sabato 21 giugno 2014

SALVIAMO CARANO - GARIBALDI

Mausoleo 




Nel territorio del comune di Aprilia si trova la località denominata Carano – Garibaldi nella cui tenuta si trovano una chiesetta, la tomba mausoleo della famiglia Garibaldi contenete, fra gli altri, il figlio primogenito di Giuseppe Garibaldi Menotti, un cimitero storico risalente al periodo napoleonico le sorgenti di Carano, ed alcuni edifici rurali luoghi dell'epopea del Risorgimento, un tempo utilizzati come granai, nei quali muli e cavalli, adibiti proprio al trasporto dei cereali, accedevano lungo due scale laterali, ancora oggi relativamente ben conservate, anche se parzialmente modificate. Il tutto inserito in un ambiente naturale e ambientale che conserva le caratteristiche tipiche della campagna romana/pontina con vegetazione riparia ancora non compromessa lungo i fossi che l’attraversano e con le coltivazioni presenti di Kiwi e cereagricole ben inserite nel contesto. Altra presenza degna di nota è il fitto boschetto di bambù che, se pur non autoctono ma opera dell’uomo, inserito nei pressi del mausoleo contribuisce alla creazione di un’atmosfera quasi magica al luogo.
Orbene, il comune di Aprilia in questo lembo di territorio miracolosamente sfuggito, sino ad ora, alla speculazione edilizia, attraverso l’approvazione di una variante urbanistica, ha previsto un aumento delle cubature edificabili esistenti e la costruzione di un bel quartierino residenziale  con vista mausoleo e sulle sorgenti che danno acqua a mezza provincia pontina e romana.
Si è costituito per la salvaguardia di questo territorio un Comitato che ha promosso una petizione popolare per richiedere il riconoscimento di “Monumento naturale” a tutta la zona preservandola dalla speculazione edilizia e lasciando che la storia e la natura vengano mantenute nella loro maestosa bellezza originaria.

MIZIO 








giovedì 19 giugno 2014

SERVIZI PUBBLICI? COSTO DEL LAVORO? MA VA LA’…..


Cambia il direttore d’orchestra, cambia l’età, cambia l’accento, ma il refrain è sempre lo stesso.
Ma vogliamo dirlo una volta per tutte che quella delle privatizzazioni è un puttanata e un imbroglio bello e buono cantato e ricantato continuamente ai poveri gonzi che bevono tutto da complici o stupidi interpreti di interessi propri o altrui.
Non c’è bisogno di chissà quali analisi o statistiche per sostenere ciò, basta un minimo di informazione e serenità di giudizio. Dagli anni ’90 in poi sono state privatizzate via via le grandi aziende pubbliche: dalle FS, alle PT, alla Telecom, alla Società Autostrade, all’Alitalia, all’ ENI, alle Aziende pubbliche erogatrici di gas e energia sino ad arrivare addirittura a quelle  dell’acqua. Per arrivare infine alle centinaia di aziende a partecipazione statale figlie di quel miracolo economico e di genio italico che era stato l’IRI.
Più di un milione di posti di lavoro persi, a fronte di poche decine di migliaia di assunzioni con contratti a tempo determinato e precario. Centinaia di milioni di euro tolti dal circuito della spesa e dei consumi in nome del risanamento finanziario.
Il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi: il debito pubblico è aumentato a dismisura in maniera esponenzialmente maggiore rispetto il periodo pre-dismissioni, il grande capitale finanziario e non, ha aumentato in egual misura i propri profitti. La politica, quella nobile arte del confronto e dell’interesse collettivo, ridotta a fare da zerbino ai potentati economici. Una nazione e un popolo ridotto allo stremo da questa sciagurata cura prescritta da medici incapaci o complici.
Allora forse, non erano i servizi pubblici la causa del deficit, forse non era neanche l’altro terribile leviatano, il costo del lavoro, la causa della crisi.
Ma possiamo e dobbiamo ricominciare a dirlo senza vergogna o timore di apparire demodè, la responsabilità prima e unica della crisi, del debito, delle ingiustizie, delle disuguaglianze è il sistema capitalista soprattutto nella sua ultima versione più cinica e spietata, quella liberista finanziaria.

