domenica 2 agosto 2026

EIA EIA ALALA', IL FASCISMO E' QUESTO QUA!

Furono sconfitti i fascisti, non il fascismo! Il virus è rimasto dormiente in attesa che si ripresentassero le condizioni idonee per riproporsi. Si pensava che il fascismo fosse il saluto romano, l'orbace, il manganello, la trimurti dio-patria-famiglia o tutta quell'esibizione cialtrona ostentata e retorica.

Macché, quella ne fu solo la rappresentazione macchiettistica, buona per solleticare i bassi istinti e farne un simbolo identitario intorno cui dirottare su altro i fisiologici malumori del popolino. Dandogli un'identità attraverso un'immagine di forza e capacità assolutamente sovradimensionata e fantasiosa.
Così, come successivamente il fascismo non fu solo quello delle bombe, della strategia della tensione, dei tentativi di golpe. Anzi, per alcuni aspetti, paradossalmente, queste azioni ne hanno rappresentato un boomerang. Rafforzando, in quegli anni, un sentimento collettivo di rifiuto, data la forte presenza, comunque, di anticorpi democratici nella corpo vivo della società italiana.
È stato, dopo, nel momento in cui, pochi decenni fa, che quegli anticorpi sono stati (coscientemente o meno) ma di fatto, indeboliti, che il fascismo, quello vero, ha ricominciato a manifestarsi seriamente e a circolare di nuovo. Perché il fascismo vero non è solo o soprattutto Casa Pound, o adesso Vannacci. Questi ne sono, eventualmente i frutti e le rappresentazioni pratiche ed estremizzate. Quello vero, quello pericoloso, quello che ha attecchito è quello che ha perseguito e avvallato la perdita di diritti. Quello che ha aumentato la competizione tra le persone, trasferendola da un modello sociale verticale in uno orizzontale. Lo stesso che ha fatto del profitto il proprio dio di riferimento.
Insomma, quello che ha legalizzato l'ingiustizia e ha legato il destino dei più alla ruota del bisogno e dello sfruttamento.
E la cosa paradossale, se non fosse tragica, è che il tutto è stato favorito e promosso spesso proprio da quelle forze e da quei personaggi che, poi, dell'antifascismo di maniera, ne fanno una bandiera identitaria. Bandiera che però, in assenza di una presa di coscienza e un'assunzione di responsabilità conseguente, non ne assolve e non ne ridimensiona, le responsabilità.
E sono, questi gli stessi che, per incapacità o scelta, non ne stanno ancora cogliendo i pericolosi segnali di insofferente rabbia che si agitano nel corpo sociale. Rabbia e risentimento che fanno persino fatica a capire quanto alimentati dalle loro stesse azioni.
Questo è il fascismo che può essere decisamente reale e ancor più pericoloso. Proprio per la sua capacità di mimetizzare e veicolare messaggi all'interno di un frontismo molto di forma e meno di sostanza. Non rendersi conto e non proteggersi da ciò, rischia di trasformarsi in qualcosa di stupido se non decisamente autolesionista.
C'è l'assoluta necessità di reintrodurre dosi massicce di anticorpi nel debilitato organismo italiano. Questo non puo' avvenire e non può passare se non attraverso un processo di crescita di una forza grande, unica, realmente alternativa di sinistra, che rompa decisamente col recente passato e si ponga come opzione pratica, realistica e possibile.
Ovviamente questo non cambierebbe di un millimetro quell'antifascismo quotidiano, militante e anche un po' retorico e, anche assolutamente necessario. Ma ne toglierebbe molta dell'acqua non proprio limpida in cui nuota attualmente.
Insomma è necessario che:"Ripijammoce tutt chello che è o nuost", in termini di valori, posizionamento, battaglie e prospettive.
Non si pensi che questo sia frutto di ingenuo e poco attenta lettura del momento e dei fenomeni. E condivido pure, per averlo fatto spesso in passato, una voglia e una smania di esserci, comunque.
E, di conseguenza, non sarei neanche contrario per principio in assoluto. Ma solo quando e se, tale scelta, sia rappresentata con una forza e una rappresentanza decisamente più ampia e qualificata di quelle attuali. Utopico? Certo, ma solo fino a che tali esigenze e tali necessità vitali per i lavoratori e tutti coloro che neanche votano più, sono rappresentati e delegati a personaggi. Capaci e attenti principalmente più che a interpretare i fenomeni sociali, a rappresentarli soprattutto in funzione di loro stessi e della propria ridotta cerchia di appartenenza.
Insomma se volessimo e dovremmo assolutamente liberarci dal pericolo e dalla retorica del fascismo, dovremmo imparare anche a liberarci dalla sola limitata retorica parolaia di un antifascismo di maniera.



MIZIO

venerdì 24 luglio 2026

Guerra incivile

Mi pare abbastanza chiaro, che ci sia una parte del paese che, con la sponda complice di un governo imbarazzante cerchi palesemente lo scontro. Se non addirittura, si stia adoperando per una sorta di guerra civile che vada a giustificare poi, ulteriori limitazioni e relative repressioni. 

È semplicemente spaventoso pensare quanto, ad esempio, sia stato sdoganato e ormai legittimato il ventennio fascista con i suoi orrori. Con continui e palesi richiami nella simbologia e nella fraseologia. E quanto vengano esaltati e sfruttati mediaticamente in modo speculativo oltremisura, singoli episodi di cronaca. Anche condannabili o semplicemente deprecabili. Ma da analizzare e giudicare eventualmente, nello specifico. Non certo nell'utilizzo interessato come facenti parte di tessere di un unico puzzle o progetto complottista di chissà chi. Cosa che, messa in questa modalità non prevede, realisticamente e al momento, molte altre possibilità oltre quelle paventate all'inizio.

Ed è quindi, in questo contesto che si deve porre, oltre che l' accento, anche un' enorme attenzione. Affinché non si diventi strumenti, sia pur inconsapevoli, di questo che appare ormai, come un disegno strategico, non occasionale e non legato al contingente.

Prova ne sia anche l'ultima genialata di rendere penalemente punibili già i quattordicenni. Per reati anche, con difficoltà, da considerare tali.

Dicevo quindi dell'attenzione, della responsabilità che ci si assume nel momento che si provi a rappresentare un'alternativa all'esistente. O, anche semplicemente una qualche forma di resistenza civile e sociale. Appare fin troppo chiaro quanto sia controproducente, ad esempio, rispondere e scendere sullo stesso terreno e relativo basso livello. Insomma della serie "muoia Sansone con tutti i Filistei". Come sembra insufficiente in modo imbarazzante. Provare a riportare attenzione e fiducia a un popolo con la sola retorica e una generica chiamata alle armi contro il nemico. Modalità già viste e già sperimentati quali ne siano gli effetti e i risultati. E realisticamente, anche oggi,  non possiamo aspettarci molto di meglio. Perché se da quella parte, si cavalca la paura come volano per la strategia del loro successo. Di qua sembra si sia  rimasti alle prime pagine dell'abbecedario della politica, della strategia e della tattica connesse. 

Se il tutto sia dovuto a semplice incapacità o, come sospetto, a calcoli speculativi che riguardano l'orticello personale di ognuno dei componenti. È argomento da verificare, ma da tenere in debito conto.

Quindi su cosa si dovrebbe puntare per provare a invertire tendenze che sembrano scivolare ineluttabilmente verso la barbarie?

Non ce ne sono molte purtroppo. Non può essere una risposta affidata a una reazione violenta. Non condivisa e non auspicabile per gli inevitabili tragici effetti che avrebbe. Non si pensi che io sia eccessivamente apprensivo e pessimista. Me lo augurerei di cuore. Ma il periodo storico e gli accadimenti mi portano a temere che possano concretizzarsi anche le ipotesi peggiori.

L'altra opzione sul piatto pare sia quella cui accennavo prima e che si concretizza nel famoso campo largo. Un minestrone di posizioni con l'unico filo unitario di non essere considerato destra.

Pensate sia sufficiente? Me lo augurerei ma rimanendo cosciente che sarebbe una vittoria di Pirro.  E soprattutto relativa al contingente. Senza le caratteristiche e potenzialità per avere un respiro più lungo e, soprattutto, realmente alternativo.

E allora che fare? Abbiamo metà del paese che non ritiene di essere rappresentato e non si riconosce negli attuali scenari e opzioni politiche esistenti. Di questa metà, almeno una parte è pronta a ridare fiducia e anche a schierarsi Come dimostrato col recente referendum sulla giustizia.

Ma deve avere le giuste motivazioni e speranze. Che non sono, ad esempio, quelle di una Schlein che ribadisce la sua fedeltà all'atlantismo e al riarmo. Ma che magari vorrebbero un programma stringente e capace di raccogliere , se non l'entusiasmo, almeno interesse? Un programma che preveda, per riportare al protagonismo le persone ad esempio il sistema elettorale proporzionale. Per mettere definitivamente in soffitta questa narrazione asfittica del male minore. Ritornare a scegliere chi sia, per ognuno di noi, il più meritevole di rappresentarci. Invertire la tendenza al progressivo smantellamento dei servizi pubblici, a cominciare dalla sanità. Reperendo le risorse dalle spese per gli armamenti e da dove ce ne sono tanti. Magari anche con una patrimoniale una tantum, ma soprattutto dal ripristino di una progressione impositiva che faccia pagare più chi ha di più. Al contrario di quanto accaduto progressivamente fino ad oggi.

