esigenze dei Paesi in via di sviluppo.
b. Riconoscendo e preservando le conoscenze tradizionali e la saggezza spirituale presenti in ogni cultura capace di contribuire alla tutela dell’ambiente e al benessere umano.
c. Garantendo che le informazioni di importanza vitale per la salute umana e la tutela dell’ambiente, comprese le informazioni in ambito genetico restino di pubblico dominio e a disposizione di tutti.


III. GIUSTIZIA ECONOMICA E SOCIALE
9. Elimina la povertà: un imperativo etico, sociale e ambientale.
a. Garantendo il diritto all’acqua potabile, all’aria pulita, alla sicurezza alimentare, al suolo incontaminato, alla casa, alla sicurezza igienica, assegnando le risorse nazionali e internazionali necessarie.
b. Dando a ogni essere umano l’istruzione e le risorse utili per garantire uno standard di vita sostenibile e fornendo la previdenza sociale e reti di sostegno a coloro che non sono capaci di mantenersi da soli.
c. Assistendo gli esclusi, proteggendo i vulnerabili, aiutando coloro che soffrono e permettendo loro di sviluppare le proprie capacità e perseguire le proprie aspirazioni.

10. Assicurati che le attività economiche e le istituzioni promuovano a tutti i livelli lo sviluppo umano in modo equo e sostenibile.
a. Promuovendo l’equa distribuzione della ricchezza all’interno delle nazioni e tra le nazioni.
b. Accrescendo le risorse intellettuali, finanziarie, tecniche e sociali a disposizione dei Paesi in via di sviluppo, liberandoli dall’oneroso debito internazionale.
c. Assicurandoti che il commercio promuova un uso sostenibile delle risorse, la tutela dell’ambiente e standard di lavoro ottimali.
d. Richiedendo alle corporazioni multinazionali e alle organizzazioni finanziarie internazionali di agire in modo trasparente per il bene comune e chiamandole a rispondere delle conseguenze della loro attività.

11. Afferma l’uguaglianza fra i sessi e la giustizia come essenziali per lo sviluppo sostenibile, garantisci l’accesso universale all’istruzione, all’assistenza sanitaria, alle opportunità economiche.
a. Garantendo i diritti umani delle donne e ponendo fine a ogni forma di violenza nei loro confronti.
b. Promuovendo la partecipazione attiva delle donne in tutti gli aspetti della vita economica, sociale, politica e culturale in qualità di interlocutrici, persone che prendono decisioni, leader, beneficiarie con pari diritti.
c. Rafforzando le famiglie e garantendo la sicurezza e la cura amorevole di tutti i loro membri.

12. Sostieni senza alcuna discriminazione i diritti di tutti a un ambiente naturale e sociale capace di sostenere la dignità umana, la salute fisica e il benessere spirituale, con speciale riguardo per i diritti delle popolazioni indigene e delle minoranze.
a. Eliminando ogni discriminazione in ogni sua forma, come quelle basate su razza, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale, religione, lingua e origine nazionale, etnica o sociale.
b. Affermando i diritti dei popoli indigeni alle proprie espressioni di spiritualità, conoscenze, terre e risorse e alle relative pratiche di vita sostenibili.
c. Onorando e aiutando i giovani delle nostre comunità, rendendoli capaci di esercitare il loro ruolo essenziale per la creazione di società sostenibili.
d. Proteggendo e restaurando luoghi importanti che abbiano un significato culturale e spirituale.


IV. DEMOCRAZIA, NON VIOLENZA E PACE.
13. Rafforza le istituzioni democratiche a tutti i livelli e garantisci trasparenza e responsabilità a livello amministrativo, compresa la partecipazione nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia.
a. Proteggendo il diritto di ognuno a ricevere informazioni chiare e tempestive sulle questioni ambientali e sui piani e le attività di sviluppo che possano ricoprire un interesse o avere un impatto sulla vita di ognuno.
b. Sostenendo la società civile a livello locale, regionale e globale e promuovendo la partecipazione significativa di tutti gli individui e delle organizzazioni interessate nei processi decisionali.
c. Proteggendo la libertà di opinione, espressione, riunione pacifica, associazione e dissenso.
d. Istituendo l’acceso efficiente ed effettivo alle procedure amministrative e giudiziarie indipendenti, compresi i correttivi legali e le compensazioni connessi a danni ambientali o alla minaccia di tali danni.
e. Eliminando la corruzione da tutte le istituzioni pubbliche e private.
f. Rafforzando le comunità locali rendendole capaci di prendersi cura del proprio ambiente e assegnando la responsabilità per la tutela dell’ambiente a quei livelli amministrativi capaci di risponderne nel modo più efficiente.