Essere di sinistra, anche non- o post-o neo-comunista vuol dire soprattutto essere anti capitalisti. Identificando nel principio base di tale sistema, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, attraverso la competizione indotta e mirata al raggiungimento del più alto profitto personale l’alfa e l’omega delle storture e delle ingiustizie della  moderna società..
Non riconoscere più questo ha portato a una lettura della realtà attraverso le lenti del pensiero unico con il bel risultato di non essere più in grado di decodificarla e, quindi, dando per scontato che, questa, sia l’unica, immodificabile e possibile.
La politica, quella bella, nobile deve dare soluzioni non limitarsi a dare nome ai problemi, o a fare il contabile amministratore di condominio, per quello ci sono i ragionieri.
La politica deve disegnare progetti, deve ritrovare la capacità di far sognare, deve far sedere di nuovo intorno al tavolo del possibile l’utopia, la poesia e il sano risentimento sociale, e deve farlo in fretta. Il potente può permettersi di aspettare, il diseredato, il disoccupato, il giovane precario, non possono permetterselo, il tempo nell’arco della vita dei singoli non può essere parametrata con i tempi dei massimi sistemi.
Se non si è più in grado di fare questo, vi prego toglietevi dai piedi, mettete su una bella bocciofila organizzate gite sociali, ma non vi occupate più della cosa pubblica. Non nascondete dietro paroloni e concetti astrusi il vostro personale interesse o la vostra incapacità. Sapete? Si riesce a vivere benissimo anche senza tromboni e soloni e anche voi vivreste meglio non dovendo più sacrificarvi per noi.
Ad maiora