Inoltre un mea culpa e un'assunzione di responsabilità da parte di molti è altro elemento irrinunciabile per la credibilità dell'eventuale proposta. Abbandonare decisamente il giochino dello scaricare le colpe su chi c'era prima. Visto che prima ci sono stati tutti (o quasi) e ognuno ha contribuito per la propria parte alla situazione attuale.

Inoltre, vista la diffusa sensazione (e non solo) di insicurezza diffusa. Appare inevitabile che, come contrasto all 'illegalita. Soprattutto a quella legata alle condizioni di disagio,  povertà ed esclusione sociale. Ci debbano essere politiche di forte e anche rivoluzionario impatto. Per il supporto di gruppo e singolo, attraverso una rete solidale. Ma, soprattutto con scelte tese  alla creazione di opportunità di lavoro. Magari ricorrendo anche a uno di quei miti giovanili del "lavorare meno, lavorare tutti". 

Un paese con una  denatalità crescente. Che vede andare via molte delle sue risorse e non riesce a dar loro opportunità, figuriamoci cosa possa offrire a quei disperati che vengono da situazioni ancora peggiori. 

Un paese in queste condizioni è un paese semplicemente destinato ad estinguersi. E, in genere la guerra (civile o classica) è uno dei metodi classici con cui lorsignori risolvono tali situazioni.

Purtroppo molti dei protagonisti che vorrebbero proporsi come la soluzione a questi problemi  sono molto più preoccupati della loro estinzione. Piuttosto di quella del paese.

Speriamo bene!









sabato 18 luglio 2026

ANCHE I GIUDICI SUONANO LA CHITARRA

 Una pagina satirica di FB ha pubblicato questa foto indicando i soggetti come i giudici che hanno condannato il gioielliere pistolero. Ve lo devo dire cosa si è scatenato nei confronti di quelli che, in realtà, erano e sono, tre chitarristi rock pure abbastanza famosi? Che è vero non tutti sono tenuti a. conoscere. Ma a individuare l'ironia connessa alla pagina e alla foto pubblicata, ci si potrebbe e dovrebbe arrivare tranquillamente.

Se questo oramai non avviene più, praticamente in nessun campo e per i motivi più disparati. Credo si  dovrebbero fare delle riflessioni più  ragionate e decisamente meno emotive. Chiunque abbia qualche primavera ahimè, come il sottoscritto, ha sempre avuto ben presente chi fossero gli avversari e chi i compagni di viaggio. La militanza e l' avversione politica, pur purtroppo non esente da avvenimenti anche tragici. Era però vissuta su un livello medio decisamente più alto. Sia di valori che di capacità di comprensione. E, spero non si inorridisca, anche da parte di esponenti o simpatizzanti della destra dell'epoca. Di conseguenza anche dalla massa di non militanti o schierati. Certe competenze e conoscenze rappresentavano una base condivisa comune.

Negli ultimi trent'anni, si è invece assistito ad una regressione della capacità d'analisi, di dialettica e di valori da rappresentare che è decisamente inquietante. E non si può fare a meno di notare che, per contribuire a ciò, ognuno per la sua parte, abbiano (abbiamo) contribuito un po' tutti. Ognuno, ovviamente, per la propria quota  percentuale di responsabilità. 

La fine della prima repubblica, lungi dal contribuire a sanarne gli esserori e le distorsioni. Sembrò, invece essere stata vista come una sorta di liberi tutti. 

In cui un personaggio, ad esempio, come Berlusconi, è stato permesso, prima di condizionare e inquinare il pensiero del paese con le sue TV e media. E poi addirittura di sfruttarne le potenzialità per provare a diventarne addirittura il padrone. La sponda politica, in quegli stessi anni, è stata, perlomeno distratta. Preoccupandosi soprattutto della propria sopravvivenza. E, in spregio, anche in modo bipartisan, allo stesso spirito  costituzionale, ha cominciato a cambiare l'architettura stessa del paese  e della sua rappresentanza democratica. A partire dalla scelta del sistema elettorale maggioritario con i forti limiti della rappresentanza che questo ha comportato. Le modifiche costituzionali, a partire da quella dell'articolo V. Le varie riforme progressive e con firme diverse ma accomunate da una stessa visione, dell'istruzione, del mondo del lavoro. L' accettazione di un' Unione europea a trazione finanziaria. Il defilarsi progressivo dello stato e del pubblico dalla responsabilità di fornire servizi a partire dalla sanità, trasporti, acqua affidandoli alle leggi e alle speculazioni di mercato. Il trasformare l'azione politica da confronto tra progetti e valori ideali diversi, in una semplice occupazione del potere fine a sé stessa. Portata avanti consapevolmente e colpevolmente con scelte suicide (qualora ci si volesse ancora considerare una società democratica). Eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti. Aprendo porte e portoni, soprattutto dei partiti maggiori alla ricerca di finanziatori. E l,' irruzione diretta dei potenti con i partiti addorittura personali. Che, ovviamente non essendo candidati alla santità,certo non sono disinteressati. Riducendo e provocando ulteriormente, con la minore rappresentanza provocata, anche un impoverimento preoccupante del dibattito e delle capacità stesse di comprensione dei fenomeni. Non vorrei dimenticare anche il ruolo svolto da movimenti populisti che, con un generico attacco a testa bassa, alla cosiddetta casta, con la riduzione del numero dei parlamentari ne ha aumentato ulteriormente la distanza con le persone. Insomma il ckassiso gettare l'acqua sporca col bambino dentro. 

Sfido oggi a fare delle semplici domande a qualsiasi persona di età inferiore anche ai 40 anni per le strade e verificare quanto sappia delle attribuzioni e dei poteri delle varie istituzioni e figure pubbliche. Se ne sentirebbero delle belle.  Cosa certificata anche dalla disaffezione al voto e alla partecipazione. Aspetti mai verificatisi, in queste percentuali nei decenni precedenti.

Quindi ritornando a bomba all'incipit iniziale. Se tante teste, poco pensanti,  non riescono a distinguere una palese provocazione ironica. Come pretendere che riescano ad avere un pensiero e una posizione cosciente ed equilibrata, che non sia una semplice, rabbiosa, ignorante reazione?


MIZIO 


Giusto per informazione i tre chitarristi dell'immagine incriminata sono, da sinistra: Briam May dei Queen, Jimmy Page dei Led Zeppelin e Tony Jimmy dei Black Sabbath.

