domenica 27 novembre 2022
PASSI DI PAURA
Tempo fa, in una delle passeggiate giornaliere che mi concedo, un po' per dovere e un po' per piacere, mentre proveniente da un stradello sterrato mi immettevo in una strada, asfaltata ma sempre poco frequentata da auto (quelle che preferisco) mi ritrovo a pochi passi da una giovane ragazza, forse poco più che adolescente, di colore. Ovviamente non do a quell'incontro nessun significato o importanza di alcun tipo. Uno delle migliaia di sfioramenti o incontri assolutamente casuali, che viviamo tutti i giorni senza che abbiano o lascino significative tracce del loro verificarsi. Quindi per me, più che naturalmente, nulla muta e rimango concentrato sul ritmo dei passi, nell'ascolto della musica che mi fa compagnia e da colonna sonora in queste occasioni. Già un pochino stanco e con un accenno di fiatone, ma cercando ostinatamente di non coglierne i segnali, per dimostrare, ingannando prima di tutto me stesso, di non essere ancora così male in arnese, provo anzi, ad accelerare ulteriormente il passo.
Questo pare, oltre che rendere più faticosi i miei sforzi, provocare un'impercettibile, ma significativo cambio nella ragazza che mi precede di pochi metri. Anche se, distrattamente, mi pare di percepirne, in questo cambio, quasi fisicamente l'ansia e il battito accelerato del suo cuore. Gli sguardi fugaci, falsamente distratti dalla mia parte, non trasmettono semplice curiosità o indifferenza, ma sembrano seguire con preoccupazione il mio passo e la distanza fra noi che si riduce. Improvvisamente la folgorazione. Ha paura, di me! Di una persona matura che quasi non la notava e cui non aveva riservato alcun tipo di attenzione. Di una persona che mai ha fatto o tantomeno pensato di fare del male a chicchessia, figuriamoci a una ragazzina. A una persona che aveva sempre guardato e rapportato col mondo femminile con un misto di curiosità condita da ammirazione e rispetto.
Ho rallentato il passo, ho fatto in modo che la distanza fra noi, aumentasse progressivamente sperando, con questa scelta di contribuire a tranquillizzarla. Inviando un messaggio, non troppo complicato da decodificare. Tranquilla, non devi aver paura, almeno non di me! Ma siccome tu non mi conosci, faccio in modo di limitare la tua ansia.
Quindi essere donna (e nello specifico giovane e di colore) è anche questo?
E' anche convivere con ansie e paure che noi maschi non conosciamo, almeno non in questi termini?
Sono queste le paure e i timori che anche mia figlia potrebbe aver provato o potrebbe provare quando è da sola? Quindi non siamo solo io e sua madre ad essere stati in ansia quando era in giro?
Forse i suoi silenzi, come i silenzi di tante, donne nascondono molto più del detto!
Forse a volte siamo violenti anche noi, senza rendercene conto, con il nostro essere distratti o poco attenti.
Scritto precedentemente al 25 novembre, ma pubblicato oggi per toglierlo dalla rituale e retorica celebrazione limitata ad un solo giorno.