MIZIO

lunedì 9 giugno 2014

Il VOTO? LORDO – TARA = NETTO


Come al solito nelle analisi del voto risultano tutti vincitori e, laddove, si riconosca la sconfitta, si adducono spiegazioni e motivi spesso patetici e ridicoli.
Quasi nessuno si sofferma a far emergere il vero e indiscusso vincitore: l’indifferenza, la caduta di credibilità del momento più alto di una democrazia che voglia definirsi tale, la più o meno cosciente scelta di considerare indifferente chi governala nazione.
Si è rinunciati, ormai, persino alla rabbia. E’ un popolo piegato e rassegnato, quello che riconosce come vincitore, nelle percentuali, Renzi e il suo PD, ultima versione della tanto amata scelta italica di un “uomo solo al comando”.
E’ un popolo che delega sperando, ma sapendo che poi dovrà trovare il modo di arrangiarsi in prima persona  per  risolvere i propri problemi, chè i governi hanno altri cui rendere conto: le banche, l’Europa a trazione Merkeliana, i propri referenti e padrini economici e finanziari.
Alle ultime votazioni europee il Pd, si diceva, ha sbancato con oltre il 40% delle preferenze, il maggior antagonista il M5S si attesta intorno al 21%, il Partito azienda del condannato di Arcore si deve accontentare di un misero (per lui) 17%.
Fuochi d’artificio, titoloni sui giornali, l’Italia ha premiato Renzi e il PD, s’aprono nuovi scenari e via cantando e contando.
Vediamo invece la realtà scevra dai trionfalismi più o meno  interessati e da letture accondiscendenti e fuorvianti.
Gli iscritti al voto erano circa 49milioni 500mila, di questi hanno effettivamente esercitato il diritto il 57% pari a circa 28milioni, se ne deduce che lo stratosferico successo tra gli italiani si ridimensiona non di poco difatti i voti presi dal PD (il riferimento è soprattutto a questo Partito perché è quello più eclatante) non sono più il 40% degli italiani ma un effettivo e meno esaltante 20,2%del totale, ovviamente lo stesso ridimensionamento va effettuato in proporzione per tutte le altre liste presenti.
Considerando anche le schede nulle o bianche, risulta trionfatore con oltre il 50% il partito della non scelta. Per ulteriore precisione, i votanti per i ballottaggi nei comuni in cui si votava sono stati meno della metà rafforzando ancor di più questo ragionamento. 
Ancora più impietoso il dato che si riferisce al numero di elettori che hanno incoronato nuovo re Renzi  anche solo partendo dal dato Veltroniano. ( il PD partiva da un corpo elettorale di oltre 14 milioni di elettori ora si ritrovano uno da 11 milioni). Il PD del 2006 ottenne 19 milioni ma era in coalizione. Quindi, in assoluto il trionfatore tecnicamente, non solo non ha vinto, ma ha addirittura perso rispetto i voti presi dai suoi predecessori.
Ora, qualsiasi classe politica degna di questo nome, si sarebbe posto come primo problema l’analisi di questo deficit di democrazia e rappresentanza e il primo cruccio sarebbe stato quello di riconoscere che la maggioranza del popolo che si vorrebbe rappresentare e governare non si riconosce in noi!.
Invece queste belle testine che lezione traggono da tutto ciò?
“Ora acceleriamo le riforme” e la prima e la più urgente quale sarà? Quella elettorale! Bene! Si sono finalmente resi conto che quella vigente non è rappresentativa ed è incostituzionale.
Macchè, si sta lavorando, e adesso con maggiori possibilità di successo, ad una riforma che ponendo paletti e limiti alla rappresentanza democratica va a premiare e rafforzare ancor di più quelle forze che, con il 20% effettivo o meno, come dicevamo prima, avranno un potere smisurato!
Questa legge assieme all’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti sarà la pietra tombale di ogni speranza di cambiamento, potrà fare politica e avere visibilità solo chi avrà potentati economici alle spalle o una forte esposizione mediatica (es.Grillo).
Io credo nella democrazia, è un valore irrinunciabile.
Ma la democrazia è tale solo quando favorisce la partecipazione e la rappresentanza, quando diventa alibi e scusa per manipolazioni pseudolegali e incostituzionali che di democratico hanno ben poco diventa uno strumento oppressivo e limitante di libertà e diritti.
Rialzeremo mai  la testa? Saremo più in grado di liberarci dal basto e dal giogo posti sulle nostre spalle e sulle nostre teste? 
Francamente non lo so, ma continuerò a lavorare e impegnarmi affinchè ciò possa, prima o poi, avvenire e vorrei continuare a farlo anche potendo votare chi mi rappresenta e non solo il più “forte”.
Ad maiora.


MIZIO

domenica 1 giugno 2014

APPUNTI DI CAMPAGNA

Dopo molti anni ho ritrovato un taccuino che portavo sempre con me nelle mie passeggiate in campagna, in cui appuntavo le note, le osservazioni, schizzavo gli avvistamenti più interessanti, che completavo poi a casa, senza alcuna pretesa di scientificità e di precisione  morfologica. Per quello c'era la foto che, però, tra rullini (non era ancora l'era digitale), e sviluppo era decisamente più onerosa per le mie studentesche tasche rispetto le più economiche carta e matita.
Senza contare l'aspetto terapeutico che la calma, la rilassatezza di questa attimi di total immersion nella natura. Non c'era bisogno dello sballo del sabato o del venerdì sera per ritrovare equilibrio e serenità.
Altra considerazione importante è che queste osservazioni sono frutto non di escursioni in esotiche o montane località ma all'interno, o poco fuori, il GRA di Roma, soprattutto nella zona, ora riserva naturale di Decima Malafede, minacciata continuamente da incendi, speculazione edilizia, bracconaggio e, ultimamente,  dal progetto della devastante opera del Corridoio Tirrenico e dell'Autostrada Roma - Latina.

MIZIO 




L'inverno particolarmente freddo favorì l'osservazione anche di giorno di animali normalmente di difficile osservazione per le abitudini elusive o notturne (Porciglione)

La neve sul terreno favorì, anche, la presenza di tracce ben visibili e identificabili.