martedì 14 luglio 2026

NERO BRUTTO SPORCO E CATTIVO

 Nel paese in cui ci si è sempre arrangiati con metodi border line con la legalità e la moralità. Il paese in cui il concetto di libertà è inteso molto spesso come anarchia comportamentale a proprio uso e consumo. Dove le leggi sono fatte per essere aggirate prima ancora che rispettate. Dove l’evasione fiscale piccola o grande è vista con compiacimento. Dove quando prendiamo una sacrosanta multa siamo pronti a far causa o ad affidarci all’amico compiacente nell’ufficio giusto per farcela togliere Dove l’ illegalità e i metodi mafiosi siamo riusciti ad esportarli in tutto il mondo. Anche più della pizza e degli spaghetti. Un paese dove si è quasi sempre votato per clientela e favoritismi diretti o indiretti. Ebbene, proprio in questo paese le bacheche di Fb, le discussioni nei bar o per la strada, ormai hanno un filo comune che le lega e che trova spesso complicità ed approvazione. "Sono troppi, sono delinquenti, rimandiamoli al paese loro." La famosa e famigerata "remigrazione", l'ultima nata nelle strategie mediatiche di una destra sempre più cinica e cialtrona. Che di volta in volta, a seconda del bisogno, veicola e promuove personaggi, sempre più improbabili ma paradossalmente mediaticamente efficaci come l'ultimo generale Vannacci. Ormai tutti i giorni e più volte al giorno ci sono siti e persino trasmissioni tv, che rilanciano sdegnati notizie vere, presunte o, anche false, di crimini commessi da extracomunitari. Ci sono partiti e movimenti, come detto, che su questo ci sguazzano e attirano consensi. Questi atteggiamenti hanno anche ridato voce e visibilità a movimenti dichiaratamente fascisti e razzisti che, in uno stato serio, sarebbero da tempo stati relegati nelle pagine più vergognose dei libri di storia o nel registro degli indagati. Non sarò certo io a dire che l’ondata migratoria massiccia non rappresenti un problema. Ma sono anche cosciente che il problema più grosso ce l’hanno loro. Con la disperazione, con i drammi e le tragedie che li hanno portati fino da noi. Come sono cosciente che tra di loro ci sia anche chi delinque. Mi pare che siano esseri umani e non c’è alcuna comunità umana ove elementi di delinquenza non siano presenti. Nel loro caso c’è anche una forte molla di carattere psicologico e sociale, come quella di avere a portata di mano quel benessere sognato e inseguito e non poterne godere Ma questo continuo esaltare le notizie di reati quando, questi, riguardino i migranti, oltre che aumentare il senso di insicurezza collettiva (paura). Ne rende ancora più difficile un confronto sereno, per quanto possibile, con il problema. e con le sue eventuali e possibili soluzioni. D’altra parte che questo sia vero lo dicono le statistiche, i reati commessi dagli stranieri sono, percentualmente (a parità di condizione sociale), più o meno in linea con quelli commessi dagli italiani. Questo quanto per sottolineare quanto sia la povertà e emarginazione sociale a favorire fenomeni delinquenziali. Non certo la provenienza o colore della pelle. Quindi va condannato, come è normale che sia, l’atto delinquenziale. Ma non può essere l’aggravante, il fatto di essere stato commesso da uno straniero. Uno stupro perpetrato da un italiano non è meno grave e odioso di uno commesso da un immigrato (magari di colore). Ma non ha la stessa rilevanza mediatica e lo stesso tasso d’indignazione. Lo spaccio di droga non fa schifo perché il pusher è marocchino (anche perché il grande trafficante che lo utilizza, quasi sempre è italiano) ma perché la cultura dello sballo e della morte che la droga comporta va rigettata e combattuta a prescindere. Il fenomeno dell’immigrazione si deve analizzare nella sua gestione e in un’ottica che non sia solo quella dell’emergenza e della sicurezza. Perché ormai il fenomeno è endemico e strutturale. Come endemici e strutturali sono i motivi che li portano a rischiare la vita in traversate del deserto e in mare aperto abbandonano o, addirittura vedendo morire i propri cari. Non voglio parlare delle responsabilità storiche dell’Occidente, e, quindi anche dell’Italia, nelle guerre, nelle carestie, nell’appoggio e finanziamento di regime dittatoriali in cambio di materie prime per le multinazionali, oltre la vergognosa e lucrosa vendita di armi. Non voglio neanche ricordare che la legge che regola l'immigrazione è la Bossi-Fini, non propriamente dei comunisti buonisti. così come non si può dimenticare che sono quattro anni che abbiamo un governo di destra. Che su queste tematiche ha costruito le sue fortune ma che nulla o quasi ha cambiato rispetto la questione. Anzi, ha approvato un piano per un'ulteriore quota di oltre 500mila emigranti perchè necessari alla nostra economia. La mia riflessione puntava soprattutto a sensibilizzare tutti quelli che si fanno facilmente condizionare da notizie, spesso ripeto, anche gonfiate, dimenticando che in casa nostra i primi e, per tanti anni, gli unici a delinquere e a non rispettare le regole siamo stati noi. Pronti, però, di fronte al nero sporco e cattivo a diventare i paladini della legalità e della nostra cultura (si cultura, perché anche di questo si riempiono la bocca, quelli che fino a ieri il massimo impegno culturale prodotto era nel leggere la Gazzetta dello sport o Novella 2000).


MIZIO

sabato 11 luglio 2026

LA POLITICA NON PER I POVERI. MA FATTA DAI POVERI

 Comunque la convinzione che la rappresentanza degli ultimi e degli sfruttati passi attraverso l'esclusiva e autoassegnata di un'unica sigla. Per quanto possano essere apprezzabili le intenzioni,  è perlomeno esercizio di iperottimismo e anche di una certa supponenza.

Considerando anche il fatto che, queste modalità di autopromozione, fanno spesso il paio con le stesse logiche di chi si autoassegna una presunta rappresentanza di  opposizione al governo.  Mettendo semplicemente insieme sigle. (spesso anche confliggenti fra loro). Cosa che, quando va bene, rappresenta realmente poco più  di un 20% reale. Quindi lontano da una qualsiasi pretesa di rappresentanza esclusiva.

Viviamo di narrazioni e convinzioni che, pur volendole considerare sincere e convinte nelle proprie posizioni. Mancano di quegli elementi di realismo, capacità  di ascolto e umiltà che ne potrebbero migliorare, e non di poco, credibilità ed efficacia nel rappresentare strategie e posizionamento. Anche se fossero limitate, nel momento contingente, solo a quelle comunicative.

Attualmente, nel mondo reale, soprattutto quello filtrato, limitato e percepito dagli ultimi. Oltre ciò che si dice o si propone, conta molto anche il come lo si fa.

Aggiungerei anche purtroppo! Ma questo è e con questo bisognerebbe confrontarsi. Non solo ci i nostra desiderata. Per quanto giusti e nobili siano.

MIZIO 



domenica 5 luglio 2026

ULTIMO, MA NON PER TUTTI

 Cosa scandalizza tanto del successo di un cantante come Ultimo? Cosa c'è da rimproverare a tantissimi giovani e giovanissimi che si sottopongono a un tour de force fisico ed economico per essere lì, in quella spianata brulla, sotto il sole di luglio? Non è la stessa voglia e gioia che ognuno di noi ha provato alla loro stessa età? Spesso solo per poter dire c'ero anch'io. Certo erano diversi i tempi, la società e, di conseguenza anche i miti dell'epoca. Più impegnati, più colti, più raffinati, più preparati musicalmente? Certo, e non poteva essere diversamente. Perché le stesse differenze si notano anche nella letteratura, nello sport, nel vivere di tutti i giorni. Per non parlare poi, della politica. Quindi un ragazzo che riesce a interpretare con la sua voce e le parole il sentire di un'intera generazione è fenomeno da capire, da studiare, da accettare. Non certo da rifiutare e criticare a priori. Ovviamente inserendolo,nella considerazione all'interno del periodo storico attuale. E al quale, comunque, va riconosciuta una capacità di scrittura e interpretativa ben superiore a quella di gran parte dei rapper e trapper che vanno per la maggiore da diverso tempo. I suoi messaggi sono malinconici, ma non disperati e tendenti al nichilismo. Passionali ma anche delicatamente romantici. Minimali, ma aperti alla speranza. Ma, soprattutto, in sintonia col sentire di quelle centinaia di migliaia di giovani che si riconoscono nelle sue canzoni.

Non è De Andrè, non è Dalla e nemmeno De Gregori. E penso che lui sia il primo ad esserne cosciente. Ma come quei miti della nostra epoca, farà parte della memoria collettiva di intere generazioni.Che saranno magari le stesse che, come tanti di noi, criticheranno quelle successive. Non riuscendo a spiegarsi il successo di un qualche menestrello del futuro.

E non dimentico che ai nostri tempi c'erano pure i Baglioni, Battisti i Pooh. Che anch'io ascoltavo con piacere. E che non erano esattamente dei rivoluzionari politici, sociali o musicali.

Ah, e comunque il ragazzo canta pure senza autotune. E oggi non sembri roba da poco.

MIZIO



martedì 30 giugno 2026

VOTO MIGRANTE O REMIGRATO

 

Purtroppo presi dalle mille problematiche giornaliere che angustiano la vita, troppo poco tempo dedichiamo al ragionamento. Poco o niente al dubbio. Mentre molto, di quel poco che rimane purtroppo, lo si lascia all'emotività
Che sfocia poi, facilmente, nella rabbia cieca  condividendo alcune presunte "verità". Magari le più semplici e tranquillizzanti oer ognuno.
Quindi, ad esempiodalli ai migranti, soprattutto se neri. Bombardati, praticamente a ciclo continuo h 24, 7 su 7, da notizie vere, verosimili o addirittura false riguardanti le malefatte e i problemi creati da costoro.
Ora, non sarò certo io a dire che i fenomeni migratori di massa non rappresentino un problema (ma soprattutto per loro, evidentemente). E nemmeno che non possano provocare anche criticità riguardanti la sicurezza. Ma quello che contesto, non per pregiudizio, ma proprio, come dicevo, per cercare di capire. È il perché tutta l'attenzione che, in nome della sicurezza collettiva e individuale, viene indirizzata ai migranti. Con relative, fantasiose (la remigrazione ad esempio) soluzioni, escogitate dagli stessi soggetti e forze politiche che cavalcano opportunisticamente l' allarme . La stessa attenzione, non sia mai stata rivolta ad altre grandi e storiche criticità del nostro paese? Criticità e problematiche che riguardano e avvelenano da sempre la vita di parte del nostro territorio.
Forse perché fare i forti e i duri con i più deboli è più facile che farlo con altri soggetti e in altre realtà. Perché tale decisione, tale impegno, tale foga non è mai stata rivolta, ad esempio, a tutto ciò che grava e gira intorno alle realtà criminali e mafiose. Perché mai si è puntato l'indice accusatore e ci si è  mobilitati contro i boss di turno? Perché non ci si mai adoperati per rimuovere le cause sociali, quali ad esempio, l'abbandono scolastico in molte zone? Vero serbatoio di manovalanza a basso costo per la criminalità organizzata?
Eppure in entrambe le situazioni, migranti e di molti  abitanti del nostro territorio le motivazioni alla base sono, tutto sommato le stesse. E sono quelle legate a ingiustizia, disagio sociale, sfruttamento, povertà e ignoranza. E, praticamente mai ci si sia mobilitati e adoperati per eliminare tali condizioni di disuguaglianza.
Quindi non potendo immaginare un'incapacità congenita nel capire, non rimane che pensare a un disegno speculativo e di convenienza.
Dopo anni di campagne stampa avvelenate ed effettive situazioni di difficoltà, il dare addosso al diverso paga sempre in termini di popolarità  ed elettorale.
Ma per lo stesso motivo anzi, anche moltiplicato, mi pare si sia scelto un comodo e inconcepibile silenzio sulle altre situazioni.
Ma che tanto inspiegabile forse non è.
Difatti, non è un mistero quanto la malavita, con i vari boss locali, in determinati luoghi possa condizionare e indirizzare i voti su questo o quel personaggio. Su questa o quella forza politica. E se andiamo a vedere, a quali forze appartengano molti politici, locali e non, incriminati per reati connessi a rapporti, perlomeno poco chiari, con le organizzazioni mafiose. Forse ne abbiamo la facile risposta.