MIZIO
lunedì 22 agosto 2022
NON SENTO PIU' LE CICALE
Avete notato anche voi, quanto sia assente, negli anni adulti, il frinire delle cicale? Quella monotona, ripetitiva colonna sonora dei caldi, lunghi pomeriggi estivi di tanti anni fa. Dove sono finite le cicale? Anche loro si stanno estinguendo rapidamente come gran parte del loro mondo? Sicuramente c'è anche questo elemento a spiegare in parte la questione. Però, poi capita qualche momento, qualche giornata diversa, più libera, anche più sola e magicamente, le risenti. Ti sorprendi accorgendoti che le cicale ci sono ancora. Sono ancora là tra i rami e le foglie di alberi sempre più rari e sofferenti, ma resistono. Continuano ad offrire il loro canto a chi sappia e voglia ascoltarle. Perchè la questione non è che le cicale non ci siano e non cantino più. Molto più facile che non le si sappia più ascoltare. Il sistema, con il nostro silenzio complice, ha ucciso le cicale che erano in noi, non quelle fuori. Quelle serene, apparentemente oziose ma attente osservatrici e ascoltatrici. Ed è proprio dalla capacità di osservare e ascoltare che nascono le domande e si possono trovano, a volte, le risposte. Abbiamo lasciato, inconsapevolmente che ci trasformassero sempre più in formiche operaie. Testa bassa, schiena curva e giù a pedalare, diventando rapidamente sordi e ciechi alla vita, che nonostante tutto, continua a girarci intorno. Produrre, un poco per sè e tanto, decisamente troppo, per le formiche regina. Le stesse che ci hanno convinto che le cicale siano inutili pigre nullafacenti. Le stesse che ci creano continui illusori bisogni o continue crisi procurate ad hoc (se valutate oggettivamente) per mantenerci sempre più legati a quell' illusione di vita cieca e sorda rappresentata h24 sugli schermi del profitto globalizzato.
Fermarsi a cercare e ad ascoltare le cicale riscoprendo il bambino che eravamo, sdraiati sul mondo, silenziando il suo ossessivo rumore possiamo senza dubbio considerarlo un atto rivoluzionario. Guardare per vedere. Ascoltare per sentire e poi rialzarsi per provare a vivere!
MIZIO
sabato 2 luglio 2022
BECCAMOSCHINI E LANTERNE CINESI
Una sera d'estate un giardino con tanti ragazzi. A mezzanotte insieme al “tanti auguri a te”, alla torta e allo spumante vengono, troppo spesso, lanciate e affidate ai capricci del vento le fascinose, belle,leggere lanterne cinesi. Così eteree, così evocative al pari di messaggere degli dei cui affidare sogni e speranze da portare, non solo in senso figurato, sempre più in alto, sempre più lontano. Auguri, gridolini di gioia, applausi accompagnano la partenza delle piccole mongolfiere che, in effetti, saliranno sempre più in alto, sempre più lontano. Almeno fino a che la fiamma che le porta su rimane vivace. Mentre, invece, pian piano si va spegnendo, altrettanto lentamente, ma decisamente scende sempre più fino a che, quasi spenta ritorna a terra. Ovviamente in un punto lontano, diverso, non prevedibile al momento del suo rilascio. Quindi può capitare, spesso, che scenda in un prato. Prato che, in questa stagione è particolarmente arido e secco e che, di conseguenza, può facilmente e rapidamente prendere fuoco, innescando un incendio che, in brevissimo tempo lo trasforma in una landa bruciata, nera e deserta.
Si deserta! Perchè in quel prato, ancora miracolosamente scampato alla follia speculativa di amministrazioni e costruttori senza scrupoli nel folto delle erbe, anche secche, a terra si nascondeva il nido di una coppia di beccamoschino (Cisticola juncidis per i più curiosi). Lo stesso posto dove nelle tiepide sere di primavera ancora era possibile ascoltare il gracidare della raganella (Hyla arborea). Dove, passeggiando al mattino presto, capitava di intravedere un biacco (Hierophis viridiflavus) che, disturbato si dava alla rapida fuga o una coppia di gheppi, nidificante da quelle parti, in cerca di lucertole, piccoli roditori o grossi insetti che popolavano quel ristretto ma vitale habitat. Non sappiamo quanto di tutto questo piccolo mondo sia scampato alla furia distruttrice e improvvisa del fuoco. Sicuramente non la cova della coppia di beccamoschino, di cui non ho avuto modo, in questi giorni, di osservarne il caratteristico volo o di sentirne l'altrettanto tipico verso. Il nido è sicuramente perso, con l'unica speranza possibile, che fosse ormai vuoto con i piccoli già involati. Stessa speranza riguardante tutti gli altri piccoli componenti della microfauna del logo.
Credo che un festa, per quanto importante, significativa possa essere per il protagonista, non valga il rischio di farne pagare il costo così alto a creature innocenti, ignare e estranee ai nostri discutibili, incoscienti modi di vivere e festeggiare.