Durante un temporale, gallinelle d'acqua nei fossi e pavoncelle nei campi.
Forte vento al mare, stomi di gabbiani all'interno.
Le due pagine seguenti sono frutto di un giro nel Parco del Circeo!
Martino, uno dei miei uccelli preferiti, un lampo blu sull'acqua del ruscello.
Il merlo acquaiolo, l'uccello che vola sott'acqua
E' primavera, il biacco e la donnola a caccia di prede
Le cince: colori e armoniosi cinguettii
Nell'ambito delle osservazioni nell'area della riserva, facemmo anche, ricerche sulla fauna ittica dei fossi e degli stagni della zona.
E, come ogni anno, arrivò anche lui, il nibbio!
Non poteva mancare anche lei, timida, quasi inoffensiva ma temuta dai più
Altri arrivi primaverili
L'averla, un falco in miniatura
Colori dei tropici
Piccoli ambienti come pozze d'acqua residue di un ruscello durante um'estate particolarmente secca, sono un ottimo posto per interessanti avvistamenti per l'abbondanza degli animali che vi si avvicinano spinti dalla presenza dell'acqua..

Di notte alla luce delle torce 

La signora della macchia: la ghiandaia
La signora dei campi la cornacchia!
Durante il passo primaverile o autunnale capitano anche loro
A volte con un pò di pazienza e molta fortuna, si assistono a spettacoli di caccia che, fatte le debite proporzioni, non hanno nulla da invidiare agli agguati delle tigri o dei grandi felini nei documentari
Altri piccoli gioielli

E tra l'erba umida minuscola e quasi invisibile


Facilissimo da sentire con il suo cucù ma difficilissimo da avvistare così vicino, come è capitato quel giorno.
Ed ecco lei, forse, oggi, la più  preziosa e più minacciata specie.
Anche i resti ritrovati sono utili per confermare la presenza di animali altrimenti praticamente invisibili. In questo caso cranio di tasso.


MIZIO





giovedì 8 maggio 2014

JOB'S ACT...PEGGIO DELLA FORNERO

Dalla piena occupazione alla piena precarizzazione



Non era per niente facile peggiorare la riforma Fornero, che peggiorava la riforma Biagi, che peggiorava la riforma Treu. Ebbene, Renzi c' è riuscito: c'è riuscito il governo delle larghe intese Renzi-Alfano, per la precisione, che oggi ha addirittura posto la fiducia al Senato sul decreto lavoro, impedendo per l'ennesima volta il dibattito parlamentare. In un tempo neppure troppo lontano, il modello sociale europeo si poneva come obiettivo la piena occupazione, mentre oggi l'obiettivo è la piena precarizzazione.


La precarietà - rinominata flessibilità per ingentilire e abbellire il concetto  - non produce alcun aumento dell'occupazione, non moltiplica i posti di lavoro: da anni tutti gli studi evidenziano che non esiste alcuna correlazione accertata fra maggior flessibilità e crescita dell' occupazione. Più semplicemente, la precarietà è uno strumento efficace per intensificare lo sfruttamento del lavoro, pagarci meno, farci competere fra noi al ribasso, renderci più docili e ricattabili.

L'Italia da tempo primeggia in Europa in quanto a flessibilità e i datori di lavoro nel nostro paese hanno a disposizione ben 46 contratti atipici (contro i 9 di Francia e Gran Bretagna) con il risultato che, negli ultimi anni, due contratti su tre sono stati stipulati per lavori a tempo determinato e la disoccupazione non è certo diminuita, anzi.  Siamo flessibilissimi, ma per il governo delle larghe intese non era abbastanza.

Il decreto Renzi-Poletti estende la flessibilità ed elimina la "causalità" fino a tre anni, ossia le aziende possono adesso assumere con contratti a termine senza ragione alcuna non per 12 ma per 36 mesi (viene eliminato l'obbligo per l'azienda di motivarne la stipula con “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”). Il contratto precario diviene cioè la normalità per le nuove assunzioni, non l'eccezione, anche se teoricamente i lavoratori con contratto a termine non dovrebbero superare il 20% dell’organico complessivo. Dico teoricamente dato che anche quest'obbligo - che sarebbe già di per sè difficilmente verificabile con l'attuale sistema di controlli - di fatto salta: l'azienda può sforare la quota consentita del 20% limitandosi a pagare una modesta sanzione.