MIZIO 



domenica 14 giugno 2026

SI VIS PACEM, PARA BELLUM (MA PROPRIO NO)

 

Le vicende del mondo costantemente e a un ritmo sempre più frenetico spostano attenzione e focus da una criticità ad un'altra. E in questo caotico rincorrersi di notizie e allarmi globali, rischiano spesso di far passare altre situazioni, in secondo piano. Facendole diventare sfondi fuori fuoco, quasi normali e degne di minore attenzione. Ma, anche se più sfocati dall'attenzione mediatica, certe situazioni rimangono e anzi, rischiano di essere ancor più devastanti, nei loro effetti. E magari, proprio grazie al minor interesse registrato.

In una qualsiasi guerra quando svanisce ogni ragionevole ipotesi di vittoria, si dovrebbe cercare una via d'uscita. Capace certamente di salvare faccia e onore di tutti i soggetti in campo. Ma capace anche di minimizzare, in una scelta di semplice realismo, i prezzi da pagare. Sia in vite umane che economici e materiali.

In Ucraina, da troppo tempo stiamo assistendo all'esatto contrario di quanto sarebbe logico e comprensibile aspettarsi.

Sembra che il tifo e gli aiuti interessati di soggetti terzi, faccia scattare contro ogni logica e calcolo probabilistico di vittoria, una reazione orgogliosa, ma allo stesso tempo patetica nella sua sterile e tragica rappresentazione.

E che questo atteggiamento risponda a logiche che, con la narrazione retorica dell'aggressore e aggredito, abbiano poco a che fare. Lo dimostra il diverso e molto più tollerante atteggiamento verso altre situazioni in cui aggressori e aggrediti sono interpretati da soggetti diversi.

Zalensky e i suoi sponsor occidentali da potenziali difensori di un paese aggredito sono, neanche troppo velatamente, passati a interpretare il ruolo dei peggiori nemici della stessa Ucraina e dei suoi abitanti.

Credo di non affermare una bestialità se affermo che la linea dei sacrifici di sangue ed economici, ritenuti obbligatori, leciti e giusti, per affermare il sacrosanto diritto alla difesa, sia stato superata già da tempo.

E si sia fatto interpretare coscientemente e molto più a lungo del necessario all'Ucraina il ruolo di vittima sacrificale e designata. E non solo della Russia di Putin.

Appare perciò chiaro che, continuare ad alimentare la guerra con continui esborsi di miliardi e di armamenti, non sembra essere la soluzione più idonea a fermare questa follia. E, tantomeno ad ipotizzare una molto improbabile vittoria.

Quella follia che solo spettatori interessati  da una comoda posizione privilegiata, possono considerare la strada più idonea e giusta per dare un futuro, sicuramente difficile e complicato, ma onorevole e dignitoso, alla stessa Ucraina e ai suoi abitanti.

E che questa linea di appoggio a prescindere, nel proseguire la guerra, accomuni la nostra destra al potere e anche una parte del cosiddetto campo largo, che a questa si oppone, non credo sia assolutamente casuale.

MIZIO


martedì 9 giugno 2026

W LA MEDIOCRITA'

 




Il dramma vero di questi tempi è l' esaltazione della mediocrità. Ci hanno convinto che il massimo cui possiamo aspirare sia il meno peggio. Questo spiega in gran parte le deficienze, le debolezze, fino alle vere e proprie mostruosità cui assistiamo da troppo tempo. Cominciamo a non rinunciare ad aspirare al meglio. Ad esempio scegliendo i migliori, non quelli che conviene. Cominciamo a non considerare ineluttabile lo scivolamento verso l'imbarbarimento, figlio legittimo di quella mediocrità di cui sopra. Il peggio si combatte e si supera con il meglio possibile, non con una sua versione edulcorata e più presentabile. Lo chiamano realismo e pragmatismo per trovare una giustificazione ai propri limiti e scelte che spesso coincidono con interessi non proprio limpidi, che poco hanno di nobile.

Intanto provare a costruire un campo che non sia la triste scelta del meno peggio. Ma la prospettiva concreta di costruire il meglio. Cominciando, ad esempio, dal condividere e scegliere la pace, come elemento cardine e non contrattabile in questo momento storico, e non solo. Sarebbe già una scelta che indica, non il meno peggio, ma la migliore possibile. Scelta da cui poi, farne discendere, logicamente tante altre di carattere sociale , civile di innovazione con lo sguardo al futuro, senza mortificare il presente. Purtroppo i mille condizionamenti e relative argomentazioni imposte dalla becera logica maggioritaria, della vittoria tattica ad ogni costo, ha talmente permeato le menti e ridotto le capacità analitiche progettuali, di gran parte dei protagonisti. Fino al punto di aver reso risibile e non degno di nota, qualsiasi argomentazione si distacchi da questo mantra falsamente indicato come l'unico possibile.


MIZIO

lunedì 1 giugno 2026

SCRIVO PERCHE'

Perché si scrive? Per farsi leggere? Anche, é indubbio e sarebbe ipocrita negarlo..Per esprimere un proprio originale punto di vista? Certamente. Per esercitare un legittimo diritto di critica ? Perbacco, certo che si!Ma soprattutto, e chi ama la penna o la tastiera lo sa benissimo, si scrive principalmente per noi stessi. Nello stesso speculare modo per cui si ama leggere soprattutto per trovare risposte, spesso si scrive per porre domande ad alta voce. Domande, dubbi, problematiche indirizzate principalmente al nostro io.Così come, forse ancor più spesso scatta, in alcuni momenti, l'esigenza di scrivere senza un motivo o uno spunto in particolare. Ma quasi esclusivamente per alleggerire l'animo di pesi, dolori e pene, che inevitabilmente si sedimentano nel tempo. Ecco che lo scrivere, in questa ultima accezione, va a ricoprire un ruolo quasi catartico e salvifico Al pari, come risultante e soddisfazione per altri, di attività fisiche, ludiche o semplicemente rilassanti.Amare lo scrivere, e non parlo di quello esercitato per professione o per ambizione. Ma di quello del piacere quasi adolescenziale da rinchiudere nel diario, sia quello col lucchettino, che quello più esposto dei moderni social, una parte di sé. Quella spesso meno conosciuta, meno mediaticamente veicolata ma indubbiamente più vera e più rispondente ai sentire più intimi e personali.Quindi leggiamo, scriviamo, confrontiamoci con noi stessi. Con gli unici con cui non possiamo barare. Non si cerchi il consenso a tutti i costi. Il plauso e l'ammirazione altrui (pur graditi e ben accetti). Ma si ricerchi l'equilibrio indispensabile dentro di noi, di quella triade contemplata dalle religioni, dalle filosofie e anche dalla moderna scienza. Quel mix di istinto, ragione e coscienza che fa di ognuno di noi un progetto unico, irripetibile e degno di ammirazione e rispetto di noi stessi e non necessariamente di altri.