14. Integra nell’istruzione formale e nella formazione permanente le conoscenze, i valori e le capacità necessarie per un modo di vivere sostenibile.
a. Fornendo a tutti, soprattutto ai bambini e ai giovani opportunità educative tali da permettergli di contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile
b. Promuovendo il contributo delle arti e delle materie umanistiche, oltre che di quelle scientifiche, all’educazione e alla sostenibilità.
c. Incrementando il ruolo dei mass-media per la crescita della consapevolezza in campo ecologico e sociale.
d. Riconoscendo l’importanza dell’educazione morale e spirituale per un modo di vivere sostenibile.

15. Tratta ogni essere vivente con rispetto e considerazione.
a. Impedendo il trattamento crudele degli animali allevati nel seno delle società umane e proteggendoli dalla sofferenza.
b. Proteggendo gli animali selvatici dalle tecniche della caccia, intrappolamento o pesca capaci di causare sofferenze estreme, prolungate ed evitabili.
c. Evitando o riducendo il più possibile la cattura o la distruzione indiscriminata delle specie animali.

16. Promuovi una cultura della tolleranza, della non violenza e della pace.
a. Incoraggiando e sostenendo la comprensione reciproca, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, all’interno delle nazioni e tra i Paesi.
b. Realizzando strategie per evitare i conflitti violenti, risolvendo conflitti ambientali e altre dispute mediante la collaborazione.
c. Smilitarizzando i sistemi di sicurezza nazionali, riducendoli a livello di semplice difesa e convertendo le risorse militari a scopi di pace, compresa la bonifica ambientale.
d. Eliminando gli armamenti nucleari, biologici e tossici e le altre armi di distruzione di massa.
e. Assicurandosi che l’esplorazione orbitale e spaziale sia usata soltanto ai fini della tutela dell’ambiente e della pace.
f. Riconoscendo che la pace è un insieme composto da relazioni armoniose con se stessi, con le altre persone, con le altre culture, con le altre vite, con la Terra e con quell’insieme più vasto di cui tutti siamo parte.

UN NUOVO INIZIO
Mai prima d’ora nella storia dell’umanità il destino comune ci obbliga a creare un nuovo inizio. Tale rinnovamento è la premessa dei principi della Carta della Terra. Per adempiere a questa promessa dobbiamo impegnarci ad adottare e a promuovere i valori e gli obiettivi della Carta.
Ciò richiede un cambio interiore, del cuore e della mente, richiede un rinnovato senso di interdipendenza globale e di responsabilità universale. Dobbiamo immaginare, sviluppare e applicare la visione di un modo di vivere sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale. La nostra diversità culturale è un’eredità preziosa e le diverse culture troveranno percorsi specifici e diversi per realizzare questa visione. Dobbiamo approfondire e ampliare il dialogo globale che ha generato la Carta della Terra perché abbiamo molto da imparare dalla ricerca comune della verità e della saggezza.
La vita spesso implica tensioni tra valori importanti. Questo può significare scelte difficili. Tuttavia, dobbiamo trovare il modo di armonizzare la diversità con l’unità, l’esercizio della libertà con il bene comune, gli obiettivi a breve termine con quelli a lungo termine. Ogni individuo, famiglia, organizzazione e comunità ha un ruolo vitale da svolgere. Le arti, le scienze, le religioni, le istituzioni scolastiche, i mass-media, le imprese, le organizzazioni non governative e i governi sono chiamati a offrire una leadership creativa. L’azione congiunta dei governi, della società civile e delle imprese è fondamentale per una gestione efficace.
Per poter costruire una comunità globale sostenibile, la nazioni della Terra devono rinnovare l’impegno preso con le
Nazioni Unite, adempiere ai propri obblighi in base agli accordi internazionali in vigore e sostenere l’implementazione dei principi della Carta della Terra attraverso strumenti vincolanti a livello internazionale sull’ambiente e lo sviluppo.
Facciamo in modo che la nostra epoca venga ricordata per il risveglio di un nuovo rispetto per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per un rinnovato impegno nella lotta per la giustizia e la pace e per la gioiosa celebrazione della vita.