Se tutto ciò non bastasse, al termine dei tre anni non esiste nessuna garanzia di assunzione a tempo indeterminato per il lavoratore precario, ammesso che al termine dei tre anni ci sia effettivamente arrivato. Infatti, mentre fino ad oggi era consentita una sola proroga del contratto a termine, adesso sono consentite fino ad otto proroghe entro i tre anni, aumentando con ciò ricattabilità e licenziabilità. Ad esempio, non servirà più far firmare le dimissioni in bianco, adesso basterà controllare la pancia delle proprie dipendenti ogni 5 mesi e decidere se rinnovare o meno il contratto.


Infine, l'apprendistato viene trasformato in qualcosa che ha a che vedere con tutto fuorchè con l'apprendimento di un mestiere: sparisce per l'azienda l’obbligo di formulare un “piano formativo individuale”. Sparisce ogni chiaro obiettivo di formazione e ci troviamo davanti all' ennesima forma di contratto ultraprecario, low-cost e sottoinquadrato. E, manco a dirlo, viene cancellato anche l'obbligo per le aziende di assumere a tempo indeterminato almeno il 30% degli apprendisti (che resta solo per le imprese con oltre 50 dipendenti).


Ci dicono che questa sarebbe la modernità. A me pare che la modernità stia altrove, ad esempio nel prevedere forme di salario minimo e reddito minimo garantito, oltre che nel ripensamento complessivo del modello di produzione: cosa produciamo, come lo produciamo, per chi lo produciamo. A me pare che la modernità non sia competere abbassando i salari ma investire nella ricerca e varare un piano europeo per l'occupazione che dreni risorse dalle rendite e dalla speculazione finanziaria. A me pare che la modernità consista nell'affermazione dei diritti e non nella servitù della gleba e che la vera innovazione sarebbe la cancellazione dello sfruttamento, non la sua intensificazione. Se la modernità è alle spalle, è un bel problema. Siamo ad appena una settimana dal primo maggio e l'accordo raggiunto in Senato sul decreto Poletti-Renzi ci riporta indietro nel tempo, a periodi in cui le tutele e i diritti del lavoro - oggi chiamati "rigidità", stavolta per imbruttire il concetto - ancora non erano stati conquistati. Primo maggio, sì, ma di quale secolo?
Tommaso Fattori