MIZIO


giovedì 14 maggio 2026

DIGNITA'

 DIGNITOSI

“Povero ma dignitoso”; “Anziana povera ma dignitosa; “La dignitosa povertà”; ”Famiglia povera ma dignitosa”, "lavoro malpagato ma dignitoso".
Ecco, la nostra società mediatica e il nostro potere cosiddetto democratico, concedono alla povertà e ai poveri, lavoratori o meno, bontà loro, il diritto di essere dignitosi. Riconoscendo all' accettazione di questa condizione un' accezione positiva (per lorsignori, evidentemente). Invece che considerarla per quello che è realmente. Un rassegnato abbandonarsi a una consolatoria considerazione, ritenendola un qualcosa evidentemente, naturale o frutto di un destino cinico e baro. Condizione e atteggiamento che spazza via preventivamente e pregiudizialmente qualsiasi scrupolo di coscienza (ammesso che sia presente) e tantomeno, assunzioni di responsabilità, sia individuali che collettivi.
Il povero dignitoso e persino fiero della sua considerazione come tale, è innocuo per i benpensanti e lorsignori. É colui che accetta la sua situazione e qualsiasi altra conseguenza al pari del cane randagio scodinzolante per una carezza e un osso buttato in terra per pietà.
Che nel caso dei poveri e dei lavoratori (termini purtroppo, sempre più coincidenti e sovrapponibili) sono rappresentati dalle briciole elargite, da carità pelosa pubblica o privata e da sfruttamento lavorativo che sconfina nello schiavismo legalizzato. Il povero dignitoso fa comodo. Il povero dignitoso serve al potere. Il povero dignitoso puo' diventare addirittura grato (e implicitamente complice) del sistema sfruttatore e carnefice).La povertà, in un mondo che vive del superfluo, del privilegio, dell'ingiustizia, dello squilibrio, della prevaricazione, della ragione della forza piuttosto che della forza della ragione, non può essere mai dignitosa.
Perchè, in questo quadro diventa molto più semplicemente condizione squilibrata, innaturale, ingiusta e inaccettabile.
Quindi il povero non deve essere dignitoso. Dovrebbe essere più logicamente brutto sporco e cattivo. Dovrebbe essere rancoroso, rabbioso, incaxxato nero. Tutto meno che dignitoso. E dovrebbe trovare, qui arriviamo al punto, qualcuno che stimoli, nutra e coltivi una sensibilità, una forza, un sentire collettivo e organizzato. Un qualcosa che questa rabbia, questa ingiustizia la senta propria e la canalizzi in un agire comune per cambiare l'esistente. Lo stesso che, nel secolo scorso, ovviamente con forme e modi adattati ai mutati tempi, erano i partiti, i movimenti e i sindacati (oggi squalificati e compromessi. In primis, da loro stessi).
Una volta lessi una frase che a distanza di decenni, non ricordo dove e di chi fosse. Ma ricordo bene cosa diceva::”Cosa succederebbe (succederà) quando la rabbia dei poveri esploderà?” Non c'era risposta.
E, ovviamente potrei saperlo io.
Ma sono sicuro che, qualora accadesse, difficilmente sarebbe qualcosa di dignitoso per lorsignori.



domenica 10 maggio 2026

UTILI SEMPRE. INDISPENSABILI MAI.

 

Ogni tanto è capitato, di ritrovarsi a passare in quello che, fino a pochi anni fa, ha costituito il mio habitat. Non il preferito, ma il principale della mia vita. Quello che, oltre dare la possibilità di vivere dignitosamente. Ha rappresentato pubblicamente e socialmente il mio ruolo nella società e, di conseguenza, ne certificato e legittimato la presenza in questa parte del mondo. In questo preciso momento storico e in questa dimensione esistenziale. Rappresentando, quindi, quasi un ritorno a casa. Un riassaporare, attraverso volti e cose un profumo conosciuto, familiare, rassicurante. Già solo per il fatto di vederlo e percepirlo come sempre uguale, sempre lo stesso. Gli stessi volti, sconosciuti eppur noti. Le stesse ansie, le stesse aspirazioni, le stesse frustrazioni. Tutto sempre uguale, eppure tutto così diverso, quasi estraneo. E si, perchè le sensazioni, le emotività, anche se epidermiche si trasmutano facilmente in riflessioni più articolate, più motivate che si reputano anche, se forse a torto, più profonde e significative. Ad esempio vedere che, nonostante la nostra assenza, le cose continuano a funzionare esattamente come prima, come sempre. Forse, addirittura meglio. Anche se si ha la tangibile sensazione che, per i lavoratori, qualcosa sia ulteriormente cambiato. E non in meglio. Questo, comunque, lungi da essere un colpo alla propria già scarsa autostima, porta ad altre considerazioni. La consapevolezza, non so se più amara o decisamente liberatoria, della nostra non indispensabilità. Anche laddove l'ambiente, le necessità, le contingenze, le scelte o convenienze altrui, ci avevano convinto quasi del contrario. Forse, in modo assolutamente realistico e generoso, possiamo considerarci talvolta utili, ma l'indispensabilità attiene sicuramente ad altri ambiti e ad altri momenti, che non a quelli lavorativi. Soprattutto se svolti per necessità, e non per scelta, piacere o vocazione. Assodato questo, però poi, le riflessioni continuano a prenderti per mano e ad accompagnarti ancora più in profondità. E ti sussurrano domande, dubbi che con il lavoro cominciano ad avere poco a che fare, ma che molto hanno a che vedere con la vita nel suo complesso e nel suo mistero. La nostra indispensabilità come individui su questo pianeta, su questo territorio, in questo momento. Siamo stati sicuramente utili, ma non indispensabili, quando andavamo a scuola. Quando ci hanno chiamato a servire (molto malvolentieri) la patria, Quando si giocava al calcio, o si cazzeggiava con gli amici. Siamo stati utili, certo, in uno scambio di momenti sereni. Ma anche lì non indispensabili. Per non accennare all' impegno sociale, politico per i quali in alcuni momenti, ci siamo sentiti addirittura votati come missionari in un'azione salvifica per il mondo. Acquisendo la consapevolezza che, addirittura, in alcuni frangenti, forse siamo stati più perniciosi che utili. Altro che indispensabile! Forse si è sicuramente più indispensabili (almeno lo si spera sempre) negli affetti personali. Per la compagna, figli, famiglia o per chiunque nonostante tutto, ti voglia bene. Certo, in quest'ambito più ristretto, sembrerebbe più facile certificare una nostra indispensabilità. Ma ne siamo veramente sicuri? Se al posto nostro ci fosse stato un altro, sarebbe stato tanto diverso? Certo qualcuno o anche molti, avrebbero potuto svolgere sicuramente meglio il compito, ma sicuramente altri anche peggio. E ognuno di loro sarebbe stato, nel bene e nel male, assolutamente intercambiabile e non indispensabile. Esattamente come te che vai ad arrotolarti e invischiarti in tali elucubrazioni. Con quesiti apparentemente e sicuramente per molti percepiti come inutili. Ma per tanti altri indispensabili per provare a trovare e dare un senso al proprio posto nel mondo. Provando a condividerli per cercare e stimolare risposte ai tanti perchè. Anche se coscienti che in gran parte, siano destinati a rimanere irrisolti.

Alla fine quindi, accanto alla consapevolezza del nostro essere al massimo talvolta funzionali. Lavorandoci su si può arrivare però, ad acquisire la coscienza che l'indispensabilità attiene esclusivamente ad un nostro individuale, personale, intimo processo di crescita. Il motivo e le finalità di tale processo di consapevolezza e crescita, ovviamente non possono che trasformarsi in una logica e conseguenziale operazione successiva. Ma questo ulteriore step attiene poi, ad altre riflessioni che, ancor più scendono nel profondo e che appartengono poi a convinzioni, visioni, dubbi, percorsi, assolutamente individuali e non facilmente condivisibili o trasmettibili. Se non in quei pochissimi casi in cui la corresponsione d'anima sia assolutamente simile nella comune vibrazione.



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domenica 26 aprile 2026

VIVA IL 25 APRILE

 Ogni anno che passa la celebrazione del 25 aprile, sembra diventare più problematica. Per tutto quello che sappiamo a livello di risultati elettorali nel nostro paese, oltre che per un clima più generale a livello globale.