Il divertimento come tutta la vita stessa non può che essere responsabile, equilibrato e rispettoso di tutti e tutto.
martedì 21 giugno 2022
INSETTI? BLEAH, CHE SCHIFO!
Anche questo è politica!
Ricordate quei viaggi, soprattutto estivi, magari su strade secondarie verso il mare o in montagna, che si concludevano sotto casa, con il parabrezza, i fari e il cofano anteriore tempestati di insetti morti investiti e spiaccicati sulla nostra preziosa carrozzeria? E, se li ricordate, vuol dire sicuramente che avete, come me, qualche primavera. E se così è, avrete sicuramente notato che quel fenomeno da parecchi anni è ormai quasi sconosciuto.
Saranno gli insetti diventati abili nell'attraversare le strade e nello schivare le auto? O sarà stata qualche innovazione o diavoleria applicata alle nostre moderne auto che funge da repellente rispetto gli insetti stessi?
Dite che entrambe le ipotesi siano poco credibili e improbabili? Ebbene, avete ragione. Gli insetti volanti, che sono poi quelli che si schiantavano sui nostri parabrezza, stanno lentamente estinguendosi. Negli ultimi trent'anni la loro presenza in alcune aree dell'America e dell'Europa Occidentale si è ridotta del 75%. Essendo quelle aree le più intensamente coltivate, sembra molto facile far corrispondere la loro diminuzione con l'aumentato e, troppo spesso in modo indiscriminato ed eccessivo uso di anticrittogamici, antiparassitari, diserbanti tra cui anche il famigerato glisofato. Ovviamente anche altri fattori potrebbero incidere su tale diminuzione come l'aumento dell' inquinamento atmosferico o la diminuzione di aree naturali sacrificate al progresso e all'asfalto-cemento corrispondente. Queste ultime sembrano, però, meno influenti visto che, in ambienti palustri e lacuali recuperati alla loro funzione originaria, questa diminuzione non è presente, anzi, al contrario, si nota un aumento della biomassa rappresentata dagli insetti (volanti e no).
Vabbè, ma alla fin fine, a noi che ce ne importa se diminuiscono gli insetti e, in particolare quelli volanti? Avete sentito negli ultimi anni gli allarmi relativi alla diminuzione delle api? Al loro importante ruolo non solo per gli apicoltori e per il miele prodotto, ma per l'insostituibile funzione di impollinatori. Operazione necessaria per la nascita, sviluppo e crescita di quasi tutte le specie arboree e botaniche, comprese quelle di cui ci nutriamo, indispensabili alla nostra vita? Ecco le api sono solo una percentuale, per quanto fondamentale di mille e più altre specie di insetti volanti, che adempiono alla stessa funzione, in silenzio e senza clamore, perchè non direttamente collegate ad attività economiche umane. Senza dimenticare l'altro fondamentale ruolo nella catena alimentare naturale. Credo che tutti (almeno quelli più attenti e sensibili, abbiano notato una decisa diminuzione, quando non la vera e propria scomparsa, di molte specie di uccelli fino a pochi anni fa, molto comuni. Uccelli che dovevano agli insetti volanti la loro possibilità di vivere e avere il loro posto nell'equilibrio naturale generale. Mancando quegli uccelli è l'intera catena e filiera naturale, non solo alimentare, ad essere a forte rischio.
E, questo degli insetti è solo uno dei mille segnali che quest'equilibrio lo stiamo brutalizzando in modo forse irreversibile. Ma fino a che saranno più importanti gli interessi e le speculazioni delle multinazionali produttrici e monopoliste di questi prodotti, come delle armi o delle fonti energetiche, che non rispettano neanche la vita umana, figurarsi quale possa essere l'interesse e l'attenzione alla sorte di minuscoli, insignificanti, fastidiosi insetti che, oltre lo schifo che possano fare, sporcano pure la nostra preziosissima macchina.