sabato 3 maggio 2014

NON MI FIDO



Papa Francesco è (accusato?) indicato da alcuni come filocomunista perchè si è più volte scagliato contro il potere del denaro e speso parole in favore dei poveri anche con atti di cristiana carità (i 50 euro che, pare, faccia distribuire agli emarginati).
Ovviamente trattasi di una forzatura giornalistica dovuta, evidentemente, al fatto che i papi prima del precedente, in genere, non davano l'impressione di essere così sensibili e dotati di umana e cristiana "pietas" nei confronti degli ultimi.
Dal mio modestissimo punto di vista la vicinanza e la scelta di stare dalla parte dei poveri dovrebbe essere il minimo sindacale per ogni cristiano che si reputi tale, figuriamoci, quindi, se non debba esserlo del Papa che ne rappresenta la massima espressione sulla Terra.
Ma oggi lo stupore e la meraviglia attengono più a visioni, per così dire, normali che alle fantasmagoriche manifestazioni di originalità ad uso e consumo delle telecamere e del popolo beone.
Fa notizia un papa che si schiera con i poveri, fa notizia un cantante che esprime il suo pensiero, non fa notizia chi si ostina a voler ragionare e a non cadere nel ridicolo gioco mediatico del “con me o contro di me” messo in atto ormai praticamente da quasi tutti i protagonisti della vita pubblica.
Berlusconi docet!
Vent’anni di ciarpame mediatico,di pensiero minimo, di astuzie e furberie ad uso e consumo proprio, hanno fatto scuola e raccolto molti proseliti, Primo fra tutti l’attuale premier (fino a quando?) che ha fatto dell’effetto annuncio e del diluvio parolaio il proprio status. Cavalcando l’effetto 80 euro (su cui, comunque, non mi permetto di sputare in quanto tali) cerca di far passare in second’ordine provvedimenti ad uso e consumo di poteri e visioni societarie contrarie agli interessi dei destinatari del benefit (Job’s act ad es).
Già, ma chi si sofferma più a ragionare sulle cose e sull’effetto che queste potrebbero avere a medio lungo termine?
Quello che conta è dare visibilità alle proprie (poche) proposte e denigrare i presunti avversari! Già! Presunti e non reali.
E perché si dirà. Berlusconi e soprattutto Grillo non sono i feroci critici e demonizzatori (da lati opposti) della politica dell’attuale governo e, nel caso di Grillo, anche di quelli immediatamente precedenti?
Certo, Berlusconi tenta una sopravvivenza politica messa a dura prova dalle sue stesse azioni e dal logorio che, inevitabilmente, vent’anni vissuti sopra le righe hanno prodotto.
Grillo dal canto suo, muove le sue truppe a colpi di vaffa, di accuse alla casta, di rottamazione totale di purezza postideologica contraria ad ogni forma di compromesso, incurante del fatto che, insieme all’acqua sporca si potrebbe gettare via anche il bambino.
Quel bambino che si chiama democrazia, libertà, rispetto, rappresentanza, tutti valori che, per motivi apparentemente opposti, si tenta di cancellare o modificare in nome del “cambiamento”.
Ma alla fin fine sono veramente così diversi gli interessi e le prospettive degli attori principali di questa commedia dell’assurdo che stiamo vivendo?
Io non mi fido e dico ovviamente no!
Pur con differenze plateali di stile sono tutti impegnati a restaurare e mantenere l’attuale assetto sociale. Ma come, si dirà, pure Grillo?
Sembrerebbe di si, i suoi attacchi populistici alla casta, al superamento delle differenze ideologiche, non sono altro che il metodo usato storicamente dal “sistema” per incanalare e dirottare la protesta verso forme di contestazione populista e parolaia, che però non porti a cambi sostanziali. Per il potere mantenere o no Renzi o Berlusconi ha un’importanza tutto sommato, relativa, è molto più importante mantenere i privilegi di classe e di sistema che Grillo stesso non mette in discussione, visto che è favorevole alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni, contrario alla patrimoniale e alla tassazione delle rendite.
Insomma si avrebbe, con Grillo, a differenza di Renzi, Monti, Letta, Berlusconi, un capitalismo liberista, magari più etico, ma pur sempre tale, in positivo e in negativo.
Sono partito da Papa Francesco per arrivare a Grillo cercando di far vedere che la validità o meno di idee, proposte, iniziative non dipende, quasi mai, dalla visibilità che si dà loro, anzi.
In vista delle prossime elezioni europee teniamo ben presente questo aspetto. La verità e la giustezza delle idee vanno ricercate con cura e meticolosità, non aspettiamoci che il potere faccia loro pubblicità.
D'altra parte, storicamente, il potere ha sempre temuto le idee e i principi della sinistra, sarà un caso?
Ad maiora


MIZIO.