Ma, detto questo, per molti aspetti, la lettura di questo fenomeno può diventare anche più significativa. A patto che si riesca a mantenere una lucidità e un equilibrio rispetto i processi e i sentimenti, sia collettivi che individuali che tale ricorrenza naturalmente suscita. Dando per scontata una certa retorica connessa a questa, come a tante altre date collettive e simboliche. Retorica giustificata ovviamente da una narrazione accettata collettivamente e non rifiutata o contestabile a prescindere. Se non, in passato, da quei pochi nostalgici, ancora increduli e frastornati dalla loro sconfitta storica e da ciò che ne era derivato. Ma i decenni che sono passati. Le scelte che progressivamente, una classe politica non all'altezza, per non definirla in altro modo peggiore, ha operato. Interrompendo o rendendo più fragile di fatto, il filo che legava quel momento storico alla vita di ognuno. Quel filo rappresentati da una crescita e una progressione democratica di allargamento e riconoscimento dei diritti sociali, civili, individuali e collettivi. Questo ha provocato nel tempo uno scollamento progressivo ma sostanziale e difficile da ignorare nel sentimento comune e collettivo. Scollamento tale ormai,da mettere in discussione addirittura per molti, il ricordarne e riconoscerne il valore.
Ritornando alla necessità di possedere capacità ed equilibrio nel vedere e giudicare tali fenomeni, sembra che non molti ne colgano la portanza e le eventuali gravi conseguenze. Si preferisce fare di questi fenomeni una lettura banalizzata legando il tutto a semplice ignoranza, menefreghismo o collateralita' e complicità col fascismo stesso. Tutti elementi ovviamente presenti e che giustificano anche una reazione di pancia segnata da un frontismo orgoglioso. Cosa confermata anche dal risultato del recente referendum sulla giustizia. Ma questa reazione, se limitata allo sdegno, alla polemica e alle reciproche accuse nelle piazze reali o, più spesso virtuali, poco o nulla cambia dell'esistente. Anzi rischia addirittura di radicalizzare e legittimare ulteriormente, un pensiero "contro". Pensiero che, magari con un'attenzione maggiore, ma soprattutto con un'assunzione di responsabilità cosciente e piena, potrebbe, invece, essere condizionato e indirizzato a tessere quel tessuto connettivo e collettivo. Quello indispensabile per condividere e far sentire come proprie anche determinate ricorrenze. Come appunto la Liberazione e la sua celebrazione il 25 aprile.
Per come è organizzata la moderna società. Per quelle che sono le attuali possibilità, non sembrano esserci potenzialità e possibilità per cambiamenti radicali e rivoluzionari. Ma non sembra neanche che il frontismo fine a sé stesso, di cui sopra, abbia maggiori possibilità, oltre che per qualche vittoria parziale, di poter agire sulle coscienze e suscitare cambiamenti profondi.
Combattere il fascismo condannandone sdegnati la simbologia connessa con tutto il suo ciarpame è logico, doveroso, ma anche estremamente facile. Addirittura è aspetto anche condiviso spesso, dagli stessi nostalgici in doppio petto. Qualora servisse per i loro scopi. Più difficile è condannare quel fascismo non esibito, non sguaiato anzi, addirittura elegante e forbito nel suo agire. Quello che progressivamente, nel recente passato, in nome di non si sa quale bene di superiore interesse, ha impoverito, precarizzato e umiliato proprio quelli che più di tutti dovrebbero essere chiamati a ricordare ed esaltare il 25 aprile. Quel fascismo che si manifesta nel professare il proprio antifascismo di facciata e non sostanziale. Perché ogni scelta che penalizza o umilia i giovani, le donne, i lavoratori è uno schiaffo a chi lotto' per la Liberazione. E un disincentivo per tanti poveracci dal poterne sentire l'immenso valore sulla propria pelle e nella propria vita. Esponendoli, di contro alle contaminazioni di narrazioni interessate e storicamente discutibili.
Quindi, viva il 25 Aprile, viva la Liberazione ma con la consapevolezza che la strada per vaccinarsi definitivamente contro certi virus sembra ancora lunga e impegnativa. E che per essere credibili ed efficaci in questo auspicabile percorso di rinascita politica e culturale sia necessario anche tagliare qualche ramo secco o improduttivo, corresponsabile di tale situazione.
Perché il saluto romano è certamente offensivo e fastidioso, ma molto facile da individuare e contrastare. Meno, molto meno individuare il fascismo latente e subdolo in chi ti sta accanto.
Ma per fare questo ci vuole più impegno, più capacità, meno aria fritta e meno retorica.

giovedì 23 aprile 2026

BORGHESI

 Borghesi

Io vi conosco. Conosco i vostri limiti. Conosco le vostre paure. Conosco le gabbie che avete costruito. Talmente robuste che le vostre anime e le vostre coscienze non ne possono più uscire. Conosco il vostro sguardo, i vostri interessi. Conosco la vostra malcelata soddisfazione nel saper scegliere sempre il più forte. Conosco il vostro ghigno nell' umiliare lo sconfitto. Conosco la vostra incapacità di colorare i vostri giorni se non imbevuti di retorica. Conosco la vostra incapacità critica e la vostra smania di essere accettati.
Ma l'unica paura che non dovete avere è proprio quella. Voi sarete sempre accettati. Il mondo è fatto per voi. Voi che non avete domande, se non quelle per soddisfare i vostri bisogni o reclamare i propri diritti. Voi che fate classifiche tra gli esseri umani. Voi che frequentate le chiese per sentirvi in pace e appena fuori foraggiate le guerre. Voi che siete superiori per fortuna di nascita e non conoscete empatia e misericordia.
Io vi combatto perché vi conosco da sempre.
Perché siete voi che cambiate nome, forma ma che praticate sempre l'opportunismo come sistema di vita. Siete voi che avete permesso di costruire il mondo secondo le misure dei vostri padroni e modelli. E siete sempre voi che ci costringete a definirci comunisti, socialisti, marxisti, progressisti, buonisti o come diavolo meglio credete.
A me sarebbe bastato chiamarmi e sentirmi fratello con tutti.

MIZIO



giovedì 9 aprile 2026

LA RADIO

 



Non ho Sky cinema, nè Dazn calcio, né Netflix o Now TV.  Ovviamente per scelta, non per motivi economici. Perché, magari non  tutti, ma qualcuno avrei potuto  permettermelo tranquillamente. Ma non avendo un rapporto costante, continuo o dipendente dalla TV non ne ho mai avvertito l'esigenza. Qualche Tg (sempre meno anche quelli ultimamente), qualche talkshow (per provare il brivido di spaccare la stessa tv) oltre qualche programma in grado di riempire lo spazio temporale tra la cena e il riposo del giusto. Che siano di intrattenimento, film o qualsiasi altra cosa non esclusa, ovviamente, anche qualche rara partita trasmessa in chiaro. Questo per dire che sono totalmente digiuno e ignorante di tutto ciò che riguarda serie TV, film o altro che sono andati e vanno per la maggiore tra i fruitori di professione di quelle piattaforme. Avevo sempre pensato che il trono di Spade  fosse una variante della briscola o del tresette ove si potesse rispondere anche coppe o bastoni. Considerando che ero rimasto alla storiella della casa di paglia, di legno o di mattoni dei tre porcellini, ovviamente, mi sono ritrovato spiazzato anche dalle meraviglie raccontate e contenute nella Casa di carta. Vabbè queste sono facezie per arrivare a dire che, in un periodo ormai neanche più recentissimo di pandemia e conseguenti  "arresti domiciliari", invece che sottoscrivere un abbonamento a una qualche piattaforma per passare il tempo, ho riscoperto una vecchia amica, la radio. Non che avessi smesso di ascoltarla anche prima, ma certamente, da allora è (ri)diventata una compagnia più costante. Musica, informazione, sport, politica. Ma soprattutto la ricerca di quei programmi considerati trash. Quelli a base di telefonate, irate, sguagliate, così poco politically correct. Con conduttori altrettanto improbabili e sopra le righe. L'equivalente via etere del bar sotto casa o del salone del barbiere di periferia. Hai voglia di leggere trattati di sociologia, articoli puntuali e colti dell'opinionista di turno, o del politico tanto  competente e compreso nel ruolo. È tra queste onde radio misconosciute, viaggiatrici erranti e sorprendenti dell'etere, che si nasconde e si agita il ventre molle del paese. Quello pronto a sbranare tutti, ma che segue sempre il suono accattivante del pifferaio di turno. Quello che ascolta Gigi D'Alessio e si commuove pure sinceramente, magari subito prima e insieme al rapper di periferia che urla la sua rabbia e disagio.  Gli stessi che, per aver letto un post di qualche improbabile tuttologo su FB, sono  convinti di aver capito tutto. E che, al pari di un novello Fantozzi ( per chi ricorda l'episodio) prende coscienza che lo stiano fregando tutti. E il bello, è che è pure vero. È vero che lo stanno fregando tutti. È vero che lui/lei siano le vittime designate di questa società che sta implodendo e che li vuole sempre nel ruolo di vittime sacrificali. E sono sempre loro, gli stessi che, soprattutto chi si ponga o si ritenga  come loro rappresentante o difensore, alla fin fine non conosce e non capisce. Parlano un'altra lingua, vivono da altre parti, hanno altri tempi, altre sensibilità e, soprattutto,  altre priorità. Si disserta di sovranismo, di nuovo ordine mondiale, quando invece qui si rappresenta ancora con orgoglio la supremazia di una borgata o un quartiere rispetto quelli confinanti. Pur mancando la percezione minima del dovere di conoscenza e competenza per essere cittadini attivi, si afferma forte però un disperato e disperante diritto all'esistenza. Diritto sfruttato e utilizzato cinicamente da chi lo sappia meglio indirizzare e strumentalizzare (attualmente i più bravi in questo, sono al governo). Poi ci sono alcuni che di questo diritto si fanno interpreti e testimoni. Ma limitandosi a rappresentare un aspetto quasi estraneo, quasi di semplice carità cristiana o laica che sia. Destinata, fatalmente a rimanere  esempio lodevole, ma incapace di spostare, sia pure  di un solo millimetro le situazioni. Non sembri quindi superfluo, l' invito a tutti coloro che ritengano doveroso impegnarsi per un cambiamento in senso migliorativo. A prestare orecchio e attenzioni anche alle telenovelas di periferia e all' etere trash. Con meno spocchia e puzza sotto il naso, Che forse, possono essere anche più utili e illuminanti  rispetto al tanto figo e sicuramente più culturalmente stimolante, scambio di opinioni sull'ultima serie TV, magari  made in USA.