lunedì 21 giugno 2021
COSI' E' SE VI PARE
Ogni tanto qualcuno mi considera e giudica come "estremista". Epiteto, che non ritengo certo offensivo ma che, troppo spesso, viene associato nell'immaginario comune, all'aggettivo "pericoloso". Dandone, quindi, un' accezione prevalentemente negativa. Perciò, personalmente, ho sempre ritenuto di dovermi qualificare, laddove se ne sentisse il bisogno di farlo, non come estremista, ma come radicale. Ovviamente non nell'appartenenza al movimento liberal dei radicali di Pannella e Bonino. Ma, svincolandola dall'interpretazione politica e partitica, nel considerare immutabili e non contrattabili alcune scelte ideali di fondo. Scelte e ideali per cui l'estremista, di cui sopra, è disposto magari, a ricorrere anche alla violenza e ad uccidere per affermarli. Il mio essere radicale, invece, al contrario, sarebbe idealmente disponibile a farsi uccidere, piuttosto che rinnegarli. Per questo motivo il "radicale" può trovare accoglienza e potenzialità d'azione all'interno di situazioni, movimenti o associazioni anche apparentemente diverse fra loro. Ma, con altrettanta faclità può prenderne le distanze, nel momento in cui il confine tra capacità di mediazione, risultanze pratiche, patti con la coscienza, non venga superato in modo irreversibile trasformandosi in colpevole complicità.
Qualcuno potrebbe pensare che sia parac.lismo o opportunismo e, dal suo punto di vista, ne avrebbe anche le ragioni. Laddove si accetti la logica e si consideri normale la superiorità della "ragion di stato" rispetto la giustizia, può senz'altro apparire così. Ma chi giudica senza paraocchi e con l'animo sgombro da retropensieri e dietrologie inesistenti, troverà nel radicale il più sincero, leale e affidabile compagno di viaggio. E lo sarà anche nel doloroso momento dell'eventuale abbandono del comune percorso per i motivi illustrati prima.
Il radicale, per sue caratteristiche è, purtroppo, destinato ad errare continuamente alla ricerca di un Sacro Graal, probabilmente inesistente, che ne giustifichi l'esistenza e l'ansia per il prossimo e, finanche per l'intero universo.
E qui mi tocca citare per l'ennesima volta il buon Silone. "Un cristiano senza chiesa, un comunista senza partito"
MIZIO
martedì 27 aprile 2021
25 APRILE, poi 26...27....28
Anche quest'anno, come tutti gli anni, e doverosamente, si è celebrata il 25 aprile la festa della liberazione. Attenzione, della Liberazione, non della libertà. Quella, eventualmente ne fu la logica conseguenza e, purtroppo, ancora non del tutto conquistata. Come tutte le ricorrenze del passato, presenti e future, la giornata è passata attraverso i necessari rituali richiami storici, ma anche attraverso l'altrettanto immancabile retorica, che diventa inutile e addirittura irritante, quando non supportata da azioni coerenti e conseguenti.
Perchè è su questo che vorrei argomentare qualcosa. Siamo tutti d'accordo che sia fondamentale la memoria storica, il ribadirne la verità contro negazionismi e revisionismi interessati, e farlo in una giornata particolare a questo dedicata.
Quindi viva la Liberazione, viva la Costituzione, viva la Resistenza e guai a chi tocca il 25 aprile che tutto ciò celebra e ricorda.
Ma non possiamo dimenticare che, dopo e prima del 25 aprile, ci siano altri 364 giorni. E che ci siano stati, ormai diversi decenni. Giorni e anni in cui troppo spesso si sono dimenticate e accantonate le motivazioni per cui si festeggia quel giorno.
E non mi riferisco ai nostalgici e ai fascisti più o meno mascherati e interessati, ma ai tanti che proprio in quel giorno, in maniera ipocrita, non rinunciano al presenzialismo retorico e autoreferenziale in nome di un antifascismo, troppo spesso solo dichiarato e di facciata.