ORIGINE DELLA CARTA DELLA VITA
La Carta della Vita fu creata dalla Commissione indipendente della Carta della Vita (Earth Charter Commission), convocata a seguito del Summit della Terra (Earth Summit) nel 1992 allo scopo di produrre una dichiarazione di consenso globale riguardo a valori e principi per un futuro sostenibile. Il documento fu creato in quasi dieci anni grazie ad un intenso lavoro e a consultazioni internazionali alle quali contribuirono oltre cinquemila persone. La Carta della Vita è formalmente sostenuta e adottata da migliaia di organizzazioni, inclusa l’UNESCO e l’IUCN (World Conservation Union). Per maggiori informazioni, potete visitare il sito www.earthcharter.org.

lunedì 29 ottobre 2012

LETTERA A UN FIGLIO PRECARIO


Caro figlio,
ti diranno che è colpa mia. Di quelli della mia età. Ti diranno che siamo noi a rubare il futuro a te e a quelli della tua generazione. Ti diranno che sono un privilegiato, un garantito, e che se lo sono il prezzo da pagare oggi è la tua flessibilità perenne (precarietà è la parola giusta). Te lo diranno ancora, e te lo stanno raccontando da almeno venti anni. Per questo tu oggi ce l’hai con me e mi guardi con lo sguardo severo. Vedi, ci hanno fatto il lavaggio del cervello, usando parole appiccicate sui significati sbagliati. Io e l’articolo 18 che mi porto appresso non sono un “garantito”. Sono una persona che lavora, e che nel lavoro viene trattato con la giusta dignità: poter progettare la mia vita è un diritto, non un privilegio; stare a casa se sono malato è un diritto, non un privilegio. E se sul lavoro non mi comporto seriamente, se vengo scoperto a rubare ad esempio, posso essere licenziato. Non verrò mai licenziato “senza giusta causa o giustificato motivo”, dice la legge, e non mi pare un privilegio ma un diritto. Quanto ai licenziamenti per motivi economici -cioè perché l’azienda è in difficoltà – si possono fare eccome, come tutti purtroppo hanno potuto constatare specialmente da quando è scoppiata questa ultima crisi.


Parliamo di te, piuttosto. Della tua condizione che al solo pensiero non riesco a dormirci la notte, molto spesso. A me fa male sapere che non godiamo degli stessi diritti (non privilegi, ricordalo sempre). Ma tu sbagli tiro se fai la guerra alla mia generazione. Vogliono farti credere che il problema siamo noi col nostro vituperato articolo 18, e invece i cattivi sono sempre loro. Quelli che una volta mettevano contro gli operai e gli impiegati, ora fanno lo stesso tra giovani e vecchi. Adesso li chiamano “datori di lavoro”, “imprenditori”, quasi fossero benefattori dell’umanità, per me restano quel che sono davvero: padroni. Ti hanno detto che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità” per troppi anni. Sai bene che non è mai stato così per noi, che tutto quello che abbiamo è costato sacrifici, risparmi, vacanze brevi e mai all’estero, pizzerie invece di ristoranti, sabati miei al lavoro piuttosto che in famiglia, due etti di mortadella ma non di prosciutto. Nessuno ci ha regalato nulla. Nessuno. Tutto ci è costato qualcosa. Non sei precario a caso, figlio mio. Lo sei perché prima il centrosinistra e poi il centrodestra hanno “riformato” il mercato del lavoro dando la possibilità alle aziende di fare di voi giovani ciò che vogliono. E ora ti raccontano che il problema sarei io, tuo padre. E’ assurdo, sai? Siccome il virus della precarietà ha contagiato buona parte di voi giovani, iniettiamolo a tutti, anche a quelli che si potrebbe salvare! Il “riformismo” si traduce in “mal comune mezzo gaudio”: se la modernità è questa, preferisco restare vecchio. Insomma, ti diranno che è colpa mia. E allora lasciati dire che io una colpa me la sono data davvero. Ed è un’altra. A noi, giovani 30-40 anni fa, l’articolo 18 non ci è stato regalato perché eravamo belli e simpatici. Ce lo siamo guadagnato. Abbiamo lottato. Abbiamo invaso le fabbriche, le piazze, le città. La polizia a volte ha sparato, e alcuni di noi ci sono rimasti secchi. Ma noi abbiamo lo stesso continuato a lottare, a credere nel cambiamento, a impegnarci quotidianamento per conquistare consapevolezze e quindi diritti. Ecco, figlio mio, non ti ho insegnato a fare la stessa cosa. Ti ho fatto crescere dandoti tutto ciò che desideravi, privandoti di niente. Sei venuto su senza il giusto mordente. Non avevi il tempo di sentire lo stimolo della fame che ti avevo già nutrito. Per questo oggi è più facile rivoltarsi contro i padri piuttosto che contro un sistema ingiusto.
Chiamala rivolta, chiamala rivoluzione, chiamala come vuoi: trova, insieme ai tuoi amici, la forza per ribellarti e riconquistarti ciò che vi è stato tolto. Un futuro dignitoso. E se cambi idea e domani vorrai festeggiare con me la mia pensione dopo 37 anni di lavoro da insegnante, ne sarò molto felice.
Tuo Babbo