MIZIO

domenica 29 marzo 2026

Ritorno a scrivere su questo blog dopo molto tempo. E lo faccio riportando una riflessione di qualche tempo fa. Riflessione frutto di un accadimento particolare, ma che, alla luce degli avvenimenti successivi e della deriva attuale, nazionale e globale, mantiene intatta, anzi ne aumenta  valore e significato. Questo vuol dire una sola cosa. Che le sensibilità individuali e le relative capacità e conclusioni, quasi mai hanno le stesse tempistiche e risultanze di quelle frutto di comunicazioni mediatiche. Troppo spesso interessate e funzionali all'ego e gli interessi di una cerchia sempre più ristretta e compresa in un circuito di pensiero escludente dei più. Con il risultato pressochè scontato che, le condizioni dei più poveri scivola sempre più in basso, mentre da quelle parti ci si arrotola nel tormento della comprensione della cosiddetta complessità. trovando soluzione, quasi sempre nella polemica frontista, quasi fine sè stessa. Ragionamento che porta quasi sempre e inevitabilmente, a giustificare le proprie titubanze e scelte ininfluenti per i poveri ma gratificanti e auto promozionali per sè stessi.  



Marzo 2019

-Qualcuno un pochino più attento, paziente e sensibile, avrà notato che negli ultimi tempi la morte di una persona particolarmente significativa, nella mia formazione personale e politica mi ha portato a fare alcune considerazioni. La persona in questione è un prete, Don Roberto Sardelli, cosa strana e sorprendente, per chi mi conosce e sa il mio atteggiamento nei confronti della Chiesa e di tutte le religioni organizzate. Ma una grande persona non può essere aumentata o diminuita nella stima e nella considerazione a seconda dei ruolo ricoperto, soprattutto per chi l' ha conosciuta. Don Roberto ha accompagnato la mia (nostra) crescita nel periodo forse più delicato della vita, quella del passaggio dall' infanzia all'adolescenza. Ha dato un senso compiuto a quella che era la rabbia o la rassegnazione respirata nelle borgate della periferia romana. Ha trasmesso il concetto che non si media quando si parla dei diritti dei poveri. Non si fa politica per sé stessi, ma ci si deve porre al servizio degli ultimi. Che, seppure questo sia possibile farlo soprattutto a sinistra, non deve mai prevalere la logica d'appartenenza sulla necessità di difendere e servire comunque i più poveri. E farlo non con lo spirito delle dame di carità ma con il fuoco sacro della passione per la giustizia. La vita poi, con le sue problematiche e le sue durezze, ci ha allontanato e, negli anni, ho rischiato più volte di far venir meno, quello che era l' intendimento iniziale di servizio. Facendo prevalere un sentimento più egoistico e circoscritto. Quando mi sono accorto di ciò, non ho fatto altro che fare un passo di lato e guardare il tutto da una posizione non predefinita e non sclerotizzata. Ed è quello che sono ritornato a fare adesso. Nel momento in cui già stavo avendo la netta percezione che il dibattito si stava, per l'ennesima volta arrotolando su se stesso e su chi avesse ragione o torto tra chi ci è più vicino, è arrivata la notizia della scomparsa di Don Roberto. Oltre il dispiacere in sé e' stato il motivo per riavvolgere il nastro del mio impegno recente e attuale, scoprendo che stavo sbagliando ancora una volta, nonostante l'età non più verdissima. Stavo facendo anch'io, far prevalere il senso d'appartenenza disperdendo forze ed energie in sterili guerre intestine. Tutto questo per dire che pur non mancando di esercitare critiche, anche pungenti, non intendo arruolarmi per nessuna ulteriore guerra sacra tra compagn*. Guerre che come la logica e la storia ci insegnano, non servono ad altro che a rafforzare l'avversario e, di conseguenza, venir meno al proprio compito primario. Per cui sono consapevole che adesso non sia, visto il momento pre elettorale, quello migliore per fare un ragionamento del genere, ma io credo che, superate le elezioni, il mio impegno e quello di tanti altri dovrebbe essere quello di ritrovarsi in uno spazio neutro, senza bandierina di rappresentanza e verificare se esiste la possibilità di ritrovarsi dalla stessa parte. Con la voglia, non di promuovere sé stessi, ma di trovare il modo di difendere gli ultimi dando vita a qualcosa. Non so neanche cosa di preciso, che però riesca a trovare un tratto unitario nella chiarezza e nella radicalità. Chiarezza nel rifiuto della mediazione e compromissione al ribasso, quindi paletti netti verso chi lo fa (PD e satelliti) ed esclusione, non alla partecipazione, ma alla smania dirigistica di tutti quei personaggi responsabili di tale situazione. Probabilmente sarà questo il tipo di impegno su cui, se si potrà farlo, lavorerò, non demonizzando nessuno, ma nello stesso modo non sposandone alcuno.

lunedì 2 dicembre 2024

MIZIO CI SEI?

 


MIZIO CI SEI?


IL caldo, l'estate, il silenzio innaturale del meriggio assolato, il frinire lontano di cicale annoiate. Cosa poter fare? Non sembra esserci occasione o voglia di scambiarsi parole. E con chi poi? Il monotono discreto ma continuo roteare delle pale del ventilatore non contribuisce certo a rendere più vivace e possibile una qualsiasi attività diversa dal pensare. Ma ecco che ti arriva in aiuto un rigurgito di memoria. E ritorna l'immagine di quel ragazzino, impertinente, sfacciato, maturo e saggio. Mizio, proprio lui! Ma come trovarlo? Di solito è stato lui a farsi trovare da me. Però ricordo che, l'ultima volta che ci siamo visti, mi ha detto di cercarlo pure quando, e se ne avessi avvertito il bisogno. E oggi mi pare proprio il giusto momento per farlo. Si ma come? L a prima volta fu in montagna, quella seguente durante una passeggiata in campagna. Forse devo provare a ricreare quei momenti nella loro percezione piuttosto che nel luogo. Che ovviamente, e completamente diverso dai precedenti. Quindi potrei provare a immaginare una specie di sospensione dalla realtà con una forma leggera di meditazione. Soerando che porti ad una somiglianza con quei momenti. Ma si, proviamoci dai! Chiudo gli occhi. Fisso il pensiero nel nulla (qualcuno malignamente direbbe che per me è affare semplice) e nel silenzio del vuoto che progressivamente riempie l'ambiente circostante, provo a riempirlo chiamando per nome:”Mizio... Mizio... ci sei?”... “Mizio, Mizio... mi senti?”... “Mizio, Mizio... rispondi?” “MIZIO....MIZIOOOO....”.......

E non urlare! Sono qui, che succede?”

Ohi, ci sei veramente? Mi hai quasi spaventato...Ciao, non ci speravo. Quasi quasi, avrei preferito non rispondessi. Nonostante tutto, sta cosa qua, mi sembra sempre così assurda.”

Di assurdo e capoccione qui ci sei sempre stato solo tu. Guarda se non fosse che sono così intimamente e ahimè, anche inesorabilmente legato a te, ti avrei mollato da tempo sai? Non è che sei proprio il prototipo perfetto dell' esempio da seguire eh?”

Scusami, so di non essere quello che vorresti. Faccio del mio meglio, ma evidentemente come si dice: chi nasce tondo non può morire quadrato. E comunque, vorrei farti notare che in passato, ho riconosciuto sempre i miei errori, anche nei nei tuoi confronti.  E ti ho chiesto scusa. Ma sai anche che spesso, non riesco ad essere neanche come vorrei io stesso. Ed è proprio per questo che ti ho cercato. Ci sono giornate, come quella di oggi, che sembrano decisamente più vuote. Più inutili e noiose nella loro stanca ripetitività. Giornate che nulla aggiungono e nulla tolgono. Ma che lasciano spazi enormi a pensieri, interrogativi, dubbi. E fanno montare forte la voglia, quasi la necessità di volerli confrontare e condividere con qualcuno. Ma chi vorrebbe condividere i miei timori, le mie elucubrazioni, le domande senza risposta se non un altro me stesso? Qualcuno che, oltre che conoscerti meglio di tutti, quei dubbi e quelle speculazioni, magari le condivide pure?”

Va bene, va bene, ti conosco lo so. Non fare il patetico che tanto sai che non ci casco. E sono, purtroppo, anche consapevole di quale siano le mie responsabilità  e il mio ingrato compito. Cosa ti sconvolge stavolta così in profondità, da sentire il bisogno di chiamarmi addirittura ricorrendo a strane pratiche che, per quello che ti conosco, sono poco consone al tuo essere?”

Niente di particolare, o forse no, parecchio! Tu, forse ancora meglio di me, sai quanto tempo ed energia mentale abbia sempre dedicato a riflessioni sul senso dell'esistenza, sulle sue finalità (ammesso che ce ne siano) e sul tempo che passa”. Pur non essendo minimamente un filosofo, credo però, di essere la rappresentazione vivente di quello che si diceva intorno a tale materia. La filosofia è quella cosa che per la quale e con la quale, tutto rimane tale e quale....“ “Non dirmelo, meglio di tutti conosco e ho subito gli effetti di questo tuo modo di essere. Se solo pensassi a quanto tempo mi hai lasciato solo e dimentico in un angolo, mentre tu rimuginavi sui destini del mondo, meriteresti che ti ripagassi con ugual moneta. Avere come unica compagnia l'eco lontano della tua voce, ti assicuro non era per nulla divertente, né piacevole e tanto meno sufficiente. Comunque vai avanti”.