Perchè, penso, si possa essere tutti d'accordo, nel dire che il fascismo più pericoloso non sia solo quello esibito e provocatorio del saluto romano e della simbologia collegata. Qiello di quattro imbecilli già condannati e valutati dalla storia.
Molto più subdole e pericolosr sono le scelte e le politiche che permettano, giustifichino e accentuino odiose differenze sociali, razziali e di genere.
Perchè, mi sembra chiaro, che sia proprio in questo clima che favorisce l'ingiustizia, il privilegio, la difesa palese di precisi interessi che trovino il loro habitat elettivo l'impotenza, la disperazione e la disaffezione che, facilmente possono trasformarsi in rabbia e rancore. Rabbia e rancore ancor più facilmente sfruttabili dai mestatori di professione.
Non è neanche, estraneo a questo processo, l'abbandono fisico dei territori da parte dei partiti e della politica istituzionale, lasciando colpevolmente, praterie immense a disposizione di facili e pericolose speculazioni.
Speculazioni in cui, tra l'altro, troppo spesso si intrecciano interessi della peggiore espressione politica e della criminalità più o meno organizzata. Altro aspetto colpevolmente sottovalutato e,anzi, quasi incentivato lasciando (intenzionalmente?) zone franche, non solo dal punto di vista territoriale ma anche della legalità.
Quindi, arrivando rapidamente alla conclusione, l'antifascismo per essere reale, credibile e formativo per coscienze, soprattutto giovanili, non può che sposarsi a politiche di giustizia sociale. Di lotta, anche dura, alle disuguaglianze. Di impegno costante, continuo giornaliero che non lasci zone d'ombra. Che faccia dello spirito costituzionale il proprio faro con l'impegno per una rivoluzione progressiva, democratica e permanente che non affidi solo al ricordo e alla simbologia il proprio bagaglio di valori ideali.
Capisco sia difficile e impegnativo, soprattutto se lo leghiamo alle logiche, agli errori e alle facili colpevoli letture politiche degli ultimi decenni. Ma credo sia non solo necessario, ma indispensabile farlo. Altrimenti il 25 aprile sarà sempre più solo una retorica giornata sempre meno avvertita e vissuta con la necessaria coscienza e consapevolezza dai più.
VIVA IL 25 APRILE! VIVA LA RESISTENZA! VIVA LA COSTITUZIONE!
MIZIO
lunedì 19 aprile 2021
DON ROBERTO E PASOLINI
Un paio d'anni fa circa, è morto Don Roberto Sardelli. Un nome che a molti non dirà molto ma che per altri, me compreso, ha rappresentato un mondo e un universo ancora non esplorato e compreso completamente.
Don Roberto era un prete e sembra strano, che proprio io così lontano dalla religione costituita e dai suoi precetti, ma non alieno alle eterne domande sulla vita, i suoi perchè e il suo misterioso destino, ne possa parlare e ricordare in maniera così coinvolgente. Ma ho sempre preferito parlare e distinguere il sentimento religioso o la spiritualità, da qualsiasi forma di organizzazione costituita fatta di precetti, comandamenti e, soprattutto di esercizi di fede impossiili e improbabili. Don Roberto pur essendo nella Chiesa era a questa, paradossalmente estraneo ma ostinatamente presente come pietra di scandalo.Inviso e tenuto ai margini. Arrivando addirittura, per diversi anni, a togliergli la possibilità di praticare l'esercizio del sacerdozio. Proprio a causa del suo attenersi profondamente al messaggio originario e, praticamente unico, del Vangelo del Cristo. Stare dalla parte degli ultimi. E lui ci stava, non in modo caritatevole, non catechizzando e alimentando la speranza in un paradiso post mortem. Ma esercitando quello che sentiva come il suo compito principale. La difesa aprioristica e il cercare di far prendere loro coscienza.