giovedì 24 aprile 2014

AL LUPO AL LUPO! GRILLO E TSIPRAS


Il sempre crescente successo e visibilità che i mass media conferiscono al movimento 5 stelle e al suo mentore Grillo è perlomeno sospetto e si presta a diverse chiavi di lettura. La prima e più semplice è che essendo una novità assoluta nel panorama politico non si può fare a meno di dar loro spazio e visibilità, ma dietro se ne possono intravedere altre forse meno chiare e insospettabili. Grillo e il M5S con il loro sentimento anticasta la loro maniacale applicazione di principi e metodi dettati dal barbuto comico genovese, evidentemente rispondono ad un sentimento condiviso da molti cittadini e ne rappresentano l'espressione visibile ma in questo  non sono stati certo nè i primi nè gli unici..
Facciamo un passo indietro, in senso storico, movimenti d’opposizione in Italia non sono mai mancati e, anzi, in questi ultimi anni si sono moltiplicati e hanno assunto connotazioni diverse. Dai movimenti secessionisti, (Lega e similari) a quelli più genericamente definiti dell’anti-politica (che tra l’altro è anch’essa un modello di politica), un po’ più lontani e distanti nel tempo e nella percezione i movimenti di sinistra e/o antagonisti.
La reazione del “sistema” rispetto questi movimenti è stato diverso e rapportato a seconda di chi manifestasse il dissenso. Quindi grande visibilità e tolleranza a suo tempo alla Lega e ai suoi epigoni, via via assimilati e integrati all’interno del sistema stesso, intolleranza e minimizzazione rispetto a movimenti riconducibili alla sinistra sociale e politica che assurgeva agli onori della cronaca solo in occasione delle sonore manganellate democratiche di cui veniva generosamente condita qualsiasi manifestazione piccola o grande, con l’apoteosi raggiunta durante il G8 di Genova.
A differenza della tolleranza e, verrebbe da dire, compiacimento, che si manifesta attualmente nei confronti del M5S.
Dov’è la differenza? E’ solo perché i militanti grillini , in genere, sono bravi, lindi e pinti a differenza dei militanti di sinistra sporchi barbuti e cattivi? Forse, ma non solo e non principalmente.
La verità sta nella diversa percezione del pericolo rappresentato dai diversi movimenti. Alla fin fine il M5S non rappresenta un’alternativa all’attuale impianto sociale, ne pretende solo una sua applicazione più etica e morale, chiedendo il sangue (metaforico) di una classe politica incapace e corrotta sostituendola con i suddetti soldatini bravi, tranquillizzanti e più onesti.
Avete forse visto manifestazioni di piazza dei grillini per il lavoro e i lavoratori? Li avete visti nei movimenti per il diritto alla casa? Non mi pare, li vediamo, però sempre, durante le riprese televisive inveire e manifestare all’interno dei palazzi del potere ad uso e consumo delle telecamere. E se vengono sanzionati con una squalifica per i loro eccessi in qualche seduta parlamentare, vengono incensati e presentati come nuovi eroi e perseguitati politici. Vorrei ricordare loro di parlare, finchè c’è n’è qualcuno ancora in vita, con qualche partigiano e oppositore politico che ha conosciuto carcere, esilio e torture altro che saltare due sedute parlamentari.
Quindi il movimento grillino si presenta come anticasta ma non antisistema. Sono a favore delle privatizzazioni e liberalizzazioni, sono contro la tassazione delle rendite e della patrimoniale (redistribuzione della ricchezza), sull’Europa hanno una posizione che cambia a seconda dell’interlocutore di turno. Allora a cosa serve veramente un movimento come quello di Grillo e co.? Ovvio, a veicolare il malcontento depotenziandolo, e ,inoltre, a poter gridare al lupo, al lupo e riproporre da parte di qualcuno, lo schemino semplice semplice,  ma sempre efficace del “voto utile”. Prima era: votate me se no vince Berlusconi, adesso sarà votate me se no vince Grillo. Con questa logica in Italia abbiamo fatto estinguere e sparire i partiti e i movimenti che rappresentavano oltre la denuncia, anche una pericolosa (per loro) alternativa e non solo un’ alternanza di governo con i risultati che sappiamo.
Ora con le elezioni europee si ha una ulteriore possibilità di rappresentare un’alternativa all’idea d’Europa dominante e non sono ne i grillini ne i movimenti antieuropei (direi anche antistorici) che vanno per la maggiore ed è la lista “L’Altra Europa con Tsipras” l’unica a detta degli osservatori anche non organici al movimento, a portare un’idea d’Europa veramente alternativa e innovativa.
Ma dovrete impegnarvi a cercarla per avere sue notizie visto che mass media daranno pagine, immagini e megafoni a chi griderà "Al lupo al lupo" 
Ad maiora


MIZIO