Niente, è da qualche tempo ormai che mi interrogo non più e non solo sulle grandi questioni dell'esistere. Ci hanno sbattuto la testa per secoli menti e anime ben più grandi e capaci della mia, per poter solo immaginare di poter arrivare a qualcosa di meglio e di più valido. Pur essendo ben saldo in alcune mie convinzioni conquistate con fatica, sono altrettanto coscio delle difficoltà per poterle superare e provare ad andare oltre. Non posso che prendere atto di capacità e competenze evidentemente e forzatamente limitate. Ed è proprio da questa amara consapevolezza che nasce l' attuale necessità di provare a chiarire alcune cose.”

Sei sempre inutilmente prolisso, vieni al dunque. Sai che non mi piace, ma in fondo neanche a te, girare troppo intorno alle questioni. Cos'è che ti infastidisce così tanto da rendere necessaria una rottura di scatole al tuo fanciullino preferito? Dico preferito senza troppa enfasi perchè cosciente di essere anche l'unico, ah ah ah!.... Vabbè scusa, vai avanti...”

Simpatico come un gesso stridulo sulla lavagna. Comunque, mi chiedevo se quello che provo, o a volte esattamente all'opposto, non riesco a provare, abbia una spiegazione logica. Un qualcosa da interpretare in positivo o come un limite, da evidenziare in negativo. Ovviamente cerca di capire, nella non rigida assolutezza di questa o quella definizione”. 

 “Aspetta aspetta, cominci come al solito ad essere incomprensibile anche per me. Entra nello specifico, aiutami a capire, fai qualche esempio”.

Si certo, ci provo, ma tu stai attento e cerca di seguirmi. Guardando attorno e confrontandomi forzatamente con un comportamento altrui, considerato e accettato come normale, mi chiedo perchè per me sia così complicato l'uniformarmi e il tutto sembri funzionare in modo diverso. Come se fossimo tutti sulla stessa autostrada ma io fossi immobile ai suoi lati vedendo le altre macchine scorrere veloci verso chissà dove.Ti faccio un esempio. Perchè pur avendone avuto tante volte motivo e ragione, io non riesca a provare un vero e proprio sentimento d'odio e di rancore profondo verso qualcuno? Anche negli accadimenti più impattanti e dolorosi, alla fine se riguardanti l'azione di un singolo, pur non riuscendo nell'immediato, a reprimere una reazione anche rabbiosa, mai violenta, preferisca poi l' allontanamento e il rinchiudermi in me stesso. Coltivando, anche se con fatica, una difficile comprensione e una conseguente accettazione . Sembra che quella scintilla di reazione che pur è ritenuta comunemente normale, si esaurisca per me, in un amen. Il risentimento e l'odio che dovrebbe scattare e impadronirsi del mio sé, non riesca mai a trovare quel terreno, quel substrato fertile e idoneo per la sua crescita. Altra questione, mi pare sia quando la cosa riguardi, nell'ambito della passione e confronto politico e sociale, personaggi, scelte e schieramenti,  condannabili o addirittura criminali. Anche in quel caso però, l'odio e l'avversione più che per i singoli, si indirizza, quasi naturalmente senza sforzi verso le idee e ideologie che danno vita a quelle azioni e scelte”

Scusa, però cerca di farmi capire. Ma se odi le loro azioni, come fai a non odiare anche chi tali azioni pratica?” “Non lo so, non è che abbia mai fatto una scelta cosciente a priori. Mi viene così, naturale, come il respirare...Ovviamente con la totalità di questi, non ci terrei a stare neanche nella stessa stanza, respirando la stessa aria, per quanto sia insofferente a certe idee. Ma da questo a coltivare l'odio come sentimento prevalente rispetto le persone, non ci riesco proprio. Ho accettato, come tutti non potendo fare altrimenti, l'esser nato senza aver ancora capito. Come ho sopportato l'ingiuria e la fatica d'esser spesso l'ultimo della fila. Ho perdonato il non sapere, i vuoti da riempire. Le cadute e le risalite non mi hanno fermato. Ho amato la vita, spesso non ricambiato.  Ma l'ho sempre difesa, in modo spassionato. Perchè la vita, anche se mi ha più volte fregato, è comunque l'unica cosa che ho e percepisco come veramente come mia. Non cercata, non scelta, non voluta, ma comunque solo ed esclusivamente mia. Anche se è la stessa che se una cosa mi dato, dieci se ne è riprese. Quella del non capito e tante volte solo subìto. E dovrei e anche vorrei spesso detestarla, combatterla, metterla all'indice.. Ma, alla fine non riesco. La subisco, la sopporto, la vivo a fatica, ma non la odio”.

Mi sembra che stia allargando eccessivamente il fronte del dubbio e faccio fatica a seguirti“.

Scusa, hai ragione cerco di spiegarmi meglio. Per quello che sappiamo, sia in una concezione spirituale o più semplicemente e logicamente umana. L' essere cosciente e pensante non potrebbe, per essere considerato tale, che aspirare ad essere anche completo. Senza mancanze, deficit o limiti che ne inficino e ne limitino questa sua naturale peculiarità. Quindi, venendo a noi, anche la carenza nel proprio animo dell' odio, non potrebbe essere speculare a quella che sarebbe condannata ed evidenziata se riguardasse la carenza dell' amore? Rappresentandone nel caso, per semplice assunto logico, un indubbio limite? Ma sarà un limite da dover superare per camminare verso una perfezione, che sarebbe poi comunque, irraggiungibile? O va accettato e considerato come patrimonio personale e immodificabile pari a quello genetico? Trasmesso da chissà chi e chissà dove, nella miriade di incroci possibili tra i miei avi? Per cui considerando l'obiettivo della perfezione, come detto, irraggiungibile, la conclusione logica e conseguente non può che essere il riconoscimento dei propri enormi limiti e la non completezza come caratteristica oggettiva dell'essere umano. Di tutti gli esseri umani, a prescindere dall' impegno o dall'intenzione del singolo ”

Fermati, ti prego, fermati. Non dimenticare che io sono comunque, un bambino. Si d'accordo sono sempre te. Sono quella parte fanciullesca che è non stupida e nemmeno così pura e innocente. Ma sicuramente non in grado di seguirti su sentieri di pensiero così complessi. Poi oggi in particolare, mi sembri più sfasato del solito. Pare un po', e mi da fastidio anche il solo a pensarlo, tu sia ritornato quel Mizio che mi aveva dimenticato e relegato nei sottoscala del tuo essere per seguire le sirene della vita e le sue fascinazioni. Non ti seguo più di tanto, non posso farlo. E tanto più io non posso, se neanche tu puoi.”

Hai ragione. Forse pretendo troppo da te. Che poi sarebbe pretendere troppo da me. Dovrei riuscire ad accontentarmi di quelle, non molte per la verità, opportunità e potenzialità che la vita, la genetica, il caso o un oscuro disegno divino mi hanno messo a disposizione. Cosciente che, qualunque sia stato il motivo poteva andarmi meglio. Ma anche decisamente peggio...Il solo fatto di poter avere questo rapporto e questa conversazione con te, ben oltre il limite del comprensibile e di ciò che può essere considerato “normale”, mi sembra un fatto straordinario se non un vero e proprio privilegio. Credo che un po' tutti si immergano prima o poi entro sè stessi, ma ben pochi credo abbiano la possibilità di vedere, parlare e persino toccare, qualcosa. Quello che normalmente è confinato nell'ambito di quel repertorio considerato tipico della fantasia, quando va bene. Ma molto più spesso catalogato frettolosamente nelle problematiche meritevoli di attenzioni psicologiche.”

Tranquillo sappiamo entrambi che non sei matto. Un po' strano, forse, ma matto decisamente no. I pazzi veri sono altri. Sono quelli che vedi sfrecciare su quell' autostrada, tanto per ritornare al tuo esempio. Quelli che sanno di andare a schiantarsi comunque, ma non si fermano mai a chiedersi il perchè. Gli stessi che reagiscono a una spinta con uno schiaffo. E poi con due, tre, quattro. E poi non basta e allora il bastone, i coltelli, la pistola, il cannone, la bomba, la guerra. Ecco quelli che non riescono ad uscire da questa logica sono i veri pazzi. E coloro che li seguono senza discutere condividendone le logiche e le scelte. Sia con l'appoggio vero proprio che con il silenzio complice, sono i veri incompleti e limitati. Non che tu non lo sia, ma se non altro, ne hai coscienza e provi a cambiare costantemente, soprattutto te stesso. Ecco mi hai fatto fare ancora una volta il saputello che diventa anche fastidiosamente spocchioso. Spero di esserti stato comunque utile... 

Ops...il mio tempo, ma anche il tuo e questo dialogo, in questa dimensione sta per esaurirsi. Credo ci si debba salutare. Tanto ormai sai sempre dove trovarmi... ciao, non dimenticarmi.”

Ciao Mizio, ciao. Abbi cura di te....A presto....e grazie."