Don Roberto, in quei tempi di forte e marcato manicheismo ideologico e poitico, era sospettato e addirittura accusato, sia da vertici vaticani che da politici e media interessat, di essere comunista. Pur senza essere mai stato nè iscritto, nè militante, nè tantomeno diffusore di idee, stampa o altro riconducibile ad una propaganda per questo o quel partito o ideale. Ovviamente questo non voleva dire equidistanza o disinteresse qualunquista. Anzi il suo lavoro continuo, certosino, per certi versi estenuante era per fare in modo che i poveri potessero e dovessero appropriarsi della politica come strumento prima di comprensione, poi di liberazione. Lasciare la politica a lor signori, che pur definendola cosa sporca, si guardavano bene dal mollarne la gestione o dal cercare di renderla migliore (in questo aspetto dopo decenni siamo ancora lì se non peggio). Lui, essendo soprattutto una persona libera, aveva come referente principale e forse unico, la propria coscienza di cristiano. Forse di un cristiano senza chiesa e di un comunista senza partito. (Silone)
Ma lo era e lo diventava (comunista) agli occhi dei borghesi benpensanti perchè urlava, non solo metaforicamente, contro l'ingiustizia, e non solo dal pulpito di una chiesa. Ma lo faceva dalle strade polverose o fangose dell'estrema periferia degradata di Roma. Lo diventava perchè non scacciava o emarginava i Rom. Ma cercava di comprenderne cultura e usanze per condividerle empaticamente. Lo era perchè aveva deciso di prendersi cura, sostenere e soprattutto tener loro la mano nell'ultimo viaggio. ai malati terminali di AIDS. Quei malati che, in quegli anni, paventando una nuova peste e appestati vittime di una punizione divina, venivano scacciai e abbandonati al loro destino lasciandoli morire da soli, vittime più dell'ignoranza che della malattia.
Lo era soprattutto però, perchè nella sua Scuola 725, cui mi onoro di aver fatto parte come allievo, all'Acquedotto Felice, diede una coscienza e preparò una generazione di ragazzi. Ragazzi che nel crescere, sarebbero poi diventati protagonisti attivi nella società e non condannati preventivamente, non da un dio capriccioso, ma da una società cinica, ad occupare gli ultimissimi gradini della scala sociale. Tra questi c'è Chi lo ha fatto in politica. Chi nel sindacato, nei movimenti, nelle associazioni o nell'ambito lavorativo (alcuni sono diventati insegnanti). Ma tutti sicuramente, nella vita, nel rapporto col prossimo e con la società nel suo insieme. Un rapporto in cui la ricerca e difesa della giustizia non ha rappresentato solo un concetto astratto o una semplice enunciazione di principio. Ma una linea di confine netta e non modificabile tra bene e male. Linea di confine che quasi mai permetteva lo sconfinamento nell'altra, più comoda della convenienza opportunistica. Ragazzi i cui legami tra loro si sono nel tempo spesso allentati o addirittura (come nel mio caso) sfilacciati, ma mai provocando nell'intimo, un senso di distacco o allontanamento da quegli insegnamenti e da quell'esempio vivente. Al contrario, avvertendo spesso, un profondo senso d' inadeguatezza per non riuscire neanche lontanamente, ad emularne l'esempio. Ma mai facendo in modo di perdere la consapevolezza di aver fatto parte collettivamente e singolarmente, di un'esperienza sicuramente unica, e di aver potuto usufruire di un raro privilegio.
Credo che il sentimento che sicuramente ci accomuni, oltre quello della comune estrazione sociale e dell'esperienza vissuta, sia proprio quel senso di appartenenza ad una ristretta privilegiata cerchia. Fatte le debite proporzioni ma senza tema di esagerare, trattasi di un sentimento abbastanza vicino a quello provato e vissuto da chiunque si sia trovato a stretto contatto con personalità di una grandezza non misurabile. Persone capaci di ergersi almeno di un palmo sopra la mediocrità e la supponenza imperante. Quelli che qualcuno non esita, a seconda dell' habitat, a chiamare santi, grandi anime o eroi. Personalità di diversa estrazione, formazione o rappresentanza religiosa, politica o sociale le cui gesta e le parole attraversano il tempo mantenendone intatto la grandezza e il valore. Ecco noi questa cosa non 'abbiamo sentita dire da qualcuno. Non ce l'ha dovuta raccontare nessuno. Non l'abbiamo letta sui libri. L'abbiamo vissuta, toccata. Ci abbiamo studiato, mangiato e lavorato insieme. A volte abbiamo anche discusso, criticato e anche dubitato. Inutile nasconderlo. L'hanno fatto in tanti molto più preparati e attrezzati di noi in situazioni sicuramente più facili, figuriamoci se non potessero farlo degli spocchiosi adolescenti di borgata, come eravamo.
Ma, soprattutto l'abbiamo mantenuto vivo non solo nel ricordo e nelle celebrazioni, ma nel vissuto, con risultati spesso non esaltanti e decisamente criticabili ma mai, grazie a quel seme che lui ha gettato in noi, superando quel sottile confine tra bene e male cui accennavo prima. Quel confine che traccia in maniera invisibile ma determinante, l'appartenenza non solo e non tanto alle brave o cattive persone. Ma tra esseri umani coscienti, sensibili, vigili e attivi protagonisti consapevoli, rispetto l'apatia, il cieco risentimento e il conseguente insensibile menefreghismo cui si sarebbe potuto essere destinati da un potere tanto ingiusto quanto ottuso.
Insomma, l'occhio e l'attenzione di Don Roberto verso gli ultimi e verso la loro rappresentazione pratica nelle borgate romane, non era la stessa di Pasolini. Il quale trovava nella fascinazione del brutto, sporco e cattivo motivo per suoi interessi che non solo stimolati da curiosità intellettuale o da sentimenti empatici, definirei più antropologici che sociologici. PPP non ne vedeva la grandezza potenziale, se non nella narrazione delle miserie, e non ne ricercava o auspicava il riscatto. Ne raccontava e ne ricercava le ombre e i paradossi. Ci si calava beandosi ed esaltandone gli aspetti più scandalosi e scandalizzanti. Esattamente il contrario di Don Robero la cui preoccupazione costante era propio quella di difendere, rispettare, minimizzare e mimetizzare gli aspetti di costume e quasi agiografici di quella condizione.
Non dimentico la rabbia e la durezza con cui contestava chi si provava ad approcciarsi con quello spirito alla borgata e ai suoi abitanti. Riportandone e raccontandone su stampa e media l'immagine di un'umanità esclusivamente dolente e misera, oscurandone e delegittimandone, di fatto, potenzialità e speranze. Più o meno quello PPP veicolava e trasmetteva attraverso le sue opere e le sue frequentazioni. Opere che, seppur da sempre sono state prese a esempio e modello per denunce e rappresentazioni ulteriori, ne erano in realtà una semplice, seppur mirabile narrazione.
Era il regista, lo scrittore, l'osservatore, l'intellettuale talmente posizionato in una dimensione altra, che nel raccontare in modo anche mirabile ne ricercava però, il paradosso e a rappresentazione scandalistica. Certificandone certamente e veicolandone più o meno fedelmente, l'esistenza. Ma senza traccia, impegno o mobilitazione per un suo superamento.
La denuncia urlata dello scandalo e dell'ingiustizia, augurandosi quasi però, che il tutto rimanga tale e quale nei tempi e nei modi. Non indicando una via d'uscita e di riscatto, se non affidata alle piccole, meschine trovate o espedienti dei protagonisti delle sue opere, destinati quasi fatalmente, al fallimento.
Per questi aspetti paralleli tra le due visioni ma non sovrapponibili a me piace paragonarli un pò alle differenze che possiamo trovare tra un quadro e una fotografia.
Il soggetto è lo stesso, la sua rappresentazione e narrazione è però, sicuramente diversa già nel suo approccio iniziale, e ancor più nella sua realizzazione.
Rendendo il loro paragone difficoltoso se non addirittura impossibile, proprio per le differenze motivazionali e pratiche presenti fin dalla scelta dela tecnica da usare rispetto il cosa andare a rappresentare.
MIZIO
Iscriviti a:
Post (Atom)








